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sabato 20 novembre 2010
Articolo estratto da www.cristianesimo.it
Joseph Ratzinger
accusato di: Favoreggiamento 
del reato di PEDOFILIA

Il signor Joseph Ratzinger è riuscito ad evitare di essere giudicato da un Tribunale USA solo perché, come capo di Stato, il Pontefice romano non è processabile.

ROMA - La Corte Distrettuale del Texas non si è ancora pronunciata in merito alla procedura giudiziaria civile presentata contro Papa Benedetto XVI, accusato di complotto per coprire le molestie sessuali contro tre ragazzi da parte di un seminarista: ma dopo l’intervento dell’Amministrazione Bush è assai probabile che la denuncia venga respinta.

Il vice ministro della Giustizia degli Stati Uniti, Peter Keisler, ha infatti bloccato la procedura giudiziaria ricorrendo alla cosiddetta "suggestion of immunity", una misura legale che stando a quanto stabilito dalla Corte Suprema dev’essere obbligatoriamente recepita dai tribunali di grado inferiore.

Keisler ha ufficialmente informato il tribunale che Benedetto XVI gode di immunità come Capo di Stato, sottolineando dunque che avviare il procedimento sarebbe «incompatibile con gli interessi della politica estera degli Stati Uniti», che dal 1984 hanno allacciato rapporti diplomatici con la Santa Sede. La stessa Ambasciata del Vaticano a Washington aveva chiesto all’Amministrazione di intervenire con la "immunity suggestion" e chiudere il caso.
Nel corso del mese di agosto, Daniel J. Shea, l’avvocato americano che aveva citato in giudizio il Pontefice quando era ancora Cardinale, era venuto a Roma su invito del partito Radicale; in quell’occasione aveva auspicato che George W. Bush non concedesse l’immunità diplomatica a Papa Benedetto XVI nell’ambito del procedimento - civile, non penale - aperto in Texas. Lo scomodo caso era approdato infatti anche sul tavolo del presidente degli Stati Uniti.
Insieme a Joseph Ratzinger, nel procedimento aperto nel gennaio 2005 sono citati l’arcivescovo di Galveston, monsignor Joseph Fiorenza e i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickard. Patino, colombiano di nascita, è attualmente latitante ed era stato accusato da tre giovani che frequentavano la chiesa di San Francesco di Sales, a Houston: le molestie risalirebbero alla metà degli anni Novanta, e contro il seminarista è stato aperto un procedimento penale.
Le accuse mosse a Ratzinger riguardano invece un documento emesso nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: una "Istruzione" dal titolo "Crimen Sollicitationis", che sanciva la competenza esclusiva della stessa Congregazione su alcuni gravi delitti, secondo quanto stabilisce il Codice di Diritto Canonico, tra cui «la violazione del Sesto Comandamento (Non commettere atti impuri) da parte di un membro del clero con un minore di 18 anni».Inquadramento assurdo, secondo l’avvocato Shea, visto che a differenza degli altri delitti (dalla violazione del sigillo sacramentale a quelli contro il sacramento eucaristico) la pedofilia «è un reato, non un peccato».

Secondo il Vaticano il documento "Crimen Sollicitationis" sarebbe decaduto, ma secondo Shea non è così: l’avvocato aveva citato una lettera del 18 maggio 2001, di cui era giunto in possesso, firmata da Ratzinger e dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, all’epoca segretario dell’ex Sant’Uffizio, in cui si parlava del documento del 1962 «in vigore fino ad oggi».

E’ sulla base di questa lettera che Shea aveva accusato Ratzinger di aver "coperto" le molestie sessuali su minori: «Questo documento dimostra l’esistenza di una cospirazione per nascondere questi delitti». Un’accusa «individuale, non legata alla funzione di Prefetto della Congregazione ricoperta da Ratzinger» secondo Shea.
L’avvocato aveva raccontato che in un primo tempo Ratzinger non aveva risposto alle accuse, ma quando il processo ha preso il via, gli avvocati del Cardinale - a quel punto divenuto Papa, il 19 aprile scorso - avevano richiesto al Governo degli Stati Uniti l’immunità riservata ai capi di Stato.
Il coinvolgimento di esponenti delle gerarchie cattoliche nelle inchieste giudiziarie sulla pedofilia non è insolito, ma di norma i procedimenti giudiziari non potevano essere avviati perché era impossibile consegnare agli accusati i documenti legali necessari: la denuncia contro Ratzinger è invece potuta andare avanti perché l’allora Cardinale ricevette personalmente l’atto di accusa.
In agosto, Shea aveva dichiarato che in caso di concessione dell’immunità avrebbe dato battaglia: in primo luogo, perché all’epoca dei fatti contestati Joseph Ratzinger era un semplice cardinale, e poi perché "riconoscere la Santa Sede come uno Stato sarebbe una violazione della Costituzione statunitense", in particolare della "establishment clause" che proibisce leggi che proteggano in modo speciale confessioni o organizzazioni religiose.
21 settembre 2005 - Fonte: Corriere della Sera

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Sempre più spesso, nonostante la censura di Stato si affanni per impedire la divulgazione di questo genere di notizie, vengono riferiti dalla stampa, ma soprattutto dai siti internet italiani ed esteri, episodi di pedofilia che hanno come protagonisti dei preti. 
Che si tratti di una vera e propria “epidemia” lo dimostra anche lo zelante interessamento del signor Giuseppe Ratzinger il quale, qualche anno fa, da cardinale, interveniva con veemenza contro i media americani che “osavano” diffondere questo genere di notizie, che potevano turbare i fedeli e gettare discredito sulla Chiesa cattolica. 
Evidentemente già da allora il modello di “informazione corretta” adottato da Ratzinger era quello italiano, enfatico e trionfalistico quando si tratta di osannare il papa, omertoso e mistificatorio quando si tratta di nascondere le malefatte della chiesa o dei suoi funzionari. 
La mancanza di pudore da parte del signor Ratzinger giunse persino a fargli teorizzare che, poiché la percentuale di preti con esperienze di pedofilia (che in America viene stimata fra l’1 e il 6%) non sarebbe superiore a quella della popolazione generale (il che è tutto da dimostrare), ciò dovrebbe indurre i giornalisti a considerare del tutto “ovvio” che debbano esistere dei preti pedofili, quantomeno in quantità tollerabile e statisticamente “inevitabile”, al punto da non creare più “inutili” e inopportuni scandalismi di fronte a tali eventi che, sempre secondo Ratzinger, non dovrebbero nemmeno “fare notizia”, essendo in qualche modo già “scontati”. 
Ora, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali. Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori di inconsapevoli embrioni, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è. 
Sta di fatto che questo atteggiamento di copertura verso i preti pedofili sarebbe  costato a Ratzinger  un procedimento giudiziario negli Stati Uniti, per oggettivo favoreggiamento, se non fosse che la nomina a papa ha fatto decadere la possibilità di proseguire l’iter, ed arrivare magari ad una condanna. Questo è avvenuto non in quanto Ratzinger è divenuto capo di una chiesa, ma in quanto “capo di Stato” estero,  ovvero del Vaticano, quindi, secondo le leggi vigenti negli USA, “immune” dalla competenza dei tribunali. 
Quanto alla situazione americana, vale la pena ricordare che la sola diocesi di San Francisco, in California, ha patteggiato risarcimenti alle famiglie dei bambini vittime di preti pedofili, per ben 21 milioni di dollari. Per tutti gli Stati Uniti le cifre dei risarcimenti si aggirano intorno al miliardo di dollari. Un vero disastro economico per il cattolicesimo americano, che oltretutto non gode di alcun finanziamento pubblico.
 *** 
Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 
No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni.  
Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 
Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei  preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere,  potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.  
Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e  soprattutto con la propria identità. 
La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!).  
Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica.  
E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre.  
E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente.  
*** 
A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete.  
Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso.  Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica!  
Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate  promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere,  aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.  
Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.  
Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla  proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 
Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 
Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 
*** 
Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”.  
Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri).  
La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”.  
Tra l’altro  la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 
In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 
*** 
Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”.  
Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”.  Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 
Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 
*** 
Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale.  Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 
L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 
Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.
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E’ vero ho incontrato Rosario Di Dio (boss sorvegliato speciale ndr) presso la sua pompa di benzina in campagna elettorale, ma non ho mai preso soldi dalla mafia”. Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, respinge ogni accusa di vicinanza a Cosa nostra e parla del sistema di rapporti che lo ha portato a governare la Sicilia. Un sistema in cui – secondo il presidente della Regione, indagato dalla procura di Catania per un presunto concorso in associazione mafiosa – sarebbe normale trovare un posto di lavoro al figlio di un boss “caduto in disgrazia”, incontrare un arrestato per mafia o discutere di questioni elettorali con il portavoce del boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, consigliere provinciale Dc, “che – dichiara Lombardo – conosco da tempo”. Tutto avviene in conferenza stampa davanti a decine di telecamere, in diretta satellitare a palazzo D’Orleans, sede della Regione.

Secondo la procura di Catania il leader del Mpa avrebbe intrattenuto rapporti con la criminalità organizzata per poterne ricavare soldi e voti per il suo partito. “Non ho mai preso fondi dal crimine per finanziare mie campagne elettorali. La mafia semmai i soldi li prende, non li dà”. Lombardo fa riferimento alle dichiarazioni del boss Vincenzo Ajello che agli inquirenti ha dichiarato: “Non scordatevelo che gli ho dato i soldi nostri, quelli del Pigno, glieli ho dati a lui per la campagna elettorale”. Ma Lombardo nella sua lunga conferenza fa anche delle mezze ammissioni: “Forse qualche mano di troppo l’ho stretta e gli incontri che ho avuto con alcune delle persone che sono entrate nell’inchiesta sono stati casuali e non voluti”.

Incontri, strette di mano, che il governatore, definisce oggi, incautamente, “solo di natura politica”. Incontri a rischio come quelli avuti da Lombardo con Rosario Di Dio, boss catanese al quale il presidente avrebbe chiesto, in passato un appoggio elettorale quando Di Dio era sindaco diCastel di Judica. “Di Dio è stato un consigliere comunale e assessore, per qualche mese sindaco del piccolo comune in provincia di Catania a cavallo tra il ‘91 e il ’92“, ha spiegato Lombardo: “Io l’ho incontrato in quanto assessore agli Enti locali e come altri sindaci veniva a sollecitare misure per lo sblocco di concorsi fermi da tempo. Certamente conobbi in quelle settimane il signor Di Dio”. Incontro che secondo i magistrati, però, sarebbe avvenuto nella casa di Di Dio, secondo Lombardo invece sarebbe avvenuto nella pompa di benzina gestita dalla famiglia del mafioso.

Poi Raffaele Lombardo si martirizza “in questa inchiesta – continua – ci sono capi di Cosa Nostra, loro adepti, c’e’ di tutto, ma il condannato sono io”. “Condanna – secondo il politico – che arriva perché il suo partito non è alleato con il premier”. Fa riferimento poi a un processo mediatico al quale sarebbe stato sottoposto e cita il Tg1 di Minzolini, il settimanale Panorama e, non si capisce per quali motivi, La Repubblica di Ezio Mauro. 

In realtà presso la procura di Catania sono in corso gli interrogatori dei cinquanta arrestati e la posizione del presidente è in corso di valutazione.




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Ho denunciato con denuncia querela i capi della Procura di Verona Papalia e Schinaia , i quali , pur avendo in mano tutte la prove fornite da me allegate alla mia denuncia penale contro alti dirigenti Di Poste Italiane , Dirigenti dell'Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal (USL) , ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo 17 mesi e 8 giorni hanno archiviato la mia denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede in base all'art 408 cpp, inserendola volontariamente a mod 45 Fatti non costituenti reato per distogliere dall'azione penale gli alti funzionari che avevo denunciato per gravi reati penali .
Io per 7 anni sono stato responsabile su Verona della ditta che ha l'appalto di Poste Italiane fino a quando sono stato costretto a dare le mie dimissioni a seguito di minacce e vessazioni ricevute dall'amministratore della ditta appaltante , e dagli alti dirigenti di Poste Italiane per le mie lamentele sulle lacune lavorative che praticamente erano:
nessun tipo di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, obbligati a fare lavori che non ci competevano per contratto, presenza di lavoratori in nero, straordinari sottopagati in nero,
mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle buste paga sotto forma di rimborso, continui insulti e minacce dal personale e dai dirigenti di Poste Italiane.
Praticamente ho denunciato i fatti al dirigente della Cgil il quale oltre a non fare niente mi ha consigliato di non disturbare gli alti Dirigenti di Poste Italiane che in quel momento erano occupati a preparare i nuovi appalti .
Ho denunciato presso l'ispettorato del lavoro la presenza ,all'interno di Poste Italiane ,di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste Italiane e non è
stato fatto alcun controllo.
Ho denunciato presso lo Spisal di Verona (USL) tutte le irregolarità riguardanti la sicurezza e igiene nei posti di
lavoro ed è stato fatto solo qualche controllo a seguito della mia minaccia di denunciarli per omissione di atti d'ufficio.
Ho collaborato per mesi con elementi dei Servizi Segreti della Guardia di Finanza di Verona e volontariamente non e' stato fatto alcun controllo ne sull'evasione fiscale da me documentata, anzi mi hanno fatto ritardare la denuncia che dovevo presentare in procura.
Sono stato minacciato dagli uomini di fiducia dell'appaltante dicendomi che era inutile mettermi contro di loro in quanto l'appaltante era il nipote dell'ex capo della Polizia e dei Servizi Segreti Ferdinando Masone e erano appoggiati molto bene politicamente e tra l'altro anche se avessi fatto denunce alla magistratura, l'allora ministro della Giustizia era Mastella e a loro dire , era in stretto contatto con tutti gli appaltanti del centro sud Italia.
Vengo allontanato da Poste italiane per aver preteso il rispetto del contratto e di lavorare in sicurezza.
A questo punto prendo tutta la documentazione in mio possesso ( documenti , foto e video) e vado a presentare denuncia alla Procura della Repubblica allegando il tutto.
Nessuna convocazione e dopo 17 mesi e 8 giorni , dopo che gli appalti erano stati riconsegnati alle stesse ditte, il capo della procura Schinaia mi archivia la denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede ,con nessuna motivazione e senza interpellare il Gip (FACCIO PRESENTE CHE ALL'EPOCA DEI FATTI OLTRE A ESSERE PERSONA OFFESA DAI REATI ERO INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO OBBLIGATO DAL CODICE PENALE A DENUNCIARE FATTI DI RILEVANZA PENALE).
Ho fatto a seguito dell'archiviazione altre 9 denunce penali e istanze a tutte le autorita' italiane senza avere alcun esito o alcuna risposta.
Ho contattato tutti i media Nazionali e diversi giornalisti erano propensi a pubblicarmi la vicendaq ma le redazioni serve del potere o per paura dei poteri che sono attorno a Poste Italiane, non vogliono pubblicare la vicenda tranne un unico mensile a carattere nazionale (La Voce delle voci).
Per ulteriori info visitate la Pagina Facebook
Francesco Carbone (il coraggio di denunciare)
o cercate su google Francesco Carbone Poste Italiane

Ecco le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello di Palermo che, il 29 giugno scorso, ha condannato Marcello dell’Utri a 7 anni. CLICCA QUI PER SCARICARE LA SENTENZA

Bagno di folla sabato sera per Ruby, la 18enne marocchina che ha dichiarato di essere stata a una festa nella residenza di Arcore del presidente del Silvio Berlusconi. Seduta su un «trono» dorato in stile Lele Mora, circondata da numerose guardie del corpo, è stata una «reginetta» sorridente ma silenziosa: non ha detto una parola. In compenso le sue coetanee milanesi - l'età media dei presenti era intorno ai 20 anni - non le hanno risparmiato insulti ed epiteti anche pesanti, mentre la parte maschile del pubblico, com'era prevedibile, le ha dedicato qualche goliardico coro «da stadio». Tubino nero, scarpe leopardate, vistosi bracciali dorati ai polsi, Ruby (vero nome Kharima El Mahrough) si è limitata ad azzardare qualche passo di danza sul palco, a mandare baci e smorfiette e a bere qualche flute di champagne. La ragazza era l'ospite speciale della serata alla discoteca "Karma - Il borgo dei sensi" in via Fabio Massimo, al quartiere Corvetto. Venti minuti circa di apparizione, per un cachet che secondo alcuni sarebbe stato di diecimila euro.

 «Duemila euro più Iva, con assegno e tanto di fattura e contratto», protesta il gestore del locale, Silvano Scalmana, che per i prossimi sabati ha già messo in programma, nell'ordine, le «ospitate» di Nina Moric, Fabrizio Corona e Lele Mora. «Dobbiamo tirar su le sorti del locale, se no chi è andato in altre discoteche ormai non torna più», si difende Scalmana, recentemente vittima del «coprifuoco» al quartiere Corvetto e ora trionfante dopo la vittoria del ricorso al Tar. Su Ruby il gestore ha parole impietose: «E' una meteora che dura 15 giorni, la sfruttiamo e basta». In effetti gli ingressi, rispetto al sabato precedente, sono raddoppiati, anche se molti dei ragazzi presenti non avevano idea di chi fosse Ruby e davano interpretazioni fantasiose tipo «è una del Grande Fratello», «è una pornostar», «è l'amica di Piersilvio, il presidente della Camera».


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venerdì 19 novembre 2010

Le motivazioni della sentenza che ha condannato il senatore PdL

Il senatore Marcello Dell’Utri avrebbe svolto una attivita’ di ‘mediazione’ e si sarebbe posto quindi come ‘specifico canale di collegamento‘ traCosa nostra e Silvio Berlusconi. Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello diPalermo nelle motivazioni, depositate oggi e in possesso dell’ANSA, della sentenza con la quale Dell’Utri e’ stato condannato il 29 giugno scorso a sette anni di reclusioneper concorso esterno in associazione mafiosa.
SETTE ANNI DI RECLUSIONE – Sono 641 le pagine depositate in cancelleria dai giudici. Spiegano il perche’ della condanna di cinque mesi fa. Il parlamentare e’ stato condannato per i fatti avvenuti fino al 1992 e assolto per quelli successivi. Il collegio presieduto da Claudio Dall’Acqua, a latereSergio La Commare e il relatore Salvatore Barresi, gli hanno ridotto la pena dai nove anni subiti in primo grado a sette anni.
AGGANCIO’ BERLUSCONI – Per i giudici, Dell’Utri ‘ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso‘. In particolare, l’imputato avrebbe inoltre consentito ai boss di ‘agganciare‘ per molti anni Berlusconi, ‘una delle piu’ promettenti realta’ imprenditoriali di quel periodo che di li’ a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico‘. Per questi motivi la Corte ritiene ‘certamente configurabile a carico di Dell’Utri il contestato reato associativo‘. Per i giudici il mafioso Vittorio Mangano fu assunto, su intervento di Dell’Utri, come ‘stalliere‘ nella villa di Arcore non tanto per accudire i cavalli ma per garantire l’incolumità di Silvio Berlusconi.
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Nella media del 2009, 300.000 occupati sono stati coinvolti dalla cassa integrazione, un valore quattro volte superiore rispetto a quello registrato l'anno precedente. Il dato è contenuto nell'annuario statistico dell'Istat in cui viene evidenziato «il massiccio ricorso», soprattutto nel settore industriale, a tutti i generi di cassa (ordinaria, straordinarie e in deroga). Ad essere coinvolti dalla cig sono stati principalmente i dipendenti delle regioni settentrionali (nel 69,9% dei casi), quelli delle imprese con più di 50 addetti (nel 61,9% del casi) e gli occupati delle classi di età centrali (59,4% di occupati tra i 25 e i 44 anni). (ANSA).


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Fonte

Ovviamente, non tutti i cittadini veneti hanno questa "mentalità": generalizzare sarebbe sbagliatissimo: tuttavia, crediamo che avere avuto per lunghi anni un sindaco come Gentilini, condannato per "istigazione all'odio razziale", contro gli extracomunitari ma anche contro i gay, abbia sicuramente influito negativamente sui cittadini di Treviso: dove è successo il fatto: dalle parole di questa "signora" emerge come questa consideri "inferiori" gli stranieri. Di seguito riportiamo un video (uno dei tanti video che lo riguardano) dove Gentilini parla di "pulizia etnica" nei confronti dei "culatoni"...
Volete credere ad una straniera bugiarda e non dar retta a me che sono trevigiana?‘ Gli agenti di una volante si sono sentiti apostrofare cosi’ dalla proprietaria di un cane, un cucciolo di labrador che poco prima, mentre giocava con una bimba macedone di 4 anni incrociata per strada insieme alla madre, aveva fatto cadere a terra la piccola procurandole un ematoma al volto.
UNA STRANIERA? – Nulla di grave per i medici del Pronto soccorso, che hanno subito dimesso la bambina. Ma i genitori, indispettiti dall’indifferenza della proprietaria del cane, hanno rintracciato la sua residenza e hanno chiamato la polizia reclamando anche i danni per il giubbotto rovinato della piccola. In un primo momento la signora trevigiana ha cercato di negare l’accaduto, poi di fronte alle contestazioni degli agenti ha protestato con tono ’scandalizzato’ perche’ i poliziotti attribuivano alle parole di immigrati la stessa credibilità delle sue affermazioni. Ora spetterà ai genitori della piccola macedone decidere se se sporgere querela nei confronti della signora trevigiana.

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Le dichiarazioni rilasciate da Silvio Berlusconi sull’avvio dei lavori per il ponte sullo Stretto di Messina preoccupano il presidente nazionale di Legambiente,Vittorio Cogliati Dezza. "Non ci sembra che il ponte sullo Stretto sia una priorità per il Paese, anzi! Se si investe in questa opera mastodontica si perde la vera grande occasione di modernizzare l’Italia investendo sulla mobilità urbana e ferroviaria, le due grandi emergenze che contribuiscono a collocarci agli ultimi posti in Europa sul fronte della riduzione delle emissioni di CO2". Cogliati Dezza ricorda inoltre che "tanti esponenti di rilievo del 'Popolo delle Libertà' (PdL) hanno siglato il patto per l’Ambiente di Legambiente che impegna a realizzare le poche opere necessarie, scongiurando invece lo sperpero di fondi pubblici e ulteriori colate di cemento". 

In vista delle elezioni politiche, Legambiente aveva infatti invitato tutti i candidati a sottoscrivere un “Patto per l’ambiente” contenente tredici impegni che l'associazione chiedeva di assumere durante la prossima legislatura da ciascun eletto per ridurre l’effetto serra e l’inquinamento, per rendere più vivibili le nostre città, per la realizzazione delle infrastrutture indispensabili, per combattere i nemici del territorio, per conservare e valorizzare le ricchezze del nostro Paese, per costruire un’Italia più moderna, più pulita e più civile che sappia fare della sfida ambientale un’occasione per crescere. Pur con alcuni distinguo, la proposta di Legambiente è stata sottoscritta, tra i candidati del PdL, da Gianni Alemanno, Stefania Prestigiacomo, Fabio Granata, Paolo Russo e da Barbara Saltamartini. 

Oltre al ponte sullo Stretto preccupano Legambiente anche altre infrastrutture annunciate dal PdL tra cui termovalorizzatori, rigassifcatori e la ripresa del nucleare. Per quanto riguarda i termovalorizzatori "resta in piedi il nodo Acerra in Campania" mentre per gli altri impianti, nel secondo governo Berlusconi, l'allora ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, aveva indicato l'altro termovalorizzatore della Regione a Santa Maria La Fossa: la necessità era inoltre di 4 impianti in Sicilia e 4 in Puglia. Circa i rigassificatori, l'11 aprile scorso è arrivato il nulla osta per il rigassificatore di Porto Empedocle da parte della Commissione di valutazione di impatto ambientale (Via). L'iter continuerà poi con l'assunzione dei pronunciamenti sulla sicurezza e sulle opere portuali: il progetto andrà poi all'analisi della Conferenza dei servizi. Atteso inoltre il parere su Gioia Tauro mentre c'é il via libero definitivo per l'impianto offshore di Porto Viro a Rovigo. 

Il fronte energia si apre con una ripresa sull'atomo di quarta generazione pur con i suoi tempi nonostante gli avvertimenti di scienziati come il premio Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia che ha espresso scetticismo non solo su quello cosiddetto di terza generazione, obsoleto, ma anche sulle prospettive di quello di quarta generazione che non risolve i problemi di costi, scorie, proliferazione e disponibilità dell'uranio. 

Non si ferma, invece, la strada delle energie alternative: l'intento è proseguire gli studi sull'idrogeno e confermare l'impegno sul fotovolotaico. Per quanto riguarda il codice ambientale Legambiente ricorda che, varato sotto il secondo Governo Berlusconi, é stato modificato sotto il Governo Prodi: resta ora da vedere se verrà ripristinato il testo originale. E' invece tutta aperta la partita per la sfida Kyoto.

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Si moltiplicano i casi in cui vengono sistemati gli eredi, i compagni e gli amici. Dal ministro Bondi alla ministra del Tursimo Michela Brambilla


Dopo il triplo salto carpiato telefonico realizzato dall’onorevole Manuela Repetti, compagna del ministro della Cultura Sandro Bondi, nel tentativo di spacciare al Fatto Quotidiano come cosa buona e giusta l’assunzione del figlio Fabrizio Indacopresso il ministero diretto dal proprio compagno, bisogna aggiornare la lista delle categorie familiari proficue. È la volta dunque di “patrignopoli”.Sandro Bondi, patrigno in pectore di Fabrizio Indaco non può non sapere che il figlio della compagna lavora alla direzione generale del cinema. Ma a quanto pare non è un problema, né di opportunità né di altro. Anzi. Secondo la signora Repetti, deputata del Pdl, non si tratterebbe di favoritismo, bensì di assegnazione debita di lavoro a un giovane che, nell’attesa di laurearsi in ritardo, “deve pur guadagnare qualcosa”. E non sarà certo un problema se il giovane Indaco stia studiando da anni Architettura e non Storia del cinema. Per tutti coloro che invece, pur essendo già laureati, non hanno ancora trovato lavoro da nessuna parte, conviene mettersi l’animo in pace o convincere i genitori a lasciare i partner e cercarsene di nuovi, con cariche ministeriali.


Nell’attesa vanno sempre bene padri e suoceri con cariche pubbliche di vario genere. È di ieri la notizia che Franco Panzironi ha assunto all’Ama, l’azienda capitolina di raccolta dei rifiuti, il marito della figlia, Armando Appetito. A smascherare la “saga dei Panzironi” – come è già stata definita – è stato il consigliere del Pd, Athos De Luca. “Panzironi, non appena eletto amministratore delegato dell’Ama – ha spiegato De Luca – si è subito dato da fare per sistemare in azienda il genero”. De Luca ha sottolineato che il dottor Panzironi è da tempo uomo del sindaco Alemanno, almeno da quando l’attuale primo cittadino era ministro dell’Agricoltura. E a testimoniare questa vicinanza è l’assunzione, avvenuta nel 2008 del figlio dell’Ad di Ama, il ventiquattrenne Dario Panzironi, presso la segreteria particolare del sindaco. Ieri, attraverso un comunicato stampa, il Campidoglio ha sottolineato che Dario Panzironi si è dimesso da questo incarico il 9 novembre scorso e solo successivamente, il 15 ne ha assunto un altro, come quadro, presso Eur Spa. Insomma il giovane Dario non ha un doppio incarico, come aveva denunciato De Luca.



Resta il fatto che non sembra avere problemi a trovare un’occupazione: via un lavoro l’altro. Sicuramente avrà lasciato il precedente incarico da 64 mila euro l’anno, per uno stipendio migliore. Non è male per un ventiquattrenne. (Se le cose dovessero andargli male però potrà sempre chiedere un prestito al padre che guadagna bene grazie al suo doppio incarico: oltre allo “stipendio” di amministratore delegato, Franco Panzironi arrotonda a 545 mila euro annui con la presidenza della Multiservizi). Un’altra strada per ovviare alla disoccupazione però potrebbe essere quella trovarsi la fidanzata giusta. Come aveva raccontato Il Fatto Quotidiano nel luglio scorso e ribadito a settembre da Report in una lunga inchiesta filmata, il fidanzato del ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ha trovato un buona occupazione all’Automobile Club italiana, l’ente che gestisce il Gran Premio di Monza e un ingente patrimonio immobiliare. Eros Maggioni, imprenditore e da anni compagno della ministra dalle chiome rosse e dalla scalata rapida, fu nominato nel Cda dell’Aci, non appena la fidanzata-ministro commissariò l’ente nel febbraio scorso. Il ministro però fu generosa e si ricordò anche dei parenti degli altri. Per esempio di Geronimo La Russa, primogenito del ministro della Difesa e di Massimo Ermolli, rampollo di Bruno, lobbista e finanziere di lungo corso, da sempre grande amico di Silvio Berlusconi. A Ermolli junior, la Brambilla affidò la carica di commissario. Del resto il ministro del turismo, come ha recentemente rivelato il Fatto Quotidiano, ama essere circondata anche in ambito professionale dagli affetti più cari, come Giorgio Medail suo mentore ai tempi dei “misteri della notte” – la trasmissione che facevano assieme vent’anni fa per i canali berlusconiani – e Dede Cavalleri, per anni potente capo delle produzioni Mediaset. Ad entrambi, Michela Vittoria ha assegnato incarichi dirigenziali all’interno del proprio ministero. Come dimenticare la generosità del neo pensionato Guido Bertolaso. La sua Protezione civile è stata un’isola felice dove la parola concorso pubblico era ignota. In compenso erano noti i padri, le madri e gli zii di molti di coloro che furono assunti e ancora lavorano. Numerosi i figli di magistrati, generali, nipoti di cardinali. Sotto la gestione Bertolaso il numero dei lavoratori passò dai 320 del 2004 agli 800 di oggi.

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