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sabato 9 aprile 2011

buco_ozono
Non abbiamo fatto in temo a rallegrarci per la progressiva riduzione del buco dell’ozono comunicata dagli esperti dell’ONU solo pochi mesi fa, che arriva oggi l’allarme dell’Agenzia spaziale europea a riaprire una piaga ambientale, anzi un buco appunto, che a quanto pare non accenna a diminuire, anzi. Per l’ESA, nel mese di marzo, infatti si è avuta una “perdita record di ozono sull’Artico” con livelli minimi dal 1997.
Eppure sono anni ormai che i clorofluorocarburi, le sostanze maggiormente imputate del diradamento dello strato di O3 in grado di proteggere gli organismi viventi che abitano la Terra dalle radiazioni ultraviolette nocive del sole, sono state messe al bando. In particolare fu il protocollo di Montreal del 1987 a proibire e ad eliminare i CFC progressivamente da bombolette spray e frigoriferi di tutto il mondo.
Ma allora, perché questa brutta frenata nel processo di riduzione del buco dell’ozono? Al riguardo esistono differenti teorie. Così se da un lato l’Esa punta il dito contro i cosiddetti “vortici polari”, per l’Omm, l’organizzazione mondiale metereologica che fa capo alle Nazioni Unite, la perdita record di ozono sarebbe da imputare alla persistenza delle sostanze nocive nell’atmosfera, amplificate da un inverno molto freddo nella stratosfera.
buco_ozono_ESA

giappone_dallo_spazio_1
Non sono solo le brutte notizie a rincorrersi in questi drammatici momenti, ma ci sono anche alcune belle storie, di colleganza ed amicizia, di sofferenza e lontananza, di empatia e sostegno. Qui raccontiamo di quelle degli astronauti che in orbita nel corso del ritorno sulla Terra, hanno saputo dei tragici avvenimenti in Giappone. Quegli stessi astronauti che hanno contribuito, non certo a cuor leggero, allo studio dei fenomeni con delle foto scattate da 354 Km di distanza dalla Terra, che mostrano gli effetti del terremoto e dello tsunami che hanno devastato il paese del Sol levante.
"I nostri pensieri sono con i nostri amici in Giappone", è l'italiano Paolo Nespoli, uno dei tre astronauti presso la stazione, che lo ha scritto in un post su Twitter, il 13 marzo. E' di quel giorno la foto catturata dagli astronauti che mostra come la regione a nord della città costiera di Sendai appaia allagata dallo tsunami.

E' possibile vedere come sia le zone agricole che quelle abitate sono sommerse dalle acque marine, ma è possibile intravedere anche la baia Ishinomaki in parte ricoperta di petrolio, fuoriuscito dalle raffinerie danneggiate. Un'altra foto mostra il litorale di Sendai e di altre regioni vicine come apparivano il 14 marzo.

E' stata presentata al Palazzo Civico di Torino prima indagine conoscitiva sulla condizione dei Rom e Sinti in Italia, a cura della Commissione Straordinaria per i Diritti Umani del Senato.

Erano presenti il sindaco Sergio Chiamparino, Pietro Mercenaro presidente della Commissione sui diritti umani del Senato, Alberto Pace Prefetto e Giovanna Zincone presidente del Fieri (forum sull immigrazione).

«Un quadro preoccupante per le inadeguate risposte istituzionali» Michele Curto, il candidato sindaco alle primarie del centrosinistra, cita la positiva esperienza torinese, in particolare riferendosi al campo rom di Lungo Sutra Lazio.
«Grazie al lavoro congiunto di società civile, istituzioni locali e associazioni - spiega Curto - si è avviata una positiva esperienza che ha visto gli stessi rom impegnarsi nella rimozione di diverse tonnellate di immondizia dal campo insieme ai volontari». Ma per dare un senso a questo tipo di positive iniziative occorre che abbiano un seguito».

Quella dei campi rom abusivi è una problematica che interessa tutto il territorio nazionale ed al momento non si vedono risposte concrete da parte delle istituzioni che portino ad una soluzione concreta per tutte le parti in causa. In tal senso è significativo l'esempio Torinese:«Solo attraverso un progetto di autocostruzione e autorecupero si può trovare una soluzione che valorizzi i nostri concittadini Rom, le istituzioni locali e torinesi. Proprio come avviene in tutte quelle esperienze, come quella portata avanti dall'associazione Terra del Fuoco, in cui l'obiettivo è il superamento del concetto stesso di idea di campo Rom .

Dopo le polemiche con la Francia anche la Germania si schiera contro i permessi temporanei decisi dal governo per far fronte all'arrivo di immigrati dal nord Africa. Secondo i tedeschi la decisione è «contraria allo spirito di Schengen», ha detto il portavoce del ministro dell'Interno tedesco che lunedì solleverà la questione nella riunione ministeriale dell' Unione Europea a Lussemburgo.



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Per diverse settimane, le fughe radioattive della centrale nucleare di Fukushima hanno paralizzato gran parte del Giappone. Le informazioni provenienti dal governo giapponese e dalla TEPCO, la società elettrica che gestisce il sito, sono state frammentarie, spesso incomplete e talvolta contraddittorie. Una valutazione confidenziale della Nuclear Regulatory Commission ottenuta dal New York Times, suggerisce che l’impianto danneggiato di Fukushima Daiichi è tutt’altro che stabile. La relazione conclude che l’impianto di Fukushima si trova ad affrontare una vasta gamma di nuove minacce che potrebbero persistere indefinitamente.

Il disastro di Fukushima è diventato qualcosa più di un evento locale, regionale o nazionale. Le implicazioni dell’evento, a livello mondiale, stanno diventando evidenti: sebbene una perdita importante in un canale di manutenzione, sia stata sistemata, sussiste ancora un forte rischio che notevoli quantità di acqua radioattiva continueranno ad essere rilasciata nell’Oceano Pacifico. È stato rilevato un aumento delle radiazioni nelle coste dell’America Orientale. Anche se la quantità di radiazioni che raggiunge gli Stati Uniti è ridotta e non rappresenta alcun pericolo attuale, la sua presenza dimostra che l’evento di Fukushima ha avuto un impatto globale.

Le circostanze si evolvono troppo in fretta e assolutamente prive di controllo perché si riescano a calcolare tutte le conseguenze del caso in tempo reale. Ogni giorno si assiste ad un fallimento e la frustrazione è crescente sia in Giappone che nel resto del mondo. È diventato evidente che non tutti i fatti riguardanti la tragedia di Fukushima saranno resi noti nell’immediato futuro, la catastrofe dovrà essere già storia.

In Giappone, continua ad esserci incertezza circa l’entità del rischio dell’esposizione alle radiazioni e la mancanza di informazioni su quante persone siano già state esposte a livelli di radiazioni pericolosi per la salute. Non sappiamo quante sostanze contaminanti siano state rilasciate nei territori e nelle acque circostanti o quando e come tali fughe potranno essere riparate.
Un terremoto di magnitudo 7.1° della scala Richter ha colpito ieri il nord est del Giappone. E' stato uno dei più intensi dopo quello dell'11 marzo, ed ha avuto come epicentro le già flagellate prefetture di Miyagi e Yamagata. 4 morti accertati sinora, 140 i feriti.
Inizialmente si è temuto l'arrivo di uno tsunami, ma poi l'allarme è rientrato. La tv pubblica NHK ha trasmesso le immagini di alcune impressionanti ondulazioni dei grattacieli di Tokyo.

Nucleare. E ancora una volta, passata la paura per il sisma, è iniziata quella per le radiazioni nucleari. Non alla centrale di Fukushima. E' infatti un'altra centrale a creare allarmismi: quella di Onagawa, nella prefettura di Miyagi, a circa 150 km dall'impianto di Fukushima. Tutti e tre i reattori della centrale hanno subito danni, e ora stanno perdendo acqua dalle vasche di raffreddamento. L'impianto è sempre gestito dalla TEPCO, che comunica come per ora non ci siano radiazioni fuori dalla norma intorno all'edificio. I reattori in questione si erano spenti automaticamente, a causa del sisma dell'11 marzo. Si ricorda che è fondamentale mantenere freddi i reattori, anche se spenti. Si spera che l'acqua uscita dalle vasche di raffreddamento non abbia messo a rischio il sistema, già abbastanza danneggiato dal sisma di ieri: delle tre fonti di energia esterne per alimentare il sistema di raffreddamento, due sono saltate. Ne è rimasta attiva una, anche se per brevi momenti si è fermata anche'essa, per poi ripartire.

La TEPCO assicura che sia tutto sottocontrollo, ma oramai il paese (governo compreso) non crede più alle parole della società. La quale, per timore di un nuovo tsunami, ha ieri fatto evacuare la centrale di Fukushima. Pare, comunque, che non ci siano stati danni.

fonte



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Sembra una vicenda raccontata dal grande scrittore argentino Jorge Luis Borges: immagini rovesciate che disegnano una realtà forse immaginaria. La Giunta per le autorizzazioni a procedere oggi ha votato contro la relazione di Alberto Balboni (Pdl), che negava l’autorizzazione all’arresto per il senatore democratico Alberto Tedesco, imputato di corruzione dalla Procura di Bari. Il partito di Tedesco, il Pd, insomma vuole l’arresto del suo senatore, mentre il partito avverso, il Pdl, la nega. Chiaro il gioco delle parti: il Pdl, difendendo un suo oppositore, vuole mostrare la coerenza delle sue azioni, impedendo alla magistratura ogni azione contro un parlamentare; ma anche il Pd ha voluto mostrare coerenza, votando a favore dell’arresto (insieme all’Idv), per giustificare la sua battaglia per la legalità e per ribadire il principio di uguaglianza costituzionalmente garantito.
IL GIOCO DEI DESTINI INCROCIATI. Proprio come in una fantasia borgesiana, oramai il gioco politico sembra riflettere realtà che si rovesciano e che prendono forma apparente in un’altra dimensione. La Lega ha fatto mancare i sue due senatori in Giunta (nelle persone di Sandro Mazzatorta e Giovanni Torri), così da permettere la bocciatura per 10 a 9. Il partito bossiano si è giustificato in questo modo: “Il testo di Balboni per noi poteva anche essere votato, ma da parte di alcuni senatori del Pd sono cominciate ad arrivare dichiarazioni strumentali per cui avrebbero votato di fatto per l'arresto di un loro senatore. Allora, la Lega ha svolto un ragionamento semplice: se loro, che conoscono la situazione meglio di noi, sbandierano il sì all'arresto, perché la responsabilità di negarlo sarebbe dovuta ricadere su di noi.

L’Istat ha diffuso dati molto preoccupanti sullo stato del lavoro e dell’occupazione in Italia.

Le tinte utilizzate dall’Istituto centrale di statistica restano decisamente fosche, con l’occupazione che continua a calare su base annuale, visto che nel mese di febbraio gli occupati sono 22.814 mila unità, 65mila unità meno dello stesso mese dello scorso anno ma 17mila più dello scorso mese. Ed è bastato questo più 17mila per far lanciare il Governo in proclami che disegnano luminosi e radiosi futuri.
Oggetto della querelle anche la lettura da dare al numero dei disoccupati che, pari a 2.088mila, registra una diminuzione del 2% (-43 mila unità) rispetto a gennaio, dato positivo se letto ad occhi bendati e soprattutto senza leggere il dato riportato un rigo dopo nel rapporto Istat, dove si legge che gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono ancora aumentati, stavolta dello 0,1%, ovvero di 21 mila unità rispetto al mese precedente. Il tasso di
inattività, dopo la crescita dei tre mesi precedenti, resta quindi stabile al 38%. In sintesi i disoccupati sono calati di 43mila unità ma per la metà questa variazione è da ascrivere ai 21mila che hanno smesso di cercare lavoro divenendo quindi inattivi.
Un successone. Particolarmente fiero ne è il Ministro Brunetta che in un comunicato al calor bianco afferma: "Il responsabile economico del Pd Stefano Fassina sostiene che la diminuzione del tasso di disoccupazione sia un'illusione statistica” Brunetta inoltre afferma:"I dati resi noti oggi dall'Istat sull'andamento dell'occupazione e della disoccupazione a febbraio 2011 ci dicono innanzitutto che i disoccupati si sono ridotti (-43.000) piu' di quanto si siano ridotte le forze di lavoro (26.000) e che il tasso di disoccupazione si e' ridotto quindi dello 0,1% (passando dall'8,5% all'8,4%) e soprattutto che vi e' stato un aumento di occupati di 17.000 unita'.”
Sul fatto che si sia invertita la tendenza del mercato del lavoro e ci si sia avviati verso una fase di ampliamento dell’occupazione i dubbi restano fortissimi ad esprimerli con fermezza ci pensano il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi che in una nota ha dichiarato: "Sui dati della disoccupazione, diffusi oggi dall'Istat, Sacconi ci regala un pesce d'aprile andato a male. La disoccupazione reale, che comprende gli inoccupati e i cassaintegrati in deroga che difficilmente vedranno il ritorno al lavoro, attestano l'Italia all'11% con picchi clamorosi per le donne nel Mezzogiorno, quasi il 50%, e i giovani, mediamente al 30%".

bd42abab5f46e76674d6343c9cfd1221.jpeg.jpgQuesta storia la sento fin dalle prime ondate di immigrazione in Italia, intorno alla fine degli anni '80 (ricordate i filippini? e i polacchi?). "Fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare" era un'osservazione che forseaveva un qualche senso, in un Paese pieno di laureati che riuscivano a trovare lavoro, ben pagato, o che erano ancora in grado di avviare con qualche sacrificio un'attività professionale o imprenditoriale. Chi aveva più voglia di programmarsi un futuro come muratore, bracciante, domestica, sguattero di cucina? Molto meglio, anche nei casi di scolarità più bassa, andare in fabbrica.


Oggi questa affermazione suona molto più sciocca ed è completamente priva di significato. La verità è che gli stranieri sono quelli cheprendono le paghe che gli italiani non vogliono rassegnarsi a prendere. Raccogliere pomodori a 15 euro al giorno? Per farsi bastare una paga simile occorrono precisi requisiti: vivere in venti persone in una cantina senza servizi igienici, mangiare quel che si trova, avere come unico mezzo di trasporto il furgone del caporale.
Agli italiani mancano appunto questi requisiti fondamentali. L'italiano avrebbe l'esosa pretesa di almeno una camera ammobiliata, due pasti caldi, un'auto usata, la domenica libera, e per potergli concedere questi lussi da basso impero bisogna pagarlo almeno 40 euro al giorno. La trattativa è nulla ancora prima di cominciare, sarem mica matti a strapagare la gente.


Alessandro Calvani è una delle persone che meglio conosce la realtà sommersa del traffico di esseri umani per averla combattuta per anni come direttore dell’Unicri, l’ufficio Onu che contrasta il crimine internazionale. Oggi vive a Bangkok dove dirige il Centro Asean per lo sviluppo. Secondo le Nazioni Unite, sono 12 milioni le vittime del lavoro forzato. Ogni anno sono tra 700.000 e 900.000 le nuove vittime del traffico internazionale che si aggiungono a 2,5 milioni di persone già nel giro. Circa il 20% sono minorenni; quasi l’80% di sesso femminile. Il 79% è stato vittima di sfruttamento a fini sessuali. 
Quali sono i volumi di affari dei nuovi mercanti di schiavi e i trend per i prossimi anni?Abbiamo stime incomplete. Ad esempio oltre 70.000 persone all’anno sono vittime della tratta tra l’Europa orientale e la Russia verso l’Europa occidentale, che crea un guadagno per i trafficanti di quasi tre miliardi di euro l’anno. Il valore della tratta di esseri umani a livello globale corrisponde a circa 32 miliardi di dollari all’anno, di cui 9,7 appartengono al mercato asiatico, dove sono trafficate circa 1,4 milioni di persone all’anno. E solo in Messico la tratta procura ai trafficanti tra i 15 e i 20 miliardi di dollari annui. Se nulla cambia, il trend sarà di crescita, pari almeno alla crescita dell’economia lecita.
“Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”: il cartello sta affisso all’esterno di un bar a Montesacro, Roma, e ha suscitato l’indignazione di un marocchino di 45 anni, regolare nella capitale, che lo ha immortalato con una foto e denunciato la palese discriminazione al suo avvocato.

E’ un pomeriggio del 2 aprile 2011, spiega l’avvocato del marocchino Giacinto Canzona, quando Abdul Bouja, 45 anni, di origine marocchina ma da anni residente in Italia con regolare permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro, si reca in un noto bar tabacchi del quartiere Montesacro a Roma per acquistare delle sigarette e prendere un caffè. E qui rimane folgorato da un cartello posto accanto all’ingresso del locale vicino all’insegna con la seguente scritta: “Vietato l’ingresso agli animali ed agli immigrati. La direzione”.
venerdì 8 aprile 2011
E’ di ieri la notizia che Carlo Saturno, detenuto nel carcere di Bari, e’ morto a seguito del tentativo di suicidio dello scorso 30 marzo. L’ennesimo gesto di disperazione (o almeno fino ad ora tale pare essere), avvenuto nelle strutture detentive pugliesi, evidenzia nuovamente una delle promesse elettorali del presidente Vendola fin ora non mantenute: la nomina del garante dei detenuti. Il governatore di Puglia aveva preso quest’impegno prima della sua rielezione, ribadendolo anche nel mese d’agosto 2010 e dando la propria parola che da li’ a breve la situazione si sarebbe sbloccata. Il garante dei detenuti e’ una figura di fondamentale importanza a tutela di chi, sottoposto a restrizione della liberta’ personale, deve essere trattato secondo diritto in modo tale che la pena sia anche strumento di effettiva rieducazione e reinserimento sociale come stabilito dalla Costituzione. E’ dal 2006, data di approvazione della legge che istituisce la figura del garante, che se ne attende la nomina. La Puglia non e’ nuova a vuoti decisionali relativi alla nomina di simili figure; il trentennale ritardo nella designazione del difensore civico regionale la dice tutta. Ad ogni modo l’emergenza civile e democratica che si vive quotidianamente negli istituti di pena italiana e pugliesi in particolare non puo’ andare oltre. Il presidente Vendola abbia la forza ed il coraggio di mantenere le proprie promesse: impegni la sua giunta a nominare immediatamente il garante per i detenuti.

fonte: ADUC



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ilnostrotempoeadesso e1302283534437 Precari in piazza, domani la grande manifestazione
Parteciperà anche il sindacato dei giornalisti per difendere i diritti dei 20mila giornalisti esterni alle redazioni, spesso sfruttati e sottopagati
Basta precariato, il nostro tempo è adesso”. Lo grideranno in piazza domani centinaia di migliaia di giovanidisoccupati, precari, studenti, autonomi, lavoratori di call center . Il 9 aprile sarà la prima occasione per i giovani “perrivendicare i diritti che oggi ci sono negati, per far sentire la nostra voce e raccontare chi siamo, perché vogliamo un altro paese, un paese che investa sulla ricerca e sulle giovani generazioni invece di relegarle ai margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale”, come spiega il comitato organizzativo.
In tutta Italia ragazzi e ragazze invaderanno piazze e strade di varie città.


Le centrali atomiche sono fabbriche pericolosissime che producono atomi radioattivi – di solito dall’Uranio e dal Torio – e grandi quantità di calore.
Un impianto nucleare, usa il calore generato dalla decomposizione radioattiva per far bollire l’acqua, i cui vapori serviranno a mettere in moto delle turbine e produrre energia elettrica. Si tratta del modo più costoso, rischioso, assurdo e ignorante per produrre energia!
Se l’assorbimento del calore, per un qualsiasi motivo, viene meno, le barre di uranio si surriscaldano e possono esplodere o fondere, esattamente quello che è accaduto a Chernobyl e ultimamente nella centrale di Fukushima in Giappone.
L’immenso spreco di acquaUna piccola centrale da 1000 MWatt (1 GWatt) ha bisogno di 1.800.000 litri di acqua ogni minuto, cioè 30.000 litri al secondo, circa un terzo della portata del nostro Po, solo per raffreddare i reattori.
Questo è il motivo per cui le centrali vengono costruite vicino a fonti di acqua fresca: mari, laghi e fiumi.
In Francia, il 40% di TUTTA l’acqua consumata in un solo anno viene usata per raffreddare i propri reattori nucleari!
Nonostante lo spreco incredibile di acqua, a livello ufficiale si propaganda esclusivamente il basso costo per kilowatt di energia prodotta dal nucleare, nessuno calcola i costi e i danni irreparabili ed irreversibili all’ambiente e agli esseri umani delle emissioni radioattive. Se infatti si considerassero i danni all’ecosistema e le malattie indotte dalle radiazioni (leucemie, tumori, malformazioni, sterilità, impotenza, ecc.) l’energia nucleare risulterebbe essere antieconomica, antiecologica e antiumana!
A 25 anni di distanza da quel sabato 26 aprile 1986, giorno dell’incidente accaduto alla centrale di Chernobyl in Bielorussia, si continuano ancora oggi a contare i morti, anche se il loro numero rimane un mistero!
L’Onu, irriverentemente, parla di 65 morti e forse 4000 presunti, mentre Greenpeace denuncia almeno 200.000 sicuri e circa 6 milioni di morti nei prossimi decenni. La triste e amara realtà è che oggi stiamo ancora pagandone le conseguenze.
Il processo per la morte di Giuseppe Uva si è aperto ieri, a poco meno di tre anni da quella notte maledetta, ma la notizia è un’altra: perché la procura chiama ora a risponderne per colpa professionale anche un altro medico, il terzo, dopo lo psichiatra Carlo Fraticelli, (contro il quale è intestato il processo), e Matteo Catenazzi (medico operante in pronto soccorso, sul cui non luogo a procedere pronunciato in sede di udienza preliminare pendono ricorsi per cassazione da parte della stessa procura varesina, della procura generale e delle parti civili).
È la dottoressa Enrica Finazzi, psichiatra, già interrogata dai pm Agostino Abate e Sara Arduini, per la quale è stata formulata formale imputazione per cooperazione colposa nella morte di Giuseppe Uva con gli altri due medici dell’ospedale di Circolo che gli somministrarono dosi massicce di calmanti nonostante fosse in stato di alterazione alcolica. L’interazione di quei farmaci con l’alcol, secondo la procura, è la causa che ha condotto alla morte dell’artigiano varesino. avvenuta il 14 giugno 2008.
La notizia non è propriamente un colpo di scena, perché già il giudice per l’udienza preliminare Cristina Marzagalli aveva individuato la presenza di un referto redatto da un terzo medico. Il professionista era stato convocato in procura ancora a gennaio, ed ora i pm Abate e Arduini hanno chiuso le indagini, chiedendone appunto il rinvio a giudizio.
Peraltro, proprio il referto a firma della dottoressa Finazzi, medico specialista, che indicava come necessaria la somministrazione a Uva di farmaci antipsicotici (Talofen e Farganasse IM), è la ragione principale per la quale il dottor Catenazzi (difeso dagli avvocati Gianfranco Orelli e Andrea Orelli), era stato prosciolto: proprio perché quest’ultimo aveva chiesto il consulto dello specialista.
Presieduto dal giudice Orazio Muscato, ieri si è dunque aperto il processo contro lo psichiatra comasco Carlo Fraticelli, contumace, difeso dall’avvocato Renato Piccinelli. Udienza riservata alla formazione del fascicolo (il dibattimento si apre il 30 aprile), con richiesta di ammissioni prove e testi avanzate dalle parti. Si è conclusa quattro ore dopo con la riserva da parte del giudice sull’istanza più importante: una nuova perizia per determinare la causa della morte di Giuseppe Uva, se necessario con la riesumazione del cadavere, come chiesto dagli avvocati di parti civili Fabio Anselmo e Alessandra Pisa.
Sono stati ammessi, su richiesta del pm Abate, la cartelle clinica, tre file audio delle chiamate alle centrali operative di 112, 113 e 118, e 26 fotografie dell’esame autoptico. Ammessi, su richiesta dell’avvocato Piccinelli, il documento che le procedure per la contenzione fisica in ospedale, oltre a due consulenti di parte: con il loro ingresso nel processo sale a 10 il numero di periti. Anche in virtù di questa considerazione, il giudice non se l’è sentita di disporre una nuova perizia (contro la quale, oltre al pm si era espresso anche l’avvocato di Fraticelli). La posizione dei parenti di Uva, che adombrano responsabilità terze, in particolare per quanto avvenuto durante il periodo trascorso da Uva al comando provinciale dei carabinieri di via Saffi, è nota, ed ha contribuito a creare il “caso Uva”. Peraltro, prima dell’avvocato ferrarese Anselmo, noto per la vicenda Aldovrandi, si erano rivolti, in successione, ad altri due legali varesini che, con un propri periti, erano addivenuti alle stesse conclusioni della procura.

fonte: La Provincia via "osservatorio della repressione"
Giorno e notte si possono vedere ora “raggi blu” ai neutroni che si scagliano nell'aria da uno dei reattori danneggiati.

“Esperti nucleari internazionali credono che del carburante fuso stia causando una piccola incontrollata reazione a catena che emette vampate di calore, radiazione, ed una luce blu: quel che l'industria nucleare chiama una “criticità localizzata”. Da ciò che capiamo, non sono buone notizie per i lavoratori che lì cercano di prevenire un meldown (fusione) nucleare”.

Una persona aveva dato le sue riflessioni sui raggi blu: uno studente medico al tempo in cui il reattore venne installato a UT. La barzelletta nel campus era che la buona notizia era che avevano un detector agli ultravioletti, che poteva rilevare questo tipo di perdita di radiazioni, ma la cattiva notizia era che chi era nella posizione di rilevare questi “raggi blu” era destinato a morire in poche settimane.

Accanto alle “migliorie” nella generazione degli impianti nucleari, come per esempio il fatto di sovraccaricare con il plutonio il carburante all'uranio nei reattori (il carburante MOX), la radiazione sta trovando più applicazioni in medicina.

Oltre al fatto di irradiare parti del corpo dove trovano il cancro, un tipo qui in città ha avuto iniezioni di radiazioni nel suo sangue per una diagnosi con una macchina ad alta tecnologia, all'Elko Hospital. Gli è stato detto che sarebbe stato tutto ok, ma che doveva stare lontano dai suoi figli per alcuni giorni...

La FDA (Fed. Drug Administration, Ente di Controllo Farmaci USA) sta spingendo per irradiare il cibo, naturalmente per tenerci al sicuro! Clicca qui per leggere l'articolo.


La FDA riconosce il fatto che l'irradiazione cambia la struttura del cibo quando dice nella stessa proposta che “l'irradiazione ha vari effetti sui cibi, che possono cambiare nelle loro caratteristiche. Tali cambiamenti, possono avvenire nelle proprietà organolettiche, nutrizionali o funzionali del cibo, cosa che non sarebbe notata al momento dell'acquisto ma che può esserlo se cucinato o consumato”.

L'on Zazzera definisce Maroni un assassino e si scatena la bagarrePierfelice Zazzera dell'Idv ha esposto nell'Aula della Camera un cartello con la scritta "Maroni assassino" non appena il ministro dell'Interno ha concluso la sua informativa sull'immigrazione. Il cartello gli è stato strappato dalle mani da Giancarlo Giorgetti della Lega.
Il ministro dell'Interno aveva appena terminato la sua informativa quando dai banchi dell'Idv Pierfelice Zazzera si è alzato sollevando con le braccia il cartello. Immediata la reazione dei deputati della Lega: Giancarlo Giorgetti, sorpassando i commessi, ha raggiunto Zazzera, gli ha preso il cartello e glielo ha strappato, mentre dai banchi di Lega e Pdl veniva urlato "Fuori, Fuori!" e "vergogna". Basiti davanti alla scena i deputati del Pd. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ammonito Zazzera dicendogli che "del fatto si occuperà il collegio dei questori".
Il titolare del Viminale ha poi confermato alcuni punti dell'accordo siglato tra governo e regioni. Come ad esempio la concessione di un permesso di soggiorno temporaneo ai migranti che hanno rappresentato l'intenzione di andare in un altro Paese europeo: "Sono la stragrande maggioranza", ha detto il ministro.

Per quanto riguarda i flussi migratori Maroni ha sottolineato che si stanno intensificando le partenze di migranti dalle coste libiche: "ci sono segnali di ripresa che ci fanno pensare che possa intensificarsi il flusso di persone provenienti da paesi subsahariani, che fuggono da guerre e terribili condizioni umane e possono esser ricomprese nella categoria dei profughi".

La iena Golia travestita da tunisino presa a fucilate a ManduriaÈ possibile essere presi a fucilate per un bicchiere d'acqua? E' quanto accaduto alla Iena Giulio Golia a Manduria. Giulio Golia si è travestito da tunisino in fuga e si è mischiato agli altri nel campo di smistamento di Manduria. Mentre si avvicinava ad un’abitazione per chiedere un bicchiere d'acqua, dopo alcuni istanti, Golia è stato preso a fucilate dal proprietario, riuscendo, mentre l'uomo era intento ad armare l'arma, a scappare prima di essere colpito.
Per capire e documentare come vivono gli immigrati in Italia, la Iena Giulio Golia si è spacciato per un profugo tunisino, per mischiarsi a loro e intraprendere un viaggio da Manduria verso il nord. Ma se l’è vista brutta. Secondo un’anticipazione fornita da Mediaset a proposito di un servizio che andrà in onda domani sera alle 21.10 su Italia 1 nella trasmissione ‘Le Iene Show’, con Luca e Paolo e Ilary Blasi
Giulio Golia, per meglio comprendere cosa significhi essere un immigrato in fuga, si è spacciato per un tunisino, camuffandosi da profugo, e ha seguito il percorso verso nord (non è certo, ma dovrebbe trattarsi di Oria) che quasi tutti, a piedi, decidono di intraprendere dal campo di Manduria.


«Un viaggio lunghissimo – è detto nella nota – senza cibo e acqua, se non fosse per la gentilezza di molti italiani che, chi con un panino, chi con una bottiglia d’acqua e qualcuno con dei soldi, aiutano, per quanto possono, gli immigrati. Una solidarietà diffusa che la Iena, a suo rischio e pericolo, ha però visto non essere di tutti. Infatti, avvicinatosi ad un’abitazione come tante per chiedere un bicchiere d’acqua, dopo alcuni istanti d’attesa, Golia è stato preso a fucilate dal proprietario, riuscendo, mentre l’uomo era intento a caricare l’arma, a scappare prima di essere colpito»





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Ancora una bocciatura per le norme previste dal ‘pacchetto sicurezza’ approvato dal governo Berlusconi nel 2008. La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato illegittimi gli ampli poteri di ordinanza dei sindaci che si sono tradotti in divieti anti-accattonaggio o anti-lucciole in numerose città d’Italia. E’ stata così bocciata la legge 125 del 2008 nella parte in cui consente che il sindaco adotti provvedimenti “a contenuto normativo ed efficacia a tempo indeterminato” per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano la sicurezza urbana, anche al di fuori dai casi di “contingibilità e urgenza”. La decisione arriva dopo che la Consulta aveva in precedenza bocciato altre norme del pacchetto sicurezza, bloccando il reato di clandestinità e riconoscendo la non punibilità dell’immigrato in stato di indigenza.

A sollevare la questione dinanzi alla Consulta è stato il Tar del Veneto, cui si era rivolta l’associazione ‘Razzismo stop’ contro l’ordinanza anti-accattonaggio del sindaco di Selvazzano Dentro. I giudici costituzionali, con la sentenza n. 115 scritta da Gaetano Silvestri, hanno ritenuto violati gli articoli 3, 23 e 97 della Costituzione riguardanti il principio di eguaglianza dei cittadini, la riserva di legge, il principio di legalità sostanziale in materia di sanzioni amministrative. Le ordinanze dei sindaci, così come previste dal ‘pacchetto sicurezza’ – scrive la Consulta – incidono “sulla sfera generale di libertà dei singoli e delle comunità amministrate, ponendo prescrizioni di comportamento, divieti, obblighi di fare e di non fare, che, pur indirizzati alla tutela di beni pubblici importanti, impongono comunque, in maggiore o minore misura, restrizioni ai soggetti considerati”. Ma – fa notare la Corte – “la Costituzione italiana, ispirata ai principi fondamentali della legalità e della democraticità, richiede che nessuna prestazione, personale o patrimoniale, possa essere imposta, se non in base alla legge”, così come previsto dall’art. 23 della Carta. Pertanto – sottolinea la sentenza – “nel prevedere un potere di ordinanza dei sindaci, quali ufficiali del Governo, non limitato ai casi contingibili e urgenti”, il ‘pacchetto sicurezza’ “viola la riserva di legge relativa” perché’ “non prevede una qualunque delimitazione della discrezionalità amministrativa in un ambito, quello della imposizione di comportamenti, che rientra nella generale sfera di libertà dei consociati. Questi ultimi – aggiunge la Corte – sono tenuti, secondo un principio supremo dello Stato di diritto, a sottostare soltanto agli obblighi di fare, di non fare o di dare previsti in via generale dalla legge”.

giovedì 7 aprile 2011
Fukushima 5Fallito anche l’ultimo tentativo di tappare la falla nucleare. La Tepco, che gestisce l’impianto di Fukushima, si prepara a riversare nell’Oceano Pacifico 15.000 tonnellate di acqua radioattiva. A spaventare i giapponesi è soprattutto la crepa di 20 centimetri apertasi nel reattore 2. Secondo i critici, le autorità brancolano nel buio, cercando di nascondere la verità: non sanno esattamente cosa fare. Per Hirose Takashi, grande espertonucleare nipponico, siamo a un passo dalla catastrofe: se collassa il primo reattore coinvolgerà tutti gli altri, mettendo in pericolo l’intero Giappone. Situazione senza precedenti, di portata probabilmente planetaria: sarebbe il maggiore disastro atomico della storia.  
«Se siete così certi che i vostri impianti siano sicuri, perché non li costruite nel centro delle città anziché a centinaia di chilometri di distanza?». E’ la provocatoria conclusione, scrive l’analista Douglas Lummis, a cui giunge lo stesso Takashi, che sul nucleare giapponese, civile e militare, ha scritto un intero scaffale di libri, con titoli come “Nuclear Plants for Tokio”, sulle installazioni atomiche del Sol Levante. Intervistato dall’emittente “Asahi New Star”, ha lanciato l’allarme: nessuno sa esattamente cosa stia succedendo aFukushima, l’unica certezza riguarda il fallimento delle operazioni e l’unica notizia è che le autorità non sanno che pesci pigliare. «Dopo aver letto il suo racconto – scrive Lummis in un intervento ripreso da “Il Cambiamento” – vi domanderete perché continuino a spruzzare acqua sul reattori, invece di adottare come a Chernobyl la soluzione del sarcofago di cemento».
Secondo Lummis, le autorità di Tokyo preferiscono continuare a giocare col fuoco piuttosto che rassegnarsi all’idea di una colossale perdita economica, visto il costo dell’impianto di Fukushima. E poi: «Accettare la soluzione sarcofago vuol dire ammettere che si sbagliavano e che non riescono a sistemare i malfunzionamenti». Nella piscologia della crisi gioca anche un enorme senso di colpa. In più, non si vuole accettare «la sconfitta dell’idea dell’energia nucleare, un’idea cui si aggrappano con devozione quasi religiosa». Non è solo questione della perdita di quei sei reattori: «Se solo riuscissero a raffreddarli e a farli ripartire, potrebbero dire: “Avete visto, dopotutto l’energia nucleare non è poi così pericolosa”». Per Lummis, «Fukushima è un dramma cui assiste il mondo intero, che può terminare con Hirose Takashi 2la sconfitta o – nella loro fragile speranza, che reputo priva di fondamento – la vittoria per l’industria nucleare».
Non serve gettare acqua a casaccio, dice Takashi: se non si riesce a riattivare il sistema elettrico di raffreddamento, «è come versare acqua sulla lava». Il problema è noto: lo tsunami ha allagato i generatori di emergenza. «Se non si rimedia a questo, non c’è modo di rimediare all’incidente». Irrorare i reattori dal cielo? Là sotto c’è «una foresta di leve di commutazione, cavi e tubazioni», un «labirinto di tubi sufficiente a farti venire le vertigini». Anche se in televisione c’è una passerella di “esperti” e accademici pronti a difendere l’operazione, Hirose è drastico: «Quei professori non sanno nulla, solo gli ingegneri sanno». E sanno cioè che, «se versi acqua salata sopra una piastra bollente, cosa pensi che succeda? Si ottiene il sale. Che entrerà in tutte queste valvole e le ostruirà». Assurdo, insiste Takashi, che si possa sperare di risolvere la situazione lanciando acqua di mare dagli elicotteri.

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