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venerdì 10 giugno 2011

Sono decine gli incidenti - fortunatamente di lieve entità - avvenuti nelle centrali nucleari recentemente, anche in Europa: numerosi i casi in Francia. Eventi  - si spera - non gravi, passati nell'assoluto silenzio: sia perché i paesi dove avvengono sono riluttanti a rendere pubblica la notizia, sia perché anche alle altre nazioni (che spesso hanno il nucleare) non piace diramare queste notizie, quando possono evitare di farlo, per non creare allarmismo nella popolazione, e magari per non alimentare l'anti-nuclearismo; di seguito, vi riportiamo alcuni casi: per approfondire, cliccate sui link, indirizzati a risorse "esterne" al nostro blog.

Nuovo incidente in una centrale nucleare, stavolta in Svezia (Svezia)

Incidente nucleare in Slovenia. Tanta paura in tutta Europa ma l’UE rassicura. (Slovenia)

Quarto incidente nucleare in Francia, di uno nessuno ne sapeva niente (Francia)


Errori e ritardi, ecco il motivo di un altro incidente nucleare passato inosservato (Fleurus, Belgio)


Incidente nucleare in Francia: fuga di 30.000 litri di liquido radioattivo da una centrale (Francia)


redazione - nocensura.com





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L’Egitto, al centro dell’attenzione mondiale nei mesi scorsi per la rivolta controMubarak, una delle scintille della cosiddetta primavera araba, che ha portato alla caduta del Governo egiziano, torna a far parlare di sé per ben altre vicende, legate all’atomo.
Ieri si è infatti appreso, ma le fonti non sono ben chiare, di un incidente nucleare: un’esplosione avvenuta in un impianto piccolo quale è quello di Anshas, a Nord de Il Cairo, nella regione del Delta del Nilo, che potrebbe aver provocato una fuga di acqua radioattiva. Per la precisione si parlerebbe di dieci metri cubi di materiale contaminato ma finora non arrivano conferme.
Sulla base di quelli che sono i criteri in merito stabiliti dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, l’incidentespiega la fonte, sarebbe classificato come di terzo livello. Il condizionale è d’obbligo: le informazioni, come purtroppo avviene quasi sempre quando si tratta di problemi a reattori nucleari, sono scarse e permeano poco nella spessa cortina eretta dalle autorità per evitare allarmismi e panico tra la popolazione e nei Paesi confinanti.
In questi giorni la Val di Susa sta vivendo momenti di tensione che ricordano quelli dell’autunno 2005 quando fu usata la forza per imporre l’apertura di un cantiere in vista della realizzazione del TAV Torino-Lione. Da allora nessun cantiere è stato aperto ma le promesse di governi di diverso colore di aprire un dialogo e un confronto con le istituzioni locali si sono dimostrate un inganno e le amministrazioni democraticamente elette, critiche sulla realizzazione della grande opera, non sono state riconosciute dal governo quali interlocutori affidabili e sono state estromesse dai tavoli di confronto.
Decine di migliaia di persone chiedono semplicemente di essere ascoltate, chiedono un confronto vero, pretendono che alle loro ragioni – scientificamente documentate – si risponda entrando nel merito. In cambio ricevono insulti e l’accusa di voler difendere il loro piccolo cortile, di volersi opporre al progresso, di non rispettare le regole: slogan e accuse infondate in risposta ad argomenti seri, a pratiche di protesta pacifica, all’utilizzo rigoroso di ogni spazio previsto da leggi e procedure.
L’opposizione al TAV Torino-Lione è diventata in questi anni un esempio di partecipazione democratica dal basso, di democrazia vera, di resistenza all’illegalità ed al sopruso in difesa dei beni comuni: un’opposizione popolare che può contare sul sostegno della comunità montana e di ben 24 consigli comunali.Viceversa il governo e le potenti lobby che governano l’economia e la finanza, con l’appoggio di partiti di maggioranza e minoranza, non hanno esitato a stravolgere procedure, infrangere leggi e ingannare l’Unione Europea pur di assicurarsi un grande business da cui anche la grande criminalità organizzata e le mafie contano di trarre profitto. Hanno scatenato una grande campagna mediatica per nascondere le dimensioni e le ragioni dell’opposizione, per screditare il movimento notav presentandolo come covo di estremisti e sovversivi: la criminalizzazione del dissenso è un’arma micidiale a cui ricorre solo chi disprezza il confronto democratico e le regole condivise.
Oggi, fallito ogni tentativo di comprare il consenso e la benevolenza di cittadini e sindaci, il governo sta preparando una nuova prova di forza: il Prefetto assicura che “sarà il Questore a decidere tempi e modi” per installare il primo cantiere. E mentre la campagna di disinformazione si intensifica rispuntano le intimidazioni mafiose e le provocazioni che si ripetono puntuali dal 2005 ad oggi, dagli incendi dolosi dei presidi notav alle buste con le pallottole. In nessun caso indagini serie hanno portato a individuare i responsabili, ogni volta il movimento notav ha denunciato la natura mafiosa di tali gesti, ha riaffermato e rivendicato con orgoglio il carattere pacifico della propria lotta, ha invitato a cercare esecutori e mandanti tra chi ha interesse ad avviare i cantieri.
Se questo è il quadro non possiamo rimanere indifferenti, non possiamo rimanere in silenzio e ci rivolgiamo a singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura affinché si uniscano a noi in questo appello.

Appello per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa

Come singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura:
rifiutiamo l’idea che la realizzazione di una grande opera possa ridursi ad un problema di ordine pubblico
condanniamo senza riserve l’invito ad usare la forza e a militarizzare il territorio lanciato nei giorni scorsi da rappresentanti del popolo eletti in Parlamento, da alcuni partiti e da alcune associazioni di imprenditori
denunciamo il disprezzo delle più elementari regole della democrazia e pretendiamo dal governo il rispetto della legalità, il rispetto dei diritti dei cittadini, il rispetto nei confronti della amministrazioni locali democraticamente elette respingiamo il ricatto e le strumentalizzazioni secondo cui chi si oppone al TAV non difende il lavoro: al contrario la realizzazione di questa grande opera inutile penalizzerebbe pesantemente le economie locali in cambio di pochi posti di lavorio precario e privo di tutele e di diritti, mentre un diverso utilizzo delle risorse pubbliche creerebbe numerose opportunità di nuova occupazione le ragioni di chi si oppone a questa grande opera inutile, devastante, che sottrarrebbe enormi risorse economiche ai servizi pubblici di tutto il paese sono le nostra ragioni: non ci rassegniamo all’idea che il nostro futuro possa essere deciso da quell’intreccio perverso tra politica, affari e criminalità organizzata che governa ampie aree del nostro paese e inquina la nostra società.
Il nostro riferimento continua ad essere la Costituzione, quella Costituzione nata dalla Resistenza e oggi troppo spesso violentata. Per queste ragioni esprimiamo la nostra solidarietà alla resistenza notav e ci impegniamo a sostenerla concretamente.

Torino, 7 Giugno 2011




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Ormai è sempre più difficile allestire anche innocue manifestazioni di protesta. Questa mattina un gruppo che protesta contro l'informazione scorretta data dalla Rai - sono andati ad affiggere uno striscione in stoffa davanti alla sede della Tv di Stato. Un gruppetto all'alba si è mosso per mettere davanti ai cancelli di viale Mazzini la scritta: "Cara Rai, l'informazione sui referendum è un tuo dovere e un nostro diritto (se poi azzeccate le date nei Tg è meglio). Valigia Blu". Il riferimento tra parentesi è ai numerosi errori fatti durante il TG1 e il TG2 nei giorni scorsi di indicare come date per i referendum il 13 e il 14 giugno mentre si svolgeranno il 12 e il 13 giugno.
Una guardia privata della Rai in servizio ha chiamato la Polizia che è intervenuta in forze e ha accompagnato la mezza dozzina di ragazzi, che hanno fatto il blitz, in Questura, dove sono stati identificati e lo striscione sequestrato (e sarebbe bello sapere per quale motivo). Dopo oltre un'ora presso la Questura, i ragazzi sono stati rilasciati.
Resta la solita domanda: ma quando gli agenti vengono addestrati, viene insegnato loro che esiste la libertà di manifestare addirittura nella Costituzione e quindi non hanno diritto di dare fastidio con fermi abusivi e/o manganellate (che non ci sono state in questo caso)?




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 Ricordate il contratto con gli italiani firmato durante la trasmissione televisiva "Porta a porta" nell'aprile 2001, cioe' 10 anni fa? Vediamone i punti che dovevano essere realizzati in cinque anni (2001-2006).
* Tasse: riduzione delle aliquote a due, 23% fino a 100mila euro e 33% oltre i 100mila euro. Obiettivo non raggiunto.
* Disoccupazione: dimezzamento del tasso di disoccupazione. Si doveva raggiungere il 4,8%, oggi siamo all'8,5%. Obiettivo non raggiunto.
* Pensioni: la minima a 520 euro mensili. Oggi e' 467 euro mensili. Obiettivo non raggiunto.
* Criminalita': diminuzione dei reati. In dieci anni i reati sono aumentati del 21%. Obiettivo non raggiunto.
* Grandi opere: apertura per il 40% delle opere finanziate. Oggi le opere realizzate e cantierate arrivano al 23%. Obiettivo non raggiunto.



fonte



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Le forze di sicurezza olandesi intercettano più telefonate dei loro colleghi negli Stati Uniti; sulle autostrade la sorveglianza completa è la normalità già da tempo. E le proteste sono pressoché inesistenti. 

Lo sappiamo: il programma Grande Fratello è un'invenzione olandese. E' nato su intuizione di John de Mol, uno dei maggiori imprenditori televisivi e fratello di Linda, star del piccolo schermo tedesco. Il seriale televisivo è divenuto un successo mondiale. Ma forse non tutti sanno che l'altra variante del Grande Fratello, quello di Orwell, è anch'essa un'invenzione olandese. Di più: Orwell in Olanda è quasi una realtà.
Non c'è praticamente angolo dei 40.000 chilometri quadrati di cui si compone il regno che sfugga al controllo. L'Olanda, con una densità di popolazione di 500 persone per chilometro quadrato, è il Paese più densamente popolato d'Europa. Ed è tutto nel mirino degli spioni di Stato, che sono ovunque. Se uno cammina lungo il marciapiede della ferrovia viene ripreso da una telecamera di vigilanza. Chi, ad Amsterdam, all'Aja o a Utrecht gironzola per la zona pedonale, s'aspetti di essere osservato dall'occhio di Orwell. Che si entri nel palazzo comunale o in un quartiere a luci rosse, da qualche parte, tra Groningen e Maastricht, l'occhio puntuto della legge ci guarderà. Nei Paesi Bassi vengono intecettate più telefonate che negli Stati Uniti, sebbene gli Usa, con 300 milioni di persone, abbiano un numero di abitanti 20 volte superiore a quello dell'Olanda. "Se voglio intercettare qualcuno, in due ore ottengo il via libera dal giudice", racconta un alto ufficiale di polizia -"ufficiosamente", s'intende.
Proteste contro questo controllo crescente sono quasi inesistenti.

Uno sguardo nello scambio di messaggi e nella posta elettronica
KPN Telecom, presente nei Paesi Bassi, in Belgio e in Germania con le sue filiali di telefonia mobile E-Plus, osserva -pardon: sorveglia- le chat in Internet dei suoi clienti inviati con il telefonino. Deep Packet Inspection (filtraggio dei pacchetti di dati in transito, ndr) lo chiamano i Grandi Fratelli di KPN. Il DPI rende possibile il controllo anche del contenuto delle chat e la localizzazione di chi sta parlando dal cellulare.
In Olanda, un hacker abile riesce facilmente a entrare nella cassetta di posta elettronica anche di politici importanti, primo ministro incluso. E' successo.
Ma chi c'entra meglio il bersaglio sono i tanto odiati "autovelox". Gli olandesi hanno inventato anche il "trajetcontrole". Si tratta della sorveglianza completa degli automobilisti mediante videocamera in alcuni tratti d'autostrada. In quasi tutti i raccordi anulari autostradali intorno ad Amsterdam, Rotterdam e all'Aja quel tipo di controllo è realtà e impone il rispetto della velocità massima di 80 km/h. Chi la supera, si becca una contravvenzione. L'unica cosa che il foglio della contravvenzione non segna è quello che hanno invece notato i funzionari guardando la telecamera nel momento in cui l'automobilista viaggiava a 84 km/h in autostrada vicino all'Aja. Già, che cosa avrà fatto mai di male? Chissà, a una velocità lumaca come quella i campi d'azione sono tanti!


(articolo di di Helmut Hetzel, corrispondente dall'Olanda per Die Presse del 22-05-2011. Traduzione di Rosa a Marca)
fonte: Aduc.it





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Ad oggi chi non ha la tessera del tifoso non puo' comprare un abbonamento alla stagione di calcio della propria squadra e non puo' andare a vedere una partita in trasferta nel settore ospiti, mentre chi ha la tessera del tifoso puo' comprare l'abbonamento, andare in trasferta nel settore ospiti e, notare bene, non e' soggetto alle restrizioni di accesso allo stadio decise dalle Autorita' per motivi di sicurezza pubblica.
La tessera del tifoso non serve per la sicurezza negli stadi
La tessera del tifoso e' stata “pubblicizzata” dal Ministero dell'Interno come un valido strumento per rafforzare la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di violenza negli stadi ma non e' assolutamente cosi'. Non aggiunge nulla agli strumenti gia' nella disponibilita' delle forze dell'ordine, anzi semmai e' fonte di ulteriori pericoli perche' se i tifosi della squadra X (che non hanno la tessera) vanno in trasferta e non accedono al settore ospiti, verranno fatti sedere fra i tifosi della squadra avversaria, aumentando quindi esponenzialmente i pericoli per le due tifoserie cosi' come per il personale che fa servizio di sicurezza negli stadi. Ne' si capisce per quale ragione a chi e' titolare della tessera non si applicano le eventuali restrizioni di accesso allo stadio decise dalle Autorita' per motivi di sicurezza pubblica, come se il giudizio di pericolosita' fosse automaticamente superato solo perche' si e' possessori della tessera.



Folle gesto di gelosia e rancore per una proposta di matrimonio respinta
Non accettava l’idea di essere stato respinto. Ecco perché un vietnamita di mezza età, residente nella provincia di Dong Nai, ha gettato benzina e acido sulla donna che non ha accettato la sua proposta di matrimonio, provocando gravissime bruciature a lei e ai suoi familiari.
La polizia del Dong Nai ha arrestato un uomo di 54 anni che domenica scorsa ha provato ad incendiare un’intera famiglia vietnamita. Durante la festa di compleanno di un bambino di un solo anno l’uomo si è presentato con alcune bottigliette di acido e di benzina, che ha versato su otto dei presenti. La mistura letale è stata poi accesa per provare a incendiare le persone attaccate, tra le quali c’era la donna che aveva respinto la proposta di matrimonio dell’uomo. Le persone che non sono state colpite dall’uomo hanno fermato subito l’attacco, anche se con difficoltà a causa del fuoco che stava bruciando i corpi di alcuni dei loro parenti.
Il vietnamita di cinquantaquattro anni è stato messo in custodia all’ospedale, dove è stato ricoverato per alcune lievi ferite che si è procurato durante il suo folle gesto di gelosia. La causa del suo attacco, secondo il responsabile della polizia del Dong Nai Huay Thang, è il dolore e la rabbia provati per essere stato respinto dalla donna, che al momento si trova anch’ella in ospedale insieme a tre dei suoi parenti. La mistura di acido e benzina ha provocato estese bruciature sui loro corpi.





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Solo nel 2010 la polizia di New York City ha arrestato oltre 50 mila persone per possesso di cannabis. Questo nonostante il possesso di piccole quantità sia depenalizzato nello Stato di New York dal 1977. Ma un comma della legge ormai ultra trentennale stabilisce che mostrare o consumare cannabis in un luogo pubblico costituisce reato. Così, la polizia di New York, attraverso la controversa politica dello "stop and frisk", condotta soprattutto nei quartieri più poveri della metropoli, arresta chiunque sia trovato in possesso di marijuana in pubblico, anche se la sostanza viene rinvenuta a seguito di perquisizione personale ben nascosta nelle tasche del perquisito.


E' per porre fine a questa politica di perquisizione mirate sulle minoranze più povere della città, e per dare maggiore efficacia alla depenalizzazione, che due parlamentari statali, la democratica Hakeem Jeffries e il repubblicano Mark Grisanti, hanno presentato una proposta di legge per depenalizzare il possesso di cannabis in pubblico.


Jeffries si è detta sorpresa della reazione generalmente positiva dei colleghi e della gente. E' ormai una convinzione diffusa che riempire le galere di giovani trovati in possesso di una sostanza pressoché innocua rispetto ad alcool e tabacco è una politica non più sostenibile.
Tornando dalle regioni a nord della capitale, dal viterbese, con la macchina che corre sulla Cassia, magari di notte, è impossibile non notare sulla destra, in località La Storta, la grande antenna a forma di croce che di notte, illuminata, domina il panorama circostante: è la trasmittente di Radio Vaticana che proprio da quell’appezzamento trasmette fuori da ogni lunghezza di banda accettabile il segnale della principale radio di informazione cattolica in tutto il mondo. E’ l’origine delle trasmissioni, è la fonte del segnale: e un tale irradiamento ha, più volte nel passato, causato malattie incurabili come leucemie e tumori. Le testimonianze degli abitanti di Cesano, che quando accendono la radio o suonano il citofono sentono Radio Vaticana, sono tantissime.
VATICANO AMBIENTALISTA – E’ di oggi l’uscita di Papa Ratzinger che si schiera con decisione a favore delle fonti rinnovabili e per il rispetto dell’ambiente.
Adottare complessivamente uno stile di vita rispettoso dell’ambiente e sostenere la ricerca e lo sfruttamento di energie appropriate che salvaguardino il patrimonio della creazione e siano senza pericoli per l’uomo, devono essere priorità politiche ed economiche”. Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso ai nuovi ambasciatori di Moldova, Guinea Equatoriale, Belize, Siria, Ghana, Nuova Zelanda, il cui ha fatto riferimento alle “innumerevoli tragedie” che hanno toccato quest’anno “la natura, la tecnica e i popoli”. Benedetto XVI ha evocato l’emergenza della centrale nucleare di Fukushima in un discorso ai nuovi ambasciatori ricevuti per la presentazione delle credenziali.
Secondo un rapporto dell'Onu, gli Stati devono garantire il libero accesso alla Rete: "E' indispensabile per realizzare la libertà di espressione e di opinione". Uno strumento importante soprattutto nei paesi dove i media non sono indipendenti, come dimostrato dalle rivolte nel mondo arabo


L’accesso a Internet fa parte dei diritti umani, secondo un rapporto delle Nazioni Unite rilasciato venerdì scorso. “Dato che Internet è diventato un mezzo indispensabile per la realizzazione di tutta una serie di diritti umani, combattendo l’ineguaglianza e accelerando lo sviluppo e il progresso, assicurare l’accesso universale a Internet dovrebbe essere una priorità per tutti gli stati”, ha detto Frank La Rue, il relatore speciale che ha scritto il documento “sulla protezione e la promozione del diritto alla libertà di espressione e opinione”. Continua La Rue: “L’accesso a Internet è particolarmente importante in questi tempi di instabilità politica, come si è visto nelle rivolte della recente Primavera araba”.

L’Onu ha riconosciuto quindi che Internet è uno degli strumenti più importanti di questo secolo per aumentare la trasparenza, per accedere alle informazioni e per facilitare la partecipazione attiva dei cittadini nella costruzione delle società democratiche. La recente onda di rivolte nei paesi delMedio Oriente e dell’Africa settentrionale ha portato alla ribalta il ruolo chiave di Internet nel mobilitare la popolazione, ma già nell’aprile 2006 il Nepal ha visto la seconda Rivoluzione del popolo organizzare gli enormi scioperi generali proprio attraverso la Rete. In paesi come l’Indiainoltre, dove la corruzione a livello politico e amministrativo è imperante ed è vissuta da tutti i cittadini come il primo problema del sistema democratico, milioni di persone organizzano digiuni e dimostrazioni tramite Internet e si passano informazioni sulla condotta dei politici tramite siti dove si possono segnalare anonimamente abusi e angherie perpetrati da pubblici ufficiali. Di fatto, Internet sta diventando per gran parte del mondo il mezzo più democratico, e in parte anche più economico, per chiedere il rispetto dei diritti umani e dei diritti civili e per controllare che vengano implementati.

Ultima chiamata per la Rai. Michele Santoro, adesso che il contenzioso con l’azienda non è più a tre con i giudici, mette viale Mazzini alle strette: “Vorrei che lei, presidente Garimberti, scegliesse in libertà se in questa azienda una trasmissione così la volete o no. Io non ho ancora firmato con nessun altro editore e quindi da domani teoricamente potrei essere disponibile a riprendere questo programma al costo di un euro a puntata nella prossima stagione”. Il conduttore ha scelto il prologo dell’ultima puntata di Annozero per il suo affondo, forse non finale. “Caro presidente Garimberti, se fossi in lei non mi preoccuperei di quello che sto per dire, ma di quello che lei sta per fare – ha iniziato il conduttore -. Chi è il vero artefice del destino della Rai? Io sono un giornalista della Rai. Anche Celentano è della Rai. Chi è che gli impedisce da anni di fare un programma sulla tv pubblica?”. E proprio durante una telefonata in diretta del Molleggiato scoppia la polemica.


Il ministro Roberto Castelli, ospite in studio, si dice democratico ma anche “stufo di pagare Travaglio con i mie soldi”. A queste parole, Santoro non si contiene: “Adesso basta. Noi non prendiamo un euro dal canone – urla -. Dovete lasciare libera la Rai, fuori i partiti!”. “Dovete capire che c’è gente che non si compra – continua -, noi siamo del mercato”. E mentre Santoro mette nell’angolo i vertici Rai, Antonio Verro, consigliere di maggioranza di viale Mazzini, va a trovare Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. Lo stesso consigliere che in giornata si era espresso negativamente contro un’altra trasmissione Rai, ‘Ballarò’, chiedendo più pluralismo.

giovedì 9 giugno 2011

iRS Equitalia Equitalia: cosa c’è dietro il business della riscossione tributariaVia libera alla Camera alla maggiore flessibilità, al piano di rateizzazione per i contribuenti e alla modifica delle ganasce fiscali
Totale monopolio della riscossione dei tributi e dei contributi, per conto dell’Agenzia dell’EntrateEquitalia è una società per azioni, a totale capitale pubblico (51% all’Agenzia delle Entrate e 49% all’Inps) e dal 1° ottobre del 2006 ha sostituito 40 enti, tra istituti bancari e privati, divenendo unico l’esattore fiscalein Italia. Il tutto in nome di una semplificazione,  riduzione dei costi a carico dello Stato e lotta all’evasione fiscale.
Equitalia mette al centro della propria politica societaria l’intransigenza nella riscossione e la puntualità dei suoi esattori. E i dati dei primi quattro mesi del 2011 confermano il trend positivo: + 12,5 %. Un incremento significativo, anche in tempo di forte crisi economica. I cittadini colpiti dalle cartelle esattoriali e gli imprenditori protestano per la durezza dei metodi di Equitalia. Il fenomeno che preoccupa è proprio quello degli imprenditori, portati sull’orlo del fallimento, nonostante avessero deciso di regolarizzare la propria posizione con il Fisco.
Nelle settimane scorse Equitalia è stata più volte oggetto di proteste: dalle manifestazioni, non senza tensioni, organizzate in Sardegna da artigiani e commercianti, fino ai sit-in di Futuro e Libertà sotto le sedi dell’azienda in diverse città italiane. Ieri è stata bocciata unamoratoria, presentata dall’Udc, che avrebbe consentito di far distinzione tra gli evasori e idebitori cronici, che dovrebbero essere perseguiti e costretti a pagare, e i cittadini onesti messi in difficoltà dalla crisi economica. “Nessuno – ha detto il deputato e responsabile Enti Locali dell’Udc Mauro Libé – può credere che metà del Paese sia fatto di evasori, mentre tutti si rendono conto che per la crisi, molti possono attraversare un momento difficile, che per leganasce fiscali e il sequestro dei beni strumentali può sfociare nel fallimento di un’impresa o nella definitiva rovina di una famiglia”.

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