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sabato 13 novembre 2010
Relazione del ministero dell'Interno al 30 settembre 2010. Dal 1974 ad oggi, le persone scomparse sono 98.518 e quelle ritrovate 74.407

Sono 24.111 le persone scomparse da ricercare in Italia, cifra aggiornata al 30 settembre scorso. Il dato emerge dalla quinta relazione semestrale del ministero dell'Interno, redatta dal Commissario straordinario per le persone scomparse. In totale, dal 1974 ad oggi gli scomparsi sono 98.518 e le persone ritrovate 74.407. Negli ultimi 3 mesi, dal 30 giugno 2010 al 30 settembre, le persone scomparse sono 1.779, quelle ritrovate 1.434 e quelle ancora da ricercare 345. Di questi, tra le persone ancora da ricercare, la maggior parte sono stranieri (70%), mentre i minori da trovare, sempre al 30 settembre, sono 9.336, la maggior parte stranieri. Gli over65 da ricercare sono 1.602.
I cadaveri non identificati fino ad oggi 789, mentre gli annegati in mare sono 134.
Tra le regioni maglia nera al Lazio, con 6.016 persone ancora da ricercare, mentre è la Sicilia a registrare il maggior numero di scomparsi per allontanamento da istituto o comunità (499).
"C'è una tendenziale diminuzione delle persone scomparse da rintracciare- ha detto il commissario straordinario Michele Venta presentando il rapporto - mentre è in rialzo il numero delle persone che continuano a scomparire"

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Nuovo record del debito delle pubbliche amministrazioni a settembre che raggiunge quota 1.844,8 miliardi contro gli 1.842,9 miliardi registrati in agosto. Lo riporta il bollettino Finanza Pubblica di Bankitalia. Per quanto riguarda le entrate tributarie, nel periodo gennaio-settembre del 2010, riferisce Bankitalia, sono state pari a 266,077 miliardi di euro, in calo dell'1,8% rispetto ai primi nove mesi del 2009. Il dato e' al netto dei fondi speciali della riscossione.


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Chiudono gli ospedali perché non ci sono i soldi e intanto c’è chi in Consiglio regionale spende 49 mila euro di telefonate. Soldi dei cittadini, degli stessi che tra un po’ troveranno i reparti smantellati e che già oggi non trovano un posto letto per ricoverarsi. Lo scandalo è scoppiato online e fino ad oggi nessuno si è preoccupato di assumere una qualche iniziativa per interrogare il Presidente dell’Assemblea e sollecitare una qualche sanzione  per quel Consigliere regionale protagonista della vicenda che meriterebbe di essere mandato via. In 14 mesi ha speso 49 mila euro di telefonate. Una super bolletta a cavallo tra il 2009 e il 2010. In pratica ha speso con i soldi dei molisani 32.885 euro nel 2009 e 16.900 nel solo primo bimestre del 2010. Probabilmente tra una chiamata e l’altra avrà anche pontificato sulla necessità di ridurre i costi della politica. Scoppiato lo scandalo finalmente qualcuno in Regione ha provveduto a staccargli il telefono. Almeno questo. La notizia è stata resa pubblica grazie ad una lettera anonima, qui riportata, inviata a tutti i Consiglieri regionali.

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Il caimano per i popoli dell’Amazonia è un rettile da cui tenersi bene a distanza. Un vero predatore, che però negli ultimi tempi, a causa della sua pregiatissima pelle è in via di estinzione. Insomma destino della sorte anche il nostro Caimano, quello italiano intendiamoci, sembra abbia le ore contate. Oggi il presidente del Consiglio ha lasciato il Summit del G20 a Seul in tutta fretta, tenendosi ben alla larga dalla sala appositamente allestita in suo onore, dove avrebbe dovuto tenere l’attesa conferenza stampa. E se un tempo glissava alle domande dei giornalisti pronunciando le solite battutacce irripetibili che lasciavano basiti i presenti, oggi fugge con la coda tra le gambe.
Una mossa alquanto incomprensibile, che però si giustifica da sè: evitare le domande scomode dei soliti “comunisti”, specialmente in questo frangente politico, in cui all’orizzonte si intravede un tramonto circondato da nubi nere che portano aria di tempesta e di cambiamenti epocali. Lunedì, intanto, puntuali come ha annunciato in diretta televisiva il capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà, Italo Bocchino sarà ritirata la delegazione dal governo. Un bel pugno nello stomaco per Silvio Berlusconi che pensava di essere circondato come un imperatori da fedelissimi soldatini. Ma non finisce qui. Anche l’opposizione non sta a guardare lo sbriciolarsi della maggioranza e affila le armi politiche. Oggi Pd e Idv hanno presentato una mozione di sfiducia contro il governo e hanno scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini chiedendo di convocare subito una conferenza con i capigruppo che calendarizzi il voto sulla mozione. Il Pdl, contrariamente, presenta una mozione parlamentare a sostegno dell’azione del governo per non intralciare l’approvazione del documento di bilancio e della legge di stabilità. Poco male, perchè se anche la Finanziaria fosse approvata gli equilibri interni al governo sono andati perduti.
Gli esponenti del Pdl si arrampicano sugli specchi, invocano le non dimissioni del loro leader, perchè – secondo loro – senza Berlusconi non ci sarebbe nessuna maggioranza e il paese sarebbe allo sbando. Berlusconi, invece, da Seul ha continuato imperterrito a ribadire che non si dimetterà mai. Anzi, ha minacciato una guerra civile se l’ipotesi di un governo tecnico dovesse materializzarsi. Insomma “una reazione che i suoi avversari nemmeno immaginano”, aveva tuonato ieri notte dal ventunesimo piano della sua camera dell’Hotel Hyatt di Seul. Parole gravissime, se fossero confermate.
Tuttavia il Time Out che potrebbe sancire la fine del governo Berlusconi è alle porte. Dalla sinistra del Pd al centro di Casini passando per l’Idv fino al neo Fli si è costruito un muro invalicabile, dal quale non passerebbe neppure l’ipotesi azzardata di un Berlusconi bis. Insomma siamo alla fine. Non sembra aver prodotto alcun risultato nemmeno l’intermediazione di Bossi, che ha tentato di salvare capra e cavoli per raggiungere l’agognato federalismo. Il Carroccio, si sa, è pronto a tutto pur di arrivare al vero obiettivo di sempre, quello di dar vita allo stato autonomo e indipendente della Padania.
Le donne del presidente

Chissà se durante questa scivolata politica, anzi caduta libera, il Presidente Berlusconi avrà ricevuto qualche telefonata dalle sue amiche, che – come lui dice – ama appassionatamente ed è sempre pronto ad aiutarle, specie quando si trovano in difficoltà. Magari qualche parola di conforto in un momento così drammatico il premier se lo meriterebbe dopo tutto quello che ha fatto. Un’ipotesi alquanto remota visto che le avvenenti ragazze sono ormai lanciate nella loro carriera chi dello spettacolo e chi dai facili guadagni. Prima Noemi Letizia, che a guardarla bene rispetto all’epoca dello scandalo “Papi”, sembra abbia subito dei ritocchi estetici, giustamente preparata ad hoc per fare il grande salto nel mondo patinato dello star system, ma questa volta escludendo la sperata carriera politica. E poi c’è l’ultima ragazza di turno, Ruby, anche lei entrata pietosamente nell’animo generoso del presidente, che l’ha addirittura fatta rilasciare dalla Questura milanese spacciandola per la nipote di Mubarak. Altro che crisi di governo. Ruby ieri ha fatto il suo ingresso alla discoteca Albikokka di Genova dove si festeggiavano i cinque anni del locale. E che ingresso da star. E’ arrivata a bordo di una fiammante Ferrari rossa, è stata accolta dagli applausi come alla prima di una star di Hollywood e da due ballerini palestrati a torso nudo, vestiti solo di pantaloni neri e colletto da cameriere, che hanno ballato di fronte a lei, come fosse una reginetta. E non parliamo delle altre donne che giurano di aver partecipato ai festini nelle Ville di Berlusconi, che parlano del famoso rituale chiamato “bunga bunga”, del quale però nessuno osa esprimersi. Un quadretto davvero sconsolante che per mesi ha messo in imbarazzo gli italiani. E se Berlusconi dovesse dimettersi e uscire definitivamente dalla scena politica potrà fare veramente quello che più gli aggrada. Non più etica istituzionale da rispettare, non più mogli da tradire, non più alleati politici a cui rendere conto. Insomma una vita “libera”, giustizia permettendo.


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Capita, (fortunatamente non troppo spesso), di leggere commenti su Facebook che ci attribuiscono una precisa identità politica: secondo alcuni lettori, lo staff di "Cose che nessuno ti dirà" è di centrodestra, mentre per altri, siamo addirittura comunisti; quando abbiamo pubblicato alcune riflessioni sull' "antiberlusconismo", un testo che non sosteneva il premier, ma evidenziava come la natura dei problemi del paese sia più ampia (anche perché se il problema dell'Italia fosse solo Berlusconi, sarebbe facilmente risolvibile) qualcuno ha addirittura colto l'occasione per tacciarci dei "berlusconiani".

Questo "fuoco incrociato", da un certo punto di vista, non può che farci piacere, in quanto è la dimostrazione  che di fatto, non sosteniamo nessuno, ma valutiamo fatti, dati e circostanze, indipendentemente da chi sia il "protagonista" della vicenda: detto questo, riconosciamo che nel "mirino" ci finisca più spesso il "centrodestra", ma essendo al governo del paese, è un aspetto fisiologico che sia maggiormente sottoposto a critiche, visto che decisioni le assumono loro, assumendosene "oneri e onori": se governasse il centrosinistra, varrebbe anche per loro.

Analizzando i nostri articoli, potete verificare come  non ci siamo mai sottratti dal rivolgere critiche agli esponenti di qualsiasi movimento politico che ne abbia "offerto" motivo. Non abbiamo mai fatto alcun genere di propaganda, e non abbiamo permesso a nessuno di farne, infatti le poche volte che abbiamo trovato commenti o post su Facebook pubblicati da profili denominati con sigle e simboli "di partito", abbiamo provveduto a rimuoverli, togliendo loro la possibilità di commentare in futuro: accettiamo commenti "di parte" anche propagandistici, purché pubblicati dai cittadini, anche con profili fasulli, ma non dai partiti, che qui riteniamo assolutamente fuori luogo.

A chi sostiene il contrario, rivolgiamo un invito a collaborare con noi: forniteci materiale interessante, notizie di pubblico interesse riguardanti la parte politica a voi avversa, e dopo avere verificato l'attendibilità delle informazioni, le pubblicheremo sul sito: basta che non ci inviate "scaramucce di paese"...! I partiti non sono squadre di calcio, così come noi cittadini non siamo - o meglio, non dovremmo essere - ultras che tifano fedelmente e incondizionatamente. Le amministrazioni - siano esse locali, regionali o nazionali - devono essere valutate e giudicate - possibilmente con obbiettività - in base al lavoro svolto, con un approccio simile a quello che regola un rapporto di lavoro tra un'azienda e un dipendente: siamo noi elettori i "datori di lavoro" che decidono chi assumere. Il problema è che di fatto, siamo noi i "dipendenti", e l'impressione che abbiamo è quella di lavorare a nero, sottopagati e sfruttati...

Di seguito riportiamo alcuni articoli, con breve descrizione (laddove il titolo non fornisca indicazioni sull'oggetto del comunicato) che testimoniano come abbiamo rivolto critiche indistintamente, al "centrosinistra" e al "centrodestra:


...etc etc etc...

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Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona

E' stato il tutor dell'autostrada A4, qualche mese fa, a rilevare l'infrazione, mentre viaggiava a 190km/h con la sua Audi A6 in dotazione al comune di Verona. Per il superamento dei limiti di oltre 60 km/h la sanzione pecuniaria ammonta da 779 ai 3.119 euro. Le sanzioni accessorie sono la sospensione della patente da sei a dodici mesi e la decurtazione di 10 punti dalla patente. In caso di recidiva in un biennio scatta la revoca della patente: ma questa è la sanzione prevista per noi "comuni mortali": le auto blu infatti, per ragioni di sicurezza o di istituto possono superare i limiti di velocità senza incorrere in alcuna sanzione, e il sindaco leghista Flavio Tosi ha presentato la richiesta di revoca del provvedimento, avvalendosi dell'esenzione riservata alle auto blu.

Non conoscendo i dettagli della vicenda, non possiamo sapere quali "ragioni di sicurezza o di istituto" abbiano spinto l'Audi di Tosi sulla soglia dei 200 km/h: tuttavia, ma l'impressione che abbiamo  è che la procedura di esenzione delle auto blu sia troppo "elastica": (non ci riferiamo allo specifico caso del sindaco di Verona) la normativa vigente, consente infatti alle oltre 620.000 auto blu circolanti in Italia di "viaggiare al di sopra della legge", senza fornire particolare spiegazioni. A Roma, sede del parlamento e delle altre istituzioni di governo, nonché delle ambasciate, c'è da preoccuparsi: infatti proprio lì è morto un motociclista, investito da un'auto "diplomatica" che non si è neppure fermata a prestare soccorsi, godendo della totale, legale impunità.


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venerdì 12 novembre 2010


In Italia sono a rischio per frane o alluvioni sette comuni su dieci. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che lungo la penisola ci sono 5.581 comuni, il 70 per cento del totale, a rischio idrogeologico dei quali 1.700 sono a rischio frana e 1.285 a rischio di alluvione, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamità.

All'elevato rischio idrogeologico in Italia non è certamente estraneo - denuncia la Coldiretti - il fatto che un territorio grande come due volte la regione Lombardia, per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti, è stato sottratto all'agricoltura che interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari con una riduzione di quasi il 27 per cento negli ultimi 40 anni,

L'erosione di terre fertili è imputabile – precisa la Coldiretti - alla sottrazione per usi industriali, residenziali, civili ed infrastrutturali, oltre che all'abbandono delle zone marginali. Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non e' stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed è necessario intervenire per invertire una tendenza che - sottolinea la Coldiretti - mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese.

Una situazione aggravata dai cambiamenti climatici in atto che - conclude la Coldiretti - si manifestano con una maggiore frequenza con cui si verificano eventi estremi, sfasamenti stagionali, maggior numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, aumento delle temperature estive e una modificazione della distribuzione delle piogge.

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Calcinacci: secondo Luca Zaia, governatore leghista della Regione Veneto, questo sono i resti del "Domus dei Gladiatori" franato a Pompei nei giorni scorsi. Inoltre secondo lui è sbagliato stanziare 250 milioni di Euro per cercare di recuperare il danno causato dalla frana. 

Quei "calcinacci", sono dichiarati "Patrimonio Mondiale dell'Umanità" dall'UNESCO, che ha iscritto tale area sulla base dei criteri culturali, considerando che gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano e delle città limitrofe, sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79, costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un momento preciso del passato, e non trovano il loro equivalente in nessuna parte del mondo. Ma questo evidentemente, per Zaia non è importante, come probabilmente non lo sono le flotte di turisti che ogni anno vengono in Italia apposta per visitare il patrimonio artistico più bello del mondo.

Considerando che questi "ragionamenti" sono usciti dalla bocca di un governatore, per di più un ex-ministro, non appare poi così strano che le nostre opere d'arte, di valore inestimabile, stiano letteralmente cadendo a pezzi: dopotutto, anche il ministro dei beni culturali Bondi, ha dichiarato di non avere responsabilità: come se il crollo, dovuto a infiltrazioni di acqua,  fosse un "fulmine a ciel sereno"; come se non fosse compito del suo ministero provvedere alla tutela e alla manutenzione preventiva dei beni culturali.

Questa infelice dichiarazione di Zaia, resa a margine della richiesta di fondi per la bonifica dei danni causati dall'alluvione, in un contesto avvelenato delle polemiche per la scarsa attenzione ricevuta da parte dello stato, rappresenta comunque una grossa caduta di stile da parte dell'ex Ministro: non solo perché si propone di non investire nel recupero, ma anche per il disprezzo espresso dalla definizione "calcinacci". E' ovvio che il governo debba stanziare senza indugi le risorse necessarie per gestire l'emergenza (così come dovrebbe avvenire a L'Aquila) ma qualora per reperire le risorse ci fosse da risparmiare o da "tagliare" qualcosa, nel paese delle 626.760 auto blu e dei mille sprechi, appare inquietante che qualcuno consideri uno spreco recuperare un'area di tale prestigio e valore;se i nostri governanti necessitano di qualche consiglio, saremmo ben lieti di fornirglieli.

I propri privilegi, per i nostri governanti sono sicuramente più importanti del patrimonio culturale, (e non solo): infatti, nonostante la Regione Veneto abbia debiti per un miliardo di Euro, il neo governatore, stando a quanto riportato su "La Tribuna" di Treviso, ha pensato bene di aumentare le spese di rappresentanza di ben 480.000 Euro: il governatore potrebbe iniziando risparmiando quelli. 

Davvero deludenti queste sortite di Zaia, che in qualità di Ministro delle politiche agricole, aveva lavorato piuttosto bene, risultando sotto molti punti di vista, il Ministro di gran lunga migliore...

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La relazione di servizio redatta da due agenti il 28 luglio scorso, due mesi dopo l'arresto di Ruby e la telefonata di Palazzo Chigi per liberarla. Si legge che gli agenti chiedono al commissario se il pm dei minori è informato della nuova situazione: la presunta parentela della ragazza con Mubarak. Nel documento è citata la telefonata con cui il capo di gabinetto è stato invitato a liberare la ragazza

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L'appunto inviato dall'ex questore di Milano Vincenzo Indolfi al ministro dell'Interno Roberto Maroni. Si parla della telefonata ricevuta dal capo di gabinetto della questura alle 23 del 27 maggio dal caposcorta di Berlusconi che poi gli passa il premier: "E' parente di Mubarak, datela alla Minetti"

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Il 6 Novembre eravamo tanti, tantissimi,  tutti insieme per lottare contro una delle realtà più ignobili: il lager di Green Hill. Persone di ogni estrazione sociale riunite da tutta Italia per dare voce a chi non ce l’ha. L’appuntamento era alle ore 15 in Via Tito Speri, per arrivare fino ai piedi della strada che porta all’inferno. Ovviamente, anche questa volta ci hanno fatto percorrere (direttive comunali) strade assolutamente isolate. Durante il corteo si urlava tutto ciò che bruciava dentro da tanto, troppo tempo: “Assassini,vergogna! Green Hill deve chiudere”. Nel paese che sabato sembrava un paese fantasma, (sarà forse un caso?) pochi i curiosi che ci guardavano da lontano. Eppure alcuni di loro avevano un cane al guinzaglio, anzi a pensarci bene alcuni avevano dei beagle (sarà un caso anche questo?), ma si son guardati bene dall’unirsi alle più di 2500 persone che hanno invaso il loro paese. Paura? Disinteresse? Ignoranza? Già,  non ci crederete ma ‘si dice’ che molti abitanti di Montichiari non sappiano di quell’allevamento ben nascosto tra i fitti alberi di un bosco; voi lettori siete liberi di credere nella loro buona fede ma, personalmente, credo solo si tratti di silenziosa complicità, una complicità sporca di sangue e sofferenza. Il sole ha iniziato a tramontare già verso le 17:30 e il paese di Montichiari sembrava ancora più lugubre e morto. Il silenzio che regnava era inquietante, l’atmosfera era cupa e triste. Urlando a squarciagola il nostro più totale disprezzo per chi mette il profitto sopra ogni cosa, siamo arrivati davanti a quel maledetto bosco degli orrori. Sapevamo che a poche decine di metri da noi c’erano 2500 beagle chiusi dentro delle gabbie. Tutti sapevamo che quei cagnolini erano, e sono tuttora, disperati, indifesi, soli: pronti alle atrocità dell’uomo. La sofferenza del cuore e dell’anima è risultata insopportabile, come insopportabile è stato il senso devastante di impotenza che abbiamo provato tutti. Perchè Green Hill ? E ancor di più:  perché la folle e crudele pratica della vivisezione? Ormai si sa, la vivisezione non ha alcun senso, è una pratica che ha giustificazione solo per quelle “persone” (definirle tali mi vien difficile) che venderebbero anche i propri figli in nome del profitto. Abbiamo respirato l’orrore davanti a quel bosco, dolore, sofferenza. Non ci è stato permesso di salire verso Green Hill. I poliziotti erano in tenuta antisommossa e ci bloccavano l’accesso alla strada pubblica che, oltretutto, non porta solo all’allevamento. E’ stato impedito a cittadini italiani che pagano le tasse di percorrere una strada. Già…i poliziotti erano lì a difendere un allevamento che legale non è (Legge Regionale della Regione Lombardia, la 16 del 2006, detta norme per tutti gli allevamenti di cani, prevedendo un un numero massimo di 200, a Green Hill sono allevati circa 2790 creature destinate alla morte, NDR). Alcuni di noi difficilmente sono riusciti a star buoni e si è provato a raggiungere l’allevamento da altre vie. Ma i poliziotti ci hanno letteralmente circondati. Si leggevano rabbia e dolore nei volti di ogni singolo partecipante. Quando abbiamo capito che non c’era nulla da fare, che la nostra presenza lì avrebbe provocato solo altro dolore (nel caso la polizia ci avesse caricato a rischiare non eravamo solo noi animali umani ma una gran quantità di cani che erano con noi), ci siamo spostati verso il Comune dove migliaia di lumini hanno formato la scritta “Chiudere Green Hill”. Abbiamo illuminato Montichiari con migliaia di lumini funebri (perché Montichiari è l’anticamera della morte), l’abbiamo illuminata di Amore,di un Amore forte e particolare,che ognuno di noi ha lasciato lì per i cani di Green Hill,che sapevamo in qualche modo,avrebbero potuto udirci. Così come l’allevamento Morini, presto riusciremo a far chiudere l’inferno di Green Hill. Noi tutti eravamo lì per questo: Green Hill deve chiudere. Green Hill dovrà chiudere. E Green Hill chiuderà. Noi, gente civile, non ci arrenderemo MAI. Questo è bene che lo sappiano tutti.



Scene della manifestazione del 6 Novembre. Clicca sulla foto per ingrandire



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Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un articolo de "L'Espresso" (questo qui) secondo il quale la Polizia Postale italiana, grazie ad accordi stipulati con Facebook, dispone di "libero accesso" ai profili degli utenti, in modo "arbitrario" e senza necessità dell'autorizzazione di un magistrato, prevista nel caso di intercettazioni ambientali e telefoniche, o di perquisizione: non si è fatta attendere la smentita della Polizia, alla quale ha avuto seguito un'immediata replica de "L'Espresso": pubblichiamo entrambi di seguito.

La smentita della Polizia Postale
 La polizia "non può accedere ai profili degli utenti di Facebook, se non dopo un'autorizzazione del magistrato e con l'utilizzo di una rogatoria internazionale". Lo precisa il direttore della polizia postale e delle comunicazioni, Antonio Apruzzese, in riferimento all'articolo che sarà pubblicato domani dall'Espresso. "Si tratta di un equivoco" afferma Apruzzese, che poi spiega: "Alcune settimane fa sono venuti i responsabili di Facebook in Italia, in seguito ad una serie di contatti che abbiamo avuto nei mesi passati con l'obiettivo di capire come funziona la loro macchina".
 Nel corso dell'incontro, i responsabili dell'azienda di Palo Alto hanno fornito alla polizia postale - che le ha a sua volta inoltrate a tutte le forze di polizia italiane - le ?€˜linee guida' per gestire tutto ciò che richiede l'intervento della polizia giudiziaria. "Ci hanno spiegato le loro procedure d'intervento - dice ancora Apruzzese - e si tratta di procedure che non ci consentono in alcun modo di accedere ai profili". Dunque nessuna possibilità di spiare gli utenti. "Noi - prosegue il direttore della polizia Postale - svolgiamo quotidianamente un'attività di monitoraggio della rete, che è la stessa che fanno i colleghi in strada con le volanti. Non abbiamo la possibilità di entrare nei domicili informatici né nelle caselle postali degli utenti internet, senza autorizzazione della magistratura". Una cosa che tra l'altro, conclude Apruzzese, "non ci passa neanche per la testa, visto che sarebbe un reato e non sarebbe utilizzabile come fonte di prova". (ANSA).



La replica de L'espresso
'L'espresso' conferma parola per parola il contenuto dell'articolo, per la stesura del quale 'L'espresso' si è basato proprio su fonti interne alla polizia Postale.
In particolare il dirigente della polizia postale S.S., da noi personalmente contattato, ha ammesso di essere recentemente stato a Palo Alto (curiosamente, il comunicato della Polizia postale parla solo degli incontri con Facebook avvenuti in Italia e omette quelli avvenuti a Palo Alto, che sono al centro del nostro articolo).
Il dirigente in questione descriveva l'accordo raggiunto in California con grande soddisfazione e orgoglio perché si tratta del primo del genere in Europa. Ha detto (testuale) tra l'altro: «L'accordo prevede la collaborazione tra Facebook e la Polizia delle Comunicazioni che prevede di evitare la richiesta all'Ag (autorità giudiziaria, ndr) e un decreto (del pm, ndr) per permettere la tempestività, che in questo settore è importante»..
Lo stesso dirigente, sollecitato sulle possibili ripercussioni di questo accordo, ha dettato la seguente frase: «La fantasia investigativa può spaziare, si tratta di osservazioni virtuali, che verranno utilizzate anche in indagini preventive».
Dato che a parlare è stato un alto funzionario della Polizia, pare difficile pensare che abbia erroneamente pronunciato i termini «evitare la richiesta all'Ag», «fantasia investigativa«, «osservazioni telematiche» e «indagini preventive». Tutti termini che concordemente e univocamente indicano quello che è stato scritto.
Inoltre, 'L'espresso' ha contattato il dr. D.B., altro dirigente della Polizia postale, che ha confermato che le Digos da tempo infiltrano, anche senza delega dell'Autorità giudiziaria, i movimenti antagonisti o le tifoserie anche senza delega della magistratura («Le Digos sono ormai maestre in questo, utilizzano nomi di fantasia, basta dotarsi di un nick name ed entrare in una chat, del resto tutti usano dei nick name nelle chat, non è un reato. Semmai la legge prevede l'utilizzo di agenti infiltrati nelle organizzazioni terroristiche ma in questo caso le indagini sono coordinate dalla magistratura»).
Infine, le informazioni riguardanti le indagini illegali sul social network Facebook ci sono state confermate da altre fonti autorevoli e qualificate della polizia e dei carabinieri.



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Fonte

Le foto di Nadia Macrì, la ragazza di Reggio Emilia che ha raccontato ai magistrati di Palermo di avere avuto due incontri sessuali con Berlusconi, ricevendo un compenso di 5.000 Euro a "prestazione".










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Uno può essere mafioso ma “fino a un certo punto”? La domanda è retorica: no, non esiste. Come dire: uno è ingegnere, medico, panettiere ma fino a un certo punto. O lo si è oppure no. Non ci sono vie di mezzo. La sentenza del processo di appello contro il senatore Dell’Utri, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, porta la verità giudiziaria a mezza strada tra le richieste dell’accusa e quelle della difesa. Insomma è un mafioso con la data di scadenza. Da consumare entro il 1992. Una sentenza tra il colpevolismo anti-berlusconiano e l’innocentismo berlusconiano. Tutti ne possono essere soddisfatti e insoddisfatti alla faccia di Dike, la dea della Giustizia. I rapporti con la mafia, quindi, ci sono stati, ma il “patto” basato sullo scambio politico no.
Leggendo la sentenza i giudici della corte d’appello hanno tracciato una linea di confine molto netta tra il ‘prima’ e il ‘dopo’. Il ‘prima’ abbraccia tutto il periodo che va dagli anni ’70 al 1992 quando Dell’Utri, con la mediazione di Gaetano Cinà, morto tra il processo di primo grado e l’appello, avrebbe avuto rapporti con personaggi di spicco di Cosa nostra come Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Vittorio Mangano poi finito come ‘stalliere’ nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. Questi rapporti sono serviti a Dell’Utri per assicurarsi la ‘copertura’ di Cosa Nostra per le operazioni finanziarie e imprenditoriali gestite per se e nell’interesse delle società di Berlusconi. E in cambio i boss hanno trovato la strada aperta verso i salotti buoni della finanza milanese e nazionale.
Dunque, colpevole di aver fatto, fino al 1992, da tramite tra Mediaset e la mafia siciliana che esigeva il classico pizzo. Che Mediaset abbia pagato il pizzo è molto grave.
Questo dovrebbe indurre i magistrati onesti ad aprire un’indagine a tappeto sul fenomeno del pizzo per sentenziare condanne a raffica. Altrimenti si combatte non il fenomeno mafioso, ma un individuo, che tra l’altro continua a sedere in Parlamento e a fare il deputato, aspettando la Cassazione o la prescrizione.
Ma dopo il 1992, Dell’Utri mafioso? No! Assolto, perché “i fatti non sussitono”. Archiviate, dunque le accuse dell’aspirante pentito Gaspare Spatuzza che aveva stravolto la routine processuale parlando di un incontro con il boss mafioso Giuseppe Graviano avvenuto nel gennaio del 1994 in un bar di Roma: ”Graviano era molto felice, disse che avevamo ottenuto tutto e che queste persone non erano come quei ‘quattro crasti’ dei socialisti. La persona dalla quale avevamo ottenuto tutto era Berlusconi e c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri”, ha raccontato Spatuzza.
Affermazioni che la Corte non ha ritenuto convincenti. Esattamente come il racconto di Massimo Ciancimino che aveva parlato della trattativa tra Stato e mafia indicando nel senatore azzurro il presunto intermediario. Racconto per ben due volte considerato dai giudici “contraddittorio” e riferito per sentito dire, cioè di seconda o terza mano e per questo non credibile.
Dunque Dell’Utri è un ‘mafioso’ da consumarsi prima del 1992. Questa giustizia non ha il bollino di scadenza: è semplicemente imbarazzante. Anche Dike, lo sa!



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Fonte:
giovedì 11 novembre 2010


APPELLO A TUTTI: rimandate al più presto la lettera tipo (vedi sotto) agli stessi 4 indirizzi e-mail dell’ASL Lombardia: si sta prendendo la decisione sulla chiusura di Green Hill – l’allevamento dell’orrore di Montichiari, facciamoci sentire!!!


infosanita@regione.lombardia.it 
 sanita@pec.regione.lombardia.it 
 Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it
carlo_lucchina@regione.lombardia.it


Subject: I cani rinchiusi dentro Green Hill adesso desiderano una cosa soltanto, la libertà.

Spett.le ASL Regionale Lombarda,
Scrivo questa lettera riguardo l’allevamento di cani beagle Green Hill di Montichiari (BS), il più grande allevamento di “cani da laboratorio” in Italia, uno dei principali in Europa.
Sono a conoscenza della lettera pervenuta alla Regione Lombardia da parte del Ministero della Salute in merito all’immediata richiesta di applicazione della Legge Regionale 16/2006 ed il suo conseguente regolamento di attuazione numero 2 del 5 maggio 2008, il quale prevede per chi alleva o custodisce cani un numero massimo di 200 animali. Anche se Green Hill ha un’autorizzazione del Ministero della Salute e deve operare sotto le direttive della legge 116, che norma la vivisezione in Italia, mi sembra evidente che debba anche operare sotto le direttive regionali in merito all’allevamento e la detenzione dei cani.
Sono a conoscenza del fatto che la Regione conferisce a Voi la gestione dei tempi e modi dell’applicazione della Legge Regionale. Mi sento in dovere di manifestare (così come hanno fatto le circa 10.000 persone a Roma lo scorso 25 settembre) il mio desiderio di vedere chiuso AL PIU’ PRESTO l’allevamento Green Hill.
Come sapete un numero altissimo di cani, ben 2500, sono rinchiusi nei capannoni chiusi di questa azienda, in cui non entrano né aria né luce naturale.
Da questo allevamento centinaia di cani ogni mese finiscono nei laboratori di vivisezione, dove saranno costretti ad inalare o ingerire sostanze chimiche fino alla morte, ad essere sottoposti a chirurgia, operazioni al cervello, paura, dolore. Una fine orrenda in nome del profitto di questa azienda.
In questo momento io, come singolo individuo, assieme a tanti altri, ricordo che i cani rinchiusi dentro Green Hill aspirano prima di tutto ad un desiderio indiscutibile, la libertà e la possibilità di vivere senza finire in un luogo di tortura. Il progetto di ampliamento prevedeva addirittura di costruire nuovi capannoni e arrivare ad avere un numero incredibile di 5.000 cani. Questo progetto è stato rigettato dal Comune di Montichiari, è arrivato ora il momento di chiudere definitivamente questo lager e voi avete la delicata responsabilità di stabilire quando e come. Ribadisco quindi il mio desiderio di vedere chiuso AL PIU’ PRESTO l’allevamento Green Hill.

Cordiali saluti,

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E' quello che rileva l'emittente Channel 4: almeno 14 dei 22 preti condannati dal 2001 per pedofilia in Inghilterra rimangono membri del clero.

Nove di questi sono ancora in piena attività (alcuni sono stati semplicemente trasferiti di parrocchia, come consuetudine per il Vaticano), solo 8 sono stati laicizzati  e quindi allontanati.


Tre richieste di dimissioni sono state respinte , quattro non sono mai state aperte... insomma la solita presa in giro a cui siamo abituati davanti gli scandali di pedofilia da parte di membri del clero.


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A essere cinici, si potrebbe pensare che i difetti di una certa politica siano tutti qui. C’è l’arroganza del capo che, in barba alla legge, fuma tranquillamente il suo sigaro al chiuso, in un locale pubblico e durante un incontro istituzionale. C’è il braccio destro del capo che, invece di ricordare a quest’ultimo che sarebbe bene spegnere il sigaro, gli regge il portacenere. E c’è il figlio del capo che non ha avuto bisogno di meriti particolari, a parte essere il figlio del capo, per raggiungere e frequentare assiduamente le stanze del potere.

Impunità, arroganza, servilismo, nepotismo. A essere cinici o, secondo i punti di vista, moralisti, si potrebbe dire che sono tutti in questa foto i vizi capitali della politica in Italia. O forse, a esserlo davvero, si potrebbe notare che quei vizi hanno raggiunto la Padania e la sua classe dirigente, che era nata proprio per abbatterli.



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Fonte

Quella che vedete in alto è la mappa delle discariche abusive di proprietà del clan dei Casalesi. Spiega Buongiorno Caserta (pag.3 del 6-11) da qui al 2064 il disastro ambientale sarà inevitabile a Scafarea, Taverna del Re, Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno. I Casalesi però non ci pensano e i rifiuti hanno iniziato a portarli anche in Lazio e Molise. Ne riferisce un dossier della DIA di Napoli che ha individuato quelli che è più corretto chiamare sversatoi che non discariche.

I rifiuti, di ogni genere (è bene sottolinearlo) arrivano dal Nord. La magistratura con l’inchiesta “Terra promessa due” ha sequestrato otto di questi siti tra Napoli e Caserta; ci sono 17 indagati per i reati di disastro ambientale, con l’aggravante dell’associazione mafiosa. Ha detto il procuratore Giovanni Lepore:

Ci sono anche rifiuti ospedalieri e cimiteriali nei nuovi siti sequestrati.

Ma come ci è finita la Campania in questa brutta storia?


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I diritti dell’uomo in Europa sono la sfera di Jean-Paul Costa. Questo magistrato francese presiede la Corte europea dei diritti umani a Strasburgo. Una Corte a cui oggi può rivolgersi qualsiasi cittadino dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa.
Sessant’anni fa, alla fine della seconda guerra mondiale i dieci governi fondatori firmarono la Convenzione europea dei diritti umani. Da allora il Consiglio d’Europa si è allargato. Cos‘è cambiato nel campo dei diritti umani? Come si può definire la situazione attuale? Jean Paul Costa ne ha parlato a euronews.
Christophe Midol-Monnet, euronews:
Qual è il quadro dei diritti umani in Europa alla fine del 2010?
Jean-Paul Costa, presidente della Corte europea dei diritti dell’Uomo:“C‘è un certo declino dovuto principalmente a due fenomeni: le minacce terroristiche, che obbligano gli Stati europei a reagire nel campo della sicurezza. E poi c‘è la crisi economica e finanziaria a causa della quale molti Stati ora hanno priorità economiche e sociali che sono ben lontane dalla protezione dei diritti e delle libertà. Ma alla fine a livello globale il quadro per fortuna non è troppo negativo. Nei Paesi europei in particolare non esistono più regimi dittatoriali e quasi più guerre interne o civili. E questo si riflette sui diritti umani”.
euronews:
Sempre più spesso si sente dire da varie parti che gli europei attribuiscono troppa importanza ai diritti umani nelle relazioni internazionali. Cosa ne pensa?
Jean-Paul Costa:
“E’ vero che troppo spesso gli Stati europei dicono: bisogna mettere in primo piano i diritti dell’Uomo, occorre che i Paesi al di fuori dell’Europa difendano questi diritti, aboliscano la pena di morte etc. Ma poi nella pratica quando ci sono dei veri negoziati economici, commerciali, finanziari, queste dichiarazioni virtuose finiscono nel dimenticatoio. Per cui credo che questo sia l’eterno problema. Se si vuole fare politica internazionale a breve termine e si fissano dei criteri troppo rigidi in materia di standard europei, i Paesi importanti con cui l’Europa deve negoziare rischiano di imbizzarrirsi e questo è controproducente”.
euronews:
Lei presiede la Corte dal 2007. Quali grandi dossier sono stati trattati da allora? Quali cambiamenti sono avvenuti?
Jean-Paul Costa:
“Trattiamo sempre più casi che riguardano la biologia, la bioetica, la fecondazione assistita, i problemi d’adozione o il matrimonio tra omosessuali. Insomma tutti quei problemi di tipo sociale che gli Stati risolvono più o meno bene a livello nazionale e che vengono sempre più sottoposti alla nostra Corte. Il secondo fenomeno altrettanto interessante è la crescente influenza delle questioni religiose, dei rapporti tra le religioni e lo Stato. Abbiamo emesso ad esempio delle sentenze sul velo islamico. Sicuramente ci sarà il problema del burqa in alcuni Paesi. Abbiamo già ricevuto dei reclami a proposito dei minareti in Svizzera che non sono stati ancora giudicati, ma di cui ci stiamo occupando. E potrei citare molti altri esempi, che riguardano non solo l’Islam, ma diverse grandi religioni praticate in Europa. Uno dei problemi attualmente sul tavolo, l’udienza si è tenuta alla fine di giugno, è la presenza del crocifisso nelle scuole italiane. Vede si tratta di casi che non esistevano quasi o per nulla cinque o dieci anni fa e che evidenziano come oggi si ricorre alla Corte europea dei diritti dell’Uomo un pò su tutti i fronti”.
euronews:
Come si spiega il forte aumento di casi di tipo religioso?
Jean-Paul Costa:“Perché da una parte le relazioni tra religioni e gli Stati sono diventate più problematiche, più difficili, più tese. E dall’altro lato perché spesso gli Stati, i parlamenti nazionali, i governi, non riescono a risolvere questi problemi in modo soddisfacente e dunque si rivolgono alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per una specie di orientamento generale. Cosa non facile. E’ molto appassionante, per la nostra Corte è un onore avere questa responsabilità. Ma posso dirvi che nella pratica quotidiana non è sempre facile”.
euronews:
Come analizza la prospettiva dell’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione europea dei diritti umani?
Jean-Paul Costa:“Quando entrerà veramente in vigore – visto che il trattato di Lisbona ha deciso il principio di adesione, e il protocollo 14 della Convenzione l’ha confermato, ma occorre ancora stabilire le modalità pratiche, risolvere alcuni problemi giuridici non trascurabili – quando entrerà davvero in vigore credo che sarà una cosa positiva per tutta l’Europa, per i 27 Paesi dell’Unione Europea, per i 47 Paesi del Consiglio d’Europa e alla fine per gli 800 milioni di cittadini europei che avranno uno spazio giudiziario e giuridico consolidato”.
euronews:
Tra la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea c‘è rivalità o complementarità?
Jean-Paul Costa:“C‘è piuttosto complementarità, perché la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che è stata elaborata nel 2000 e che è entrata in vigore assieme al Trattato di Lisbona, è una specie di rilettura più moderna e più completa della Convenzione europea dei diritti umani. Questa ha trattato, tratta problemi sconosciuti cinquanta o sessant’anni fa, come la difesa dell’ambiente, l’informatica, internet o anche i progressi della biologia, della biomedicina. Ed è anche più completa perché si occupa di alcuni diritti sociali che non erano sfiorati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950. Quindi c‘è una complementarità. Questo non vuol dire necessariamente che la nostra Corte sarà vincolata alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che riguarda solo i 27. Ma già da ora prendiamo ispirazione da questa carta ogni volta che mostra di essere avanti nella protezione dei diritti e delle libertà. E’ una fonte che si può definire “soft law”, perché non è obbligatoria né vincolante per la nostra Corte. Ma è una fonte di ispirazione molto interessante”.
euronews:
In questo periodo si celebra il sessantesimo anniversario della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Come immagina il ruolo della Corte fra sessant’anni?
Jean-Paul Costa:
“Lo scenario più ragionevole – anche se fra sessant’anni è molto lontano, probabilmente non sarò lì per vedere se avevo ragione o no – è che la Corte conserverà il suo ruolo, ma questo sarà sempre più sussidiario. Ciò vuol dire che deciderà sui grandi problemi e che gli Stati avranno preso le misure legislative e giudiziarie che permettono di risolvere la maggior parte delle questioni più secondarie in materia di diritti e libertà. Ecco lo scenario che mi sembra ragionevolmente ottimista e verosimile”.
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