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lunedì 28 luglio 2014
Come all'estero vedono il nostro paese in una parola: FALLITALIA. Si chiama in questo modo la rubrica dedicata alla cronaca dell'ex belpaese del quotidiano online svizzero mattinonline.ch, sito d'informazione ticinese, il cantone che confina con noi, dove la maggioranza dei residenti parlano in lingua italiana.

Oltre alle notizie riguardanti il territorio ticinese e svizzero e le principali news internazionali, mattinonline.ch tratta ampiamente i temi riguardanti i "frontalieri", lavoratori che vivono e risiedono in Italia ma lavorano in Svizzera, e che negli ultimi anni sono finiti al centro di accese polemiche; molte aziende svizzere li preferiscono ai loro concittadini, perché li pagano meno: "stipendi che per uno svizzero sono insufficienti per vivere" - si lamentano gli svizzeri, molti dei quali invocano a gran voce un freno a questo fenomeno -  ma per chi vive in Italia lo stipendio svizzero "ridotto" è un affare, visto che è comunque significativamente più alto di quello che percepirebbe all'interno dei confini nazionali.

Mattinonline.ch  saltuarialmente non manca di evidenziare i misfatti provenienti dal belpaese, che molto probabilmente agli svizzeri sembreranno notizie provenienti dal terzo mondo (e c'è da capirli). Uno dei temi più gettonati nella cronaca italiana del sito sono le questioni legate all'immigrazione clandestina e all'accoglienza dei migranti: anche perché il problema li riguarda, visto che una parte di coloro che sbarcano in Italia, vanno a chiedere asilo in Svizzera: "Immigrati in Italia a quota 85 mila. Alfano: “Continueremo ad accoglierli”. E in Ticino?" sembrano chiedere senza nascondere una certa preoccupazione i redattori.

Il sito ha riportato anche il caso del cittadino italiano che ha perso la casa ed è stato "sfrattato" da una struttura di accoglienza per fare posto ai richiedenti asilo; ampio spazio è stato dedicato anche alla questione delle centinaia di kg di pasta finita nella spazzatura al centro di accoglienza di Pozzallo; ne hanno parlato il 9 Luglio quando la procura ha deciso di indagare in merito, e sono tornati sulla notizia anche il 23 Luglio, dopo la dichiarazione di una deputata grillina che ha assunto le difese dei migranti.

"Quintali di pasta appena preparata buttata via, in barba alla miseria e ai milioni di italiani costretti, letteralmente, a tirare la cinghia per arrivare a fine mese. O a fine giornata."

Si legge nell'articolo, dal quale traspare un certo dispiacere, se non "pena", per il popolo italiano. E sopratutto, appaiono più indignati loro, che ci osservano da lontano, di quanto si siano indignati la maggioranza degli italiani, che ormai accettano qualsiasi cosa come se fosse "normale".

E se andiamo a vedere di cosa e come parlano dell'Italia i quotidiani esteri di altre nazioni, non esce un quadro migliore. Prendiamo ad esempio il famoso quotidiano inglese The Guardian: cercando il tag "Italy", se escludiamo gli articoli riguardanti Papa Francesco, l'ex belpaese non ne esce molto bene:

Un articolo del 24 Luglio dipinge Atene e Palermo come le città europee dove l'insoddisfazione dei cittadini è maggiore tra 79 città prese in esame da Eurostat; e se diamo un occhio alla classifica, nella parte bassa ci sono anche Roma e Napoli, dove più del 50% dei cittadini sono insoddisfatti.

Un articolo di Giugno titola: "L'Italia è ancora un paese per vecchi" e illustra ai lettori inglesi come la disoccupazione giovanile in Italia sia arrivata al 46%, e come Renzi abbia fatto ben poco per i giovani. Il titolo comunque, sembra inappropriato per il nostro paese... se il Guardian sapesse come se la passano i nostri pensionati, costretti ad emigrare nei paesi dell'est europeo o del sud-est asiatico per sopravvivere come le misere pensioni, non scriverebbe che "siamo un paese per vecchi"...

Sul giornale inglese non poteva mancare almeno un articolo dedicato a Berlusconi; ad Aprile hanno pubblicato la "fotogallery della carriera di Berlusconi", con una serie di fotografie in pose assurde o comunque "inconsuete" di Berlusconi, dal baciamano di Vespa alle gaffe internazionali.

 Berlusconi che ha un suo "tag" dedicato in tutti i quotidiani del mondo; alcuni hanno creato addirittura un tag apposta per il "caso Ruby", per esempio El Pais: http://internacional.elpais.com/tag/caso_ruby/a/

Un tempo i quotidiani esteri parlavano dell'ex belpaese in positivo; parlavano di noi per la buona cucina, per l'immenso patrimonio artistico (oggi quando ne parlano, è perché a Pompei è venuto giù qualcos'altro


Staff nocensura.com

I clandestini buttano via la pasta. La grillina: “Fanno bene, non è nella loro tradizione”

In Italia sono ancora molto accese le polemiche sui clandestini ospiti del centro accoglienza di Pozzallo che hanno buttato via centinaia di chili di cibo senza consumarlo. Uno spreco che fa gridare allo scandalo, quando sono milioni i cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese e che denota una certa mancanza di rispetto da parte dei migranti.

Anche perché oltre allo spreco di risorse alimentari si parla anche di spreco di soldi: il comune di Pozzallo paga infatti per ogni pasto ben 15 euro a persona. Basta fare due rapidi conti per capire che la situazione è semplicemente inaccettabile.

Eppure la parlamentare del Movimento 5 Stelle Marialucia Lorefice non solo difende i migranti, ma se la prende con la scarsa sensibilità delle autorità, che non viene abbastanza incontro ai gusti degli ‘ospiti’: “Sebbene quelli offerti rispondono alle caratteristiche dieta mediterranea, la migliore, i migranti provengono da zone in cui sono abituati a nutrirsi di cose ben diverse. Questo significa che anche la semplice pasta diventa per loro un problema. Non riescono a digerirla. Non si può obbligare loro a mangiare la pasta”.


Fonte: mattinonline.ch 23/07/2014 



domenica 27 luglio 2014

Il deputato M5s Paolo Bernini annuncia, divulgando questa immagine, che la collega pentastellata Tiziana Ciprini si è recata presso la Procura di Roma "per presentare la denuncia a carico dei presunti cospiratori appartenenti al Gruppo Bilderberg, tra cui Monti, Draghi, Van Rompuy, Barroso & co, per la presunta violazione della Legge Anselmi sull'associazionismo."

Ottima iniziativa!

Quello che ci "colpisce", è il fatto che il simbolo del triangolo con occhio onniveggente riportato nell'immagine per accostarlo al gruppo Bilderberg, insieme ad altri simboli massonici, APPARE ANCHE NEL VIDEO "PROMETEUS" DI CASALEGGIO ASSOCIATI (Vedi:  http://youtu.be/HsJLRX-nK4w) E IN TALE CONTESTO NON è STATO PUBBLICATO PER ACCOSTARLO AL BILDERBERG...

QUAL è IL SIGNIFICATO DI TALE SIMBOLO E DI ALTRI SIMBOLI MASSONICI PRESENTI DEL VIDEO DI CASALEGGIO ASSOCIATI?!?


E QUAL è IL SIGNIFICATO DEL VIDEO "GAIA - NUOVO ORDINE MONDIALE" SEMPRE DI CASALEGGIO ASSOCIATI?!?
(Vedi: http://youtu.be/JodFiwBlsYs)

I DEPUTATI M5S BERNINI E CIPRINI POSSONO GENTILMENTE "ILLUMINARCI" IN MERITO?

Questo è il video "Prometeus" divulgato 7 anni fa da Casaleggio Associati:

Ci devono tenere moltissimo a questo video, visto che lo hanno tradotto in più lingue... (oltre alla versione inglese c'è anche in spagnolo e persino in Giapponese 新世界です)
- - -

Il video "Gaia: the new world order", pubblicato 5 anni fa da Casaleggio Associati:

Un video che ha suscitato perplessità e interrogativi mai chiariti da Casaleggio; interrogativi più che legittimi, visto che la teoria illustrata nel video ricalca precisamente le previsioni di numerosi ricercatori "complottisti" di tutto il mondo che profetizzano un governo unico mondiale, che si instaurerà dopo la 3° guerra mondiale; uno di questi, molto noto, è David Icke

Una previsione, quella della 3° guerra mondiale, di cui Mazzini e Pike (entrambi massoni di elevato rango) discutevano già nel 1870, prevedendo anche la 1° e la 2° guerra mondiale ed i motivi delle stesse (previsione azzeccata: forse non era una previsione, ma erano a conoscenza del folle progetto?) quasi mezzo secolo prima della prima guerra mondiale e una settantina di anni prima della seconda guerra mondiale;

QUAL è IL SIGNIFICATO DI QUESTI DUE VIDEO?

Staff nocensura.com - Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com

sabato 26 luglio 2014
Iscrivetevi alla pagina FB dedicata a Chico!
Integrazione all'articolo dedicato all'allucinante caso di Enrico Chico Forti: Chico Forti, un italiano che da 15 anni chiede la riapertura del processo

A cura di staff nocensura.com
Visita www.chicoforti.com
Diritti calpestati, un processo "lampo" (poche ore di dibattimento, per un totale di 20 giorni dall'inizio del processo alla condanna) diritti calpestati, indizi debolissimi, mere supposizioni che diventano "prove", un'indagine frettolosa coperta dalla più totale disinformazione mediatica.

Oltre al nostro articolo sul caso di Chico Forti, vi suggeriamo la lettura del report della nota criminologa italiana Roberta Bruzzone (che non è l'unica criminologa a sostenere la sua innocenza; è probabilmente la più autorevole, ma va a sommarsi a quella di numerosi altri criminologi, periti, investigatori italiani, americani e non solo.) Sul caso di Chico Forti la dr.ssa Bruzzone ha scritto un libro, Il grande abbaglio. Sul caso di Chico è stato scritto anche un altro libro e numerosi report/dossier.

Chiunque si informa approfonditamente sulla sentenza pronunciata contro Chico Forti (Nota: in USA i tribunali non "motivano" la sentenza, ovvero la condanna non è accompagnata dalle classiche "motivazioni" come avviene in Italia) non può che arrivare ad un'unica conclusione: ENRICO FORTI è INNOCENTE.


Chico Forti era un produttore televisivo, un benestante, non aveva nessun motivo di uccidere il tizio che doveva incontrare per discutere della compravendita di un immobile in Spagna. Chico doveva parlare con lui di affari, ma dalla morte del tizio non ha ricavato nessun beneficio, ne in termini economici, ne di altra natura... pertanto NON C'E' NEMMENO UN ALIBI che possa in qualche modo legittimare la condanna! 

CHICO FORTI HA INDAGATO SULL'OMICIDIO DELLO STILISTA ITALIANO VERSACE, che ancora oggi è avvolto dal mistero. Chico Forti ha realizzato ampie ricerche, Chico Forti è colui che aveva realizzato il famoso Reportage sul delitto di Gianni Versace “Il sorriso della Medusa”, che mette sotto accusa, guarda caso, la polizia di Miami! E secondo alcune fonti, Chico Forti sarebbe stato addirittura uno "007" che indagava sul fatto!

Con quel documentario Chico Forti riuscì a demolire la tesi ufficiale della Polizia di Miami, «Quello che ho dimostrato è che il Gigolò Andrew Cunanan è stato portato già morto sulla house boat. La storia del suo suicidio è solamente una farsa» dichiarò Forti. LEGGI TUTTO

Sempre sul documentario realizzato da Chico Forti, vedi anche questo estratto

Informatevi sul delitto Versace: le anomalie sono numerosissime, e Forti le aveva sollevate, fatto che fa pensare che possa essere stato condannato anche per questo: per fermare le sue indagini... 

In merito alle indagini di Chico Forti sul delitto Versace, leggi anche questo e questo, inoltre puoi fare una ricerca sui motori e su Youtube per trovare ulteriore materiale.

In merito all'omicidio di Gianni Versace invece puoi leggere:
Se effettuate una ricerca in lingua inglese, trovate moltissimo materiale: più che in lingua italiana...   
chico forti 8

Al caso di Chico sono stati dedicati diversi servizi TV; personaggi del mondo dello spettacolo hanno sollecitato più volte i governi in carica per interessarsi attivamente al suo caso, e sono molti i politici che avevano promesso di farlo, ultimo della serie il governo Letta: una delegazione del M5s ha incontrato l'ex ministro degli affari esteri Emma Bonino (quando era Ministro in carica, titolare della Farnesina) ma il governo è cambiato dopo pochi mesi, e il nuovo governo, grazie all'interessamento di alcuni parlamentari, sembra che dovrebbe interessarsi al caso, ma per ora hanno fatto ben poco, anzi: niente! E nel frattempo passano mesi e mesi, e Chico continua a invecchiare in quella cella di massima sicurezza, dove le condizioni di vita sono durissime, dove una vita vale poche centinaia di dollari...

IL GOVERNO DEVE INTERESSARSI SERIAMENTE AL CASO DI CHICO FORTI, SE RENZI è AMICO DI OBAMA COME DICONO, LO DIMOSTRI!!! MA è IMPORTANTE CHE GLI ITALIANI, I CITTADINI, NON SI LAVINO LE MANI DI QUESTO CONNAZIONALE... NON FREGATEVENE!!! Una vicenda come questa, può capitare a CHIUNQUE... 

SE L'OPINIONE PUBBLICA SI INTERESSASSE AL CASO, SE GLI ITALIANI FACESSERO "PRESSIONE", IL GOVERNO SI INTERESSEREBBE AL CASO VERAMENTE, come è accaduto per la vicenda (seppur profondamente diversa) di Rossella Urru: quando l'opinione pubblica si è fatta sentire, il governo immediatamente si è mosso! 

Non vi chiediamo di fare chissà cosa; non vi chiediamo di frugarvi in tasca, ma di mettere una mano sul cuore, sulla vostra coscienza. COSA VI COSTA CONDIVIDERE MATERIALE SU CHICO FORTI SUI VOSTRI PROFILI SOCIAL, SUL VOSTRO BLOG (se ne avete uno), SUI GRUPPI CHE FREQUENTATE, E MAGARI ANCHE SULLE PAGINE FACEBOOK DEI POLITICI A CUI SIETE ISCRITTI, CHIEDENDO IL LORO INTERESSAMENTO. I più generosi possono scrivere email a deputati e senatori, nonché al governo. Dedicate qualche minuto a questa vicenda... come vorreste che gli altri facessero per voi, se capitasse qualcosa ad un vostro caro, o ad un vostro amico. NON RESTATE INDIFFERENTI, PER FAVORE!!! L'indifferenza è uno dei principali mali di questa società decadente... fate la vostra piccola parte, per favore!
 

IN USA LE CONDANNE VENGONO DECISE DALLA "GIURIA POPOLARE", un aspetto che apparentemente sembra 'democratico', in realtà affidare la giustizia a persone non esperte, che si lasciano influenzare dai mass media, dall'aspetto fisico degli imputati (Amanda Knox per loro è innocente a prescindere...) dalla razza (neri e stranieri vengono condannati molto più dei bianchi; così come i poveri vengono condannati più dei ricchi: sia perché godono di una difesa migliore, sia perché i ricchi influenzano i mass media, ma anche per pregiudizio nei confronti degli indigenti... e questo è dimostrato dai numeri!)


Criterio razzista nelle decisioni delle giurie americane - Da Wikipedia

"Nel 2003 i risultati di una ricerca condotta dall'Università del Maryland fecero scalpore. Questa ricerca si collega in maniera diretta agli studi di Amnesty International che denunciano il criterio con il quale molte giurie emettono la condanna a morte: razzista. 

Secondo dati raccolti nel 1998, 1794 dei 1838 funzionari giudiziari che sono tenuti a decidere se applicare o meno la pena di morte sono bianchi. Gli afroamericani rappresentano circa il 12% dell'intera popolazione statunitense ma costituiscono il 42% dei detenuti in attesa dell'esecuzione nei bracci della morte; le vittime degli omicidi sono bianche e nere in parti praticamente uguali ma dal 1977 i condannati giustiziati sono, nell'82% dei casi, responsabili dell'uccisione di un bianco. Situazioni dove la discriminazione razziale è predominante durante le decisioni della giuria possono essere riscontrate in molti stati americani. Nel New Jersey una ricerca del 1987 ha dimostrato che, se nel corso di un processo con imputato nero e vittima bianca l'accusa ha chiesto la condanna a morte nel 50% dei casi, durante un processo con imputato e vittima entrambi neri la richiesta è stata solo del 28%. In Texas dal 1982 al 1988 le statistiche dimostrano che le percentuali di condannati a morte erano: 43% neri, 47% bianchi. Il rapporto imputato bianco/vittima nera 8; il rapporto imputato nero/vittima bianca 120. Grazie a questi dati molti politici progressisti ebbero le prove per affermare che la razza dell'imputato e l'area geografica dove veniva commesso il reato incidevano sulle decisioni della giuria."
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ANCHE SE PUO' SEMBRARE ASSURDO, IL PREGIUDIZIO CONTRO GLI ITALIANI, IN USA è ANCORA MOLTO FORTE: TANTO DA "MERITARE" UNA VOCE IN MERITO SU WIKIPEDIA..
 
Pregiudizio contro gli italiani - da Wikipedia

Il pregiudizio contro gli italiani (a volte antitalianismo o, più raramente, italofobia) è un fenomeno di discriminazione etnica contro gli italiani e l'Italia. Il contrario è l'Italofilia.

Il fenomeno è attestato soprattutto nei paesi del Nordamerica (Stati Uniti, Canada), dell'Europa centro-settentrionale (Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Regno Unito) e balcanici (Slovenia e una parte della Croazia).


Le cause sono attribuite all'emigrazione italiana di massa nei secoli XIX e XX, a eventi storici, soprattutto di natura bellica, o a ostilità nazionalistiche ed etniche.
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Leggi anche: Chico Forti, un italiano che da 15 anni chiede la riapertura del processo
(nostro precedente articolo su Chico Forti)  

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Staff nocensura.com


Una relazione datata, ma ancora attualissima 

di Pamela Olson e Altri 
Questa relazione contiene gli aggiornamenti al lavoro innovativo fatto da Richard Curtiss nella sua analisi del 1998, “Il costo di Israele per i contribuenti degli Stati Uniti”, pubblicato nel Rapporto di Washington sugli Affari del Medio Oriente. 
Israele ha una popolazione approssimativamente di 7,8 milioni, ovvero un milione di meno di quella dello Stato del New Jersey. E’ uno dei paesi più ricchi del mondo con un reddito pro capite simile a quello europeo. [1] Il tasso di disoccupazione di Israele, del 5,6%, è di gran lungo migliore di quello dell’America, del 9,1% [2], e il commercio netto di Israele, i guadagni e i pagamenti lo pongono nel mondo al 48° posto mentre gli Stati uniti sono piazzati a un misero 198° posto. [3]

Eppure Israele riceve circa il 10% del bilancio annuale relativo agli aiuti esteri degli Stati Uniti. [4] Infatti, gli americani hanno fornito a Israele più aiuti di quanti ne abbiano concessi a tutti i paesi dell’Africa sub-sahariana, dell’America Latina e dei Carabi messi insieme, che, nel complesso, hanno una popolazione di oltre un miliardo di persone. [5] E l’aiuto estero è solo una componente di quello che rappresenta il costo sbalorditivo della nostra alleanza con Israele. 
Tenuto conto dell’enorme sacrificio, è fondamentale prendere in esame perché mai siamo così prodighi nel fornire un aiuto tanto grande a Israele e se vale la pena concedergli i tanto sudati proventi fiscali degli americani. Ma prima diamo un’occhiata a ciò che costa veramente la nostra alleanza con Israele. 
Prima della guerra in Iraq del 2003 
Aiuti esteri diretti 
Secondo il Congressional Research Service, l’importo dell’aiuto ufficiale degli Stati Uniti a Israele a partire dalla sua fondazione nel 1948 oltrepassa i 112 miliardi di dollari, e negli ultimi anni è stato dell’ordine di 3 miliardi di dollari all’anno. [6] (Nel 2011, per esempio, questo è pari a oltre 8,2 milioni di dollari al giorno) 
Ma questo denaro è solo una parte della storia. Per prima cosa, Israele percepisce l’aiuto in valuta all’inizio dell’anno, a differenza degli altri paesi. [7] Ciò è importante: significa che Israele può cominciare a percepire interessi sul denaro fin da subito. E viene a costare agli Stati Uniti più degli ordinari esborsi di fine anno in quanto il governo opera in condizioni di deficit, per cui deve prendere in prestito il denaro per pagare Israele e rimborsare poi, per tutto l’anno, gli interessi relativi a tale somma. 
Israele è anche l’unico destinatario di un aiuto militare da parte degli Stati Uniti cui è consentito utilizzarne ogni anno una parte cospicua per l’acquisto di prodotti realizzati da società israeliane invece di quelle statunitensi. (I costi causati agli americani da questo extra, unico nel suo genere, vengono trattati successivamente.) 
Inoltre, gli Stati Uniti versano circa 2 miliardi di dollari all’anno all’Egitto e alla Giordania, in pacchetti di aiuti in gran parte concordati per compensare trattati di pace con Israele. I trattati non prevedono che venga giustizia ai palestinesi, e sono quindi altamente impopolari tra le popolazioni locali. [8] 
Come se non bastasse, gli Stati Uniti consegnano ogni anno circa mezzo miliardo di dollari all’Autorità Palestinese, [9] in gran parte utilizzato per ricostruire le infrastrutture distrutte da Israele e per sostenere una economia che è soffocata dall’occupazione israeliana. [10] Tutto ciò non sarebbe necessario se Israele ponesse fine all’occupazione e permettesse ai palestinesi di sviluppare un’economia funzionante e autosufficiente. 
Tuttavia, c’è ancora molto di più per la storia, perché parte degli aiuti americani a Israele sono infossati nei bilanci di varie agenzie statunitensi, per lo più del Dipartimento della Difesa. Ad esempio, almeno dal 2006, il bilancio della Difesa americano ha inserito tra i 130 e 235 milioni di dollari all’anno per il programma di difesa missilistica di Israele. [11] 
In tutto, gli esborsi diretti degli Stati Uniti a Israele ammontano a circa il 10% di tutti gli aiuti all’estero, anche se gli israeliani rappresentano solo lo 0,001% della popolazione mondiale. In altre parole, gli israeliani ricevono pro capite 10.000 volte di più in aiuto estero della media, nonostante il fatto che è una delle nazioni più ricche al mondo. [12] E tale percentuale cresce in modo significativo se si considerano gli esborsi all’Egitto, alla Giordania, all’Autorità Palestinese e le spese per la difesa di Israele.
 
Ulteriore supporto ad hoc per Israele 
Il Dr. Thomas Stauffer, economista di Harvard e professore specializzato in studi sul Medio Oriente che per due volte ha prestato servizio presso l’Ufficio Esecutivo del Presidente, nel 2003, ha scritto per in Washington Report on Middle East Affairs una relazione dettagliata su tutte le componenti del costo per i contribuenti americani dell’alleanza con Israele. Egli ha riferito: 
“Un altro elemento è un sostegno ad hoc per Israele che non fa parte dei programmi ufficiali di aiuti all’estero. Non è stata rilasciata pubblicamente alcuna stesura completa del supporto americano a Israele. Altri elementi noti includono le garanzie sui prestiti…contratti speciali per le aziende israeliane, trasferimenti legali e illegali [13] di tecnologia militare commercializzabile, esenzioni di fatto dalle disposizioni per la protezione commerciale e vendite sotto costo o trasferimenti gratuiti del “surplus” dell’equipaggiamento militare degli Stati Uniti. Un fattore non quantificabile è dato dalle sovvenzioni al commercio o di altro tipo date alla Romania e alla Russia per agevolare la migrazione ebraica in Israele; che è venuto ad ammontare a diversi miliardi di dollari”. [14] 
Israele ha usato spesso il suo accesso privilegiato alla tecnologia militare statunitense sia contro l’interesse del governo che delle aziende statunitensi. Nel 2002, secondo l’Associated Press, “Negli ultimi anni, le aziende israeliane hanno scalzato in Francia, Turchia, Paesi Bassi e Finlandia aziende americane sul tipo della Raytheon, Northrop Grumman e General Atomics nei contratti di armamenti del valore di centinaia di milioni di dollari. L’ironia, dicono gli esperti, sta nel fatto che decine di miliardi di dollari dei contribuenti USA e i trasferimenti di tecnologia militare americana hanno contribuito a creare e a far crescere l’industria di Israele, sovvenzionando a tutti gli effetti un concorrente straniero.” 
L’articolo di AP ha citato un vice presidente delle Aerospace Industries Association of America, che senza mezzi termini ha dichiarato: “Diamo loro soldi per costruire cose per sé e i contribuenti americani non ottengono nulla in cambio”. [15] 
Nel frattempo, secondo il Christian Science Monitor, Israele ha pure “bloccato alcune importanti vendite di armi americane, come gli aerei da caccia F-15 all’Arabia Saudita a metà degli anni ’80. Il che comporta un costo di 40 miliardi di dollari in dieci anni.” [16] 
E peggio ancora, armi israeliane “vanno a rafforzare gli arsenali di nazioni come la Cina, che gli Stati Uniti considerano avversari strategici, destando preoccupazione negli strateghi militari,” ha continuato l’articolo dell’AP. “[Nel 2001] aerei da sorveglianza statunitensi che volavano lungo la costa della Cina sono stati minacciati da caccia cinesi armati di missili israeliani….Se i piloti dei caccia cinesi avessero ricevuto l’ordine di sparare, avrebbero potuto abbattere gli aerei degli Stati Uniti con missili israeliani Python III….I comandanti statunitensi della difesa sostengono che Israele ha venduto i missili alla Cina senza informare gli Stati Uniti”. [17] 
Posti di lavoro persi, commercio e reputazione 
Uno dei costi indiretti più devastanti dell’alleanza degli Stati Uniti con Israele è stato il boicottaggio petrolifero arabo del 1973. Gli Stati arabi imposero il boicottaggio per protestare contro il sostegno dato dagli americani a Israele durante la guerra del 1973, nella quale i paesi arabi avevano attaccato Israele per cercare di riconquistare le terre che Israele aveva invaso e occupato nel 1967. 
Nel Washington Report on Middle East Affairs, Stauffer scrisse: “L’intervento di Washington ha dato il via a un embargo arabo sul petrolio che ha un doppio costo per gli Stati Uniti: in primo luogo, a causa della carenza di petrolio, gli Stati Uniti hanno perso circa 300 miliardi di dollari equivalenti a 600 miliardi del PIL, e, in secondo, si sono visti accollati ulteriori 450 miliardi di dollari per l’aumento dei costi di importazione del petrolio”. [18] 
Poi c’è il costo in posti di lavoro persi. “La politica statunitense e le sanzioni commerciali ridussero le esportazioni americane in Medio Oriente di circa 5 miliardi di dollari all’anno, corrispondenti al costo di 70.000 posti di lavoro negli Stati Uniti, “ stima Stauffer. “La mancata richiesta ché Israele utilizzi gli aiuti statunitensi nell’acquisto di prodotti americani, com’è in uso nel caso degli aiuti esteri, è venuta a costare altri 125.000 posti di lavoro”. [19] 
Ma forse il costo più deleterio è stato causato dal venir meno della presenza degli Stati Uniti nel mondo arabo e musulmano, dove l’indulgenza americana nei confronti di Israele, tutte le volte che questi si rende responsabile di violazioni dei diritti umani, [20] suscita un profondo risentimento. “Per molti musulmani del mondo, ciò pone il contribuente statunitense dalla parte di Israele per ciò che riguarda i suoi conflitti con gli arabi”, ha osservato l’articolo dell’Associated Express. [21] 
Secondo Stephen Walt, docente ad Harvard, “La Commissione 9/11 ha riferito che ‘l’ostilità nei confronti degli Stati Uniti del cospiratore del 9/11 Khalid Sheikh Mohammed non deriva dalla sua esperienza vissuta là come studente, ma piuttosto dal suo ardente dissenso nei confronti della politica estera degli Stati Uniti a favore di Israele.’ Altri terroristi anti-americani - come Ramzi Yousef, che nel 1993 eseguì l’attentato al World Trade Center – hanno fornito spiegazioni simili della loro collera nei confronti degli Stati Uniti”. [22] 
Ci sono molte più categorie potenziali di costi, che sono estremamente difficili da quantificare. Tutto sommato, Stauffer stima in circa 1.600 miliardi di dollari il costo di Israele per gli Stati Uniti, nell’intervallo di tempo tra il 1973 e il 2003, più del doppio del costo della guerra in Vietnam. [23]

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