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sabato 12 marzo 2011
La classifica degli uomini più ricchi del mondo, stilata dal quindicinale "Forbes" vede presenti anche 14 italiani, il più ricco dei quali risulta essere Michele Ferrero, il re della nutella, al 32° posto in classifica, con 18 miliardi di dollari di patrimonio personale. Lo segue Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, 71° in classifica, con 11 miliardi di dollari. Silvio Berlusconi è al 118° posto con un patrimonio di 7,8 miliardi di dollari e Giorgio Armani è 136° con 7 miliardi. Molto staccati gli altri italiani presenti in classifica: Carlo, Giuliana, Gilberto e Luciano Benetton sono 488° in classifica, con 2,4 miliardi di dollari, mentre nella posizione 512 troviamo Mario Moretti Polegato con un patrimonio di 2,3 miliardi di dollari. Chiudono i fratelli Diego e Andrea Della Valle, entrati in classifica quest'anno al 938° e 993° posto, con i rispettivi patrimoni di 1,3 e 1,2 miliardi di dollari.

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Julian Assange: l'Uomo che fa Tremare il Mondo

Storia, imprese e opinioni del fondatore di Wikileaks

Autore:Paolo Zelati, Gianluca Barbera
Editore:Barbera
Data pubblicazione:Marzo 2011
Tipo:Libro
Pagine:179
Formato:14x21
Stato:Disponibile in pronta consegna
Categorie:Attualità, Critica sociale, Saggi e racconti, Globalizzazione


Storia e controstoria dell'uomo

che ha messo in crisi le diplomazie internazionali

e contro il quale l'intero Sistema mondiale

(governi, banche, giustizia...) si è coalizzato.

Julian Assange, deluso dall'esperienza universitaria appena conclusa e, soprattutto, dall'ambiente accademico, arriva alla conclusione che la vera lotta insita nel genere umano non è tra destra e sinistra o tra fede e scienza ma, invece, tra l'individuo e le istituzioni (...) Praticamente non mangia e dorme ancora meno: è completamente assorbito dal progetto.

Una volta creata la struttura sulla carta, Julian si assicura un provider Internet sufficientemente sicuro e in grado di resistere sia ad attacchi informatici che a pressioni di ordine legale: è lo svedese PRQ.se. Le informazioni passano quindi prima attraverso PRQ per poi essere filtrate a un altro server sicuro in Belgio e, infine, arrivano in altri server di segreta collocazione per essere archiviate. (...)

L'idea, in pratica, è quella di creare una "versione irrintracciabile" di Wikipedia, sulla quale i cittadini di ogni parte del mondo possono pubblicare informazioni e documenti "segreti" atti a mettere in luce "comportamenti non etici di governi, aziende e istituzioni varie" e rimanere protetti dall'anonimato. (...)

WikiLeaks si dimostra ben presto una realtà ramificata, di respiro internazionale e, soprattutto, sempre più "presa sul serio" dai potenti della terra che, non potendo più schernirla o sottovalutarla, devono imparare a convivere con essa o, meglio, per citare Assange, devono imparare "l'arte della trasparenza".

Saggio introduttivo di Gianluca Barbera.


fonte
Un vero e proprio arsenale consegnato nelle mani dei giannizzeri del rais: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili per un valore di otto milioni di euro. L'affare messo a punto nel giugno 2009 durante la visita del colonnello a Roma

Altro che limette per le unghie di cui ha continuato a parlare per giorni il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per buttarla in ridicolo e sviare il forte sospetto che l’Italia avesse fornito negli ultimi tempi tante armi micidiali a Gheddafi. Buona parte di quegli ordigni con cui il raìs fa massacrare gli insorti in realtà sono italiani, venduti a Tripoli alla fine del 2009 e fabbricati dalla Beretta di Gardone Val Trompia. Si tratta di un vero e proprio arsenale: 7.500 pistole, 1.900 carabine e 1.800 fucili consegnati nelle mani del capo del Settore di pubblica sicurezza del Comitato popolare del dittatore nordafricano. Cioè, in pratica, i giannizzeri del raìs. Valore della fornitura, circa 8 milioni di euro.

Quelle esportazioni negli atti ufficiali vengono qualificate come armi di “non specifico uso militare”, poco più che fuciletti da caccia, insomma, una dicitura forse usata per poter sfruttare al meglio le incongruenze della legislazione italiana sulle esportazioni di armi, rigorosa per quelle militari, molto più blanda per le altre. Tra gli oltre 11 mila pezzi inviati alla Libia, però, ci sono perfino centinaia e centinaia di fucili di un particolare modello da 13 anni in dotazione ai marines americani, l’M4 Super 80 ad anima liscia, un’arma progettata per uso bellico e prodotta dalla Benelli, antica fabbrica di Urbino controllata dal gruppo Beretta. Anche gli altri oggetti consegnati a Gheddafi presentano caratteristiche che con la caccia a lepri e fagiani hanno poco a che vedere. Ci sono, per esempio, le pistole PX4 calibro 9 semiautomatiche, con un peso ridotto di soli 800 grammi e un caricatore di 10 colpi che con un elemento supplementare può arrivare a 15. E poi le carabine CX4, anche queste calibro 9, su cui possono essere montati sistemi di puntamento ottico e laser.

Ai consiglieri regionali non bastano i privilegi da onorevoliTrecento metri con un litro di benzina. Neppure una Bentley o una Lamborghini consumano tanto. Addirittura più dispendiose sono, anzi sarebbero, le autoblù dell'Assemblea regionale. Al punto da spingere lo stesso presidente dell'Ars, Francesco Cascio, a una clamorosa denuncia televisiva: fra deputati e autisti qualcuno, fino a non molto tempo fa, "faceva regolarmente la cresta". Un j'accuse pronunciato davanti alle telecamere di Presa Diretta, il programma di Raitre condotto da Riccardo Iacona che ha dedicato un reportage a sprechi e clientele in Sicilia.
Clamorosa marcia indietro del presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, sulla denuncia delle auto blu che "facevano 300 metri con un litro". Con una lunga comunicazione letta all'Assemblea dal vicepresidente di turno - Cascio è all'estero - il presidente ha smentito se stesso, ovvero le sue dichiarazioni andate in onda nella trasmissione "Presa diretta" di RaiTre, e ha dichiarato di non essere mai stato a conoscenza di alcuna "situazione di illegalità o illegittimità" nell'uso delle auto blu dell'Ars.
"Quando sono diventato presidente del parlamento siciliano, nel 2008 - afferma Cascio - ho cominciato a setacciare anche le spese più banali, incluse quelle delle vetture di servizio. Assieme al mio capo di gabinetto ho preso il libro dei carburanti, e ho fatto il raffronto fra i chilometri percorsi dalle auto e il consumo dichiarato".

Teletruffa scoperta dalle Iene: arrestata mamma teletonicaCon la sua battaglia Luisa Pollaro aveva commosso i telespettatori italiani, raccontando che sua figlia aveva una grave malattia per cui aveva bisogno di un intervento chirurgico negli Stati Uniti. Una lotta contro il tempo, alla quale tutti potevano contribuire con somme in denaro. Ma dopo alcune segnalazioni, anche da parte della trasmissione Le Iene, le investigazioni della Procura di Napoli hanno scoperto la truffa. Luisa Pollaro è stata sottoposta agli arresti domiciliari per truffa.
Da giorni si sente parlare del “caso Adelaide Ciotola”, bimba sana che però, meglio di un’attrice consumata, si è spacciata per lungo tempo, su direttive di mamma Luisa Pollaro, come affetta da “Sindrome del lobo medio”.
Una truffa in piena regola che ha suscitato lo sdegno di tutti coloro che hanno creduto alle parole di Adelaide e si sono commossi davanti alle sue accorate richieste di aiuto: “Prenotate il mio primo libro e anche il secondo che uscirà a dicembre e fate qualche donazione”.

Arrestato sindaco del PdL nel casertanoIl sindaco Pdl Giorgio Magliocca di Pignataro Maggiore e' stato arrestato all'alba di oggi dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Magliocca, avvocato e consulente del ministero delle Telecomunicazioni quando era retto da Mario Landolfi, è stato nominato recentemente consulente anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe consentito al clan camorristico Ligato-Lubrano di continuare a gestire beni che erano stati confiscati e che erano stati dati in gestione proprio al sindaco.
Il sindaco di Pignataro Maggiore (Caserta), Giorgio Magliocca, del Pdl, è stato arrestato questa mattina dalla polizia con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Il deputato regionale del Pd Gaspare Vitrano, 49 anni, avvocato, è stato arrestato a Palermo con l'accusa di concussione

Vitrano sarebbe stato arrestato in flagranza di reato mentre intascava una mazzetta da un'imprenditore del settore fotovoltaico. Sarebbe stata la vittima a denunciare il tentativo di concussione. Vitrano è stato funzionario regionale. Nel 2001 era stato eletto deputato regionale all'Ars per la Margherita ed è stato componente della commissione Lavoro. E' stato rieletto nelle successive legislature nelle fila del Partito democratico e ora é deputato segretario e componente della commissione Attività Produttive.

Uccide e mangia il cane della sorella, denunciato ventenneHa ucciso un cane, lo ha sezionato, poi lo ha mangiato: le zampe sono state addirittura marinate come prosciutti. L'assurda e atroce scoperta è stata fatta in un casolare alle pendici di una collina di Firenze dalle guardie zoofile dell'Ente nazionale protezione animali. Un italiano di 23 anni è stato denunciato per maltrattamento e uccisione di animali: rischia fino a tre anni di carcere.
Le indagini sono partite da segnalazioni di una discussione in una chat di Facebook nella quale era apparsa la frase: "Ho ucciso il mio cane, l'ho appeso come un coniglio e denudato".
Le scrivo per chiederle di occuparsi  tempestivamente della questione dei lavoratori temporanei occupati presso le diverse sedi Inps in tutta Italia.

Siamo in 1240,  la maggior parte dei quali assunta a marzo 2009, parecchi siamo laureati, e in questi mesi ci siamo impegnati quotidianamente in funzioni attinenti l’erogazione di prestazioni sociali ed assistenziali quali la disoccupazione, la cassa integrazione, l’invalidità civile, ma non solo. – Fino a fine dicembre 2010 eravamo circa 1800, più di 500 lavoratori sono stati lasciati a casa a scadenza del contratto, senza possibilità di ulteriore proroga. -
A causa dei tagli previsti dalla legge n.122/201, il nostro posto di lavoro è seriamente a rischio e ad oggi per noi, dopo il mancato inserimento nel Decreto Milleproroghe degli emendamenti presentati in nostro favore, non esistono  prospettive lavorative dopo la data del 31 marzo 2011, data di scadenza dell’appalto stipulato tra l’INPS e la società XXX s.p.a. (agenzia fornitrice di lavoro temporaneo).
Ora è ufficiale. Tracce di esplosivi di nano-termite sono stati raccolti dai detriti del WTC poco dopo il loro crollo dell'11/9/2001. Alla Brigham Young University, il professore di fisica, il dottor Steven Jones, ha fatto la scoperta dell'esplosivo insieme ad un team internazionale di nove scienziati.

Ora è ufficiale. Tracce di esplosivi di nano-termite sono stati raccolti dai detriti del WTC poco dopo il loro crollo dell'11/9/2001. Alla Brigham Young University, il professore di fisica, il dottor Steven Jones, ha fatto la scoperta dell'esplosivo insieme ad un team internazionale di nove scienziati.

Grazie quindi alle prove di laboratorio più estese, gli scienziati hanno concluso che i campioni analizzati, hanno mostrato che si tratta di esplosivi nano-termite, generalmente usati per scopi militari.
Gli scienziati trovano Nano-termite (stimata in oltre 10 tonnellate)
presso il World Trade Center

Dopo un rigoroso processo di peer-review, il loro documento è stato pubblicato nella Bentham Chemical Physics Journal, una delle riviste più accreditate negli USA e che ha approvato alcuni Premi Nobel, essendo rispettata all'interno della comunità scientifica. Primo autore dello studio è Dr. Niels Harrit di 37 anni, professore di chimica all'Università di Copenaghen in Danimarca e un esperto di nano-chimica, che dice: "Il conto ufficiale messo avanti dal NIST viola le leggi fondamentali della fisica."
Il Governo ora sa delle prove che confermano la presenza di  Esplosivo Nano-Termite, utilizzati per far cadere tutte le tre Torri del WTC l'11 / 9



tradotto da Redazione Segnidalcielo



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Caso Ruby, Il Fatto accusa: tentata corruzione Berlusconi contrattacca: denuncia per l'articolo.

Il quotidiano di Padellaro & Co. parla di due "emissari" che sarebbero andati in Marocco per corrompere un'impiegata dell'anagrafe. Le prove? Non ci sono. E i legali del premier denunciano: "L'autorità giudiziaria accertare la veridicità o meno della vicenda narrata".

Il Fattoquotidiano continua la sua battaglia giornalistica senza precisare le fonti. Questa volta la "gola profonda" è una misteriosa dipendente dell'anagrafe di un paesino sperduto del Marocco. Il nome è di fantasia (Fatima) e parla solo coperta dando le spalle alla telecamera. Un po' troppo poco per essere uno scoop. Secondo il quotidiano diretto da Antonio Padellaro. Il succo della notizia è questo: due misteriosi emissari sarebbero stati mandati in Marocco per corromperefatima e falsificare la dato di nascita di Ruby, al secolo Karima El Marough e renderla maggiorenne prima del doovuto. Le prove? Al momento non ci sono...
Nel Paese del Sol Levante a causa del terremoto e dello Tsunami le centrali atomiche vicine alla costa orientale di Honshu vengono chiuse per cautela. Il reattore di Fukushima desta le maggiori preoccupazioni e il fantasma di un disastro nucleare, che in teoria potrebbe aggiungersi a quello sismico, spaventa le autorità nipponiche.
Tuttavia l’allarme non può non far riflettere anche l’Italia, che come il Giappone convive con l’eterna minaccia dei terremoti e, dopo il referendum del 1987 e l’abbandono dell’atomo, ora sta tentando di rilanciare un piano per la costruzione di quattro impianti.
CENTRALI IN ITALIA. Il progetto Enel si basa sulla tecnologia francese Epr di terza generazione e dovrebbe costare complessivamente 18 miliardi di euro. Secondo l’ultimo crono-programma del governo, la prima centrale da 5 miliardi potrebbe essere attiva a partire dal 2020, ma ogni scetticismo al riguardo è lecito, vista la carenza di risorse e i ritardi che già si sono accumulati in fase di avvio.
I sostenitori del ritorno al nucleare dicono che lo spettro di Chernobyl è ormai lontano e che le nuove tecnologie sono più sicure. Inoltre l’energia nucleare è pulita e permetterebbe all’Italia di abbattere drasticamente le emissioni di Co2, di ridurre la dipendenza energetica dall’estero e di abbassare il costo della bolletta.
Sull’altro fronte, i contrari fanno presente che l’unico nucleare virtuoso è quello di quarta generazione (ma siamo ancora allo stadio di ricerca), che nella Penisola sono poche le zone non a rischio sismico, che le centrali costano troppo a fronte di un rendimento finanziario scadente e che in Occidente ci sono pochissimi progetti di nuovi impianti, i quali, tra l’altro, vanno avanti tra mille intoppi. In più si vocifera periodicamente di micro-incidenti che sarebbero tenuti nascosti ai media e alle opinioni pubbliche e infine si torna sempre al problema dell’approvvigionamento della materia prima e dello stoccaggio delle scorie.


Non si fermano gli sbarchi a Lampedusa, emergenza continuaRiprendono gli arrivi di migranti a Lampedusa. Sono 26 gli immigrati che erano a bordo della barca avvistata questa mattina al largo di Lampedusa da un aereo portoghese della missione europea Frontex e soccorsa dalle motovedette della Guardia costiera.
Nel gruppo c'e' una donna, gli altri sono tutti uomini adulti. Era dalla notte di martedi', quando erano stati recuperati 55 tunisini su uno scafo in procinto di affondare, che non giungevano piu' migranti a Lampedusa, a causa delle cattive condizioni del mare. Sono in questo momento 1.180 i migranti presenti nel centro di accoglienza. Programmati altri due voli per il trasferimento di circa 200 persone in strutture fuori dalla Sicilia.
Sull'isola, intanto, i giovani si mobilitano per invocare l'attenzione delle istituzioni di fronte alle conseguenze negative dell'emergenza immigrazione per l'economia. Cosi' i malumori e all'attivismo degli albergatori e degli operatori turistici, si aggiunge in queste ore la mobilitazione del "Comitato giovanile Lampedusa", che con un avviso su Facebook ha indetto un'assemblea per sabato mattina sulla spiaggia della Guitgia, di fronte al molo Favaloro, dove approdano i barconi dei migranti.
Clicca per ingrandire
Di seguito pubblichiamo comunicato stampa del "Movimento 5 Stelle di Genzano di Roma": non è nostra abitudine concedere spazio ai movimenti politici - non lo abbiamo mai fatto - tuttavia, riteniamo l'argomento di pubblico interesse.



LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE: CONFRONTO TRA RICERCATORI ED ANIMALISTI.

A Genzano un convegno per creare punti di confronto e riflessione sulle opportunità e possibilità offerte dalla ricerca scientifica senza la necessità di gravare sulla sperimentazione animale.

Genzano, 11 Marzo 2011

Si svolgerà a Genzano, il prossimo 12 marzo a partire dalle ore 16, presso il Liceo Scientifico G. Vailati, un convegno sulla sperimentazione animale e sulle possibilità che le conoscenze scientifiche offrono oggi per limitare in modo crescente l’utilizzo degli animali come cavie per la ricerca.

Promotori dell’evento una rete di movimenti ed associazioni:
il “Movimento Cinque Stelle Genzano di Roma”,  Ass.ne OdV "La Fonte", la Lega Antivivisezione (LAV), Ass.ne "AIDAA", Ass.ne "La Colombina" .

L’incontro sarà l’occasione per addetti ai lavori, volontari, animalisti e scienziati di discutere e confrontarsi sullo stato dell’arte della sperimentazione scientifica condotta sugli animali e sulla necessità di trovare strade alternative per non compromettere la salute e la vita degli animali e degli esseri umani che usufruiscono dei risultati della ricerca stessa.

L’occasione sarà inoltre utile per affrontare il problema dell’abbandono e del randagismo, temi spesso sottovalutati, che influiscono su vari aspetti della vita sociale quotidiana.

Il convegno vuole proporsi come un momento di riflessione, discussione e confronto costruttivo sulle tematiche legate al mondo animale e sui rapporti tra questo e il genere umano. I diversi punti di vista e le diverse posizioni garantiranno a tutti di esprimere il proprio punto di vista contribuendo a suggerire valide e concrete ipotesi di lavoro per il futuro. In quest’ottica saranno presenti, tra gli altri, la dott.ssa Patrizia Costa ricercatrice dell’IPAM (Italian Platform On Alternatives Methods), Lorenzo Croce Presidente dell’associazione AIDAA (Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente ) e membri di varie associazioni che si occupano di randagismo.

Sarà infine proiettato un video fornito dalla Lega Anti Vivisezione (LAV).

--



Movimento 5 Stelle Genzano di Roma

Sede Provvisoria : Via Dott. Francavilla 10/a - Genzano di Roma

Profilo Facebook: http://www.facebook.com/MoVimento.CinqueStelle.Genzano.di.Roma
Canale YouTube: http://www.youtube.com/user/genzano5stelle
E-Mail     : movimento5stelle.genzano@gmail.com
MailingList : grilligenzanodiroma@googlegroups.com
Skype      : movimento5stelle.genzano


venerdì 11 marzo 2011



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TRIPOLI - Tre giornalisti della Bbc sono stati arrestati e malmenati dalle forze di sicurezza del regime di Gheddafi mentre stavano cercando di raggiungere la città di Zawiya.
Lo riferisce sul suo sito internet la stessa emittente britannica. I tre giornalisti sono stati prima picchiati, poi incappucciati e sottoposti ad una finta esecuzione da parte di membri dell'esercito libico e della polizia segreta. I tre sono stati infine trattenuti per per 21 ore. Successivamente sono stati rilasciati ed ora hanno lasciato il paese.


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È entrato in vigore stamattina il congelamento degli asset di cinque entità finanziarie libiche, che sono la Banca centrale libica, il fondo sovrano Lybian Investment Authority (Lia), il Lybian Arab Investment Portfolio, la Libyan Foreign Bank, e il Libyan Housing and Investment Board. Tutti e cinque sono sotto il controllo di Muammar Gheddafi e la sua famiglia, e sono una fonte potenziale di finanziamento per il suo regime, si legge sulla Gazzetta Ue. Sono stati congelati anche i beni del cittadino austriaco Mustafa Zarti, un finanziere che era stato a capo di alcune delle società finanziarie di Gheddafi.
Alla luce delle decisioni pubblicate oggi dall'Unione Europea, l'istituto di credito Unicredit ha congelato l'esercizio dei diritti relativi ai pacchetti posseduti dagli azionisti libici.

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La giustizia italiana non funziona. I tempi sono così lunghi da invalidare l’effetto delle sentenze. Prescrizioni, condoni, amnistie, benefici per buona condotta e abuso della detenzione domiciliare per ovviare ai costi della prigionia rendono le pene un rischio accettabile quando si valuta l’opportunità di compiere un reato. Gli effetti dei tribunali civili, specialmente nell’ambito del diritto del lavoro, sono praticamente nulli viste le infinite possibilità di ricorso e trucchi contabili che riducono sentenze definitive a mere riprovazioni morali. Una sorta di rimbrotto che non crea nessun danno al condannato.
E’ oggettivo: in Italia delinquere, truffare, non pagare i debitori o fregarsene del diritto del lavoro conviene. Chi non lo fa, per rettitudine o vigliaccheria, è un fesso.
La riforma della giustizia spiegata con i disegnini, come se fossimo tutti dei bambini (o dei coglioni)
La riforma della giustizia di Berlusconi tenta di risolvere, tutti o in parte, questi problemi?
A mio avviso no. Per quello che ho letto in questi giorni, il progetto di legge si muove a livello “alto”. Tenta di stabilire dei meccanismi attraverso i quali la politica avrà un primato nei confronti della magistratura alla quale detterà, finalmente, priorità e tempi, stabilendo in parlamento quale saranno le indagini da fare e quali quelle da “rimandare”. L’eliminazione delle funzioni di polizia giudiziaria svolte dalle forze dell’ordine priverà la magistratura del suo “braccio armato” costringendola a mettersi in fila insieme a tutti per richiedere i servizi di polizia, carabinieri e guardia di finanza.
In compenso, la signora Pina di Tradate, si potrà togliere la soddisfazione di eleggersi un pubblico ministero in camicia verde che, invece di preoccuparsi dei reati del presidente del consiglio, si dedicherà finalmente a perseguire negri e terroni che infestano il sacro suolo padano.
L’opposizione è contraria, il terzo polo è scettico, eppure i presupposti perché la riforma passi ci sono. Come per l’ignobile legge elettorale, questa riforma della giustizia fa comodo alla politica di destra, di sinistra e di centro. Berlusconi non è eterno e, prima o poi, l’indebolimento del potere giudiziario potrà tornare utile a tutti. Dopo aver privato i cittadini del diritto di voto ed averlo avocato ai segretari di partito, il depotenziamento della magistratura si configura come la seconda gustosa puntata di un golpe incruento e silenzioso dove al posto dei carri armati scendono in campo gli scartafacci dei legulei.
In Italia il sistema di potere si è incancrenito su posizioni mafiose. Il primo obiettivo è garantire la sopravvivenza del sistema, anche se questo vuol dire agevolare un provvedimento della parte avversa. Poi, per il pubblico bue pronto a scambiare una fregatura per un regalo (vedi la bufala del 17 marzo), ci saranno sempre le posizioni di principio urlate ma prive di sostanza e le sceneggiate nei talk show, concluse, tutti insieme, destra, sinistra e centro, a mangiare i rigatoni con la pajata alla faccia di quelli che si sono cibati tre ore di pallosissimo anno zero.
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Padova. Supera un’auto in modo non regolamentare e quando i carabinieri di Campodarsego gli contestano la multa esibisce una carta di circolazione veneta anziché italiana, con tanto di timbri dell’Onu, ottenuta nella sua qualità di presidente dello «Stato di Padova della Repubblica veneta». Per tutta risposta i militari, come riportano i giornali locali, portano Gabriele De Pieri, 43 anni, in caserma, per contestargli una serie di verbali di multa, oltre a una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. «Ho esibito la nuova patente veneta - racconta l’uomo - non valida, dicono. Ma io ribatto che a casa nostra è validissima e che qui loro non hanno sovranità». De Pieri è talmente convinto della sua tesi da aver fatto verbalizzare ai Carabinieri di dichiararsi «cittadino del popolo veneto e titolare di sovranità originaria» e in quanto tale non asservito «all’autorità dello Stato italiano». I verbali di multa sono stati scritti, ovviamente, in italiano, lingua che il venetista dichiara di non saper leggere e per questo di aver richiesto una traduzione in veneto. Anche per questo De Pieri annuncia di volersi rivolgere alla Corte Europea dei diritti umani.

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Secondo un rapporto di Legambiente che sintetizza diversi studi scientifici, 49 specie di mammiferi e 111 di uccelli sono a rischio. Alte le concentrazioni di borse 'usa e getta' anche nel mare nostrum: al largo dell'Isola d'Elba ci sono 862.000 mila frammenti per chilometro quadrato.

Sacchetti “usa e getta” e rifiuti di plastica soffocano l’ambiente marino. E fanno strage di animali. Che ingeriscono le borse di cellophane o ne restano intrappolati. Il problema riguarda anche il nostro Mediterraneo, che, fra Italia, Spagna e Francia, presenta una concentrazione di plastica superiore a quella del Pacific Trash Vortex, un enorme accumulo di spazzatura in mezzo all’Oceano Pacifico. Le tonnellate di plastica nel mare nostrum sono 500. Lo rivela “L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino”, rapporto che sintetizza i principali studi scientifici sull’inquinamento in mare da plastica abbandonata. Un dossier richiesto da Legambiente e realizzato dall’Arpa toscana in collaborazione con la struttura oceanografica Daphne dell’Arpa emiliana.
giovedì 10 marzo 2011

sorgenia traffico india 300x183 Clima, nel 2050 saremo più ricchi e più inquinatiSecondo uno studio americano, nei prossimi 40 anni il numero mondiale di veicoli triplicheràE con esso la CO2. La minaccia è globale e cavalca la crescita economico-sociale dei paesi in via di sviluppo: più ricchezza significa più emissioni inquinanti. Intanto, secondo i ricercatori, sul fronte delle energie alternative non si investe abbastanza.
Trasporti ed emissioni di gas serra sono ormai un binomio assodato. Meno scontata è lacorrelazione diretta tra benessere crescente nei paesi in via di sviluppo e l'inquinamento atmosferico. Lo individua e analizza uno  studio americano uscito nel 2009 e ripubblicato recentemente in Italia, che dopo aver esaminato la consistenza e l’impatto delle emissioni dei veicoli in circolazione oggi, si spinge a prevedere i possibili scenari futuri. Salta all'occhio ilprimo dato: su 31,5 miliardi di tonnellate di CO2 immesse in atmosfera, il 60% è dovuto al trasporto passeggeri.
L'effetto è noto: la combustione dei carburanti derivati dal petrolio ha, fra le sue conseguenze, la produzione di anidride carbonica responsabile dei danni all’ozono, il quale a sua volta, ha conseguenze sul cambio climatico. I dati si riferiscono al 2008 e rappresentano solo uno dei numerosi aspetti per i quali le emissioni di sostanze dannose costituiscono un fattore importantissimo di cui tenere conto, per comprendere il cambio climatico in atto.

sede fao roma1 Rapporto FAO: i diritti delle donne per battere la fameSiamo nel pieno di una crisi alimentare mondiale. A rischio 80 paesi che sono già in una situazione di deficit alimentare. Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, già a gennaio pronosticava “una crisi alimentare simile a quella del 2008”. Il problema della fame per milioni di persone, dunque, è attuale e ha già dimostrato di esser fonte di destabilizzazione politica in molti paesi.
I prezzi delle materie prime sono in salita, con la FAO che continua a registrare impennate - l’ultima a fine febbraio - al suo indice, composto da alimenti come grano, riso, carne e zucchero. Tra le principali cause c’è il cambiamento climatico, che ha comportato carestie in paesi tradizionalmente importatori - come Cina, Brasile, Australia e Russia - tanto drammatiche da ridurre significativamente il loro output. Neanche vanno sottovalutate lacrescita demografica e quella della ricchezza, la svalutazione del dollaro e la crescita del prezzo del petrolio, la speculazione sui beni agricoli e la produzione di carburante derivante dalla lavorazione di materie agricole - il biofuel, accolto in passato come la soluzione energetica a tutti i problemi del pianeta, se non fosse per lo spiacevole effetto collaterale che si porta appresso: minaccia l’accesso al cibo di molti tra i paesi più poveri del mondo.
Continua negli Stati Uniti lo smantellamento dello stato sociale. Dopo il Wisconsin, dove è stata approvata stanotte dal Senato la legge che vieta la contrattazione collettiva ai dipendenti pubblici, anche nello Stato dell'Idaho è in via di approvazione un provvedimento che priva gli insegnanti dello stesso diritto.

La misura, votata dal Congresso con 48 voti contro 22, è finalizzata alla limitazione della contrattazione collettiva solo a salari e benefits, mentre viene totalmente rimossa dal negoziato sindacale nei settori che riguardano le dimensioni delle classi e i carichi di lavoro degli insegnanti.

L'obiettivo dei legislatori dello Stato repubblicano è di tagliare le spese per l'istruzione livellando il deficit. Per far questo, secondo i parlamentari del Congresso, è necessaria una drastica dieta dimagrante, con l'attacco ai diritti fondamentali quali il ruolo (che potrebbe essere addirittura eliminato), la durata dei contratti (ridotta a un anno) e l'anzianità come fattore per la determinazione l'ordine dei pensionamenti. La contrattazione collettiva è prevista da parte delle unioni sindacali esclusivamente in caso di rappresentanza delle Union di più della metà del corpo docente.

In un luogo dove le manifestazioni di protesta sono relativemente rare, migliaia di persone stanno scendendo in piazza. L'onda della contestazione è partita mesi fa dal Wisconsin, quando il governatore Walker ha deciso di smantellare le tutele dei dipendenti pubblici, trovando la ferma opposizione dei Democratici ('fuggiti' per far mancare il numero legale) e della popolazione, che ha occupato la sede dell'assemblea legislativa per settimane, prima di venire sgomberata a forza dal 'Capitol'.


Il mondo applaude mentre la CIA affonda la Libia nel caos
Com’era la Libia sotto il governo di Gheddafi? Quanto male ha fatto al popolo? Erano così oppressi così come noi, oggi, accettiamo comunemente come un dato di fatto? Guardiamo ai fatti per un momento.
Prima che il caos scoppiasse, la Libia aveva un tasso di carcerazione inferiore alla Repubblica ceca. Era classificata 61ma. La Libia ha il più basso tasso di mortalità infantile di tutta l’Africa. La Libia aveva la speranza di vita più alta di tutta l’Africa, meno del 5% della popolazione era denutrita. In risposta ai rincari dei prodotti alimentari in tutto il mondo, il governo della Libia ha abolito TUTTE le tasse sul cibo.
Il popolo in Libia era ricco. La Libia aveva il più alto prodotto interno lordo (PIL) a parità di potere d’acquisto (PPA) pro capite, di tutta l’Africa. Il governo ha avuto cura di garantire che tutti, nel paese, condividessero la ricchezza. La Libia aveva il più alto indice di sviluppo umano di qualsiasi paese del continente. La ricchezza è stata distribuita equamente. In Libia c’era una percentuale di persone che vivevano al di sotto della soglia di povertà, inferiore ai Paesi Bassi.
Come fa la Libia ad essere così ricca? La risposta è il petrolio. Il paese ha parecchio petrolio, e non consente alle multinazionali straniere di rubarle le risorse mentre la popolazione muore di fame, a differenza di paesi come la Nigeria, un paese che è sostanzialmente gestito dalla Shell. Come ogni altro paese, la Libia soffre di un governo con burocrati corrotti che cercano di ottenere una porzione più grande della torta, a danno di tutti gli altri. In risposta a ciò, Gheddafi ha chiesto che le entrate del petrolio fossero distribuite direttamente al popolo, perché, a suo avviso, il governo non considerava il popolo. Tuttavia, a differenza delle dichiarazioni degli articoli, Gheddafi non è il presidente della Libia. In realtà, non occupa alcuna posizione ufficiale del governo. Questo è il grande errore che le persone fanno. Parlano del dominio di Gheddafi sulla Libia, quando in realtà non c’è, la sua posizione è più o meno cerimoniale. Deve essere paragonato ad uno dei padri fondatori.
Il vero leader della Libia è un primo ministro eletto indirettamente. L’attuale primo ministro è Baghdadi Mahmudi. Definire Gheddafi il leader della Libia, è come dire che Akihito (l’imperatore, NdT) è il leader del Giappone. Contrariamente a quanto i media indicano, le opinioni in Libia variano. Alcune persone supportano Gheddafi, ma non vogliono Mahmudi. Altri non vogliono entrambi. Molti vogliono solo vivere la loro vita in pace. Tuttavia, ci si sforza nel delineare una rivolta popolare contro il presunto leader della Libia, Gheddafi, quando in realtà egli è solo l’architetto del sistema politica corrente della Libia, una miscela di pan-arabismo, socialismo e governo islamico.


Martedì scorso nella Valle di Pech, provincia orientale di Kunar
Hemad, 11 anni
, era partito di mattina presto dal villaggio di Nangalam per andare a far legna nei boschi insieme ai suoi amici. Erano in dieci: alcuni di loronon erano ancora nati quando il loro paese è stato invaso nel 2001.
Camminando nella neve e nel fango, Hemad e gli altri bambini si sono inerpicati sulle montagne, ignari che poco lontano i talebani avevano appena lanciato dei razzi contro l’avamposto ‘Benedizione’ dell’esercito americano, ferendo un soldato.
”Avevamo quasi finito di raccogliere la legna quando abbiamo visto arrivare gli elicotteri”, ha raccontato Hemad a un reporter del New York Times. ”Erano due. Si sono avvicinati e abbiamo visto una luce verde, poi si sono allontanati e sono tornati di nuovo, iniziando asparare. Un razzo ha colpito un albero vicino a me e i suoi rami mi sono caduti addosso. Ero ferito ferito, ma mi sono salvato perché ero nascosto dai rami. Gli elicotteri hanno iniziato a sparare contro gli altri, colpendo uno dopo l’altro”.
Tra loro c’era anche Khalid, 14 anni, orfano di entrambi i genitori. Suo zio ha descritto la scena che si è trovato davanti quando a sera, assieme ad altri uomini del villaggio, è andato a cercare i bambini che non tornavano. ”I loro copri erano stati fatti a pezzi dai razzi. Ad alcuni mancava la testa, ad altri le gambe o le braccia. Abbiamo cercato di ricomporli e li abbiamo riportati al villaggio su un letto di corda”.
Dopo lo shock iniziale, a Nangalam è esplosa la rabbia. Gli abitanti, duecento persone in tutto, si sono riversati in strada, bruciando le coperte distribuite nei giorni precedenti dalle truppe americane e urlando ”Morte all’America!”, ”Morte a Obama e ai suoi amici!”.
Non potendo negare l’evidenza, i comandi americani di Isaf si sono assunti la piena responsabilità di questo ennesimo ‘tragico errore’. Scuse e condoglianze sono arrivate subito dal presidente Obama, dal generale Petraues e dal suo vice, il generale Rodriguez, prodottosi in un videomessaggio in cui assieme alle scuse si rivendica la ‘rarità’ di questi incidenti.
Affermazione che contrasta con le notizie di ‘tragici errori’ che continuamente giungono dall’Afghanistan – il 28 febbraio due bambini e tre adulti uccisi da elicotteri Usa mentre cacciavano sulle montagne di Kapisa per procurarsi cibo; il 17 febbraio sessantacinque civili massacrati in un raid aereo americano nella stessa provincia di Kunar – e con i dati delle organizzazioni per i diritti umani: nell’ultimo anno le forze Isaf hanno ucciso in media dieci civili a settimana.



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Un maresciallo dell'Esercito di 45 anni è stato arrestato con l'accusa di tentata violenza sessuale per aver adescato tramite Facebook, fingendosi un'altra persona, la figlia di una conoscente, una ragazzina di 12 anni. Il provvedimento di fermo, richiesto dal pm di Milano Giancarla Serafini e dal procuratore aggiunto Pietro Forno, è stato convalidato dal gip Bruno Giordano, che ha disposto anche la custodia cautelare per il militare. Dopo averle fatto apprezzamenti e parlato a lungo con lei via Facebook, l'uomo ha dato un appuntamento alla ragazzina, ma i carabinieri sono riusciti a fermarlo in flagranza, proprio mentre la ragazzina stava per salire a casa sua. Ad accorgersi dell'uomo, infatti, erano stati i genitori della piccola che la lasciavano 'chattare' su Facebook, ma le controllavano il 'profilo'. Si sono accorti, dunque, delle avances dell'uomo, denunciando tutto ai carabinieri. Secondo una sentenza della Cassazione del 1993, poi, come è stato spiegato in Procura, far salire in macchina una ragazzina che non ha ancora compiuto i 14 anni, dopo averla adescata con lusinghe, configura il reato di tentata violenza sessuale.

fonte: leggo.it
OPG di Montelupo Fiorentino: martedi  pomeriggio un internato 29enne, G.D., di origini genovesi, viene ritrovato morto nella sua cella. Il giovane era arrivato nella struttura psichiatrica penitenziaria nell’ottobre 2010. Il cadavere è stato trovato nel bagno della cella: in quel momento era solo. A scoprirlo gli agenti. Sono subito scattati i soccorsi; si è anche provato a rianimarlo. Il detenuto è stato dichiarato morto intorno alle 18. Accanto all’uomo, che era stato internato a causa di episodi di aggressioni in famiglia, è stata trovata una bomboletta di gas in dotazione ai detenuti.
I reclusi a volte aspirano il gas per sballarsi e questa pratica può anche diventare mortale. Ma il Sappe, Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria, parla apertamente di suicidio. Sul caso è stato aperto un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Firenze. La salma è stata trasferita al reparto di medicina legale di Careggi per essere sottoposta ad autopsia.

Carinola (Ce): Francesco Sparaccio, 53 anni, viene trovato cadavere nella cella dove da sei anni stava scontando l’ergastolo. Qualche mese addietro l’uomo comincia ad accusare dolori, per i quali chiede sempre più frequentemente assistenza infermieristica. Viene curato con Malox e antidolorifici, anche per via endovenosa. Il 25 gennaio scorso il suo legale, Daniela D’Amuri, chiede al magistrato di sorveglianza il ricovero d’urgenza, perché Sparaccio accusa dolori insopportabili al ventre e allo stomaco. Richiesta rimasta senza conseguenze. In ospedale Sparaccio, non ci è mai arrivato.
Ora la famiglia ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Caserta, chiedendo di accertare se quella morte si poteva scongiurare oppure no. Se il personale medico del carcere avesse accertato fino in fondo le cause di quei malori e per quale ragione nessuno avesse ritenuto di trasferire il detenuto in ospedale per le indagini mediche necessarie. Ovvero se questa sia una storia di ordinaria noncuranza da sommare all’infamante capitolo della malasanità nelle carceri italiane, oppure no.

Appello: il giudice dispone il ricovero, ma in Ospedale non c’è posto
Bari: un giovane detenuto nel carcere di Bari, il 30enne di origini francavillesi Massimo Di Palmo, gravemente cardiopatico, in queste ore sta lottando per vedersi riconosciuto il diritto alla salute, diritto “inalienabile” anche per chi è detenuto. Il giudice del tribunale di Brindisi Giuseppe Licci ne ha disposto il ricovero nel Centro clinico del capoluogo barese, ma nella clinica non c’è posto…. così è stato trasferito in una cella dove vive con altri otto detenuti, fumatori.

fonte: Ristretti Orizzonti

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