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venerdì 1 aprile 2011
Il limite "standard" sovietico, oltre cui la popolazione si "evacua" per l'inaccettabile livello di radioattività (come a Pripyat), è stato superato in villaggi vicini a Fukushima. Ma la burocrazia nipponica sostiene che non ci sono pericoli per la salute umana.

Fukushima è una vera e propria catastrofe nucleare che rischia di condannare il Giappone (e le sue generazioni future) per i prossimi anni. Se consideriamo l'emivita del plutonio (migliaia di anni) si può capire quanto i danni delle centrali nucleari possano essere incommensurabili. L'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) avrebbe confermato che il livello di Cesio 137 misurato in uno dei villaggi giapponesi "vicini" alla centrale, si trova allo stesso limite che spinse l'Unione Sovietica ad evacuare le popolazioni vicine al reattore di Chernobyl. Questo è davvero drammatico, ma la tragedia più grande è che, un po' "all'italiana" (i due popoli anche gerontocraticamente e come livello di corruzione politica sono da sempre molto simili) i dati sulle radiazioni nei confronti della popolazione vengono minimizzati. A molti è sembrato quasi di rivedere una specie di Terzigno, dove i cittadini hanno paura e, dati alla mano, denunciano i livelli di inquinamento, mentre i politici rassicurano e in televisione sono pronti a bersi un bicchiere di percolato. Ma a Fukushima per i politici e i burocrati giapponesi è ancora più semplice perché la radioattività non puzza e non si vede, insomma, è come l'etica in politica, facilissima da gestire. Le ultime misurazioni "ufficiali" a Fukushima sono state effettuate tra il 18 e il 26 marzo e altri villaggi, di cui non sono resi pubblici i nomi, si trovano in una situazione dove si registra, come ha riportato anche il New York Times, più del doppio del "limite" di evacuazione sovietico. La burocrazia giapponese che, come ha sostenuto un esperto nipponico nei giorni scorsi, è imprigionata nella volontà di non ammettere l'insuccesso e di negare l'evidenza (come sembra familiare questo atteggiamento) dice di stare ancora studiando il rapporto dell'AIEA.
L'Agenzia di sicurezza nucleare giapponese infatti continua ad affermare che non c'è nessun motivo di allargare la zona di evacuazione. "Un campione è fuori limite, per cui dobbiamo continuare a monitorare la situazione" dice flemmatico Hidehiko Nishiyama, vice direttore generale della Agenzia di sicurezza nucleare e industriale del Giappone. "Una rondine radioattiva non fa un inverno nucleare" ha scherzato il filosofo Ernest Kattens a proposito delle dichiarazioni di Nishiyama. Fortunatamente organizzazioni indipendenti come Greenpeace mettono in guardia la popolazione che, anche se in minima parte, dalle zone "calde" se ne va di sua sponte. Solamente pochi giorni fa Greenpeace testimoniava che "La nostra squadra di radioprotezione è arrivata nella zona di Fukushima. Ieri (27 marzo, ndr) nel villaggio di Iitate, a 40 km a Nord-Ovest della centrale - e a 20 km oltre la zona ufficiale di evacuazione - abbiamo trovato livelli di contaminazione tali che la popolazione, soprattutto donne incinte e bambini, deve essere evacuata subito". Intanto oltre le alici di Chiba, oltre la carne di manzo contaminata, oltre spinaci, broccoli, latte, sono oltre cento gli alimenti "radioattivi" vietati. Ma in Giappone, ufficialmente, va tutto bene. Come in Italia.

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