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sabato 19 marzo 2011
Il Giappone venne avvertito più di due anni fa dagli ispettori nucleari internazionali, che le sue centrali nucleari non erano in grado di sopportare forti terremoti, a quanto trapela da un cable di Wikileaks.

Un funzionario della Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) ha affermato, nel dicembre 2008, che le norme di sicurezza erano ormai antiquate e che forti terremoti potrebbero rappresentare un “problema serio” per le centrali nucleari.

Il governo giapponese si impegnò a potenziare la sicurezza in tutte le sue centrali nucleari, il problema è capire se lo abbiano fatto seriamente o no, visto quello che è successo. Anche se alcune misure cautelative sono state prese, nel reattore di Fukushima, venne costruito un centro di risposta per l’emergenza, ma fù progettato per sopportare al massimo un terremoto di magnitudo 7,0. Il devastante terremoto di Venerdì aveva magnitudo 9,0. La notizia è tale da mettere ulteriore pressione sul Primo Ministro giapponese, Naoto Kan, che è stato criticato per aver “tentennato” per quanto riguarda la risposta del Paese alla crisi in corso presso la centrale nucleare di Fukushima.

Il panico si è già diffuso in tutto il Giappone, dopo la notizia che una terza (e una quarta) esplosione presso l’impianto avrebbero danneggiato l’involucro protettivo intorno al nocciolo del reattore, aumentando il rischio di fughe radioattive. Il governo stava considerando di utilizzare degli elicotteri per spruzzare acqua sopra Fukushima per limitare la diffusione di particelle radioattive come parte dei suoi tentativi sempre più disperati per tenere la situazione sotto controllo. (Fallito) Preoccupazioni e avvertenze sulle centrali nucleari in Giappone, uno dei paesi più sismograficamente attivi al mondo, sono state sollevate nel corso di una riunione del G8 dal Nuclear Safety and Security Group a Tokyo nel 2008.
Tripoli non ha una marina né un arsenale missilistico come negli anni Ottanta, quando due Scud furono lanciati su Lampedusa. La vera minaccia per il nostro Paese dopo l’ok all’intervento Nato è l’ondata di immigrati dalle coste libiche ormai senza controllo.

Cosa abbiamo da temere da Gheddafi? Poco o niente in realtà, soprattutto dal punto di vista militare. Qualcuno magari ricorderà i due missili balistici Scud che il Colonnello (forse, la cosa non è mai stata davvero acclarata) contro una stazione per comunicazioni statunitense a Lampedusa. Tranquilli, quei missili non ci sono più. Come quasi certamente non ci sono più neanche le armi per la distruzione di massa, in particolare le munizioni all’iprite che furono smantellate dopo la «conversione» di Gheddafi nel 2004. Dunque che resta? La Libia non ha più una marina da guerra, quindi sul mare non ci sono preoccupazioni, se non per chi volesse entrare nelle acque costiere libiche. Rimane il cielo.
Lerciume, urina, immondizia, letti arrugginiti, fori utilizzati come vasi per escrementi, ratti, stanze da quattro dove si sta in nove, ed ancora torture, farmaci usati come sedativi continui, nessuna terapia. E' un viaggio nell'orrore. Un vero e proprio "choc" il monitoraggio eseguito dalla Commissione d'inchiesta del Senato sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). Un "Abu Ghraib" d'Italia si può ben definirla che, proprio nell'anniversario dei suoi 150 anni, urla vendetta per quei veri e propri "fantasmi" dimenticati. E domenica andrà in onda il documentario prodotto dalla stessa Commissione a "Presa diretta" su Rai Tre. «Così - denuncia Marino - gli italiani si renderanno conto di questi luoghi dove si è dimenticata del tutto l'umanità». E, a vederlo, questo reportage, si resta a dir poco inorriditi. C'è chi piange in ginocchio gridando «giustizia», chi si aggira in silenzio in stanze incrostate di ruggine, sudiciume ovunque, fori usati come latrine, nessuna terapia. Farmaci che sembrano sepolti solo da polvere; medici, in ciascuna struttura, presenti solo quattro ore a settimana che dovrebbero prendersi cura di 300 persone. E sono proprio loro, gli internati degli Opg, a raccontare il loro degrado. Come se non bastasse, delle 1.535 persone che vi sono recluse, più di 300 sarebbero già «dimissibili», vale a dire dovrebbero uscire da quei nosocomi criminali, ma da anni, di proroga in proroga giudiziaria, continuano ad essere reclusi all'inferno. «L'inferno dei dimenticati» lo definisce Marino.
Ultima chiamata per Gheddafi: Barack Obama non è tenero con il Colonnello, se non cesseranno immediatamente le violenze la risposta sarà immediata. “Se Gheddafi non rispettera’ la risoluzione dell’Onu allora andra’ incontro a un’azione militare” Lo ha detto il presidente Usa, aggiungendo che il rais “commettera’ altre atrocita’” se lasciato senza controllo.

Prima, il presidente aveva dichiarato: “Non invieremo truppe in Libia, e non useremo la forza per andare oltre il nostro scopo, che e’ la protezione della popolazione civile”. L’intervento durante un discorso sulla crisi in Libia, alla luce della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “E’ uno sforzo difficile, ma non possiamo rimanere inermi di fronte a quello che sta accadendo in Libia, l’azione e’ necessaria”, ha proseguito Obama, per il quale “la leadership americana e’ essenziale, ma non significa agire da soli. Ci stiamo coordinando con la comunita’ internazionale”.

Una mattinata di bombardamenti su Misurata e altre citta’ della Libia occidentale. Poi l’annuncio di un cessate il fuoco immediato per ‘proteggere i civili’, un annuncio di cui molti – a cominciare dagli insorti della Cirenaica – diffidano. Cosi’ il regime di Muammar Gheddafi ha accolto, tra minacce e passi indietro, la risoluzione Onu che ha deciso di imporre una no fly zone sulla Libia, mentre la comunita’ internazionale valuta in queste ore le opzioni militari per applicarla. ‘La Libia non ha paura’, ha detto stamani il figlio del Colonnello, Saif al Islam, annunciando che forze anti terrorismo saranno mandate a Bengasi per disarmare i ribelli e che le truppe lealiste accerchieranno la citta’, senza pero’ entrarvi. Qualche ora dopo, l’annuncio del cessate il fuoco da parte del ministro degli Esteri, Mussa Kussa. ‘E’ un bluff’, ha commentato il comandante degli insorti, Khalifa Heftir, sottolineando che ‘tutto il mondo sa che Gheddafi e la sua famiglia sono dei bugiardo’. Secondo fonti dei ribelli, inoltre, le truppe governative potrebbero usare ‘scudi umani’ contro possibili attacchi aerei internazionali. Stamattina l’esercito libico ha di nuovo bombardato Misurata, ultima roccaforte dei ribelli nell’ovest del Paese, a soli 200 chilometri da Tripoli, e altre citta’ della Tripolitania, Nalut (a 245 km a sud-ovest di Tripoli) e Zenten (a 60 km), dove ci sono ancora sacche di resistenza anti-regime. Come se Gheddafi volesse prima chiudere il capitolo insorti nella Libia occidentale, per concentrare l’offensiva nella Cirenaica.

Prima "cascasse il mondo ma le centrali nucleari le facciamo a tutti i costi". Poi il mondo è cascato e i sondaggi sono diventati preoccupanti. Decisa l'amara "ritirata strategica" del governo nuclearista. Ma sarà solo il tentativo di calmare la acque per poi tornare alla carica?

Il governo, anche dopo le esplosioni di Fukushima, continuava fino alla mattina del 17 marzo nella sua lunga marcia atomica, e tutti gli "esperti nucleari" chiamati in televisione si prodigavano per spiegare al pubblico che tutto in Giappone era sotto controllo. Dal Forum Nucleare di Chicco Testa alcuni post erano talmente "asincroni" con la realtà percepita da risultare imbarazzanti soprattutto per chi vedeva in diretta i telegiornali "all news". La strategia del governo incominciava ad apparire sempre più "dissociata" dalle fusioni giapponesi. Ma ecco che da un momento all'altro, dopo aver chiamato "sciacalli" e "macabri" ecologisti e cittadini informati e aver bollato l'opposizione al nucleare come una mera "scelta emozionale" e una "scelta di pancia" (come se la razionalità e la ragione appartenesse esclusivamente ai "nuclearisti") ecco venire il dietro front. Complici i sondaggi che davano al 70% gli italiani contro le centrali nucleari tricolori, mortali sottoprodotti militari del Progetto Manhattan che portò alle bombe di Hiroshima e Nagasaki. E così nell'aula di Montecitorio, alla fine della celebrazione del 150esimo dell'Unità d'Italia, ecco che, come riportano i quotidiani (noi ci riferiamo ad una breve del Corriere della Sera ) una "Stefania Prestigiacomo, si sfoga, lontana da occhi indiscreti, con Paolo Bonaiuti e Giulio Tremonti" a cui poi si aggiunge "anche il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani". La Prestigiacomo, la "Ministra del Disastro Ambientale" come la chiama Greenpeace, avrebbe detto: "E' finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne - dice rivolta a Bonaiuti e soprattutto a Tremonti - ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese". Ed ecco le dichiarazioni poi di Romani che di fatto fermano la locomotiva nucleare italiana: "Mi auguro per tutti che i giapponesi con l'aiuto degli altri Stati sappiano risolvere il problema però devo dire che anche per quello che viene detto in Europa il problema sembra essere di non facile soluzione. Tutti devono fermarsi un attimo, capire quello che sta accadendo e cosa è meglio fare" e ancora di Umberto Veronesi: "Quanto accaduto impone inevitabilmente a chi, come me, ha deciso di occuparsi di sicurezza degli impianti nucleari e di salvaguardia della popolazione, di mettere da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda". Dichiarazioni inimmaginabili sino a poche ore fa.
Ci voleva un terremoto in Giappone per riportare alla realtà il dibattito sul nucleare? Aldilà della propaganda, il nucleare civile non è stato meno sanguinario di quello militare. La lista degli incidenti a centrali è impressionante, anche se sono stati spesso minimizzati dai media, se non silenziati dal segreto militare.

In Europa, ci pensò la la centrale britannica di Windscale, poi ribattezzata Sellafield, a contaminare l’intero continente a più riprese fin dagli anni ’50. Ma tutta la storia del nucleare civile è costellata da incredibili approssimazioni e madornali errori di progettazione (come quelli commessi da Siemens nel progettare la centrale tedesca di Kruemmel, o quella di Caorso) spaventosi incidenti, e morti mai quantificati come nell’ex-Urss, dove ancora oggi – e come potrebbe essere altrimenti – intere regioni contaminate sono interdette all’accesso.

Probabilmente, non sapremo mai quante catastrofi sono state sfiorate e quante, invece, sono accadute nel silenzio, e la domanda è sempre quella: a chi giova? Proviamo a chiedercelo e forse troveremo una risposta fin troppo scontata.

Ecco una cronistoria dei principali incidenti, a partire dagli anni cinquanta a oggi (fonte: Fisica/mente):

1952 Chalk River (Canada). L’errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore.

1952 Usa. Un incidente con reattore Argon. 4 morti accertati.

1955, febbraio, Atlantico. La nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda nell’Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una tonnellata di residui atomici a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità.


Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani
Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani
Gli indecisi a tutto cambiano idea. Stefania Prestigiacomo detta la linea: “Non facciamo cazzate. Ci sono in ballo le elezioni amministrative”. Peccato che 48 ore fa aveva detto, senza ridere: “Sul nucleare andiamo avanti”. 
L’Esecutivo degli inetti, dopo aver tenuto duro per lo spazio di 48 ore (“non prendiamo decisioni dettate dall’emotività”) ora ci ripensa e mostra di voler stoppare la costruzione delle nuove centrali nucleari. “Quello che è successo in Giappone, un momento di riflessione lo deve dare” ha dichiarato ieri il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani. Il dietrofront del governo arriva dopo una campagna ossessiva della stampa di destra, che nei giorni scorsi aveva sbeffeggiato su tutti coloro che esprimevano perplessità sulle scelte di politica energetica del governo. “Balle nucleari” aveva titolato “Il Tempo” di Mario Sechi, cercando disperatamente di convincere i suoi lettori delle strumentalizzazioni della sinistra dopo il terribile incidente di Fukushima. Ora sarà curioso vedere a chi attribuirà le prossime “balle”.
Per non perdere del tutto la faccia, comunque, Romani ha confermato che il governo resta convinto della scelta nuclearista; ciò che emerge, ha precisato, è la necessità di discutere sugli standard di sicurezza delle nuove centrali, proprio in considerazione di quanto successo in Giappone. Appunto quello che chiedevano le menti illuminate sbeffeggiate dalle gazzette della destra.
Vincere alla lotteria è perfettamente possibile. Purché non avvenga tutti i giorni. Se qualcuno inizia a vincere alla lotteria troppo spesso giustamente ci insospettiamo e ci viene naturale chiederci se il gioco non sia in qualche modo truccato. Di solito lo è. Per i casi banali ci pensa Striscia la Notizia a fare luce. Per quelli più seri, mi sa che dobbiamo arrangiarci.
La stessa cosa dovremmo infatti chiedercela quando la lotteria in oggetto è quella che non vorremmo vincere mai: la lotteria della catastrofi. Le grandi catastrofi sono rare, ed il loro verificarsi può venire paragonato alla vincita ad una lotteria, ad una grande lotteria negativa, la lotteria della sfiga massima. E non si può non notare che, da qualche tempo, di questa sgradevole lotteria ci sono in giro un po’ troppi biglietti vincenti.
Vi ricordate di avere mai sentito parlare di tsunami prima del film americano “The day after tomorrow”? Personalmente, nell’intero arco della mia vita non ricordo uno tsunami degno di nota fino a qualche anno fa. Ad essere sinceri non conoscevo neppure il vocabolo e, se fate un breve esame di coscienza, vi renderete conto che neppure voi sapevate di questa parola sino a qualche anno fa. Così rari da non essere neppure degni di menzione, all’atto pratico gli tsunami non esistevano proprio. Era l’ultima delle cose di cui preoccuparsi. Entità mitologiche che avvenivano più di rado che una volta ogni morte di papa.
Poi è uscito il film di Roland Emmerich, che mostrava uno tsunami sommergere New York, e da quel momento lo tsunami è entrato a pieno titolo nell’immaginario di tutti noi. Sfortunatamente, è per coincidenza entrato contemporaneamente anche nell’immaginario di Mamma Natura – quasi che Mamma Natura abbia un rapporto privilegiato con Hollywood – tanto che di punto in bianco Mamma Natura ha iniziato ad infliggerci uno tsunami dopo l’altro. Sembra quasi che Hollywood e Mamma Natura si siano messi d’accordo per farci fessi. Speriamo che non vadano anche a letto insieme. Tutto sommato, siamo un po’ tutti gelosi di Mamma Natura e ci dispiacerebbe scoprire che alle nostre spalle se la fa con Hollywood. Anche perché quello che succede alle nostre spalle rischia sempre di ficcarcisi prima o poi nel didietro.
A dicembre 2004 lo tsunami da oltre 200 mila morti nell’Oceano Indiano. A Luglio 2006 uno tsunami più modesto a Java. Piccolo tsunami anche a settembre 2007 in Indonesia, notevole tsunami a Samoa a settembre 2009, discreto tsunami senza vittime vicino al Giappone a dicembre 2010 ed infine il super tsunami in Giappone del marzo 2011. Qualche benpensante magari sbotterà: Ma andiamo, probabilmente c’erano anche prima gli tsunami, è solo che i giornali non ne parlavano!
Macché!
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Sulla relazione tra scoppio di ordigni nucleari e terremoti vedasi l'articolo Il terremoto in Giappone è stato provocato da un test nucleare? pubblicato sul sito italiaparallela.it; pur non condividendo le conclusioni dell'articolo e attribuendo ad HAARP la causa del recente disastro, è interessante notare come già 50 anni fa siano stati creati alcuni sismi artificiali con delle espolosioni nucleari.

Dal quotidiano Il Messaggero di Roma 25 giugno 2002, che riporta una notizia dell'agenzia ANSA. Il grassetto è stato aggiunto dal curatore del blog per evidenziare alcuni passaggi salienti.
Cresce il livello di allerta nella centrale nucleare di Fukushima. A una settimana dal terremoto e dallo tsunami che hanno causato ingenti danni all'impianto, l'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), all'alba italiana di oggi, è stata costretta ad innalzare nuovamente il livello di allarme nella struttura: da quattro, infatti, si è ora passati a cinque, sulla scala Ines, il cui livello massimo è sette. Quello di Chernobyl, disastro atomico avvenuto in Ucraina nel 1986.

Nella centrale, dunque, la situazione resta critica. Stando a quanto annunciato dalla Tepco, società elettrica che gestisce l'emergenza, ai 50 coraggiosi tecnici che già operavano all'interno, se ne sono aggiunti altri 70, vista la necessità di fronteggiare un pericolo che, di ora in ora, diventa sempre più concreto. Rispetto a ieri, le autorità hanno dovuto sospendere l'utilizzo degli elicotteri militari, in quanto la forte radioattività impedisce di volare sulla struttura. Si è dunque stabilito di mobilitare circa venti camion dei pompieri, nella speranza di raffreddare parzialmente i reattori, in primis il numero tre, con i cannoni ad acqua. Contestualmente proseguono i tentativi di riportare energia elettrica nella centrale, condizione necessaria per poter almeno parzialmente riattivare il sistema di raffreddamento.
Mentre in tutto il mondo si è terrorizzati per la catastrofe nucleare che sta avvenendo in Giappone a Fukushima e in altri impianti atomici del Paese nipponico, in Italia si respira aria di grande tranquillità e spocchia. Cambiando canale sullo scassato digitale terrestre è rarissimo imbattersi in una notizie, e i nani e le ballerine (anche di una certa età) continuano a ballare e ciarlare mezzi nudi. Se poi si becca un programma "mainstream" di notizie spuntano come funghi (atomici) "esperti nucleari" che tranquillizzano il "popolo" sulla situazione nipponica e benedicono il futuro "nucleare" italiano, con prese di posizione agghiaccianti e irresponsabili. Chi conosce minimamente l'argomento rimane sconvolto dalla disinformazione scientifica che si sta facendo oggi in Italia. Non a caso Greenpeace è durissima su questa pantomima nuclearista: "Mentre l'emergenza nucleare in Giappone è ancora fuori controllo, in Italia politici e cosiddetti esperti del nucleare continuano con dichiarazioni idiote che minimizzano ciò che sta accadendo per completare il loro compito di sciacalli: far fuori le rinnovabili in Italia per fare largo al nucleare". Fortunatamente in altri Paesi europei la gravità della tragedia è compresa pienamente ed in Finlandia le agenzie di stampa tra cui AFP segnalano che è scattata tra i cittadini una corsa per accaparrarsi le famose "tavolette di iodio" che servono nell'immediato pericolo nucleare per scongiurare l'assunzione dello iodio radioattivo (iodio 131) rilasciato durante la fusione di un nocciolo radioattivo. Il governo finlandese ha dichiarato che non c'è alcun bisogno di assumere compresse di iodio in questo momento, ma le bugie di Chernobyl sono ancora ricordate dal popolo finlandese, che fu uno dei primi a subire la nube radioattiva sovietica.

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Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e alcuni Paesi arabi stasera hanno lanciato un ultimatum al leader libico chiedendo la fine ‘immediata’ di ‘tutti gli attacchi’ contro la popolazione e di fermare l’avanzata contro Bengasi e altre citta’ in mano ai ribelli. Il bluff del Colonnello alla comunita’ internazionale non ha retto a lungo. Poche ore dopo aver annunciato di voler scatenare ‘l’inferno’ su Bengasi, la citta’ insorta in armi contro il suo ultraquarantennale regime esattamente un mese prima, il rais libico ha ordinato un cessate il fuoco quando i caccia francesi e britannici, assieme a quelli americani, italiani e di qualche Paese arabo, stavano gia’ scaldando i motori dopo aver ottenuto il via libera ieri sera dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per imporre una no-fly zone rafforzata.

‘La Libia non ha paura’, ha detto questa mattina con la consueta sprezzante arroganza il secondogenito del Colonnello, Saif al Islam, annunciando l’invio a Bengasi dei reparti anti-terrorismo per disarmare i ribelli. Un messaggio all’Occidente per ribadire che gli insorti sono ‘terroristi legati ad Al Qaida’, come suo padre ha ripetuto in ogni discorso pubblico dall’inizio della rivolta. E lo stesso Gheddafi e’ tornato a minacciare nuovamente la comunita’ internazionale promettendo di ‘trasformare in un inferno la vita’ di chi attacchera’ la Libia. Poco dopo, il Colonnello ha affidato al suo ministro degli Esteri, il fedelissimo Mussa Kusa, l’ultima carta a sorpresa: l’annuncio di una ‘tregua immediata per difendere la popolazione civile, in linea con la risoluzione delle Nazioni Unite’. ‘Gheddafi sara’ giudicato dai fatti e non dalle parole’, e’ stata la risposta del premier britannico David Cameron. ‘E’ un altro bluff’, ha commentato invece il capo militare degli insorti, Khalifa Heftir, secondo il quale ‘Gheddafi e la sua famiglia sono dei bugiardi’. E per smascherare la ‘bugia’ non si e’ dovuto attendere molto. Mentre Mussa Kusa annunciava la tregua, infatti, le truppe lealiste riversavano una pioggia di fuoco su Misurata, ultima roccaforte dei ribelli nell’ovest del Paese, a circa 200 chilometri da Tripoli. L’attacco – secondo testimoni e fonti degli insorti – e’ andato avanti per ore, a colpi di artiglieria pesante. Dopo le bombe, i lealisti hanno tentato di entrare in città con ‘circa 25 carri armati’, secondo fonti dei ribelli.

Strasburgo ha dato ragione all'Italia. La Corte europea per i diritti dell'uomo ha emesso oggi l'attesa sentenza in merito all'accusa, mossa nei confronti del nostro Paese, di violazione dei diritti umani rispetto all'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.
Il risultato finale, quindi, ha disposto l'assoluzione dell'Italia, con quindici voti favorevoli e solo due contrari. I giudici hanno dunque accolto la tesi difensiva, secondo la quale non sussistono elementi che provino l'influenza sugli alunni dell'esposizione dell'icona religiosa in questione.

Con il pronunciamento odierno, Strasburgo ha chiuso il fascicolo inerente il caso "Lautsi contro Italia". Il 27 luglio 2006, infatti, era stata Sonia Lautsi, cittadina italiana di origini finlandesi, a presentare il ricorso alla Corte europea, lamentandosi per la presenza del crocifisso nelle aule dell'istituto frequentato dai figli. In breve, Lautsi sosteneva che la presenza dell'immagine del Cristo andasse a ledere la libertà di pensiero e il diritto ad una educazione conforme al credo religioso dei genitori degli alunni.

Nonostante l'impegno diretto del governo, in primis del ministro degli Esteri Franco Frattini, la prima sentenza del novembre 2009 aveva dato ragione proprio a Lautsi, riscontrando «la violazione, da parte dell'Italia, di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione». L'esecutivo, a quel punto, aveva chiesto il rinvio Grande Chambre della Corte, pronunciatasi oggi, ritenendo la prima sentenza lesiva della libertà religiosa collettiva dello Stato italiano.

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Il deputato del Pd Marco BeltrandiIl deputato del Pd Marco Beltrandi
Recidivo lo è, perché già nel marzo del 2010 fu autore, in Commissione vigilanza della Rai, di quella norma sulla par condicio che permise al direttore generale Mauro Masi di sospendere le trasmissioni di approfondimento politico per 40 giorni. Una trovata geniale per consentire al direttore berlusconiano di sospendere trasmissioni sgradite come “Ballarò” e “Annozero”. Nei giorni scorsi ha compiuto un altro capolavoro, votando con la maggioranza e affossando la mozione che chiedeva l’election day, cioè l’accorpamento del voto amministrativo e quello referendario. Costo della rinuncia: oltre 300 milioni di euro.
Ma anche la sospensione dei talk-show nel 2010 costò svariati milioni alla Rai (per mancata pubblicità) e quindi ai contribuenti. Ed allora ci si chiede: perché questi soldi non ce li mette il geniale Beltrandi?
Il suo nome è Marco Beltrandi, 42 anni, bolognese, impegnato con il partito radicale, nel 2008 è riuscito a farsi eleggere nelle liste del Pd. Un molto distratto Walter Veltroni ha candidato gente come lui e come Massimo Calearo, in lizza per diventare un ossequioso membro del governo. Complessivamente, 21 parlamentari del Pd hanno cambiato casacca: una vera e propria fuga. Alcuni di loro – insieme ai casi oramai arcinoti dei deputati dell’Idv – sono finiti a questuare posti nel governo della destra (come Calearo, appunto), altri non si presentano nelle votazioni cruciali (come nel caso della mozione sull’election day, che ha registrato ben dieci assenze fra i democratici) ed altri, come Beltrandi, addirittura votano con la maggioranza.
Un risultato non certo glorioso per il partito di Bersani. Forse sarà il caso che le prossime liste siano scelte con più intelligenza. Ammesso che ciò sia possibile.

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Un successo che potrebbe risolvere, o almeno tamponare in maniera determinante, la crisi atomica giapponese. La corrente elettrica è tornata in vari segmenti della centrale elettrica di Fukushima, 100 chilometri a nord di Tokyo, dove è in corso la più grave crisi atomica che gli ultimi 50 anni ricordino, conseguente ad un altrettanto straordinario terremoto che ha colpito il Giappone nei giorni scorsi. La centrale elettrica di Fukushima, dotata di una tecnologia risalente e inadeguata a sopportare lo sforzo, stava scivolando via via che i giorni passavano sempre di più nell’incubo nucleare; notizie di una fusione imminente del nocciolo, pericolo radiazioni e una zona rossa larga chilometri.

CORRENTE ELETTRICA
Il personale di sicurezza giapponese, pompieri e protezione civile, continuano a tentare il raffreddamento artificiale del nocciolo tirandoci sopra quintali di acqua di mare. Il ritorno della corrente elettrica è una buona notizia, perchè potrebbe essere utile a riattivare le pompe idrauliche di raffreddamento.
venerdì 18 marzo 2011

Ruby. Berlusconi è come la Caritas, aiuta tutti fuorchè gli italiani
ROMA - Da ieri è stata notificata la chiusura del filone d'inchiesta Rubygate da parte dei Pm della Procura di Milano e oggi sulla Repubblica appare l'intervista rilasciata da Silvio Berlusconi, proprio su quel quotidiano che lo stesso premier querelò per le famose dieci domande a cui non diede mai risposta in seguito alla sua partecipazione al diciottesimo compleanno di una ragazzina di Casoria: Noemi Letizia.
Non finisce con la vittoria al referendum per l’autodeterminazione del Sud Sudan, sancita lo scorso 7 febbraio, il più lungo conflitto africano con i suoi oltre due milioni di morti in trent’anni anni di scontri. Infatti, nonostante il presidente del Sudan Omar Al Bashir accusato di crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio, in un discorso alla televisione, abbia annunciato che accetterà il verdetto delle urne, la situazione rimane critica e difficilmente controllabile.
Medici Senza Frontiere (Msf) sta facendo fronte ad una “massiccia affluenza di feriti, come risultato dei recenti scontri iniziati nei giorni scorsi nello Stato dell’Upper Nile in Sud Sudan”. “La maggior parte dei ricoverati mostrano ferite da armi da fuoco e hanno gravi ferite all’addome e agli arti” ha spiegato Tim Baerwaldt, capo missione di Msf in Sud Sudan.
A causa degli scontri tra l’esercito del sud Sudan e gli antigovernativi del generale George Athor, molte aree sono rimaste isolate e quindi le persone in difficoltà non possono essere raggiunte dall’assistenza medica. “Siamo preoccupati per i feriti che potrebbero non aver ricevuto alcun tipo di assistenza - ha proseguito Tim Baerwaldt - urge da parte delle autorità competenti, garantire un immediato accesso a cure mediche salvavita sia ai civili che a tutte le parti militari in conflitto” che hanno già lasciato dietro di sé oltre 20.000 sfollati e più di 200 morti.
Dall’esplosione delle violenze in Libia si è subito parlato di “soldati mercenari africani” al soldo del dittatore libico responsabili di stragi e di immani violenze. Ma chi sono veramente questi mercenari tra i quali, secondo un sito web dell’opposizione libica ma non è confermato, ci sarebbero anche elementi italiani?
Ci sembra di poter smentire con quasi certezza che vi siano mercenari italiani mentre si parla con insistenza di mercenari bianchi che, secondo diversi testimoni, parlano francese e afrikaans il che farebbe supporre anche la presenza di mercenari sudafricani. Di sicuro la maggioranza delle truppe mercenarie al soldo del dittatore libico sono nere africane, per lo più provenienti dal Kenya, dal Mali, dal Niger e dal Ciad.
La presenza di mercenari kenioti è una novità. A parlarne per primo è stato l’ex capo del protocollo del col. Gheddafi, Nouri Al Misrahi, in una intervista ad alcuni media arabi. Al Misrahi ha raccontato che negli ultimi giorni sono arrivati dal Kenya migliaia di ex militari rimasti disoccupati in patria e che avrebbero costituito questo esercito al soldo di qualsiasi dittatore li possa pagare. Secondo quanto afferma Nouri Al Misrahi, supportato da altre testimonianze, i mercenari kenioti sarebbero molto ben addestrati e inquadrati in gruppi che fanno capo ad ufficiali altamente professionali. La truppa keniota sarebbe l’ultima linea di difesa del Col. Gheddafi e non sarebbe implicata nelle violenze contro i civili.

Continua la Guantanamo di Bradley Manning, il soldato 23enne gola profonda di Wikileaks all'interno dell'esercito USA, all'interno di un carcere di massima sicurezza a Quantico, in Virginia. In isolamento per 23 ore al giorno, obbligato a dormire in mutande e senza occhiali da vista, nè lenti a contatto. Tenuto sveglio a forza tra le cinque del mattino e le otto di sera tenendo sempre il proprio volto ben visibile ai militari che lo sorvegliano e che ogni cinque minuti chiedono il suo stato di salute. Sembra 1984, ma non lo è.

Ora parlare di Manning tra gli amministratori statunitensi diventerà un tabù che rischia di far saltare anche la poltrona. E' successo con Philip Crowley, portavoce del dipartimento di Stato Usa che parlando con gli studenti del Massachusetts Institute of Technology, aveva definito il trattamento del militare "stupido e controproducente". Il giorno prima il presidente Barak Obama, rispondendo a una domanda alla Casa Biana, aveva invece rassicurato che "il soldato Manning viene trattato seguendo gli standard appropriati".

Esternazioni, quelle di Crowley, che per 25 anni ha prestato servizio presso l'esercito statunitense, che avrebbero potuto mettere Manning in posizione di favore, ma la storia ha avuto un seguito diverso. Opposto. Crowley scatena molte polemiche e poche ore dopo si dimette, la distanza tra il suo pensiero e quello di Obama è siderale. Hilary Clinton prende atto con "amarezza". In realtà quell'amarezza sarebbe scritta ad hoc per le agenzie che diffondono il comunicato della Clinton. Il rammarico non dev'essere poi così reale.
I cinquanta “coglioni” di Fukushima
Non ne conosciamo il numero esatto: possono essere cinquanta oppure sono solo quarantanove. Quel che sappiamo è che da giorni lottano per evitare che le sbarre di combustibile nucleare della centrale di Fukushima si surriscaldino facendo saltare tutto; e nessuno di loro si è messo in malattia o ha accampato un’altra scusa per andarsene via.
Non è difficile immaginare cosa fanno da giorni, magari senza andare a dormire. Sicuramente seguono sui monitor della strumentazione della centrale l’andamento dell’attività dei reattori nucleari, aprono e chiudono valvole dei circuiti di raffreddamento di acqua di mare, tagliano lamiere e saldano tubazioni, si fermano a pensare e poi riprendono a correre come matti, e così via.
I costi del Progetto C.A.S.E. che ha prodotto le 19 new town a L’Aquila vengono spesso analizzati, ma raramente comparati e valutati. Per il fatto che l’onere sostenuto dalla Protezione civile è costantemente aumentato nel tempo, mentre sta regolarmente calando il numero di sfollati ivi ricoverati, in comodato d’uso. Tutte le case di questi C.A.S.E. furono fatte come provvisorie, ma durature, per dare un tetto a coloro che nel capoluogo ebbero (ed hanno tuttora) la casa inagibile o distrutta.
Tutte progettate dall’ing. Gian Michele Calviipotizzando un costo di 560milioni e tutte terminate a febbraio 2010. Indi, passarono in gestione alComune. Ciononostante, solo ora, il successore diBertolaso ha reso accessibile l’ultimo resoconto di spesa che, con una sorprendente maggiorazione del 45,7%, ora sfiora gli 816milioni d’Euro. Avvenuta assai prima dell’incremento dei costi delle escort e della benzina. In un periodo di grande preoccupazione per la “stagflation” (combinazione d’inflazione e recessione), - ma senza l’intervento dell’uomo ragno o della mafia -. Semplicemente, in corso d’opera superando il quinto d'obbligo della base d’asta dei contratti d’appalto già stipulati. Quindi, applicando una sostanziale revisione dei prezzi base per le nuove forniture e per le lavorazioni aggiunte, in variante del progetto iniziale. A tutto vantaggio delle ditte aggiudicatarie, direbbe chi volesse mettere il naso come San Tommaso o la lente come San Clemente su questo documento della Protezione Civile.
E scoprire che, per realizzare 150 edifici residenziali da appoggiare su 150 piastre antisismiche, fecero un appalto sia in modalità aperta (per gli edifici, gli ascensori, gli arredi ed il verde) sia a trattativa negoziata


Il Marsili, uno dei vulcani sommersi nel mar Tirreno, s'è risvegliato: è alto il rischio di tsunami in tutto il Tirreno meridionale a causa di possibili eventi franosi lungo i versanti dello stesso vulcano.
L'allarme è lanciato dal prof. Franco Ortolani, ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II. Ma non bisogna lasciarsi prendere dal panico, anzi, "bisogna al più presto organizzare sistemi di difesa dei litorali" come spiega lo stesso geologo in uno studio approfondito pubblicato sul MeteoPortale del Mediterraneo, http://www.meteoweb.it, con cui collabora.
La chiave di tutto sta nelle isole Eolie che potrebbero svolgere il ruolo di "sentinelle" e annunciare con netto anticipo l'arrivo dell'onda di maremoto: "Uno studio che ho avviato spiega Ortolani - dopo il 0maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, le isole vicine e la costa compresa tra Milazzo (Sicilia) e Marina di Camerota (Campania), ha evidenziato che, in base ai dati pubblicati (Tsunamis Research Team, Physics Dept - University of Bologna and National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) - Rome) negli ultimi 2000 anni vi sono stati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane. I risultati della ricerca eseguita con la collaborazione di Silvana Pagliuca del CNR, sono stati presentati al Congresso Internazionale di Geologia tenutosi a Firenze nell’agosto 2004. Il più recente maremoto italiano è stato quello che si è innescato poco dopo le ore 13 del giorno 30 dicembre 2002 nell’area di Stromboli, con conseguente inondazione della fascia costiera fino ad altezza di alcuni metri sul livello medio del mare.

Secondo un luogo comune molto diffuso, il cristianesimo avrebbe “abolito” la schiavitù.  A riprova si cita Paolo «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» (Lettera ai Galati, 3,28). In realtà Paolo afferma sì l’uguaglianza, ma solo su un piano spirituale, davanti a Dio e nell’altra vita. E tuttavia ancora nel 1888 Leone XIII nell’In plurimis ripeteva: «Non si attribuiranno mai abbastanza elogi né si sarà mai abbastanza grati alla Chiesa cattolica, che per somma grazia di Cristo Redentore abolì la schiavitù, introdusse tra gli uomini la vera libertà, la fratellanza, l’uguaglianza, e perciò si rese benemerita della prosperità dei popoli». Ma ciò è contraddetto dalla storia.
La schiavitù dall’Antico al Nuovo Testamento
Già nei testi che, secondo la Chiesa, sono ispirati da Dio, si legittima la schiavitù. Il Decalogoordina di «non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino» con ciò riconoscendole “proprietà” legittime e anzi da rispettare. La Bibbia vietava agli ebrei di avere schiavi ebrei, ma consentiva loro di fare schiavi i pagani. Paolo nellaLettera agli Efesini dice «Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con timore e tremore, con semplicità di spirito, come a Cristo» (6,5) e nella Prima lettera a Timoteo: «Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio» (6, 2). E in effetti i nobili romani, benché convertiti, continuarono ad avere schiavi.
FONTE: DAILYMAIL.CO.UK

Alcune fotografie mostrano come gli Stati Uniti eseguivano esperimenti sui cittadini disabili e sui carcerati.

Sono comparse alcune fotografie che forniscono la terribile prova del fatto che i medici del governo degli Stati Uniti spesso eseguivano esperimenti sui cittadini americani disabili e sui detenuti.

Questi esperimenti consistevano ad esempio nella trasmissione dell'epatite ai malati di mente in Connecticut, nell'intromissione di un virus influenzale pandemico direttamente nelle narici dei detenuti in Maryland, nell'iniezione di cellule cancerose in malati cronici all'ospedale di New York. 

Nella foto: la prigione di Holmesburg, torre di guardia 2



Gran parte di questa orribile faccenda risale a un periodo tra i 40 e gli 80 anni fa, pur costituendo lo sfondo di una recente assemblea di una commissione presidenziale di bioetica a Washington.




Detenuti "volontari": In questa fotografia del 1966, l'amministratore medico Solomon McBride fa alcune domande a un individuo che presenta chiari segni nella Holmesburg Prison, Philadelphia. Si pensa che i carcerati siano stati costretti.


L'assemblea è stata provocata dalle scuse dello scorso anno del governo relative al contagio di sifilide di detenuti e di malati mentali da parte dei dottori federali in Guatemala 65 anni fa.

I funzionari statunitensi hanno ammesso decine di esperimenti simili in America – studi che hanno causato l'infermità di individui precedentemente sani. 

Una ricerca dell'Associated Press sulle notizie delle riviste mediche e su vecchi ritagli di giornale ha rivelato più di 40 studi simili.

Nei casi migliori si trattava di ricerche su cure salvavita – in quelli peggiori esse erano mosse semplicemente dalla curiosità – che danneggiavano gli individui senza però fornire risultati utili.




Cavia detenuta: Nel 1945, i dottori dell'esercito esposero i detenuti a zanzare portatrici di malaria in un reparto dello Stateville Penitentiary a Crest Hill, Illinois. I prigionieri furono arruolati per contribuire allo sforzo bellico.


Tutto questo ricorda gli ignobili e mortali esperimenti condotti dai dottori nazisti sui detenuti ebrei nei campi di concentramento.

E ciò è sicuramente paragonabile allo studio sulla sifilide di Tuskegee, dove i funzionari medici degli Stati Uniti seguirono in Alabama 600 uomini neri già malati di sifilide, senza somministrare loro una cura adeguata benchè la penicillina fosse disponibile.

Arthur Caplan, direttore del Center for Bioethics dell'Università della Pennsylvania ha affermato: "Quando si trasmette ad un individuo una malattia – anche secondo gli standard del tempo – si oltrepassano realmente le norme etiche fondamentali della professione."

La maggior parte degli studi rivelati recentemente, che vanno dagli anni '40 agli anni '60, apparentemente non vennero trattati dai mezzi di comunicazione. Di altri si parlò, ma l'attenzione venne posta sulla promessa di nuove stabili cure, sorvolando sulle modalità con cui venivano trattati i soggetti. 




Contagio e osservazione: Un dottore dell'esercito guarda in che modo le zanzare portatrici di malaria pungono il ventre del detenuto Richard Knickerbockers, in servizio tra i 10 e i 14 anni, a Stateville nel 1945.


Molti importanti ricercatori credevano che fosse legittimo condurre esperimenti sulle persone che non godevano di pieni diritti sociali – ad esempio detenuti, malati di mente o persone di colore povere.

Laura Stark, ricercatrice universitaria in Scienze nella società alla Wesleyan University – che sta scrivendo un libro sugli esperimenti medici federali condotti in passato – ha affermato: "Esisteva senza dubbio un senso – che noi oggi non abbiamo – secondo il quale il sacrificio per la nazione era importante".

Benchè le persone coinvolte nello studio venissero generalmente descritte come volontari, gli storici e gli studiosi di etica si sono spesso domandati se queste persone fossero a conoscenza di cosa veniva fatto loro e perchè, e se venissero costretti.

I detenuti sono stati a lungo sacrificati per il bene della scienza. Nel 1915, il medico del governo degli Stati Uniti Joseph Goldberger – oggi ricordato come un eroe della salute pubblica – reclutò nel Mississippi dei detenuti che si potessero prestare ad un'alimentazione speciale per poter provare la sua teoria secondo la quale la dolorosa malattia conosciuta come pellagra era causata da un'insufficienza alimentare (gli uomini coinvolti furono ripagati per la loro partecipazione con la grazia). 




Sopravvissuto: Edward Anthony è stato la cavia di alcuni esperimenti durante la sua detenzione nella Holmesburg Prison di Philadelphia. Mentre oggi ciò è considerato una pratica terribile, i dottori del tempo non ritenevano che gli esperimenti andassero contro la morale..





Holmesburg Prison


Tuttavia, gli studi che si servivano dei detenuti erano rari durante i primi decenni del ventesimo secolo, e in genere erano condotti da ricercatori considerati stravaganti perfino per gli standard del tempo. 

Uno di questi era il Dottor LL Stanley, il medico interno del carcere di San Quintino in California, che intorno al 1920 tentò curare i più anziani, "gli uomini devitalizzati" attraverso il trapianto di testicoli di animali e di persone recentemente giustiziate.

I giornali parlarono degli esperimenti di Stanley, ma la cosa sorprendente fu la mancanza di indignazione generale.

Nel 1919 sul Washington Post comparve un lungo ma allegro articolo che apriva con: "Entrate nel penitenziario di San Quintino, la Fonte della Giovinezza – un'istituzione dove gli anni verranno ridotti per coloro che presenteranno scarsa capacità mentali e vitalità e dove la sorgente restituirà brio alla mente, vigore ai muscoli e ambizione allo spirito. Tutto ciò è già accaduto e accade anche ora....grazie ad un medico con un bisturi."

Ai tempi della II guerra mondiale, i detenuti venivano chiamati a partecipare allo sforzo bellico prendendo parte agli studi per poter aiutare le truppe. Uno di questi era costituito da una serie di ricerche sulla malaria condotte nel penitenziario di Stateville nell'Illinois, mirate a testare i farmaci antimalaria per poter aiutare i soldati che combattevano nel Pacifico.

Fu all'incirca in questo periodo che la persecuzione da parte dei dottori nazisti portò alla redazione del Codice di Norimberga del 1947, un insieme di regole internazionali che proteggevano gli individui testati. Molti dottori statunitensi le ignorarono completamente, sostenendo di essersi ispirati più alle atrocità naziste che non alla medicina americana.

Con la fine degli anni '40 e per tutti gli anni '50 si vide un'enorme crescita dell'industria sanitaria e farmaceutica statunitense, accompagnata da un aumento degli esperimenti sui detenuti finanziati sia dal governo che dalle società private.

Negli anni '60, almeno la metà degli stati aveva dato il consenso ad utilizzare i prigionieri come cavie mediche.

Ma due studi condotti negli anni '60 causarono un'inversione decisiva dell'opinione pubblica verso le modalità di trattamento degli individui testati. 

Il primo venne alla luce nel 1963. I ricercatori iniettarono cellule tumorali in pazienti diciannovenni e debilitati al Jewish Chronic Disease Hospital nel quartiere di Brooklyn a New York – per verificare se i loro organismi li avrebbero rigettati. 

Il direttore dell'ospedale affermò che i pazienti non sapevano di aver ricevuto un'iniezione di cellule tumorali perchè ciò non era necessario. Le cellule erano infatti considerate innocue.

Ma l'esperimento sconvolse il legale William Hyman, che insabbiò il consiglio d'amministrazione dell'ospedale.

Lo stato indagò, e l'ospedale infine concordò il fatto che per ogni esperimento simile sarebbe stato necessario il consenso scritto del paziente.

Nella vicina Staten Island, dal 1963 al 1966, fu condotto un controverso studio medico alla Willowbrook State School per bambini con ritardi mentali. 

I bambini venivano intenzionalmente contagiati con epatite o per via orale o tramite iniezione per sperimentare una possibile cura con le gammaglobuline.

Questi due studi – insieme all'esperimento Tuskegee rivelato nel 1972 – riconosciuti come il "terribile trio", suscitarono un vasto e critico interesse dei media e l'indignazione del pubblico, ha affermato Susan Reverby, una storica del Wellesley College che per prima scoprì le registrazioni degli studi sulla sifilide in Guatemala.

All'inizio degli anni '70, anche gli esperimenti che coinvolgevano i detenuti furono considerati scandalosi. Durante i molto seguitissimi congressi del 1973, i funzionari delle industrie farmaceutiche ammisero l'utilizzo dei detenuti nella sperimentazione, più economici rispetto agli scimpanzè.

La Holmesburg Prison a Philadelphia fece un largo uso dei detenuti negli esperimenti medici. Alcune vittime ne parlano ancora.

Edward Anthony, di cui si parla in un libro relativo agli studi, disse di aver acconsentito al trattamento di un'area di pelle della schiena con prodotti ustionanti, nell'ambito della sperimentazione di un farmaco. Lo fece per avere i soldi necessari a comprarsi le sigarette in carcere.

Egli parla della sua reazione all'esperimento, e afferma 'Dissi "Oh mio Dio, la mia schiena va a fuoco!Toglietemi questa roba di dosso" '

Il signor Anthony ricorda nelle prime settimane il prurito intenso e l'angoscioso dolore. 

Il governo reagì con delle riforme. Tra queste: il Bureau of Prisons americano a metà degli anni '70 vietò efficacemente ogni tipo di ricerca da parte di ditte farmaceutiche ed altre agenzie esterne all'interno di carceri federali.




Esperimenti criminali: Gli esperimenti del Dr Josef Mengele (il secondo a sinistra) e di molti altri furono condannati internazionalmente per crimini di guerra.


Quando le scorte di detenuti e malati mentali si esaurirono, i ricercatori si rivolsero ad altri Paesi. 
Ciò aveva un senso. Gli esperimenti potevano essere fatti in modo più economico e seguendo meno regole. Ed era facile trovare pazienti che non stessero assumendo altri medicinali, fattore che poteva complicare la sperimentazione di altri farmaci.

Nel tempo sono stati emanati ulteriori principi etici fondamentali, ma alcuni credono che un altro studio come quello in Guatemala sia ancora oggi possibile.

Nonostante l'indignazione attuale, questa non ha fermato il proseguimento di esperimenti simili a quello di Tuskegee.

In Uganda, i dottori statunitensi non hanno fornito l'AZT (il farmaco utilizzato in caso di AIDS) alle donne incinte affette da HIV, anche se ciò avrebbe protetto i neonati dalla malattia.

I funzionari sanitari degli Stati Uniti hanno affermato che lo studio avrebbe risposto a delle domande sull'uso di ATZ nei Paesi in via di sviluppo. 

Un altro studio, condotto dalla Pzifer, somministrò un antibiotico chiamato Trovan a bambini colpiti da meningite in Nigeria, benchè ci fossero dubbi circa la sua efficacia per quella malattia.

L'esperimento è stato da molti ritenuto responsabile della morte di 11 bambini e per aver causato la disabilità di molti altri.

Pzifer intentò una causa con l'amministrazione nigeriana per 75 milioni di dollari, ma non ammise nessuna responsabilità.

Era ancora discusso il caso delle ricerche estere condotti dagli americani quando, lo scorso ottobre, lo studio in Guatemala venne alla luce.

Nello studio tra il 1946 e i 1948, gli scienziati americani infettarono i detenuti e i pazienti in un manicomio con sifilide, apparentemente per verificare se la penicillina potesse ostacolare alcune malattie trasmesse sessualmente. Lo studio non condusse a nessuna dato utile e venne nascosto per decenni.

UNO SCONVOLGENTE ELENCO DI STUDI MEDICI CONDOTTI DALL'AMERICA...SULL 'AMERICA

Esaminando le ricerche passate l'Associated Press ha scoperto/è venuto a conoscenza che:


1) Uno studio federale iniziato nel 1942 si occupò di iniettare un vaccino sperimentale contro l'influenza nei pazienti uomini di un manicomio statale a Ypsilanti, Michigan, per poi esporli all'influenza per diversi mesi.

Il coautore fu il dottor Jonas Salk, che un decennio dopo sarebbe diventato famoso per l'invenzione del vaccino contro la poliomielite. Alcuni uomini non erano in grado di descrivere i propri sintomi e, perciò, si sollevarono diverse domande su quanto effettivamente comprendessero ciò che stava capitando loro.

1) Negli studi federali degli anni '40, il noto ricercatore dottor W Paul Havens Jnr espose degli individui all'epatite in una serie di esperimenti. Fra questi, uno utilizzava pazienti che provenivano da manicomi di Middletown e Norwich, in Connecticut.

Il dottor Havens, un esperto delle malattie virali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, fu uno dei primi scienziati a differenziare i vari tipi di epatite e le loro cause.

3) Verso la metà degli anni '40, alcuni ricercatori studiarono la trasmissione di un germe mortale dello stomaco facendo ingerire a dei giovani sostanze fecali non filtrate. Lo studio fu condotto nel New York State Vocational Institution, un riformatorio nel West Coxsackie. Lo scopo era quello di verificare in che modo la malattia si diffondesse tramite l'ingestione.


Lo studio non rivela se gli uomini furono ricompensati dopo questo terribile compito.


1) Verso la fine degli anni '40 durante uno studio dell'Università del Minnesota venne trasmessa la malaria a 11 impiegati volontari del servizio pubblico. Successivamente furono costretti alla fame per cinque giorni e alcuni vennero anche sottoposti ai lavori forzati. Infine vennero curati per la febbre malarica con solfato di chinino.

Uno degli autori era Ancel Keys, un famoso scienziato dell'alimentazione che individuò le razioni K per l'esercito e la dieta mediterranea per la popolazione.

1) Durante uno studio del 1957, quando l'epidemia dell'influenza asiatica si stava diffondendo, i ricercatori federali fecero inalare il virus a 23 detenuti alla Patuxent prison a Jessup, Md., per confrontare le loro reazioni con quelle di altri 32 carcerati che erano stati esposti al virus e a cui era stato somministrato un nuovo vaccino.

6) I ricercatori del governo tentarono, durante un esperimento condotto in una prigione federale di Atlanta negli anni '50, di trasmettere la gonorrea a una ventina di volontari carcerati utilizzando due diversi metodi. Ma i ricercatori notarono che i loro metodi non erano comparabili alle modalità con cui gli uomini normalmente si infettavano – ossia intrattenendo rapporti sessuali con un partner infetto. Fu però troppo tardi per gli uomini che erano già stati contagiati.


Fonte: www.dailymail.co.uk
Link: http://www.dailymail.co.uk/news/article-1361275/Americas-shocking-secret-US-experimented-disabled-citizens-prison-inmates.html
28.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARZIA MIGLIORINI


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