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sabato 2 aprile 2011
Un Falcon 50 dell'aeronautica militare
In base al regolamento, per questi "passaggi nel cielo" lo Stato non poteva spendere più di 6 milioni di euro l'anno. Poi è arrivato Berlusconi e ha decuplicato i costi

C'è chi prende l'aereo di Stato per andare da Ciampino a Grosseto, come ha fatto il ministro La Russa, scavalcando le code sull'Aurelia. E chi fa decollare l'Airbus per trasferirsi da Roma a Napoli, come il premier Berlusconi, quando il Frecciarossa in 50 minuti copre lo stesso percorso. E mentre i tagli alla Difesa azzerano le esercitazioni di caccia ed elicotteri, c'è un solo reparto che moltiplica le ore di volo: quello che porta i politici in giro per l'Italia.

Il traffico di voli blu è impazzito: oltre a dieci tra Falcon e Airbus del 31 stormo sono stati mobilitati una quindicina di Piaggio 180, le "Ferrari dei cieli" acquistate da tutti i corpi statali, e due lussuosi jet dei servizi segreti. Ministri, sottosegretari, presidenti di commissione trovano sempre un passaggio senza la trafila di check in e il rischio di ritardi.

A bordo può salire chiunque grazie al regolamento voluto dal Cavaliere. Non c'è bisogno di giustificazioni: basta la parola della "personalità" e si imbarcano ballerine e amici, come avviene nelle navette presidenziali per Olbia. Dall'estate 2008 c'è stata una media di 15 ore di volo al giorno, aumentata ancora nel 2009.

Il costo delle gite di Stato è lievitato di anno in anno. Dopo lo scandalo del Gran Premio in Airbus di Mastella e Rutelli, Romano Prodi aveva tagliato le ali a tutti, chiudendo i portelli degli aerei. Tanto che era stato ipotizzata la vendita di una pattuglia di Falcon ormai inutilizzati. In base al regolamento Prodi, nel 2009 si prevedeva di spendere 6 milioni di euro. Invece con l'andazzo berlusconiano si stima che ne siano stati bruciati oltre 50.

E anche il ricco bilancio 2010 - che assegnava ai voli blu ben 37 milioni - è stato abbondatemente sforato. La differenza ce la mette l'Aeronautica: toglie all'addestramento dei piloti il carburante che viene sprecato dai politici.

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