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sabato 25 giugno 2011
Politicamente indipendente, alle amministrative 2009 si era presentato quale candidato sindaco di una Lista Civica propria, denominata "Prato Libera e sicura", ed è diventato assessore della giunta di centrodestra, sulla base di accordi programmatici sottoscritti al ballottaggio.


In precedenza, Milone aveva ricoperto il ruolo di assessore nelle file del centrosinistra, dove però non gli fu concesso "lo spazio" per portare avanti il programma e gli obbiettivi concordati, cosa che  - almeno in parte - sembra consentirgli l'attuale amministrazione. 


Le priorità di Aldo Milone, sono il contrasto della diffusa illegalità e del degrado urbano. A differenza di molti assessori, che utilizzano la polizia municipale esclusivamente per "fare cassa" con le multe, Milone la impiega anche in attività di controllo del rispetto delle disposizioni di legge in materia di "sicurezza nei luoghi lavoro" capitolo che a Prato costituisce un  problema non indifferente, anche a causa della presenza di migliaia di aziende di proprietà di cinesi (a Prato la comunità cinese è foltissima) che nel 90% dei casi non sono a norma, e non rispettano minimamente le regole. 

Come ogni amministratore pubblico, Milone ha i suoi "detrattori", specie nelle fila dell'opposizione, ma nonostante sia "sganciato" dai partiti, è di gran lunga l'assessore del comune di Prato che si è guadagnato maggiormente la stima e il rispetto dei cittadini: schietto, onesto, determinato, dimostra grande impegno, concretezza, e soprattutto, mantiene gli impegni elettorali: o almeno, ci prova.  Cosa che non fa quasi nessuno.

A seguito della pubblicazione dell'articolo "La verità su Madre Teresa di Calcutta: tutto quello che non ci dicono" su Madre Teresa di Calcutta, ci sono state aspre polemiche: 


Da una parte, chi difendeva Madre Teresa, in alcuni casi insultando, anche dinnanzi alle PROVE che ci sono molte ombre sul suo operato: (che non significa dire che "non ha fatto niente", ma riportare alla realtà dei fatti un personaggio, che è stato mitizzato eccessivamente...)


Dall'altra, coloro che sostengono i contenuti del video che abbiamo pubblicato


(Clicca qui per l'articolo in questione


Per leggere i commenti "polemici", dovete scorrere "a ritroso" la bacheca della nostra pagina Facebook oppure potete accedere direttamente i vari post in questione cliccando qui:


Post 1 (attualmente 186 commenti)
Post 2 (attualmente 36 commenti)
Post 3 (  "      "        27 commenti)
Post 4 (  "      "        108 commenti)


Visto l'interesse suscitato dalla questione, in qualità di autore dell'articoletto sopra citato, ho ritenuto doveroso "tornare sull'argomento", rispondendo ad alcune accuse che ci sono state rivolte: il testo che riporto sotto, l'ho pubblicato quale commento sul blog, rispondendo a un utente che ha scritto cosi:

venerdì 24 giugno 2011
Spese per 97 milioni, pari al doppio dei ricavi, 51 milioni di euro di debiti, tre volte in più rispetto al 2009, 43 milioni di disavanzo. Un disastro economico il bilancio del Pd. Un partito che spende oltre 20 milioni di euro in “spese elettorali, di comunicazione e propaganda” e possiede una tv, Youdem, che costa quasi due milioni di euro l’anno. 173 i dipendenti con un costo che in un solo anno è cresciuto di quasi 10 milioni di euro. Una gestione deprimente insomma con Bersani, ormai costretto all’elemosina a Coop e imprenditori amici. Non bastano i grossi rimborsi elettorale per sanare un bilancio drammaticamente negativo. Mi sa che D’Alema sarà costretto a vendere la barca…


fonte





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Personalmente, mi è crollato un mito.
Non avevo mai approfondito la mia conoscenza sulla vita e sulle opere di Madre Teresa di Calcutta, ma praticamente per "sentito dire" - un po' dalla gente, un po' da qualche lettura e dalla TV - avevo maturato la convinzione che Madre Teresa fosse stata una "Grande"... che ha dedicato la propria vita ai poveri e ai bisognosi...

In realtà, sembra che anche su di lei ci siano molte ombre... Qualche tempo fa, mi è capitato di vedere questo video, su Facebook, dopodiché ho cercato di approfondire il discorso sui motori di ricerca.

 Molte fonti, anche autorevoli (alcune le illustra il video) dimostra come Madre Teresa, che predicava povertà e la "cultura della sofferenza" abbia disposto, per curarsi, delle migliori, lussuose, cliniche private. Inoltre la maggioranza dei soldi che riusciva ad ottenere, dai "fedeli" ma anche dalle istituzioni, li investiva per espandere il dominio della Chiesa, aprire nuovi Conventi, e reclutare sempre nuove suore, che portano l'acqua al molino della Chiesa, e non a beneficio dei poveri. Con le somme che ha investito, avrebbe potuto fare molto per la fame nel mondo.

Vi lascio alla visione del video...


Alessandro - staff nocensura.com



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Sarebbe potuta essere una RISORSA PREZIOSISSIMA per l'umanità, la stanno utilizzando per distruggerla. I nostri giovani crescono con modelli culturali sbagliati, tutto si basa sull'apparire, sulle tette rifatte, i giovani sognano Beverly Hills, sognano la bella vita, il lusso senza fare niente, mentre poi devono confrontarsi con un mondo del lavoro precario, con condizioni lavorative spesso difficili. E poi ci meravigliamo se diventano depressi e magari utilizzano qualche sostanza?  Ma non solo "giovani": la TV fa danno anche agli adulti, il modello culturale sbagliato non lascia scampo. Guardare qualche programma TV, film, e anche i "reality" non è niente di male, intendiamoci... MA PASSARCI LA GIORNATA DAVANTI, GUARDARLA PER ORE E ORE, SENZA MAI LEGGERE UN BUON LIBRO, O  SICURAMENTE SI... Guardare la tv è spegnere il cervello... spegniamo la TV, e accendiamo la mente!


staff nocensura.com





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Finalmente, a “quei padreterni che spadroneggiano a Roma” qualcuno requisirà le chiavi delle auto blu e taglierà i dorati stipendi. Quel qualcuno è Tremonti: il Corriere della Sera anticipa il contenuto del documento con il quale il ministro si impegna a cestinare una volta per tutte quei privilegi di cui godono a Palazzo. I “padreterni” (Sergio Rizzo riporta una tranciante espressione di Luigi Einaudi, non esattamente un qualunquista) dovranno leggersi attentamente i sette articoli della sforbiciata. Per ora si tratta di un abbozzo, ma l’articolato di Tremonti è rivoluzionario. Il testo, non ancora completo, leggilo qui
1) Dalle prossime elezioni o dalle prossime nomine, tutti i compensi pubblici (compresi quindi quelli dei deputati e delle cariche elettive locali, regionali, provinciali e comunali), non potranno superare quelli medi europei.
2) Le auto blu non potranno superare i 1600 cc di cilindrata.
giovedì 23 giugno 2011
mafia e1308731335840 I Comuni si costituiscono parte civile nei processi per mafia. La mozione di Anci Giovani
Con la mozione, ANCI Giovani chiede ai comuni italiani impegni concreti: lotta agli abusivismi, trasparenza e percorsi di sensibilizzazione
Una lotta, quella contro la criminalità organizzata, difficile da combattere. Ma per la quale sempre più spesso scendono in campo i giovani, quei giovani che vogliono dare segnali forti e gridare un ‘no’ deciso alla logica mafiosa, che credono in un cambiamento e tentano di promuoverlo. E proprio in quest’ottica si inserisce la mozione di costituzione di parte civile, per i comuni italiani, nei processi per mafia, promossa da Anci Giovani (associazione che riunisce gli amministratori comunali d’Italia al di sotto dei 35 anni) e presentata ufficialmente ieri a Palermo. I giovani amministratori hanno anche chiesto ai comuni del nostro Paese – senza distinzione tra nord e sud – di assumere un’agenda di iniziative e disposizioni concrete che si ispirino ai principi della trasparenza e della legalità.



La situazione più grave - nascosta durante la visita dei rappresentanti delle Nazioni Unite a Lampedusa - è costituita dalla condizione dei minori. Il 16 giugno risultavano presenti sull’isola più di trecento minori stranieri non accompagnati di età compresa tra i 14 ed i 17 anni, tra i quali si trovavano alcune ragazzine. Le ipotesi sulla violazione dei diritti.
Durante la giornata del rifugiato i media hanno dato ampio spazio alla “spettacolare` visita a Lampedusa dell`attrice Angelina Jolie, accompagnata dal Commissario delle Nazioni Unite Gutie
rrez e dal cantante Claudio Baglioni. Dopo le dichiarazioni rese dai partecipanti a questa ennesima kermesse pubblicitaria che ha avuto luogo a Lampedusa viene da chiedersi che cosa abbiano fatto vedere agli illustri visitatori, dove li abbiano fatti entrare, con chi li abbiano fatti parlare.

Ma la situazione più grave che è stata nascosta durante la visita dei rappresentanti delle Nazioni Unite a Lampedusa è costituita dalla condizione dei minori. Il 16 giugno risultavano presenti sull`isola più di trecento minori stranieri non accompagnati di età compresa tra i 14 ed i 17 anni,  tra i quali si trovavano anche alcune ragazzine. Alcuni di loro erano trattenuti presso il Cpsa di Contrada Imbriacola  in un centro che ospita anche adulti, e gli altri, quelli già identificati, nell`ex base militare Loran (classificata nel sito del Ministero degli Interni come Cie, ma di fatto considerata ormai un`appendice del Cpsa di contrada Imbriacola, che a sua volta funziona come un centro chiuso, inaccessibile persino agli avvocati).

Al di là della dichiarazione della Jolie contro i respingimenti collettivi in mare, senza nessun accenno agli accordi che li prevedono di nuovo, conclusi il giorno prima da Frattini con i “ribelli` del CNT di Bengasi, desta perplessità il silenzio mantenuto dall`ambasciatrice delle Nazioni Unite e da Gutierrez sulla condizione di abbandono dei minori non accompagnati presenti nell`isola e sulla condizione di segregazione riservata ai migranti tunisini, trattenuti da settimane in attesa di essere deportati, senza il riconoscimento di una sia pur minima dignità umana e quelle garanzie procedurali imposte dalla legge italiana e dal diritto comunitario. Come al solito, una parte dei tunisini era stata trasferita nei giorni precedenti da Lampedusa a Kinisia, vicino Trapani, dove rimangono rinchiusi persino richiedenti asilo e congiunti di cittadini comunitari.

Alcuni dei minori trattenuti nei centri di Lampedusa sono arrivati nell`isola con gli sbarchi del 13 maggio, Altri con gli sbarchi successivi ovvero il 13, 14, 19 e 26 maggio ed altri ancora con gli  sbarchi del 6 e del 14 giugno. Nessuno di loro è libero di uscire dalla struttura in cui è trattenuto né può ricevere visite (se non delle Ong autorizzate dal ministero e dal Prefetto). Per nessuno di loro è stato nominato un tutore come sarebbe imposto dalla legge italiana nè è stata disposta alcuna forma di affidamento. Di fatto questi minori sono “affidati` all`associazione Lampedusa Accoglienza. Non si comprende in base a quale norma di legge. A nessuno di loro è mai stato notificato alcun decreto di trattenimento o di espulsione (né ciò potrebbe avvenire essendo inespellibili) e per nessuno di loro è mai stata svolta alcuna udienza di convalida. Non risulta che siano stati avvertiti il Giudice tutelare e la competente Procura dei minori per l`adozione tempestiva dei provvedimenti dovuti per prestare tutela ed assistenza ai minori.

Questi minori non accompagnati sono di fatto privati da molti giorni (alcuni da oltre 40 giorni) della libertà personale in palese violazione dell`art. 13 Costituzione nonchè della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo senza alcun provvedimento scritto nè alcuna convalida giudiziaria. Come si verifica da mesi, molti di loro sono potenziali richiedenti asilo in quanto provengono da Paesi tragicamente noti per le violazioni dei diritti umani e alcuni affermano di  avere dei parenti regolarmente soggiornanti in Italia con cui vorrebbero ricongiungersi.

In particolare,  anche nell`ex base militare Loran i minori si trovano alloggiati in condizioni di promiscuità con alcuni adulti, in contrasto con quanto previsto dalle leggi e dai regolamenti. Tra questi minori si trova anche una sedicenne nigeriana.  Il centro di detenzione/accoglienza della ex base Loran potrebbe ospitare un massimo di 180 persone ed invece ce ne sono alloggiate spesso più di 250. Come è incerta la denominazione giuridica dei centri rimane incerta la condizione giuridica delle persone che vi sono ospitate, anche per settimane, ben oltre le esigenze del primo soccorso ed assistenza.  In questa struttura mancano le cabine telefoniche ed i minori riescono a telefonare (con la scheda di 5 euro che viene loro consegnata ogni dieci giorni) solo facendo code lunghissime per utilizzare dei cellulari forniti dalla associazione Lampedusa Accoglienza (ente gestore di entrambi i centri).

Anche al centro di Contrada Imbriacola i minori si lamentano di non poter uscire di non sapere nulla del loro destino, e delle condizioni di detenzione. Qui ci sono circa anche una decina ragazz
ine. Dividono gli spazi anche con adulti. Le stanze da loro occupate sono assolutamente inadatte a ospitare minori: materassi di gommapiuma buttati per terra, bagni e pavimenti luridi. Chissà se hanno dato la possibilità ad ospiti tanto illustri di visitare anche questi luoghi di degrado.
Tra i minori non accompagnati trattenuti a Lampedusa qualcuno sta per compiere 18 anni e
  si trova rinchiuso nel centro di Contrada Imbriacola da diverse settimane senza che ancora gli sia stato permesso di inoltrare domanda di permesso di soggiorno per minore età. Tutti questi minori non accompagnati esprimono evidenti segni di sofferenza e di disagio psichico anche perchè nessuno li informa sulla sorte che li attende. Sembra che a volte scoppino anche risse. Una situazione che non è tollerabile e rispetto alla quale tutte le istituzioni e gli organi di controllo hanno il preciso dovere di intervenire.

Una situazione sulla quale sarebbe stato meglio che la visita della Jolie e di Gutierrez avrebbe dovuto scoprire e portare all`attenzione dell`opinione pubblica e della magistratura.  Ed invece ancora una volta la cappa della censura e dell`omertà è calata su Lampedusa, mentre l`attenzione generale era rivolta alla sceneggiata del rilievo delle impronte digitali dell`ambasciatrice ONU, e alle manifestazioni di entusiasmo per la presenza nell`isola di ospiti tanto illustri. Di nascosto, intanto, alla vigilia della giornata del rifugiato, continuava il calvario dei minori stranieri non accompagnati abbandonati da settimane nell`isola di Lampedusa.

fonte





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I magistrati milanesi lo accusano di sette casi dal 2004 allo scorso anno. Altre quattro possibili vittime risalirebbero alla fine degli anni '90 e il reato sarebbe quindi prescritto. Indagini partite dalla denuncia di una 19enne polacca fermata per furto


Andavano in caserma per sporgere una denuncia o chiedere aiuto. E invece venivano palpeggiate e violentate. Con quest’accusa la procura di Milano ha chiesto l’arresto, avvenuto oggi, di Massimo Gatto, 47 anni, comandante della stazione dei carabinieri di Parabiago, nel milanese. Le indagini, partite dalla denuncia di una donna polacca di 19 anni, arrestata per un furto a gennaio, hanno permesso agli investigatori di risalire ad altri sei casi di sospette violenze o tentate violenze dal 2004 al 2010. I magistrati indicano poi altre quattro possibili vittime del comandante, ma le violenze nei loro confronti si sarebbero consumate alla fine degli anni Novanta: il reato sarebbe quindi prescritto. Gatto dovrà adesso rispondere di violenza sessuale aggravata – per aver agito nei confronti di una persona in stato di privazione della libertà -, concussione sessuale e perquisizione arbitraria.

La 19enne polacca – dal cui caso sono partite le indagini – era stata arrestata il 15 gennaio scorso per aver rubato alcuni giochi elettronici in un centro commerciale. Portata alla stazione dei carabinieri di Parabiago, avrebbe subito per due gionri ripetuti abusi da parte del maresciallo. Secondo quanto denunciato dalla ragazza, Gatto l’ha palpeggiata e violentata, anche nel bagno della caserma, dopo averla fatta uscire dalla camera di sicurezza dove era rinchiusa.

Il manifesto del Pd per la Festa dell'Unità a Roma.
Sotto l'immagine, lo slogan: "Cambia il vento"
La sinistra inciampa ancora su una minigonna. Dopo la provocatoria campagna pubblicitaria del 2008 di Oliviero Toscani per ‘L’Unità’, a fare discutere quest’anno è uno dei manifesti per la ‘Festa dell’Unità’ di Roma, organizzata dal Pd. “Cambia il vento” recita lo slogan, figlio dei successi – alcuni inaspettati – alle amministrative e ai referendum. Una ragazza tiene a bada la sua gonna corta, che rischia di solleversi per il vento: questa l’immagine scelta. “Si vedono solo le gambe e le mani, nemmeno la testa”, commentano alcuni utenti in rete, criticando la scelta definita “maschilista” dal partito.


“Sconcerto” è stato invece espresso dal comitato nazionale ‘Se non ora quando’. “L’abbinamento fra lo slogan e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile ci lascia stupite e attonite”, scrivono in una nota. Dal comitato viene così lanciato un appello al Pd romano, affinché ritiri la campagna, “anche per rispetto verso milioni di donne italiane il cui voto è stato fondamentale nelle amministrative e nei referendum nazionali del 12 e 13 giugno”. Una preoccupazione condivisa dalle stesse esponenti della Conferenza regionale e romana delle donne democratiche. Che si dicono sorprese dallo “scivolone realizzato con il manifesto”, “da cui si dissociano fermamente, ribadendo che l’uso strumentale del corpo delle donne è bandito dalla nostra cultura ed azione politica”.
“Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."


Albert Einstein








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"La Lega quando parla sembra di sentire gli "indignados", ma sono loro che governano (...) altro che indignados" - Queste, le parole pronunciate da Bersani, condivisibili. 


A Bersani però consigliamo di pensare al SUO PARTITO, che vorrebbe essere il primo partito, ma è lontanissimo dalla base... 


Bersani ha "messo il cappello" sui referendum, quando pochi anni prima era favorevole sia alla privatizzazione dell'acqua che al nucleare, quando sono stati al governo, sono stati capaci solo di litigare e non combinare niente di buono in due anni, alzarono le tasse e distribuirono oltre 100 sottosegretariati per accontentare tutte le anime della coalizione.


La gente è stufa di eleggere persone che quando poi arrivano alla poltrona si fanno altamente i cazzi suoi. Bersani e soci devono capire questo


Chi sta dalla parte delle Lobby non sta dalla parte del popolo....!!!


Il partito democratico che candidò il "falco di finmeccanica" Calearo (che oggi sostiene il governo nelle fila dei responsabili) deve fare una scelta.


Certo, le lobby finanziano, mettersele contro significa avere contro i "poteri forti", ma il mondo sta cambiando. Grazie alla fittissima "rete civica" costituita da cittadini e associazioni che gestiscono blog e pagine sui social network - migliaia e migliaia di risorse, che complessivamente hanno milioni di utenti/visite - LE NOTIZIE GIUSTE RIESCONO A RAGGIUNGERE LA MAGGIORANZA DEI CITTADINI. E' una rivoluzione democratica che parte dal basso, e che nessuno potrà fermare. Prenderemo sempre più campo...


L'importanza delle pagine come la nostra - ce ne sono molte - è INCOMMENSURABILE... sempre più cittadini, in tutta Europa e nel mondo, "prendono coscienza"... e in Europa molti cittadini scendono nelle piazze pacificamente, a chiedere un CAMBIAMENTO che non può NON ARRIVARE.


Dobbiamo COSTRINGERLI democraticamente a CAMBIARE. In Nord Africa, dove ci sono regimi repressivi, abbiamo assistito a vere e proprie rivolte... scene che ci auguriamo, di non dover vedere mai nel nostro paese, ma che secondo noi, prima o poi arriveranno, se non cambia qualcosa: siamo sempre più poveri, abbiamo sempre meno prospettive... tanti italiani ogni anno entrano nella "soglia di povertà", che comunque è bassissima, in realtà siamo poveri già prima... 


PRIMA O POI, ANCHE GLI EUROPEI, GLI ITALIANI, SI INCAZZERANNO, SE NON CAMBIERA' QUALCOSA... speriamo che qualcuno ne prenda atto, e abbia la possibilità di GOVERNARE NELL'INTERESSE ESCLUSIVO DEI CITTADINI, forse un'utopia...


Il progresso siamo NOI...
NOI che abbiamo preso coscienza, che questo sistema non può andare avanti.
NOI che abbiamo smesso da tempo di credere a Babbo Natale, e ai politici che ormai non ci illudono più.
NOI che non diamo la colpa di tutto SOLO a Berlusconi,
NOI che abbiamo capito che questo sistema non funzionerebbe nemmeno se Einstein fosse il Premier.
NOI che vogliamo che le cose CAMBINO, cambino VERAMENTE.


SE UN GIORNO, I CITTADINI COME NOI, SARANNO "LA MAGGIORANZA", LA POLITICA NON POTRA' CHE VENIRCI INCONTRO... se vogliono governare, dovranno FARE LE COSE PER BENE, altrimenti SARANNO MANDATI *A CASA*


Minano la scuola, l'università, la ricerca... hanno ridotto "la cultura" al gossip e ai "grandi fratelli", che imperano nella TV che impone modelli culturali sbagliati e la "cultura dell'apparire", dell'avere le tette siliconate, del macchinone e delle frivolezze.... MA NON TUTTI CASCANO NELLA LORO RETE...


E diciamoglielo, a chi ancora crede alle favole... 
ITALIANI, SVEGLIA CHE QUESTI CI AMMAZZANO!!!!!!!


Alessandro - sottoscritto da tutta la redazione di nocensura.com





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Aie mette 60 mln di barili sul mercato, crolla il prezzo del petrolio
L'Aie, l'Agenzia internazionale dell'energia, rilascerà nei prossimi mesi 60 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche dei Paesi membri per assicurare le forniture in seguito allo stop degli approvvigionamenti dalla Libia. La crisi libica ha infatti causato la perdita di 132 milioni di barili.

Sono 28 i paesi che aderiscono all'Aie. L'annuncio arriva dopo che l'Opec non ha trovato i consensi per decidere il taglio della produzione. L'Aie rilascerà 2 milioni di barili al giorno per 30 giorni consecutivi spostandole dalle riserve ai mercati globali.

L'Aie ha anche detto che è pronta a intervenire in caso di ulteriori distruzioni, visto che gli elevati prezzi del petrolio danneggiano l'economia di tutti i Paesi. È la terza volta che l'Aie interviene sui mercati da quando è stata fondata usando le riserve d'emergenza: dal 1974 lo ha fatto nel 1991 durante la Guerra del Golfo e nel 2005 dopo Katrina.
Da Scilipoti a Belcastro, a Sisto: 350 parlamentari non hanno maturato il diritto al vitalizio e non si possono permettere che le Camere si sciolgano


Se tra una settimana Francesco Pionati improvvisamente dovesse decidere di far mancare il suo sostegno al governo, molti si chiederebbero perché. Ma la motivazione potrebbe essere ritrovata nella sua anzianità parlamentare: tra esattamente 6 giorni, infatti, matura il diritto alla pensione. O meglio a quello che ora si chiama vitalizio. Stiamo ovviamente ragionando in base a un’ipotesi che in questo momento non sembra essere nell’agenda politica, ma la questione “arrivare al vitalizio” in Parlamento esiste. E non è secondaria per la tenuta del governo. Sono, infatti, 246 i deputati e 104 i senatori (dati elaborati da Openpolis, www.openpolis.it) che devono ancora maturare il diritto alla pensione, e quasi tutti lo matureranno solo se finiranno il loro mandato parlamentare e dunque se la legislatura avrà il suo termine “naturale” nel 2013. Eccezion fatta per Pionati e altri 12 deputati, che viceversa avrebbero bisogno di un ulteriore mandato e 5 senatori, di cui uno raggiunge la pensione tra 63 giorni, il Pdl Sanciu, e 4 hanno bisogno di una rielezione.

La pensione? Non prima del 2013
Nel dettaglio si tratta di 84 deputati del Pdl, 36 leghisti, 83 Democratici, 6 dell’Udc, 5 del Gruppo Misto, 12 dell’Idv, 13 Responsabili (quasi il 46% del totale, visto che sono 28) e 7 futuristi. A Palazzo Madama, troviamo in questa situazione 38 senatori del Pdl, 34 Democratici, 11 leghisti, 7 dell’Idv, 6 del Gruppo Misto, 5 dell’Udc, Svp e Autonomie, 2 di Coesione nazionale e uno non specificato. Che si “giocano”, infatti, non solo la loro indennità (così si definisce lo “stipendio” di un parlamentare), che per un deputato equivale a 11.703,64 euro lordi e per un senatore a 12.005,95 (al netto 5.486,58 euro per un deputato e 5.613,63 per un senatore), ma anche la possibilità di avere una pensione. Da sottolineare che questa è la prima legislatura in cui le matricole del Parlamento non arrivano alla pensione, se le Camere si sciolgono anzitempo. Prima, infatti, bastavano 2 anni e mezzo (e le pensioni erano anche più alte). A stabilirlo sono stati i nuovi Regolamenti emanati nel luglio 2007 (durante il governo Prodi), che prevedono che per avere la pensione bisogna aver fatto almeno 5 anni di effettivo mandato e aver compiuto 65 anni. Per ogni anno in più di mandato, diminuisce di un anno l’accesso alla pensione. Oggi, dunque, il vitalizio minimo corrisponde al 20 per cento dell’indennità lorda: quindi 2340,73 euro per i deputati e 2401,1 per i senatori.

mercoledì 22 giugno 2011
Il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino
Il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino
La denuncia choc del senatore Ichino: esiste un'incredibile rendita mai revocata in favore di dipendenti da gruppi parlamentarti ora estinti e non assorbite dai gruppi. Morale, c'è chi viene retribuito per restarsene a casa


A proposito di sperperi e privilegi della Casta, delle volte di pensa di avere toccato il fondo. Sbagliato. Al peggio non c'è mai limite quando si tratta di Lorsignori. L'ultimo scoperta arriva da una denuncia fatta a Palazzo Madama dal senatore Pietro Ichino. Leggere per credere: ci sono dipendenti pagati per non andare mai a lavorare.La denuncia fatta da Ichino in aula riguarda, come è scritto sul suo sito, «un'incredibile rendita istituita in passato (e mai revocata) dal Senato a favore di alcune decine di persone già dipendenti da gruppi parlamentarti ora estinti e non assorbite dai gruppi». E poi parlano di risparmi da fare per risanare il bilancio e abbattere il debito pubblico. Da anni, destra e sinistra si producono in un coro di lamentazioni contro gli sperperi promettendo misure virtuose. Anche questa vicenda dimostra però, ce ne fosse ancora bisogno, come i nostri parlamentari stiano pensando ad altro.
I gruppi parlamentari non sono infatti per loro una terra ignota. Deputati e senatori lavorano ogni giorno a contatto con il personale di queste strutture. E la vicenda denunciata dal senatore Ichino non spunta dal nulla. La sistemazione di questi dipendenti, la collocazione negli uffici di questo o quel partito è materia di continua discussione ai vertici dei gruppi parlamentari e nelle riunioni dei capigruppo.


Palazzo Madama mette a disposizione un intero aereo per tutti i parlamentari che desiderano partecipare alle esequie di un senatore amico di Berlusconi appena defunto. A spese dei contribuenti, è ovvio

Tagliare le spese, rinunciare ai privilegi. All'assemblea di Confartigianato, martedì mattina, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non le ha mandate a dire. E, senza tanti giri di parole, ha aggiunto che anche la riforma fiscale si può fare, ma « è fondamentale che la classe politica dia l'esempio».


E già, perché nonostante le promesse di ridimensionamenti e misure draconiane per contribuire a rimettere in sesto i conti dello Stato, la Casta ha fatto poco o niente per ridursi indennità, rimborsi spese, diarie e altre ricche prebende. Per questo e per mandare forse un messaggio anche a chi in questi giorni nella sua maggioranza, Berlusconi e Lega in testa, lo invita ad aprire i cordoni della borsa, il ministro ha sottolineato con forza che ci sono costi della politica che vanno ridotti. 

Multe_poliziaMunicipale

A Firenze, i vigili hanno multato le auto dei poliziotti, parcheggiate fuori posto in prossimità della questura. Appare strano che non abbiano sufficienti posti riservati che di solito non mancano... comunque, di fatto sono stati multati dai colleghi della Municipale... un sindacato di Polizia, è INSORTO. "Gli agenti che vanno a lavoro non possono pagare 39euro di multa" ... Allora deve essere permesso loro di parcheggiare dove vogliono??? Le leggi per loro non valgono??? CON QUALE FACCIA, CHI DOVREBBE DARE L'ESEMPIO, LITIGA SE GLI IMPONGONO DI RISPETTARE LE LEGGI COME TUTTI? Se sono stati multati, ed i veicoli erano fuori dagli spazi, possiamo dedurre che causavano intralcio, o comunque un potenziale pericolo per la circolazione.. no? Avrebbero potuto chiedere nuovi posti auto, una richiesta legittima e più che lecita, qualora non ce ne siano a sufficienza: (che appare strano) MA NON CHIEDERE, PRATICAMENTE, DI POTER PARCHEGGIARE OVUNQUE... una richiesta, che sembra un vero atto di arroganza...


Ecco l'articolo:

Continua la singolare querelle tra ''compagni di divisa". Da una parte i vigili urbani di Firenze, dall'altra la Polizia di Stato. Oggetto del contendere: le multe per divieto di sosta.

AGENTI IN "DIVIETO DI SOSTA". La polizia municipale continua infatti con la sua politica di tolleranza zero contro gli sgarri, soprattutto quando si parla di parcheggio. E così anche questa mattina una pioggia di foglietti rosa è arrivata sulle auto dei poliziotti parcheggiate fuori dagli spazi riservati, vicino alla Questura di Firenze, comprese quelle che esponevano il tagliando della polizia. Tra i veicoli pizzicati anche un'auto di servizio della digos.

POLEMICHE. Multe da 39 euro ciascuna, che però non vanno giù al sindacato dei poliziotti, il Siulp. "Nonostante gli impegni che il questore riferisce aver assunto con l'amministrazione comunale, anche stamani la polizia municipale si è recata nella prossimità della questura per multare i veicoli parcheggiati", racconta Riccaro Ficozzi, segretario provinciale del sindacato.
Meno tasse
Una cifra mostruosa: dieci miliardi di euro. È quello che dovremo pagare in più dall'anno prossimo. Grazie alle addizionali locali all'Irpef previste dalle legge sul federalismo. Voluta dalla Lega e fatta propria dal Pdl.
Il numero segreto del federalismo è 10 miliardi di euro. È questo il conto che i cittadini onesti, quelli che pagano le imposte sui redditi, potrebbero ritrovarsi a saldare per garantire quel principio di autonomia delle comunità locali che sta alla base della riforma più importante del governo in carica.
Qui non si tratta di tasse e imposte che già si pagano a Roma e che, con la rivoluzione architettata dai ministri Roberto Calderoli e Giulio Tremonti, verranno almeno in parte dirottate su città, Province e Regioni. I 10 miliardi sono una cosa diversa. Sono il prezzo della libertà. Sono i quattrini che i sindaci e i presidenti delle Regioni potranno chiedere in più alle persone che abitano nei loro municipi, nei loro territori. Per questo si chiamano “addizionali”: sono maggiorazioni che Comuni e Regioni possono introdurre sull'Irpef, l'imposta sui redditi.

Il dolore è il sintomo più comune della malattia che segnala il rischio di perdita dell’integrità psicofisica.
Se questo è vero nelle malattie acute non lo è nelle patologie croniche, quando il dolore perde la sua funzione di “sentinella “
e diventa esso stesso “malattia”, causa di sofferenze inutili e umilianti.Ogni anno nel nostro Paese muoiono di cancro oltre 150 mila persone e più del 70% di questi cittadini soffre dolori insopportabili e atroci per la mancanza di cure palliative adeguate. Per “cure palliative” l’Organizzazione Mondiale della Sanità intende quelle terapie che si applicano a pazienti colpiti da una malattia che non risponde più postivamente a trattamenti specifici e la cui diretta conseguenza è la morte: l’obiettivo è il controllo del dolore, tale da permettere di vivere gli ultimi istanti dell’esistenza in modo dignitoso. Per i pazienti e le loro famiglie.L’Italia è all’ultimo posto in Europa nel campo delle cure palliative;Mario Bosco,ricercatore dell'Istituto di anestesia e rianimazione dell'Università Cattolica di Roma dichiara:"Nel nostro paese esiste ancora una forte ostilità all'impiego di oppiacei nella terapia del cancro. In tutti i paesi occidentali più evoluti l'impiego di morfina nel dolore neoplastico è considerato tra gli indici di civiltà. Qui invece abbiamo grossissimi problemi, i medici hanno enormi resistenze. Il medico di base dovrebbe svolgere il ruolo di informatore del paziente riguardo alle possibilità di assistenza domicialere, cure palliative e terapia del dolore. Ma in effetti non lo fa. Più in generale, in Italia c'è un atteggiamento diffuso di paura nei confronti della morfina, considerata quasi come rimedio eroico che sottolinea l'ineluttabilità della situazione. Noi abbiamo una concezione ancora molto fatalistica del dolore".Tale linea di pensiero pare largamente condivisa dalla chiesa cattolica visto che nel 2009 papa Ratzinger durante il suo viaggio in Africa dichiarava "soffrire con i sofferenti",non evitare, piuttosto, sofferenze indicibili e ingiustificate,una vera e propria sindrome sadomaso , dell’estetica delle ulcerazioni mistiche delle stimmate, delle piaghe autoinferte col cilicio, della mortificazione della carne.




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Tepco
Operazione sospesa dalla Tepco a causa dei liquidi più nocivi del previsto. L'Agenzia internazionale per l'energia atomica: “Sicurezza insufficiente”. Ma Tokyo pensa di riattivare alcuni reattori del Paese. Mentre un nuovo sisma di magnitudo 5.9 della scala Richter si è registrato nella stessa zona del terremoto dello scorso marzo
A più di tre mesi dal disastro, non è ancora rientrato l’allarme nella centrale nucleare giapponese di Fukushima. La Tepco, gestore dell’impianto, ha annunciato di aver sospeso le operazioni di bonifica e pulizia dai liquidi contaminati appena poche ore dopo l’inizio dell’operazione. L’acqua accumulata nello scantinato dell’edificio che ospita il reattore tre era troppo radioattiva, più di quanto ci si aspettasse.

web_contropotereLe ultime settimane sono state intense per la Rete. Molte le notizie e le analisi relative alla sua completa maturità in quanto medium, dopo una rapida e fulgente adolescenza. La notizia che il blog dell'«Huffington Post» aveva superato il «New York Times» nei contatti giornalieri è stato ritenuta la data di ingresso alla sua maggiore età, dimenticando, però, che il sito fondato dalla giornalista statunitense Arianna Huffington altro non è che la versione digitale del più classico che più classico non si può giornale di carta. Dietro la retorica sulla maturità della Rete c'è però un grumo di verità difficile da ignorare. Nella contemporanea e pervasiva rappresentazione mediatica della realtà, che fa scrivere alla popstar della filosofia Slavoj Zizek che i media non fanno altro che desertificare il reale, la Rete ha l'indubbia capacità di consentire la sottrazione al potere performativo dei media. Se poi l'attenzione si concentra sulle vicende italiane, la perdita di credibilità e di legittimità dei media tradizionali è vieppiù evidente. E a restare stupiti sono soprattutto i giornalisti, che poco candidamente ammettono che l'informazione sulle recenti elezioni amministrative e sui referendum ha avuto nei social network e nella blogsfera i canali privilegiati, mettendo così in scacco network televisivi e carta stampata.
Un blog all'indiceSul rapporto tra Rete, media, opinione pubblica e movimenti sociali occorre tuttavia citare altre vicende che rendono questa matassa più imbrigliata di quanto sembra. Il primo caso riguarda la vicenda del sito A Gay Girl in Damascus. La storia è nota. Una ragazza siriana che non nasconde di essere lesbica e che «posta» testi antiregime, facendo diventare il sito una delle fonti di riferimento per i giornalisti inglesi e statunitensi che vogliono capire cosa accade nelle strade di Damasco. Poi arriva la notizia: Amina Abdallah Arraf al Omari, questo il nome della ragazza, è stata forse arrestata dalle forze di sicurezza del suo paese. Tam-tam nella Rete; iniziano le forme di mobilitazione a suo favore, fino a quando un giornalista statunitense, Andy Carvin, avanza il dubbio che A Gay Girl in Damascus sia un'entità fittizia.

cieSiamo di fronte all'ennesima proposta demagogica del Governo, che invece di affrontare il fenomeno migratorio nella sua complessità si limita a provvedimenti punitivi e criminalizzanti. Provvedimenti che, peraltro, non hanno mai inciso sul numero di cittadini stranieri che annualmente entrano in Italia.
Vale la pena di rammentare che dal 1998, quando il periodo massimo di trattenimento previsto era di 40 giorni, si arriverebbe a ben un anno e mezzo con triplicazione degli attuali sei mesi.
Tuttavia, in questi tredici anni l'andamento statistico degli arrivi in Italia è rimasto tutto sommato costante e - sottolineo - del tutto indifferente rispetto all'aggravarsi in senso securitario delle politiche italiane. A conferma, peraltro, della tesi storica di Saskia Sassen, secondo cui le politiche di accoglienza negativa di un Paese, almeno dalla rivoluzione industriale a i giorni nostri, non hanno mai inciso significativamente sul numero di immigrati e rifugiati nel paese stesso.
Cioè a dire che le esigenze di mobilità degli individui non dipendono né vengono influenzate dalla normativa che troveranno nel paese in cui hanno deciso di migrare.
“.

All’assemblea federale che doveva decidere che fine far fare a circa 20 milioni di euro di attivoche può vantare il bilancio del partito della Margherita (sovvenzionato fino al 2011 del rimborso elettorale che ancora riceve per aver partecipato alle elezioni politiche del 2006), si sono presentati in pochi. Sui circa 400 eletti dell’assemblea federale, l’organo statutario che la Margherita si dette nell’ultimo congresso per decidere proprio su beni e proprietà del partito che sarebbe poi confluito nel Pd sciogliendosi, alle quattro del pomeriggio se ne contavano quattro. C’era l’ex numero uno Francesco Rutelli, oggi transitato all’Api, il tesoriere Luigi Lusi, senatore democratico come il presidente dell’assemblea Enzo Bianco, anche lui presente. Con loro c’era anche Luciano Neri, responsabile della Circoscrizione Esteri della Margherita e oggi componente del coordinamento della Circoscrizione estero del Pd che ha posto una mozione in cui si propone esplicitamente di destinare il 50% del “tesoretto” residuo ai terremotati de l’Aquila. E l’altra metà sia ripartita tra associazioni attive nella protezione sociale e sanitaria e nella difesa dei diritti umani. “Tra queste – spiega – abbiamo indicato Msf, Emergency, Caritas, Fondazione Don Di Liegro, Amnesty International ed altri soggetti che dovrebbero essere indicati da una commissione appositamente nominata dall’assemblea”.
Che il tema di che fine far fare ai soldi della Margherita non sia questione da risolvere in poche battute, lo testimoniano i due rinvii che l’assemblea federale presieduta da Bianco ha avuto nella giornata di ieri. Prima dalle nove e mezza alle 14, poi dalle 14 alle 21.


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