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sabato 2 aprile 2011


Alla vigilia dell’11 Settembre, il Pentagono stava progettando un’esercitazione basata su uno scenario allora inedito: un aereo che si schianta sulle Torri Gemelle. Lo rivela il generale Peter Chiarelli, allora responsabile dell’area “operazioni, reattività e mobilitazione” di fronte a eventi straordinari, con possibili stragi di massa. L’alto ufficiale, racconta “Shoestring 9/11”, fu trasferito in quel reparto un mese prima della catastrofe. E i preparativi per l’esercitazione furono messi a punto esattamente una settimana prima dell’attentato del secolo, per il quale fu poi accusato Bin Laden e furono scatenate due guerre, in Afghanistan e in Iraq. La notizia si aggiunge all’impressionante casistica sull’11 Settembre, che il grande pubblico continua ad ignorare o trascurare.
Un caso clamoroso: i nuovi documenti che ora emergono, rileva Pino Cabras di “Megachip”, «dimostrano una volta di più che quasi tutti i gangli del generale Peter Chiarellisistema securitario e militare erano segnati da eventi speciali che ricalcavano in anticipo i contorni dell’evento 11/9». La domanda centrale è sempre la stessa: perché una seria chiave d’indagine sull’11 Settembre consiste sempre nelle numerose esercitazioni, nei tanti casi di “war games” e simulazioni portate avanti da ogni sorta di apparato militare, d’intelligence e di sicurezza, con scenari che interferivano o coincidevano con gli imminenti attentati? La risposta che si danno i cosiddetti “complottisti” è nota: alcuni settori strategici della sicurezza americana – a insaputa del Congresso, dei media, della magistratura, di buona parte del governo federale e persino dei vertici della Cia – erano perfettamente al corrente dell’attentato che si stava preparando.
L’attacco alle Torri? Una specie di golpe, ordito nell’ombra da un “super-clan”: «Spettacolare strategia della tensione, in mondovisione». Il sospetto è alimentato dagli indizi oscuri che si stanno affollando sull’11 Settembre: smagliature che, quantomeno, rivelano depistaggi e inquinamenti delle varie versioni ufficiali. E non manca il movente: serviva un nuovo nemico globale, un alibi solido per ri-militarizzare il pianeta e presidiare con le armi le aree-chiave, fornitrici di risorse energetiche. Caduta l’Unione Sovietica e finita la pax nucleare dei missili, il mondo non ha più avuto tregua: Balcani, Somalia, Ruanda, Iraq, Cecenia,Afghanistan, Georgia e Ossezia del Sud, senza trascurare le tensioni con l’Iran e la Corea del Nord, la guerra in Libano, il massacro dei palestinesi di Gaza. E ora la Libia, e domani – si teme – una guerra senza precedenti, se dovesse implodere il regime siriano di Assad, coinvolgendo Iran, Turchia, Iraq e Arabia Saudita, mentre il guerraMaghreb e il Medio Oriente sono infiammati dalla rivolta contro le dittature petrolifere.


La Terza Guerra Mondiale non è mai stata così vicina, avvertono analisti come Michel Chossudovsky, e tutto – a ben vedere – è cominciato proprio l’11 Settembre, quando il mondo, “orfano” della potenza sovietica, è diventato improvvisamente asimmetrico, osservando nel frattempo l’ascesa vertiginosa della Cina che inquieta l’Occidente, i suoi sfrenati consumi e il suo debito che mette alle corde le protezioni sociali del welfare. Gli Usa, ripete Giulietto Chiesa, avevano fiutato la crisi epocale in arrivo: la destra statunitense che firmò il manifesto del Nuovo Secolo Americano – Bush e la Rice, Wolfowitz, Rumsfeld, Dick Cheney: le maschere della “guerra infinita” – l’aveva detto chiaro: pronti a impiegare ogni mezzo, pur di non mettere in discussione l’american way of life e lo stile di vita degli States, il paese più indebitato del mondo.
L’urto planetario della crisi è finito tutto sulle spalle del nuovo presidente, Barack Obama, che ha provato a riscrivere in modo multilaterale il riflesso planetario dell’emergenza, cancellando – almeno a parole – dieci anni di lessico bellicoso, scontri di civiltà e spettacolari menzogne su inesistenti armi di distruzione di massa. Oggi, l’unico rimasto a evocare il fantasma di Bin Laden è Muhammar Gheddafi dal suo bunker di Tripoli, ma nessuno – tantomeno la Casa Bianca – sembra più in grado di controllare l’orologio di un mondo che si è messo a correre, sparigliando tutte le carte. Oltre gli slogan della politica, il quadro è condizionato da fattori drammatici: il picco delpetrolio è stato raggiunto, il surriscaldamento terrestre sposterà milioni 11 settembredi affamati verso nord, il capitalismofinanziario è in bancarotta e il dramma di Fukushima dimostra che non ci sono più certezze energetiche.
Se l’11 Settembre ha inaugurato una nuova era di instabilità mondiale, «la vera storia dell’attentato alle Torri non la conosceremo mai», ripeteGiulietto Chiesa, mentre continuano impietosamente a trapelare nuovi dettagli, destinati a indebolire la versione ufficiale. L’ultimo è decisamente clamoroso: il generale Peter Chiarelli ha dichiarato che la sua struttura, creata per fronteggiare emergenze di massa, doveva gestire un’esercitazione a Manhattan il 17 settembre 2001. Il suo Crisis Action Team avrebbe dovuto intervenire per simulare il salvataggio di migliaia di persone: quelle che, per l’appunto, sarebbero precipitate nel panico nel caso di un attacco terroristico scatenato da aerei-kamikaze lanciati contro il World Trade Center, cioè lo scenario apocalittico che secondo Bush nessuno si sarebbe mai potuto aspettare.
Il generale, precisa “Shoestring 9/11”, in realtà non ha specificato quale tipo di velivolo si fosse immaginato che colpisse il Wtc nello scenario dell’esercitazione, né ha detto se si trattava di un aereo dirottato o di uno che si schiantava sulle Torri accidentalmente. «Ma quel che dimostra il suo resoconto è che, nei giorni prima che si verificassero gli attentati terroristici a New York e al Pentagono, un’esercitazione militare era stata pianificata prevedendo che avesse luogo meno di una settimana dopo l’11 Settembre, con uno scenario che era identico – o almeno molto simile – a quanto è successo a New York». In attesa di ulteriori indagini, sono tuttavia «esili» le possibilità che «ciò sia dovuto al caso e che sia senza correlazioni con quanto è accaduto l’11 Settembre» 


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