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sabato 23 luglio 2011
Da quanto si evince dal manuale del Reparto Mobile della PS, l' uso del "manganello" ha tutt' altro scopo rispetto a quello che siamo abituati a vedere, ovvero non dovrebbe essere utilizzato per "offendere" ma per "dissuadere". Vediamo nel dettaglio la pagina 4 del suddetto:

-lo sfollagente non va mai considerato come mezzo punitivo; deve essere eventualmente impiegato contro gli elementi più violenti come strumento di difesa-offesa-interdizione;deve essere utilizzato con decisione,mai con brutalità.

- lo sfollagente non deve mai essere usato contro il capo,il viso e la spina dorsale.

-lo sfollagente in dotazione è composto da polimeri in gomma. E' di forma cilindrica con impugnatura a nervature orizzontali per la presa. Ha una cavità ridotta e una lunghezza di sessanta centimetri. Il peso complessivo risulta di cinquecentocinquanta grammi.


Una "leggina", anzi la postilla di una leggina, per salvare dalla bancarotta dei risarcimenti milionari i poliziotti condannati per il G8 di Genova del 2001. I 26, tra funzionari e agenti condannati per l'irruzione alla scuola Diaz del luglio 2001, e i loro 44 colleghi responsabili degli abusi nel carcere di Bolzaneto. "Lo Stato per le vicende del G8 ha pervicacemente negato il diritto al risarcimento delle vittime impugnando, ad esempio, tutte le sentenze civili, e questa legge ne è la riprova". Il procuratore generale Enrico Zucca, pm storico assieme al collega Francesco Albini Cardona del processo Diaz, bolla così la notizia.

"Misure urgenti in materia di sicurezza", così era stato presentato il decreto il 12 novembre. Ma quando diventa legge il 17 dicembre compare un articolo "2 bis" per la costituzione di un "fondo di solidarietà civile" per vittime di "manifestazioni sportive" ma anche, genericamente, "di manifestazioni di diversa natura". E poi ecco una serie di passaggi che, secondo il settimanale "Famiglia Cristiana", il primo ad accorgersene, hanno una sola spiegazione: salvare i big della polizia italiana. Perché è vero che le sentenze di condanna di secondo grado attendono ancora il passaggio in Cassazione, ma appare scontato che il riconoscimento delle lesioni subite non verrà cancellato, anche se dovessero essere assolti nomi di primo piano come quello di Francesco Gratteri o Gianni Luperi, capi dell'antiterrorismo 

e dell'intelligence. E allora lo Stato dovrà pagare. Anzi, le provvisionali per la Diaz (in media 20 mila euro a testa per cento giovani massacrati di botte) sono già state saldate ma restano inevase quelle di Bolzaneto e poi le spese legali e infine l'incognita delle cause civili. In tutto, si stima, circa 10 milioni di euro. Per i condannati vorrebbe dire prelievo forzoso di un quinto dello stipendio e addio liquidazione.

giovedì 21 luglio 2011

Terremoto lAquila 300x199 Lettere dallAquila   I turisti: Ringraziate Berlusconi che ha fatto le case

''Ciò che è arrivato dai tg sono le lamentele per i tempi lunghi, le lamentele per le case piccole. Ciò che non è chiaro è che qui la vita per alcuni, si è fermata al 6 aprile''

Pubblichiamo la lettera di un'aquilana che racconta la vita a oltre due anni dal terremoto del 6 aprile 2009. "Qualche tempo fa - scrive - ero alla processione a Collemaggio, e una vecchia signora, turista, mentre noi pregavamo ci è passata davanti dicendo un po' stizzita: 'e ringraziate Berlusconi piuttosto che vi ha fatto le case', ecco in quel momento io ho capito che la gente vede solo ciò che vuol vedere". Buona lettura.
L'articolo contiene immagini molto forti
se sei facilmente impressionabile, non proseguire la lettura!
clicca qui per tornare alla home

Una brutta pagina che ci arriva dal sud Italia, da una regione bella come la Sicilia.... sembra sia una sorta di "rito", macabro, per entrare nel giro della mafia: obbligano ad affezionarsi ad un cane per poi ucciderlo, una sorta di scuola alla crudeltà per abituarsi ad uccidere. Senza parole. Speriamo che le nuove generazioni siciliane si ribellino a questo scempio, intanto scriviamo compatti al sindaco di Carlentini per dire NO a questo orrore.

sindaco@comune.carlentini.​sr.it

Spett.le sindaco Giuseppe Basso,
essendo venuto a conoscenza dei macabri fatti avvenuti nella vostra cittadina il 5 Luglio 2011, quando davanti all'abitazione di un militare dell'arma dei carabinieri è stata rinvenuta la testa mozzata di un cane, desidero esprimere la mia sincera vicinanza alla vittima di questo vile gesto intimidatorio e nel contempo sollecitare gli organi competenti all'individuazione di chi, con tanto disprezzo per la vita, non si è fatto scrupolo di uccidere un animale indifeso e scempiarne il cadavere per recapitare un messaggio minatorio. Desidero ricordarvi, anche se vi è sicuramente già noto, che il codice penale punisce il maltrattamento di animali con una pena fino a 3 anni di carcere, auspico quindi che vi attiverete quanto prima per individuare l'autore di questo gesto e comminargli la giusta pena. Sicuro in un vostro pronto intervento, vi saluto cordialmente.

Nome e cognome città




Per tutto il resto c'è Mastercard...
vedere decapitato il vigliacco che ha fatto questo, non ha prezzo!





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wedding 1 300x199 Nepal: la Mecca dei matrimoni gay e del turismo omosessuale

Lo stato centro-asiatico offre pacchetti vacanze, comprensivi di matrimonio con rito indù, a 11 mila dollari
Organizzare un matrimonio in un tempio Indù non è una cosa insolita in Nepal. La gran parte di coloro che si sposano, opta per una cerimonia tradizionale in uno dei luoghi di culto del paese. Anche se a convolare a nozze sono Courtney Mitchell e Sarah Welton, due donne di nazionalità americana, le prime lesbiche a sposarsi con rito indù, nello stato centro-asiatico. Come riportato dal magazine statunitense Time, le signore hanno scelto un tempio su una collina non lontano dalla capitale Kathmandu, per festeggiare la propria unione. Si sono scambiate ghirlandementre il giovane sacerdote indù recitava il mantra e gli artigiani locali suonavano i 5 strumenti musicali nuziali. Mitchell, che insegna psicologia all’Università di Denver, indossava per l’occasione abiti tradizionali nepalesi riservati allo sposo (lungo doppio petto, camicia e pantaloni larghi, cappello ricamato), mentre la sua compagna Welton, avvocato, era vestita di uno splendente rosso sari, camicetta e adornata con gioielli nepalesi.
Il matrimonio tra le due cittadine americane ha aperto le porte al mercato del turismo gay e a coloro che vogliono sposarsi al di fuori del proprio paese, dove le unioni tra persone dello stesso sesso sono vietate. Un giro d’affari che si aggira intorno ai 670 milioni di dollari. Lo scorso anno, proprio in Nepal, è stata inaugurata la prima agenzia di viaggi rivolta a gay elesbiche. Dopo le tensioni degli anni scorsi e la guerra civile, è stata inaugurata una nuova era per le comunità omosessuali, con aperture verso ogni sorta di minoranzaetnicareligiosa eculturale.
Il Nepal ha fatto dei grandi passi in avanti in tema di diritti per i gay. Nel dicembre del 2007, laCorte Suprema ordinò, con una sentenza, di assicurare il rispetto di gay e lesbiche,depenalizzando l’omosessualità. In prima linea, in questa battaglia, è stato il politico nepalese Sunil Babu Pant che, attraverso l’associazione Blue Diamond Society, ha ottenuto importanti vittorie per il riconoscimento e il rispetto delle minoranze sessuali. Oggi Pant, con la sua agenzia, offre pacchetti di vacanze per gay nei siti turistici più importanti del Nepal, oltre a formule di una settimana, comprensiva di matrimonio indù a 11mila dollari. Centinaia lerichieste che provengono da tutto il mondo (CanadaCina Germania) solo nell’ultimo mese. Le prenotazioni potrebbero aumentare una volta finita la stagione dei monsoni e a estate inoltrata.
Il turismo in Nepal sta gradualmente aumentando dopo la fine della guerra civile nel 2006. Attualmente il dato si attesta intorno al 7% del Pil nazionale. Il governo ha dichiarato che il 2011è stato ‘l’anno del turismo’ e punta a raddoppiare il numero dei visitatori. Lo scorso anno furono 500mila i turisti, il numero più alto dalla fine del conflitto. Recentemente, un censimento nazionale ha incluso nel ‘terzo sesso’, coloro che non s’identificano nella tradizionaledistinzione uomo-donna. Il paese asiatico garantisce loro la cittadinanza dal 2008 e la nuova Costituzione dovrebbe definire il matrimonio come un’unione tra due individui adulti, indipendentemente da come si identificano. La carta costituzionale, però, è lungi dall’essere scritta. Il Nepal è ancora un paese incompiuto.  Lo stato centro-asiatico è stato profondamente tradizionalista, l’unico ‘regno indù’, prima di diventare laico nel 2006. Persistono ancora delle associazioni di cittadini e di religiosi che considerano l’omosessualità un ‘atto contro natura’, contraria, persino, agli antichi Veda indù, con le sacre scritture che vedono il matrimonio come un vincolo tra uomo e donna.






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La Organizzazione non governativa argentinaLa Alameda ha lanciato una denuncia shock:cinquecentomila persone in Argentina sono ridotte in schiavitù. Due gli ambiti: sessuale e lavorativo. E si tratta perlopiù diimmigrati irregolari senza documenti e diadolescenti. Ma la cifra potrebbe addirittura essere più cospicua.
Gustavo Vera, presidente della Ong, ha spiegato in una conferenza stampa a Buenos Aires, come la maggioranza dei lavoratori schiavi si trovino nel settore agricolo, in campi lontani dai centri urbani, e che l'Argentina conta ottomila bordelli illegali con sessantamila schiave del sesso, remunerate con somme denigranti.
Numeri che coincidono con i dati della Rete nazionale stop al traffico, alla tratta e allo sfruttamento sessuale commerciale di bambini, bambine e adolescenti (Ratt) che aggiunge come ogni anno spariscono circa 500 adolescenti poi schiavizzati.
Cifre incredibili che la Oficina de Rescate y Acompañamiento a Personas Damnificadas por el Delito de Trata e il Ministerio de Justicia y Derechos Humanos de la Nación hanno cercato di affrontare organizzando molti interventi. Ma evidentemente non sufficienti. Fra l'agosto 2008 e l'aprile scorso sono stati riscattate 2130 schiavi, di cui 303 minorenni, ma ne restano ancora troppi.

Il parroco uccise nel 2009 l'amico che lo ospitava da 20 anni e suo socio in affari. Il Vaticano non ha mai preso le distanze, la curia modenese ha sempre continuato a pagargli gli avvocati e i periti. Nella sentenza non è stata riconosciuta la premeditazione come voleva il pm

Il parroco di Vignola Giorgio Panini è stato condannato a vent’anni di carcere per aver ucciso a coltellate il socio d’affari Sergio Manfredini la notte dell’antivigilia del 2009. Dopo due ore di camera di consiglio il gup Domenico Truppaha riconosciuto colpevole il sacerdote di omicidio volontario, da un lato rigettando la tesi difensiva dell’infermità mentale e dall’altro escludendo la premeditazione contestata dall’accusa che aveva chiesto l’ergastolo.

In sostanza il giudice ha considerato equivalentiaggravanti e attenuanti (risarcimento del danno e generiche) applicando alla pena base la continuazione per le lesioni provocate alla moglie di Manfredini (ferita dai fendenti) e lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato.

Nelle sei ore di arringa l’avvocato difensore Domenico Giovanardi ha negato potesse desumersi una pianificazione da elementi quali la sveglia puntata un’ora prima del delitto, “in realtà non funzionante”, i sacchi di rifiuti e le taniche “con un filo di benzina” sull’auto nonché i guanti e il passamontagna indossati dal prete. Al contrario non sono servite le dichiarazioni spontanee dell’imputato, che piangendo e invocando perdono ieri aveva giurato di non ricordare nulla, un’amnesia tradotta dalle perizie della difesa nel sintomo di uno stato dissociativo al momento del delitto.

mercoledì 20 luglio 2011
Se Domenica uno steward impazzisce e picchia a sangue un tifoso, è POSSIBILE IDENTIFICARLO tramite il numero IDENTIFICATIVO posto sul giubbino... PERCHE' NON USARE UN "NUMERO" ANCHE PER GLI AGENTI CHE FANNO SERVIZIO DI ORDINE PUBBLICO???? Ovviamente perché lo stato NON VUOLE DARE UN VOLTO agli agenti che massacrano con cattiveria i manifestanti...

LA SOLUZIONE SAREBBE SEMPLICE... PENSATECI.

Ormai basta un semplice videofonino per documentare abusi e soprusi...!!! In alcuni casi l'uso del manganello FORSE sarà anche giustificabile, ma non il massacro, la mattanza!!! Quando si accaniscano in 5-6 a dare calci e manganellate, contro una donna (o un uomo: è uguale) inerme, sdraiato a terra sanguinante, QUESTI ASSASSINI DEVONO CAMBIARE MESTIRE!!! Le loro foto sbattute su tutti i TG come verrebbe fatto se fossero 5-6 manifestanti ad accanirsi con chi indossa una divisa...

MA *NESSUNO* - destra o sinistra - HA MAI PROPOSTO SERIAMENTE UNA REGOLA DI 
CUI C'è TANTO, TANTO BISOGNO!!!



SE CONCORDI CON L'ESIGENZA DI IDENTIFICARE GLI AGENTI CHE SVOLGONO SERVIZIO DI DIS-"ORDINE PUBBLICO" IN OCCASIONE DI MANIFESTAZIONI, ISCRIVITI ALLA PAGINA SU FACEBOOK http://www.facebook.com/pages/Numero-identificativo-per-le-forze-dellordine-come-gli-steward/232211926811104 E AIUTACI A DIFFONDERLA!! FAI ISCRIVERE I TUOI AMICI E CONDIVIDILA!


Alessandro di nocensura.com





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«Li hanno picchiati, da quando sono usciti dai cellulari a dentro le stanze della caserma di Bolzaneto».Queste le dichiarazioni di due agenti di polizia penitenziaria, che ammettono nel gennaio del 2004 le violenze contro i manifestanti arrestati durante il G8 : una svolta decisiva, grazie a cui si riapre l'inchiesta dei pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati sulle torture all'interno della caserma di Bolzaneto, adibita in occasione del Vertice a centro di detenzione temporaneo. Nei 43 avvisi di chiusura indagini si ipotizzavano infatti solo reati come abuso d'autorità sui detenuti, abuso d'ufficio e falso ideologico; le rivelazioni dei due agenti "pentiti" hanno anche portato all'invio di avvisi di comparizione all’ex colonnello (ora Generale) del disciolto corpo degli agenti di custodia Oronzo D'Oria. 

L'11 maggio 2004 i sostituti procuratori firmano 47 richieste di rinvio a giudizio; le accuse sono diventate più pesanti, i reati contestati a vario titolo sono: abuso d'ufficio, abuso d'autorità su arrestati, violenza privata, lesioni personali, percosse, ingiurie, minacce e falso ideologico - relativamente ai verbali di immetricolazione in cui si affermava che gli arrestati erano stati informati dei loro diritti, e che rinunciavano ad avvisare parenti e consolati. Sono stati denunciati anche insulti di stampo fascista e imposizioni umilianti come gridare "viva il duce", tuttavia nessuno degli imputati è stato accusato di apologia del fascismo. Secondo la memoria depositata a marzo del 2005 dai PM (poi confermata in questo senso a seguito del dibattimento) , a Bolzaneto fu violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti. Applicando i criteri della Corte di Strasburgo si rientra precisamente in quest'ultima definizione.
Il 12 ottobre 2005 si è aperto il dibattimento : tra i 45 imputati, quattordici sono appartenenti alla Polizia Penitenziaria; dodici sono Carabinieri, tra cui i tenenti Giammarco Braini e Barucco Piermatteo; quattordici sono agenti e funzionari della Polizia di Stato, a cominciare dal vicequestore Alessandro Perugini, all'epoca vicecapo della Digos di Genova ( nel frattempo sotto processo anche per l'aggressione a un manifestante minorenne ) e l'ispettore Anna Poggi, vicequestore a Torino; cinque sono medici e paramedici dell'amministrazione penitenziaria, compreso il responsabile sanitario del carcere provvisorio del G8, Giacomo Toccafondi : a lui i PM contestano tra l'altro violazioni dell'ordinamento penitenziario e della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, in particolare per "aver effettuato (..) ed aver comunque consentito che altri medici effettuassero i controlli e il cosiddetto "triage" e le visite mediche al primo ingresso con modalità non conformi ad umanità e tali da non rispettare la dignità della persona visitata, così sottoponendo le persone ad un trattamentopenitenziario, anche sotto il profilo sanitario, inumano e degradante".

Il 20 luglio 2001 si aprono le indagini preliminari condotte dal PM Silvio Franz, con l'invio delll'avviso di garanzia per omicidio volontario ai carabinieri Mario Placanica (ausiliario al sesto mese di servizio) e Filippo Cavataio (che era alla guida del Defender).
Il 27 agosto 2002 il PM Franz apre l'inchiesta per tentato omicidio a carico di 3 manifestanti presenti in piazza Alimonda.
Il 2 dicembre 2002 il PM Franz avanza la richiesta di archiviazione per Mario Placanica (per legittima difesa) e per Filippo Cavataio (nell'autopsia, eseguita dai medici legali Marcello Canale e Marco Salvi, si esclude che il doppio passaggio del Defender sul corpo di Carlo gli abbia potuto procurare lesioni mortali).

Il procedimento per l'omicidio di Carlo Giuliani è stato così archiviato il 5 maggio 2003 dal GIP Elena Daloiso, che ha accolto non solo la richiesta di archiviazione formulata dal PM Silvio Franz per legittima difesa, ma anche per "uso legittimo delle armi in manifestazione".
Secondo la tesi del PM il proiettile che uccise Carlo Giuliani fu deviato da un sasso e, in ogni caso, il carabiniere Placanica sparò per legittima difesa. Non è stato tenuto in nessun conto la ricostruzione dei periti di parte offesa che avevano dimostrato, incrociando le immagini relative al lancio del sasso con i rumori dello sparo, l'impossibilità fisica della ricostruzione proposta dal PM. Inoltre, nel decreto di archiviazione il gip evita accuratamente di ricostruire le fasi antecedenti alla morte di Carlo, quelle cioè relative alla carica dei carabinieri al corteo autorizzato dei disobbedienti, decontestualizzando in questo modo la reazione dei manifestanti e le drammatiche conseguenze che ne seguirono.
Proprio la ricostruzione dei fatti di piazza Alimonda è stata invece al centro, nel corso del 2005, di numerose udienze all'interno del processo a carico dei 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, perché alcuni capi di imputazione riguardano proprio l'assalto al defender a bordo del quale si trovava Mario Placanica.
martedì 19 luglio 2011


Riceviamo e pubblichiamo questa lettera datata 4 luglio 2011. Rappresenta una testimonianza importante, un punto di vista diverso da quello dei reportage giornalistici che ci propina la tv, e crediamo che a questo tipo di testimonianze debba essere dato spazio, con qualunque mezzo, perché non passi il messaggio unico, unilaterale, precotto e fazioso della nostra tv di Stato (o del nostro Stato di tv).
“Mi chiamo Silvano Xxxxx e sono un cittadino, abitante della Valle di Susa, luogo ormai noto, ahimè, più come sinonimo di Tav che come bel territorio alpino dove fare qualche passeggiata in relax.
Come cittadino, sono preoccupato.
Il giorno dopo la manifestazione No Tav del 3 luglio in Valle di Susa, sono preoccupato per la libertà degli italiani, costretti a ricevere un’informazione parziale, distorta e schierata. Gli italiani hanno visto in televisione scene di guerriglia con protagonisti due-trecento (forse) attivisti e centinaia di agenti. Gli italiani non hanno visto – o non è stato presentato loro nel modo corretto – il fiume delle decine di migliaia di persone che hanno sfilato pacificamente.
E agli italiani non sono state raccontate le ragioni che hanno portato migliaia e migliaia di famiglie sulle strade della Val di Susa per manifestare.
Sono preoccupato perché la rappresentazione che media e politici danno della realtà è scollata da quanto succede davvero. Partecipo ad una manifestazione No Tav, poi sento il servizio del TG di turno e non ritrovo nulla di quanto ho visto e sentito.
Sono preoccupato perché giornali, tv e politici ripetono il mantra che lega il movimento No Tav a black-block e anarco-insurrezionalisti, ricordando ogni giorno di più i proclami dei nazisti contro i “banditen” partigiani, volti soltanto a spaventare e fare dell’altro un nemico, una minaccia.
Sono preoccupato perché sul campo, sulla strada, nel corteo ho visto polizia e carabinieri incapaci di isolare i violenti.

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