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sabato 2 aprile 2011
Impianti abbandonati, alberghi in rovina, Skilift fantasma. Dal Piemonte alla Carnia le Alpi sono costellate di relitti del turismo. Che hanno dilapidato fiumi di denaro pubblico


Tralicci che spuntano come scheletri dalla nebbia delle valli, alberghi abbandonati come colossi di ghiaccio, seggiovie fantasma sospese nel nulla. Eccolo, l'abominevole spreco delle nevi: un monumento alla memoria di Olimpiadi affrettate, sovvenzioni sperperate e investimenti gettati via in discesa libera. Tutto l'arco alpino ne è pieno: un cimitero di occasioni buttate o di opere sacrificate in nome di un turismo di massa sempre meno rispettoso della montagna. Il fronte nord dell'Italia che sperpera e non sa coniugare vacanze e ambiente, nemmeno quassù dove la bellezza nasce tutta dalla natura e richiede solo di essere rispettata: montagne sfregiate da condomini mostruosi e inutili colate di cemento servite per eventi show e subito dimenticate. L'ultimo censimento di questo paradiso ferito conta 186 impianti chiusi su 350 esistenti in Italia, 4 mila tralicci abbandonati, 600 mila metri di fune d'acciaio che oscillano nel vuoto senza vedere più sciatori.


Il film dell'abbandono va in onda in Piemonte, sull'Alpe Bianca nelle Valli di Lanzo. Una desolazione che si tocca con mano, dentro i sei piani di una scatola di cemento lunga un centinaio di metri, divorata dal vandalismo. Un condominio faraonico iniziato negli anni Ottanta e mai completato, fra vetri rotti, bagni divelti, porte abbattute e attrezzature accatastate in cantina, accanto gli skilift immobili dal '92. Morte di una stazione sciistica, che si voleva fonte di facile guadagno con una speculazione selvaggia. Una tomba in ferro e cemento per "problemi finanziari dovuti agli alloggi invenduti, mancanza di neve e dimensioni ridotte della stazione non avrebbero consentito di avere lo sviluppo previsto", spiegano gli esperti. Il simbolo di questa spoon river della vette, alimentata da una valanga di investimenti negli anni del boom, dal 1960 in poi. La Cipra, la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, e Mountain Wilderness hanno censito gli impianti dismessi nel Nord. Fabio Balocco, Francesco Pastorelli e Alessandro Dutto descrivono i fantasmi della montagna: ne sono stati finora trovati 40 in Piemonte, 39 in Valle d'Aosta, 20 Lombardia, 30 sull'Appennino fra Emilia e Liguria, 35 in Veneto, 25 in Friuli, fra funivie, skilift, ovovie, bidonvie, telecabine, tapis roulant...


I mostri piemontesi. Alla stazione di partenza i muri sono crivellati, mentre lo scheletro di ferro della cabinovia è ancora infisso nel soffitto; fuori una vecchia poltrona sfondata, un water e un lavandino rotti. Questo il biglietto da visita di Pian Gelassa, alta Val di Susa in Piemonte. Un centro turistico mai decollato su un'area di oltre un milione di metri quadrati. Nato nel '64, in cinque anni vennero costruiti un albergo, un ristorante, una cabinovia e tre skilift. E quattro condomini. Un investimento disastroso, travolto dai debiti e dalle valanghe che hanno spazzato via gli impianti: agli inizi degli anni Settanta era già un cimitero nella neve. Ma tralicci, stazioni degli impianti e tantissimo cemento sono ancora lì, in quell'area protetta. "Spesso è più conveniente per un proprietario aprire una nuova stazione, piuttosto che mettere a norma quella vecchia, come a Col del Lys, nella Valle del Viù", precisa Pastorelli. Quattro skilift, alcuni con le funi ancora appese e i sostegni di quattro colori diversi, a pois con il rosso del ferro ossidato della ruggine. L'ecomostro che batte tutti è però in provincia di Cuneo, 1.200 metri di altezza, a Saint Gréé di Viola. Negli anni Settanta si chiamava Sangrato, poi Porta della Neve, ma ha portato solo trent'anni di fallimenti. Hanno costruito un centro polifunzionale con dentro un'enormità di appartamenti e pure un cinema. Poi in un improbabile rilancio, ha inghiottito una slavina di soldi pubblici appesi a una nuova seggiovia finita nel 2006 (aperta in questa stagione solo sabato e domenica). Mentre la pista di pattinaggio, ai piedi di uno squarcio nel bosco per una pista senza sciatori, ha ancora gli altoparlanti sui pali d'acciaio, fatti vibrare dal vento. Un abbandono che segna anche Breuil-Cervinia in Valle d'Aosta: appartamenti chiusi, skilift fermi da ormai troppo tempo.


Fonte: Espresso





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