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sabato 13 agosto 2011
Riceviamo via-email, e volentieri pubblichiamo:
Gentili colleghi prego pubblicare il comunicato stampa seguente sulle vostre testate.
Con cordialità
Emanuele Menicocci
Il 2 Agosto come comitato acqua pubblica di Genzano abbiamo incontrato il sindaco Gabbarini.
Nella Riunione è stato richiesto un impegno per dare seguito alla mozione comunale votata ad unanimità nel Novembre scorso. Ovvero una pubblicazione periodica e certificata della qualità delle acque, la modifica dello statuto comunale per far sì che il Comune di Genzano riconosca l'acqua come un bene pubblico in nessuno modo privatizzabile e garantire alle fasce più deboli le tariffe sociali. Inoltre si è richiesto cosa intenderà fare l'amministrazione appena eletta per essere conseguente con l'esito referendario, ovvero in che modo nell'assemblea dell'ATO ci sarà l'impegno per arrivare ad una gestione pubblica svincolata da spa come Acea.
Il sindaco Gabbarini ha sostenuto che sarà sua premura arrivare entro Settembre alla modifica dello Statuto comunale e a fare in modo che i dati sulla qualità dell'acqua vengano periodicamente pubblicati sul sito del Comune, con le certificazioni di Asl e Arpa.
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Partiti TANTI, cambiamenti NESSUNO.
L'unica "alternativa" attualmente esistente al centrodestra di B. è questo centrosinistra, che pur non governando (se non per brevi, fallimentari periodi) ha già dimostrato chiaramente di non esser molto diverso dal centrodestra. E nelle amministrazioni locali che governa, non ha dato bella mostra di se.
Dopotutto, in un sistema come questo, appare ovvio... un partito che vuole ambire a vincere, un politico che vuole candidarsi alla guida del proprio movimento, o alla guida del paese, deve tenere buoni i "poteri forti"... che FINANZIANO, che controllano i mass media, posti di lavoro, e manipolano l'economia. Hanno le "mani lunghe", e proteggono i propri interessi, di fatto IMPEDISCONO LE RIFORME DI CUI CI SAREBBE TANTO BISOGNO...
I partiti politici vincono "sul filo di lana", non possono permettersi di scontentare nessuna categoria che possa fargli comodo...
Se una persona è onesta, "il sistema" la fa diventare disonesta: mazzette e regali di lusso, privilegi, incarichi di prestigio, la possibilità di sistemare parenti e amici... un "canto delle sirene" alla quale non riesce a resistere praticamente nessuno. Le misure che può intraprendere un governo, valgono MILIARDI di euro in molti ambiti; le lobby "hanno tanto da perdere" e "tanto da guadagnare" in base alle leggi, e ovviamente per guadagnare 10 sono disposti "a pagare 5", interessi immensi.
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Comune e Provincia raggiungono l'accordo per trasportare nei Paesi Bassi 248mila tonnellate di spazzatura. L'operazione durerà 24 mesi e dovrebbe partire a settembre, anche se bisogna ancora individuare l'impresa che caricherà i rifiuti sui cargo
Partono le navi verso l’estero. Cariche di monnezza. Dopo gli annunci arriva l’ok dell’Olanda, che accoglierà 248 mila tonnellate di rifiuti prodotti da Napoli e provincia. Una boccata di ossigeno per un sistema di gestione, quello campano, che manca di impianti intermedi, finali e di una raccolta differenziata a norma di legge (il 65% entro dicembre 2012). La giunta De Magistris, che ha promesso una raccolta differenziata al 70% in sei mesi dall’avvio del progetto, ha approvato una delibera che contiene i dettagli dell’operazione.
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venerdì 12 agosto 2011
La crisi dei rifiuti a Napoli è solo la punta dell’iceberg di un problema ben più grande: lo smaltimento della spazzatura. Si tratta di una grave questione che ci coinvolge direttamente: basta considerare che ciascuno di noi produce circa 540 kg di rifiuti ogni anno. Ridurre questa cifra deve diventare un imperativo non solo per evitare il ripetersi di situazioni dannose per la salute, ma – soprattutto – per salvare da noi stessi il mondo in cui viviamo e di cui siamo ospiti. James Lovelock, autore di diversi testi sull’ecologia, ha immaginato la Terra come un essere umano: il deteriorarsi di una sua parte può dare inizio ad una reazione a catena che finisce con l’annientarlo completamente. Quello che arriva dalla Campania è il suono di un potente campanello d’allarme: è necessario cambiare strada in fretta e il primo passo è ridurre quei 540 kg a 100. Ecco quindi dieci consigli rivolti non solo a voi lettori, ma anche a nostri amministratori, poiché solo collaborando si potranno ottenere dei risultati significativi.
1) Raccolta differenziata porta a porta
La raccolta differenziata non riduce il numero di rifiuti, ma ne aiuta lo smaltimento. Per renderla davvero efficace si dovrebbe risolvere la mancanza di apposite strutture nell’area circostante alla raccolta, causata dalla cosiddetta sindrome di Ninby ( not in my backyard - non nel mio giardino) che spinge le amministrazioni ad allontanare gli impianti o a trasportare all’estero la spazzatura emettendo cospicue quantità di gas serra. Per funzionare, un meccanismo del genere deve poter beneficiare di una serie di centri di riciclaggio posizionati strategicamente e nelle vicinanze. Oltre a ciò è necessaria la collaborazione di tutti. Solo raccogliendo i rifiuti porta a porta ed istituendo degli incentivi ad hoc per i cittadini si può infatti sperare di ottenere dei risultati apprezzabili.
La raccolta differenziata non riduce il numero di rifiuti, ma ne aiuta lo smaltimento. Per renderla davvero efficace si dovrebbe risolvere la mancanza di apposite strutture nell’area circostante alla raccolta, causata dalla cosiddetta sindrome di Ninby ( not in my backyard - non nel mio giardino) che spinge le amministrazioni ad allontanare gli impianti o a trasportare all’estero la spazzatura emettendo cospicue quantità di gas serra. Per funzionare, un meccanismo del genere deve poter beneficiare di una serie di centri di riciclaggio posizionati strategicamente e nelle vicinanze. Oltre a ciò è necessaria la collaborazione di tutti. Solo raccogliendo i rifiuti porta a porta ed istituendo degli incentivi ad hoc per i cittadini si può infatti sperare di ottenere dei risultati apprezzabili.
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L’ambiente è stato sottoposto ad un degrado ambientale. Il nostro sistema economico può essere paragonato a Pac-Man che divora tutto quello che vede fino a quando non finisce il gioco, solo che Pac-Man non produce la quantità di rifiuti che produce la nostra economia. Inoltre, non possiamo semplicemente resettare il tutto, il danno è già stato fatto. Dal business dell’agricoltura chimico industriale che distrugge il suolo, l’acqua e la fauna selvatica su larga scala, passando per l’eccessiva pesca oceanica, il disastro petrolifero del golfo del Messico, le scie chimiche, le miniere a cielo aperto,all’estrazione di gas naturali, alla tossicità dell’acqua e alle conseguenze che ne derivano, il nostro intero habitat sembra avere una urgente necessità di essere guarito se pensiamo di voler mantenerne la vita che lo permea. Gli ambientalisti seri dovrebbero svegliarsi dalla loro “scomoda” trance e realizzare che c’è molto di più da fare per salvare l’ecosistema che semplicemente ridurre la produzione di CO2.2 – RECORD DELL’ATTIVITA’ TETTONICA
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“Tra le diverse conseguenze della turbolenza che sta interessando i mercati finanziari abbiamo potuto rilevare una sensibilediscesa delle quotazioni del petrolio greggio che pur mantenendosi, dalla seconda metà di Giugno, sempre sotto i 100 dollari al barile (il WTI) ha sperimentato un lieve rialzo, a Luglio, per poi “piegare”,dall’inizio di Agosto, passando per i livelli di 95, 85, fino alla quotazione di questa mattina, di 75 USD/barile (per consegna a Settembre). Invece arrivano le denuncedelleassociazioni dei consumatori sulla solita e ben conosciuta pratica della doppia velocità in base alla direzione del prezzo del petrolio (aumenti subito incorporati e diminuzioni poco considerate), che, riunite nel CASPER (il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio) hanno già, e più volte,segnalato questa “speculazione” chiedendo indagini, affinché i consumatori e i turisti non siano danneggiati, come spesso accade, proprio la settimana prima del Ferragosto.”
Fonte: Milanoweb.com
Per spiegare meglio lo West Texas Intermediate (WTI), anche noto come Texas Light Sweet, è un tipo di petrolio prodotto in Texas e utilizzato come benchmark nel prezzo del petrolio, sul mercato dei futures del NYMEX.
Tanto per infierire la quotazione media oggi in Italia:
Quando dovrebbe essere, visto il calo, tra 1,280 – 1,355. Poi quando uno si “incazza” e dice cattive parole o ha cattivi pensieri i petrolieri si impermalosiscano.
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Le intercettazioni telefoniche da un articolo su Repubblica.it, di Giuseppe Caporale
Un altro imprenditore, Carlo Strassil, sarebbe stato intercettato dalla procura di Pescara mentre con “grasse risate” faceva il punto sulla ricostruzione post terremoto all’Aquila, nel 2009. Strassil – riferisce il quotidiano ‘la Repubblica’ – sarebbe ora indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta su un appalto pubblico da 600 mila euro relativo ai certificati di agibilita’ delle scuole dell’Aquila dopo il sisma.
Finito nel mirino degli inquirenti per la vicenda di un’opera pubblica fantasma in provincia di Pescara, Strassil, nell’estate del 2009, al telefono avrebbe assicurato suo interlocutore, ridendo, che all’Aquila “é un film” e che con la ricostruzione si procede “alla grande”. Nell’indagine, passata per competenza da Pescara all’Aquila, sarebbe indagato, per corruzione e abuso di ufficio, anche Gianni Giuglielmi, all’epoca provveditore delle opere pubbliche per Lazio, Sardegna e Abruzzo e ora – scrive sempre il quotidiano – provveditore per la Campania da pochi giorni nominato dalla presidenza del consiglio dei ministri commissario straordinario per il risanamento del fiume Sarno. Il nome di Guglielmi comparirebbe gia’, con l’ipotesi di abuso d’ufficio, nell’indagine per un presunto appalto gonfiato nel corso dei lavori della questura dell’Aquila, una ristrutturazione lievitata da tre a 18 milioni di euro.
Le risate al telefono
16 luglio 2009
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ROMA - ''Sono con i contestatori. La polizia dovrebbe dare una mano a risolvere i problemi, non mettersi a menare la gente e uccidere i ragazzi. Se c'e' questo casino, forse il perche' e' proprio nel comportamento delle forze dell'ordine''. Cosi' Valentino Rossi parla - in un'intervista su La Stampa - della guerriglia di Londra, aprendosi anche sul suo futuro sportivo che nel 2012 sara' ''in Ducati''.
A proposito del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, Valentino Rossi dice di ''saperne poco'' di politica, ma, a suo modo di vedere il premier ''ha fatto cose che, nella sua posizione, non doveva fare''.
A proposito dei rischi legati a Fukushima, Rossi afferma che potrebbe decidere di non andare a correre il Gp del Giappone se ''il rischio a Motegi e' reale''.
Il pluricampione del mondo ha anche avuto modo di parlare con Vasco Rossi: ''La storia dei farmaci mi aveva preoccupato, l'ho chiamato e trovato abbastanza bene. Gli sono vicino''.
Infine, smentisce che la sua ''morosa, Marwa'', sia incinta.
Fonte: ANSA
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A proposito del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, Valentino Rossi dice di ''saperne poco'' di politica, ma, a suo modo di vedere il premier ''ha fatto cose che, nella sua posizione, non doveva fare''.
A proposito dei rischi legati a Fukushima, Rossi afferma che potrebbe decidere di non andare a correre il Gp del Giappone se ''il rischio a Motegi e' reale''.
Il pluricampione del mondo ha anche avuto modo di parlare con Vasco Rossi: ''La storia dei farmaci mi aveva preoccupato, l'ho chiamato e trovato abbastanza bene. Gli sono vicino''.
Infine, smentisce che la sua ''morosa, Marwa'', sia incinta.
Fonte: ANSA
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Esistono almeno dieci ottime ragioni per rivedere la versione ufficiale che le autorità e i Media ci hanno trasmesso del duplice attentato a Oslo e Utoja. Di queste, almeno sei valgono come moventi che potrebbero aver spinto coloro che sostengono un Nuovo Ordine Mondiale ad attaccare la Norvegia in modo che il sangue fungesse da monito per il futuro. Propedeutico a ciò l’entrata della Norvegia nell’Unione Europea.
Partiamo dall’evidenza: la mancata adesione della Norvegia all’Unione Europea.In due occasioni un referendum popolare ha bocciato l’ipotesi di entrare a far parte dei Paesi membri. Il no definitivo è arrivato nel 1994. Non solo, secondo un sondaggio il 66% della popolazione sarebbe contraria all’annessione. Su questa decisione peserebbe la crisi che hanno attraversato diversi stati membri una volta entrati nella UE.
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Una strana sostanza arancione è piovuta dal cielo, e ha lasciato sconcertati gli abitanti di una delle zone più remote del mondo.Il misterioso invasore arancione è stato trovato galleggiante nel porto e nei secchi d'acqua piovana a Kivalina, una comunità eschimese in Alaska.
La notizia ha attirato tutti gli abitanti della città desiderosi di ottenere una spiegazione dello strano fenomeno, iniziato mercoledi, che copriva gran parte del porto.
Giovedì pioveva e gli abitanti hanno visto la sostanza arancione galleggiare sulla parte superiore dei secchi che usano per raccogliere l'acqua potabile. C'era anche sopra i tetti, portandoli a credere che questa sostanza fosse caduta da aerei.
Da Venerdì, la sostanza arancione che si trovava nella laguna si è dispersa in mare e quella che era rimasta a terra si è asciugata trasformandosi in una sostanza polverosa.
I residenti, che sono rimasti molto perplessi da questo evento, sono stati avvisati di far bollire l'acqua potabile e di tenere i bambini lontano dalla sostanza.
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Settantaquattromila anni fa in Indonesia, l’eruzione del vulcano Toba devastò l’isola di Sumatra, una gigantesca esplozione ricopri di cenere un'area di più di 3000 chilometri innescando un inverno vulcanico, il cratere che si formò in seguito all'esplosione era piu esteso della città di Londra. A quel tempo, la Terra era popolata di poche migliaia di esseri umani, ma le conseguenze di questa super eruzione furono lo stesso catastrofice.
vulcano Toba
Monte Sant'Elena
Le differenze tra un vulcano normale e un supervulcano sono chiare. Un vulcano si presenta nella forma di un cono mentre un supervulcano ha la superficie piana ed è rilevabile solamente dopo la prima eruzione, quando la camera magmatica crolla su se stessa e si viene a formare un cratere chiamato "caldera". Le caldere sono così grandi che sono visibili solo dallo spazio.
Alcune di queste si trovano in Indonesia, Nuova Zelanda, Sud America e Gran Bretagna.
La maggior parte dei supervulcani sono estinti da molto tempo, ma lo Yellowstone è ancora attivo.
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Ogni anno, decine e decine di giovani palestinesi vengono arrestati perché sospettati di aver scagliato sassi. I diritti dei minori devono essere rispettati, anche se hanno commesso un reato.
La legislazione militare deve essere emendata per garantire ai trasgressori in età minore le stesse tutele garantite dalla legislazione israeliana.
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Negli ultimi due mesi abbiamo assistito ad un enorme aumento di movimenti militari che fanno pensare che qualcosa di sinistro sia in preparazione.
Che si tratti di numerosi elicotteri neri, esercitazioni militari su larga scala, o imponenti convogli di treni, i movimenti militari sono decuplicati.
Il 3 agosto, un cittadino preoccupato ha filmato numerosi elicotteri dell'esercito che prendevano parte ad una esercitazione militare direttamente sulla città di Boston.
Proprio così, piuttosto che esercitarsi lontano dalle popolazioni civili, l'esercito è attivamente coinvolto in esercitazioni che simulano il loro funzionamento contro cittadini statunitensi.
Esercitazioni federali congiunte di addestramento militare si svolgeranno all'interno e intorno alla zona di Boston tra il 26 luglio e il 5 agosto.Il personale militare effettuerà esercizi di addestramento per assicurare la capacità dei militari di operare in ambienti urbani, preparare le forze per i prossimi schieramenti all'estero, e per soddisfare i requisiti di certificazione di addestramento obbligatorio. Gli elicotteri saranno utilizzati in alcune esercitazioni.Il Dipartimento di Polizia di Boston sta lavorando con il personale militare per coordinare centri di formazione per minimizzare gli impatti negativi sui nostri cittadini di Boston e sulla loro routine quotidiana. Precauzioni di sicurezza sono state adottate per prevenire rischi per il pubblico e il personale militare coinvolto.Per questo, le aree interessate alle esercitazioni non sono aperte al pubblico e saranno sorvegliate da personale in uniforme per fornire ulteriore sicurezza.
Il Boston Herald ha pubblicato un articolo sugli elicotteri militari che volano a bassa quota sulla città.
L'articolo è scritto secondo il punto di vista che questo è del tutto normale ed è in realtà una buona cosa. A quanto pare l'idea dei militari che lavorano contro la popolazione non è un problema per i media controllati dalle corporazioni.
Ogni giorno diventa più chiaro che almeno alcune parti militari stanno pianificando un'operazione contro il popolo americano a causa di disordini civili su larga scala causati da un attacco terroristico o collasso economico.
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Sempre più spesso negli ultimi anni le parole chip o R-Fid (la sigla significa Radio Frequency Identification Devices) stanno entrando prepotentemente nelle nostre vite, spesso passando dal buco della serratura, contenute nell’ambito di progetti ed iniziative apparentemente innocue e finalizzate a migliorare la qualità della nostra vita. La questione risulta comunque ancora sconosciuta ai più e viene spesso relegata nel novero degli argomenti di natura fantascientifica trattati dai “complottisti”, nonostante questi piccolissimi oggetti super tecnologici siano oramai ovunque e negli ultimi anni ci sia stata una vera e propria invasione, riguardo alla quale non siamo stati informati, costringendoci di fatto a subire l’imposizione di qualcosa che non conosciamo.
Il chip RFID è sostanzialmente una tecnologia utilizzata per l' identificazione di oggetti, animali o persone attraverso la radiofrequenza, basata sulla capacità di memorizzare e accedere a distanza a dati usando dispositivi elettronici detti TAG. Si tratta di un sistema di lettura "senza fili"che è costituito da un microchip contenente dati (tra cui un numero univoco universale scritto nel silicio), e da un lettore, una o più antenne per inviare il segnale di lettura e ricevere le risposte, e uno o più Tag RFID.
I chip RFID si dividono in attivi o passivi, i primi sono dotati di minuscole batterie che li rendono energeticamente autonomi, i secondi non possiedono fonti di energia proprie e vengono attivati attraverso un lettore di RFID che dona loro energia. Naturalmente, nonostante si tratti di una tecnologia in continua evoluzione gli RFID attivi sono più costosi ed “ingombranti” rispetto a quelli passivi, ma si prestano ad un maggior ventaglio di utilizzazioni. Un RFID passivo tradizionale è grande meno della metà di un francobollo ed ha lo stesso spessore di un foglio di carta. I modelli tecnologicamente più avanzati hanno però già raggiunto dimensioni estremamente più piccole, arrivando alla grandezza di un granello di sabbia ed è già possibile inserirli all’interno dell’inchiostro utilizzato per stampare, riducendoli in questo modo alla grandezza di un puntino di sospensione e rendendoli di fatto praticamente invisibili. Anche le dimensioni ed i costi degli RFID attivi stanno comunque riducendosi progressivamente, attraverso l’utilizzo di batterie sempre più microscopiche ed economiche.
Nessun cittadino conosce la portata dell'invasione di questi dispositivi, dal momento che la diffusione degli RFID sta avvenendo sottotraccia e proprio per questa ragione nessuno si domanda se possano essere pericolosi per l'uomo o per gli animali. L'unica cosa certa è che l'industria degli RFID sogna di installare tali lettori praticamente in qualsiasi oggetto di questo pianeta, a partire da tutti i prodotti commerciali che giornalmente acquistiamo all’interno dei supermercati, dalle lattine di coca cola ai rossetti, dai prodotti di abbigliamento a quelli per la pulizia della casa. Dopo essere già riuscita a diffonderli in una svariata serie di strumenti di uso comune, basti pensare ai bancomat, alle carte di credito ed alla tecnologia telepass.
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giovedì 11 agosto 2011
Brevi considerazioni tecniche sul progetto per l’occasione dei 150 anni dell’unità d’italia e dei 20 anni del movimento No Tav
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Riassunto dei fatti:
- Alcuni militanti No Tav pubblicano un video, e tramite alcune pagine Facebook criticano aspramente i VVFF; il video e la situazione è ben descritta in questo articolo: http://www.nocensura.com/2011/08/in-merito-al-video-chiomonte-5-agosto.html
- Il Vigile del Fuoco protagonista dell'intervento, si iscrive a Youtube e risponde ai No Tav: la situazione è descritta qui: http://www.nocensura.com/2011/08/il-vigile-del-fuoco-accusato.html
- Appare su Facebook una pagina a sostegno dei VVFF: "Sosteniamo i pompieri che sono stati offesi alla manifestazione no tav" - http://www.facebook.com/pages/Sosteniamo-i-pompieri-che-sono-stati-offesi-alla-manifestazione-no-tav/231938386842859
Su varie pagine, si assiste a uno "scambio di accuse" - e di disprezzo - tra militanti No Tav e chi invece sostiene i Vigili del Fuoco: con diversi appartenenti che difendono i colleghi...
LETTERA APERTA AI VVFF E AGLI AMICI DEL MOVIMENTO "NO TAV"
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Avere ogni settimana centinaia di migliaia di persone in piazza per una lotta perfettamente comprensibile quale quella per il diritto allo studio stava minando il consenso del suo governo rendendo un profondo rimpasto ineludibile. Oggi infatti il 53% dei cileni esprimono un giudizio negativo sul governo in rapido aumento dopo i fasti al momento della liberazione dei minatori quando il consenso sfiorava l’80%. Il dissenso si fa poi un’alluvione tra i minori di 35 anni: oggi addirittura il 71% ha un giudizio negativo del governo giunto ad un terzo del suo cammino.
Il profondo rimpasto di lunedì 18 luglio ha dunque visto cambiare o ruotare ben otto ministri. Proprio dal Ministero dell’Educazione viene il cambio più importante: rotola via la testa dell’odiatissimo Joaquín Lavín, ex-enfant prodige della destra post-pinochetista oggi 58enne. Membro dell’Opus Dei e quasi presidente nel 1999, Lavín fu sconfitto di misura al ballottaggio da Ricardo Lagos ma seppe raccogliere quasi il 49% dei voti lanciandolo tra gli uomini forti della destra cilena. Scelto da Piñera per l’Educazione si è subito sottratto a qualunque tipo di dialogo col movimento. Le continue proteste studentesche, che chiedono il ripristino del diritto ad un’educazione pubblica e gratuita smantellata dalla dittatura e mai più ripristinata in 22 anni di democrazia fondomonetarista, ne hanno infine ottenuto la caduta non prima di aver dilapidato ben 23 punti di popolarità personale in appena due mesi.
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mercoledì 10 agosto 2011
Qualche giorno fa, alcuni militanti No Tav hanno pubblicato il seguente video: "CHIOMONTE 5 AGOSTO VVFF ASSALTANO TURI SULL'ALBERO" criticando aspramente l'operato dei Vigili del Fuoco: a questo episodio, abbiamo dedicato un articolo, che puoi trovare qui.
Ecco i commenti pubblicati dal Vigile del Fuoco:
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A Cassano Magnago, il comune che ha dato i natali al Senatùr, a breve sarà inaugurato un take away turco da sempre simbolo delle crociate leghiste contro l'invasione degli stranieri. Ma il primo cittadino, ovviamente seguace di Alberto da Giussano, non può fermare l'apertura
“Più polenta e meno kebab”. Da anni questo è uno dei tormentoni della Lega Nord che, a più riprese e da vari fronti, si è adoperata per limitare la proliferazione dei take away di carne allo spiedo di origine turca, appellandosi di volta in volta alla salvaguardia dei cibi nostrani, alla tutela delle attività tradizionali o ad altre ragioni urbanistiche, storiche e culturali. Come Roma ladrona, dunque, anche il kebab è uno dei cavalli di battaglia leghisti. Simboli delle crociate leghiste contro l’invasione straniera, a suon di ordinanze e manifesti.
Ma come gli uomini del Carroccio si sono ormai comodamente seduti a Roma, i kebab sono proliferati ovunque in Italia. E ora ne apre uno anche a Cassano Magnago, un anonimo paese in provincia di Varese se non avesse dato i natali al Senatur, Umberto Bossi.
Così, nel cuore della provincia più leghista d’Italia, sta per essere inaugurato il “Sammy Doner Kebab”. Il nuovo negozio di specialità turche si trova a poche decine di metri dalla sede cittadina della Lega Nord (in via IV Novembre), per di più in uno stabile di proprietà del Comune che, ça va sans dire, è amministrato da un sindaco leghista. Il contorno beffardo della nuova apertura va cercato nel fatto che l’amministrazione comunale ha dovuto ingoiare il rospo senza potersi opporre in alcun modo. Come spiega il quotidiano locale La Provincia di Varese, originariamente lo stabile era stato affidato al proprietario di un negozio di dischi che poco tempo fa ha deciso di rivendere la licenza al nuovo titolare che, nel pieno rispetto della legge, ha deciso di riconvertire in l’attività commerciale in un fastfood etnico.
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Sono quattro, fino a questo momento, i morti provocati dagli scontri che hanno infiammato in questi giorni diverse città della Gran Bretagna. A Winson Green, Birmingham, tre uomini sono stati uccisi travolti da un’auto in corsa. Un testimone oculare, il falegname Mohammed Shakiel, ha confermato che i tre stavano cercando di difendere i negozi presi di mira e che l’investimento è stato intenzionale. Intervenuti per domare l’incendio di un’auto, afferma il testimone, “hanno spento il fuoco, ma c’erano ancora teppisti per strada che non avevano alcun piano a parte rubare”. A un certo punto sono sfilate davanti a loro altre macchine, i conducenti li hanno insultati, poi uno dei veicoli è tornato indietro e ha puntato sugli uomini sul marciapiede “a una velocità tremenda”, colpendoli e mandandoli in aria. Tutte giovani le vittime: un ragazzo di 21 anni, un meccanico e il proprietario di un autolavaggio.
A questi si aggiunge un giovane la cui identità non è stata resa nota, si sa solo che aveva 26 anni, trovato gravemente ferito in un’automobile a Croydon e poi morto successivamente. E la rivolta è scaturita da un’altra uccisione, quella di Mark Duggan, 29 anni, padre di quattro figli. Cinque morti, dunque, in quasi una settimana di follia e delirio. E resta in gravi condizioni l’uomo aggredito dai saccheggiatori nel quartiere londinese di Ealing, mentre tentava di spegnere un incendio (qui il video girato sul posto e pubblicato sul Daily Telegraph).
Gli arresti, nella sola Londra, sono arrivati a 1200. A Manchester a 108, decine i fermi in altre città della Gran Bretagna. I negozi saccheggiati, le case incendiate, i feriti e la paura, invece, non si contano più. La notte è passata relativamente tranquilla nella capitale britannica, protetta dagli agenti e di fatto costretta al coprifuoco. Ma le violenze sono esplose in modo virulento in tante altre città del Regno Unito, anche piccole come Leicester, Gloucester, Salford e West Bromwich. Qui, come a Londra, tantissimi gli agenti schierati, per la prima notte con la possibilità di sparare i temutissimi proiettili di gomma.
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martedì 9 agosto 2011

Un vecchio articolo, risalente al 2001, ma ancora - purtroppo - attuale.
Senza voler fare giochi di parole di cattivo gusto, direi che la cosa che "colpisce" di più nei vari episodi della repressione del G8 è proprio la violenza sfrenata che ha caratterizzato l´azione delle forze dell´ordine. Che si tratti degli scontri di piazza, del blitz nella scuola Diaz oppure delle sevizie inflitte nella caserma di Bolzaneto, si ritrovano gli stessi eccessi pur derivando da dinamiche diverse. Davanti a certi comportamenti di particolare violenza, come psicologo mi viene da fare alcune considerazioni.
L´azione delle forze dell´ordine può implicare l´uso della forza fisica e questo può essere considerato, in qualche modo, come una violenza. Ma c´è una differenza tra una violenza funzionale, adoperata quando si tratta di fermare, bloccare, neutralizzare una persona, e una violenza punitiva.
Vedendo le immagini degli scontri di piazza a Genova e ascoltando le testimonianze, pare chiaro che la violenza delle forze dell´ordine sia stata del secondo tipo. Il poliziotto che dà un calcio sulla testa o sul viso di un manifestante a terra mentre questo manifestante è circondato già da almeno dieci poliziotti, non ha alcuna motivazione funzionale all´arresto.
Mi pare ci sia una confusione di ruoli molto pericolosa per la nostra democrazia. Un tale comportamento non si giustifica neanche davanti ad un facinoroso. Punire non è il compito delle forze dell´ordine. Esistono delle istituzioni per questo.
Non tocca alla polizia valutare chi punire e come. Nel nostro diritto, non
esiste il castigo corporale.
Le forze dell´ordine hanno quindi sbagliato due volte. Primo perché hanno picchiato per punire. Secondo perché hanno colpito persone innocenti, pacifiche e inermi. Questa forma di "spedizione punitiva" è assolutamente intollerabile, tanto più in un paese condotto da un governo che si pretende democratico.
Ma perché le forze dell´ordine si sono comportate così?
Ordine Pubblico Genova 2001
Secondo noi è il miglior documentario in circolazione; realizzato dalla segreteria del Genoa Social Forum nel 2007, ricostruisce i fatti salienti, ripresi dai vari video, amatoriali e non, e spiega le vicende con l'ausilio della cartina di Genova, e illustra alcuni aspetti emersi solo durante il dibattimento processuale (quindi non presenti nei documentari più vecchi) Da non perdere. Durata: 40 minuti.
La Trappola - Genova 20-21 Luglio 2001
Inchiesta sui fatti del G8, l'assassinio di Carlo Giuliani e i dubbi sull'archiviazione del relativo processo. Tutto il materiale presente nel documentario (foto-video-audio) è tratto dagli atti ufficiali del tribunale di Genova relativi ai processi seguiti ai fatti del luglio 2001. Durata: 1 ora circa
Raccontami Genova. Genova 2001 - Genova 2011
A dieci anni di distanza dalle giornate del G8 di Genova, impressioni, ricordi e suggestioni della tre giorni che ha segnato un profondo spartiacque nella storia del movimento mondiale contro la globalizzazione neoliberista e nella vita di tutti coloro che vi hanno preso parte. Durata: 36 minuti
Il mio paese se ne frega (inchiesta sul G8 di Genova 2001)
Un'inchiesta sui fatti di Genova del luglio 2001, dove avvennero atti di repressione e abuso di potere catalogati, da Amnesty International, come la più grande sospensione dei diritti umanI in un paese occidentale, dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri.
Questo video è stato realizzato tra il 2007 e il 2008 e racconta cronologicamente, tutto ciò che avvenne in quei drammatici giorni a Genova, in Italia.
Questo video è stato realizzato tra il 2007 e il 2008 e racconta cronologicamente, tutto ciò che avvenne in quei drammatici giorni a Genova, in Italia.
Blu Notte - Genova 2001, G8
Recensioni a cura dello staff di nocensura.com
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L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa '(visto che le tv e i mass media di tutta Europa non hanno proferito parola in merito) quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
L'hanno definita una 'rivoluzione silenziosa' quella che ha portato l'Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzioneOggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave[Image]Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.[Image]
I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto ilrapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.[Image]La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classichemisure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituenteA marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.[Image]Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".
L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionaleChiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
Una rivoluzione silenziosa è quella che ha portato gli islandesi a ribellarsi ai meccanismi della finanza globale e a redigere un'altra costituzioneOggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.L'Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un'esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.Ma procediamo con ordine. L'Islanda è un'isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell'intera Italia, situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di 'neoliberismo puro' applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.
La Landsbanki fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto IceSave[Image]Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull'euro – che perse in breve l'85 per cento – non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il paese venne dichiarato in bancarotta.Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.[Image]
I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito.Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo.Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro invece si riaggiustò. Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d'un tratto ilrapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.[Image]La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classichemisure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell'intervista - ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
I Cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituenteA marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola 'presidente' al posto di 're').Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.[Image]Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. "Io credo - ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente - che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet".
L'Islanda ha riaffermato il principio per cui la volontà del popolo sovrano deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionaleChiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l'Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l'unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?
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lunedì 8 agosto 2011

La complicità tra Romano Prodi e Carlo De Benedetti inizia nel luglio 1982, quando Prodi viene nominato presidente dell’IRI, il più grande ente economico dello Stato, in casa del suo storico compare Carlo De Benedetti (proprietario del gruppo Repubblica ed Espresso e di altre 30 riviste/quotidiani/settimanali/mensili in tutta Italia), nel caso di Repubblica addirittura De Benedetti ne è l’unico editorialista, quindi gli articoli se li scrive persino lui stesso (pensa un pò che obiettività)!
L’attività di Prodi dal 1982 al 2007 è stata concentrata principalmente in un solo unico compito:
Svendere (o regalare) tutti gli enti pubblici dello Stato al suo alleato Carlo De Benedetti a un prezzo irrisorio con bandi truccati.
De Benedetti, dal canto suo, si è poi puntualmente affrettato a rivendere immediatamente tali società al loro reale valore di mercato (di solito 20 volte il loro prezzo d’acquisto) a gruppi stranieri (o addirittura allo Stato stesso, che li ricomprava a prezzi folli), realizzando guadagni incalcolabili a danno degli italiani.
Prodi, per 7 anni guidò l’ IRI dello Stato, concedendo tra l’altro incarichi miliardari alla sua società di consulenza “Nomisma”, con un evidente conflitto di interessi.
Al termine di questi 7 anni il patrimonio dell’ IRI risultò dimezzato per la cessione di importanti gruppi quali Alfa Romeo e FIAT, dalla quale prese grosse somme di denaro in tangenti per la Nomisma, passando da 3.959 a 2.102 miliardi. La Ford aveva offerto 2.000 miliardi in contanti per l’Alfa Romeo, ma Prodi la regalò alla FIAT per soli 1000 miliardi a rate. Egli nel frattempo lottizzò ben 170 nomine dei quali ben 93 diessini.
Le privatizzazioni dell’IRI fatte da Romano Prodi sono state delle vere e proprie svendite del patrimonio economico italiano a gruppi privati della Sinistra (De Benedetti, Coop Rosse) complici del professore, anche se “svendere” un ente pubblico a un decimo del suo valore quando ci sono altri gruppi privati che offrono il doppio, più che una “svendita” è un regalo, o per essere ancora più precisi è una serie incredibile di furti colossali a danno dello Stato e degli italiani perpetrata impunemente per anni.
Giocando sulle parole e sull’interpretazione dello statuto dell’Ente, Romano Prodi vantò utili inverosimili (12 miliardi e 400 milioni nel 1985). La Corte dei Conti, magistratura di sorveglianza, portò alla luce l’enorme falso in bilancio di Prodi: «Il complessivo risultato di gestione dell’Istituto IRI per il 1985, cui concorrono… sia il saldo del conto profitti e perdite sia gli utili e le perdite di natura patrimoniale, corrisponde a una perdita di 980,2 miliardi, che si raffronta a quella di 2.737 miliardi consuntivata nel 1984». La Corte, inoltre, segnalava che le perdite nette nel 1985 erano assommate a 1.203 miliardi contro i 2.347 miliardi del 1984.
Romano Prodi, davanti alle folle dei suoi fans tuttoggi si vanta tantissimo che durante i suoi 7 anni alla presidenza dell’ IRI riuscì a far guadagnare utili stratosferici. La verità, come chiarito dalla Corte dei Conti, è che invece di utili stratosferici realizzo perdite stratosferiche, regalando il patrimonio dello Stato e degli Italiani ai suoi amici della Sinistra.
Prodi uscì indenne dai processi perché le aziende erano S.P.A. di diritto privato e quindi i dirigenti non erano qualificati come pubblici ufficiali. Mani Pulite cambierà anche questo, per cui le società controllate da enti pubblici sarebbero state considerate tutte operanti nell’interesse pubblico, con le relative conseguenze per gli amministratori.
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Una strana privatizzazione e gli affari della malavita: migliaia di persone costrette a combattere per un servizio fondamental. Il bacino artificiale dell'Alaco trasformato in un concentrato di veleni che arriva direttamente nelle case
Attenti. I tamburi delle acque libere rullano a Sud, nella penultima nocca del ditone calabro, sui monti chiamati "Le Serre". È la lotta di migliaia di abitanti stanchi di una privatizzazione zoppa che, in una terra benedetta dalle migliori sorgenti della Penisola, li obbliga a bere un liquido alla candeggina. Li vedi in processione tra i boschi, silenziosi e furenti, a caccia delle antiche fontane per riempirsi il cofano con le bottiglie di sopravvivenza. Tutta gente che promette sfracelli ai referendum di giugno. Una miccia che inquieta il Palazzo e i padroni delle acque.
Non la vogliono. Quella cosa che esce dai rubinetti è - dicono - iperclorata, sa di ruggine e ha il colore del fango. E viene dalla diga più malavitosa d'Italia, quella dell'Alaco, tra Badolato e Serra San Bruno, famosa per essere costata il decuplo del previsto. Sono anni che la gente ha paura di quell'invaso, ma negli ultimi mesi un balletto di ordinanze di non potabilità (quella di Vibo Valentia è durata 106 giorni!) poi revocate a macchia di leopardo, o reiterate all'interno della stessa rete, ha esasperato il problema, e ora il "tam-tam" corre anche sul web, contesta le rassicurazioni dei gestori, buca il silenzio di chi ha paura.
"Che venga, che venga a casa mia il sindaco di Vibo - urla una donna sui settanta accanto a una fontana sulla strada per Capistrano - venga che gli cucino gli spaghetti con l'acqua dell'Alaco... se li dovrà mangiare tutti!". In questi monti di alberi immensi, tornanti e nebbia, le donne sono le più determinate, il cuore della rivolta. "Figli di p..., scriva che siamo incazzati e non abbiamo più paura; questa è una guerra per la vita perché l'acqua è la vita", sibila un anziano ossuto dalla barba lunga, apparentemente mitissimo, e si fa il segno della Croce dopo la parola "vita" come se avesse chiamato in causa l'Altissimo in persona.
Assaggio l'acqua di Serra San Bruno: pessima. Cerco di capire, e subito mi perdo in teorema bizantino. In Calabria funziona così: la raccolta e il pompaggio delle acque tocca a una società di diritto privato chiamata Sorical, mentre la distribuzione tramite le condutture spetta ai Comuni. E così, di fronte al vespaio scoppiato sulle Serre, nel Vibonese e dintorni, ecco l'inevitabile palleggiamento di responsabilità, con la Sorical che accusa i Comuni di avere reti colabrodo e la gente dei Comuni che accusa la Sorical di mettere in rete acqua malata. La fiaba del lupo e l'agnello.
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