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sabato 10 settembre 2011

Dopo le polemiche tra alcuni esponenti del movimento No Tav e i VVFF impiegati a Chiomonte nell'ambito del cantiere contestato, ricorderete l'appello che abbiamo lanciato a militanti NO Tav e Vigili del fuoco: un appello che sembra esser stato recepito dalle organizzazioni sindacali dei VVFF

E dopo la presa di posizione dei Vigili del Fuoco tesserati USB (in fondo all’articolo) arriva un’altro importantissimo comunicato da parte di quelli CGIL e CISL. La richiesta non lascia spazio a fraintendimenti: chiedono che i colleghi attualmente dislocati in valle vengano immediatamente ritirati! Se consideriamo, inoltre,  i numeri di tesserati a queste sigle sindacali, ci rendiamo conto di quanto il fronte dei vigili contrari a prestare servizio per la costruzione dell’alta velocità sia elevato e fortemente significativo. Uno schiaffo pesantissimo alla questura e alla Lobby Si Tav. Il loro comunicato dice tutto…buona lettura! A sarà dura!

Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
Direttore Regionale per il Piemonte
Dott. Ing. Bruno NICOLELLA

Oggetto: impiego personale del C.N.VV.F. in Val di Susa – richiesta ritiro
Egregio Direttore,
Con il passare delle settimane e visti gli ultimi fatti accaduti in Val di Susa, facilmente reperibili attraverso i siti internet, si rafforza sempre di più in noi l’idea che il servizio che stiamo espletando esuli totalmente da quelli che sono i nostri compiti istituzionali.
Ci si interroga, infatti, su quale sia il vero motivo che ci porta a presenziare i luoghi della protesta dal momento che sfugge ai nostri occhi ove sia il soccorso tecnico urgente o la difesa civile.
Abbiamo già espresso, in un precedente incontro sindacale, la volontà di rafforzare il distaccamento di Susa, prossimo ai cantieri, con personale aggiuntivo, nel caso in cui si tema veramente che dalla protesta scaturiscano disordini capaci di alimentare incendi di una qualche natura.
Non siamo invece disposti a fornire un servizio di assistenza alle forze dell’ordine per mantenere l’ordine pubblico, cosa che non rientra per nulla nei nostri doveri e che riguarda esclusivamente i loro compiti.
Non intendiamo svendere la nostra professionalità e il sentimento di benevolenza della popolazione che più volte ci è stato manifestato, per dover intervenire in una vicenda che ci porta ad essere attori protagonisti pur senza volerlo.
Ci riteniamo in balia delle richieste della questura che pare oramai essere diventata la nostra prima dirigente.
Ribadiamo quindi di non voler continuare a svolgere compiti di ordine pubblico presso i cantieri della T.A.V. e le chiediamo che il personale appartenente al corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, operante in quei luoghi, venga immediatamente ritirato.
Distinti saluti.
F.to
FP CGIL VVF REGIONALE FED. GIANNI NIGRO
Reg. SICUREZZA CISL ANTONIO MAZZITELLI
Torino, 27 agosto 2011
qui di seguito quello scritto da USB P.I. Vigili del Fuoco Regionale

Lett. Amm. 15/08/11
Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
Direttore Regionale per il Piemonte
Ing. Bruno NICOLELLA
Ufficio Garanzia dei Diritti Sindacali
Viceprefetto Aggiunto Giuseppe CERRONE

Oggetto: impiego personale del C.N.VV.F. in Val di Susa – richiesta ritiro
Egr. Direttore
la scrivente USB, fin dal primo momento in cui codesto Dipartimento ha deciso di inviare personale e mezzi del Corpo Nazionale in Val di Susa ha espresso la propria contrarietà.
Mai come in queste ultime settimane quel che avviene in Val di Susa è da considerarsi come un intervento di ordine pubblico.
Con diverse note e durante quei pochi incontri che ci sono stati presso il Comando di Torino
tra l’Amministrazione e le OO.SS. la scrivente USB ha esternato le proprie preoccupazioni ed il proprio disappunto.
In diverse occasioni è apparso a tutti che il Dirigente del C.N.VV.F. di Torino prendesse ordini diretti dalla Questura e che i suoi naturali interlocutori non fossero più i Vigili del Fuoco.
In un video, facilmente reperibile sul Web, si vedono i Vigili del Fuoco che in un tentativo rocambolesco di portare soccorso ad una persona che protestava pacificamente su un albero, urtano maldestramente lo stesso mettendo di fatto a repentaglio la vita di chi in teoria, secondo la Questura, avremmo dovuto soccorrere.
Il 13 agosto apprendiamo che la Direzione Regionale per il Piemonte ha richiesto ai Comandi della Regione personale da inviare in supporto alle squadre già presenti in Val di Susa, senza la ben che minima contrattazione sindacale e\o relativa informativa.
Siamo certi che miracolosamente per la metà di settembre i Vigili del Fuoco saranno in grado di sganciarsi dalla zona in oggetto, ma ad oggi la continua presenza del C.N.VV.F. in Val di Susa oltre ad uno sperpero di denaro pubblico vede i Vigili del Fuoco impegnati impropriamente a disposizione di una ditta privata ed al servizio della Questura.
Nel richiamare la mancanza di corrette relazioni sindacali, con la presente, chiediamo l’immediato ritiro del personale del Corpo dal sopraccitato contesto di ordine pubblico.
Distinti Saluti.
USB P.I. Vigili del Fuoco Regionale






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Gaetano Di Chiara, sindaco di Villabate, nella delibera di giunta per l’intitolazione di alcune nuove strade in città si dice sicuro del fatto che esistano due personaggi «meritevoli di essere menzionati nella toponomastica cittadina». I due personaggi sarebbero: Manfred von Richthofen, «il leggendario barone rosso, talento puro dell’aviazione tedesca» ed Erwin Rommel, «generale tedesco conosciuto anche con il soprannome «la volpe del deserto», il quale morì suicida per via dei sospetti che incombevano su di lui, visto che era connesso con i cospiratori nel complotto ai danni di Hitler. Il sindaco, che durante gli anni della giovinezza ha militato nel partito giovanile di Alleanza nazionale, ha spiegato che Rommel non viene ricordato come uno dei gerarchi nazisti, al contrario tra quelli che cercarono in tutti i modi di ostacolare il Fuhrer. E’ stata pubblicata sabato all’albo pretorio la delibera per l’intitolazione delle nuove strade e così si è sentito in dovere di commentare il consigliere comunale Antonino Retaggio, che ormai sono anni che cerca di far dedicare una strada al soldato eroe di Villabate: «Il Comune ha dimenticato Giovanni Militello, fu catturato sul fronte russo e deportato nel campo di concentramento di Altengrabow. Il Consiglio e poi anche la giunta avevano dato parere favorevole per intitolargli una strada.

Prima di tutto, luoghi e persone. L’inchiesta della procura di Monza riguarda l’ex area industriale delle Acciaierie Falck, nel comune di Sesto San Giovanni. Un milione e mezzo di metri quadri  attorno ai quali si sono raccolti molti interessi e sono state corrisposte, secondo i magistrati, anche delle tangenti. Filippo Penati, esponente di spicco del PD lombardo e sindaco di Sesto San Giovanni dal 1994 al 2001, è stato iscritto nel registro degli indagati in seguito a quanto dichiarato dal costruttore Giuseppe Pasini:“Circa un anno fa, Pasini si è presentato spontaneamente alla Procura di Milano, denunciando di essere vittima di soprusi da parte di alcune amministrazioni locali”, afferma il suo legale Carlo Enrico Paliero. Il costruttore si è dichiarato concusso e ha fatto il nome di Penati, quindi gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Monza, competente su Sesto.
Giuseppe Pasini racconta al Pm: ”Fino a due anni fa  ho pagato tranche tra i 20.000 e i 50.000 euro per un totale che si aggira sulle centinaia di migliaia di euro. La prassi era che, quando veniva rilasciata una licenza, Di Leva mi chiamava e mi diceva che la licenza o qualche altro atto a me favorevole era stato approvato, e mi invitava ad andare a bere un caffè. Io capivo che avrei dovuto portare qualcosa e preparavo in una busta dei contanti che consegnavo in Comune. Decidevo io l’importo in base alle mie disponibilità. Ricordo per esempio che due anni fa ottenni la licenza per la costruzione dell’edificio dell’Alstom Power nell’ambito dell’area Marelli e in quell’occasione gli ho dato circa 30-40.000 euro” (N.B. questa pare essere una bella storia bipartisan, il nome di più peso è quello di Penati, ma questo Pasini si è candidato nel 2007 a sindaco di Sesto San Giovanni per il centrodestra).

Maurizio Gasparri, l’uomo con la faccia di «un cameriere a cui non hanno dato la mancia» (Daniele Luttazzi), probabilmente non è mai stato un picchiatore fascista: le foto degli Anni Settanta infatti lo mostrano agitarsi parecchio ai cortei missini, ma imprigionato dentro un fisico talmente gracile da rendere difficile immaginarlo impegnato nel corpo a corpo con l’avversario.
Sicché , fin da ragazzo, a Gasparri manca la componente fisica del perfetto balilla e non è rimasto altro modo di menare le mani che quello metaforico, attraverso la violenza verbale e l’insulto agli avversari, che non daranno soddisfazioni come le manganellate ma permettono al nostro “fascista dimezzato” di distinguersi nel Fronte della Gioventù e nel Fuan, fino all’approdo al quotidiano di partito – il “Secolo d’Italia” – e alla cooptazione nel gruppo di quelli che un giorno sarebbero stati chiamati “i colonnelli di Fini”.
Eletto così alla Camera nel ‘ 92, Gasparri si distingue quasi subito: è il primo aprile del 1993 quando, a suon di saluti romani e «Boia chi molla», è tra gli urlatori che insultano i deputati davanti a Montecitorio, tra lanci di monetine, spintoni e slogan come «Ladri», «Assassini», «Ma quale immunità». E’ il periodo di Mani Pulite e Gasparri è tra i più accesi sostenitori del pool di Milano. «Antonio Di Pietro per noi è un mito», diceva il 25 luglio 1994 (non proprio ciò che pensa oggi. In un’intervista dell’estate 2010, per esempio, lo ha definito «il peggior politico italiano». Motivo? «È come un coltellino svizzero con mille facce, una peggio dell’altra. Rappresenta i peggiori difetti degli italiani»).

Il 7 settembre a Roma il blitz delle associazioni dei disabili: «Nei prossimi tre anni il governo ridurrà le prestazioni di oltre il 35 per cento. Senza contare la riduzione dei fondi destinati agli enti locali. Il problema è di uguaglianza e di libertà. Le persone con disabilità sono cittadini come tutti gli altri. Possono rappresentare una risorsa se messe in condizione di potersi formare e lavorare. Per farlo però hanno bisogno di un aiuto che la società in cui viviamo dovrebbe garantirgli se si basasse realmente su un principio di solidarietà». A parlare è Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita indipendente onlus di Roma che ieri mattina, insieme a un nutrito gruppo di persone con disabilità, ha partecipato al blitz a sorpresa organizzato dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) a Piazza del Popolo a Roma per protestare contro i tagli all’assistenza previsti dalla manovra. Sfidando le molte barriere architettoniche di cui la Capitale è piena, i manifestanti, sulle loro carrozzine, hanno srotolato dalla terrazza del Pincio un’enorme striscione con su scritto “Stop al massacro dei disabili”.

Poveri ricchi. Tutti a dargli addosso, a condannare la loro opulenza, a mettere alla gogna chi rivendica, semplicemente, il proprio “diritto primario” alla felicità. Come se non bastasse quel passaggio del Vangelo che, nella versione guzzantiana, recita impietosamente: “Entra più spe­ditamente un filo nella cruna dell’ ago che un ricco in paradiso”. Eppure, non c’è voce che si levi contro questa “crociata banale”, contro il ”pogrom ideologico di una società fragile che ha nel suo Dna ”Masaniello e Cola di Rienzo, Savonarola e l’assalto ai forni, gli untori e la colonna infame”.




Nota: Per approfondire l'argomento, cerca "microchip r-fid" nel motore di ricerca interna, posto sulla colonna destra del sito


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venerdì 9 settembre 2011
Coltivava marijuana in un locale attiguo alla sua abitazione, all'interno della caserma dei carabinieri di Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Per questo motivo, al termine di un interrogatorio durato tutta la notte, è stato arrestato il maresciallo Angelo Benfante, 46 anni, da circa 10 anni comandante della stazione del piccolo paese, fermato ieri sera dai suoi colleghi. Insieme con lui è stato arrestato suo fratello di 36 anni, residente ad Acquapendente. Il comando provinciale dei carabinieri di Viterbo, con una nota diffusa in mattinata, ha reso noto che il sottufficiale «è stato immediatamente sospeso dal servizio». 

Durante una perquisizione domiciliare nell'alloggio di servizio del militare, i carabinieri hanno trovato e sequestrato 17 piante di marijuana. Il nome di Benfante era emerso nel corso di un'indagine sullo spaccio di stupefacenti nel comprensorio di Acquapendente. Sono così scattati una serie di appostamenti e di pedinamenti nei confronti del fratello del maresciallo, dai quali è emerso che si recava frequentemente nella caserma di Grotte di Castro. Da qui la perquisizione, il ritrovamento della piantagione e il fermo dei due fratelli. Dopo alcune ore di interrogatorio, per entrambi è scattato l'arresto, ora al vaglio dell'autorità giudiziaria. 

Uno studio sui casi è stato appena pubblicato dal New England Journal Of  Medicine.
Spesso la malattia evolve in una insufficienza respiratoria che rende necessario il trapianto. 
Uno studio condotto su 80 soldati americani rientrati dal Medio Oriente ha evidenziato che più della metà dei militari presentava una dispnea da sforzo al rientro. La biopsia polmonare ha mostrato che quasi tutti i soldati rientrati dalle missioni con problemi respiratori sono affetti da bronchiolite costrittiva - patologia, molto rara in pazienti adulti in condizioni di buona salute, è invece molto comune in pazienti con problemi reumatologici o trapiantati - probabilmente dipendente dall’inalazione di sostanze tossiche o dannose. Lo studio suggerisce quindi che esiste una stretta correlazione tra la bronchiolite costrittiva e la diminuzione delle prestazioni fisiche dei soldati che hanno prestato servizio in  Medio Oriente.
Lo studio in questione, pubblicato sul NEJM è stato condotto dal Medical Center della Vanderbilt Univeristy su un gruppo di 80 soldati provenienti da Fort Campell, in Kentuky, tra il febbraio 2004 e il dicembre 2006.
Questi soldati, rientrati dall’Iraq o dall’Afghanistan, presentavano un’inspiegabile dispnea da sforzo (non erano in grado di portare a termine il normale esercizio fisico previsto dagli esercizi militari, due miglia di corsa). Molti di questi soldati sono stati esposti alle sostanze tossiche presenti nell’aria in seguito all’incendio della miniera sulfurea di Mosul (Iraq) durante l’estate 2003, ma non tutti.

Nonostante il massacro sociale di questa nuova manovra finanziaria, il Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi non ha dimenticato la battaglia per il prepensionamento di chi assiste disabili gravi in ambito familiare. ”Le ripetute promesse elettorali del Presidente del Consiglio possono sembrare un lontano ricordo – afferma il Presidente del Coordinamento Simona Bellini – ma le pressanti esigenze delle nostre famiglie non sono cambiate, anzi in questo periodo di manovre e contromanovre finanziarie, sono proprio loro a pagare maggiormente”.
Per questo motivo il Coordinamento parteciperà sabato 10 settembre al corteo di protesta che partirà alle 14,00 da Piazza della Repubblica a Roma per raggiungere Piazza San Giovanni dove seguirà un sit-in che proseguirà fino alla sera successiva. “Pianteremo le tende presidiando la piazza 24 ore su 24 per informare l’opinione pubblica, che non è a conoscenza vista la totale indifferenza dei media, di quanto le famiglie più fragili dovranno affrontare a causa degli ultimi provvedimenti del Governo. La legge sul prepensionamento di chi assiste in famiglia disabili gravi giace in Senato, nonostante l’approvazione unanime della Camera dello scorso anno, e rappresenta senza dubbio la proposta di legge con la più lunga gestazione della storia di questa Repubblica visti i 17 anni di attesa. Nel frattempo hanno ottenuto il prepensionamento autisti, turnisti, lavoratori notturni, palombari che – con tutto il rispetto – a fine lavoro timbrano comunque il cartellino mentre il nostro lavoro di cura dura 24 ore su 24, 365 giorni l’anno senza soste ne’ riposo e, nonostante i proclami politici di tutti gli schieramenti, non ottiene alcuna risposta concreta. Come è possibile sostenere questo impegno per tutta la vita senza pretendere una giusta risposta sociale?”
Ha esordito a destra (era il 1994), ha girato tutti gli scranni dell’emiciclo (prima con Romano Prodi e poi con Berlusconi) per approdare nuovamente, nel 2008, nel suo porto naturale, il Pdl. Ex presidente del Consiglio, ed ex ministro degli Esteri e del Tesoro, ex tutto, Lamberto Dini, classe 1931, siede in Parlamento da 15 anni. Dini è passato alla storia per aver avviato la fase dell’austerità previdenziale. E’ sua, infatti, la riforma previdenziale del 1995 che introduce il sistema di calcolo contributivo (che decurta le pensioni fino al 50%) condannando intere generazioni di lavoratori ad un futuro senza pensione (o con pensioni da fame). Eppure Dini è riuscito ad assicurarsi una pensione Inps da 13.288.250 lire al mese, cioè quasi 7 mila euro mensili odierni, e una da Banca d’Italia da 36.752.479 lire al mese, oltre 18 mila euro odierni. Entrambe per 13 mensilità. si tratta di circa 27 mila euro al mese, l’equivalente di quanto percepiscono in media 54 pensionati. A cui va aggiunta l’indennità da senatore alla faccia del divieto di cumulo. Nel 1994 dichiarava: «Da una parte c’è il mantenimento dei benefici per le generazioni più anziane, dall’altra quello di garantire costi sostenibili per le generazioni più giovani». Costi sostenibili: 27.000 euro al mese? 


fonte





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mercoledì 7 settembre 2011

Partito alle 10, 00 da piazza Cavour, a Napoli, il corteo promosso dalle confederazioni e le organizzazioni sindacali USB, Slaicobas, ORSA, Cib-Unicobas, Snater, SICobas e USI, per manifestare contro la manovra economica del governo Berlusconi, ha registrato la partecipazione dei collettivi studenteschi e dei comitati di lotta per il lavoro. Snodatosi in modo pacifico tra via Pessina , piazza Dante , via Toledo e via Medina, il corteo ha simbolicamente fatto tappa sotto la sede della Banca d'Italia in piazza Municipio. Forze di polizia, spropositate rispetto ai 5mila manifestanti, erano già posizionate in tenuta antisommossa. E' bastato un petardo per scatenare una carica a danno degli studenti, che in quel momento si trovavano più vicino al cordone di polizia. Per terra alcuni manifestanti. Uno studente di 20 anni viene prima bloccato dagli agenti della Digos di Napoli e’ poi massacrato di botte dagli stessi agenti.






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Siamo riusciti a zittirci assieme al mondo intero con le nostre paure?


Dai loro libri, li riconosceremo.
Sto parlando dei volumi, delle biblioteche – sì, i veri spazi della letteratura – che sono stati generati dai crimini internazionali contro l’umanità dell’11 settembre. Molti sono gonfi di pseudo-patriottismo e autostima, altri marci della mitologia senza speranza della colpevolezza della CIA e del Mossad, pochi (dal mondo musulmano, purtroppo) definiscono gli assassini “ragazzi”, e quasi tutti evitano l’unica cosa che ogni poliziotto guarda sulla scena del crimine: il movente.
Perché, chiedo a me stesso, dopo dieci anni di guerra, centinaia di migliaia di morti innocenti, bugie e ipocrisia e tradimento e tortura sadica da parte degli Americani – i nostri compari dell’MI5 hanno solo sentito, capito, forse guardato, ovviamente senza doppi sensi – e i Talebani? Siamo riusciti a zittirci assieme al mondo intero con le nostre paure? Non siamo ancora in grado di pronunciare queste tre frasi: gli assassini dell’11 settembre hanno detto di essere musulmani. Vengono da un posto chiamato Medio Oriente. Ci sono dei problemi in quella zona?
Gli editori statunitensi per prima sono entrati in guerra nel 2001 con alcuni memoriali fotografici imponenti. I titoli parlavano da soli: Sotto la Terra Consacrata, E Altri Potranno Vivere, Forti d’Animo, Quello che Abbiamo Visto, La Frontiera Definitiva, Una Furia per Dio, L’Ombra delle Spade… Vedendo questa roba impilata ai chioschi dei giornali in tutta l’America, chi poteva dubitare che gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra? E molto prima l’invasione dell’Iraq nel 2003, è comparsa un’altra pila di tomi per giustificare conflitto dopo conflitto. Il più rilevante era quello La Tempesta Minacciosa dell’ex agente della CIA Kenneth Pollack, e non ci ricordiamo tutti de L’Addensarsi della Tempesta di Churchill? Che, non importa dirlo, paragonava la battaglia a venire contro Saddam con la crisi affrontata dalla Gran Bretagna e dalla Francia nel 1938.
C’erano due argomenti in questo lavoro di Pollack – “uno dei maggiori esperti mondiali dell’Iraq”, così il risvolto di copertina suggeriva ai lettori, tra cui c’era Fareed Zakaria (“uno dei più importanti libri di politica esterna americana mai realizzati”, la sua farneticazione) – il primo dei quali era un racconto dettagliato delle armi di distruzione di massa di Saddam; delle quali, per quanto ne sappiamo, non ne è stata trovata traccia. Il secondo argomento era l’opportunità di recedere il “collegamento” tra “l’argomento Iraq e il conflitto arabo-israeliano “.

Una recente svolta nelle notizie mi ha stimolato a dare una fine a questo post per lungo tempo trascurato. Almeno altre cinquantatre persone sono state rinvenute nel massacro di Tripoli, bruciate fino a farne rimanere solo lo scheletro. Sono stati trovati, ancora crepitanti, il 26 e il 27 agosto (i racconti variano) in un magazzino nei pressi della base della tanto demonizzata brigata di Khamis, che da tempo si dice sia coinvolta in gravi crimini contro l’umanità. Quindi la colpa del crimine è chiaramente attribuibile, per l’ubicazione e per il racconto di alcuni sedicenti fuggiaschi dal massacro, alle pratiche del regime di Gheddafi contro le persone in rivolta.
Questo incidente è, per la mente dello scrivente, estremamente dubbio. Aspetterò fino a che avrò ricontrollato le prove da vicino per vedere se le cose siano andate a quel modo. La gran parte di quelli che ascoltano questi reportpresumeranno, comunque, che si tratti della verità e che non è possibile che sia stato provocato dalle forze ribelli o dagli stranamente numerosi testimoni oculari.
La tentazione di crederci è comprensibile. Dopo tutto, questa efferata cenerizzazione di famiglie, di aspiranti alla libertà e di pochi soldati che hanno disertato, corrisponde a un sistema già “noto”: le truppe di Gheddafi carbonizzano così le persone, specialmente i disertori, nei momenti di estremo pericolo. Appena prima o forse poco dopo che i combattenti ribelli sopraffanno alcune famose posizioni in mano ai soldati del governo uccidendoli o lasciandoli fuggire, i furfanti di Gheddafi si ritiene che abbiano preso la decisione di fare un rogo di quelle nobili persone che semplicemente volevano difendere i propri diritti.
Davvero?
Oramai mi sono abituato a sorvolare questo sistema quasi completamente, persino gli epici video dei ribelli sulle atrocità. Avevo l’intenzione di controllarli e di evidenziare i presunti roghi dei propri soldati da parte del governo, assieme ai miei sospetti che ci sia sotto qualcos’altro.
Visto che le denunce sono uscite in febbraio, questa morte terribile veniva di solito comminata a quegli eroici soldati che si rifiutavano di attaccare i manifestanti in base agli ordini ricevuti. Comunque, questa stessa ragione è stata presa in considerazione per la morte certa di 22 soldati (su un totale di 130!), ammassati e giustiziati con un colpo in testa nei pressi di al Baida. Non avrebbero mai sparato ai manifestanti e così sono stati gli ufficiali a farlo, prima di farli sparire.




Gli spettatori scopriranno i cambiamenti sociali e legali della marijuana in un modo nuovo, fresco e interessante.
La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella dell’umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine, dall’Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce, costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo scorso, circa l’80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di combustibile di cui l’umanità abbia mai fatto uso.
E poi, cosa è successo? E’ successo che in quel periodo è avvenuto il clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell’agricultura, e di questo sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno.
I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil – Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, e si unirono così per formare un’alleanza sufficientemente forte per batterlo.

In lavori precedenti dello stesso team di fisici teorici, hanno mostrato che i mantelli dell’invisibilità sono fattibili.


Ora, in un altro rapporto che suona come se uscisse dalle pagine di un libro di Harry Potter, l’Università di St Andrews, una squadra di ingegneri ha creato un’incredibile effetto di levitazione con la forza della natura, che normalmente provoca per far stare insieme gli oggetti.
Il Professor Ulf Leonhardt e il dottor Thomas Philbin, presso l’Università di St Andrews in Scozia, hanno elaborato un modo per invertire questa fenomeno, conosciuto come la forza di Casimir, in modo tale da respingere invece che attrarre.
La loro scoperta potrebbe infine portare alle micro-macchine senza attrito con parti mobili che levitano. Ma si dice che, almeno in linea di principio, lo stesso effetto potrebbe essere usato per far levitare gli oggetti anche più grandi, anche una persona.

IMPICCAGIONI DEI SOLDATI DI GHEDDAFI SULLA PUBBLICA PIAZZA da parte dei mercenari della NATO



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A causa della riforma di alcuni programmi negli istituti tecnici e per l’innalzamento del tetto di spesa, alcune famiglie si ritroveranno a spendere il 37% in più


Amaro rientro dalle vacanze per le famiglie. Ai rincari vari delle bollette e dei mezzi pubblici, un’altra voce di spesa sembra destinata a crescere inesorabilmente: l’acquisto di libri scolastici per i figli. Dalle scuole medie ai licei, passando per gli istituti tecnici, il costo dei testi è in crescita. Ed alcune famiglie si troveranno a spendere per alcuni libri, da un anno all’altro, fino al 37% in più. Il Ministero dell’Istruzione promette controlli, ma a favorire questo innalzamento è stata proprio Maria Stella Gelmini.
Tetti di spesa innalzati e modifiche ai programmi. La riforma dei programmi ha comportato dei costi maggiori per gli editori che hanno dovuto modificare alcuni testi, soprattutto quelli destinati agli istituti tecnici del settore tecnologico ed economico. Un costo che, come sempre, gli editori di libri scolastici fanno ricadere sul consumatore, cioè sulle famiglie. “Ma non c’è un tetto di spesa oltre il quale le scuole non possono chiedere agli studenti?”, si chiederà qualcuno. C’era. O meglio, è stato innalzato dallo stesso Ministero. “Prevediamo di attivare un monitoraggio sulle scuole per verificare che non vi siano stati sforamenti da parte delle scuole”, spiega la Gelmini. Ma non sarà questo controllo a fare la differenza.

Viaggio all'interno delle case Marzaduri: scantinati ripuliti e condonati, e affittati a chi non si può permettere una casa vera.

Clicca qui per vedere il video a cura di Repubblica



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domenica 4 settembre 2011

quotidiani_italiani
Secondo i dati riportati dalla FIEG in Italia sono stati venduti in soli 6 mesi, da Gennaio a Giugno 2011, ben oltre 24 milioni di quotidiani delle maggiori testate italiane. E dove va a finire tutta questa carta dopo aver letto le news mattutine? Purtroppo nelle discariche. Per mettere un freno all’aumentare di queste montagne di rifiuti, il riciclaggio è la soluzione. Ma prima di buttare i vecchi giornali, accatastati in ogni angolo della casa, nel bidone della carta per il riciclo, non sarebbe fantastico poterli realmente riusare per altri scopi?
E allora ecco 15 efficaci modi per riutilizzare i vecchi quotidiani.

1. Per far splendere le finestre

Prendete un vecchio giornale, immergetelo in un po’ d’acqua in cui avrete diluito qualche goccia di aceto bianco, e provate a pulire le vostre finestre. Il risultato sarà splendente. Vetri puliti, senza striature e soprattutto senza utilizzare sostanze chimiche dannose alla salute e all’ambiente.

2. Per avvolgere doni

riciclare-giornali
Invece di acquistare della carta da regalo nuova di zecca e a volte poco originale, un’ottima alternativa è quella di utilizzare fogli di vecchi quotidiani. E dopo aver fatto il vostro simpatico pacchetto, provate a decorarlo con qualche nastro colorato o coccarda. L’effetto farà rimanere il festeggiato.. senza parole.

3. Per imballare

Al posto degli imballaggi in plastica per proteggere oggetti delicati che volete spedire o che dovete trasportare (per esempio durante un trasloco), riutilizzate la carta di giornale, avvolgendo l’oggetto che volete imballare o inserendolo in una scatola nella quale avrete messo dei fogli stropicciati. 

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