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venerdì 14 ottobre 2011
da "Il Fatto Quotidiano"
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giovedì 13 ottobre 2011

Predatori di organi
Dal sito dell’A.I.D.O.:
Quando avviene il prelievo degli organi?
Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale, stato definitivo e irreversibile. L’accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’équipe che effettuerà il prelievo e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore.
Ma questa è veramente la Verità? Perché ci nascondono che la cosiddetta “morte cerebrale” è un’invenzione e che l’espianto si pratica a cuore battente e sangue circolante su un vivo che ha perso la coscienza?
Quando avviene il prelievo degli organi?
Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale, stato definitivo e irreversibile. L’accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’équipe che effettuerà il prelievo e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore.
Ma questa è veramente la Verità? Perché ci nascondono che la cosiddetta “morte cerebrale” è un’invenzione e che l’espianto si pratica a cuore battente e sangue circolante su un vivo che ha perso la coscienza?
Quello che non ti hanno dettoNon ti hanno detto che l’espianto di organi quali cuore, fegato, polmoni, reni, ecc., si effettua da persona in coma, sottoposta a ventilazione forzata, e non da un morto in arresto cardio-circolatorio-respiratorio, come tutti intendiamo.
La persona viene incisa dal bisturi mentre il suo cuore batte, il sangue circola, il corpo è roseo e tiepido, urina, può muovere gambe, braccia, tronco, ecc… Le donne gravide portano avanti la gravidanza.
Non è vero che prima si interrompa la ventilazione che poi, a cuore e respiro fermi, si inizi il prelievo, ma è proprio l’opposto.
Gli organi vengono tolti da persona che ha perso la coscienza, le cui reazioni alla sofferenza prodotta dall’espianto sono impedite da farmaci paralizzanti o da anestetici.
La persona viene incisa dal bisturi mentre il suo cuore batte, il sangue circola, il corpo è roseo e tiepido, urina, può muovere gambe, braccia, tronco, ecc… Le donne gravide portano avanti la gravidanza.
Non è vero che prima si interrompa la ventilazione che poi, a cuore e respiro fermi, si inizi il prelievo, ma è proprio l’opposto.
Gli organi vengono tolti da persona che ha perso la coscienza, le cui reazioni alla sofferenza prodotta dall’espianto sono impedite da farmaci paralizzanti o da anestetici.
Prof. Dr. Massimo Bondì, L.D. Pat. Chir. e Prop. Clin. Univ. La Sapienza Roma, chirurgo generale e patologo generale: “La morte cerebrale è ascientifica, amorale e asociale” (Audizione Commissione sanità 1992).
Dr. David W. Evans, Fellow Commoner of Queens’ College Cambridge, cardiologo dimessosi dal Papworth Hospital per opposizione alla “morte cerebrale”: “C’è grande differenza tra essere veramente morto ed essere dichiarato clinicamente in morte cerebrale” (Audizione Commissione sanità 1992).
Dr. Robert D. Truog, Dr. James C. Fackler, Harvard Medical School Boston: “Non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali [Critical Care Medicine, n° 12, 1992, "Rethinking Brain Death" (Ripensamento sulla morte cerebrale)].
Prof. Peter Singer, Presidente dell’Associazione Internazionale di Bioetica: “…la morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi” (Congresso di Cuba 1996).
Dr. Cicero Galli Coimbra, Head of Department neurology and neurosurgery, Univ. Sau Paulo, Brasil: “…i protocolli diagnostici per dichiarare la morte cerebrale (test dell’apnea) inducono un danno irreversibile su pazienti che potrebbero essere salvati” (Convegno internazionale Roma 19/2/2009).
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Segnate questa data sul vostro calendario mentre il movimento per liberare il pianeta dall’elitarismo globale avanza. La gente del pianeta ha consentito di venire usata come pedine nella centralizzazione del potere e della ricchezza. Ma si sta verificando una svolta (Steve Beckow)
15 OTTOBRE – UNITI PER UN CAMBIAMENTO GLOBALE
Il 15 ottobre la gente di tutto il mondo scenderà nelle strade e nelle piazze. Dall’America all’Asia, dall’Africa all’Europa la gente si ribella, reclamando i propri diritti e richiedendo una vera democrazia.
Ora è il momento per tutti noi di unirci in una protesta globale non-violenta. Chi è al potere lavora per il beneficio di pochi, ignorando la volontà della stragrande maggioranza ed il prezzo umano ed ambientale che tutti noi dobbiamo pagare.
Questa situazione intollerabile deve finire. Uniti in un’unica voce faremo sapere ai politici ed alla élite finanziaria che essi servono, che spetta a noi, la gente, decidere il nostro futuro.
Non siamo merci nelle mani dei politici e dei banchieri che non ci rappresentano. Il 15 ottobre ci incontreremo nelle strade per iniziare il cambiamento globale che desideriamo.
Dimostreremo pacificamente, parleremo e ci organizzeremo per far avverare il cambiamento. E’ il momento di unirci. E’ tempo che ci ascoltino.
GENTE DELLA TERRA, RIBELLATEVI IL 15 OTTOBRE
Il 15ottobre i cittadini di tutto il mondo scenderanno nelle strade per esprimere la propria indignazione per come i nostri diritti siano stati minati dall’alleanza fra politici e grandi imprese.
Da Democracia real Ya (Vera Democrazia Adesso) vi invitiamo a partecipare a questa protesta pacifica unendovi al nostro appello ad agire o annunciando altre azioni in questa data. E’ ora di alzare la voce. Il nostro futuro è in gioco e niente può trattenere il potere di milioni di persone quando si riuniscono per uno scopo comune.
Democracia real Ya è una piattaforma nata in Spagna per coordinare vari gruppi di mobilitazione civile. Con lo slogan “non siamo merci nelle mani dei politici e dei banchieri” migliaia di persone scesero nelle strade in 15 di maggio, per richiedere una democrazia più partecipativa, per rifiutare la corruzione del sistema politico spagnolo e per dimostrare la nostra opposizione alle misure di austerità imposteci.
A seguito del successo di quella prima dimostrazione, emersero altri movimenti. “Acampadas” (città-tende) vennero innalzate nelle piazze centrali in tutto il paese, come nella prima occupazione di Piazza Tahrir al Cairo. Queste “acampadas” diedero vita ad assemblee popolari, dove i cittadini davano forma ai propri obiettivi tramite un processo decisionale non gerarchico. Il movimento del 15 maggio si spostò presto al di fuori della Spagna ed ispirò altri azioni in numerose città in tutto il mondo, inclusa una dimostrazione di massa contro il Patto per l’Euro dello scorso 19 giugno.
Sotto la pressione dei poteri finanziari, i nostri leader politici lavorano per il beneficio di pochi, senza considerare il costo sociale, umane ed ambientale che questo può causare. Promuovendo le guerre per il profitto ed impoverendo intere popolazioni, la nostra classe dirigente ci sta togliendo il nostro diritto per una società giusta e libera.
Ecco perché vi invitiamo ad unirvi a questa battaglia pacifica e di divulgare il messaggio che insieme abbiamo l’abilità di cambiare questa situazione intollerabile. Scendiamo nelle strade il 15 ottobre. E’ ora che ci ascoltino. Uniti faremo sentire la nostra voce!
Uniti per il cambiamento, faremo sentire la nostra voce
Uniti per il cambiamento, reinventeremo il futuro!
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Con una durissima lettera al ministro Maroni i sindacati delle forze di polizia denunciano: gli stipendi degli agenti della Dia sono stati ridotti fino al 20 per cento nonostante i successi vantati dall'esecutivo nella lotta alla criminalità organizzata. "E' stato questo soltanto il frutto di un'iniziativa scomposta da parte di un alto burocrate del Dipartimento o è l'espressione di una precisa volontà politica?"(13 ottobre 2011)Il governo Berlusconi taglia i fondi all'Antimafia. Con una durissima lettera di protesta, indirizzata personalmente al ministro dell'Interno Roberto Maroni, tutti i sindacati delle forze di polizia denunciano pubblicamente che sono stati ridotti in blocco del 20 per cento perfino gli stipendi degli agenti della Direzione investigativa Antimafia, il corpo nazionale di investigatori specializzati che fu voluto da Giovanni Falcone e che in questi anni ha già subito pesantissimi tagli alle strutture e al personale.
La lettera, firmata da tutti gli organismi rappresentativi, dal Siulp al Silp fino al Sap e ai funzionari di polizia, chiede a Maroni di dissociarsi da una misura che metterebbe a serio rischio la lotta alla mafia, oppure di assumersi la responsabilità politica di sciogliere definitivamente la Dia per mancanza di fondi. I rappresentanti delle forze di polizia ricordano inoltre che gli straordinari successi vantati dal governo nella lotta alla mafia sono in realtà dovuti in gran parte alle indagini giudiziarie della Dia, che si ripagano ampiamente i costi grazie a continui sequestri e confische miliardarie di patrimoni mafiosi.
La lettera elenca anche un serie di sprechi su cui il governo stranamente non è mai intervenuto, come gli stipendi d'oro riservati ai servizi segreti o i canoni milionari per affittare comandi di polizia che invece potrebbero essere ospitati gratuitamente negli immobili sottratti ai clan. In esclusiva per l'Espresso, ecco il testo integrale della lettera-choc dei superpoliziotti della Dia.
LA LETTERA INTEGRALE
Onorevole Signor Ministro,
ci rivolgiamo a Lei con fiducia nella Sua veste di massima Autorità politica quale Ministro dell'Interno e per quello che in questi anni ha dimostrato con coerenza d'indirizzo, ponendo sempre grande attenzione ai temi riguardanti il contrasto alle mafie.
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In Spagna la crisi colpisce anche un settore che non conosce crisi. E i militari si trovano costretti a tirare la cinghia. Quattro legislature - in percentuale dell'85 percento sotto il governo del PP -hanno prodotto un debito di 26 miliardi di euro, che la Difesa deve saldare entro il 2025. Il programma di modernizzazione e riarmo lanciato un decennio fa ha lasciato - secondo quanto riporta il quotidiano 'El Pais' - un buco che mette in forse le nuove acquisizioni e la tenuta stessa del bilancio della Difesa.Nell'informativa sulla situazione del bilancio preventivo, un rapporto ottenuto dal Paispresentato al Parlamento spagnolo a settembre, si legge: "Si evidenzia l'insufficienza della capacità finanziaria del ministero della Difesa a far fronte, nel presente e nel futuro, agli obblighi contrattuali. Il carico del debito è tale da far collassare qualsiasi previsione[...], sarà praticamente impossibile affrontare nuove acquisizioni nei prossimi 20 anni...".
L'origine del problema è chiara. La Difesa ha contrattato ordini per 26 miliardi di euro negli ultimi vent'anni, senza aumentare in maniera proporzionale la previsione di bilancio. E' ricorsa alla formula della 'illusione finanziaria', che consiste nel finanziare i programmi con crediti senza interesse del ministero dell'Industria. Sono stati liquidati 14 miliardi. E ora tocca rimborsarli. I 26 miliardi sono nel tempo aumentati, e il costo finale oscillerà tra i 31 e i 36 miliardi, il 30 percento in più nel migliore dei casi.
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Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, overdose
In 11 anni nelle carceri italiane sono morti oltre 1.800 detenuti, di cui 1/3 per suicidio
Anni | Suicidi | Totale morti |
2000 | 61 | 165 |
2001 | 69 | 177 |
52 | 160 | |
56 | 157 | |
52 | 156 | |
57 | 172 | |
50 | 134 | |
45 | 123 | |
46 | 142 | |
72 | 177 | |
66 | 184 | |
2011* | 50 | 146 |
Totale | 676 | 1.895 |
* Aggiornamento al 10 ottobre 2011
Le storie dei detenuti "morti di carcere" anno per anno
Ci furono problemi organizzativi per il trasporto di Stefano Cucchi nella struttura protetta dell’ospedale “Sandro Pertini” di Roma, dove la settimana dopo il suo arresto per droga, il 22 ottobre 2009 morì. La conferma viene dal direttore del carcere di “Regina Coeli”, Mauro Mariani, sentito come testimone al processo che per la morte del romano di 31 anni vede imputate dodici persone.
“Fu il dottor Rolando Degli Angioli, del servizio sanitario del carcere - ha detto Mariani - ad avvertirmi telefonicamente il 16 ottobre 2009 che era entrato un detenuto per il quale occorreva fare accertamenti radiologici all’esternò. E fu lo stesso Degli Angioli ad avvisare il direttore che c’era un problema organizzativo per la polizia penitenziaria. Quale è presto detto: “c’erano i due uomini di scorta non l’autista del mezzo comune disposto per il trasporto di Cucchi al pronto soccorso del Fatebenefratelli”.
Il passaggio successivo fu che “contattai il medico del carcere pregandolo di cambiare il mezzo disponendo il trasporto con un’ambulanza convenzionata. Io non potevo fare la sostituzione; è il medico che, a seconda delle condizioni, sceglie il mezzo con il quale un detenuto dev’essere portato in ospedale”. Il direttore del carcere seppe successivamente che furono i sanitari del “Fatebenefratelli” a disporre il ricovero di Cucchi al “Pertini” dove morì una settimana dopo l’arresto.
fonte: Ansa
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Non urla più "d'accordo". Non vende più lozioni, creme per dimagrire, pacchetti contro il malocchio. E' quasi silente, davanti a un computer, mentre pochi clienti consumano un pasto. E' la nuova Wanna Marchi. L'imbonitrice televisiva per eccellenza, condannata nel 2006 (in tutti i gradi di giudizio) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, ora è in regime di semilibertà. La condanna prevede un 11 anni di cella. Ma lei ha già scontato metà della pena.
La bolognese 69enne è tornata "fuori" giovedì 6 ottobre, nel bar ristorante "La Malmasion" di via Napo Torriani, al 15. E' il suo nuovo lavoro, in una finestra oraria che le permetterà di uscire dal cacere dalle 9.30 alle 22. E' un locale densamente frequentato vicino alla stazione centrale. Lavora con Antonio Lacerenza, compagno della figlia Stefania Nobile (anch'ella condannata).
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Oggi si celebra la nona Giornata mondiale contro la pena di morte, incentrata sulla disumanità della pena capitale in quanto trattamento e punizione crudele, inumano e degradante. SecondoAmnesty International, dal 1977 impegnata in una campagna mondiale contro la pena di morte, nel 2010 almeno 23 paesi hanno eseguito la pena capitale per un totale di 527 esecuzioni riportate. In testa l’Iran con almeno 252 esecuzioni, la Corea del Nord con almeno 60, lo Yemen con almeno 53, gli Stati Uniti d’America con 46, l’Arabia Saudita con almeno 27. Questi dati non includono la Cina. Amnesty sostiene che l’anno scorso siano state eseguite migliaia di pene capitali ma non è possibile stabilirne il numero perché la Cina considera i dati un segreto di stato. Inoltre nel 2010 in 67 paesi sono state inflitte 2024 nuove sentenze capitali, e questo sarebbe il numero minimo dedotto dalle ricerche si Amnesty.
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I PARTITI POLITICI NON SONO AMMESSI ALLE MANIFESTAZIONI DEL 15 OTTOBRE: Vedo che in molti paesi alcuni partiti politici stanno cercando di saltare sopra questa azione. Che voi tutti abbiate ben chiaro: I partiti politici non sono invitati all'azione mondiale di Protesta del 15 ottobre. Per il semplice fatto che loro stessi no una grossa parte del problema. Gli affiliati a qualsiasi partito politico ovviamente sono i benvenuti ma loro devono lasciare le loro bandiere a casa. Questa è una giornata dei cittadini tutti che protestano per i propri diritti, non una giornata per promuovvere il vostro partito. Scusate ma questo è quanto.
fonte: Traduzione del post di Gonzalo Perez Chomon
Esattamente ciò che sta capitando in Italia... ? L'impressione è questa: speriamo di sbagliarci, ma non sarebbe per niente simpatico scendere in piazza contro un sistema creato, generato e fomentato dai partiti.... e trovare le loro bandiere!
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mercoledì 12 ottobre 2011
12 october 2011 18:56
Rischia di affondare la nave con 1300 tonnellate di petrolio a bordo. Almeno 300 tonnellate di petrolio sono già uscite dalle capienti stive della nave portacontainer finita contro la barriera corallina a 22 km dalla costa neozelandese.
fonte: Rainews24
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Marc Wells, «Italia: preparativi per un governo di austerity di “sinistra”»
C’è una crescente opposizione popolare in Italia alle politiche di austerità in corso di attuazione da parte del primo ministro Silvio Berlusconi. La recente manovra da 54 miliardi di euro è parte di un programma pluriennale di tagli alla spesa sociale e aumento di tasse regressive. L’attacco contro la classe lavoratrice è stato implementato sia dall’attuale governo di centrodestra di Berlusconi, così come dal precedente governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. Nemmeno approvato il provvedimento, che l’élite finanziaria ed industriale ha subito iniziato a fare progetti per il prossimo attacco. Il “Wall Street Journal” ha subito sottolineato che la misura era insufficiente. «Gli economisti temono che la proporzione del debito pubblico resterà elevata», ha scritto.
Il debito pubblico in Italia ha superato il 120% del Pil, secondo soltanto alla Grecia nell’Eurozona. Vladimir Pillonca, un economista della Société Générale francese, ha dichiarato: «Ci sono rischi concreti che ulteriori misure saranno necessarie». Ciò in un contesto di crescita economica stagnante e di una serie di downgrade del credito al governo italiano, nonché di sette grandi banche e persino di Fiat. Strati della classe dirigente italiana sono sempre più preoccupati che il governo Berlusconi, a causa dei numerosi scandali personali, delle politiche “ad personam” del primo ministro stesso e del tangibile odio popolare nei suoi confronti, si trovi sempre più in difficoltà nell’attuare ciò che è richiesto. Ci sono quindi tentativi di mettere insieme un governo più “di sinistra” per smantellare ciò che resta delle conquiste passate dei lavoratori.
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George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair, fu giornalista, scrittore e attivista politico scozzese. Nacque in una colonia britannica indiana nel 1903. Dopo alcuni anni trascorsi a sostenere la causa marxista, dovette prendere atto dei limiti del corrispondente impianto politico assistendo ai risvolti tragici del totalitarismo stalinista.Nel 1946 scrisse di sé: “Ogni riga che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata pensata contro ogni totalitarismo ed a favore del socialismo democratico.”
Data la irreperibilità di elementi che testimonino il contrario, è probabile che Orwell non abbia mai aderito ad alcuna confraternita e società segreta.
L’aggettivo ‘orwelliano’ è entrato nel lessico comune per indicare situazioni politiche in cui un sistema di potere centralizzato adoperi artifici psicologici, scientifici e tecnologici per controllare e asservire l’uomo comune. L’omonimo genere letterario andò ad arricchire la letteratura distopica, di cui furono esponenti Aldous Huxley (A Brave New World), maestro dello stesso Orwell, e Franz Kafka. Essa si distingue per il profondo pessimismo socio-politico che la colloca sulla faccia opposta della medaglia rispetto alla letteratura utopistica (La Repubblica di Platone, la Utopia di Thomas Moore, oppure – nella Italia contemporanea – il recente Lettere dalla Kirghisia di Agosti).
Le opere più rappresentative di Orwell sono La Fattoria degli Animali (Animal Farm) – sarcastica allegoria in cui le tipologie umane e politiche del sistema stalinista sono assimilate al bestiario comunemente presente in qualsiasi fattoria – e 1984 – scritto nel 1948 – che descrive una ipotetica società del futuro dominata da tre super-stati e da un sistema di controllo sociale alienante ed invasivo incarnato dal fantomatico Grande Fratello.
Oltre che un’opera di portata universale, con il passare dei decenni 1984 è andato rivelandosi come una sorta di ‘oracolo letterario.’ Risultano infatti sempre più numerosi i casi in cui fattispecie della società contemporanea sembrino ricalcare fedelmente le situazioni immaginate da Orwell oltre mezzo secolo fa. Vado a elencare alcune delle più rilevanti, sebbene l’intero romanzo sia in definitiva un unico, incredibile affresco della filosofia e dei metodi che caratterizzano il sistema odierno:
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I cittadini del Nord hanno ragione di essere arrabbiati per il fatto che buona parte delle - altissime - tasse che pagano vengono spese per sanare i conti delle regioni meridionali: è verità che regioni come Lombardia e Veneto, pagano molto di più di quanto viene speso in quel territorio... tuttavia anziché prendersela con i cittadini del sud - che SUBISCONO - tale situazione, ne sono vittime e non carnefici - dovrebbero prendersela con chi GOVERNA, e in questo caso - ormai da molti anni - la Lega Nord che nel nord del paese raccoglie moltissimi consensi... e poi che cosa ha fatto? Apparte avvallare tutte le decisioni di Berlusconi? Ha risolto la questione degli extracomunitari? Federalismo?
SVEGLIAAAAA
Non è dividendosi tra "nordisti" e "sudisti" che miglioreremo la situazione...!!! Gli obbiettivi dei cittadini del Nord e del Sud in questo caso, COLLIMANO...
Qualcuno davvero crede che un giovane del sud sia entusiasta di essere costretto ad abbandonare la terra dove si è nati, vivere lontano dagli amici, dai propri familiari, per trovare un lavoro e fare una vita DECENTE? Maddai...
LEGGETE L'EDITORIALE "La situazione del sud: quando le vittime diventano carnefici" e MEDITATE... ma con la vostra testa, non con quella del politico X !!!
http://www.nocensura.com/2011/10/la-situazione-del-sud-quando-le-vittime.html
redazione nocensura.com
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Il Ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma (foto La Stampa)
Il giudice dimentica di depositare
le motivazioni della condanna:
fuori i baby-boss della malavita
"Mole di lavoro troppo grossa"
Nitto Palma manda gli ispettori
CATANIA
Arrestati, processati e condannati, ma scarcerati perchè lo stesso Gip di Catania che ha emesso la sentenza non ha depositato nei tempi previsti dalla legge le motivazioni, facendo così scadere la decorrenza dei termini che ha aperto loro le porte del carcere. Una «dimenticanza» che ha fatto scattare i primi passi ispettivi del ministro della Giustizia, Nitto Palma, anche se il Gip ammette le proprie responsabilità, citando a discolpa i carichi di lavoro.
Al centro della vicenda un gruppo di giovani emergenti della malavita etnea che tentava di farsi spazio a Adrano ipotizzando anche un presunto attentato in piazza contro il boss locale. Il clan era stato sgominato, grazie a intercettazioni, e dopo l’arresto c’era stato il processo, con il rito abbreviato, celebrato davanti al Gup di Catania, Alfredo Gari. La sentenza di condanna di primo grado - pene comprese tra 3 anni e 4 mesi e 8 anni e otto mesi, per mafia, un’estorsione e detenzione di armi - è stata emessa il 21 giugno 2010. Ma al dispositivo letto in aula non ha fatto seguito, nei termini di legge, il deposito della sentenza da parte del giudice. Con la conseguente scarcerazione degli imputati. Nei confronti dei nove, su richiesta della Procura, lo stesso Gip ha disposto l’obbligo di dimora a Adrano e per alcuni anche quello di firma due volte al giorno in uffici di polizia giudiziaria.
Arrestati, processati e condannati, ma scarcerati perchè lo stesso Gip di Catania che ha emesso la sentenza non ha depositato nei tempi previsti dalla legge le motivazioni, facendo così scadere la decorrenza dei termini che ha aperto loro le porte del carcere. Una «dimenticanza» che ha fatto scattare i primi passi ispettivi del ministro della Giustizia, Nitto Palma, anche se il Gip ammette le proprie responsabilità, citando a discolpa i carichi di lavoro.
Al centro della vicenda un gruppo di giovani emergenti della malavita etnea che tentava di farsi spazio a Adrano ipotizzando anche un presunto attentato in piazza contro il boss locale. Il clan era stato sgominato, grazie a intercettazioni, e dopo l’arresto c’era stato il processo, con il rito abbreviato, celebrato davanti al Gup di Catania, Alfredo Gari. La sentenza di condanna di primo grado - pene comprese tra 3 anni e 4 mesi e 8 anni e otto mesi, per mafia, un’estorsione e detenzione di armi - è stata emessa il 21 giugno 2010. Ma al dispositivo letto in aula non ha fatto seguito, nei termini di legge, il deposito della sentenza da parte del giudice. Con la conseguente scarcerazione degli imputati. Nei confronti dei nove, su richiesta della Procura, lo stesso Gip ha disposto l’obbligo di dimora a Adrano e per alcuni anche quello di firma due volte al giorno in uffici di polizia giudiziaria.
La strana situazione di Torino. Ma nelle sedici società satellite dell’agenzia che curano le riscossioni in sede locale, ci sono diversi ex politici. Anche il deputato pdl Marco Milanese, imputato nella storia della P4, vi ha sistemato alcuni suoi amici
ROMA – Come racconta l’avvocato Alberto Goffi (l’udc piemontese che da tempo denuncia gli abusi dell’agenzia), l’implacabile macchina da guerra Equitalia porta dentro di sé diversi conflitti d’interesse. La presidente di Equitalia Nomos (la struttura sovrintende Torino e provincia, in attesa di essere inglobata in Equitalia Nord) è Matilde Carla Panzeri. Già funzionario della Banca d’Italia, oggi la Panzeri è presidente di una società pubblica che cura il recupero dei crediti dello Stato e degli enti locali. Ha quindi possibilità di accesso alle informazioni sullo stato patrimoniale dei torinesi, sulla solvibilità degli imprenditori della provincia e – tra l’altro – negli ultimi quattro anni la Panzeri attraverso i suoi dirigenti ha firmato 43mila ipoteche sulle case di Torino e il suo hinterland. La manager, però, dal 2008 è anche presidente di una società privata, la Npl spa (sede a Milano), che cura per statuto l’acquisizione di immobili, la riscossione di crediti in sofferenza, il finanziamento terzi, ed è leader nella cartolarizzazione dei crediti bancari. Solo la disponibilità dei dati pubblici, si comprende, è un chiaro vantaggio per una società privata, in questo caso la sua Npl (Non Performing Loans).
Alcune inchieste giornalistiche e di magistratura hanno già messo in evidenza come spesso nei consigli di amministrazione delle sedici società satellite di Equitalia (oggi in via di scioglimento) vi siano ex politici che controllano come nel collegio di riferimento i controlli fiscali non siano troppo serrati. L’inchiesta della Procura di Napoli sulla P4, poi, sta rivelando come il braccio destro di Giulio Tremonti, il deputato pdl Marco Milanese (per il quale il pm John Woodcock ha chiesto l’arresto), ha usato anche la società pubblica di riscossione per sistemare uomini a sè vicini. Tra questi, Guido Marchese, commercialista del sindaco di Voghera Carlo Barbieri (Pdl). Marchese è stato figura di riferimento in Equitalia Esatri (la struttura che cura la riscossione a Milano e provincia). Entrambi, il sindaco di Voghera e il suo commercialista Marchese, oggi sono agli arresti domiciliari per corruzione (l’inchiesta, appunto, su Milanese).
E spulciando negli elenchi del personale di Equitalia, si scopre che dal 2008 vi lavora Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Coni, Lello. Più o meno nello stesso periodo, ai servizi legali del Comitato Olimpico è stato contrattualizzato Marco Befera, figlio di Attilio. Potrebbe sembrare un caso di “assunzioni incrociate”.
fonte: La Repubblica
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martedì 11 ottobre 2011
Il capo della polizia Manganelli andrà da Fabio Fazio prossimamente. Ecco le 10 domande che chiediamo gli venissero rivolte. Si può scrivere alla redazione da qui: raitre.chetempochefa@rai.it
Gentile Fabio Fazio,
pensando alle migliaia di persone che hanno partecipato dieci anni fa alle manifestazioni contro il G8 a Genova, alla fallimentare gestione dell’ordine pubblico che portò all’omicidio di un ragazzo, ai processi che hanno condotto alla condanna di decine di agenti, funzionari e dirigenti delle forze dell’ordine, le chiediamo di porgere alcune domande al capo della polizia, Antonio Manganelli, che sarà suo ospite in una delle prossime puntate della sua trasmissione e che in questi anni ha evitato di dare spiegazioni soddisfacenti.
Sono questioni che non è possibile eludere, se si vuole dialogare seriamente con il capo della polizia.
1. Perché non ha ancora chiesto scusa per le violenze, gli abusi, le calunnie e i falsi compiuti da uomini della polizia alla scuola Diaz, alla caserma di Bolzaneto, in numerosi episodi di piazza, tutti fatti accertati in sede storica?
2.Perché non ha ripudiato, come incompatibile con una polizia democratica, il blitz alla scuola Diaz, che fu un violento pestaggio concluso con l’arresto di 93 persone sulla base di prove false?
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Correva l’anno 2001 in Afghanistan . Le forze armate inglesi e statunitensi iniziarono a bombardare il paese dietro il paravento della “lotta al terrorismo”.Dieci anni sono passati e l’invasione (Usa/Uk e alleati) continua,civili continuano a morire sotto le bombe “umanitarie” della NATO,le nazioni imperialiste continuano ad incrementare le spese militari (a scapito di quelle sociali), continuano a morire anche i militari occupanti,per la maggiore “carne da macello” mandata a morire in cambio di lauti compensi.67000 morti l’attuale bilancio di questa guerra,tra cui “15mila civili (dato sottostimato),38mila talebani, 10mila militari afgani, 2.600 della Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors, negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giorno (stime ufficiali di Onu, Nato, Crocerossa, Human Rights Watch, Unhcr).”E tutto questo per cosa? Non certo per i “diritti umani”,la “lotta al terrore” con cui questa guerra e i suoi massacri sono stati giustificati.E allora per cosa? Per la droga,per il controllo mondiale della droga.Lo stesso traffico di droga che viene combattuto negli Stati Uniti D’America (“guerra alla droga” che ha costituito un gigantesco business ,con repressioni e violazioni di libertà in nome di essa) guarda caso vede tra i maggiori beneficiari e propinatori gli stessi apparati dell’imperialismo americano (CIA e company) impegnati ufficialmente sull’altro fronte.Che dire?Un vero e proprio gigantesco conflitto di interesse!
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La situazione economica del sud Italia anziché migliorare, è in continuo peggioramento: la disoccupazione dilaga, e il poco lavoro che c'è, spesso è "in mano a qualcuno": se non sei "parente di.." o "amico di.." è quasi inutile presentare la domanda: tanto il "curriculum" e i titoli di studio non sono "secondari", ma proprio non contano niente; e la cosa peggiore è che così anche negli apparati dello Stato, enti locali compresi. Se vai a giro a cercare lavoro, l'unica cosa che trovi è un impiego a nero: niente contributi, niente tutele, malattia retribuita nemmeno in sogno, per non parlare della "maternità": questa è una parola che è bene non pronunciare. La retribuzione è bassissima, ben al di sotto dei "minimi sindacali", mentre se c'è una cosa superiore a quanto previsto dalla legge, è l'orario di lavoro: e spesso anche il rischio di infortuni, figuriamoci se qualcuno pensa alle normative di sicurezza. "Se ti va bene è così, noi possiamo darti questo": "se non lo accetti tu, lo accetterà qualcun'altro", visto che la domanda di lavoro certo non manca, come non mancano le persone che sono costrette ad accettare tali condizioni: anche se è poco, quando il frigorifero è vuoto non si può guardare a queste "sottigliezze".
I giovani del sud, quelli più intraprendenti, per avere una vita "normale" sono costretti ad emigrare al centronord, sono costretti a vivere lontano dai propri genitori, dai propri cari. Se la famiglia può permetterselo, spesso facendo i "salti mortali" tra rinunce e sacrifici, manda il figlio anche a studiare altrove, con la speranza che possa costruirsi quel futuro che a loro è stato negato.

Premesso che vediamo favorevolmente la manifestazione internazionale organizzata per il 15 Ottobre, vorremmo condividere con voi alcune riflessioni: Che senso ha scendere in piazza 1 o 2 giorni all'anno se gli altri 363 non facciamo NIENTE?
I potenti che governano il mondo, ce la mettono tutta per demotivarci: per farci rassegnare a questo stato di cose, come se "non potesse cambiare"... ci fanno sentire impotenti: e presi singolarmente, sicuramente lo siamo.
Quando gli USA hanno aggredito militarmente l'Iraq, raccontando al mondo che era in possesso di"armi di distruzione di massa" sapevano benissimo che sarebbe emerso che in realtà, Saddam non ne possedeva. E hanno permesso ai mass media che controllano di dirlo a gran voce! COME MAI? SAREBBE STATO DIFFICILE PER LORO FAR TROVARE UN ORDIGNO E MOSTRARLO AL MONDO CON TONI TRIONFALISTICI? Noi crediamo di no. Anzi, non c'è da credere niente: non lo era punto e basta. Se volevano, fingevano di trovare armi chimiche, batteriologiche e nucleari e quant'altro. PERCHE' NON LO HANNO FATTO? Perché forse - anzi sicuramente - gli conviene così:
E un' bene - per loro - che la gente pensi: "hai visto? Erano tutte bugie... ma fanno come gli pare"...chi non si demotiverebbe a pensare così? "tanto fanno come gli pare..." - "non cambierà mai niente"... perché SE NON CREDI CHE IL CAMBIAMENTO SIA POSSIBILE, PERCHE' SPRECARE ENERGIE PER CAMBIARE LE COSE? E così la gente vive nella rassegnazione... oltretutto, la parte dei cittadini che vuole il "cambiamento" non è nemmeno "coordinata", organizzata in movimenti. E se lo fosse, i vertici di tale movimento probabilmente anzi sicuramente sarebbero "comprati", sarebbero fagocitati dal "sistema"...
Ci comportiamo come un cane di grossa stazza che permette al padrone di picchiarlo e punirlo senza ribellarsi: un mastino napoletano, un pastore tedesco, un dobermann, un rottwailer se volesse farebbe a brandelli una persona: tuttavia non ne è cosciente, e si sente incosciamente sottomesso al padrone. "Accetta" di esser picchiato senza far niente, chiudendo gli occhi e aspettando le botte... mentre se alzasse il capo e gli dasse un morso, sarebbe il proprietario a darsela a gambe!!!
IN REALTA', SE I CITTADINI VOLESSERO, E CI CREDESSERO, IL CAMBIAMENTO SAREBBE NON SOLO POSSIBILE, MA ARRIVEREBBE IN TEMPI BREVISSIMI!
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Magreb, Spagna, Usa, Inghilterra... e in molte altre parti del mondo, i cittadini stanchi delle vessazioni dei governi, complice delle banche centrali (che sono private: producono profitti come un'azienda qualsiasi) e dai banchieri che detengono la sovranità monetaria, sono scesi in piazza, hanno iniziato a ribellarsi.
A Londra ci sono stati gravi disordini, che ci auguriamo di NON VEDERE MAI in Italia.
La violenza non risolve niente... anzi: permette ai governi di giustificare la repressione e di inasprire le leggi, oltre al fatto che i danni provocati ovviamente, saranno ripagati con DENARO PUBBLICO, sottratto ad altre spese oppure con nuove tasse...
Andare in piazza a rivendicare i propri diritti, a chiedere un po' di democrazia reale e leggi più giuste, e poi spaccare tutto, non serve assolutamente a niente, anzi: è controproducente. In quel modo il risultato è quello di passare da facinorosi, violenti, "criminali comuni" - come il premier britannico definì coloro che a Londra misero a ferro e fuoco la città: ALLONTANANDO I CITTADINI DALLE PROPRIE RAGIONI!
L'unica rivoluzione che ci vuole, è quella CULTURALE: dobbiamo smettere di farci infinocchiare dall'attuale classe politica, sorretta dalle lobby (che finanziano e dettano le proprie regole) e ragionare lucidamente, senza farsi coinvolgere nella divisione tra "destra" e "sinistra" creata ad arte per DIVIDERE i cittadini:
che tu stia con il centrosinistra oppure con il centrodestra, sempre con LORO stai: alimenti il loro sistema, alimentandone la CONTINUITA': cambiare tra dx e sx significa non cambiare. "Cambiare tutto per non cambiare niente".
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lunedì 10 ottobre 2011

Da un po’ di mesi a questa parte il tema dell’evasione fiscale è tornato alla ribalta. Ma è un ritorno strano. A differenza di un tempo, neanche poi tanto remoto, in cui la lotta all’evasione fiscale era una bandiera della sinistra, mentre la destra mostrava una certa indulgenza, oggi il tema dei miliardi (circa 130) sottratti ogni anno al fisco è diventato uno strumento di agitazione politica universale. Lo usa come sempre l’opposizione di sinistra, ma lo usa anche la Chiesa per impartirci lezioni di moralità, lo usano gli indignati di ogni colore politico, lo usa la destra di governo alla disperata ricerca di soldi per tappare le falle dei conti pubblici.
Accade così che, poco per volta, alle preoccupazioni per i sacrifici che la manovra ci impone, si mescoli e si sovrapponga un malessere sordo, una specie di risentimento, che alimenta un clima vagamente maccartista, di moderna caccia alle streghe. Gli evasori sono visti sempre più come la causa di tutti i nostri mali, la loro individuazione diventa una missione morale, e ci capita persino vedere un governo di destra - che ha sempre strizzato l’occhio all’evasione - accarezzare l’idea di fare gettito mediante la delazione.
Meno male, verrebbe da dire. Era ora, finalmente ci decidiamo a combattere questa piaga. Quando avremo vinto questa battaglia, l’Italia sarà finalmente un Paese civile e prospero.
E invece, su questa visione dei nostri problemi, vorrei insinuare qualche dubbio. Se quello che vogliamo è solo sentirci migliori del nostro vicino, la caccia alle streghe va benissimo. Ma se per caso il nostro sogno fosse anche di rimettere in carreggiata l’Italia, quella medesima caccia andrebbe reimpostata radicalmente. Perché l’evasione è un fenomeno che va innanzitutto spiegato e compreso, prima di combatterlo a testa bassa. Altrimenti la testa rischiamo di rompercela noi, anziché romperla (metaforicamente) agli evasori.
In Italia l’evasione fiscale ha due facce. La prima è quella che fa imbestialire i lavoratori dipendenti in regola: c’è chi potrebbe benissimo pagare le tasse, e non lo fa semplicemente perché vuole guadagnare di più. Questo tipo di evasione, da mancanza di spirito civico, si combatte con due strumenti: più controlli e aliquote ragionevoli. Se la si combatte solo con più controlli, il risultato è prevalentemente un aumento dei prezzi, come sa chiunque abbia a che fare con idraulici e ristoratori. Detto per inciso, è il ragionamento che - implicitamente fanno milioni di cittadini di fronte alla domanda: preferisci pagare 100 senza fattura o 140 con fattura?
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