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sabato 2 aprile 2011


Alla vigilia dell’11 Settembre, il Pentagono stava progettando un’esercitazione basata su uno scenario allora inedito: un aereo che si schianta sulle Torri Gemelle. Lo rivela il generale Peter Chiarelli, allora responsabile dell’area “operazioni, reattività e mobilitazione” di fronte a eventi straordinari, con possibili stragi di massa. L’alto ufficiale, racconta “Shoestring 9/11”, fu trasferito in quel reparto un mese prima della catastrofe. E i preparativi per l’esercitazione furono messi a punto esattamente una settimana prima dell’attentato del secolo, per il quale fu poi accusato Bin Laden e furono scatenate due guerre, in Afghanistan e in Iraq. La notizia si aggiunge all’impressionante casistica sull’11 Settembre, che il grande pubblico continua ad ignorare o trascurare.
Un caso clamoroso: i nuovi documenti che ora emergono, rileva Pino Cabras di “Megachip”, «dimostrano una volta di più che quasi tutti i gangli del generale Peter Chiarellisistema securitario e militare erano segnati da eventi speciali che ricalcavano in anticipo i contorni dell’evento 11/9». La domanda centrale è sempre la stessa: perché una seria chiave d’indagine sull’11 Settembre consiste sempre nelle numerose esercitazioni, nei tanti casi di “war games” e simulazioni portate avanti da ogni sorta di apparato militare, d’intelligence e di sicurezza, con scenari che interferivano o coincidevano con gli imminenti attentati? La risposta che si danno i cosiddetti “complottisti” è nota: alcuni settori strategici della sicurezza americana – a insaputa del Congresso, dei media, della magistratura, di buona parte del governo federale e persino dei vertici della Cia – erano perfettamente al corrente dell’attentato che si stava preparando.
L’attacco alle Torri? Una specie di golpe, ordito nell’ombra da un “super-clan”: «Spettacolare strategia della tensione, in mondovisione». Il sospetto è alimentato dagli indizi oscuri che si stanno affollando sull’11 Settembre: smagliature che, quantomeno, rivelano depistaggi e inquinamenti delle varie versioni ufficiali. E non manca il movente: serviva un nuovo nemico globale, un alibi solido per ri-militarizzare il pianeta e presidiare con le armi le aree-chiave, fornitrici di risorse energetiche. Caduta l’Unione Sovietica e finita la pax nucleare dei missili, il mondo non ha più avuto tregua: Balcani, Somalia, Ruanda, Iraq, Cecenia,Afghanistan, Georgia e Ossezia del Sud, senza trascurare le tensioni con l’Iran e la Corea del Nord, la guerra in Libano, il massacro dei palestinesi di Gaza. E ora la Libia, e domani – si teme – una guerra senza precedenti, se dovesse implodere il regime siriano di Assad, coinvolgendo Iran, Turchia, Iraq e Arabia Saudita, mentre il guerraMaghreb e il Medio Oriente sono infiammati dalla rivolta contro le dittature petrolifere.


Fukushima 3
Il disastro nucleare di Fukushima, dove la situazione sta precipitando, rivela il rischio concreto di uno scenario apocalittico: la completa fusione del nocciolo può produrre una catastrofe ambientale di portata incalcolabile, facendo impallidire il ricordo di Chernobyl. Se le barre di combustibile esaurito prenderanno fuoco per mancanza di liquido refrigerante, l’intenso calore alzerà pennacchi di radiazioni fino all’atmosfera più alta, interessando tutto il pianeta. Questo è lo scenario da incubo: nubi di materiale radioattivo che innaffiano il pianeta con tossine letali per mesi e mesi. E secondo l’Istituto Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Vienna, il processo mortale è già iniziato.
I funzionari della Tepco hanno riferito che i livelli di radiazione fuorusciti nell’acqua di mare presso il reattore 2 erano 100.000 volte superiori al normale, e che la radiazione dell’aria superava di 4 volte i limiti di legge previsti. Di conseguenza, lavoratori d’urgenza e trasportati lontano dall’impianto, dove la crisi sta peggiorando di ora in ora. Gli scienziati di Vienna hanno detto al “New Scientist” che «l’impianto nucleare danneggiato di Fukushima sta emettendo iodio e cesio radioattivo a livelli prossimi a quelli osservati in seguito all’incidente di Chernobyl del 1986», prima ancora che la centrale sia esplosa: nel caso, le conseguenze sarebbero ancora peggiori, perché a Fukushima le quantità di materiale radioattivo sono maggiori, quindi la minaccia è supeirore.
Secondo gli specialisti austriaci, l’impianto di Fukushima ha circa 1.760 tonnellate di combustibile nucleare nuovo ed esausto in loco, mentre nel reattore di Chernobyl c’erano solo 180 tonnellate. E ora le autorità nipponiche hanno «rivelato la prospettiva di una probabile falla nell’involucro di contenimento del nocciolo del reattore n° 3», paventando «uno sviluppo potenzialmente minaccioso nella corsa per evitare un rilascio su grande scala delle radiazioni». Al “New York Times”, un alto dirigente nucleare ha detto che «c’era una lunga crepa verticale che correva lungo il lato del contenitore del reattore stesso». La fessura, precisa Mike Whitney, corre fin sotto il livello dell’acqua nel reattore e sta facendo fuoriuscire fluidi e gas. La maxi-crepa è il vaso di Pandora: disperde materiale radioattivo nell’acqua e nell’acqua.
Alberi su marte in una foto dallo spazio, l'anidride carbonica che evapora illude i ricercatori della Nasa

Alberi su Marte. Qualcuno ci aveva creduto, illuso dalle immagini provenienti dallo sonda spaziale Mars Reconnaisance Orbiter. A prima vista i ricercatori della Nasa avevano pensato che si trattasse di filari di alberi, una vegetazione fitta che avrebbe provato l’esistenza della vita sul pianeta rosso. Si è poi scoperto che la foresta di latifoglie non era altro che gas in eruzione dal suolo.
Alberi su marte in una foto dallo spazio, l'anidride carbonica che evapora illude i ricercatori della Nasa

Alberi su Marte. Qualcuno ci aveva creduto, illuso dalle immagini provenienti dallo sonda spaziale Mars Reconnaisance Orbiter. A prima vista i ricercatori della Nasa avevano pensato che si trattasse di filari di alberi, una vegetazione fitta che avrebbe provato l’esistenza della vita sul pianeta rosso. Si è poi scoperto che la foresta di latifoglie non era altro che gas in eruzione dal suolo.

Gli insorti rappresentano senza dubbio l'elemento più oscuro e controverso della guerra in Libia, pur essendo la difesa della loro incolumità il fattore preso a pretesto dall'ONU per scatenare i bombardamenti.

Nell'immaginario di alcuni si tratta di una parte del popolo libico che sta lottando per liberarsi dalla dittatura e conquistare l'agognata democrazia.

Secondo altre fonti sono costituiti da oppositori di Gheddafi e nostalgici della monarchia che tentano di spodestare il Raiss per appropiarsi delle immense risorse petrolifere del paese, ben più appetibili di quanto non lo possa essere la democrazia.
Altre fonti ancora mettono in evidenza la pesante ingerenza occidentale, nell'organizzare, armare ed inquadrare (anche con l'ausilio di elementi delle truppe speciali inglesi) i ribelli, affinchè deponessero Gheddafi ed instaurassero un nuovo regime di proprio gradimento.
Qualcuno ha già perfino individuato nella persona di Mahmoud Jibril, ex direttore dell’Ufficio nazionale per lo sviluppo economico (Nedb) del governo libico, grande privatizzatore, nonchè altrettanto grande amico di Washington, il fantoccio deputato a sostituire Gheddafi quando la guerra sarà finita....

Anche a fronte di tanta mole d'informazioni resta comunque molto difficile inquadrare l'esatta natura e composizione della ribellione nata a Bengasi, sebbene alcuni elementi saltino comunque subito all'occhio.
La partecipazione popolare all'insurrezione è estremamente marginale e non regge il confronto con quanto accaduto in Tunisia ed in Egitto. Niente folle oceaniche e niente masse di cittadini esasperati distribuite sul territorio.

Le motivazioni di tipo economico mancano, non essendo il popolo libico ridotto alla fame, come lo erano quello tunisino ed egiziano. La rivolta si è delineata fin da subito come un'insurrezione armata e non una protesta di piazza, dal momento che "la piazza" è stata praticamente inesistente. La fame di democrazia e libertà non è l'elemento che muove gli insorti, molto più interessati al potere ed alla gestione dei pozzi petroliferi.

Onore al senatore Sergio Zavoli. Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai ha dichiarato inammissibili gli emendamenti sui talk show proposti da Pdl e Lega: se non l'avesse fatto, il bavaglio sarebbe stato votato a maggioranza.

Zavoli ha dimostrato che, volendo, si possono arginare le derive liberticide del partito di Berlusconi, anche mettendo in conto la reazione violenta della maggioranza (che sta già iniziando a scatenarsi). Grazie a lui, durante la campagna elettorale in vista delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio, potremo continuare a informarci anche sulla Rai. Senza lasciare, col pretesto della par condicio, tutte le notizie della tv pubblica in appalto al Tg1 di Augusto Minzolini o all'Elefantino Giuliano Ferrara. Anche perché proprio il 6 aprile parte il processo Ruby, in cui il presidente del Consiglio è imputato per concussione e prostituzione minorile.

Sarà molto difficile ora, per la maggioranza, riuscire a imbavagliare i talk show del servizio pubblico, quelli che proprio nel periodo che precede le urne svolgono il ruolo più importante per una televisione di Stato: da Annozero a Report, da Ballarò a Porta a Porta.
Impianti abbandonati, alberghi in rovina, Skilift fantasma. Dal Piemonte alla Carnia le Alpi sono costellate di relitti del turismo. Che hanno dilapidato fiumi di denaro pubblico


Tralicci che spuntano come scheletri dalla nebbia delle valli, alberghi abbandonati come colossi di ghiaccio, seggiovie fantasma sospese nel nulla. Eccolo, l'abominevole spreco delle nevi: un monumento alla memoria di Olimpiadi affrettate, sovvenzioni sperperate e investimenti gettati via in discesa libera. Tutto l'arco alpino ne è pieno: un cimitero di occasioni buttate o di opere sacrificate in nome di un turismo di massa sempre meno rispettoso della montagna. Il fronte nord dell'Italia che sperpera e non sa coniugare vacanze e ambiente, nemmeno quassù dove la bellezza nasce tutta dalla natura e richiede solo di essere rispettata: montagne sfregiate da condomini mostruosi e inutili colate di cemento servite per eventi show e subito dimenticate. L'ultimo censimento di questo paradiso ferito conta 186 impianti chiusi su 350 esistenti in Italia, 4 mila tralicci abbandonati, 600 mila metri di fune d'acciaio che oscillano nel vuoto senza vedere più sciatori.
Un Falcon 50 dell'aeronautica militare
In base al regolamento, per questi "passaggi nel cielo" lo Stato non poteva spendere più di 6 milioni di euro l'anno. Poi è arrivato Berlusconi e ha decuplicato i costi

C'è chi prende l'aereo di Stato per andare da Ciampino a Grosseto, come ha fatto il ministro La Russa, scavalcando le code sull'Aurelia. E chi fa decollare l'Airbus per trasferirsi da Roma a Napoli, come il premier Berlusconi, quando il Frecciarossa in 50 minuti copre lo stesso percorso. E mentre i tagli alla Difesa azzerano le esercitazioni di caccia ed elicotteri, c'è un solo reparto che moltiplica le ore di volo: quello che porta i politici in giro per l'Italia.

Il traffico di voli blu è impazzito: oltre a dieci tra Falcon e Airbus del 31 stormo sono stati mobilitati una quindicina di Piaggio 180, le "Ferrari dei cieli" acquistate da tutti i corpi statali, e due lussuosi jet dei servizi segreti. Ministri, sottosegretari, presidenti di commissione trovano sempre un passaggio senza la trafila di check in e il rischio di ritardi.

A bordo può salire chiunque grazie al regolamento voluto dal Cavaliere. Non c'è bisogno di giustificazioni: basta la parola della "personalità" e si imbarcano ballerine e amici, come avviene nelle navette presidenziali per Olbia. Dall'estate 2008 c'è stata una media di 15 ore di volo al giorno, aumentata ancora nel 2009.

Il costo delle gite di Stato è lievitato di anno in anno. Dopo lo scandalo del Gran Premio in Airbus di Mastella e Rutelli, Romano Prodi aveva tagliato le ali a tutti, chiudendo i portelli degli aerei. Tanto che era stato ipotizzata la vendita di una pattuglia di Falcon ormai inutilizzati. In base al regolamento Prodi, nel 2009 si prevedeva di spendere 6 milioni di euro. Invece con l'andazzo berlusconiano si stima che ne siano stati bruciati oltre 50.

E anche il ricco bilancio 2010 - che assegnava ai voli blu ben 37 milioni - è stato abbondatemente sforato. La differenza ce la mette l'Aeronautica: toglie all'addestramento dei piloti il carburante che viene sprecato dai politici.

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Per l'ennesima volta il Tg1 fa un favore al governo Berlusconi. E cioè non informa gli italiani.

Il telegiornale diretto da Augusto Minzolini nella scaletta dell'edizione delle 20 di ieri "buca" (come si dice in gergo giornalistico) volontariamente una notizia.
Mentre fuori da Montecitorio la gente della strada urla il proprio sdegno su ciò che è accaduto in mattinata, con il golpe istituzionale firmato Pdl e Lega, il Tg annuncia i titoli degli avvenimenti del giorno: Berlusconi in visita a Lampedusa, la guerra in Libia, i nuovi risvolti dell'omicidio dell'Olgiata.
Latita il processo breve. Sparisce completamente dal Minzoliniano telegiornale. Come se ieri non fosse accaduto nulla. Per l'Augusto televisivo non c'è stata la bagarre in aula e tantomeno il lancio di monetine contro La Russa e la Santanchè.
Un cattivo esempio di giornalismo, proprio in questo periodo che vede il nostro Paese precipitare sempre più in basso nella classifica delle Nazioni che hanno più libertà d'informazione.

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Un migliaio di corpi senza vita abbandonati per terra nel raggio di venti chilometri intorno alla centrale di Fukushima. Un'immagine terribile, soprattuto perché i cadaveri sono lasciati al loro destino dall'11 marzo scorso, giorno del terremoto. I corpi, infatti, sono radioattivi e c'è tuttora un elevato pericolo di contaminazione. Per questo, anche solo prelevare i Dna per identificare le vittime rappresenta una scommessa la cui posta in gioco è la vita del tecnico che esegue le analisi. Senza contare il successivo problema del luogo dove metterli: la cremazione produrrebbe infatti fumi radioattivi e la sepoltura contaminerebbe il suolo.
E così vengono lasciati lì distesi a terra. Uno scenario da film dell'orrore in cui i vivi lasciano dietro di sé chi non ce l'ha fatta e si allontanano dal puzzo di morte in cerca della salvezza.

Intanto i livelli di radiazione dell'acqua del mare nei pressi della centrale hanno superato di 4.385 volte i limiti considerati non dannosi per la salute. E il sindaco di Fukushima Katsunobu Sakurai lancia un disperato appello su Youtube: «Siamo abbandonati a noi stessi, rischiamo di morire di fame – dice nel video sottotitolato in inglese – Anche i volontari e chi consegna gli aiuti non hanno altra scelta che entrare in città a proprio rischio e pericolo. Rischiamo di essere costretti a morire di fame».

E si cercano soluzioni per ridurre la radioattività. Un metodo potrebbe essere quello di spargere resina solubile in acqua sulla superficie del terreno per circa due settimane, a partire da oggi, come test per provare a trattenere la polvere radioattiva ed evitare la sua dispersione nell'aria.

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Manduria. I migranti si allontanano dal Centro di Accoglienza e Identificazione davanti agli occhi dei Carabinieri, che non intervengono: ovviamente perché hanno ricevuto questo ordine dall'alto. Sono i cittadini comuni a inseguire gli "evasi" e riaccompagnarli al centro. Il video mostra due cittadini che senza risparmiarsi di dire cosa pensano ai Carabinieri riaccompagnano al centro due migranti, che non reagiscono.





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Mentre si moltiplicano le fughe dai centri di accoglienza, l'esecutivo non prende in esame la possibilità di un decreto di protezione internazionale temporanea. Una strada già battuta con successo in occasione delle emergenze profughi provenienti dall'Albania e dalla Bosnia


Sul caso-migranti, il governo naviga a vista. E “lo tsunami umano difficile da gestire”, come è stato definito da Silvio Berlusconi, continua a creare problemi e imbarazzi all’esecutivo.

Da una parte Umberto Bossi e i suoi “fuori dalle palle”, dall’altra il suo compagno di partito Roberto Maroni, che, in aperta contraddizione con la politica della Lega in materia di immigrazione, chiude entrambi gli occhi di fronte alle continue fughe dai centri d’accoglienza.

Il simbolo di quello che accade è la tendopoli di Manduria. Qui, nel giro di due giorni, sono arrivate circa 3000 persone. Sono fuggite in 2500. Con il beneplacito dello Stato. Giovedì gli abitanti del paese pugliese si erano organizzati in ronde per riportare, con le buone o con le cattive, nel centro chi era uscito. In pulmino i cittadini caricavano i migranti e li trasportavano nelle tende. Venerdì, una volta capito che il centinaio di agenti posti di guardia al campo avevano l’ordine di non intervenire, ecco che le ronde si sono messe a trasferire gli immigrati nella vicina stazione ferroviaria.

Insomma, è il caos. Sia dal punto di vista organizzativo che politico. Sì, perché sono bastate poco più di 15mila persone per mandare in tilt un paese da 60 milioni di abitanti. Non uno “tsunami”, e nemmeno un evento inatteso visto che già un mese fa il ministro Maroni parlava di 300mila sbarchi. Semplicemente qualcosa di previsto rispetto cui il governo non ha saputo (o voluto) attrezzarsi.
venerdì 1 aprile 2011
Radiazioni nucleariIl disastro nucleare di Fukushima comporterà conseguenze devastanti sulla salute. Alcune stime già parlano di milioni di morti tra i residenti. Le radiazioni si stanno diffondendo pian piano in tutto il pianeta e hanno raggiunto anche l'Europa.
I media ufficiali non ne parlano e, nei migliori casi, si limitano a dire che non sono dannose alla salute. Rendiamoci conto di quello che dicono: «la nube radioattiva non è dannosa alla salute». Come si fa a asserire certe corbellerie? A certi organi di stampa i fatti di Chernobyl non hanno insegnato molto.
Vediamo in sintesi quali sono gli effetti delle radiazioni nucleari sulla salute:
  • nausea, diarrea ed astenia;
  • danneggiamento irreversibile del sistema immunitario;
  • caduta dei capelli;
  • emorragie sottocutanee;
  • infiammazioni ed ulcerazioni della pelle e della bocca;
  • patologie tumorali terminali (nel breve e nel lungo termine);
  • patologie cardiache (nel breve e nel lungo termine).

Clicca per ingrandire
È bene sapere che le manifestazioni si palesano anche nel futuro, per cui chi si salva nel primo mese non significa che non si ammalerà. Gli effetti delle radiazioni agiscono anche a lungo termine alterando i geni anche dei futuri nascituri. Il disastro di Chernobyl ci ha dato molti esempi di bambini malformati. Il cancro alla tiroide è predominante nei sopravvissuti segue il tumore al seno, la leucemia ed altre patologie incluse quelle cardiache.



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Vignetta pensionatoL’arcipelago non finisce mai di stupire, ma negli ultimi tempi solo per cose negative. Si sa che è la terra del Guiness, però finora si ignorava che fosse anche un incontaminato paradiso degli elefanti. O il regno infinito della longevità equamente distribuita ed accessibile a tutti i ranghi, gruppi e sottogruppi sociologici.
Il Regno Unito sta studiando un meccanismo per agganciare l’età della pensione alle aspettative di vita. Infatti, il ministro cancelliere George Osborne ha annunciato di voler collegare l’età pensionabile alla longevità della vita. Secondo il ministro inglese dato che la vita si sta allungando e che il 20% dei sudditi di sua mestà appena nati, vivranno fino a cento anni, è giusto studiare un meccanismo per portare l’età pensionabile di questi sudditi appena nati a 75 o addiritttura a 80 anni.
L’età pensionabile a partire dal 2020, nel Regno Unito sarà portata a 66 anni. Successivamente, il meccanismo potrebbe elevare l’età pensionabile di un anno, ogni due anni. Pertanto coloro che entreranno nella amministrazione pubblica negli anni venti, o forse negli anni trenta, dovranno attendere fino a 75 e probabilmente 80 anni per andare in pensione.


Bambini afganiAfghanistan: nuove scioccanti immagini dei crimini di guerra commessi dai soldati Usa. Si moltiplicano le notizie di vittime civili dei raid aerei, soprattutto bambini.
Le nuove scioccanti immagini dei crimini di guerra commessi in Afghanistan dai sadici soldati americani del cosiddetto 'Kill Team', pubblicate dal magazine Rolling Stone, scuotono un'opinione pubblica mondiale ormai assuefatta agli orrori della guerra.
Le raccapriccianti foto dei civili uccisi e mutilati per gioco dal soldato Jeremy Morlock e dai suoi compagni, e i truculenti video di presunti talebani massacrati da mitra ed elicotteri al ritmo di musica heavy metal, sono solo la punta estrema di un iceberg fatto di massacri e crimini quotidiani commessi per errore, se non peggio.
Dall'Afghanistan continuano ad arrivare, puntualmente ignorate dai mass media, notizie di civili uccisi dalle forze d'occupazione Nato. Soprattutto bambini.
Bambino afganoCome'è accaduto domenica scorsa, quando un bambino è rimasto gravemente ferito al petto da diverse pallottole sparate dalle truppe Nato australiane impegnate in un'operazione a Deh Rafshan, nella provincia di Uruzgan.
O, peggio, venerdì scorso, quando un elicottero americano ha bombardato un convoglio sospetto di auto a Nawzad, nella provincia di Helmand, uccidendo sette civili innocenti, tra cui tre bambini e due donne, e ferendo garvemente altri tre bambini.
Intervista a monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario episcopale di Tripoli, in Libia da quarant'anni.

Come va, monsignore?
Come va... siamo sotto le bombe. Vogliono colpire siti ben precisi, senza provocare danni ai civili. Come si fa? Se colpisco un sito, per quanto preciso io possa essere, devo anche immaginare che accanto possa esserci un ospedale, una casa, e civili. Devo pensarci, che sia la casa che l'ospedale che i civili possono subire delle conseguenze. Colpiscono senza sapere esattamente cosa può esserci attorno a questo sito. Se c'è un deposito di bombe, per esempio, immagino che colpendolo anche le abitazioni circostanti, e chi vi abita possa esserne colpito. E' un paradosso, questa operazione militare. E' bene che si sappia la sofferenza inflitta alla popolazione dalle azioni militari. Stanno causando vittime tra quei civili che si vorrebbero proteggere. Lo ripeto: se si vuole una soluzione pacifica occorre coinvolgere l'Unione Africana, la Lega Araba e alcuni organismi locali. Ma mi sembra che prevalga un altro tipo di logica.

Ha notizia di vittime civili?
Certo che ce l'ho, altrimenti non ne parlerei. Non ho visto queste vittime direttamente, ma ho testimoni che le hanno viste e che possono riferirlo. Persone che abitavano nei pressi di questi siti sono morte sotto il crollo della loro casa. Una famiglia, in particolare, è stata uccisa da queste 'bombe intelligenti'.
Per prudenza, non si parla ancora di miracolo, ma con una vera escamotage viene usato un eufemismo ‘probabile dono divino’.

La Chiesa cattolica ha dichiarato ieri ‘incomprensibile’ la guarigione di un uomo, da tempo sofferente di ernia al disco, già operata due volte, e con una paralisi semi-totale alla gamba sinistra. Artigiano, attualmente in pensione, monsieur Serge Francois, era malato da diversi anni e soffriva di dolori atroci. In uno dei suoi innumerevoli pellegrinaggi a Lourdes, il 12 aprile 2002, dopo essersi immerso nell’acqua benedetta di Massabielle, lo stesso luogo dove, secondo la credenza religiosa, Maria Vergine è apparsa alla pastorella Bernadette, l’11 febbraio 1858, l'uomo ha avvertito dapprima un dolore fortissimo alla gamba. Dopo alcuni minuti di grande sofferenza,  secondo quanto raccontato dal ‘miracolato’, al dolore è seguita una profonda sensazione di benessere e di caldo improvviso. La gamba fino a quel momento semi paralizzata ha cominciato a muoversi.

... non mi dire che ci hai creduto! :-D
.... eheheheheheheheh ti piacerebbe eh ....





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Non sarà sfuggito ai più attenti che recentemente alla Camera La Russa, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, ha rivolto un eclatante “vaffa” (in pieno stile Grillo) al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Di tutta risposta, Fini gli ha dato del «cocainomane» e poi, sempre davanti a tutti, lo ha invitato a farsi curare con urgenza*.

Ora, la cosa curiosa di questa faccenda sta proprio nella specificità dell’insulto. Mentre La Russa ha esortato Fini genericamente ad andare a quel paese, invito/augurio che centinaia di volte al giorno noi comuni mortali ci rivolgiamo vicendevolmente nella speranza che prima o poi si avveri, la risposta del leader del Fli è stata molto più puntuale e circostanziata. Non gli ha rivolto un vago «coglione» oppure che so, «stronzo» che, quando gli animi si scaldano, sono le contumelie che vengono per prime in mente (soprattutto se di fronte hai La Russa). No. Fini è stato preciso e dettagliato: ha detto proprio «cocainomane». Un improperio che sembra meditato, lucido, quasi frutto di una riflessione. O almeno di una cognizione di causa.

Si sa bene da quanto tempo Fini e La Russa si conoscano, e da quanto tempo i due si frequentino, oggi un po’ meno piacevolmente di ieri. La deduzione che siamo portati a fare, dunque, è che l’offesa del Presidente della Camera possa non essere proprio una calunnia, ma che abbia un qualche fondo di verità. E che sia piovuta sulla testa del Ministro con accurateza adamantina. Un’ingiuria chirurgica, se vogliamo. Come i missili intelligenti a cui La Russa è tanto affezionato. E che stavolta sembrerebbero effettivamente aver meritato appieno l’aggettivo che li contraddistingue.

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Il limite "standard" sovietico, oltre cui la popolazione si "evacua" per l'inaccettabile livello di radioattività (come a Pripyat), è stato superato in villaggi vicini a Fukushima. Ma la burocrazia nipponica sostiene che non ci sono pericoli per la salute umana.

Fukushima è una vera e propria catastrofe nucleare che rischia di condannare il Giappone (e le sue generazioni future) per i prossimi anni. Se consideriamo l'emivita del plutonio (migliaia di anni) si può capire quanto i danni delle centrali nucleari possano essere incommensurabili. L'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) avrebbe confermato che il livello di Cesio 137 misurato in uno dei villaggi giapponesi "vicini" alla centrale, si trova allo stesso limite che spinse l'Unione Sovietica ad evacuare le popolazioni vicine al reattore di Chernobyl. Questo è davvero drammatico, ma la tragedia più grande è che, un po' "all'italiana" (i due popoli anche gerontocraticamente e come livello di corruzione politica sono da sempre molto simili) i dati sulle radiazioni nei confronti della popolazione vengono minimizzati. A molti è sembrato quasi di rivedere una specie di Terzigno, dove i cittadini hanno paura e, dati alla mano, denunciano i livelli di inquinamento, mentre i politici rassicurano e in televisione sono pronti a bersi un bicchiere di percolato. Ma a Fukushima per i politici e i burocrati giapponesi è ancora più semplice perché la radioattività non puzza e non si vede, insomma, è come l'etica in politica, facilissima da gestire. Le ultime misurazioni "ufficiali" a Fukushima sono state effettuate tra il 18 e il 26 marzo e altri villaggi, di cui non sono resi pubblici i nomi, si trovano in una situazione dove si registra, come ha riportato anche il New York Times, più del doppio del "limite" di evacuazione sovietico. La burocrazia giapponese che, come ha sostenuto un esperto nipponico nei giorni scorsi, è imprigionata nella volontà di non ammettere l'insuccesso e di negare l'evidenza (come sembra familiare questo atteggiamento) dice di stare ancora studiando il rapporto dell'AIEA.




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mamme detenute 300x3001 e1301517923403 Madri detenute: approvata la nuova leggeCon figli fino ai sei anni potranno stare in strutture di custodia attenuata e non in cella. Modifiche anche sugli arresti domiciliari

Le donne condannate alla galera con uno o più figli minori dei sei anni di età non saranno più chiuse in cella ma potranno stare in apposite strutture a custodia attenuata, tranne che per casi detentivi di «eccezionale rilevanza» come i reati di mafia o terrorismo: è quanto stabilisce una legge approvata in via definitiva al Senato il 30 marzo. Il decreto, già passato alla Camera e non modificato dal Senato, è stato approvato con 178 voti favorevoli e 93 astensioni da parte del Pd, che l’ha ritenuto una "legge a metà".
Oggi il limite d’età dei figli sotto il quale è prevista la custodia in una struttura altra rispetto al carcere è fissato a tre anni: con la nuova legge è stato invece aumentato a sei, per prevenire i disagi nei bambini allontanati prematuramente dalla mamma o che si trovano a vivere in un ambiente di tipo carcerario. L’alternativa sarebbero gli «istituti di custodia attenuata per madri detenute», i cosiddetti Icam, sul modello dell’unico già esistente a Milano: una casa-famiglia senza sbarre alle finestre né muri di cinta che diano ai piccoli l’idea di carceramento. Gli Icam potrebbero ospitare madri detenute, donne incinte ed anche padri (nel caso in cui la madre fosse deceduta o assolutamente impossibilitata ad occuparsi dei figli): sarà un decreto del Ministro della Giustizia ad individuare le strutture adeguate e a stabilirne la tipologia a seguito di una valutazione sui sistemi di sicurezza. Le nuove disposizioni della legge verranno applicate a partire dal gennaio 2014, nell’attesa che siano realizzati nuovi istituti, una volta occupati tutti i posti disponibili presso la struttura di Milano.
giovedì 31 marzo 2011

Un pacco bomba e’ stato recapitato intorno alle 16 alla caserma dei Paracadutisti della Folgore di viale Marconi, a Livorno. Nello scoppio e’ rimasto ferito in modo grave un militare: la deflagrazione gli ha amputato alcune dita della mano ferendolo anche al volto e alle gambe. Il paracadutista e’ stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Livorno.

Oggi alle ore 16,05 circa – si legge nel comunicato dell’Esercito – un ufficiale della Brigata paracadutisti Folgore e’ rimasto ferito a causa di un pacco esplosivo. L’Ufficiale si trovava nel suo ufficio quando aprendo un plico, e’ rimasto investito da una deflagrazione che gli ha procurato lesioni al volto ed alle mani. Il fatto e’ avvenuto all’interno della caserma Ruspoli, sede del Comando Brigata Paracadutisti “Folgore” di Livorno. Il militare, prontamente soccorso, e’ stato trasportato in ospedale per le cure del caso ed e’ in corso di definizione la situazione sanitaria. In caserma, sul luogo dell’esplosione, stanno investigando i competenti organi di polizia. Non appena noti verranno comunicati eventuali aggiornamenti sulla situazione sanitaria del ferito.

Il militare ferito e’ il tenente colonnello Alessandro Albamonte, 40 anni (e non 35 come emerso in un primo momento). Albamonte, originario di Taranto, teneva in mano il pacco, recapitato per posta e indirizzato alla caserma Ruspoli di Livorno, quando questo e’ scoppiato. La deflagrazione gli ha amputato tre dita della mano, ferendolo al volto e alle gambe. Il paracadustista e’ stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Livorno, ferito e in stato di shock. I sanitari hanno disposto di tasferire l’uomo al Cto di Firenze. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Fonte: AGI



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RAID ISRAELIANI SU GAZA: 8 LE VITTIME PALESTINESI (23 Marzo)

Le autorità israeliane "si scusano" per le morti dei civili, 4 ragazzi (di cui tre minorenni) che giocavano a pallone nel cortile di casa. Ma da questa mattina proseguono i raid sulla Striscia, dopo il lancio di razzi su Be’er Sheva

Sono almeno 8 le vittime degli ultimi raid israeliani di ieri, uno dei quali ha colpito un’abitazione di Gaza, nel quartiere di Ash-Shaja’iya a Gaza City; un quartiere bersagliato in diversi attacchi dell’artiglieria nel corso di tutta la giornata di martedì; nel cortile, di fronte alla casa, 4 ragazzi, di cui tre minorenni, giocavano a pallone. 8 vittime in un solo giorno; gli altri 4 sarebbero “miliziani” delle Brigate al- Quds, il braccio armato della Jihad Islamica, colpiti in un raid aereo nel quartiere di Zeitun.

Altri raid sono ripresi questa mattina e sono attualmente in corso: secondo l’agenzia Ma’an un altro miliziano sarebbe stato ferito.  Attacchi che arrivano – secondo le fonti israeliane – in risposta ai razzi sparati all’alba su Be’er Sheva, e sulla regione di Eshkol (Neghev occidentale) in Israele. In un primo comunicato stampa le Brigate Al-Quds hanno rivendicato dopo la mezzanotte i razzi lanciati su Ashdod e sulla base militare di Nahal Oz; in un secondo comunicato stampa si parla di un secondo lancio su Be’er Sheva in risposta “alle aggressioni israeliane”.
Quando si parla di diritti umani, forse sarebbe utile ricordarsi che si sta parlando di nient’altro che dei fondamentali bisogni di ogni individuo. Ebbene, tali bisogni, garantiti nel vecchio continente da una legge sovranazionale, la Convenzione Europea per i Diritti Umani (Cedu) del 1950 ratificata da 47 Stati, in molte di queste nazioni sono tuttora carta straccia.
Lo confermano le 1.499 sentenze e relative condanne, tutt’altro che simboliche, emanate nel corso del 2010 dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo nei confronti dei paesi firmatari della Cedu, che l’ha istituita. Stando al rapporto per il 2010 dell’Osservatorio sulle sentenze Cedu presso la Camera dei deputati, in tema di diritti umani il Belpaese è tra gli ultimi della classe.
Con 98 sentenze e rispettive condanne, l’Italia è preceduta da sole altre 5 maglie nere: la Turchia che figura in cima alla lista con 278 provvedimenti penali, seguita da Russia (217), Romania (143), Ucraina (109) e Polonia (107). Ben diversa la posizione delle nazioni vicine all’Italia e cioé Slovenia (6), Svizzera (11), Austria (19) e Francia (42).
Per non dire della Danimarca che figura addirittura a quota zero. Oltre ai numeri, non meno degno di nota è il carattere delle violazioni che hanno portato l’Italia sul banco degli imputati a Strasburgo. Sul totale delle 98 sentenze con condanna, ben 61 accertano almeno una violazione delle norme Cedu, e di queste 50 riguardano l’inosservanza del diritto a un equo processo. Soltanto una invece è relativa alla violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti, sancito dall’articolo 3 della Convenzione, che in sostanza proibisce la tortura.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali della madre di Marcello Lonzi, morto nel 2003 nel carcere delle Sughere a Livorno dove era detenuto, con il quale si chiedeva la riapertura del caso dopo l’archiviazione disposta nel maggio scorso dal gip di Livorno Rinaldo Merani. I legali della donna chiedevano l’annullamento della decisione del gip. Lonzi fu trovato morto in una cella della casa circondariale di Livorno l’11 luglio di 8 anni fa: si trovava recluso per tentato furto e in carcere sarebbe dovuto rimanere per 4 mesi.
Una prima inchiesta, condotta a ridosso dell’episodio, finì con un’archiviazione (firmata dallo stesso gip). Nel 2007 la madre di Lonzi, Maria Ciuffi, ottenne la riapertura delle indagini: la Procura livornese avviò un’altra inchiesta, lavorando per oltre 2 anni e iscrivendo anche tre persone nel registro degli indagati (un compagno di cella e due agenti di polizia penitenziaria), ma chiedendo da ultimo l’archiviazione per tutti. Secondo i magistrati livornesi Lonzi morì a causa di un malore. “Ci sarà un giudice in tutta Italia che mi ascolterà?”, aveva detto Maria Ciuffi, quando fu ufficializzato il ricorso in Cassazione. Dopo questo nuovo esito della vicenda, non è escluso che ora la donna, come ha annunciato più volte, si rivolga alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
fonte: Ansa



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In Libia accade, in modo violento e crudele, che chiunque sia contro il regime di Gheddafi "sparisca" e venga deportato nell'ovest del paese, ancora sotto il controllo del dittatore. Ma le sparizioni, rivela Amnesty, sono iniziate prima della rivolta armata.
Amnesty International con il suo prezioso lavoro continua a segnalare la persecuzioni dei blogger in tutto il mondo. Mentre dalla cina "sparisce" il noto blogger ex diplomatico e commentatore politico (e oltretutto cittadino australiano) Yang Hengjun, anche in Libia non poteva mancare la brutale repressione di chi si permette di dissentire dal regime. Secondo Amnesty "Atef 'Abd al-Qader al-Atrash, un noto blogger padre di due bambini, è stato visto l'ultima volta mentre partecipava a una riunione nei pressi del porto di Bengasi, il 17 febbraio.
Per quanto riguarda la fuoriuscita di plutonio, il premier giapponese Yukio Edano ha sottolineato che si tratta di livelli ancora bassi, ma molto pericolosi per i tecnici impegnati alla messa in sicurezza della centrale di Fukushima Daiichi.

La compagnia elettricaTepco che gestisce l'impianto aveva reso noto ieri che in cinque punti del suolo nei pressi della centrale è stata rilevata la presenza di plutonio, la sostanza giungerebbe dal combustibile di uno dei reattori danneggiati, ma secondo la Tepco non sarebbe motivo di preoccupazione per la salute umana, al punto che i lavori per la messa in sicurezza di Fukushima continueranno senza ulteriori interruzioni. 
Sempre a Fukushima, va, inoltre, segnalato che nell'acqua di mare prelevata a 30 metri di distanza dai reattori 5 e 6 è stato rilevato un tasso di iodio 131 superiore al normale di ben 1.150 volte. Invece, nei pressi dei reattori 1-4, i più danneggiati: qui il livello di iodio 131 nell'ultima rilevazione è risultato 2.000 volte superiore al normale.
Mentre il Coordinamento Nazionale Precari e Precarie della scuola, si prepara a due infuocate assemblee territoriali interregionali dei comitati e realtà del precariato, una per il centro-nord a Bologna e l’altra per il centro-sud a Napoli, il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini si troverà ad affrontare centinaia di insegnanti che potrebbero fare ricorso:  già quindici insegnanti si sono visti riconoscere dal Tribunale di Genova un risarcimento  complessivo di 500 mila euro, a seguito della bocciatura da parte della Corte Costituzionale della norma sulle graduatorie.

La Corte aveva  infatti definito  incostituzionale la norma che sbarrava la strada agli insegnanti del sud, che volevano inserirsi nelle graduatorie del nord, nonostante le forti pressioni della Lega già dal 2009, che intendevano  favorire i professori settentrionali.  Nella riforma Gelmini era inoltre  spuntato un finanziamento ad hoc: due milioni l’anno per cinque anni, per un totale di dieci milioni. Lo scopo?
Ci vogliono ben 18 anni di stipendi per comprare un'abitazione. Almeno questo è  la stima fornita dell'Osservatorio Nazionale della Federconsumatori, che ha elaborato le previsioni sulle variazioni dei costi per l'affitto e per il mantenimento della casa negli ultimi dieci anni.

L'Osservatorio Nazionale della Federconsumatori ha elaborato le previsioni sulle variazioni dei costi per l'affitto e per il mantenimento della casa dal 2001 ad oggi. I costi sono stimati prendendo in considerazione un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di una grande area metropolitana. «Lo studio conferma che i costi relativi alla casa - sottolineano in una nota Federconsumatori e Adusbef - continuano a pesare fortemente sui bilanci familiari». Ad aggravare la situazione - prosegue la nota - contribuiscono gli ulteriori rincari previsti per le spese connesse alla casa: dalla luce al riscaldamento, dal gas alla nettezza urbana. In media, rispetto al 2010, vi sarà un aggravio del +4%, pari a 57,80 euro al mese, per chi ha un appartamento in affitto, del +7%, pari a 64,90 euro al mese, per chi ha un appartamento di proprietà.
Una condanna strana ed assurda quella del giudice di Ortona Rita Carosella, che ha condannato il quotidiano abruzzese web Primadanoi.it al pagamento di 5mila euro per violazione della privacy. Il motivo?

Ha mantenuto nell'archivio digitale un articolo vecchio che parlava di due persone imputate in un processo poi archiviato. Oltre che assurda questa sentenza è rivoluzionaria perchè potrebbe cambiare radicalmente la vita di migliaia di quotidiani e giornalisti del web.

Gli avvocati hanno richiesto che venisse rimosso l'articolo dall'archivio digitale asserendo che l'articolo si trovava in home page. In realtà il giornale, essendo un quotidiano, lascia in home page solo gli articoli del giorno. Dunque l'articolo era reperibile solamente accedendo all'archivio.

Ovviamente i giornalisti di Primadanoi.it si sono rifiutati di eliminare la notizia dall'archivio. Tuttavia con grandissimo stupore, la sentenza è andata a favore dei querelanti!

NEL CASO SPECIFICO le due persone erano state arrestate per estorsione continuata in  concorso, ma il procedimento era stato poi archiviato ed il quotidiano ha aggiornato la vicenda con la notizia dell'archiviazione. Non è bastato. In Italia "la privacy viene prima del diritto di cronaca" affermano ironicamente i giornalisti del quotidiano.

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