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sabato 17 settembre 2011
"Va bene lottare contro l'omofobia, ma non a costo di violare i diritti umani"
"Dichiareremo pubblicamente la pratica omosessuale di politici, preti, persone note e influenti, che offendono e discriminano le persone gay, lesbiche e transessuali". La nuova missione della comunità gay in Italia passa per la rete. E lo fa sfruttando lacattiva abitudine dei politici e personaggi pubblici di lanciarsi in battaglie di repressione, contrarie alle loro abitudini personali.
Ma pure il morboso e malcelato desiderio (non solo italiano) di voler conoscere i fatti altrui. La promessa di outing di massa è di alcuni internauti anonimi che hanno creato la piattaforma da cui verranno diffusi i primi dieci di una lista di oltre cento nomi, a partire dal prossimo 23 settembre. A darne conoscenza è il presidente di Equality Italia Aurelio Mancuso, contattato dagli esperti informatici per dare uno schiaffo alla società italiana dopo l'ennesima bocciatura di una legge anti-omofobia. All'indomani dell'ultimo niet del Parlamento, lo sfogo su Facebook dell'ex presidente di Arcigay andava proprio nella direzione di una diffusione di queste informazioni, «come spesso succede all'estero». Da qui, la proposta di un sito che aggirasse le normative in materia, accollandosi gli eventuali problemi legali.
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È morto nell'auto che era diventata la sua casa da quando era stato sfrattato.
È accaduto a Lanzo Torinese: un dramma dei nuovi poveri. Silvio Garino, 65 anni, pensionato, è stato stroncato da un malore.
Con lui, nella Fiat Punto, la sorella Anna Maria, 63 anni.
La donna ha chiamato i soccorsi e i carabinieri, ma quando sono arrivati Garino era già morto e ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato vano. Fratello e sorella, stando a quanto ha raccontato Anna Maria Garino ai carabinieri, erano alla ricerca di una nuova casa, nel frattempo, però, da due mesi erravano in macchina per i paesi e le cittadine della zona nord della provincia di Torino.
È accaduto a Lanzo Torinese: un dramma dei nuovi poveri. Silvio Garino, 65 anni, pensionato, è stato stroncato da un malore.
Con lui, nella Fiat Punto, la sorella Anna Maria, 63 anni.
La donna ha chiamato i soccorsi e i carabinieri, ma quando sono arrivati Garino era già morto e ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato vano. Fratello e sorella, stando a quanto ha raccontato Anna Maria Garino ai carabinieri, erano alla ricerca di una nuova casa, nel frattempo, però, da due mesi erravano in macchina per i paesi e le cittadine della zona nord della provincia di Torino.
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Una decisone drastica: vivere da abbandonato sotto un ponte di Cosenza, con altri cinque poveri. Padre Fedele Bisceglia, l'ex frate francescano condannato in primo grado nel luglio scorso a nove anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di una suora, ha spiegato: «Mi sono stancato di stare dai miei parenti e, non avendo una casa tutta mia, ho deciso di vivere sotto questo meraviglioso ponte. Mi hanno abbandonato tutti, compreso la chiesa locale che non dà risposte alle mie ripetute richieste. E così ho preso un materasso e una coperta e ho raggiunto questi cinque poveri sotto il ponte di Alarico. Sto bene, vivo come San Francesco e ho come coperta il cielo».
ABBANDONATO DALLA CHIESA. Padre Fedele, che sulla vicenda giudiziaria non si è arreso e continua a gridare la sua innocenza, ha inviato anche una lettera al Consiglio superiore della magistratura, al ministro della Giustizia e al capo dello Stato per chiedere un'ispezione nel tribunale di Cosenza.
L'ex frate ha concluso: «Non è carità fraterna quella di non rispondere a un sacerdote che chiede di sapere alcune cose. Dopo aver fondato l'Oasi francescana e aver accolto migliaia di poveri ora sono io a vivere come un abbandonato. Già perché sono stato abbandonato da tutti, principalmente dalla Chiesa».
ABBANDONATO DALLA CHIESA. Padre Fedele, che sulla vicenda giudiziaria non si è arreso e continua a gridare la sua innocenza, ha inviato anche una lettera al Consiglio superiore della magistratura, al ministro della Giustizia e al capo dello Stato per chiedere un'ispezione nel tribunale di Cosenza.
L'ex frate ha concluso: «Non è carità fraterna quella di non rispondere a un sacerdote che chiede di sapere alcune cose. Dopo aver fondato l'Oasi francescana e aver accolto migliaia di poveri ora sono io a vivere come un abbandonato. Già perché sono stato abbandonato da tutti, principalmente dalla Chiesa».
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Il tribunale per i Minori di Torino ha dichiarato 'adottabile' una bimba di un anno e mezzo togliendola ai suoi genitori naturali perché sono 'troppo' anziani, dal momento che il padre ha 70 anni e la madre 57.
FECONDAZIONE ARTIFICIALE. La bimba è nata il 26 maggio 2010 all'ospedale Sant'Anna di Torino grazie alla fecondazione artificiale fatta all'estero e, per decisione della stessa magistratura minorile, è in affido da quando aveva un mese. La coppia vive a Mirabello Monferrato (Alessandria), Secondo il Tribunale, la bimba è «il frutto di un'applicazione distorta delle enormi possibilità offerte dal progresso in materia genetica».
FRUTTO DI ONNIPOTENZA. La volontà di concepirla, inoltre, è «una scelta che, se spinta oltre certi limiti si fonda sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni che necessariamente implicano l'accantonamento delle leggi di natura e una certa indifferenza rispetto alla prospettiva del bambino». I legali che assistono i genitori della bambina, gli avvocati Fabio Deorsola e Giulio Calosso, hanno annunciato di voler presentare ricorso contro la decisione del Tribunale.
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Non sarà archiviato e potrebbe riservare nuovi sviluppi il caso della morte di Michele Ferrulli. Il facchino barese di 51 anni restò privo di vita sull’asfalto di via Varsavia lo scorso primo luglio, dopo essere stato bloccato e ammanettato da quattro poliziotti, intervenuti per sedare una rissa. Il pm Gaetano Ruta ha acquisito formalmente dalla redazione di Mediaset il video originale della colluttazione. E il legale di parte civile Fabio Anselmo — lo stesso che ha seguito i casi di Cucchi, Aldrovandi e Uva, tutti deceduti dopo controlli delle forze dell’ordine — ha depositato in procura una memoria con le registrazioni audio di testimoni che riferiscono di presunte intimidazioni da parte di poliziotti. La procura sta valutando attentamente anche questa documentazione per verificarne l’attendibilità.
Il video acquisito dal pm è quello ripreso dall’iPhone di un residente e mostra gli ultimi momenti di vita di Ferrulli, circondato dai quattro poliziotti arrivati con due volanti, filmato mandato più volte in onda in tv e su Repubblica.it. Ma solo l’originale — consegnato al vecchio avvocato della famiglia e da questi ceduto a Mediaset — ha l’audio con le voci dei romeni che erano nella via, che aiutano a capire con maggiore chiarezza la dinamica della tragedia. In più, nelle immagini ingrandite — operazione eseguita dalla difesa — si vede meno nitido il contesto della strada, ma si noterebbero — secondo la tesi dell’avvocato Anselmo — con maggiore chiarezza i colpi di almeno un poliziotto sul corpo di Ferrulli.
A Barcellona Pozzo di Gotto rinchiusi 146 detenuti: sono circa l’11% del totale nazionale. Chi ha scontato la pena resta rinchiuso: mancano i progetti di reinserimento sociale.
Lager dimenticati, ergastoli bianchi: chiamateli come volete, l’orrore non cambia. Un orrore che adesso sembra smuovere le coscienze della gente, ma forse non ancora quella delle istituzioni. “Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono carceri, luoghi di dolore e non di cura e vanno chiusi - ha detto Gisella Trincas, presidente nazionale di Unasam, l’Unione delle associazioni per la salute mentale - “
“Non ci sono Regioni virtuose e meno virtuose - continua - , ma buone e cattive esperienze locali sparse in tutta la Penisola. Dal Nord al Sud, Isole comprese, tutte hanno le criticità a parte il Friuli Venezia Giulia e Trieste. Realtà che rispondono a tutte le indicazioni di una buona pratica di salute mentale: servizio sanità mentale aperto 24 ore, posti letto negli ospedali quasi mai occupati perché utilizzati solo per le crisi, persone coinvolte nel percorso di cura, risorse e personale qualificato. Trieste non manda un solo cittadino negli Opg, il Friuli un numero risicatissimo”.
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Dopo il recente incidente, peraltro minore, alla centrale nucleare di Marcoule in Francia, è il caso di chiedersi se i paesi nuclearisti d’Europa non debbano pianificare una rinuncia, graduale ma irreversibile, a questa fonte di energia. Magari sotto l’egida dell’Unione Europea. Il vento sembra essere cambiato in maniera stabile e paesi come la Germania, la Svizzera e l’Italia hanno già imboccato la strada delle fonti sicure, autoctone e pulite.di Marzio Galeotti* (fonte: Lavoce.info)
Un provvedimento che si proponesse di combattere l’inquinamento dell’aria mediante la sostituzione immediata dell’intero parco di vetture vecchie ancora circolanti sarebbe certamente improponibile. Ma una misura come l’Ecopass milanese è riuscita a orientare le scelte di chi aveva deciso di cambiare il proprio mezzo a favore di quelle a metano, Gpl, ibride e comunque più efficienti. Un provvedimento che mirasse a ridurre i consumi energetici del settore civile attraverso l’abbattimento di tutte le vecchie abitazioni non sarebbe naturalmente perseguibile. Ma una politica come la certificazione energetica degli edifici è efficace nell’improntare la costruzione dei nuovi alloggi verso una maggiore efficienza energetica. È la differenza tra lo stock – l’esistente – e il flusso – il nuovo, l’aggiuntivo.
Un processo graduale, ma irreversibile
Pur con tutti i distinguo necessari, una riflessione di questo tipo si impone anche per gli impianti che producono energia (elettrica) in Europa. L’incidente di qualche giorno fa a Marcoule in Francia, non lontano dal nostro confine, induce a domandarsi se non sia giunto il momento per l’Unione Europea e per i suoi Stati membri di dare inizio a un graduale, ma irreversibile, processo di uscita generale dal nucleare.
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venerdì 16 settembre 2011
Il decreto pubblicato dalla Gazzetta porta l’imposta al 21%. Lungo l'elenco di prodotti il cui prezzo potrebbe aumentare
Dal frigorifero alle scarpe, dal profumo alla tovaglia, dalla tv alla chitarra. E dal biglietto per il parco di divertimento all'iscrizione in palestra, alla parcella all'avvocato o all'affitto del garage. E' lungo l'elenco dei prodotti di largo consumo a rischio rincaro, col passaggio dell'aliquota Iva del 20% al 21%.
“Mentre il prezzo della benzina raggiunge nuovi record, le famiglie si preparano a ricevere una nuova batosta su questo versante”. Lo sottolineano i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, ricordando che “non appena la manovra sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, infatti, scatterà l'aumento dell'Iva dal 20 al 21%, che farà schizzare immediatamente il prezzo della benzina ad oltre 1,64-1,65 al litro. Questo comporterà una ulteriore ricaduta per le famiglie, il cui benessere è già fortemente compromesso dall'inarrestabile caduta del loro potere di acquisto”.
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Sarkozy e Cameron a Tripoli e Bengasi. La visita dei colonizzatori
Viviamo proprio in un mondo strano. L'economia europea sta andando a picco. Dovunque, si annunciano tagli e si fanno previsioni fosche sulla tenuta sociale del vecchio continente. La speculazione internazionale è in agguato. E Cameron e Sarkozy, i leader di due piccole potenze che hanno i loro guai interni, decidono di andarsene a Tripoli a festeggiare - prima ancora che la guerra sia conclusa - la vittoria ottenuta a poco prezzo sulle scalcagnate armate di Gheddafi. La presenza del cosiddetto filosofo Bernard Henri-Levy, magari con il giubbotto anti-proiettile, dà un tono esotico alla trasferta.
Ma si è trattato di una vittoria ancora più strana. La guerra è durata molto di più di quanto pensassero gli strateghi francesi e in realtà non è ancora finita. Senza i bombardamenti Nato, che continuavano anche ieri, e le truppe speciali inglesi, francesi e del Qatar, i ribelli non avrebbero mai potuto prendere Tripoli. L'intervento Nato, fin da marzo, ha ampiamente scavalcato la risoluzione 1973, che prevedeva la protezione dei civili, e ha causato spesso molte più vittime di quante ne aveva causato Gheddafi.
Tra l'altro, la disinformazione di Al Jazeera e Al Arabiya è un caso di manipolazione delle notizie (le «fosse comuni ecc.» allora ancora inventate) degno di ogni manuale di propaganda. Ma tutto questo è acqua passata, anche se il comportamento degli occidentali lascia a desiderare sul piano, diciamo così, etico. Prima, chi più e chi meno, omaggiano Gheddafi e gli consegnano i presunti terroristi. Poi, alla prima occasione, gli danno addosso in nome della democrazia e della primavera araba. Anche su questo l'Italia ha primeggiato in doppiogiochismo e i vantaggi del voltafaccia saranno probabilmente esigui.
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AUSTRIA
Ventidue culti sono riconosciuti dalla legge, accedendo così a vantaggi di tipo fiscale: essi riscuotono delle imposte direttamente dai loro fedeli. I rapporti con la Chiesa cattolica sono disciplinati da un Concordato.
BELGIO
Sei culti sono riconosciuti per legge: fruiscono dell’esenzione dall’imposta sugli immobili, e i loro ministri sono stipendiati dallo Stato. Le associazioni umanistiche, ai sensi dell’articolo 181 della Costituzione sono equiparate alle religioni, per cui i loro esponenti sono stipendiati, danno assistenza negli ospedali e insegnano etica nelle scuole. L’ora di religione e l’ora di etica sono alternative ed entrambe non obbligatorie. L’unico matrimonio ammesso è quello civile, mentre quello religioso è privo di qualunque efficacia legale ed obbligatoriamente successivo a quello civile. Per tutta la popolazione il giorno di riposo settimanale è la domenica, senza alcuna eccezione. Il 16 maggio 2002 è stata approvata una nuova legge che legalizza l’eutanasia.
Il 31 gennaio 2003 è stata approvata una legge che autorizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Il 24 aprile 2006 è stata approvata una legge che permette alle coppie omosessuali di adottare bambini.
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Curiosa nomina di sottogoverno che sicuramente non sarà dispiaciuta ai Responsabili, quel gruppetto di transfughi che tiene in vita col respiratore artificiale l’agonizzante governo B. Proprio nei giorni in cui la manovra economica attraversava il vaglio di Montecitorio per essere approvata con soli 14 voti di scarto, l’Isa (l’Istituto di sviluppo agroalimentare), la società finanziaria con socio unico il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, si è dotata di un nuovo amministratore delegato con pieni poteri nella persona di Annalisa Vessella, moglie del deputato campano dei Responsabili, Michele Pisacane. L’Isa è il braccio economico del ministero retto daSaverio Romano, big siciliano dei Responsabili, che come Pisacane proviene dall’Udc e insieme a Pisacane ha fondato il movimento dei ‘Popolari di Italia domani’.
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Medici, architetti, commercialisti. Ingegneri, avvocati, giornalisti. Tutti tutelati da un ordine professionale. E allora perché non crearne uno anche per i fisioterapisti, le ostetriche e i radiologi? Detto fatto, ci pensa il Senato. Perché nonostante l’Unione europea ci chieda continuamente di liberalizzare l’accesso alle professioni, la Casta preferisce mantenere le tutele esistenti e, se possibile, crearne altre. Ieri mattina ha rischiato di essere approvato sotto silenzio un disegno di legge che prevedeva l’istituzione di cinque ordini e venti nuovi albi professionali sulle professioni sanitarie. Presentato da Pdl e Lega, il provvedimento aveva anche l’appoggio di alcuni parlamentari Idv e ha ottenuto l’unanimità in commissione Sanità.
Insomma, tutti d’accordo a creare ulteriori gabbie per i professionisti. In palese contrasto con la prima bozza della manovra correttiva, quella entrata in Consiglio dei ministri il 30 giugno, che vedeva l’abolizione di almeno 4 ordini, compreso quello dei medici. Progetto naturalmente disatteso dopo le pressioni dei professionisti di cui è costellato il Parlamento. Ma nel testo arrivato ieri in aula, oltre il danno c’è la beffa: la gestione dei nuovi ordini sarebbe provinciale. Sì, proprio legata a quelle istituzioni che la stessa manovra prevede di abolire. In più, in ogni capoluogo di Regione, per ciascuno degli ordini professionali, verrebbe costituita una Consultaregionale degli ordini provinciali, composta da rappresentanti degli ordini professionali. Ovvero, in piena crisi, quando si discute su come risparmiare tagliando posti e poltrone inutili, se ne aggiungono di nuove, moltiplicandole.
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giovedì 15 settembre 2011
Molestava minorenni su Facebook. È stato arrestato dopo una serie di indagini incrociate, un 53enne che adescava le sue giovani vittime online e poi spediva loro centinaia di messaggi con file pedo-pornografici in allegato. L'uomo, incensurato, è stato quindi arrestato dai carabinieri in provincia di Potenza con l'accusa di molestie sessuali su minori. Dopo l'arresto da parte dei militari della compagnia di Venosa l'uomo è stato associato al carcere di Melfi. A conclusione di una delicata attività d'indagine in materia di reati a sfondo sessuale si è accertato che l'uomo molestava due minori su 'Facebook' attraverso l'invio di messaggi con contenuto pedo-pornografico. Durante una perquisizione sono stati sequestrati 513 cd, 11 floppy-disc e 17 videocassette contraffatte nonchè due computer che saranno analizzati per valutare se l'uomo abbia molestato altri minorenni o altre minorenni. È stata rinvenuta anche una pistola lanciarazzi priva di matricola con relativo munizionamento, detenuta illegalmente e posta sotto sequestro. La polizia sta indagando per verificare se l'uomo abbia avuto contatti con altre ragazzine.
fonte: Libero News
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Una foto agghiacciante quella apparsa su un profilo facebook di un ragazzo bianco sudafricano. Nello scatto, "postato" su una pagina a ricordo di Eugene Terreblanche, ex leader indiscusso del Movimento di Resistenza Afrikaaner (Afrikaner Weerstandsbeweging), ucciso un anno fa, si vede un ragazzo vestito da cacciatore, con tanto di fucile con mirino, accovacciato su di un bambino di colore, che apparentemente morto.
Una foto come quelle che vengono scattate per immortalare una preda di caccia. Per tutti «Terrorblanche», questo il suo nome sul social network, è diventato "il cacciatore di bimbi neri". La polizia sudafricana sta cercando di arrivare all'uomo, proprio partendo da quel profilo filo Apartheid, anche se la foto, pubblicata il 24 giugno scorso, era stata sostituita poco tempo dopo.
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Sono 500 le bambine straniere a rischio mutilazione genitale in Friuli Venezia Giulia. E' il risultato di un progetto coordinata dall'ospedale Burlo Garofolo di Trieste, in cui due mesi fa e' stato compiuto il primo intervento di deinfibulazione della regione.
"Da quello che abbiamo visto la grande maggioranza delle donne che sono arrivate qui dai paesi 'a rischio' ha purtroppo gia' subito l'intervento di infibulazione - spiega il coordinatore del progetto, finanziato dallo Stato e dalla Regione con 80mila euro, Salvatore Alberico - ora stiamo cercando di evitare che la seconda generazione, quella nata qui, subisca le mutilazioni".
Secondo l'indagine, in cui le donne sono state contattate tramite le associazioni di volontari e che ha mostrato un maggior rischio nella provincia di Pordenone, la spinta all'infibulazione viene dai paesi di origine: "La stragrande maggioranza delle donne che vive qui e' ormai occidentalizzata, e difende le bambine - spiega l'esperto - ma subisce pressioni dai parenti rimasti nel paese di origine, che chiedono 'ma quando fai fare l'infibulazione a tua figlia'. Non abbiamo mai avuto notizia di infibulazioni effettuate qui in regione, ma spesso le donne approfittano delle vacanze per farla praticare dalle 'mammane' nel proprio paese".
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'Il sistema degli ospedali psichiatrici giudiziari (opg) deve essere superato. E' inevitabile e necessario per far sorgere un sistema di cura e riabilitazione regionalizzato' e 'si impone' la chiusura di quello di Montelupo (Firenze). Lo ha detto il garante dei detenuti della Toscana Alessandro Margara in una relazione al Consiglio regionale.Margara ha ricordato l'intervento della commissione parlamentare per la struttura di Montelupo 'che, rilevando lo stato inaccetabile della condizione della struttura, ha disposto il sequestro di numerose parti della stessa, dando tempi brevi per la relativa messa in regola'. Secondo il garante per l'opg Montelupo 'si tratta di verificare se sia possibile una chiusura guidata e progressiva che accolga, in parte completamente separabile gli internati toscani e che dia tempi certi e prossimi per l'individuazione dei luoghi per accogliere quelli delle altri regioni facenti capo a Montelupo'
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I tossicodipendenti del nuovo carcere di Trento avranno a disposizione la 'pet teraphy' quale aiuto per la disintossicazione. La terapia col supporto di animali partira' il mese prossimo e si concludera' a fine anno.A portarla a Trento saranno gli esperti della comunita' di San Patrignano, fondata a fine anni settanta da don Vincenzo Muccioli, che hanno gia' accordi e sopralluoghi effettuati per le attivita' programmate coi cani. L'iniziativa, che viene annunciata dal direttore della struttura penitenziaria, Antonella Forgione, e' una delle novita' introdotte quest'anno, grazie anche ai nuovi e piu' ampi spazi di Spini di Gardolo, aperti dallo scorso dicembre, che accolgono i detenuti dei vecchi carceri di Trento e Rovereto. Quanto alla tossicodipendenza, la percentuale viene riferita 'elevata - spiega Forgione - anche se bisognerebbe sempre fare una differenza tra chi si dichiara tale e chi lo e' in modo comprovato. E' infatti noto come l'essere tossicodipendenti possa portare vantaggi nell'ottenimento della scarcerazione o dei domiciliari'. In ogni caso l'elevato numero di tossicodipendenti, cosi' come la maggioranza di detenuti extracomunitari e giovani, tra i 20 e i 30 anni, sono i dati che Forgione sottolinea come ancora distintivi della popolazione carceraria. |
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Una nuova cellula staminale chiamata 'emangioblasto' in grado di formare sia sangue che cellule endoteliali, cioe' quelle che costituiscono vasi, arterie o capillari, e' stata scoperta nel laboratorio sperimentale del Dipartimento di Medicina Trasfusionale dell'Ospedale Civile di Pescara.La nuova scoperta, secondo il responsabile del laboratorio Cellule Staminali, Anna Berardi, potrebbe essere utilizzata nella medicina rigenerativa e nello studio dei tumori. 'Un tumore solido - ha spiegato infatti Berardi - e' irrorato dai vasi e dalle arterie. Siamo convinti che studiare meglio questa cellula possa favorire lo sviluppo di nuove terapie e contribuire alla scoperta di nuovi farmaci che magari potrebbero inibire o far regredire processi tumorali'.
Durante l'attivita' di ricerca, condotta anche grazie a collaborazioni internazionali, e' stato dapprima creato un sistema in vitro e poi uno in vivo, su un topo immunideficiente creato in laboratorio e in grado di accettare le cellule umane.
Tali cellule, infatti, sono state trapiantate nell'esemplare, ricreando il sangue e contribuendo alla formazione dei vasi.
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Due mesi fa l'ultimo caso di escherichia coli, poi l'epidemia è cessata dopo aver causato 3050 malati e 52 morti. In numerosi pazienti l'infezione ha colpito il cervello. Come stanno oggi? Sono due mesi che l'incubo è finito. Il 7 luglio si è ammalata l'ultima persona dell'ondata di E.coli di tipoO104:H4 che ha colpito la Germania. Il bilancio dell'Istituto Robert Koch parla di 3050 vittime, con 52 decessi, provocati dalla variante aggressiva di un batterio intestinale, di per sé abbastanza innocuo.
L'epidemia ha avuto un iter pesante, non solo per l'alto numero di morti, ma perché ha inflitto a 850 persone un'ulteriore grave complicazione: la sindrome emolitica-uremica (hus) responsabile di anemie e disfunzioni renali. Inoltre, l'infezione ha inciso sul cervello di almeno un paziente su due, con disturbi della parola, allucinazioni, attacchi di panico, spasmi.
"La frequenza e il tasso di gravità delle complicazioni ci ha sorpreso tutti", riassume il presidente della Società tedesca di nefrologia, Reinhard Brunkhorst, in occasione del simposio sull'escherichia, convocato per il 9 settembre a Berlino per fare il punto della situazione.
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Nel Paese con più Ferrari al mondo, dove solo 34 mila contribuenti dichiarano oltre 300 mila euro annui, solo una patrimoniale poteva risollevare l'economia. Ma è stata scartata dagli interessi politici e sostituita da manovre che non servono a niente e tassano i più deboli
La domanda che tutti quanti si pongono in Italia è: stiamo andando in default? Purtroppo la risposta, almeno a giudicare da quello che il nostro Governo sta facendo, ma anche quello che stanno facendo i governi europei, è sì.
Analizziamo la situazione: prima di tutto questa manovra serve a ben poco e come al solito colpisce principalmente i piccoli risparmiatori, la gente comune, la classe media e la classe medio - bassa che già sono stati vessati negli ultimi anni da un'imposizione fiscale assolutamente inequa. 21% sull'Iva, chi pensate chi lo pagherà? Lo pagheremo noi, 3% di tassa aggiuntiva su chi guadagna più di 300 mila Euro, parliamo dello 0,5% della popolazione, quindi praticamente una percentuale piccolissima, eppure l'Italia è il paese dove si vendono più Ferrari che in tutto il mondo e guarda caso è il paese dove solamente 34mila contribuenti guadagnano più di 300 mila Euro (che discrepanza...).
Analizziamo la situazione: prima di tutto questa manovra serve a ben poco e come al solito colpisce principalmente i piccoli risparmiatori, la gente comune, la classe media e la classe medio - bassa che già sono stati vessati negli ultimi anni da un'imposizione fiscale assolutamente inequa. 21% sull'Iva, chi pensate chi lo pagherà? Lo pagheremo noi, 3% di tassa aggiuntiva su chi guadagna più di 300 mila Euro, parliamo dello 0,5% della popolazione, quindi praticamente una percentuale piccolissima, eppure l'Italia è il paese dove si vendono più Ferrari che in tutto il mondo e guarda caso è il paese dove solamente 34mila contribuenti guadagnano più di 300 mila Euro (che discrepanza...).
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mercoledì 14 settembre 2011
Un fenomeno di cui si parla malvolentieri ma che per l’Oms fa circa un milione di vittime l’anno. Nel nostro paese 3 su 4 sono uomini. Pompili (Iasp): “Nel Nord e nel Centro Italia il fenomeno è più grave”
Sono circa 4 mila le persone che ogni anno in Italia decidono di togliersi la vita, come se un intero paesino montano sparisse, di volta in volta. Un fenomeno spesso poco conosciuto, di cui si parla malvolentieri, ma che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità fa nel mondo due morti al minuto. L’Oms, infatti, stima in circa un milione le persone che perdono la vita per suicidio, con un tasso di mortalità di 14,5 su 100mila individui. Negli ultimi anni, però, il tema sta destando l’interesse di ricercatori a livello internazionale per lavorare maggiormente sulla prevenzione, tema a cui è dedicata la Giornata mondiale della prevenzione del suicidio che in Italia si celebrerà con un convegno oggi e domani, 9 settembre, organizzato dal presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Un occasione per fare il punto sul fenomeno e sulle esperienze positive attivate in tutto il mondo.
Sono circa 4 mila le persone che ogni anno in Italia decidono di togliersi la vita, come se un intero paesino montano sparisse, di volta in volta. Un fenomeno spesso poco conosciuto, di cui si parla malvolentieri, ma che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità fa nel mondo due morti al minuto. L’Oms, infatti, stima in circa un milione le persone che perdono la vita per suicidio, con un tasso di mortalità di 14,5 su 100mila individui. Negli ultimi anni, però, il tema sta destando l’interesse di ricercatori a livello internazionale per lavorare maggiormente sulla prevenzione, tema a cui è dedicata la Giornata mondiale della prevenzione del suicidio che in Italia si celebrerà con un convegno oggi e domani, 9 settembre, organizzato dal presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Un occasione per fare il punto sul fenomeno e sulle esperienze positive attivate in tutto il mondo.
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Crimini di guerra non solo dei gheddafiani. I rivoluzionari presi di mira nel rapporto dell'organizzazione
Tra le denunce: torture e arresti arbitrari, soprattutto nei confronti di neri presunti mercenari
Le milizie degli insorti in Libia hanno commesso «serie violazioni dei diritti umani» e «probabilmente anche crimini di guerra», ma il Consiglio nazionale transitorio (Cnt) «ha mostrato riluttanza a ritenerle responsabili». È la pesante denuncia che l'organizzazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International fa nel suo rapporto sulla situazione in Libia, nel quale chiede al governo provvisorio dei ribelli libici di intraprendere azioni affinché venga messa fine all'abuso dei diritti umani contro gli uomini dell'ex leader Muammar Gheddafi.
Nel suo ultimo rapporto, Amnesty sottolinea come la maggior parte degli abusi durante il conflitto sia stata compiuta dalle forze lealiste, ma anche come le milizie ribelli siano coinvolte nel commettere torture e omicidi. Se i combattenti di Gheddafi sono accusati di «attacchi indiscriminati, uccisioni di massa di prigionieri, torture, sparizioni forzate e arresti arbitrari», i miliziani dell'opposizione e i loro sostenitori dal canto loro «hanno rapito, arrestato in modo arbitrario e ucciso ex membri delle forze di sicurezza (di Gheddafi, ndr), sospetti lealisti di Gheddafi, catturato soldati e cittadini stranieri erroneamente sospettati di essere mercenari che combattevano al soldo delle forze di Gheddafi». Tutto questo si legge nel rapporto intitolato «La battaglia per la Libia - Uccisioni, sparizioni e torture».
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Ennesima pronuncia dei giudici tributari di Lecce in merito alla “giuridica inesistenza” delle cartelle esattoriali spedite semplicemente per posta da Equitalia.
Infatti, una recentissima sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce (Sent. CTP di Lecce n.197/05/11 liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti), si allinea ad altre precedenti pronunce emesse sempre dalla stessa Commissione di Lecce (si veda sempre sul sito la sent. CTP di Lecce n.909/05/09 e la sent. CTP di Lecce n.436/02/10) o da altre Commissioni italiane (ad esempio la Sent. CTR di Milano n.61/22/10) secondo le quali risulta addirittura “inesistente” la notifica della cartella inviata a mezzo posta direttamente dai dipendenti di Equitalia e senza l’ausilio dei soggetti puntualmente individuati dalla legge (art.26, comma 1, DPR n.602/73), ossia:
1) gli Ufficiali della riscossione;
2) gli Agenti della Polizia Municipale;
3) i Messi Comunali, previa convenzione tra Comune e Concessionario;
4) altri soggetti abilitati dal Concessionario nelle forme previste dalla legge.
Il 17 agosto il Consiglio Europeo ha risposto a Borghezio (che questa volta ha proposto un'interrogazione molto interessante) chiedendo lumi circa la proprietà dell’Euro all’atto dell’emissione.
La risposta è stata che l’EURO è della Banca Centrale Europea.
Ecco il testo : E-006243/2011
Risposta di Olli Rehn a nome della Commissione (16.8.2011)
Sebbene da un punto di vista giuridico il diritto di emettere banconote in euro appartenga sia alla Banca centrale europea (BCE) che alle banche centrali degli Stati membri dell’area dell’euro, ad emetterle fisicamente e a ritirarle dalla circolazione sono, in pratica, solo le banche centrali nazionali. Nel caso delle monete in euro, emittenti di diritto sono gli Stati membri dell’area dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa è coordinata dalla Commissione a livello dell’area dell’euro. Pertanto, al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema, mentre le monete sono di proprietà degli Stati membri. Una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono state addebitate di conseguenza1. I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le banche centrali nazionali e la BCE in base allo schema di sottoscrizione del capitale della BCE per le banconote. I proventi del signoraggio sulle monete vanno agli Stati membri dell’area dell’euro.
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Islanda: scegliere di essere Cuba o Haiti?
Islanda, un terribile esempio per il diritto e la lotta dei media per nascondere agli occhi dell’opinione pubblica: il recupero della sovranità popolare, il mancato pagamento dei debiti, i banchieri in galera! Tutto questo è inaccettabile e pericoloso, in questo momento di ansia in Europa, è un contagio. Quindi meglio continuare a parlare fino alla noia delle lussuose dimore in cui Gheddafi e la sua famiglia vivevano prima del crollo del regime. E una volta che questa notizia è esaurita, svuotata di interesse, si va a cercare nuovi distrattori. Qualsiasi cosa, purché non si parli dell’Islanda.
Islanda, un terribile esempio per il diritto e la lotta dei media per nascondere agli occhi dell’opinione pubblica: il recupero della sovranità popolare, il mancato pagamento dei debiti, i banchieri in galera! Tutto questo è inaccettabile e pericoloso, in questo momento di ansia in Europa, è un contagio. Quindi meglio continuare a parlare fino alla noia delle lussuose dimore in cui Gheddafi e la sua famiglia vivevano prima del crollo del regime. E una volta che questa notizia è esaurita, svuotata di interesse, si va a cercare nuovi distrattori. Qualsiasi cosa, purché non si parli dell’Islanda.
Islanda: un modello silenzioso, trasmissione televisiva …
Si dovrebbe guardare in Islanda. Rifiuto di sottomettersi ad interessi stranieri: l’esempio di un piccolo paese che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Deena Stryker
www.kaosenlared.net / news / islanda-model-silenzioso-senza-Telecast
Si dovrebbe guardare in Islanda. Rifiuto di sottomettersi ad interessi stranieri: l’esempio di un piccolo paese che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Deena Stryker
www.kaosenlared.net / news / islanda-model-silenzioso-senza-Telecast
Un programma radiofonico italiano parlando della rivoluzione in corso in Islanda ha detto che era un grande esempio di quanto poco i nostri media ci raccontano del resto del mondo.
Gli americani potrebbero ricordare che all’inizio della crisi finanziaria del 2008, l’Islanda era letteralmente in bancarotta. Le ragioni sono menzionate solo di passaggio, e da allora questo poco conosciuto membro dell’Unione europea ricadde nel dimenticatoio. L’ultima cosa che le autorità vogliono è che l’Islanda possa diventare un esempio. I paesi europei potrebbero cadere uno dopo l’altro, mettendo in pericolo l’euro, con implicazioni per tutti,…
Ecco il motivo per cui cinque anni di un regime puramente neoliberista che aveva fatto in Islanda (popolazione 320.000 persone senza esercito), uno dei paesi più ricchi del mondo: nel 2003 tutte le banche del paese sono state privatizzate, nel tentativo di attirare gli investimenti stranieri, offrendo prestiti on-line, questo ha permesso costi minimi per ottenere una percentuale relativamente alta di ritorno.
Il conto, chiamato “Icesave” ha attratto piccoli investitori, molti inglesi e olandesi. Ma gli investimenti sono cresciuti così ha fatto il debito delle banche straniere. Nel 2003 il debito dell’Islanda è stato pari a 200 volte il suo PIL, ma nel 2007 era di 900 per cento.
La crisi finanziaria globale del 2008 è stato il colpo di grazia. Le tre principali banche islandesi, Landbanki, Kapthing e Glitnir, andarono in bancarotta e furono nazionalizzate, mentre la corona perso l’85% del suo valore nei confronti dell’euro. Alla fine di Islanda è fallita.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la crisi ha portato alla ripresa dei diritti di sovrannita islandesi, attraverso un processo partecipativo di democrazia diretta che alla fine ha portato a una nuova costituzione. Ma solo dopo molto dolore.
Geir Haarde, primo ministro di un governo di coalizione democratica sociale, negoziate 2.100 milioni di dollari di prestiti, a cui i paesi nordici hanno aggiunto altri 2.500 miliardi. Tuttavia, la comunità finanziaria Islanda subì dagli stranieri pesanti pressioni per imporre misure drastiche. Il FMI e l’Unione europea hanno voluto prendere in consegna il suo debito, dicendo che era l’unico modo per il paese di pagare il debito ai Paesi Bassi e Gran Bretagna, che avevano promesso di rimborsarle ai loro rispettivi cittadini.
Proteste e rivolte continua e, alla fine hanno costretto il governo a dimettersi. Le elezioni svoltesi ad aprile 2009, hanno eletto una coalizione di sinistra che ha condannato il sistema economico neoliberista, ma ha subito ceduto alle loro richieste e cioè che l’Islanda dovrebbe pagare un totale di 3.500.000.000 euro. Questo richiedeva che ogni cittadino islandese pagasse 100 euro al mese (o circa $ 130) per 15 anni, l’interesse del 5,5%, per pagare un debito del settore privato. E ‘stata la goccia che fece traboccare il vaso
Quello che è successo dopo è stato straordinario. La convinzione che i cittadini dovevano pagare per gli errori di un monopolio finanziarie, che alla intera nazione deve essere imposto il pagamento dei debiti privati in frantumi, ha trasformato il rapporto tra i cittadini e le loro istituzioni politiche e, infine, i leader hanno portato l’Islanda sulle posizioni dei loro elettori.
Il Capo dello Stato, Olafur Ragnar Grímsson, ha rifiutato di ratificare la legge che rende i cittadini responsabili del loro debito bancario islandese e ha deciso di convocare un referendum.
Naturalmente la comunità internazionale ha solo aumentato la pressione sull’Islanda. Gran Bretagna e Paesi Bassi, hanno minacciato di terribili rappresaglie per isolare il paese. Come gli islandesi si sono recati alle urne, i banchieri stranieri hanno minacciato di bloccare qualsiasi aiuto dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo britannico ha minacciato di congelare il risparmio islandese nei suoi conti correnti. Come Grímsson ha detto: “Ci hanno detto che se abbiamo rifiutato le condizioni della comunità internazionale, siamo diventati la Cuba del Nord. Ma se abbiamo accettato, siamo diventati il Nord Haiti. “(Quante volte ho scritto che quando i cubani vedeno lo stato pietoso del loro vicino, Haiti, dicono di essere fortunati)
Nel referendum del 2010 Marzo, il 93% ha votato contro il rimborso del debito. Il FMI ha congelato i prestiti immediatamente. Ma la rivoluzione (anche se non televisiva negli Stati Uniti) non li faranno intimidire. Con il supporto di una cittadinanza arrabbiata, il governo ha avviato indagini civili e penali dei responsabili della crisi finanziaria. Interpol ha emesso un mandato di arresto internazionale per l’ex presidente di Kaupthing, Sigurdur Einarsson, e altri banchieri che hanno lasciato il paese coinvolto.
Ma gli islandesi non si fermano qui: si è deciso di redigere una nuova costituzione che ha liberato il paese dal strapotere della finanza internazionale e il denaro virtuale. (L’unico che era in vigore era stato scritto nel momento in cui l’Islanda ha ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca nel 1918, l’unica differenza è che la costituzione danese la parola “presidente” è stata sostituita da “Re”).
Per scrivere la nuova costituzione, il popolo islandese fu rappresentato da 25 cittadini scelti tra 522 adulti che non appartengono ad alcun partito politico, ma consigliato da almeno trenta persone. Questo documento è stato il lavoro di un manipolo di politici, ma è stata scritto in Internet. Riunioni della Costituente trasmessi on-line, e cittadini potevano presentare le loro osservazioni e suggerimenti, aiutando il documento, che ha preso forma. La Costituzione, che può derivare da processi di partecipazione democratica, sarà presentato al Parlamento per l’approvazione dopo le prossime elezioni.
Alcuni lettori ricorderanno il crollo agricolo dell’ Islanda nel IX secolo che è apparso nel libro di Jared Diamond, con lo stesso nome. Oggi, questo paese si sta riprendendo dal suo collasso finanziario in modi che sono completamente opposte a quelle che sono generalmente considerati inevitabili, come confermato ieri il nuovo capo del FMI, Christine Lagarde, di Fareed Zakaria. Al popolo della Grecia è stato detto che la privatizzazione del settore pubblico è l’unica soluzione. E in Italia, Spagna e Portogallo stanno affrontando la stessa minaccia.
Si dovrebbe guardare all’ Islanda e al suo rifiuto di sottomettersi agli interessi stranieri: l’esempio di un piccolo paese, che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Ecco perchè questa è una grande notizia
__________
Fonte: http://www.dailykos.com/story/2011/08/01/1001662/-Icelands-On-going-
Gli americani potrebbero ricordare che all’inizio della crisi finanziaria del 2008, l’Islanda era letteralmente in bancarotta. Le ragioni sono menzionate solo di passaggio, e da allora questo poco conosciuto membro dell’Unione europea ricadde nel dimenticatoio. L’ultima cosa che le autorità vogliono è che l’Islanda possa diventare un esempio. I paesi europei potrebbero cadere uno dopo l’altro, mettendo in pericolo l’euro, con implicazioni per tutti,…
Ecco il motivo per cui cinque anni di un regime puramente neoliberista che aveva fatto in Islanda (popolazione 320.000 persone senza esercito), uno dei paesi più ricchi del mondo: nel 2003 tutte le banche del paese sono state privatizzate, nel tentativo di attirare gli investimenti stranieri, offrendo prestiti on-line, questo ha permesso costi minimi per ottenere una percentuale relativamente alta di ritorno.
Il conto, chiamato “Icesave” ha attratto piccoli investitori, molti inglesi e olandesi. Ma gli investimenti sono cresciuti così ha fatto il debito delle banche straniere. Nel 2003 il debito dell’Islanda è stato pari a 200 volte il suo PIL, ma nel 2007 era di 900 per cento.
La crisi finanziaria globale del 2008 è stato il colpo di grazia. Le tre principali banche islandesi, Landbanki, Kapthing e Glitnir, andarono in bancarotta e furono nazionalizzate, mentre la corona perso l’85% del suo valore nei confronti dell’euro. Alla fine di Islanda è fallita.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la crisi ha portato alla ripresa dei diritti di sovrannita islandesi, attraverso un processo partecipativo di democrazia diretta che alla fine ha portato a una nuova costituzione. Ma solo dopo molto dolore.
Geir Haarde, primo ministro di un governo di coalizione democratica sociale, negoziate 2.100 milioni di dollari di prestiti, a cui i paesi nordici hanno aggiunto altri 2.500 miliardi. Tuttavia, la comunità finanziaria Islanda subì dagli stranieri pesanti pressioni per imporre misure drastiche. Il FMI e l’Unione europea hanno voluto prendere in consegna il suo debito, dicendo che era l’unico modo per il paese di pagare il debito ai Paesi Bassi e Gran Bretagna, che avevano promesso di rimborsarle ai loro rispettivi cittadini.
Proteste e rivolte continua e, alla fine hanno costretto il governo a dimettersi. Le elezioni svoltesi ad aprile 2009, hanno eletto una coalizione di sinistra che ha condannato il sistema economico neoliberista, ma ha subito ceduto alle loro richieste e cioè che l’Islanda dovrebbe pagare un totale di 3.500.000.000 euro. Questo richiedeva che ogni cittadino islandese pagasse 100 euro al mese (o circa $ 130) per 15 anni, l’interesse del 5,5%, per pagare un debito del settore privato. E ‘stata la goccia che fece traboccare il vaso
Quello che è successo dopo è stato straordinario. La convinzione che i cittadini dovevano pagare per gli errori di un monopolio finanziarie, che alla intera nazione deve essere imposto il pagamento dei debiti privati in frantumi, ha trasformato il rapporto tra i cittadini e le loro istituzioni politiche e, infine, i leader hanno portato l’Islanda sulle posizioni dei loro elettori.
Il Capo dello Stato, Olafur Ragnar Grímsson, ha rifiutato di ratificare la legge che rende i cittadini responsabili del loro debito bancario islandese e ha deciso di convocare un referendum.
Naturalmente la comunità internazionale ha solo aumentato la pressione sull’Islanda. Gran Bretagna e Paesi Bassi, hanno minacciato di terribili rappresaglie per isolare il paese. Come gli islandesi si sono recati alle urne, i banchieri stranieri hanno minacciato di bloccare qualsiasi aiuto dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo britannico ha minacciato di congelare il risparmio islandese nei suoi conti correnti. Come Grímsson ha detto: “Ci hanno detto che se abbiamo rifiutato le condizioni della comunità internazionale, siamo diventati la Cuba del Nord. Ma se abbiamo accettato, siamo diventati il Nord Haiti. “(Quante volte ho scritto che quando i cubani vedeno lo stato pietoso del loro vicino, Haiti, dicono di essere fortunati)
Nel referendum del 2010 Marzo, il 93% ha votato contro il rimborso del debito. Il FMI ha congelato i prestiti immediatamente. Ma la rivoluzione (anche se non televisiva negli Stati Uniti) non li faranno intimidire. Con il supporto di una cittadinanza arrabbiata, il governo ha avviato indagini civili e penali dei responsabili della crisi finanziaria. Interpol ha emesso un mandato di arresto internazionale per l’ex presidente di Kaupthing, Sigurdur Einarsson, e altri banchieri che hanno lasciato il paese coinvolto.
Ma gli islandesi non si fermano qui: si è deciso di redigere una nuova costituzione che ha liberato il paese dal strapotere della finanza internazionale e il denaro virtuale. (L’unico che era in vigore era stato scritto nel momento in cui l’Islanda ha ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca nel 1918, l’unica differenza è che la costituzione danese la parola “presidente” è stata sostituita da “Re”).
Per scrivere la nuova costituzione, il popolo islandese fu rappresentato da 25 cittadini scelti tra 522 adulti che non appartengono ad alcun partito politico, ma consigliato da almeno trenta persone. Questo documento è stato il lavoro di un manipolo di politici, ma è stata scritto in Internet. Riunioni della Costituente trasmessi on-line, e cittadini potevano presentare le loro osservazioni e suggerimenti, aiutando il documento, che ha preso forma. La Costituzione, che può derivare da processi di partecipazione democratica, sarà presentato al Parlamento per l’approvazione dopo le prossime elezioni.
Alcuni lettori ricorderanno il crollo agricolo dell’ Islanda nel IX secolo che è apparso nel libro di Jared Diamond, con lo stesso nome. Oggi, questo paese si sta riprendendo dal suo collasso finanziario in modi che sono completamente opposte a quelle che sono generalmente considerati inevitabili, come confermato ieri il nuovo capo del FMI, Christine Lagarde, di Fareed Zakaria. Al popolo della Grecia è stato detto che la privatizzazione del settore pubblico è l’unica soluzione. E in Italia, Spagna e Portogallo stanno affrontando la stessa minaccia.
Si dovrebbe guardare all’ Islanda e al suo rifiuto di sottomettersi agli interessi stranieri: l’esempio di un piccolo paese, che ha chiaramente indicato che il popolo è sovrano.
Ecco perchè questa è una grande notizia
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Fonte: http://www.dailykos.com/story/2011/08/01/1001662/-Icelands-On-going-
Allego qui un articolo del Foglio di regime per capire a cosa servono i giornali in Italia
Che cosa hanno combinato quegli ingenui degli islandesi
Se in quella piccola isola persa nel nord i debiti non vengono ripagati c’è il rischio dell’isolamento dalla comunità finanziaria
Un paese molto piccolo – un’isola persa nel Nord con meno di mezzo milione di abitanti – un bel giorno diventa un centro finanziario. Una sua banca offre dei tassi generosi ai depositanti. I tassi generosi sono pagati con degli investimenti rischiosi. I depositi possono essere ritirati in ogni momento dalla banca, mentre gli investimenti della banca possono diventare improvvisamente illiquidi o inesigibili. Le sue attività possono, infatti, diventare difficili da vendere o l’emittente titoli può diventare insolvente. Dunque depositare i propri soldi in una banca che offre dei tassi generosi è una scelta finanziaria, non un’azione innocente. Si guadagna molto, ma si può perdere. Invece i depositanti della banca della piccola isola, contando sull’assicurazione statale sui depositi, si sono detti: “se tutto funziona, guadagno, se tutto salta, il mio deposito è assicurato”.
I depositanti in maggioranza erano inglesi ed olandesi e l’isola in questione è l’Islanda. Le perdite della banca ammontano a quattro miliardi di euro, una cifra piccola rispetto a quelle con cui si ha normalmente a che fare nel corso delle crisi finanziarie, ma enorme per la minuscola popolazione islandese – circa 50 mila euro a testa. Gli islandesi da un lato sono tenuti a pagare i depositi, perché assicurati, dall’altro, se pagano, debbono vivere in modo austero per molti anni. E’ come se ogni italiano si trovasse all’improvviso con un debito di 50 mila euro da pagare per molti anni. E’ come se ognuno di noi scoprisse che una banca italiana, che offriva dei tassi esorbitanti, finanziati comprando attività finanziarie rischiose, è fallita. E che si debbono rendere questi denari all’estero, vivendo peggio per anni.Uno per prima cosa si chiederebbe che cosa ci sta a fare l’Autorità di Vigilanza. Poi si chiederebbe se è giusto trattare un debitore fallito come si faceva una volta, ossia mandandolo in galera, dove la galera oggi è un tenore di vita compresso per molti anni. Infine, è indetto un referendum dove ci viene chiesto che cosa pensiamo: “Volete vivere peggio per anni, perché dei signori pensavano di guadagnare senza rischio?”. In massa tutti a rispondere “No”.
Sembra tutto semplice, ma, se l’Islanda non paga i depositi, ossia se si rifiuta di soddisfare l’obbligo di garanzia, essa potrebbe essere isolata dalla comunità finanziaria, perché “non sta alle regole”. In fondo e a ben guardare, avrebbero ben potuto vigilare per impedire alla loro banca di investire in maniera rischiosa, sapendo che alla fine i depositi erano assicurati. Mentre i depositanti inglesi e olandesi sono stati cinici (se va bene guadagno, se va male sono coperto), gli islandesi sono stati ingenui (le attività finanziare non possono mai andare veramente male).
Fonti: "Foglio Quotidiano" e "Stampa Libera"
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