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sabato 30 ottobre 2010

Controllati arbitrariamente dalla POLIZIA POSTALE, senza alcun mandato della magistratura!!! La notizia ovviamente è passata coperta dall'assoluto silenzio delle TV ma è stata divulgata dall'Espresso: LEGGETE E DIFFONDETE AL MASSIMO!!! La gente ha diritto di sapere!!!

"E' grottesco che mentre la maggioranza di governo si impegna da mesi per rendere più difficili le intercettazioni telefoniche richieste da magistrati, il ministero degli Interni si arroghi il diritto di intercettare i nostri dialoghi via Facebook senza alcun mandato della magistratura"

Il patto tra Facebook e il Viminale è un attentato ai diritti dei cittadini digitali. E la prova che gli utenti non possono essere spettatori passivi in un rapporto diretto tra le corporation di Internet e i governi locali


Nel nostro Paese abbiamo assistito negli ultimi anni a un'escalation di norme e di proposte di legge per rendere l'accesso a Internet sempre più difficile, controllato, burocratizzato.

Proprio in questi giorni, ad esempio, l'Agcom sta valutando come rendere operativa l'odiosa normativa sui video on line scritta da Paolo Romani, con probabile pesante tassazione per chiunque abbia un sito su cui voglia caricare del materiale che «faccia concorrenza alla tv».

giovedì 28 ottobre 2010
In questo articolo non entriamo nel merito della questione discarica, argomento che riteniamo superfluo affrontare, in quanto la diffusione di informazioni in merito è ampia, e anche se i mass media riportano le notizie nel modo a loro più "congeniale", è possibile farsi una propria idea: come al solito, preferiamo riportarvi i retroscena poco conosciuti della vicenda: quelli che al TG e su molti giornali, non leggeremo mai...

E’ emergenza democratica nelle zone vesuviane. Secondo l’agenzia di stampa CNRmedia.com, in queste ore le forze dell’ordine stanno facendo irruzione a tappeto nelle abitazioni dei manifestanti. La notizia era stata lanciata 5 ore fa dal web e soprattutto dal social network più famoso, Facebook, ed ha trovato conferma in un comunicato della Questura di Napoli, che ribadisce che le perquisizioni sono solo "operazioni di routine". La polizia sta usufruendo dell’articolo 41 del codice penale che dà la possibilità di irrompere in un domicilio privato senza il mandato del giudice, appellandosi ad un ipotetico sospetto di possesso di armi o droga. Le testimonianze raccolte da CNRmedia sono allarmanti: “Ti perquisiscono alla ricerca di armi e droga e se non trovano nulla ti rilasciano un foglio con gli estremi della perquisizione e l'esito negativo. Altrimenti ti arrestano". Oppure “Stiamo parlando di persone senza precedenti, completamente incensurate. Sono stati perquisiti circa quindici giovani manifestanti: qualcuno è stato rilasciato immediatamente, altri sono stati portati in questura di Napoli per poi essere liberati senza che sia stato trovato nulla". E ancora: “Con questo metodo diversi ragazzi si sono intimoriti e, anche per la pressione delle famiglie spaventate, difficilmente li rivedremo in giro. È un'operazione squallida". Intanto i sindaci vesuviani, durante l'incontro in Prefettura a Napoli con il sottosegretario Bertolaso, hanno ribadito un secco no all’apertura della seconda discarica e auspicano che siano eseguiti il prima possibile gli accertamenti sullo stato di salute della discarica Sari. Ma è anche emergenza economica, infatti gli imprenditori della zona fanno sapere che si sta generando nell'area una grave crisi, con il rischio di 600-700 posti di lavoro a perdere. Per ultimo, secondo la giornalista del Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini, è in studio una misura dettata direttamente dal Ministro Maroni, che parla di “divieto di assembramento nella rotonda di Terzigno” prevedendo l’arresto immediato per chi non rispetta tale veto. Questa direttiva è già sulla scrivania del Prefetto Andrea De Martino, che la renderà subito operativa in caso si verificassero nuovi scontri. E’ questa la linea dura di cui parlava Maroni? E poi, una domanda sorge spontanea: a Terzigno la Costituzione è stata sospesa?



Fonte

Simone La Penna aveva 32 anni, di Viterbo. E' morto in carcere. soffriva di anoressia nervosa e, dalle analisi, risultava una carenza di potassio nel sangue. A Regina Coeli era arrivato il 28 giugno 2009 dal reparto medico per detenuti dell'ospedale Belcolle di Viterbo. E subito, viste le sue condizioni, era stato trasferito nel centro clinico del penitenziario romano. Sembra che avesse chiesto l'aiuto di uno psichiatra. Ma Simone è stato ucciso dall'incuria e dalla inefficienza. Lasciato morire, come fu per Stefano Cucchi. Morire di fame, questa volta e senza "l'aiuto" delle percosse. Sei persone tra medici e infermieri dell'ospedale romano Sandro Pertini e dell'infermeria del carcere Regina Coeli sono indagati dalla Procura di Roma per omicidio colposo Simone è morto per negligenze imputabili a chi doveva garantirne lo stato di salute. «Un'altra morte nelle carceri italiane e del Lazio che poteva essere evitata e su cui è necessario fare immediatamente chiarezza». Lo afferma in una nota il consigliere provinciale di Sel e coordinatore del Gruppo Federato della Sinistra in Provincia, Gianluca Peciola. «Un caso che si va ad aggiungere alle altre 12 morti nel Lazio e 159 in Italia, dall'inizio dell'anno - aggiunge -. Tra l'altro, come nel caso di Stefano Cucchi, anche il giovane morto a Regina Coeli si trovava in stato di custodia cautelare in carcere per reati di droga. Ma soprattutto soffriva di anoressia nervosa per cui le sue condizioni di salute erano assolutamente incompatibili con il regime detentivo. Le misure cautelari troppo spesso diventano un'anticipazione della misura afflittiva della carcerazione, in stridente contrasto con il dettato costituzionale del principio della presunzione di non colpevolezza».
Il ragazzo era stato arrestato per detenzione di stupefacenti nel gennaio 2009. In passato era stato malato di anoressia e da quando era entrato in carcere aveva iniziato a perdere molti chili di peso. Ricoverato anche al Pertini, era stato rimandato in carcere, dove poi è morto per un arresto cardiaco imputabile alla denutrizione. La Penna era in carcere per reati legati alla droga (doveva scontare una pena fino al 2011).


mercoledì 27 ottobre 2010


Francesco Mastrogiovanni è morto martedì 4 agosto 2009 legato al letto del reparto psichiatrico dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento. La signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento lo descrive come un uomo dai modi «dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini». Proprio nel suo campeggio la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, «alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall'inizio di luglio per le vacanze estive». Uno spiegamento degno dell'arresto di un boss della camorra per eseguire un'ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio, emessa da un sindaco non territorialmente competente. Per approfondire, vi rimandiamo al "sito ufficiale" gestito dal "Comitato verità e giustizia per Francesco Mastrogiovanni (Franco)" dove è disponibile molto materiale sul caso.






Dati alla mano, le concessioni radiotelevisive costano a Mediaset solo l’uno per cento del fatturato che ne ricava. Le frequenze su cui trasmettono le TV di Berlusconi, sono infatti dello Stato, che teoricamente potrebbe darle in concessione a chiunque. In questo tipo di rapporti, la logica vorrebbe che la maggior parte dei guadagni finisse nelle casse dello Stato: invece a conti fatti, Mediaset attraverso RTI trattiene il 99% dei ricavi che ne ottiene. Lo stato praticamente riceve quella che può esser definita una vera e propria "elemosina". In rapporto con altre concessioni, quella televisiva (con un volume d'affari da capogiro: nel 2007 il gruppo Mediaset ha fatturato 4 MILIARDI di Euro...) è la più conveniente in assoluto: solitamente lo Stato non si "accontenta" certo dell'1% dei ricavi che le concessioni che assegna producono...

Questa situazione sapete a chi è dovuta???

Dopo il "regalo" di Craxi, che prevedeva una tantum annua ridicola, la legge "dell'1%" è stata introdotta dal GOVERNO D'ALEMA: legge 488 art.27 comma 9 23/12/1999 e mai più rivisitata dai successivi governi.

L'argomento è caustico: infatti viene da chiedersi come mai D'Alema - così come Prodi - che hanno costituito per anni "l'antiberlusconismo" non abbiano messo mano a una situazione che oltre a prevedere guadagni economici immensi, prevede una posizione di ultra-dominanza del mercato televisivo italiano, che evidentemente, risulta compatibile con la legge italiana, visto che anche all'autority antitrust va bene così.

Sparare su Berlusconi è lo sport nazionale del centro-sinistra, che ultimamente non attrae l'elettorato in quanto entità politica, (per il programma gli ideali etc) ma solo perché si configura come alternativa a Berlusconi: tuttavia, come dimostra l'evidenza dei fatti, "l'opposizione" è solo di facciata: i "Governi Prodi" che potevano intervenire, non l'hanno fatto, e non diciamo che questo è dovuto al fatto che il "centrosinistra" ha governato per un periodo troppo breve, perché per passare una legge, quando vogliono, ci mettono pochi giorni.

Spostare il voto da una parte o dall'altra, non cambia niente perché le due "fazioni" politiche italiane sono in realtà due facce della stessa medaglia. Se vinceva la sinistra, per capirsi, la situazione del paese sarebbe rimasta pressoché invariata, e non sarebbero state fatte le riforme strutturali e i grandi cambiamenti di cui il paese avrebbe bisogno. I partiti politici rispondono ai "poteri forti", ai "potenti", che indipendentemente chi vinca le elezioni, restano sempre al governo.

Come ben sa chi ci segue regolarmente, noi non siamo "anti-berlusconisti", e il nostro motto è "SONO TUTTI UGUALI". Questa premessa è fondamentale, in quanto l'antiberlusconismo finisce per dare credibilità ad altre persone che non la meritano, solo perché si dimostrano (a parole) contro Berlusconi.

staff nocensura.com



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lunedì 25 ottobre 2010
Da quando è "sceso in campo", fondando "Forza Italia" e vincendo le elezioni in tempo record, ha monopolizzato incontrastato la scena politica italiana: sicuramente le sue TV lo hanno agevolato moltissimo, ma gli va riconosciuta una grandissima abilità. Odiato da molti, amato da altrettanti, è l'unico vero leader politico presente in questo sciagurato paese: questi non vogliono essere complimenti, ma obbiettive constatazioni: nel senso che nessuno in questo paese riesce ad avere nemmeno la metà del seguito personale che ha lui: considerando che l'opposizione non ha nemmeno l'ombra di un "leader".

I partiti di opposizione, e in particolare l' IdV, basano la propria politica sull' "antiberlusconismo militante", senza la minima traccia di idee, progetti e di un programma concreto: così facendo, finiscono per rinforzarlo, e certe volte - diciamolo - potrebbe venire il dubbio che lo facciano apposta.

Per molti Berlusconi incarna "il male assoluto", come se la situazione di crisi e tutti i problemi fossero dovuti a lui: come se il problema dell'Italia fosse unicamente lui, ma soprattutto, come se gli altri, fossero diversi...
Secondo noi, se Berlusconi "è il male", gli altri non sono di certo "il bene". Analizzando lo scenario politico delle ultime legislature, abbiamo assistito al totale abbattimento di ogni morale e di ogni etica, e sicuramente c'è stato un peggioramento della classe politica, ma pensare che la causa di ogni male sia Berlusconi, è decisamente sbagliato.

Le tangenti, la corruzione, i favoritismi e gli "interessi di pochi" sono sempre esistiti.
Chiunque sia stato al governo, l'interesse dei ricchi e dei poteri forti ha sempre prevalso sugli interessi del popolo. La catastrofica situazione economica italiana non è certo dovuta a Berlusconi, ma a coloro che pur di mantenersi l'elettorato, e di tenere il proprio culo ben incollato alla poltrona, mandavano in pensione - cospicua pensione - lavoratori di quarant'anni, con appena venti di contributi, destinati a farsi mantenere dalla popolazione attiva per mezzo secolo.

Si comportavano come un padre di famiglia che utilizza la carta di credito, infischiandosene della disponibilità: regali alla moglie, giocattoli ai figli, aragoste e buon vino sul tavolo. Un benessere "artificiale" destinato a durare fino a quando il bancomat non "risucchia" la carta, e il direttore dell'istituto bancario non presenta il conto. Il Sistema Sanitario dispensava di tutto: vitamine, farmaci di ogni tipo, l'Italia era il paese del bengodi. I cittadini se la godevano, ignari che un giorno sarebbe arrivato il conto: che pagano adesso i figli di chi ha "goduto".

Un potente non ha bisogno di farsi eleggere per coltivare i propri interessi. Un governo muove interessi talmente grandi, che lo stipendio dei parlamentari in confronto, è di pochi spiccioli.
Un "riccone" può influenzare un politico finanziando anche lecitamente, la campagna elettorale: o in alcuni casi, staccando direttamente un assegno con diversi "zeri". Anche a livello comunale, i permessi, le zone edificabili, muovono interessi milionari, figuriamoci un governo. Ci sono famiglie, vere e proprie "signorie" che influenzano la vita politica italiana praticamente da sempre, rimanendo nell'ombra più totale.

Tornando al presente, i pochi mesi governati dalle sinistre, non sono state capaci di fare niente di buono, litigando tra di loro e concludendo ben poco. Se parlate con la gente, vi renderete conto che molti hanno apprezzato il ''decreto Bersani'' sulle liberalizzazioni: ma cosa ha fatto? Abolito la tassa delle ricariche del telefonino? (Che le compagnie possono recuperare ritoccando le tariffe?).
Voleva "purgare" i tassisti: persone che forse se la passano meglio di altri, ma che lavorano nel traffico 10 ore al giorno. Da un governo che si definiva di "sinistra" era lecito aspettarsi che abolisse il "notaio", che andasse a "toccare" le numerose altre caste che caratterizzano questo paese, e non di certi i tassisti. Ma i potenti non li tocca nessuno.

I potenti non sono ne di destra ne di sinistra: i potenti sono sempre al governo: chiunque vinca, loro vincono con lui.

Potremmo dilungarci con il ragionamento, ma ci fermiamo qui, sicuri di avere espresso il concetto che volevamo.

Diteci la vostra: commentante [sul blog] esprimendo i vostri pensieri: confrontiamoci, che è la massima espressione della democrazia...




Questo governo, come altri che l'hanno preceduto, hanno dichiarato di volerle ''tagliare'': e qualche mese fa la questione era tornata di attualità, salvo poi finire come sempre in una bolla di sapone: le provincie non si toccano. Tanto che ne sono attualmente allo studio altre 21, come se non bastassero le 110 esistenti che ci costano ogni anno 14 miliardi di euro, occupando immensi palazzoni e impiegando 61.000 persone che, se le provincie chiudessero, potrebbero essere utilizzate per far funzionare meglio la macchina statale che ha buchi ovunque, nonostante la pubblica amministrazione italiana abbia un rapporto impiegati/cittadini unico al mondo.

Le provincie italiane muovono interessi per tutti i partiti: enti creati ad hoc, carrozzoni e poltrone da spartire, con un serbatoio infinito di incarichi in cui collocarsi o piazzare i propri ''fedeli''.Dove spendono tutti questi soldi le provincie? Apparte il mantenimento di una flotta di persone non secondaria, le provincie si dilettano in viaggi ''di rappresentanza'' e ''istituzionali'' e molte altre attività alla quale la nostra società farebbe volentieri a meno. Ogni cittadino italiano paga in media 160 euro all'anno per mantenere in piedi questo macrocarrozzone, e per una volta non è il sud (148 euro) a primeggiare sui costi, ma il centro (178 euro) seguito dal nord.

Le tasse incassate direttamente dalle province ammontano a poco meno di 4 miliardi di euro (3 miliardi 748 milioni, a fine 2009), derivanti per lo più da RC auto (1,5 miliardi), imposta di trascrizione (881 milioni) e addizionale energetica (682 milioni di euro). per coprire il fabbisogno però occorrono altri miliardi. servono per la viabilità (3 miliardi), la tutela ambientale (900 milioni), l'edilizia scolastica (1,6 miliardi), lo sviluppo economico (1,2 miliardi). ma anche tanto altro. Le province organizzano e gestiscono i corsi di formazione professionale per una spesa di 800 milioni di euro, sovrintendono ai centri per l'impiego, per 500 milioni, gestiscono iltrasporto pubblico extra urbano per 1,3 miliardi, si occupano di promozione turistica e sportiva dei loro territori per 550 milioni

Vanno ovviamente pagati i 61.000 dipendenti (il 23% laureati): 2 miliardi 450 milioni di euro del budget, pari al 25%. naturalmente non mancano i compensi dei 4.207 amministratori: ovvero i 107 presidenti, i 107 vice, gli 863 assessori, i 107 presidenti dei consigli, i 3.023 consiglieri. per loro si spendono 119 milioni di euro l'anno.

Svolgono funzioni, che potrebbero essere tranquillamente affidate ai comuni o alla Regione di competenza: facendo risparmiare ai cittadini dei bei soldoni: ma alla casta non interessa, perchè loro problemi economici, non ne hanno certamente....

Lo staff di nocensura.com

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