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sabato 7 maggio 2011
Che non gli stessero molto simpatici tutti gli esseri viventi dal Po in giù era tristemente noto, ma che addirittura Borghezio si augurasse la pulizia (etnica?) dei napoletani dal mondo sembra francamente esagerato. Eppure lo ha fatto, ospite di Klaus Davi sulla sua trasmissione youtube Klauscondicio. Quelli fra voi dotati di tanta pazienza, lo possono trovare in fondo all’articolo. Oggi purtroppo Borghezio sembra proprio scatenato.

“Buttiamo Napoli: dobbiamo stare lontani da quello schifo di citta”. Mi domando se le condizioni in cui versa Napoli non siano un motivo sufficiente per essere indipendentisti e separatisti da questa parte del Paese. I napoletani e Napoli non fanno parte dell’Europa civile. Bisogna scappare da questo schifo…. Noi vogliano essere liberi da questa Napoli che puzza di rifiuti e camorra. Bisognerebbe fare una pulizia radicale’. Queste le parole del leghista nei confronti di Napoli e dei napoletani: non è dato sapere quando esattamente Borghezio ha iniziato ad elargire patentini di civiltà, ma sicuramente deve essere stato dopo qualche sagra di troppo della grappa. Sarebbe sicuramente divertente fermarsi a capire cosa è civile secondo lui. Forse la pulizia etnica che invoca contro la città?


Oggi ha sette anni, le sue staminali vennero utilizzate con successo per curare una malattia rarissima. Ma è polemica
E’ nato, dopo una selezione degli embrioni, con uno scopo preciso: salvare la vita del fratello malato. E’ la storia di James Whitaker, bambino oggi di sette anni di Chesterfield, che sta facendo discutere l’Inghilterra.
Il fratello Charlie, 12 anni, e’ nato con una rara patologia (solo 700 malati in tutto il mondo) che inibisce la creazione di globuli rossi. I genitori, Michelle e Jayson Whitaker, alla nascita del primogenito si erano sentiti dare una diagnosi spietata: il bambino morira’. Invece, pur tra mille sofferenze, il piccolo Charlie sopravvive i primi anni grazie a trasfusioni di sangue costanti, che permettono alle cellule del suo corpo di essere ossigenate.

Se a fare questi discorsi fosse stato un passeggero, sarebbe stato molto diverso: ma il "protagonista", che evoca addirittura Hitler, stando a quanto riportato dagli autori del video, è un dipendente delle ferrovie, ovvero il "controllore": ci auguriamo che la società prenda i dovuti provvedimenti.




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La tragica storia di Federico Aldrovandi sta assumendo dei toni grotteschi che nascondono Forse qualcosa di peggio dell'ingiustizia. La madre del ragazzo ucciso nella vicenda che tutti conosciamo, dopo aver patito la perdita di un figlio, ogni si vede imputata di diffamazione per aver criticato l'operato di una pm.
Il magistrato che ha querelato Patrizia Moretti perde di vista il senso dello stato di diritto.
Leonardo Sciase ha scritto che ogni piramide di iniquità si fonda su tanta brava gente che fa coscienziosamente il proprio dovere.
Questa svolta della vicenda Aldrovandi sembra ritracciare alla perfezione la riflessione dello scrittore siciliano. Se c'è un modo per disperdere ogni fiducia nello Stato, è proprio questo. Usare le sue leggi ciecamente, passando sopra alle persone come carrarmati.
Proviamo a immaginare che Patrìzia Moretti venga riconosciuta colpevole dal tribunale di Mantova. Sarebbe la sua condanna una vittoria per la giustizia? E cosa resterebbe nelle coscienze degli italiani di tutta questa vicenda? Un risentimento profondo per le istituzioni, la certezza che non è in un tribunale che si può ricevere riparazione di un torto, anzi la paura di venire un giorno stretti nelle spire della bestia giudiziaria che a proprio arbitrio stritola, trovando sempre la legge che le conviene.
Da una sentenza simile gli italiani concluderebbero che lo Stato può ammazzarci un figlio e poi metterci alla gogna perché ci siamo lamentati. Non è proprio di questo che abbiamo bisogno per sentirci una società coesa, dove le libertà del singolo sono tutelate da regole certe.

La Procura sta entrando nel vivo delle indagini sulla morte in carcere del 19enne incensurato Carmelo Castro di Biancavilla. Il giovane - fu asserito da fonti di piazza Lanza - il 28 marzo 2009 fu trovato impiccato e penzoloni nella cella di isolamento dov'era detenuto da soli quattro giorni.
L'indagine fu archiviata una prima volta, senza che un solo agente di custodia penitenziaria fosse ascoltato dal magistrato, senza che nulla, neanche la cella della morte, fosse sequestrata, senza che si svolgessero approfondimenti di sorta, dando insomma per scontato tutto quello che emergeva dalle "carte" di piazza Lanza. Ora che il caso è stato riaperto (vi sono stati diversi ricorsi e molte ragioni per farlo) si ricomincia davvero da zero.
Si cominciano anche a interrogare le persone informate dei fatti (e la lista è molto lunga, comprendendo, oltre che il personale del carcere, anche i medici e il personale parasanitario che in un modo o nell'altro hanno avuto qualcosa a che fare con questa vicenda). E per la prima volta, dopo tre anni, è saltato fuori un reperto molto importante, che prima d'ora, inspiegabilmente, non era stato mai consegnato alla magistratura: il lenzuolo trovato annodato al collo della vittima. E pare anche che la Procura sia determinata a disporre un'analisi di polizia scientifica per prelevare il Dna e compararlo con quello del ragazzo.

La Procura sta entrando nel vivo delle indagini sulla morte in carcere del 19enne incensurato Carmelo Castro di Biancavilla. Il giovane - fu asserito da fonti di piazza Lanza - il 28 marzo 2009 fu trovato impiccato e penzoloni nella cella di isolamento dov'era detenuto da soli quattro giorni.
L'indagine fu archiviata una prima volta, senza che un solo agente di custodia penitenziaria fosse ascoltato dal magistrato, senza che nulla, neanche la cella della morte, fosse sequestrata, senza che si svolgessero approfondimenti di sorta, dando insomma per scontato tutto quello che emergeva dalle "carte" di piazza Lanza. Ora che il caso è stato riaperto (vi sono stati diversi ricorsi e molte ragioni per farlo) si ricomincia davvero da zero.
Si cominciano anche a interrogare le persone informate dei fatti (e la lista è molto lunga, comprendendo, oltre che il personale del carcere, anche i medici e il personale parasanitario che in un modo o nell'altro hanno avuto qualcosa a che fare con questa vicenda). E per la prima volta, dopo tre anni, è saltato fuori un reperto molto importante, che prima d'ora, inspiegabilmente, non era stato mai consegnato alla magistratura: il lenzuolo trovato annodato al collo della vittima. E pare anche che la Procura sia determinata a disporre un'analisi di polizia scientifica per prelevare il Dna e compararlo con quello del ragazzo.

Genova, 6 Maggio 2011
Oggi un corteo di migliaia di precari, disoccupati e studenti ha attraversato la città in occasione dello sciopero generale.
Il nostro obiettivo era di generalizzare questa giornata di mobilitazione: far emergere i volti, la determinazione e la rabbia di migliaia di lavoratori, precari, studenti, disoccupati, migranti, bloccando un paese che sta trasformando il lavoro in schiavitù.
Abbiamo deciso di bloccare le più importanti vie di comunicazione cittadina perché pensiamo che uno sciopero generale debba colpire anche la mobilità e l’ordinaria routine del paese (come è accaduto in Francia dove l’attacco alle pensioni è stato osteggiato con il blocco dell’intero paese per giorni e giorni) e non possa fermarsi ad una passeggiata di due ore.
Eravamo in piazza con la determinazione di chi si vede negato il futuro, di chi è costretto a vivere in una situazione di costante precarietà e di chi non si arrende al silenzio e all’impotenza.


Usati come cavie, sottoposti a protocolli non autorizzati, oggetto di test e di somministrazione di prodotti non contemplati nella cartella clinica. Vittime di questi “esperimenti” gli anziani non autosufficienti ricoverati in un clinica dell’Altotevere, in Umbria. Ad insospettire i familiari degli anziani, ricoverati a seguito di delicati interventi neurologici, sono stati degli “strani” prelievi di sangue  che precedevano o seguivano la somministrazione di alcune pillole e le “stranezze” notate nel comportamento degli anziani a seguito dell’ingestione delle compresse. A quel punto l’allarme si diffonde e si scopre così che anche ad altri pazienti erano state somministrate le stesse  pasticche conservate nella medesima sacchetta. Scattano le denunce e l’inchiesta dei Nas Si tratterebbe di sostanze somministrate su pazienti di una certa età, fa capire il legale di uno dei pazienti,  Paolo Panichi, solo con l’obiettivo di testare le reazioni sull’organismo degli assuntori, valutare le conseguenze e tutto quello che, per l’appunto, serve per sperimentare gli effetti. “Ci siamo sentiti indifesi, a pezzi, ignari di cosa ci stava capitando – ha raccontato uno degli anziani  -. E la cosa che ci amareggia è che ancora, a distanza di tempo, io non so esattamente cosa sia stato somministrato con precisione e perché”. Dalla clinica ammettono e fanno sapere che si tratta di un farmaco non italiano, per verificarne l’effetto sul risveglio neurologico. Un complesso ormonale, dicono, che non avrebbe effetti sulla salute dei pazienti. Si vedrà. Intanto, il primo giugno è fissato il dibattimento e in quella sede verrà esposto, con dovizia di particolari, come sono andate le cose nella struttura dove alcuni pazienti ignari si sono ritrovati a fare da cavie.




La notizia ci è stata segnalata da un utente, che ha commentato un post sulla nostra pagina Facebook, scrivendo: "ATTENZIONE ,IN UMBRIA SI SONO VERIFICATI DEI FATTI GRAVISSIMI IN UNA RESIDENZA SANITARIA SI EFFETTUAVANO ESPERIMENTI SU DISABILI ED ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI. INERMI ,USATI COME CAVIE A LORO INSAPUTA ,LA NOTIZIA è USCITA SUI GIORNALI MA NON E' STATA RIPRESA DALLE TELEVISIONI . LEGGETE I LINK"


PS: può capitare che non leggiamo i commenti, segnalateci le notizie scrivendo a redazione(at)nocenusra.com


fonte





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venerdì 6 maggio 2011

Nuovo balzo record dell´inflazione che raggiunge i livelli del novembre 2008 mentre sale anche la disoccupazione, ora all´8,3%.

Secondo i dati Istat, ad aprile i prezzi sono cresciuti del 2,6% annuo, contro il 2,5% registrato a marzo. Questa nuova accelerazione risente delle tensioni sui trasporti e i beni energetici non regolamentati dopo l´adeguamento verso l´alto delle tariffe di luce e gas. La corsa dei prezzi, iniziata nel dicembre scorso, non sembra fermarsi visto che anche l´inflazione "core", o di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, si muove repentinamente e sale all´1,8%, dall´1,7% di marzo 2011.

Al netto dei soli beni energetici, la crescita tendenziale dell´indice dei prezzi al consumo è pari al 2%. I maggiori aumenti mensili dei prezzi riguardano i trasporti (+1,8%), l´abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+1%) e i servizi ricettivi e di ristorazione (+0,8%). Risultano in discesa solo le comunicazioni (-0,8%) e i servizi sanitari e spese per la salute (-0,2%). Sul piano tendenziale i maggiori tassi di crescita interessano ancora una volta i trasporti (+6,1%), l´abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+5,0%). In flessione i prezzi delle comunicazioni (-1,3%) e di ricreazione, spettacoli e cultura (-0,3%). E si muove verso quote da record anche il tasso di disoccupazione che a marzo si attesta all´8,3%, un decimo di punto percentuale in più rispetto a febbraio, quando segnò una lieve flessione.

Le stime provvisorie (con dati destagionalizzati), mostrano una lieve diminuzione (apri a 0,2 punti percentuali) su base annua. Preoccupano però i dati relativi alla disoccupazione giovanile, che ora è al 28,6%: rispetto al febbraio scorso il dato è in crescita di 0,3 punti percentuali, mentre su base tendenziale l´aumento è dell´1,3 per cento.

fonte: Repubblica



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Boss, appalti e favori all'ombra della Madunina. Dopo il caso dei manifesti anti pm di Roberto Lassini e le intercettazioni con i clan di Marco Clemente, ecco le storie meno note di altri candidati ed esponenti del centro destra


“Speriamo che muoia come un cane”. Così parla (intercettato) il candidato al Comune Marco Clemente, riferendosi al titolare di un locale sotto estorsione dalla ’ndrangheta. Altro che liste pulite, a Milano. Dietro chi aspira a diventare sindaco, si muove una piccola schiera di candidati impresentabili. Soprattutto per relazioni con boss mafiosi. Ecco le loro storie.
Il capolista del Pdl a Milano è Silvio Berlusconi, che ha deciso di sovrapporre la sua faccia a quella di Letizia Moratti, per cercare di scongiurare una sconfitta del centrodestra che sarebbe disastrosa. Sono note la sua storia giudiziaria, le prescrizioni, le indagini e i processi. Meno note le storie degli altri candidati.

Giulio Gallera è capogruppo del Pdl al comune e terzo nella lista del partito. Durissimo oppositore in Consiglio della commissione comunale antimafia, fatta naufragare nel 2009 dalla maggioranza, è citato nell’ordinanza antimafia “Parco sud”, firmata dal gip Giuseppe Gennari, che porta in carcere tra il 2009 e il 2010 due personaggi con cui Gallera è in contatto: Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio, e Alfredo Iorio, uomo d’affari e presidente della società Kreiamo, con sede in via Montenapoleone. La Kreiamo è considerata il braccio finanziario del clan Papalia-Barbaro, originario di Platì, in Calabria, ma operativo a Buccinasco.
Dopo mesi di annunci il “rimpastino”, come lo ha definito Silvio Berlusconi, è arrivato con nove nuovi sottosegretari per rinsaldare la maggioranza e “premiare” quanti si sono spesi il 14 dicembre per sostenere l’esecutivo in occasione del voto di sfiducia alla Camera. Sono stati nominati sottosegretari gli ex finiani Catia Polidori, Roberto Rosso e Giampiero Catone, i Responsabili Bruno Cesario e Riccardo Villari. Alla tranche di nomine di aggiunge quella di Massimo Calearo, nominato consigliere personale del Presidente del Consiglio. Dall’infornata governativa sono rimasti fuori molti che attendevano invece di poter essere inseriti nell’esecutivo. E i malumori non sono tardati a farsi sentire. Mario Baccini e Giuseppe Galati dei Cristiano popolari, che avevano sostenuto il premier e a cui erano stati promessi degli incarichi, si sono fatti sentire: “Prendiamo atto che gli impegni assunti dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sono stati mantenuti”. Ma certo i posti erano quelli, i pretendenti tanti. Ecco chi sono i nove che hanno conquistato la poltrona.

Roberto Rosso, sottosegretario all’agricoltura. Entra in politica giovanissimo, ad appena 19 anni si iscrive alla Democrazia Cristiana. Nel 1994 aderisce a Forza Italia e viene eletto alla Camera per la prima volta, poi confermato fino a oggi. E’ stato anche coordinatore regionale di Forza Italia in piemonte e nel 2001 si candida sindaco di Torino contro Sergio Chiamparino, perdendo al ballottaggio. Poi entra nel Pdl, nel 2008. Ma quando Fini decide di uscire dalla maggioranza, Roberto Rosso lo segue iscrivendosi al gruppo di Futuro e Libertà. Votando anche la mozione di sfiducia al governo del 14 dicembre scorso. Poi, il 17 febbraio 2011, lascia Fli e torna nel Pdl, dopo aver incontrato Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli.

giovedì 5 maggio 2011


L'Aduc ha depositato un esposto in Procura della Repubblica, e un altro in Corte dei Conti, contro la distrazione di fondi, da parte della Regione Toscana, dall'assistenza agli anziani non autosufficienti per tappare il buco dell'Asl di Massa.

"Non c'e' assolutamente niente di anticostituzionale, come adombrato dall'Aduc nel suo esposto -chiarisce l'assessore Daniela Scaramuccia-. E' stata solo un'operazione contabile. L'assistenza ai cittadini non e' mai venuta meno. I primi 20 milioni del Fondo per la non autosufficienza sono gia' stati distribuiti alle aziende e alle Societa' della Salute. Altri 30 milioni verranno distribuiti una volta avuti gli esiti dei rendiconti dei primi 5 mesi".


L'Assessora Scaramuccia, per il ruolo pubblico che ricopre, conosce bene l’articolo 32 della Costituzione, secondo il quale “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.


Non è un caso, secondo noi, che questo articolo sia collocato nel Titolo II (rapporti etico-sociali), anziché nel Titolo III (rapporti economici). Soltanto in questo unico punto la Costituzione parla dei diritti non già del cittadino, ma degli individui, che sono considerati come persone comunque esistenti e che l’impegno verso la salute delle persone sia fin dall’inizio considerato come un primario interesse della collettività.




L’Avana. 3 Maggio 2011. Il presidente della Società Cubana d’Anestesia e Rianimazione, professor Humberto Saínz Cabrera, ha detto a Granma che, nonostante le reiterate denunce, gli Stati Uniti continuano a porre ostacoli nell’acquisto dai Laboratori Abbott, dell’agente inalatorio.
Sevoflurane, divenuto negli ultimi decenni il farmaco d’eccellenza per l’anestesia generale dei bambini. Sono note inoltre anche le sue qualità come protettore del cuore, contro infarti, ischemie e aritmie durante le anestesie chirurgiche di pazienti con malattie cardiache.
La stessa impresa degli USA non può vendere a Cuba nemmeno la Dexmetomidina, utilizzata nelle anestesie fondamentali, per le sue proprietà sedanti e analgesiche e perchè potenzia gli agenti anestetici maggiori.
Poco prima del IX Congresso d’Anestesia e Rianimazione che si svolgerà dal 11 al 13 di questo mese nell’Hotel Nacional, il professore  ha indicato che questa irrazionale politica di blocco riguarda tutte le voci della società cubana includendo  medicinali, tecniche e apparecchi per il sistema sanitario.

Articolo di José A. de la Osa





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Usama bin Ladin sarebbe stato ucciso a 50 km da Islamabad, in un complesso abitativo destinato a ufficiali delle forze armate e dell’intelligence del Pakistan, suscitando la sorpresa degli analisti per la presenza del nascondiglio del capo di al-Qaidain una città militare del Pakistan.
Secondo il presidente degli USA Barack Obama, dopo averne ricevuto conferma durante un colloquio telefonico col presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, Usama bin Ladin sarebbe stato ucciso, la sera del 1° maggio 2011, durante un blitz di 14 Navy Seals, trasportati in elicottero dall’Afghanistan direttamente ad Abbottabad, una città nella valle di Orash, a 50km a nord da Islambad, in Pakistan, dove ha sede l’accademia miliatre e un’importante base militare dell’esercito pachistano, il  quartier generale del 2° Corpo d’Armata del Nord. La casa dove avrebbe risieduto bin Ladin, sarebbe stata costruita otto anni fa, ed era considerata dagli abitanti della città, off limits; testimoni  hanno affermato che l’edificio aveva numerosi meccanismi di sicurezza, e che ‘ogni tanto da essa uscivano un paio di persone che salutavano genericamente: salve, come va?’, ma senza dare alcuna confidenza’.

In Europa, ogni anno, piu' di 4 milioni di pazienti sono colpiti da circa 4,5 milioni di episodi di infezioni ospedaliere legate alla cura, che provocano 16 milioni di giorni di ulteriore permanenza in ospedale, 37mila decessi e costano 7 miliardi l'anno. Ma per evitare tali infezioni, in molti casi basterebbe lavarsi correttamente le mani. Lo ricorda l'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms), che il 5 maggio, come ogni anno, celebra la giornata 'The save lives: clean your hands', giornata sul tema dell'igiene delle mani.
Frizionare con il sapone per 20-30 secondi e lavare, sfregare e asciugare per un totale di almeno 40-60 secondi: tanto basta per lavarsi correttamente le mani ed evitare le pericolose infezioni 'ospedaliere' legate all'assistenza sanitaria, che ogni anno colpiscono centinaia di milioni di persone.
In particolare, l'Oms individua 5 momenti in cui gli operatori della salute devono lavarsi le mani: prima di toccare un paziente, prima di procedure di pulizia e asettiche, dopo essere stati esposti a fluidi corporei, dopo aver toccato un paziente e dopo aver toccato cose a lui vicine.
Nei paesi in via di sviluppo il 5-12% dei pazienti ricoverati in ospedale ha contratto almeno un'infezione ospedaliera tra il 1995 e il 2008 e le piu' frequenti sono state quelle del tratto urinario.
Nelle unita' di cura intensiva, la percentuale di pazienti con infezioni sale al 51%, la maggior parte delle quali legate all'assistenza sanitaria.

fonte: ADUC



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Meno requisizioni di terreni e demolizioni di case, più tasse ai ricchi e meno ai poveri,salari medi più alti. In Cina, nuove norme rivelano il tentativo delle autorità di incamminarsi sulla via dell'eguaglianza o, per meglio dire, della "società armoniosa".
Il primo disegno di legge è alla quarta revisione negli ultimi sei anni, segno che il tema è scottante e controverso. Si tratta di rendere meno arbitrarie le requisizioni di case e terreni, un problema annoso che provoca disordini e tensioni sociali.
Nel 2004, un emendamento alla costituzione della Repubblica Popolare introdusse laproprietà privata in Cina. Una legge del 2007 diede concretezza al principio costituzionale.
In teoria, i contadini avrebbero potuto beneficiare della nuova norma diventando proprietari delle proprie terre. Era infatti il principio di proprietà statale del suolo a permettere ai funzionari locali di espropriare la popolazione rurale con la giustificazione dell'interesse superiore dello Stato.
Ma per non rallentare lo "sviluppo" sancendo l'intangibilità dei terreni posseduti dai contadini, si escogitò una scappatoia: lo Stato fu considerato un soggetto privato a tutti gli effetti, con il pieno diritto di possedere dei beni. La legge del 2007 parlava di "uguale protezione della proprietà statale, collettiva e individuale". Ma riaffermava al contempo il supremo interesse dello Stato rispetto a quelli degli altri attori sociali.
"Oltre 1.300 minori e bambini palestinesi sono stati uccisi dalle forze d'occupazione israeliane dal 2000 ad oggi".

E' di nuovo Richard Falk, relatore speciale Onu, a esporre il disastrato stato dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati da Israele.

"Operazioni militari, sparatorie e crimini deliberati. Nel 2010 sono stati assassinati 17 minori palestinesi in circostanze estranee ad offensive palestinesi. Nel dato rientrano anche 17 minori della Striscia di Gaza presi di mira dai militari israeliani mentre lavoravano alla raccolta di materiale edilizio di scarto, cercando di dare una mano in famiglia di fronte alla crisi occupazionale che a Gaza non risparmia nessuna fascia sociale. L'assedio israeliano continua anche sui materiali da costruzione e, il loro lavoro, è un contributo alla ricostruzione del territorio palestinese".

Un ragazzo con difficoltà di apprendimento brutalmente preso a calci: e gli viene stampato in fronte anche un insulto.

Storia di violenze si potrebbe dire “incrociate” che arriva dall’Oklahoma, negli Stati Uniti. Incrociata perchè i sicuri violentatori affermano di essere stati molestati da chi poi è diventato vittima della loro aggressione. Si tratta di un ragazzo con difficoltà cognitive che, secondo chi poi lo ha malmenato, si sarebbe permesso di fare loro delle avances. Per tutta risposta è stato picchiato, buttato a terra e gli è stato tatuato a fuoco sulla fronte “Rapest”, ovvero violentatore, anche se con un errore di ortografia.

Per ora, la loro versione dei fatti, quella dell’approccio sessuale, è stata ritenuta “senza alcuna prova” dalle forze dell’ordine.

Due donne e due uomini sono stati accusati di aver picchiato un uomo con difficoltà di apprendimento, di avergli tatuato la parola “RAPEST” sulla testa e di aver fulminato i suoi genitali con una pistola shock prima di picchiarlo fino a farlo svenire con una mazza da baseball. L’accusato ha raccontato alla polizia di aver attaccato Stetson Johnson, 18 anni, perchè aveva cercato di fare sesso con uno di loro. Ma gli investigatori non hanno trovato prove delle loro accuse. (…) Johnson ha raccontato di conoscere tutti e quattro, ma di non aver mai provato a disturbarli.

Ciò che è certo è che mentre Johnson veniva tenuto fermo da tre degli aggressori, gli è stato applicato del nastro di alluminio in testa e poi gli è stato tatuato, appunto, “violentatore” sulla fronte. Non solo, sul torace il ragazzo ora ha scritto a fuoco “mi piacciono i ragazzi”.

Poi hanno messo Johnson in macchina e l’hanno trasportato al Lago Eagle a Del City, dove è stato picchiato sulle braccia e in testa con una mazza da baseball, causando una ferita in testa da 18 punti di sutura. Johnson ha raccontato di essere rimasto senza coscienza per circa 2 ore quando si è svegliato e ha cercato aiuto.

I suoi aggressori sono ora in mano alla polizia, in attesa di sapere come si muoverà la giustizia.

fonte



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Un disegno di Milo Manara, forse il più grande disegnatore italiano, ha fatto arrabbiare i lettori del Misfatto. Scherzare coi fanti e lasciar stare i santi è una massima un po’ abusata, ma evidentemente ancora valida, visto che il disegno, pubblicato in prima pagina sull’inserto satirico del Fatto il primo maggio, ha scatenato una ridda di proteste, di cui oggi il quotidiano dà conto con la risposta della redazione:

Leggo ogni giorno il vostro quotidiano fin quasi dalla sua nascita ed approvo la linea editoriale: era davvero necessaria una voce come la vostra. Ma da cattolico non posso approvare il vignettone di in prima pagina del Misfatto. Capisco che la satira deve essere dissacrante, ma, lungi dall’e ssere un fondamentalista o un creazionista, mi sento offeso dal vedere quella figura rappresentata a quel modo. Voi, forse, non capite che cosa può significare per un cattolico vedere offesa una persona amata, ma da buoni democratici dovreste sapere che il rispetto della dignità altrui è un fondamento costitutivo della democrazia. Nonostante questo, continuerò a comprare e leggere ogni giorno il vostro quotidiano, nella speranza che sappiate essere più riflessivi nei confronti della sensibilità di chi Vi sostiene. Grazie e cordiali saluti. Antonio De Lorenzo, Messina

Sono una lettrice dal primo numero e mi identifico perfettamente nella linea del giornale. Ma sono anche credente e oggi partecipo con gioia alla beatificazione del mio Papa. Mi sento offesa dall’immagine nel Misfatto nuova conduzione. E mi dispiace il doppio perché è un bellissimo disegno del grande Manara che ammiro tanto e continuerò, non per questo, ad ammirare . Barbara Biciocchi

Desidero comunicarvi che sono rimasto profondamente addolorato per la raffigurazione di Giovanni Paolo II fatta nel numero del Misfatto. Manca il rispetto dei sentimenti dei Vostri lettori, che si inquadra tra i principi tutelati dalla nostra Costituzione, di cui, peraltro, il quotidiano si fa sostenitore . Emilio Rosso

Ed ecco la risposta pubblicata oggi da "Il Fatto Quotidiano":

Cari lettori, il nostro giornale ha, per pura coincidenza, un direttore e un vicedirettore che sono entrambi credenti. Peccatori, ma credenti. Non bigotti, ma credenti. Sapevamo bene che la tavola di Milo Manara sulla copertina del nostro inserto satirico avrebbe creato disagi anche forti in una parte dei nostri lettori. Disagio che rispettiamo. Eppure abbiamo deciso di pubblicarla ugualmente, per una serie di motivi: 1) La satira, da che mondo è mondo, se la prende con la politica, la religione, l’economia, il sesso e gli altri elementi fondamentali della vita dell’uomo. E lo fa, per sua natura, in modo urticante, corrosivo, controcorrente, eccessivo. Mai compiacente. Ma è satira, ribaltamento delle verità precostituite, provocazione, paradosso, anticonformismo, e come tale va accettata o rigettata in blocco. Mai edulcorata. 2) Quando abbiamo deciso di arricchire il Fatto con un inserto satirico, ci siamo impegnati con chi lo realizza a non censurarlo mai, riservandoci soltanto il diritto di ripulirlo da volgarità gratuite. Perché esistono anche volgarità motivate, fondate (quando ci vuole ci vuole). A nostro avviso però la tavola di un grande pittore come Manara non è né volgare né gratuita. Manara ha passato la vita a disegnare bellissime donne così come (per chi ci crede) sono state create. Il Paradiso lui lo immagina così, anche per i papi: un luogo dove l’amore è libero e dove le donne sono creature meravigliose. Sono i suoi personalissimi angeli (riconoscibili dalle ali). 3) La satira sulla religione, nella fattispecie sui papi, non è appannaggio degli anticlericali, né tantomeno degli anticristiani. Dante Alighieri, cristiano doc, cacciò all’inferno ben due papi: Celestino V, un uomo santo che però “fece il gran rifiuto”, e Bonifacio VIII, molto meno santo, che era addirittura ancora vivo e regnante, ma Dante trovò il modo di farne annunciare l’i mminente arrivo agli inferi. Se papa Giovanni Paolo II fu sicuramente un sant’uomo, è legittimo e doveroso rammentare, proprio nel momento della beatificazione, le scelte politiche e “t e m p o ra l i ” controverse e anche sbagliate della Chiesa durante il suo lungo pontificato: la gestione opaca dello Ior, il salvataggio del suo amico Marcinkus, la visita a Pinochet, la mano dura contro i dissenzienti (Kung, teologi della liberazione), la scarsa attenzione al dramma dell’Aids e allo strumento per prevenirlo (il profilattico) e così via. 4) Non bisogna confondere l’inserto satirico di un giornale con il giornale vero e proprio: il Fatto ha dibattuto ampiamente sulla beatificazione di papa Wojtyla, per esempio con un corposo forum fra l’ateo Flores d’Arcais e il credente Marco Politi (e oggi con le opinioni di Massimo Fini e ancora di Politi). E abbiamo mantenuto un atteggiamento sempre rispettoso, anche quando la critica ci pareva doverosa, nei confronti della Chiesa e soprattutto della religione. 5) La censura, per un giornale come Il Fatto che ha scelto come linea politica la Costituzione, è quanto di più odioso si possa immaginare. Anche quando la satira ci spiazza, ci disturba, ci rovina la digestione, non ci pare corretto né giusto censurarla. Altrimenti ci mettiamo sullo stesso piano di quei fondamentalisti islamici che lanciarono la fatwa contro un vignettista, reo di aver satireggiato il profeta Maometto. Cari lettori, ci auguriamo di avervi, se non convinti, almeno illuminati sulle ragioni delle nostre scelte, magari opinabili ma sempre assunte in piena trasparenza e buona fede.

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1320221 199x300 «Più cibo a chi seppellisce i cadaveri», la vita nei lager della Corea del NordLe immagini dal satellite diffuse da Amnesty International rivelano campi in continua espansione. Ma le autorità nordcoreane continuano a negare

«In una stanza di 50 metri quadrati dormono dai 30 ai 40 prigionieri politici. Si dorme su un’asse di legno con sopra una coperta. La giornata inizia alle 4 di mattina col primo turno, chiamato “il turno prima del cibo”, fino alle 7. La colazione è dalle 7 alle 8 ma ogni pasto è fatto di soli 200 grammi di zuppa di cereali preparata sommariamente. Il turno di mattina va dalle 8 alle 12, il pranzo è alle 13. Poi si lavora di nuovo fino alle 20, la cena è dalle 20 alle 21. Seguono due ore di educazione ideologica. Se non s’imparano a memoria i dieci codici dell’etica non si può andare a dormire. Il programma del giorno è questo». Non è un balzo indietro nel tempo, né una testimonianza raccolta anni fa nel periodo tristemente famoso della Shoa e dei campi di concentramento. In un mondo occidentale che trova diritti da difendere con le armi solo nei Paesi in cui ha degli interessi economici o politici, per le notizie su uno Stato come la Corea del Nord non c’è poi tanto posto. Anche se oggi, nel 2011, si possono ancora raccogliere testimonianze come quella di Jeong Kyoungil, arrestato nel 1999 e detenuto nel campo per prigionieri politici di Yodok fino al 2003.
«Quella scarna scodella di 200 grammi di zuppa di cereali – ha spiegato ancora Jeong agli operatori di Amnesty International che l’hanno intervistato nell’aprile 2011 a Seoul  - viene servita solo se si finisce il compito assegnato giornalmente. Altrimenti niente. Il compito consiste nel falciare le erbacce nei campi. A ogni detenuto vengono assegnati 1157 metri quadrati di terreno e solo quelli che terminano il lavoro ricevono il cibo. Chi ha fatto metà del lavoro, riceve metà pasto». La storia continua, agghiacciante. «Vedere prigionieri che muoiono succede frequentemente, direi ogni giorno. A essere sincero, a differenza di una società normale, è un fatto che provoca piacere anziché tristezza, perché chi trasporta una salma e la seppellisce riceve un’altra scodella di cibo. Io mi occupavo delle sepolture. Quando un responsabile del campo mi chiamava, radunavo un po’ di persone e seppellivamo i cadaveri. Dopo aver ricevuto cibo extra, ci sentivamo contenti invece che tristi».
Fu scioccante, e per molti uomini del nostro Governo addirittura "pura fantascienza", la collocazione dell'Italia già dal 2009 nell'elenco dei paesi dove la libertà di stampa è considerata "partially-free" (parzialmente libera). Stesso scenario si ripropose nel 2010, dove l'Italia fece capolino al 72° posto nella classifica mondiale, condividendo la posizione con paesi come India, Benin e Hong Kong. Nel 2011 l'Italia raggiunge un altro livello di prestigio,retrocedendo addirittura al 75° posto insieme alla Namibia, ad una sola lunghezza di distanza dalla Bulgaria (la classifica). Ma che succede al nostro paese? Secondo gli analisti dell'istituto di ricerca che hanno realizzato anche un dossier proprio sul Belpaese (scarica il report), il problema italiano, unico nel suo genere, continua ad essere la concentrazione mediatica e l'influenza politica;


Quella che vedete in foto è Orsola De Cristofaro, (La foto è stata scattata durante una manifestazione contro una legge del governo Berlusconi.)

Quella stessa donna ha firmato poi un appello dell’ANM contro Berlusconi. Ora, questa donna, dovrà giudicare proprio Berlusconi. E’ una delle tre  donne magistrato del caso Ruby.

Questa non è una foto qualsiasi, ma è stata scattata durante una delle tante manifestazioni dei magistrati contro il governo di centrodestra e contro Silvio Berlusconi.

Il giudice si è appesa al collo un cartello in difesa della Costituzione, che evidentemente riteneva minacciata dal governo Berlusconi.

Inoltre, il suo nome compare tra i firmatari dell’appello lanciato dall’Associazione Nazionale Magistrati contro il ddl Pecorella del governo Berlusconi.

Ora dovrà giudicare proprio Silvio Berlusconi, proprio quell’uomo contro il quale ha manifestato più volte. Vi sembra normale?



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mercoledì 4 maggio 2011

Parmalat
È definitiva la condanna per aggiotaggio nei confronti dell'ex patron della Parmalat, Callisto Tanzi: lo ha deciso la Cassazione che ha ricalcolato, un po' al ribasso, l'iniziale condanna di secondo grado a 10 anni di reclusione per portarla ad 8 anni ed 1 mese a seguito della prescrizione di alcuni episodi di false informazioni al mercato. Sono stati dichiarati prescritti, per Tanzi, i reati fino al 18 giugno 2003.

I giudici della Quinta sezione penale hanno inoltre ricalcolato, al ribasso, sempre a causa della prescrizione, la condanna per il consigliere indipendente di Parmalat, Luciano Silingardi: aveva avuto 3 anni in appello, ora esce con 1 anno, 2 mesi e 15 giorni di reclusione con sospensione condizionale della pena. Per lui la prescrizione è stata dichiarata fino all'episodio dell'8 dicembre 2003. È stata, inoltre, annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Milano, la condanna a 2 anni e 6 mesi per Giovanni Bonici, ex presidente di Parmalat Venezuela.

I supremi giudici hanno poi respinto il ricorso di Bank of America e del funzionario dell'istituto di credito statunitense, Luca Sala che, comunque, era stato già prosciolto. La Quinta sezione penale, infine, ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle 17 parti civili contro il proscioglimento dei consiglieri indipendenti, Paolo Sciumè ed Enrico Barachini.

Con questo verdetto esce, sostanzialmente confermata - perlopiù eccetto le dichiarazioni di prescrizione - la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Milano il 26 maggio 2010 con il quale era stato riconosciuto il diritto dei 32mila piccoli risparmiatori truffati dal crac del gruppo Parmalat a ricevere 100 milioni di euro, titolo di provvisionale, come risarcimento del danno. Questa provvisionale era stata negata in primo grado. Nel corso dei processi di primo e secondo grado i risparmiatori erano riusciti ad ottenere circa 90-95 milioni di euro concludendo accordi di transazione con Bank of America. Complessivamente il crac è stato pari a circa mille milioni di euro. 



fonte: L'Unità





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Gli italiani consumano oggi la medesima quantità di pesce del 1999 ma poiché nel frattempo il pescato nei nostri mari è molto diminuito, l’Italia ha dovuto continuamente aumentare le proprie importazioni (attualmente i 2/3 del pesce consumato sulle nostre tavole è importato). E il calo del pescato riguarda tutto il Mediterraneo, perché una recente ricerca della “New Economics Foundation”  (NEF) ha studiato 46 stock ittici del mare nostrum ed ha scoperto che oltre la metà di essi (il 54%) viene sfruttato in modo eccessivo dall’attività peschereccia.

In base a questo studio, il “Fish Dependence Day” (ossia il giorno in cui, statisticamente e teoricamente, finisce l’autosufficienza alimentare di pesce) anticipa di anno in anno: noi italiani, nel 2011, abbiamo dato fondo alle nostre scorte il 30 aprile scorso e da allora dobbiamo calcolare di mettere in tavola solo pesce importato. Ciò non significa che  d’ora in poi non troveremo più pesce italiano sui banchi dei mercati, ma il calcolo statistico permette di misurare quanto il patrimonio ittico sia a rischio.

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