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giovedì 31 marzo 2011


I movimenti intorno al  Partito Democratico continuano senza sosta. Ora anche la grande speranza dei democratici, Matteo Renzi, si guarda attorno. Il suo nuovo libro sta avendo successo, e il desiderio di proporsi come personaggio politico innovativo e fuori dagli schemi sembra allontanarlo sempre più dai lidi bersaniani. Il corteggiamento di Veltroni e Fioroni nei suoi confronti è continuo, ma Renzi guarda ad altro. In Trentino, per la precisione, dove il centro cattolico e moderato ha rifiutato di confluire con il Pd mantenendo le antiche  posizioni di potere della vecchia Dc. Nella Terra che fu di De Gasperi, il sindaco di Firenze cerca l’ispirazione per un nuovo progetto politico?
INCONTRO SEGRETO – Matteo Renzi si è visto recentemente con Massimo Cacciari e Lorenzo Dellai. Un incontro tenuto nascosto, e svoltosi nella regione dove è nata la Margherita nel 1998. L’allora lista civica di Dellai si sarebbe poi trasformata nel partito del quale lo stesso Renzi sarebbe poi divento giovanissimo dirigente, anche se il sindaco di Firenze esibisce più il suo curriculum lavorativo che quello politico. Massimo Cacciari è stato invece uno degli esponenti di punta del partito rutelliano, diventando sindaco nel 2005 a Venezia proprio in contrapposizione alla sinistra diessina. Un trio di scettici del progetto Partito Democratico. Lorenzo Dellai si è rifiutato di entrare fin dall’inizio nel nuovo partito per non perdere il consenso moderato che da sempre rende il Trentino l’unica enclave del centrosinistra a nord del Po. Massimo Cacciari è uscito da un po’ dal Pd, dopo che la vittoria di Bersani aveva cementato il ritorno al potere della macchina dalemiana. L’ex sindaco di Venezia è uscito assieme a Rutelli, ma si è rifiutato di entrare nell’Alleanza per l’Italia fondata nell’ottobre 2009. Cacciari, prorettore dell’Università San Raffaele di Milano, a Milano ha partecipato alla presentazione della candidatura di Manfredi Palmeri , finiano appoggiatto da Udc e Api, a sindaco della metropoli ambrosiana. Il filosofo veneziano spera in una scomposizione territoriale dei due poli, una prospettiva politica lontana con Berlusconi e la classe dirigente dell’ex Pci, ma possibile in breve tempo con nuovi alfieri a destra ma sopratutto a sinistra.  Renzi è l’unico dei tre rimasto ancora nel Pd, ma il sindaco di Firenze pare sempre più distanziarsi dalla sua casa politica, consapevole della sua forza attrattiva verso i ceti che finora hanno sostenuto Berlusconi. La minoranza veltroniana guarda a lui come possibile anti Bersani alle primarie, sia per la presidenza del consiglio che per riprendersi il partito, ma Renzi è stato finora insensibile ai corteggiamenti di Veltroni e Fioroni. La rappresentanza di una piccola corrente del Pd non interessa al sindaco di Firenze, potenziale leader del futuro di uno schieramento in via di costruzione, trasversale e certo poco interessato alla gestione dell’eredità, politica e sociale, del post comunismo italiano.


LE ROTTURE DI RENZI – Negli ultimi mesi la stella di Renzi è cresciuta a dismisura. Arrivato giovanissimo alla presidenza della provincia di Firenze, e su uno schema di spartizione da vecchia politica con il sindaco ai Ds e la provincia alla Margherita, Renzi ha rotto con il suo allora padrino politico Rutelli, candidandosi alle primarie per scegliere il nuovo primo cittadino del capoluogo toscano. Successo a sorpresa, confermato poi con un buon risultato alle elezioni comunali del giugno 2009. Arrivando a Palazzo Vecchio all’età di 34 anni Matteo Renzi diventa il simbolo dei giovani del Pd. Alle feste democratiche si compone così un trio di giovani speranza piddine con Serracchiani, Civati e lo stesso Renzi, che però subito si divede al Congresso 2009. Il sindaco di Firenze non si schiera, e dopo la sconfitta del centrosinistra alle regionali nonostante la palese crisi di Berlusconi, propone la rottamazione della classe dirigente democratica. Il principio è il ricambio generazionale, ma nel mirino finiscono Bersani, D’Alema e tutti i vertici del Pd, leader decennali di un campo politico (quasi) sempre  sconfitto dal forzaleghismo. Renzi lancia a Firenze Prossima Italia, un evento per dare idee e braccia al progetto di innovazione del Pd. Lo aiuta il coetaneo Pippo Civati, ma l’incantesimo della Leopolda si rompe quasi subito. Renzi va a colazione ad Arcore da Berlusconi, e il contraccolpo mediatico è subito molto forte. Le critiche non impensieriscono il sindaco, che rimarca come l’incontro sia stato organizzato per il bene della sua città. Poche settimane dopo Marchionne spacca il Pd, indeciso se sostenere il nuovo corso del manager Fiat o non abbandonare la Cgil schierata a difesa della Fiom. Renzi appoggia Marchionne senza se e senza ma, una posizione che lo avvicina a Veltroni. Il sindaco però è intrattenibile, e sul nucleare si differenzia un’altra volta dal suo partito. Dopo Fukushima il Pd cerca una posizione comune di sostegno al prossimo referendum, ma il sindaco di Firenze scarta ancora.
Del futuro del nucleare in Italia è «sbagliato parlarne adesso» alla luce di quello che è accaduto in Giappone «dove ci sono migliaia di morti non per le fughe delnucleare, ma perchè c’è stato un terremoto tra i più gravi mai registrati e poi lo tsunami». Per Renzi «bisogna deideologizzare la discussione. Il terremoto con questa vicenda ha poco a che fare: l’allarme potrebbe essere se nei prossimi giorni ci sia un ulteriore scossa». «Dobbiamo parlare del nucleare in modo serio – ha continuato – e poi bisogna capire che tipo di nucleare vogliamo fare. Non pieghiamo tutto alle esigenze di politica interna nostrana». «Il terremoto non ha creato il problema alle centrali nucleari, perchè c’è un meccanismo che ha bloccato il funzionamento prima. L’elemento di dramma è stato lo tsunami». Infine Renzi ha definito «un errore clamoroso da parte del governo» il decreto sulle rinnovabili.
CENE TRASVERSALI – Renzi insomma non si fa ingabbiare, e si guarda in giro cercando sponde in ambienti insospettabili. La colazione ad Arcore ha fatto scalpore, gettando nello sconforto in molti suoi sostenitori, tra i quali l’antiberlusconismo viscerale è molto radicato. Nel tour di presentazione del suo libro, condotto in splendida solitudine, Renzi si è fermato a Milano per cenare con Francesco Micheli. Noto finanziarie italiano, la sua avventura in Fastweb è stata benedetta dal centrodestra milanese e dal Comune dell’allora sindaco Albertini. Simpatia reciproca, visto che poi il city manager Parisi e l’assessore Scalpelli sono diventati dirigenti della società telematica ora in mano a Swisscom. L’ultimo incontro avviene ora in Trentino, con due personaggi di spicco dell’ex Margherita scappati dal Pd diessinizzato. La crisi di Berlusconi e la scomposizione del suo universo potrebbe cambiare molte cose nel nostro Paese, e mettersi al centro dello scacchiere politico potrebbe essere la postazione più efficace per raccogliere l’eredità. Specie se si è giovane e brillante come Renzi.

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1 commenti:

dal Trentino con furore ha detto...

A me Renzi piace veramente tanto! E' giovane e intelligente e dice le cose come stanno ... ma se veramente si dovesse mettere sullo stesso piano di Dellai (esponente della vecchia anzi vecchissima politica in Trentino) allora dove sta la parte innovativa della sua immagine? Spero che sia una bufala altrimenti proprio non ci siamo! L'Italia ha bisogno di INNOVAZIONE ma di innovazione vera e maiuscola!!
...altrimenti sarebbe come votare Berlusconi o un qualsiasi ed ennesimo partito di sinistra dal nuovo nome e con una faccia nuova (davanti) e le stesse identiche mummie dietro a tirare i fili.

Forza Renzi! Molla tutto e tutti e fonda il tuo partito di centro che di sicuro il mio voto lo becchi ... a patto che almeno tu ci dia un programma (valido) e poi mantieni le promesse!

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