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sabato 23 aprile 2011
Renato Montagnolo, di Prato, su Facebook: (questo il suo profilo) “In alto i calici per l’ultimo imperatore d’Europa

’20 aprile 1889-20 aprile 2011: in alto i calici per l’ultimo Imperatore d’Europa’: cosi’, come riportano oggi Nazione e Tirreno di Prato, il giovane consigliere della circoscrizione Ovest di Prato eletto nelle file del Pdl, Renato Montagnolo, 21 anni, anche esponente di Casapound, ha ricordato il compleanno di Adolf Hitler sul proprio profilo Facebook.

Oltre a suscitare stupore tra i suoi stessi amici di Facebook, riporta la Nazione, le affermazioni di Montagnolo hanno provocato la dura condanna da parte del Pdl di Prato: ‘Chi inneggia a Hitler non puo’ trovare cittadinanza in nessuna societa’ civile, tantomeno nel Pdl – ha dichiarato al giornale il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni – Le disgustose e farneticanti frasi che Montagnolo ha scritto su Facebook lo rendono incompatibile con gli ideali del Pdl’ a cui il giovane ‘non risulta iscritto. Ovviamente – conclude Mazzoni – Montagnolo verra’ subito cacciato dal gruppo circoscrizionale del Pdl’.

fonte



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Aduc ha predisposto un elenco di consigli per i turisti che si affidano alle agenzie:

* Leggere attentamente il depliant: oltre alla pubblicita' ci devono essere scritte le condizioni generali del contratto. Se non ci sono, eliminate quel tour operator o agenzia di viaggi.
* Farsi rilasciare copia del contratto con timbro e firma. Se l'agenzia vuole rilasciare solo la ricevuta della caparra, non firmate il contratto.
* L'anticipo o caparra non puo' superare il 25% del prezzo totale. Se vi chiedono di piu' lasciate stare. Il saldo va effettuato 30 giorni prima della partenza, non prima. Nei casi invece in cui sia inadempiente il tour operator, il consumatore puo' recedere e pretendere il doppio della cifra.
* Controllare le ipotesi di aumenti previste dal contratto o dal depliant (variazioni del costo di trasporto, delle tasse aeroportuali e del cambio). Se non sono scritte, diffidate. In ogni caso gli aumenti non possono superare il 10% del valore del viaggio.


In Spagna, tra il 10 e il 40% delle coppie si disinteressa degli embrioni congelati che conservano dopo che hanno praticato una fecondazione in vitro. Solo in Catalogna, l'unica comunidad con un registro, ce ne sono piu' di 61.000 congelati, il 23% dei quali (14.000) da piu' di cinque anni, secondo i dati del Sistema de Información sobre Reproducción Asistida de Cataluña (FIVCAT.NET). E il numero continua a crescere. Nel 2001 erano quattro volte meno.
In questi casi la legge sulla riproduzione stabilisce che i comitati clinici debbano decidere cosa fare. La realta' e' che non lo fanno, col risultato che molti centri accumulano embrioni senza uno scopo e senza un limite temporale. Questi ovuli fecondati sono quelli avanzati dai processi di fecondazione in vitro, e debbono restare congelati nel caso in cui la coppia voglia avere altri bimbi e non e' previsto nulla in caso contrario. La legge indica che la coppia debba specificare cosa intende fare con essi: conservarli, donarli alla ricerca, per l'adozione o che si distruggano. Quando, dopo due tentativi di comunicazione in un periodo di cinque anni, la coppia non ha dato segnali di vita, si considera che se ne disinteressa. Di conseguenza, i comitati clinici degli ospedali e dei centri li custodiscono loro e sono responsabili del loro destino.
Ma in pratica non decidono nulla. “Per noi e' un problema. E non decidiamo per diversi motivi. Soprattutto perche' non siamo sicuri che la coppia non si faccia nuovamente viva”. Dice Alfonso de Lafuente, presidente del gruppo di etica e buone pratiche della Sociedad Española de Fertilidad e direttore medico dell'Istituto europeo di Fertilita'. “Non siamo ancora saturi, ma ben presto lo saremo. Al momento non facciamo che comprare contenitori di azoto liquido”, dice Joaquim Calaf, direttore del programma di riproduzione assistita della Fundación Puigvert di Barcelona. “Sara' un problema" – dice José Antonio Castilla, responsabile del laboratorio di embriologia dell'ospedale Virgen de las Nieves di Granada. "Tra una decina d'anni avremo duplicato gli embrioni congelati. Con l'aumento della domanda e il miglioramento della tecnica, la previsione e' che in due anni triplicheranno”.



Ebbene sì, siamo arrivati alle Crociate! Nei giorni scorsi ad Avignone c’è stata una sollevazione di cattolici contro un’opera d’arte di Andres Serrano intitolata “piss Christ“, poi presa a martellate, mentre due fotografie in cui comparivano le mani di una suora sono state distrutte da qualche maniaco di passaggio. Dopo questi episodi, il ministro della cultura francese, Frédéric Mitterand, ha dichiarato  che «siamo in presenza della violazione di un diritto fondamentale, quello della libertà di espressione».
Ora la polemica infuria anche sul povero Nanni Moretti che nemmeno a una settimana dall’uscita del suo film Habemus Papam si trova coinvolto in una serie di critiche negative da parte di elementi della più radicale e oscurantista delle fazioni cattoliche. Il noto sito Pontifex, in odore di “crociata”, ha depositato una  denuncia alla questura di Bari che  riguarda la violazione dell’articolo 278 del codice penale: «Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni», collegato all’articolo 8 dei Patti Lateranensi che estende tale tutela anche al Papa. A seguire i  Papaboys, che definiscono il film «deludente, grottesco e offensivo»: «farlo uscire in prossimità della Pasqua è un’offesa al Cristianesimo».


Facendo astrazione dalla situazione politica italiana e guardando alla stampa estera, il sistema di mercato così com’è stato codificato nel mondo occidentale sembra di fronte a un bivio. Da un lato, la crisi economica annunciata negli Stati Uniti nel 2007 con lo scoppio della bolla immobiliare (e finanziaria), divenuta crisi produttiva e mondiale in seguito al crollo di Lehman Brothers nel 2008 sembra essere molto lontana da una soluzione.
Dall’altro, il disastro ambientale di Fukushima con il pericolo della contaminazione nucleare, temibile conseguenza del terremoto e dello tsunami che hanno di recente colpito il Giappone, ha portato al centro del dibattito mondiale l’energia pulita e la sostenibilità ambientale dello sviluppo. In mezzo a queste due crisi sta il consumo tirato da una parte e dall’altra come un elastico da allungare senza fine.
Infatti, sembra essere opinione comune che il rilancio dei consumi sia la premessa fondamentale per superare la crisi economica, ma sono quegli stessi consumi che per essere soddisfatti richiedono l’utilizzo sempre maggiore di materie prime e energia: stretti in questa morsa come si può guardare al futuro? Serge Latouche, economista e filosofo francese, a tutti gli effetti un opinion leader dell’altro mondo possibile, nel suo ultimo libro "Come si esce dalla società dei consumi - Corsi e percorsi della decrescita"  sostiene che non esiste crescita economica compatibile con la sopravvivenza del pianeta. La sua soluzione si chiama decrescita, o meglio a-crescita. La decrescita non è una teoria ma una matrice di possibilità per uscire dal circolo vizioso della crescita e del sovra-consumo.
La fortuna di questa espressione nel recente dibattito sulle sorti del nostro pianeta è in parte dovuta ad un’operazione di semplificazione di questioni economiche in genere incomprensibili per i non addetti ai lavori, pratica questa che gli ha attirato più di una critica.
L’analisi di Latouche, che s’ispira, tra gli altri, anche ai rapporti del Club di Roma e al subcomandante Marcos, parte da un presupposto condiviso da molti oggi: “La società dei consumi di massa globalizzata è arrivata in fondo al vicolo cieco. E’ una società che ha la sua base - anzi la sua essenza - nella crescita senza limiti, mentre i dati fisici, geologici e biologici le impediscono di proseguire su quella strada, data la finitezza del pianeta”.

Negli ultimi 10 anni i prezzi delle case sono aumentati del 50% con punte del 100% nei grandi centri urbani mentre i canoni di affitto sono cresciuti mediamente del 130% con punte del 145% nei grandi centri urbani: è quanto si legge in uno studio della Cgil presentato in Corso d'Italia nell'iniziativa "Bisogni abitativi e housing sociale". Negli ultimi 10 anni si legge nello studio "l'innalzamento dei prezzi di vendita e dei canoni d'affitto delle abitazioni è stato ampio è di gran lunga superiore alla crescita dei redditi delle famiglie".

I canoni dei contratti d'affitto rinnovati sono infatti cresciuti tra il 2000 e il 2010 mediamente del 130% con punte del 145% nei grandi centri abitativi. In una situazione di generale difficoltà economica per le famiglie" prosegue lo studio, le spese per l'abitazione costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare con quasi 2,5 milioni di famiglie (il 10% del totale) in condizione di "serio disagio" nel pagare queste spese che pesano nei fatti per oltre il 40% sul reddito. In particolare si trovano in difficoltà le famiglie in affitto (31%), quelle con i redditi più bassi, inferiori a 15 mila euro (27%) e di famiglie monogenitori con figli minori (26%).


Rapporto del Copasir: ogni anno un milione di persone vittime della tratta di esseri umani. Gli sbarchi sono un business per le organizzazioni criminali, secondo solo a quello della droga



L'allarme lo lancia Francesco Rutelli, leader Api: «Stiamo guardando ai barconi, ma sottovalutiamo il problema dei problemi». Gli sbarchi sono soprattutto «un business che per le organizzazioni criminali è secondo solo a quello della droga», spiega l'ex presidente del Copasir, annunciando una mozione del Nuovo Polo al Senato. «Il governo deve essere disponibile ad assumere la leadership di un'operazione umanitaria su vasta scala» e deve impegnarsi «per ottenere l'attivazione di una operazione di polizia internazionale», spiega. Su questo sì, l'Europa ci potrebbe appoggiare, assicura Rutelli che cita una relazione del Copasir del 2009, ancora inedita. Secondo la quale sono circa un milione gli esseri umani «trafficati» ogni anno nel mondo, 500 mila solo in Europa. E 12 milioni e 300 mila le persone sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale. L'80% è costituito da donne e ragazze, in più del 50% dei casi minorenni. Ecco la relazione, assieme ad alcune cifre sugli sviluppi recenti della crisi che rendono ormai superata e inattendibile ogni analisi e previsione. Basti pensare che il prezzo medio di un «biglietto» per Lampedusa, arrivato già a 1.200-1.400 euro a persona, si è impennato fino a circa 4.000 euro in queste settimane, periodo in cui si stima che i trafficanti abbiano guadagnato circa 26 milioni di euro. A fronte di uno stipendio medio dei poliziotti tunisini di circa 600. Secondo la Croce Rossa internazionale il conflitto libico ha spostato al confine con la Tunisia almeno 700 mila persone. E il governo Gheddafi ha liberato circa 15 mila profughi ristretti nei campi libici. 

Ormai tutti sanno che il fumo uccide, quindi nessun alibi. Così il tribunale civile di Roma respinge la richiesta di risarcimento collettivo intentata dal Codacons contro Bat Italia a favore di 3,5 milioni di fumatori, respingendo anche la tesi che gli additivi creino dipendenza. L'associazione dei consumatori: "Una follia, ricorreremo in appello"

Danni da fumo, gli amanti delle "bionde" non hanno diritto ad alcun risarcimento. Lo ha stabilito il Tribunale di Roma, bocciando la prima class action italiana sul fumo, intentata dal Codacons a favore degli oltre tre milioni di fumatori italiani schiavi delle sigarette del gruppo Bat Italia. Chi fuma sa cosa rischia, è in estrema sintesi la riflessione che ha portato il giudice a dichiarare inammissibile la richiesta di indennizzo. E non ci sono alibi. "Il fumo uccide", lo ripetono da sempre i medici, oggi lo ricordano tutti i pacchetti di sigarette, su cui è stampigliato il monito. Cosciente del pericolo di morte, secondo il tribunale, nessuno può essere 'schiavizzato' dalle bionde al punto da non poter decidere di smettere di fumare. Quindi, niente risarcimenti.

Le riflessioni del giudice italiano divergono completamente da quelle degli omologhi americani, che hanno premiato le class action promosse da fumatori ammalitisi di cancro, condannando multinazionali del tabacco quali Philip Morris e Reynolds a pagare indennità da miliardi di dollari, non solo per rimborsare ai pazienti i costi delle cure e i danni morali. Secondo il giudice Usa, punire i produttori di sigarette serve a disincentivare il loro utilizzo di pubblicità ingannevole, la promozione del fumo tra i minorenni, l'aggiunta di additivi che creano tossicodipendenza.




Il CADTMil Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo, fondato in Belgio il 15 marzo 1990, è una organizzazione internazionale costituita da membri e comitati locali con sede in   Europa, Africa, America Latina e Asia. Agisce in coordinazione con altre organizzazioni e movimenti che lottano per il medesimo obiettivo ( “Jubilé Sud” e altre campagne operanti per l’annullamento del debito e l’abbandono delle politiche di aggiustamenti strutturali). Il suo impegno principale: l’elaborazione di alternative radicali miranti al soddisfacimento universale di bisogni, di libertà e dei diritti umani fondamentali. 

La crisi scuote l’Unione Europea fino alle sue fondamenta. Per diversi paesi, il nodo scorsoio del debito pubblico li ha costretti e sono stati afferrati alla gola dai mercati finanziari.
Con la complicità attiva dei governi in carica, della Commissione europea, della Banca Centrale europea e del Fondo Monetario Internazionale, le istituzioni finanziarie all’origine della crisi si stanno arricchendo e speculano sui debiti dello Stato.
Il padronato approfitta della situazione per lanciare un’offensiva brutale contro tutta una serie di diritti economici e sociali della maggioranza della popolazione.
La riduzione dei disavanzi pubblici deve essere necessariamente attuata, però non riducendo la spesa pubblica sociale, ma attraverso maggiori entrate fiscali, combattendo la grande evasione fiscale e tassando maggiormente i capitali, le transizioni finanziarie, i patrimoni e le rendite dei grandi benestanti.
Inoltre, per ridurre il déficit, bisogna ridurre radicalmente le spese per gli armamenti, e tutte quelle altre spese socialmente inutili e pericolose per l’ambiente. Nel contempo, è indispensabile aumentare la spesa sociale, in particolare per compensare gli effetti della depressione economica. Ma al di là di tutto ciò, bisogna considerare questa crisi come una possibilità di rompere con la logica capitalista e di realizzare un cambiamento radicale della società.
La nuova logica da costruire deve rompere con il produttivismo, incorporare la distribuzione di servizi ecologici, sradicare le differenti forme di oppressione (razziale, patriarcale, ecc.) e promuovere i beni comuni.
Per questo, bisogna costruire un fronte anticrisi, tanto su scala europea che locale, in modo da riunire le energie per creare un rapporto di forza favorevole alla messa in attuazione di soluzioni radicali centrate sulla giustizia sociale e ambientale.

Avete presente il trucco usato dai gestori d’inceneritori, acciaierie, cementifici ed impianti sui generis, per aggirare i limiti di legge concernenti le emissioni inquinanti? Costruiscono camini più alti e più grandi, per aumentare la quantità di aria presente nei fumi, facendo si che le sostanze nocive pur rimanendo inalterate nella quantità e pericolosità si distribuiscano su un’area più vasta e risultino percentualmente più diluite, rientrando così nei limiti come per incanto, nonostante continuino ad ammazzare la gente come e più di prima.

Qualcosa di molto simile accade anche nell'informazione generalista (che è poi l’unica ad incidere realmente sull’opinione pubblica) dove le emissioni inquinanti sono costituite dalle notizie che dovrebbero preoccuparci ed i camini più alti somigliano da vicino al marasma di spazzatura mediatica all’interno del quale esse affogano dopo una breve agonia.
Nel corso dell’ultimo mese è accaduto praticamente di tutto, dalla tragedia di Fukushima  alla guerra imperialista in terra di Libia, passando attraverso l’efferato assassinio di Vittorio Arrigoni, gli sbarchi di massa dei profughi tunisini ed il continuo acuirsi della crisi economica di cui non s’intravvede la fine, probabilmente perché connaturata nel decesso definitivo del modello di sviluppo al quale siamo aggrappati. Solo per citare gli avvenimenti più eclatanti fra quelli che meritano attenzione......

Tutti accadimenti di grossa rilevanza, perché in grado di condizionare il nostro presente ed il nostro futuro, la nostra salute e quella dei figli che abbiamo o che verranno. La possibilità di vivere in pace almeno una parte dei giorni che ci restano, l’aspirazione a poter rimanere uomini liberi che portano avanti le proprie idee, senza venire ammazzati da una mano nascosta nell’ombra. La capacità di ricostruire una società dove la vita, il lavoro ed i rapporti umani siano elementi declinati in chiave di arricchimento, anziché rappresentare incubi all’interno dei quali lasciarsi vivere senza una prospettiva.


Clicca per ingrandireCinque settimane dopo il disastro giapponese, i rapporti suggeriscono il peggio, le condizioni non sono affatto migliorate. Si preannunciano gravi problemi regionali e globali nel prossimo fututo, oltre a tutto ciò che è già successo.
Il 16 aprile, AP titola, “Sale la radioattività nel mare nelle coste vicino alla centrale nucleare di Fukushima”:
“I livelli di radioattività sono aumentati notevolmente nell’acqua vicino a (Fukushima), da segnalare la possibilità di nuove fuoriuscite nocive dall’impianto, come ha annunciato sabato il governo.”
L’annuncio è stato seguito da una scossa di assestamento di magnitudo 5,9 facendo dondolare l’intero paese. Finora, nessun reportage riporta l’ammontare dei nuovi danni. Tuttavia, l’acqua del mare risulta positiva alla radioattività da iodio 131, con livelli 6500 volte al di sopra della norma, che fino a venerdì erano di 6 volte inferiori, il cesio-134 e 137 è aumentato di circa quattro volte. La Nuclear and Industrial Safety Agency (NISA) ha sollevato la preoccupante possibilità di nuove perdite, ammettendo che l’individuazione delle stesse è molto difficile. Tuttavia, gli scienziati dell’agenzia sostengono ancora che non vi siano pericoli per l’uomo o la vita marittima, nonostante numerosi esperti indipendenti avvertono dei pericoli delle radiazioni che si stanno diffondendo ormai a livello globale, si teme anche il plutonio, la sostanza nota più letale, un granello microscopico sufficiente a causare il cancro.
La giapponese Kyodo News ha riportato la stessa notizia, dicendo che le enormi quantità di acqua depositate nelle vasche di raffreddamento sono contaminate. Come risultato, il lavoro di messa in sicurezza viene ostacolato perché anche una breve esposizione è estremamente pericolosa.
Dalle carceri italiane la cronaca di un’altra “settimana santa”, che non è fatta di colombe e uova pasquali, di pranzi e celebrazioni liturgiche. Una settimana di “normalissima” disperazione, di tensioni e violenze, di suicidi, di decessi per droga e per malattia. Tre detenuti sono morti, uno per suicidio, uno per (probabile) overdose, il terzo per malattia. Altri tre hanno tentato di uccidersi, il primo tagliandosi la gola, altri due impiccandosi.
Nel solo mese di aprile sono morti 11 detenuti, di cui 5 suicidi, 2 per malattia e 4 per “cause da accertare”. Da inizio anno salgono a 50 i decessi nelle carceri italiane: 19 per suicidio, 21 per “cause naturali” e 10 per “cause da accertare”. La loro età media era di 35 anni, 15 erano stranieri e 35 italiani; 2 le donne: Loredana Berlingeri, di 44 anni, morta per “cause naturali” il 18 marzo nel carcere di Reggio Calabria ed Adriana Ambrosini, 24 anni, che si è impiccata lo scorso 3 aprile nell’Opg di Castiglione delle Stiviere (Mn).
Firenze, giovedì 21 aprile. Un detenuto nigeriano di 34 anni, W.D., si impicca con una maglietta alle sbarre della sua cella nel carcere di Sollicciano. Per mettere in atto l’intento suicida rientra dal cortile dei passeggi in anticipo rispetto ai compagni e pochi minuti gli sono sufficienti, quando lo trovano è già cadavere.
L’uomo era in custodia cautelare con l’accusa di detenzione di droga e di rissa. Era stato arrestato il 5 ottobre scorso assieme alla sua fidanzata e a 3 connazionali dalla Polizia, accorsa per la segnalazione di una rissa tra extracomunitari. Gli agenti trovano 4 nigeriani che si stanno picchiando e una donna, anch’essa nigeriana, che prende a testate un muro urlando a squarciagola. I poliziotti volendo chiarire l'accaduto interrogano la giovane, che ha solo 18 anni e che racconta di essere appena tornata da Amsterdam per incontrare il proprio ragazzo, uno di quelli coinvolti nella zuffa. Gli agenti insospettiti decidono di recarsi nelle abitazioni dei coinvolti nella lite, accompagnati dalla ragazza. Mentre effettuavano il controllo la giovane si accascia a terra accusando mal di pancia. Accompagnata d'urgenza all'Ospedale le vengono trovati in corpo 20 ovuli contenenti cocaina.

Il sindaco di MadridAlberto Ruiz-Gallardón, candidato dal Partito Popolare (PP) per un nuovo mandato, ha chiesto al suo partito di inserire nel programma una proposta di leggeche conceda all'Ayuntamiento (municipalità) il potere per sgomberare i senzatetto dalle strade, in nome della "sicurezza e del decoro pubblico'', sempre e quando ci siano le risorse assistenziali "sufficienti e gratuite".


Il sindaco ha voluto sottolineare che questo tipo di proposta non è funzionale alla campagna elettorale per le municipali, quanto alla necessità di avviare una riflessione profonda sull'argomento in vista delle elezioni politiche del 2012.
Il suo intervento è conseguente all'allarme lanciato dal presidente dell'Asociación de Comerciantes de Gran VíaFlorencio Delgado, che ha parlato di situazione"disastrosa", non riferendosi alla politica ma alle vittime di quest'ultima. Il sindaco, cavalcando i malumori, ha inoltre assicurato che Madrid dispone già di servizi a riguardo e che i senzatetto dormono per strada "per volontà non per necessità".


Le affermazioni del sindaco hanno sollevato un vespaio di polemiche in Spagna. Ángel Pérez, del partito Sinistra Unita (IU), ha subito risposto alla provocazione mossa dal candidato del PP, sostenendo che la questione dei mendicanti è "sociale", non "estetica", e che piuttosto che lottare per "toglierli dalle strade", bisogna investire per reinserirli socialmente attraverso "politiche di occupazione e formazione" e attraverso l'applicazione dei diritti fondamentali nei confronti delle persone che detengono il diritto di cittadinanza, ossia "tutti quelli che vivono in città".


Quattordici associazioni spagnole che si occupano di offrire aiuto ai senzatetto hanno denunciato congiuntamente la posizione espressa dal sindaco, che associa ai senzatetto concetti quali "delinquenza, sporcizia, violenza", ricordandogli che queste persone, abbandonate al loro destino, sono vittime della violenza e non viceversa e che non hanno scelto la loro condizione, al contrario, la subiscono. Ricordano inoltre che proibire a queste persone di vivere per strada va contro i diritti dei cittadini.


Ufficiali dei Marines spiegano al Washington Post come hanno 'conquistato i cuori e le menti' di una tribù afgana: "Non li convinci con i progetti e la buona volontà. Devi arrivare con due compagnie di Marines e iniziare ad ammazzare gente"

A volte capita che la cruda e brutale realtà della guerra emerga anche tra le righe di servizi giornalistici tutt'altro che pacifisti e antimilitaristi. E' il caso di un articolo pubblicato una settimana fa dal Washington Post, il più prestigioso organo della propaganda militare americana.
Come si capisce dal titolo del pezzo -'Progressi in tre distretti del sud dell'Afghanistan segnalano un cambiamento' - si tratta del solitoentusiastico quanto parziale resoconto dei progressi militari americani sul fronte afgano, con tanto di afgani felici di vedere i propri villaggi rasi al suolo dall'aviazione Usa o ingabbiati da muri in stile israeliano.
La fine dell'articolo, però, riserva un inatteso sprazzo di realismo. Si racconta della tribù pashtun degli Alikozai, che vive nell'alta valle di Sangin, nella provincia di Helmand: area mai sottratta al controllo dei talebani. Nel 2007 il governo afgano e i generali inglesi convincono gli anziani della tribù a scaricare i talebani, ma non li proteggono, così i ribelli sequestrano un vecchio capitribù, lo legano con una corda a un pick-up e lo trascinano via ad alta velocità, uccidendolo.

Il documento di economia e finanza appena approvato dal Consiglio dei ministri prevede in tre anni tagli per 13 miliardi al settore dell'istruzione. Il governo dice che i fondi verranno fuori da "minori spese", ma secondo opposizione e sindacati, la decisione si risolverà in un'altra riduzione dell'organico impiegato negli istituti


Ancora una volta sarà la scuola a fare sacrifici per sanare il deficit . Lo prevede il Documento di economia e finanza approvato qualche giorno fa dal consiglio dei ministri su proposta di Giulio Tremonti. In programma per il prossimo triennio tagli di spesa per 35 miliardi di euro (ma c’’è anche chi arriva a quantificare i costi fino a 39 miliardi), e di questi 13 peseranno sul sistema dell’istruzione.


Ma c’è di più. E’ in dirittura d’arrivo un’altra operazione chirurgica da 8 miliardi di euro che entro quest’anno porterà a un taglio di 135 mila posti degli organici degli operatori scolastici. Tremonti vuole risparmiare oltre 4 miliardi di euro all’anno (per i prossimi tre anni). Secondo il vicesegretario pd Enrico Letta ciò equivale a veri e propri tagli di organici. Interpretazione che il ministro Maria Stella Gelmini ha già respinto. Ma allora come si ricaverebbero questi fondi? “Non è ancora chiaro – commenta il sindacalista della Cgil scuola Pippo Frisone – ma se non sono tagli di organico, da qualche altra parte questi risparmi dovranno arrivare. E allora forse non resterà che intervenire sugli stipendi degli insegnanti, ribadendo il blocco degli aumenti di carriera”. Ipotesi peraltro che si starebbe già profilando.
Denunciano a Report gli sprechi della Croce Rossa. E l’ente li sospende.

Il provvedimento è stato preso nei confronti di Anna Montanile, ex funzionaria del settore vendite del patrimonio immobiliare dell'ente pubblico, che aveva rilasciato un'intervista al programma di Milena Gabanelli. Motivato dalla "rivelazione del segreto di ufficio". Due mesi di sospensione dallo stipendio, in pratica l'anticamera del licenziamento. E tocca anche al volontario Daniele Tosoni

Il lavoratore denuncia sprechi e malagestione? L’ente se la prende con lui invece di ringraziarlo. Questa volta la persona punita per aver rivelato le storture e il sistema di gestione patrimoniale di un ente pubblico ha il volto e il nome di una donna che lavora alla Croce Rossa Italiana: Anna Montanile. Una dei quasi 3mila dipendenti di Cri (1300 circa di ruolo, 1600 precari, militari esclusi).

da: "Il Fatto Quotidiano"



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L'edificio di Quarto Oggiaro è stato assegnato alla Guardia nazionale padana. Insorgono le associazioni di quartiere: "Non sapevamo niente della gara d'appalto". La verità è che il sindaco si deve guadagnare il sostegno del Carroccio nella difficile campagna elettorale in corso


Una scarna nota dell’ufficio stampa del Comune di Milano comunica che l’edificio di via Lessona 65, nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, è stato assegnato alla Guardia Nazionale Padana. È una ex scuola elementare, da anni inutilizzata. Chi scrive – passatemi per una volta un riferimento personale – nelle sue aule ha frequentato la quinta. “Il bando di gara per l’assegnazione dell’immobile si è tenuto lo scorso novembre”, ci informa la nota. “La destinazione si inserisce nell’ambito delle funzioni di protezione civile assegnate al Comune di Milano. L’Amministrazione ha sviluppato nel corso di questi ultimi anni numerose forme di collaborazione con soggetti pubblici e privati in grado di supportare le strutture comunali ed in particolare proprio la Protezione Civile. Lo stabile di via Amoretti, che si estende su circa 1000 metri quadrati, pur trovandosi in discrete condizioni necessita di una seria opera di manutenzione, si trova in una zona a rischio vandalismi e occupazioni abusive. Si è ritenuto che l’utilizzo dell’immobile da parte di un’associazione onlus quale la Guardia Nazionale Padana possa essere funzionale alle strategie di sviluppo sociale perseguite dall’amministrazione”.


Proviamo a interpretare il burocratese. Il Comune, dopo aver lasciato nell’abbandono l’edificio per anni, ora non ha i soldi per ristrutturarlo. Dunque lo affida a qualcuno che provvederà a sue spese, par di capire, salvando la ex scuola da vandalismi e possibili occupazioni abusive. Chi provvederà è la Guardia Nazionale Padana, accostata, non si capisce bene come, a non meglio precisate “funzioni di protezione civile”. Dovrà ristrutturare l’edificio, chissà con quali finanziamenti.

venerdì 22 aprile 2011

La manovra per aggiustare i conti pubblici va fatta: ma è dell'entità già stabilita con Bruxelles ed è «tra le più basse del mondo» (lo 0,5% annuo, quindi 15-16 miliardi in due anni). Si partirà non ora ma nel 2013 e 2014. Poi nel 2015 si avvia l'abbattimento del debito per il quale potrebbero essere usati anche gli immobili pubblici. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, replica a quanti ipotizzano una manovra assai più 'dolorosà che sfiora i 35 miliardi, cioè più del doppio di quanto sostiene il ministro.

Nota: a Tremonti, pur essendo responsabile di alcune scelte discutibili,  avendo in alcuni casi "tagliato ciò che doveva" e non aver "tagliato ciò che doveva", dobbiamo riconoscere di avere gestito i conti pubblici con rigore: mentre in passato, molti politici continuavano a spendere e spandere, per farsi pubblicità e acquistare consensi,Tremonti ha tenuto a freno alcuni membri del governo, questione che gli ha causato polemiche e antipatie interne. Ha ridotto notevolmente i fondi a disposizione degli enti locali, ma è altrettanto vero che in passato questi soldi venivano sperperati senza criterio. Dobbiamo considerare inoltre, che un ministro non può comunque, fare ciò che vuole: Tremonti, rispetto a tanti altri politici, si è sicuramente distinto, un pò come dire "il migliore tra i peggiori"....


Staff nocensura.



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IMAG0073La Regione ha temporaneamente bloccato la costruzione del terzo inceneritore di Milano ed A2A ha deciso di tornare all'attacco. Oggi in Regione si è svolto un convegno dal titolo "Termovalorizzatori: ma quanto inquinano? Uno studio sul campo"
Lo studio è stato commissionato da Federambiente (di cui ricordiamo fa parteAMSA) al laboratorio LEAP di cui fa parte invece A2A ed è stato coordinato da alcuni professori del politecnico di Milano. Bene, questa mattina ho visto una sfacciataggine allarmante, è stato sbandierato uno studio effettuato da un consorzio di cui fa parte A2A che lucra sull'inceneritore di Brescia ed è quindi evidentemente in conflitto d'interesse. Contrariamente alla normativa europea che obbliga a potenziare la raccolta differenziata e ad incentivare le fonti rinnovabili qui si commissionano studi sui termovalorizzatori, infischiandosene bellamente che la parola stessa "termovalorizzatore" è stata dichiarata fuorviante dall'Unione Europea perché i rifiuti non sono una fonte rinnovabile e quindi non è lecito incentivarne la combustione. In Italia l'energia prodotta dall'incenerimento dei rifiuti viene pagata quattro volte il costo di produzione. 
Ho sentito che non ci sono abbastanza studi sui danni causati da questi impianti mentre ce ne sono eccome a partire da quello di Elliot che è stato, come sappiamo tutti, falsificato in Italia fino a quelli dei medici dell'Isde.
Ho sentito che non c'era tempo per parlare degli effetti sanitari, infatti questo studio si limita a rilevare le concentrazioni di particelle ultrafini con molti limiti e senza indagarne gli effetti.
Le rilevazioni sono state fatte su impianti a regime e non ad esempio all'accensione ed allo spegnimento quando i livelli di diossine sono maggiori, inoltre, come da loro affermato, non è stata misurata la componente secondaria ovvero come si potrebbero combinare tra loro queste particelle una volta liberate in aria. 
Ho sentito paragonare particelle ultrafini prodotte dal legno a quelle ultra cariche di cloro e metalli pesanti prodotte dall'incenerimento di materiali derivati del petrolio come la plastica. 
"È sempre stato il mio sogno comprarmi un pezzo di paradiso. Non sapevo fosse così semplice. Anche se, come tutti i sogni, sarà di breve durata. Perché penso che dovrò restituirlo subito e svegliarmi"

E’ stata una sorpresa per Sara Sorbino, 32 anni di Città della Pieve, vedere che tutti la cercavano ieri, che si informavano sulle sue attività imprenditoriali, sui suoi precedenti, sulla sua vita e su come avesse fatto, da un piccolo centro della Valdichiana, ad accaparrarsi un’isola da sogno nel Parco della Maddalena, in Sardegna.

«Me lo chiedo anch’io e sono ancora incredula. A me piace girare per le aste giudiziarie - confessa Sara Sorbino, giovane madre e un passato da bancaria - navigare su Internet a caccia di occasioni particolari. Mi sono imbattuta nell’incanto dell’isola di Spargi, nel bel mezzo dell’arcipelago della Maddalena e ho fatto un’offerta. Ho rilanciato la base d’asta con 130 mila euro, pensando che ci fossero altri pretendenti. Invece non c’era nessuno».
Nei nove anni prima dell'unione monetaria la nostra economia si è sviluppata il doppio di quella mondiale. Dal 2002 la crescita si è dimezzata, casi come i consumi Negli ultimi nove anni della lira, l'Italia è cresciuta il doppio del resto del mondo. Nei nove anni successivi l'incremento del nostro Pil si è dimezzato, mentre quello degli altri è triplicato...

Nei nove anni che hanno preceduto l'adozione dell'euro l'economia italiana è cresciuta il doppio dell'economia mondiale. Nei nove anni successivi, dal primo gennaio 2002 alla fine del 2010, la crescita del pil italiano si è dimezzata rispetto al periodo precedente. E quella dell'economia (...) (...) mondiale è più che triplicata. Così l'Italia dell'euro arranca dietro il resto del mondo: la crescita degli ultimi nove anni è stata appena il 22% di quella dell'economia mondiale. il dato più clamoroso che dimostra come l'Italia costretta al cappio (come dice Paolo Savona) dell'Unione europea non abbia goduto poi di grandi vanta v .Anzi, gran parte degli indicatori economici indicano l'esatto opposto: il trattato di Maastricht non solo non è stato la panacea di tutti i mali, ma potrebbe averne creati proprio con la sua rigidità. Nei nove anni prima dell'euro la crescita dei consumi delle famiglie italiane è stata del 50,50%. Con l'adozione della moneta unica nei nove anni successivi quella crescita si è quasi dimezzata: 29,65%.

Le imprese italiane non sono più riuscite ad esportare come un tempo. Fra il 1993 e il 2001 l'export era cresciuto di 161 miliardi di euro in valore assoluto e del 91,27% in termini percentuali. Con l'euro i nove successivi mostrano una crescita dimezzata in valore assoluto (81,5 miliardi di euro) e crollata a livello percentuale (24,46%). II trattato di Maastricht ha stretto progressivamente le sue maglie sulla libertà delle politiche economiche dei singoli paesi. Impedendo di fatto lo sviluppo. Un dato più che eloquente è quello degli investimenti fissi lordi. Negli ultimi nove annidi adozione della 'fretta, gli investimenti sono cresciuti del 62,35% (in valore assoluto di 97,4 miliardi di euro). Nei primi nove anni dell'euro la crescita si è ridotta all' 11,22% (30,4 miliardi in valore assoluto). La grande frenata che l'euro ha imposto all'economia italiana si è riflessa anche sui dati del mercato del lavoro. Fra il 1993 e il 2001 gli occupati in Italia sono cresciuti di oltre un milione.

È ben noto che il dialogo è il mezzo più idoneo da utilizzare quando due interlocutori mostrano di avere visioni differenti. Parlare, scambiarsi le opinioni, conoscersi e infine capire le ragioni dell’altro, per venirsi incontro, trovare un accordo, a volte persino cambiare opinione, quando le tesi sostenute dalla controparte si siano dimostrate più solide e convincenti.
Così si fa tra persone mature, avvezze alla riflessione e sanamente “curiose” di apprendere nuove prospettive in grado di ampliare le proprie.
È in questa ottica che, stimolati dal molto parlare che si è fatto nei giorni scorsi, abbiamo voluto approfondire la conoscenza del professor De Mattei, esplorando – con i mezzi che la tecnologia mette a disposizione – quelli che sono i suoi interessi, i suoi ideali, i suoi principi ispiratori. Il breve viaggio nella rete e nella documentazione a nostra disposizione è risultato particolarmente istruttivo.
Percorso accademico. Innanzitutto, cominciamo col dire che il sito del Consiglio Nazionale di Ricerche (CNR), di cui De Mattei è vicepresidente, soffre, evidentemente, di qualche ritardo nelle operazioni di aggiornamento dei suoi contenuti. I media che si sono occupati della vicenda hanno spesso riportato che De Mattei è «titolare della Cattedra di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Cassino presso la quale attualmente insegna», e così è scritto in effetti nella biografia presente nel sito del CNR (verificabile qui, fino ad auspicabile aggiornamento). Peccato che così non è. Esplorando il sito dell’Università di Cassino e ricercando la voce “De Mattei”, si approda ad una pagina vuota. Incuriositi, abbiamo telefonato all’ateneo e appreso che in effetti il prof. De Mattei non insegna più presso quell’università dal 2008, anno in cui è passato alla cattedra di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università Europea di Roma. Quindi non entrambe le cattedre, ma solo la seconda è attualmente detenuta da De Mattei. La sua docenza presso l’Università Europea è nota, e debitamente riportata dai media e nella biografia. Ma quanti sanno cosa sia questo istituto universitario?

giornalisinistra e1303299836728 I veri problemi dellItalia, la parola ai lettoriDi fronte a Ruby e alle varie riforme della giustizia, i lettori di ddc si indignano. I problemi sono altri: il precariato, ma anche scuola e ricerca
Ruby, Berlusconi e processi vari. E poi le milizie regionali della Lega, il federalismo e la riforma della giustizia. Spesso i giornali dimenticano i veri problemi della gente, anche perché la politica sembra voler sempre cercare di spostare l'attenzione su questioni che poco hanno a che fare con l'interesse degli italiani. Diritto di Critica ha chiesto hai propri lettori di segnalarci le tematiche sulle quali vorrebbero che i giornali si soffermassero di più e che dovrebbero essereal centro dell'agenda politica.
In un periodo di crisi come questo i nostri lettori sono particolarmente sensibili alle questioni legate al mondo del lavoro ed in particolar modo con il precariato. Secondo il nostrosondaggio, tutt'ora in corso, il 45,5% vorrebbe che si trattassero di più queste tematiche. Bepo, Lilith, Elisa F., Roberta P., Simonetta F., Lilly P. sono solo alcuni dei lettori che vorrebbero che la politica risolvesse il precariato. “L'Italia e una repubblica fondata sul lavoro recita la Costituzione ma i disoccupati aumentano, il precariato ha stroncato le aspirazioni di una intera generazione e forse dell'intero Paese, la sicurezza nel lavoro è un optional e infatti gli incidenti aumentano a ritmo vertiginoso, il lavoro nero è una piaga in continua espansione”, scrive Simonetta F. Mentre Roberta P. accusa i politici di aver “distrutto completamente il lato umano che già poco era in voga nel mondo del lavoro. Ora non esiste nemmeno un contratto normale...”.

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