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sabato 24 settembre 2011
Il Giornale OnlineAncora una volta, i nostri nonni avevano ragione: una mela (o una pera) al giorno toglie il medico di torno. Se non altro, aiuta a visitare meno frequentemente il proprio cardiologo di fiducia. In un recente studio pubblicato sulla rivista Stroke: Journal of the American Heart Association, un gruppo di ricercatori olandesi ha scoperto che frutta e verdura a polpa bianca contribuiscono a diminuire le possibilità di avere un attacco di cuore.
Studi precedenti avevano già stabilito che consumare frutta e verdura fosse d'aiuto per il cuore, ma la ricerca degli scienziati olandesi voleva esaminare la relazione tra il colore della polpa e la diminuzione del rischio di infarti.

Il gruppo di test era composto da 20.069 adulti dell'età media i 41 anni, e che non presentavano disturbi cardiovascolari. Nell'arco di 10 anni, i soggetti sono stati seguiti nelle loro abitudini alimentari, allo scopo di formulare una statistica sulla relazione tra consumo di frutta e verdura e problemi di cuore. Il cibo è stato classificato in quattro gruppi in base al colore: verde (cavolo, lattuga, verdure a foglie scure), arancione/giallo (agrumi e carote), rosso/viole (verdure rosse) e bianco (principalmente mele e pere).

Il Giornale OnlineUno dei capisaldi della fisica moderna è che nessuna particella dotata di massa può superare la velocità della luce, un limite invalicabile intuito da Einstein e che ha rappresentato la base per la nostra comprensione dei fenomeni cosmici. E' tuttavia sorto un problema: una stranissima particella subatomica, un neutrino, sembrerebbe aver superato la velocità della luce. E' successo al CERN durante un esperimento chiamato Cern Neutrino sto Gran Sasso, e ha lasciato atterriti gli scienziati che cronometravano la velocità del neutrino superluminale.

"La sensazione che la maggior parte della gente ha è che non può essere corretto, non può essere reale" spiega James Gillies, portavoce dell' European Organization for Nuclear Research. Secondo Gillies, le letture degli strumenti erano così sorprendenti che i ricercatori hanno richiesto conferme e verifiche indipendenti prima di dare l'annuncio della scoperta. "Stanno invitando il mondo della fisica a guardare a ciò che hanno fatto e passarlo al setaccio, e magari che qualcun altro ripeta l'esperimento in qualche parte del mondo" afferma Gillies. "E' uno shock" dice Stephen Parke del Fermilab, uno dei primi a rispondere alla chiamata del CERN per la verifica dei dati. "Causerà dei seri problemi, non c'è dubbio su questo, sempre che sia vero". Il team di Parke aveva ottenuto nel 2007 una misurazione di velocità superluminale da parte di un neutrino, ma il margine di errore decisamente ampio non consentì di considerare affidabile il dato.

La madre Patrizia Moretti: "Rispetteremo sempre le divise degli agenti, ma monsignor Rabitti ci negò l'aiuto nel momento in cui cercavamo la verità. E questo non riusciremo mai a dimenticarlo"

Gli Aldrovandi non parteciperanno alla festa nazionale della polizia prevista il 29 settembre a Ferrara nella ricorrenza del patrono San Michele Arcangelo. La notizia è stata rilanciata dalle agenzie, ma la decisione presa da Patrizia Moretti risale a oltre un mese fa. E i motivi sono ancora più remoti.

Già il 12 agosto la madre di Federico Aldrovandi scriveva sul suo blog che “noi continueremo a nutrire profondo rispetto per quella divisa oltraggiata da quei quattro condannati e da tutti coloro che l’hanno usata per difenderli tentano invano di nasconderli alle loro responsabilità . Noi pregheremo anche San Michele Arcangelo, ma lo faremo il 25, quattro giorni prima, durante la messa in memoria di nostro figlio che non c’e più”.



Dopo aver salvato dal carcere Marco Milanese, la Lega annuncia che terrà fede alla volontà della maggioranza e che anche Saverio Romano non sarà sfiduciato. Lo ha detto Roberto Maroni. “E’ una mozione di sfiducia presentata dall’opposizione – ha detto Maroni a proposito del voto in calendario per mercoledì – ne sono state presentate in passato, sono sempre state respinte, non vedo francamente perché non si debba fare la stessa cosa”. Eppure Maroni ha nuovamente elogiato i risultati ottenuti nella lotta contro la mafia. “E’ la nostra iniziativa più importante”, ha detto. Dimenticando che la sfiducia a Romano è dovuta alle accuse di associazione esterna di stampo mafioso che hanno coinvolto il ministro delle politiche agricole su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio.
Il titolare del Viminale si allinea dunque alla volontà di Umberto Bossi. Nonostante la base del Carroccio ormai da mesi abbia invitato in ogni modo Maroni a spingere per staccare la spina al governo Berlusconi e lo indichi come successore naturale del Capo, il ministro non accoglie l’invito e torna nei ranghi. Confermando nuova fedeltà a Bossi. “La Lega è un movimento che ha un leader e una linea politica, tutto il resto sono sciocchezze: lo abbiamo dimostrato e continueremo a dimostrarlo, perchè questa è la differenza tra la Lega e gli altri partiti”, ha detto Maroni. ”La Lega è sempre compatta, questa è la nostra forza leggo ancora oggi sui giornali stravaganti ricostruzioni, pettegolezzi, analisi dentro la Lega: sono tutte cose inventate”.


Maroni ha ammesso che nel movimento “certo si discute e si esprimono anche opinioni diverse nel dibattito, ma poi si arriva alla sintesi e alle decisioni che tutti seguono”. Una fotografia della situazione all’interno della Lega, che induce il ministro a smentire anche malumori della base. “Io la base la conosco bene: se voi andate a prendere un blog scritto da non si sa chi che dice male del ministro Maroni, bene, ma in questi ultimi vent’anni tanta gente ha scritto male o bene di me, dunque mi lascia del tutto indifferente. La cosa importante è che ci sia una guida, un progetto politico e una strategia che noi seguiamo, questa è la Lega”. Purtroppo però i blog e i forum ufficiale del Carroccio sono chiusi da mesi per i troppi messaggi critici della base.



Per quanto riguarda i risultati dell’esecutivo, invece, Maroni ha ricordato i successi raggiunti nella lotta alla criminalità organizzata. “E’ l’iniziativa più importante” del governo, ha detto. Il ministro ha ricordato che il giro d’affari della mafia in Italia è “pari a 200 miliardi di euro l’anno” e avvertito che “in un momento di crisi economica come quello attuale è ancora più importante prestare attenzione” alle infiltrazioni mafiose, “perché la struttura economica del Paese è più debole”. Inoltre, ha sostenuto che, nel contrasto alla criminalità organizzata, le “forze di polizia italiane sono portate come best practices nel mondo, anche dall’Fbi e dalla Cia”. Infine, ha tenuto a sottolineare che la “grande alleanza tra tutte le istituzioni, forze dell’ordine, Governo, magistratura, Parlamento e istituzioni locali, è il primo presupposto per vincere la lotta alla criminalità organizzata”. Ma è proprio per l’accusa di associazione esterna di stampo mafioso che il ministro Saverio Romano dovrebbe dimettersi, secondo l’opposizione. A luglio il gip ha chiesto l’imputazione coatta di Romano e la Procura di Palermo ne ha chiesto il rinvio a giudizio. Secondo gli inquirenti  ”nella sua veste di esponente politico di spicco avrebbe consapevolmente e fattivamente contribuito al sostegno ed al rafforzamento dell’associazione mafiosa”. Montecitorio si prepara a salvarlo. Lega compresa.


Ma si vede che nel Palazzo il ministro Romano è stimato dalla Casta. Il governo, infatti, ad agosto ha graziato il comune di Belmonte Mezzagno, guidato dallo zio del ministro Romano, Saverio Barrale, dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose il Comune in provincia di Palermo. Stessa sorte toccherà dunque al titolare delle politiche agricole mercoledì prossimo. Anche se il ministro non appare così sicuro, tanto che ieri si è spinto a minacciare la maggioranza con un messaggio fin troppo chiaro: “Sono il leader di un partito politico che sostiene il governo; con numeri diversi cambierebbe la maggioranza”. Insomma: se cado io cade tutto.


fonte





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Dunque: Domenico Scilipoti domani sarà a Genova a fare da testimonial al ‘convegno straordinario’ del nuovo Msi.
Il nuovo Msi è il partito di Gaetano Saya: sì, il nazistoide delirium che ti vende per un’ottantina di euro il kit con uniforme grigia e similsvastica.
No, dico: va bene, è normale?
E’ normale che in Italia un parlamentare della maggioranza – pubblicamente elogiato e stimato da Berlusconi – sia pappa e ciccia con i seguaci del Fuhrer?
venerdì 23 settembre 2011

Il sito "Lista Outing" come promesso, ha pubblicato la prima lista di politici che - secondo loro - sono omosessuali, pur militando in formazioni politiche ostili al mondo degli omosessuali; sono accusati inoltre di aver votato contro la legge sull'omofobia che avrebbe tutelato i gay dalle discriminazioni: una legge che in occidente, è assente solo in Italia.

Ecco i nomi pubblicati da listaouting:



1.    FERDINANDO ADORNATO
2.   MARIO BACCINI
3.   PAOLO BONAIUTI
4.   ROBERTO CALDEROLI
5.   MASSIMO CORSARO
6.   ROBERTO FORMIGONI
7.   MAURIZIO GASPARRI
8.   GIANNI LETTA
9.   MARCO MILANESE
10.  LUCA VOLONTE’


Numerose le associazioni che hanno preso le distanze da questo comportamento: tra cui Arci Gay. E' assolutamente vero che ognuno ha diritto alla propria privacy, ma ci chiediamo se questo valga anche per politici che più volte si sono resi protagonisti di "dichiarazioni forti" e insulti verso gli omosessuali, come il ministro leghista finito nella lista,



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Infografica interattiva di Reuters basata su dati della BIS (Bank of International Settlements, il salotto buono e sovranazionale dove grandi banche e banche centrali regolano i loro affari) ne esce fuori un prezioso armamentario per studiare gli scenari che ci pone davavnti la crisi del debito europeo.
L’Esposizione delle banche ai paesi ad alto debito/deficit, dati divisi per nazione:


Esposizione alla Grecia (per nazioni):
Greece%20exp Tutti i Grafici Possibili e Aggiornati per Capire la Crisi del Debito Europeo

Esposizione all’Irlanda (per nazioni):
Ireland%20exp Tutti i Grafici Possibili e Aggiornati per Capire la Crisi del Debito Europeo


Il compagno gay non può stare da solo con i figli di suo marito. E’ questa l’ordinanza restrittiva shock emessa dal Tribunale di Houston, nel Texas, che sta provocando molte polemiche. La coppia omosessuale ha già deciso che presenterà appello contro la decisione della magistratura locale, che non riconosce i diritti dei gay a differenza di altri Stati americani. Nel Texas solo fino a pochi anni era in vigore una legge che rendeva penalmente perseguibile la sodomia.

In Francia il Market Android offre la possibilità ad una madre di sapere se la sua prole ha tendenze omosessuali, alla modica cifra di 1,99 euro. Per ora l’applicazione funziona solo per i maschi. Il mercato francese è evidemente bramoso di eccentrici contenuti interattivi, vista la distribuzione della discussa applicazione “ebreo non ebreo” che consentiva di accedere a uno schedario di oltre 3.500 personalità ebree su iPhone. Applicazione ritirata perché considerata xenofoba.

IL TEST
Si tratta di venti domande per verificare che qualcuno, in questo caso identificato con il proprio figlio abbia, sessualmente, “tutto in regola”. Dopo questo test si potrà finalmente avere la risposta che dovrebbe mettere in apprensione, secondo la mentalità dell’ideatore dell’app, ogni genitore. L’applicazione, disponibile da fine luglio, esamina l’aspetto e il gusto dei propri figli alternando domande di caratteri psicologico.

1. Gli piace vestirsi bene, fa molta attenzione ai suoi abiti e alle marche?
2. Ama il calcio?
3. Prima della nascita, volevi che quel bambino fosse una ragazza?
“In un mondo in cui c’è un uomo ricco e potente cui si rivolgono donne che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo è il segno che la società occidentale funziona”. Parola di Giuseppe Cruciani, giornalista e conduttore radiofonico, intervenuto nel corso della trasmissione mattutina di Raitre Agorà, condotta da Andrea Vianello. Nel corso del talk show in cui si dibatteva dell’argomento “Berlusconi: la morale divide il Paese” Cruciani ha difeso la pratica della vendita del proprio corpo: “E’ così! E’ così! Nella società occidentale, negli Stati Uniti, in America, in Francia, in Italia esiste – continua – una minoranza di uomini e donne che si rivolgono all’uomo potente, all’uomo che governa il mondo dello spettacolo, della politica, o dell’industria per ottenere qualche cosa. Quello è il segnale che la civiltà occidentale funziona, che esiste la libertà. Un’altra società sarebbe una società talebana.  Vendere il proprio corpo è il segnale che esiste la libertà”.








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"La FIAT PUNTO è una macchina davvero eccezionale, con una tenuta di strada e degli standard di sicurezza al top della tecnologia; ai crash test si è dimostrata tra le auto più sicure del mercato, l'impianto frenante è degno della Formula Uno e la velocità di punta è di circa 250 Km/h. Il motore inoltre è realizzato con le migliori tecnologie, che permettono ai componenti di durare ed evitare i guasti per almeno 1.000.000 di Km, e di ridurre al minimo i consumi di carburante: con un solo litro di benzina, la Punto percorre circa 60km. Il confort interno è ai massimi livelli: le poltroncine sono comodissime e realizzate con materiali di pregio, la plancia è super-confortevole, l'aria condizionata ha dei filtri che depurano l'aria, rendendola pari a quella di alta montagna, l'abitacolo è insonorizzato e l'impianto stereo è quanto di meglio offre il mercato. E' una macchina invidiata da tutte le case produttrici mondiali, che non ne riescono ad eguagliare le caratteristiche e la qualità, mantenendo il prezzo sulla cifra di 10-12.000 Euro; un auto simile, all'estero costa 50.000 euro, e possiamo affermare con certezza che la FIAT PUNTO costituisce una eccellenza italiana nel mondo"

Secondo te questa descrizione della Fiat Punto è realistica? Fedele alla realtà? Anche nel caso che tu non conosca a fondo quel quel modello di auto, sarai sicuramente in grado di giudicare... 

Cosa penseresti di una persona che, alla richiesta (seria) di descrivergli tale vettura, ne traccia questa descrizione? Io penserei che sta scherzando, oppure che ha dei seri problemi...




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Molti addetti ai lavori ritengono che lottare contro la libera circolazione dell'informazione in Internet e' come cercare di mettere cancelli ad un campo. E' quanto cercano di fare le autorita' cinesi, dopo che hanno visto come cresce la popolarita' della Rete e, in modo particolare, dei microblog (servizi di piccoli messaggi), trasformando completamente i modi in cui i cinesi si informano e comunicano. Pechino li vuole e li prende in considerazione per mantenere il controllo che ha su cio' che i propri cittadini possono leggere, vedere e ascoltare rispetto a quando esistevano solo i tradizionali mezzi di comunicazione; perché, nonostante impieghino migliaia di persone per bloccare le pagine web, pubblicare messaggi di posta chiaramente filogovernativi e postare opinioni sui forum, i censori vanno a rimorchio di cio' che circola in Rete. Quando si mettono all'opera, le informazioni sotto forma di commenti, immagini o video, hanno gia' raggiunto molte persone.
Il Partito Comunista Cinese (PCC), temendo l'effetto della diffusione libera delle informazioni sul proprio monopolio di potere, e preoccupato per il ruolo che le reti di microblog e sociali hanno svolto nelle rivolte nei Paesi arabi, ha deciso di dare una svolta al sistema. L'agenzia stampa ufficiale Xinhua ha pubblicato ieri un articolo in cui chiede alle compagnie di Internet, agli organismi di controllo e alla polizia, un maggiore impegno per pulire i vari web dal “cancro” delle dicerie. “Internet e' un importante canale di informazione sociale, di civilizzazione e progresso. Le dicerie danneggiano la Rete e sono un pericoloso cancro”. “Inventare dicerie e' una malattia sociale di per se', e la loro diffusione in Internet rappresenta una grande minaccia sociale. Per alimentare un Internet sano dobbiamo intervenire nel terreno in cui crescono le dicerie”..Il comunicato della Xinhua non e' una direttiva, ma la sua pubblicazione e altri recenti segnali fanno presagire un indurimento della censura. Liu Qi, segretario del PCC nel Comune di Pechino, la settimana scorsa, durante una visita all'Internet provider Sina, ha esortato le imprese del settore perche' rafforzino i controlli e “blocchino la diffusione di informazioni false e dannose”.
La Cina, che con 485 milioni di utenti ha il maggior numero di internauti al mondo, esercita una stretta supervisione della Rete, da cui elimina i contenuti che ritiene siano pericolosi. Ma la rapida crescita e l'accresciuta importanza dei microblog, fanno preoccupare i dirigenti di questo Paese, che sostengono che gli stessi siano utilizzati per diffondere speculazioni e seminare panico e sfiducia verso il Governo. Alla fine dello scorso giugno c'erano 195 milioni di utenti di microblog in Cina, la maggior parte in Weibo, il servizio di Sina, che questo mese ha fatto sapere di aver superato i 200 milioni di iscritti.
Il cuore del problema e' la caduta di fiducia che molti cinesi, soprattutto giovani, ha nei mezzi di comunicazioni ufficiali, al punto che ritengono piu' credibile cio' che si legge nei microblog, anche se la fonte e' sconosciuta, rispetto a cio' che dice il Governo.
I blogger cinesi hanno dimostrato chiaramente la propria potenza nell'ambito dei vari scandali succedutesi negli scorsi mesi, particolarmente nell'incidente di un treno ad alta velocita' a luglio, in cui morirono 40 persone. Gli internauti hanno accusato le autorita' di cercare di nascondere i fatti e, arrabbiati, hanno inondato la Rete con messaggi in cui criticavano la gestione di quell'incidente. A dimostrazione del significato di cio' che era accaduto e del malcontento che ne era seguito, il primo ministro Wen Jiabao, alcuni giorni dopo si e' presentato sul luogo dell'incidente per dimostrare la propria solidarieta' con le vittime, mentre Pechino e' stata costretta a ridisegnare il piano di sviluppo dell'alta velocita'. La reazione degli internauti ha quindi fatto modificare le politiche del Governo.
I dirigenti cinesi chiedono provvedimenti per limitare la crescita dei blog, ma temono che cio' possa produrre una massiccia protesta nella Rete. Per il momento, quindi, stanno facendo pressioni sui provider. La settimana scorsa Sina ha inviato un messaggio ai suoi 200 milioni di utenti, in cui smentiva due notizie pubblicati da due suoi abbonati. Una diceva che la Croce Rossa cinese aveva ricavato benefici economici dalla donazione di sangue, l'altra che all'assassino di una giovane persona non era stata comminata nessuna pena grazie alle conoscenze politiche della sua famiglia. Il provider ha dato anche notizia di aver sospeso per un mese l'account degli utenti che avevano diffuso queste false notizie.
Gli internauti hanno il timore che l'indurimento della censura si rivolga non solo alle “false dicerie” e ad alcune informazioni che non piacciono al Governo, come scandali legati alla corruzione, veri o falsi che siano. Alcuni utenti di Weibo riassumono questa preoccupazione in poche parole: “se si tratta di mettere il silenziatore ad alcune dicerie, diamo il benvenuto ai provvedimenti, ma temiamo che questi provvedimenti non si limitino a questo. La Costituzione garantisce la liberta' di espressione, ma la realta' e' che questa liberta' d'espressione non c'e'. Si prega di contestare questa diceria”.

Fonte: Aduc
articolo di José Reinoso, da El Pais






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L'oncologo Umberto Veronesi, incaricato dal governo italiano di presiedere l'Agenzia per il Nucleare, ha rassegnato le proprie, irrevocabili dimissioni. «Un organismo nato asfittico che non ha mai preso forma», ha scritto l'oncologo in una stringata lettera inviata all'esecutivo Berlusconi, sostenendo: «Avevo accettato solo perché confidavo in un progetto italiano di grande respiro. Così non me la sento. Non voglio certo occuparmi, nella migliore delle ipotesi, solo di scorie». Infine si è augurato che «il Paese possa rimanere almeno nei programmi di partecipazione alla sicurezza
nucleare».
IL MANCATO RITORNO ALL'ATOMO. Veronesi era stato chiamato in prima battuta per gestire il ritorno italiano all'atomo e poi, dopo la svolta antinucleare sancita con il referendum di giugno, gli è stato riconfermato l'incarico per svolgere missioni parallele non meno importanti e impegnative: accellerare la dismissione delle nostre vecchie centrali, realizzare un deposito nazionale italiano delle scorie e soprattutto promuovere e coordinare la ricerca italiana verso il nucleare del futuro. Ma Veronesi ha detto no. Per un motivo che, dopo mesi di attesa, da formale è diventato sostanziale: a quasi un anno dalla sua nomina, il governo non ha ancora formalizzato il decreto di nomina, né ha trovato una sede.

Sei voti. Abbastanza per sciogliere la paura di finire in carcere. Ma non per cancellare l'amarezza. Dopo il verdetto della Camera che nega l'autorizzazione al suo arresto, Marco Milanese ha tirato un grosso sospiro di sollievo e accennato qualche sorriso. Poi, lo sfogo.
Ha confidato ai colleghi il «disgusto» per l'assenza in Aula di Giulio Tremonti, di cui era il fidato braccio destro («Non lo critico, era all'estero», ha poi corretto). Poi in un'intervista a Porta a Porta ha attaccato chi «nell'opposizione», voleva «rendere politica» la sua vicenda: «Non è corretto».
COSENTINO: «MARCO AVEVA LA MANO GELIDA». Milanese è apparso molto teso a chi verso le 9.30 lo ha incontrato a Montecitorio. Prima dell'inizio della seduta che lo riguardava ha chiacchierato con alcuni dei colleghi e stretto la mano di Gianfranco Fini stemperando la tensione con qualche battuta («Sono loro i più cattivi», rivolto a un leghista). Poi in Aula, ad attendere il verdetto, seduto nel suo scranno. «Aveva la mano gelida», ha raccontato Nicola Cosentino.
Milanese ha scelto di non parlare in sua difesa prima del voto, come invece aveva fatto Alfonso Papa. E la scelta si è dimostrata azzeccata: i 312 no (contro 306 sì) all'arresto hanno bloccato la custodia cautelare in carcere.
«DISGUSTATO» PER L'ASSENZA DI TREMONTI. Per l'inattesa assenza in Aula del ministro dell'Economia Tremonti Milanese si è sfogato con alcuni colleghi, cui si dice «disgustato», e anche con Silvio Berlusconi, che lo ha ricevuto subito dopo il voto. E quando il premier ha criticato con durezza l'assenza di Tremonti, Milanese ha detto di pensare del ministro «molto peggio» di lui.
Ma qualche ora dopo, nell'intervista che a Porta a porta, il giudizio del deputato del Pdl è stato di tutt'altro segno: «Non ho alcuna critica da muovere a Tremonti. Era all'estero, come Frattini, per rappresentare l'Italia. Io con il ministro Tremonti mi do del lei da sempre e non c'è alcun rapporto strano, finanziario, economico o opaco».
«L'INCHIESTA SU DI ME, UNA BEGA DI PAESE». Nel salotto di Vespa Milanese ha ribadito la sua verità e ribattuto alle accuse: «L'inchiesta che mi riguarda è una bega di paese diventata una cosa nazionale. Non ho mai avuto le mani libere sulle nomine. Mi sono solo limitato a vagliare quelle che venivano dal mondo politico», ha assicurato Milanese.
E sull'affitto della casa in via Campo Marzio, ha spiegato che Tremonti lo pagava «in contanti, perché era sua abitudine riscuotere lo stipendio a sua volta in contanti».
«UN VOTO POLITICO COME QUELLO SU PAPA». Quanto al voto della Camera sull'autorizzazione all'arresto, il deputato del Pdl si è detto sicuro che ognuno dei colleghi si sia espresso «secondo coscienza». Ma poi ha attaccato: «Qualcuno nell'opposizione ha tentato di rendere politico il voto. Credo che non sia corretto quando si tratta della vita di una persona». E quanto a Papa, arrestato a luglio, «il gioco politico c'è stato anche per lui. Bisognava pensarci prima».
Infine, una confidenza personale: «Al momento del voto ho pensato solo alla mia famiglia, alla mia compagna e a mia figlia che mi sono stati vicini. Ho pensato a quanto hanno sofferto e a quanto possono soffrire ancora perché quello di oggi è solo un passaggio».





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Sarebbero almeno 44 i morti causati dalle forze dell'ordine durante le manifestazioni di protesta contro il regime. A fornire questa notizia è un gruppo di attivisti dell'opposizione. Se il dato fosse confermato, sarebbe una delle repressioni più violente mai compiute dall'inizio della protesta, 6 mesi fa. La televisione panaraba Al JaziraLe ha rivelato che le azioni più violente da parte delle forze di sicurezza sono state testimoniate nella provincia di Idlib, nei dintorni di Homs e nella località di Duma, vicino alla capitale.

Stando a un'indagine condotta dal Comitato di coordinamento locale, una delle piattaforme che riunisce gli organizzatori della rivolta, le vittime di ieri portano a 2.968 il numero delle vittime dall'inizio delle manifestazioni. Avaaz, l'organizzazione umanitaria internazionale, ha invece presentato un bilancio più pesante e più simile a quello fornito nei giorni scorsi da Ammar Qurabi, capo della Lega per i diritti umani in Siria: 3.400 morti, di cui 278 soldati.

fonte



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Molestava alunne su Facebook: insegnante a processoUn insegnante di storia e italiano, che ha svolto l'attivita' di supplente presso la classe quarta dell'istituto alberghiero Lagrange, accusato di abuso d'ufficio e di mezzi di correzione, e' stato rinviato a giudizio dalla Procura di Milano, che aveva aperto un'inchiesta, a seguito della segnalazione alla preside dell'istituto da parte di alcune alunne, che lamentavano di essere state molestate dal professore in questione su Facebook, il social network piu' in voga tra i giovani. 


Avrebbe “molestato” alcune studentesse su Facebook. Questa l’accusa piombata su un insegnante di un istituto superiore di Milano. Il docente era stato inviato come supplente all’Istituto Agrario “Lagrange” del capoluogo lombardo negli ultimi mesi dello scorso anno scolastico.
Per prima cosa, quando era arrivato all'istituto alberghiero Lagrange di Milano, si era accertato sull'età delle sue alunne. Il professor "Max", inse­gnante di storia e italiano, aveva chiesto esplicitamente chi avesse già compiuto i 18 anni e, subito dopo, aveva chiesto l'amicizia in Facebook ad alcune di loro, maggiorenni e non. Le ragazze ne accettavano l’amicizia perché nel caso avessero rifiutato la richiesta, temevano una cattiva pagella. Subito erano iniziati gli ammic­camenti. Verso tutte, ma specialmente nei confronti dell'unica diciottenne della classe.
Ora per il docente, 40 anni, "Max" per le amiche, di origini meridionali, il pm Tiziana Siciliano ha chiesto il rinvio a giudizio per i reati di abuso d'ufficio e abuso di mezzi di correzione. Erano stati in 23 a denunciar­lo il 7 giugno scorso, 22 ragazze e un ragazzo, che, aveva raccontato, non sopportava di vedere le sue compagne piangere per quell'uomo. A metterlo nei guai anche le inequivocabili conversazioni intrattenute on-line, che la diciottenne si era decisa a stampare e a consegnare alla preside. Pare che anche in classe l’insegnante tenesse degli atteggiamenti pooco consoni al suo ruolo, ad esempio quando interrogava le ragazze faceva battute a doppio senso, oppure ne fissava insistentemente il seno imbarazzando le ragazze. In molte avrebbero quindi confermato i particolari “atteggiamenti” assunti dal professore sia su Facebook che durante le ore di lezione in classe. L’accusa a suo carico sarebbe quella di abuso d’ufficio e abuso di mezzi di correzione..








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Gwen Olsen, una ex rappresentante di prodotti farmaceutici, sta usando la sua personale esperienza e conoscenza di addetta ai lavori per girare le carte delle case farmaceutiche e svelare alla gente l’inquietante e scoraggiante verità sull’industria altamente corrotta: è disposta a sacrificare la salute e la vita dei consumatori in nome del profitto. Gwen, vincitrice del premio per i diritti umani nel 2007, è un’attivista dedicata nel campo della salute mentale, relatrice e scrittrice impegnata nella difesa dei bambini e della salute mentale; la sua specializzazione include la promozione della cessazione in America dell’eccessiva somministrazione di farmaci a bambini e adolescenti. È difficile immaginare che questa stessa donna è stata un informatore farmaceutico di successo per più di 15 anni, lavorando per molti dei grandi produttori del settore.
Venivamo addestrati a disinformare le persone” ha detto Gwen.
Ora in una ricerca personale e appassionata per sensibilizzare quante più persone possibile sull’inganno dell’industria farmaceutica, Gwen sottolinea le sue preoccupazioni circa l’uso sempre più diffuso di farmaci da prescrizione e gli effetti letali che questi farmaci possono avere. “Non esiste una cosa come un farmaco sicuro” ha detto Gwen in una video-intervista.
Le stupefacenti rivelazioni di Gwen in un’altra intervista video su NaturalNews dissipano il mito delle case farmaceutiche impegnate nella guarigione o nella cura delle malattie — in verità, l’industria farmaceutica è attiva nel regolare la malattia, gestirne i sintomi e tenere le persone intrappolate in un ciclo letale di dipendenza chimica.
Nel video Gwen spiega che i farmaci — in particolare i farmaci psichiatrici — sono destinati a stimolare le persone a rimanere clienti dell’industria farmaceutica. Dopo tutto, se le case farmaceutiche sono impegnate nel promuovere la cura delle malattie, agire diversamente significherebbe tagliarsi fuori dal mercato.

Se voi trovaste delle ossa con dentro preservati anche resti di tessuto molle, a quale epoca attribuireste la vita di quell’animale?
La risposta più ovvia immagino varia da pochi mesi a pochi anni fa; forse qualcuno sarebbe disposto ad ammettere che in qualche caso particolarmente fortunato certe strutture si possano conservare per qualche secolo o qualche migliaio di anni, ma se io dicessi che quei resti hanno 60 o 70 milioni di anni non ci crederebbe nessuno.

giovedì 22 settembre 2011

milanese 248x300 Ultimora: la Camera salva Marco MilaneseLa Camera ha respinto la richiesta e ha salvato Marco Milanese dal carcere. E' stata infatti accolta con 312 voti favorevoli e 305 contrari, la proposta contraria all'arresto formulata dalla giunta per le autorizzazioni a procedere. Il voto è avvenuto a scrutinio segreto e ha rispettato "l'ordine di scuderia" imposto dal premier Berlusconi e dalla Lega di Umberto Bossi.
Nessuna sorpresa, dunque, dal voto segreto: nessun franco tiratore né imboscata, il governo regge. Una boccata d'aria anche per Tremonti che - secondo alcuni - era il vero obiettivo dell'eventuale autorizzazzione all'arresto del suo ex braccio destro.
Secondo alcuni retroscena, però, Milanese sarebbe stato salvato per i segreti di cui è a conoscenza, relativi all'indagine sulla presunta loiP4.



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«Mi hanno dato colpi solo sulla testa, non avevo lividi in nessun'altra parte del corpo. Mi volevano uccidere». Lo dice Paolo Scaroni fuori dall'aula in attesa dell'avvio del processo. «Lo volevano ammazzare», gli fa eco poco distante il padre di Paolo, Giovanni. Ha vicino la moglie che non riesce a parlare. Ci prova, a dire il vero, ma poi la commozione mista rabbia gli blocca le parole in gola.
No, non c'era una bella atmosfera ieri fuori dall'aula del tribunale anche se non c'era tensione. C'erano un centinaio di tifosi del «Brescia 1911 curva nord». E c'era lui, Paolo Scaroni che si guardava intorno che camminava con quel passo claudicante, «regalo» di quel pestaggio di sei anni fa. «Cosa mi aspetto? Un risarcimento da parte dello Stato», dice Paolo. Ci pensa a quel 24 settembre 2005. «Mi dico sempre che sarebbe bastato non andare a quella partita con l'Hellas per avere un vita diversa», sospira forte. E ancora: «Chi mi ha picchiato aveva la stessa mia età e mi chiedo come faceva un mio coetaneo ad avere un odio così profondo per agire in quel modo. Senza ragione. Ero solo. Perchè quelle manganellate?». Ricorda quei momenti, non ricorda le facce di chi lo ha manganellato. «Sono svenuto sul treno», racconta, «non era ancora partito altrimenti sarei morto».

Non c'è manifestazione che non finisca con la Polizia che "carica" i dimostranti. Che si tratti di un evento socio-politico, la contestazione di una "grande opera", un corteo studentesco, o di lavoratori, la musica è sempre la stessa. Pochi giorni fa a Catanzaro i lavoratori che difendevano il proprio posto di lavoro dalla prospettiva di licenziamento hanno subito il medesimo trattamento; come avevano subito, del resto, i pastori sardi davanti alla Regione (uno è rimasto gravemente ferito a un occhio, al quale ha perduto la vista) etc, senza pensare ai molti casi di cui non veniamo a conoscenza... (per maggiori info visita la sezione "forze dell'ordine" e "omicidi di stato" del blog)


Staff nocensura.com


«Caricati dalla polizia i lavoratori della Irisbus in protesta davanti al ministero dello Sviluppo economico. Sale la tensione a poche ore dal nuovo incontro sul futuro dello stabilimento della società Fiat Iveco che segue l'annuncio della chiusura dello sito in provincia di Avellino da parte del Lingotto». È quanto fa sapere la Cgil che, attraverso il segretario confederale, Vincenzo Scudiere, denuncia «il comportamento inaccettabile con cui sono trattati i lavoratori davanti al Ministero». Per il dirigente sindacale, infatti, «i lavoratori non si toccano ed è assurdo che il governo, sotto una propria sede, lasci che siano caricati dalla polizia mentre stanno soltanto testimoniando la voglia di lavorare e di salvare la propria azienda», conclude Scudiere

Riceviamo & pubblichiamo l'amaro sfogo di un Vigile del Fuoco "discontinuo", che ci descrive la situazione incredibile con la quale devono confrontarsi: problemi di organico, di dotazioni e stipendi che arrivano dopo 6 mesi (Nota: il problema del ritardo degli stipendi riguarda solo i discontinui, e non coloro che sono in servizio permanente). Per ovvi motivi, il Vigile del Fuoco ha chiesto di rimanere anonimo: tuttavia ci ha fornito prove documentali del fatto che sia davvero un Vigile del Fuoco... il contenuto della lettera pertanto, è da ritenere attendibile al 100%

Signori buon di', volevo ringraziarvi prima di tutto, dello spazio che ci volete dedicare. Quello che leggerete di seguito penso vi portera' ad essere increduli..... quello che leggerete e' pura verita'.... non abbiate paura a pubblicare il tutto! E' ora che la gente sappia.... tutti devono sapere tutto! Roma, nel 2007, oltre ad aver fatto una stabilizzazione dei precari pagliaccia, (pagliaccia xche' ha penalizzato circa 8-10mila precari  avendo messo requisiti nel bando che nemmeno dovevano esserci) ci tratta come bestie... Sapete che a noi precari dei vigili del fuoco viene pagato lo stipendio con ritardi che variano dai 2 ai 6 mesi? Brutta cosa visto che da decreto legge abbiamo gli stessi diritti di un vig. permanente! A un mio collega gli hanno tagliato la luce di casa, altri devono chiedere prestiti in famiglia o a amici, molti sono in difficolta' con le banche. Sapete che spesso e volentieri gli straordinari non ci vengono riconosciuti quindi non pagati? Contro decreto legge! Tfr mai riconosciuto, rubato x anni ma ora almeno qui forse qualcosa e' cambiato grazie ad una causa di un collega di Roma. Sapete che a volte dobbiamo con auto privata raggiungere le sedi di servizio e percorrere 40-50-60 anche100km e non ci viene riconosciuto  il foglio di viaggio? (rimborso spese) Pure questo contro decreto legge! I d.p.i. (dispositivi protezione individuale) spesso non sono in regola! 

In un comunicato stampa il sindacato di Polizia COISP, avanza agli organi del governo la richiesta di poter spendere il "ticket" per il pasto del valore di 7 Euro al ristorante del Senato, famoso per i prezzi incredibilmente bassi: una provocazione per protestare il valore troppo basso del ticket, che permette di acquistare "appena un panino, una bibita e un caffé".

il comunicato stampa del COISP in oggetto - che oltre a quella in oggetto avanza altre critiche fondate - potete leggerlo qui in formato PDF, direttamente dal loro sito.

Quello che Ci e Vi chiediamo, è se anche secondo voi il problema principale della Polizia in Italia è quello in oggetto; certamente un ticket pasto da 7 Euro non consente abbuffate, ma in un periodo di crisi come questo, ci salta alla mente la situazione di coloro che non hanno nemmeno quello, o magari di chi non ha nemmeno un posto di lavoro....

Noi credevamo che i principali problemi della Polizia fossero le carenze di organico (e la gestione spesso non ottimale dello stesso)... il fatto che talvolta mancano persino i soldi per mettere benzina alle pattuglie... non avevamo pensato che "non mangiare al ristorante del Senato" fosse un problema... o che comunque, l'importo del "buono pasto" fosse tra le priorità di un sindacato di Polizia. Evidentemente, ci sbagliavamo.



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Avanza la maxi inchiesta della Procura della Repubblica sul caos fogne a Rimini.  I magistrati riminesi a fine agosto hanno aperto un fascicolo sul flagello che colpisce Rimini e dintorni – quello degli sversamenti in mare degli scarichi fognariogni volta che le tubature vanno in tilt per qualche millimetro di pioggia – e hanno disposto proprio in questi giorni i primi test in tempo reale sullo stato delle acque.
I sostituti procuratori Davide Ercolani e Stefano Celli - al lavoro su ipotesi di reato (per ora a carico di ignoti) quali epidemia colposa, delitti colposi contro la salute pubblica, lesioni personali colpose, getto di cose pericolose – hanno spedito i militari della sezione navale della Guardia di Finanza in prossimità delle zone più calde per procedere con le analisi ‘in diretta’: ovvero, quando si alzano le paratie per liberare gli scarichi in mare. Con i finanzieri c’era Cinzia Zoli, la biologa incaricata dalla Procura il 15 settembre scorso.
Appena caduto qualche millimetro di pioggia tra domenica e lunedì, il sistema fognario locale è puntualmente naufragato. Come da routine, la decina di “sfioratori di piena” sono entrati in azione attorno alle ore 5 per dirottare gli scarichi altrimenti destinati agli impianti di depurazione. Questo “episodio occasionale di inquinamento”, come tuttora si usa definire la pratica in questione a Rimini, è proseguito fino a mezzogiorno circa.

È stata soccorsa per un malore che l'ha colta nel bagno della scuola dove lavora. La donna, 40 anni, avrebbe detto di aver assunto eroina

È stata soccorsa per un malore che l'ha colta nel bagno di una scuola elementare fiorentina dove lavora come educatrice per i disabili. La donna, 40 anni, avrebbe detto di aver assunto eroina. La donna è dipendente di una cooperativa sociale che ha avuto il servizio in gestione. I dirigenti della cooperativa hanno spiegato che è stata sospesa. L'educatrice era rientrata al lavoro da due giorni, dopo una lunga assenza per motivi di salute.

Secondo il racconto di alcuni testimoni, venerdì scorso, a fine lezione, dopo aver accompagnato gli alunni fuori dalla scuola, la donna si è chiusa nel bagno. I colleghi, non vedendola tornare, si sono preoccupati. Dopo averla chiamata senza ottenere risposte, hanno sfondato la porta, trovandola cianotica. Subito è stato chiamato il 118. I sanitari l'hanno trovata con il laccio emostatico al braccio. L'educatrice si è giustificata con il preside dicendo che sta attraversando un «momento difficile».

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