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sabato 13 luglio 2013
Come+Dovrebbero+Essere+Determinati+i+Prezzi Come Dovrebbero Essere Determinati i Prezzi?
di Henry Hazlitt

  “Come dovrebbero essere determinati i prezzi?” A questa domanda potremmo offrire una risposta breve e semplice: i prezzi dovrebbero essere determinati dal mercato.
La risposta è abbastanza corretta, ma è necessaria un po’ di elaborazione per risolvere il problema pratico relativo alla presunta saggezza dello stato nel controllare i prezzi.
Cominciamo a livello elementare e diciamo che i prezzi sono determinati dalla domanda e dall’offerta. Se la domanda di un prodotto aumenta, i consumatori saranno disposti a pagare di più per ottenerlo, le loro offerte competitive li obbligheranno a pagare di più e consentiranno ai produttori di produrne di più. Ciò permetterà di aumentare i margini di profitto dei produttori del suddetto prodotto cosa che, a sua volta, tenderà ad attrarre più imprese nella fabbricazione di tale prodotto, e stimolerà le imprese esistenti ad investire più capitale per produrlo. L’aumento della produzione tenderà a ridurre di nuovo il prezzo del prodotto, ed a ridurre il margine di profitto nel produrlo. L’aumento degli investimenti nei nuovi impianti di produzione può ridurre il costo di produzione, oppure — in particolare se ci occupiamo di alcune industrie estrattive come quella petrolifera, dell’oro, dell’argento o del rame — l’aumento della domanda e della produzione potrebbero aumentarne il costo di produzione. In ogni caso, il prezzo avrà un effetto definitivo sulla domanda, sulla produzione e sui costi di produzione poiché questi a loro volta influenzeranno il prezzo. Tutti e quattro — domanda, offerta, costi e prezzi — sono correlati. Un cambiamento in uno porterà cambiamenti negli altri.
Così come la domanda, l’offerta, il costo e il prezzo di ogni singola merce sono tutti correlati, anche i prezzi di tutte le merci sono correlati. Queste relazioni sono sia dirette che indirette. Le miniere di rame possono produrre argento come sottoprodotto; questa è connessione di produzione. Se il prezzo del rame va troppo in alto, i consumatori possono sostituirlo con l’alluminio per molti usi; questa è una connessione di sostituzione. Dacron e cotone sono utilizzati entrambi per le camicie; questa è una connessione di consumo.
Signore e signori, la parola "segretezza" è ripugnante, in una società aperta e libera. 

E noi come popolo, ci siamo opposti, intrinsecamente e storicamente, alle società segrete, ai giuramenti segreti e alle riunioni segrete. 

Siamo di fronte, in tutto il mondo, ad una COSPIRAZIONE MONOLITICA E SPIETATA, basata soprattutto su mezzi segreti, per espandere la sua sfera d'influenza, sull'infiltrazione

anzichè sull'invasione, sulla sovversione 

anzichè sulle elezioni, sull'intimidazione 

anzichè sulla libera scelta. 
Il tribunale di Trento ha stabilito che la positività dell'esame urine alla cannabis non è sufficiente per dimostrare che un conducente sta guidando sotto l'effetto della sostanza stupefacente. Nelle urine le tracce di cannabis rimangono presenti per un periodo di molti giorni, pertanto la positività potrebbe essere dovuta ad un'assunzione risalente a diversi giorni prima. Tuttavia fino ad oggi l'esame urine era ritenuto sufficiente per essere accusati di "guida in stato di alterazione"...

Staff nocensura.com

Articolo di Carlo Alberto Zaina
 
Il Giudice Monocratico di Trento precisa, con una sentenza che si fa apprezzare per chiarezza e puntualità, (quale quella resa all’udienza dell’8 maggio 2013, nel procedimento penale Rg. 10038/13 Trib.), il limite che caratterizza il valore probatorio dell’esame dei liquidi biologici (nella fattispecie delle urine), svolto allo scopo di accertare, la sussistenza – al momento della guida – dello stato di alterazione determinato dall’assunzione di sostanza stupefacenti, in capo al conducente di un’autovettura.
Tale esame, infatti, di per sè non può assumere valore di decisività e concludenza.
Decisiva, infatti, risulta la assenza di ulteriori verifiche tossicologiche, quale  appare l’indagine ambulatoriale ematica, oppure l’omissione di eventuali preliminari verifiche empiriche cognitive dirette da parte delle forze dell’ordine, che permettano la sicura percezione di uno stato di alterazione psico-fisica (consistente nei noti e più volte ribaditi parametri offerti da comportamenti  spiccatamente anomali, marcia irregolare e pericolose del veicolo, assenza di equilibrio nei movimenti, sudorazione, loquacità eccessiva, aggressività ingiustificata, incapacità di connettere il discorso etc.) 
venerdì 12 luglio 2013

Due scandalose scarcerazioni in due giorni: Lunedi è uscito dal carcere per scadenza dei termini di fase Luigi Ferrara, killer ergastolano di Napoli, e il giorno successivo, martedì, sempre a Napoli, un elemento di spicco della criminalità organizzata campana (S. Maggio del clan Mazzarella) è stato liberato per inosservanza dei parametri fissati dalla legge nella tempistica della custodia cautelare.

Staff nocensura.com
Questa è la prima pagina di Libero di oggi: "IN CASO DI CONDANNA GRAZIA A SILVIO CI STA ANCHE LETTA" - "Napolitano gli ha prospettato la soluzione estrema per salvare il governo e il premier ha preso atto"



SIAMO ALL'ASSURDO!!! Persino la grazia... MA IN CHE NAZIONE SIAMO? Però personalmente credo che questa sia solo una "sparata" per fare pensare che L'esito del processo sia incerto con la possibilità che venga condannato... mentre invece -azzardo una previsione - sarà ASSOLTO... I poteri forti non hanno alcun interesse nel fare condannare Berlusconi, a loro interessa 'gestirlo', tenerlo per le palle, per il resto gli fa comodo, sia x il governo che per i mass media che per il "divide et impera" che caratterizza il giochino dell'antiberlusconismo.

Se anche fosse condannato comunque non ci sarebbe bisogno di graziarlo per salvare il governo: figuriamoci se i deputati - che hanno iniziato la legislatura da pochi mesi - sono disposti a tornare al voto e rischiare di non essere rieletti, se Berlusconi cadesse in disgrazia ci sarebbe il fuggi-fuggi dal Pdl ... come accadde quando arrivò Monti, certo qualche colonnello rimarrebbe fedele, ma molti lo scaricherebbero. Berlusconi non fa parte del gruppo Bilderberg e delle altre cricche bancarie-sovranazionali come gli uomini di spicco del centrosinistra , ma con queste ha sempre convissuto, facendo leggi favorevoli al sistema bancario e avallando qualsiasi cosa, preoccupandosi unicamente a tutelare i propri interessi. In quanto al PD: sin dal primo momento dalla sua discesa in campo ci va a braccetto, al di la dei litigi di facciata, una situazione fin troppo evidente ... (vedi
"le 80 leggi della vergogna PD- PDL")


Alessandro Raffa, portavoce di Nocensura.com



 "Marchionne ci vuole bene" - da un volantino distribuito a Pomigliano
Marchionne ci ha fatto lavorare il 15 e il 22 praticamente gratis. E’ venuto “personalmente” a Pomigliano per ringraziarci. Un signore.
Pensandoci bene però, aveva più di un motivo per farlo. Quante macchine abbiamo prodotto in quei due giorni? 700, 800, 900? Facciamo 800.
Se Marchionne le ha vendute mediamente a diecimila euro l’una, ha incassato 8.000.000 (otto milioni di euro). Mettiamo che la metà siano costi. Si è messo in tasca, quindi, 4.000.000 (quattro milioni di euro).
Gli stessi poliziotti utilizzati per rimuovere i picchetti (centinaia) non gli sono costati nulla. Li paga lo stato e Marchionne la maggior parte delle sue tasse (poche) le versa in Svizzera dove ha la residenza fiscale. In pratica i poliziotti che ci hanno manganellato ce li siamo pagati noi operai.
Lo stesso stabilimento di Pomigliano, alla FIAT è stato regalato a suo tempo dai nostri politicanti al servizio degli Agnelli, per quattro soldi.
E’ chiaro allora perché Marchionne ci viene a ringraziare.
In due giorni di lavoro gratis nostro si è quasi pagato i quattro milioni e mezzo di stipendio che si mette in tasca ogni anno (a cui bisogna aggiungere altri milioni di benefit).
Marchionne è venuto a fare propaganda a Pomigliano. Ci vuole convincere che siamo “tutti una cosa sola” con lui. Che rappresentiamo una “squadra” vincente. Lui fa le strategie e noi lavoriamo. Mente e corpo.
La realtà è che Marchionne è un nemico degli operai. I milioni che prende li produciamo noi, e i nostri salari sono poco più di mille euro. Lui fa la bella vita e noi lavoriamo a ritmi impossibili per fargliela fare. Utilizza i compagni a cassa integrazione per ricattarci. Fuori sono tremila operai a 800 euro al mese. Se qualcuno di noi non ci sta a farsi succhiare la vita agli attuali ritmi di lavoro, Marchionne lo sostituisce con chi è in cassa integrazione.
Siamo disorganizzati e divisi. Ancora troppo deboli per reagire.
Marchionne sa che per tenerci legati questo schifo di posto siamo costretti a subire. Per ora.


Devastante tsunami colpisce la regione cinese del Sichuan: 50 le vittime



Maggiori info: vedi articolo di nytimes.com
Non c'è solo il fumo ad aumentare il rischio di cancro ai polmoni. Anche il cuore paga i danni dell'aria malata

I livelli massimi di inquinamento atmosferico raccomandati dalla Comunità Europea non bastano. Uno studio pubblicato su Lancet Oncology mostra infatti una stretta correlazione tra quantità di particolato presente nell'aria e insorgenza di tumore al polmone, anche per livelli al di sotto dei limiti fissati dall'Europa (40 microgrammi per metro cubo per le polveri sottili PM 10 e 25 microgrammi per metro cubo i PM 2.5). Ma a fare le spese dell'aria malata – che in Italia risulta essere tra le peggiori da quelle considerate nello studio, come già noto – è anche il cuore. Una ricerca, pubblicata anch'essa suLancet, svela che l' inquinamento è causa anche di un aumentato rischio di insufficienza cardiaca. 

Il primo studio – parte del progetto europeo Escape (European Study of Cohortes for Air Pollution Effects) - ha preso in esame un totale di oltre 300 mila persone, provenienti da nove paesi europei: Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia, che ha collaborato alla ricerca anche con gli scienziati dell’ Istituto Nazionale dei Tumori di Milano guidati da Vittorio Krogh. Le persone incluse nello studio sono state seguite per un totale di 13 anni, registrando i vari luoghi di residenza. 

Detail-mappe rischi
Sono 1142 gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (Rir) in Italia: ovvero stabilimenti e impianti industriali che, in caso di incidente, potrebbero compromettere e danneggiare irrimediabilmente l’ambiente circostante. E che rappresentano un potenziale pericolo per la sicurezza della popolazione che vive nel territorio. A svelarlo è un rapporto dell'Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, elaborato in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente.
Il pericolo correlato a questi impianti viene spesso identificato come "rischio Seveso", richiamando alla mente il disastro ambientale del 1976, che causò la fuoriuscita di una nube tossica di diossina che investì una vasta area di territori della bassa Brianza, in seguito all'esplosione in un reattore chimico. L’incidente indusse i paesi della comunità europea a elaborare una normativa, la direttiva Seveso, volta proprio a evitare che si verificassero simili eventi in futuro.
Si sente parlare spesso di Ilva a Taranto, ma i comuni italiani con stabilimenti a rischio Seveso sono ben 756, e in 40 di questi ci sono quattro o più impianti Rir, ognuno dei quali rappresenta un potenziale fattore di rischio ambientale. Il 50% degli stabilimenti Rir, spiega il rapporto, si trova distribuito tra quattro regioni del nord Italia, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, mentre La Valle d’Aosta, con soli 6 stabilimenti, è invece la regione che ne ha di meno. In quasi tutte le province italiane poi c’è almeno uno stabilimento Rir, ma il primato va a Milano per quanto riguarda il nord Italia, con 69 stabilimenti, nel centro a Roma, con 26 stabilimenti, e al sud a Napoli, che sul territorio ne conta 33. Aree di particolare concentrazione sono state individuate in corrispondenza di tradizionali poli di raffinazione e/o petrolchimici.
giovedì 11 luglio 2013

IN ITALIA LE BANCHE PRATICANO *SISTEMATICAMENTE* ANATOCISMO SUI FIDI ("affidamenti", anticipo fatture, etc) OVVERO CALCOLANO GLI INTERESSI ANCHE SU SOMME ADDEBITATE IN PRECEDENZA A TITOLO DI INTERESSI; UN ILLECITO BANCARIO CHE RIGUARDA *MILIONI* DI ITALIANI, MOLTI DEI QUALI - GRAZIE AL SILENZIO COMPLICE DI POLITICA E MASS MEDIA - NON SANNO NEMMENO COS'E' L'ANATOCISMO (ovvero le banche sui fidi fanno pagare gli "interessi sugli interessi") 

CHI HA O HA AVUTO UN FIDO PUO' RECUPERARE LE SOMME CORRISPOSTE INDEBITAMENTE MEDIANTE UN'AZIONE GIUDIZIARIA: è possibile procedere anche se il fido è stato estinto, basta che il conto corrente sia stato chiuso da un periodo inferiore ai 10 anni, termine oltre il quale scatta la prescrizione. Mediamente la somma da recuperare corrisponde a circa il 10% annuo dell'importo del fido: un imprenditore che ha utilizzato per un periodo di 10 anni un affidamento di 100.000€ avrà la facoltà di recuperare circa 100.000€.

Se avete avuto un fido potete chiedere informazioni e far valutare la vostra situazione dall'associazione RIFORMIAMO LE BANCHE, specializzata in questo genere di pratiche. Sul sitowww.signoraggio.it è stato recentemente attivato un form mediante il quale è possibile richiedere - gratuitamente - una consulenza agli avvocati dell'associazione, per sottoporre ad analisi i propri conti correnti: (qui:http://www.signoraggio.it/come-e-quando-far-causa-alla-banca/) oppure sulle cartelle esattoriali di Equitalia, molte delle quali sono irregolari: (qui: http://www.signoraggio.it/opponiti-ad-equitalia/) Riformiamo Le Banche fornisce assistenza anche su derivati e altre questioni di natura

E' possibile anche richiedere informazioni e assistenza via email, all'indirizzo info@riformiamolebanche.it o telefonicamente, tramite numero verde gratuito.

Per maggiori informazioni circa la questione anatocismo-fidi vi consigliamo la lettura dell'articolo "Banche, chiunque ha avuto un fido potrebbe chiedere rimborso: ma nessuno lo sa!" del 30 Marzo 2012 ma ancora attualissimo; (vedi:http://www.nocensura.com/2012/02/banche-chiunque-ha-avuto-un-fido.html) e "Dossier – Anatocismo, usura, insolvenze: dalle vessazioni del governo alle associazioni truffaldine." a cura di Alessandro Raffa: http://www.signoraggio.it/dossier-anatocismo-usura-insolvenze-dalle-vessazioni-del-governo-alle-associazioni-truffaldine/

L'anatocismo non è l'unica illiceità bancaria, ma è senza dubbio la più onerosa: ed è SCANDALOSO che in un periodo di crisi come quello attuale, le imprese italiane oltre all'insostenibile pressione fiscale e alle difficoltà per accedere al credito - che quando viene concesso ha tassi elevatissimi - debbano far fronte anche a questo FURTO!

PS: FATE CONOSCERE LA QUESTIONE, CHE MOLTI IGNORANO! Visto che i mass media non ne parlano, facciamolo noi!


Staff nocensura.com - Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com


Da oltre un mese i cronisti fiorentini volteggiano sopra Palazzo Vecchio e scartabellano le quattromila pagine di un’inchiesta giudiziaria  denominata “Bella Vita“  sulle escort a Firenze  che sembra ricalcare copioni già visti , a cominciare da quella battutaccia tra due clienti delle ragazze, «quando ci si vede si fa a scambio di figurine» che  riporta alla memoria  non poco il berlusconiano motto sulla «patonza che deve girare» nelle sue conversazioni telefoniche con Gianpi Tarantini («due le porto anch’io, ce le prestiamo»). 
Il punto è capire se l’ennesimo fango sollevato da un’  Italia sempre più squallida e perennemente in vendita, affollata di fidanzati magnaccia («alza un po’ il tiro, cara, fatti valere») e studentesse “marchettare” per una vacanza o una borsa griffata, possa colpire il “Palazzo” retto da Matteo Renzi, l’eterno promesso sposo della politica nazionale. 
La Nazione, giornale storico della Toscana , ha titolato con un bel carico di ambiguità«Palazzo Vecchio da gossip, sesso in ufficio», quando è venuta fuori la notizia che persino un funzionario comunale era nelle carte dell’indagine per una seduta di sesso rovente nella sala conferenze di una sede distaccata del Comune di Firenze.

Un ruolo fondamentale lo aveva un sito internet che offre escort: si tratta di escortforum.com, uno dei portali più conosciuti nel mondo della prostituzione. Secondo le ipotesi di accusa, i clienti potevano entrare negli hotel a piacimento, senza controllo, con la connivenza dei proprietari, finiti in prima persona sotto la lente della procura. Secondo la ricostruzione, dopo uno scambio di sms che confermava la disponibilità della prostituta, il cliente entrava nella struttura alberghiera.

Anziché rinunciare all'acquisto dei contestatissimi Jet F35, il governo italiano continua a fare shopping di armamenti pesanti: in arrivo 12 navi da guerra dal costo di 250 milioni di euro l'una, per un totale di 3 miliardi di euro.

Editoriale a cura di Alessandro Raffa per nocensura.com

Ricordiamo la "lista della spesa" bellica italiana degli ultimi anni:

  • Hanno acquistato qualche decina di cannoni semoventi da 155mm di produzione tedesca: cingolati modello "Pz 2000" di cui ne avevamo già 70 mai utilizzati. Costo: oltre 500.000.000 di euro
  •  16 elicotteri da supporto logistico "CH-47F Chinook", con un'opzione per ulteriori 4 esemplari: un'operazione dal costo di oltre 1 miliardo di euro.
  • Altri due (ne avevamo già una coppia) sommergibili di fabbricazione tedesca, "U 212 Todaro"; una spesa di 2 miliardi di euro.
  • Due "Gulfstream", i tecnologicissimi jet da guerra aerea  (gli F35 sono bombardieri) soprannominati "la Ferrari dei cieli", dal costo di 750 milioni di dollari l'uno.
Per maggiori dettagli circa ogni singola operazione, leggi questo articolo. La nota sulle nuove navi da guerra invece la trovate alla fine dell'articolo.

Non c'è da escludere che la lista delle armi acquistate sia in realtà più lunga: così come a questo punto non possiamo escludere che nei prossimi mesi acquistino ulteriori armi, visto il trend di questi anni, anche se con l'arrivo dei battleship il governo ha rinforzato tutti i reparti dell'esercito: terrestre, aereo e marino. 

Dal dopoguerra ad oggi il governo italiano non aveva mai speso così tanto: alla faccia della "crisi", degli esodati, delle aziende che falliscono e di coloro che si sono suicidati.

Come mai tutte queste armi? Ci dicono che "non ci sono i soldi per tagliare l'Imu", per scongiurare l'aumento dell'IVA al 22% salvo poi continuare ad acquistare armi da guerra: e il Presidente Napolitano nei giorni scorsi ha dichiarato persino che "il parlamento deve restare fuori da questi affari", vogliono gestire le cose a livello di esecutivo, senza la necessità di passare dalle Camere, in modo da evitare imbarazzi, soprattutto a quelle forze politiche come il PD che "predicano bene e razzolano male".


A questo punto appare evidente che "bolle in pentola" qualcosa che non ci dicono: perché se rinnovare le dotazioni di un reparto dell'esercito rientra nella normalità, rinforzare l'intera macchina militare e armarsi fino ai denti, specialmente in un periodo di profonda crisi come quello attuale, appare fuori da ogni logica.

Tra l'altro in quanto a spesa militare, l'Italia è in buona compagnia: praticamente tutte le nazioni dell'Eurozona hanno investito ingenti somme in armamenti: l'operazione F35 coinvolge diversi paesi, e persino la Grecia ha investito cifre ingentissime in armamenti: aerei militari francesi ed i sottomarini tedeschi acquistati anche dal governo italiano.

Chi si informa attraverso i blog liberi del web sa bene quanto sia drammatica la situazione greca, che Troika e BCE hanno condotto nel giro di pochi mesi sul baratro della miseria, mediante l'imposizione di un tasso di interesse sui titoli di stato che ha raggiunto quota 15%, (*) provocando licenziamenti di massa, riduzioni salariali, la chiusura di un negozio su tre; un vero e proprio boom di senzatetto, migliaia di suicidi, madri che abbandonano i propri figli affinché siano inseriti in strutture dove almeno un piatto di minestra gli viene assicurato. Questo articolo dello scorso inverno rende bene l'idea della situazione greca.

Nonostante tutto, negli ultimi anni il governo Greco ha trovato più di un miliardo di euro da spendere in armamenti: (nota: Un miliardo di euro per una nazione come la Grecia è una bella somma: basti pensare che il PIL greco nel 2011 ammontava a 308 miliardi di dollari, pari a circa 240 miliardi di euro. Consideriamo che nel 2012 e nell'anno in corso è drasticamente crollato...) 

Nei mesi scorsi girava voce che le spese militari sostenute da Atene fossero state imposte da Francia e Germania mediante un ricatto: in realtà se consideriamo che il governo Greco - imposto da Troika e BCE esattamente come quello italiano - era guidato dall'ex n.2 della BCE, Lucas Papademos, membro del club Bilderberg e della Commissione Trilaterale insieme a Mario Monti. si intuisce che molto probabilmente non c'è stato nessun ricatto, così come non è stata ricattata l'Italia che ne ha acquistate persino di più, anche tenendo conto delle proporzioni Italia-Grecia.

La questione delle "pressioni sul governo greco" per imporre l'acquisto di armi, tirata fuori da mass media 'mainstream' come Il Corriere della Sera è probabilmente un "diversivo" per giustificare le ingentissime spese militari fatte da una nazione allo stremo; una giustificazione plausibile a scelte che appaiono assurde, una "storiella" che - visto come funzionano le cose in questa Europa delle lobby - appare decisamente credibile: ma analizzando a fondo certe dinamiche si intuisce facilmente che ci troviamo dinnanzi ad un disegno ben preciso, ad aumentare gli investimenti bellici non sono state solo Italia e Grecia, ma tutte le "potenze", basti pensare che secondo i dati ufficiali dal 1999 al 2008 la spesa militare globale è cresciuta del 45% e negli ultimi anni (che lo studio in questione non considera) è ulteriormente e notevolmente incrementata, superando persino i livelli della guerra fredda! Maggiori informazioni in proposito le trovate qui e qui.


L'aumento globale delle spese militari, comprese quelle nazioni fortemente colpite dalla crisi, appare decisamente assurdo e insensato... a meno che l'Europa non si stia preparando ad una guerra!
 
Prima di chiudere, uno sguardo alle spese militari italiane: che sono iniziate ad aumentare all'indomani della strage delle Twin towers; negli ultimi anni è letteralmente esplosa, attestando l'Italia nella "top ten" delle 10 nazioni del mondo che spendono di più. Basta pensare che le spese militari ci costano quanto il welfare (!) se non spendessimo i soldi per le armi, potremmo raddoppiare lo stato sociale!

Spese militari italiane 2000 - 2004

 L'art. 11 della nostra Costituzione ripudia la guerra...

La risposta all'articolo 11 (e non solo) della nostra costituzione:


... altro che "rispettare la Costituzione"... i poteri forti dell'alta finanza - alias i manovratori dei fili - vogliono aboliarla, e non ne fanno nemmeno un mistero... (Vedi: Jp Morgan contro la Costituzione italiana)

E puntualmente, come per magia...

L'immagine su Facebook qui

Alessandro Raffa per nocensura.com

AGGIORNAMENTO - 28/07/2013:


OLTRE ALLE ARMI SOPRACITATE, L'ITALIA HA SPESO CIFRE FOLLI ANCHE PER ACQUISTARE MISSILI , SATELLITI SPIA E ALTRE DOTAZIONI CHE DOCUMENTEREMO ENTRO BREVE.
(clicca sui link per i dettagli)

- - - 
Di seguito l'articolo sull'acquisto delle navi da guerra:
Shopping bellico, dopo gli F35 l’Italia acquisterà 12 nuove navi per tre miliardi!



navi-da-guerra.jpg
Andrea Koveos su La Notizia - Venti miliardi l’anno per le spese militari. E paghiamo noi. Miliardi che escono dalle casse dello Stato e che nessun governo ha mai tagliato. Solo per il personale il ministero della Difesa liquiderà quest’anno 9 miliardi e mezzo di euro di stipendi. E questo è niente.

La Marina ha annunciato l’acquisto di 12 nuove navi con un costo di 250 milioni a unità, per un totale di 3 miliardi. Ma la lista della spesa (dichiarata dal dicastero) è ancora lunga: un miliardo e mezzo di euro per 249 blindati freccia, 200 milioni per 4 sommergibili di nuova generazione, 655 milioni per le fregate Fremm, 60 milioni per un numero non precisato di elicotteri da combattimento, a cui vanno aggiunti esborsi per portaerei, missili terra aria, mortai e siluri.
E per fortuna che il nostro Paese non è in guerra! Eppure, a scanso di guerre termonucleari globali, ospitiamo sul nostro territorio 70 bombe atomiche statunitensi B-61 (20 nella base di Ghedi a Brescia e 50 nella base di Aviano a Pordenone) adatte al trasporto sui nuovi 90 cacciabombardieri F35, il cui costo di acquisto – ricordiamo – si attesta sui 14 miliardi di euro.

Se la nostra Costituzione ripudia la guerra perché si spendono così tanti soldi per corazzare le forze armate? Una risposta è arrivata dall’ex ministro Di Paola, che in un’audizione alla Camera, disse che siamo sotto attacco di diverse minacce: terrorismo internazionale, armi di distruzione di massa e vettori balistici. C’è dell’altro. Sarebbe in pericolo la nostra libertà di accesso e commercio delle materie prime, nonché il costante rischio di attacchi cibernetici.

A questo punto il problema non è la veridicità delle dichiarazioni di Di Paola, ma degli strumenti che il nostro Paese ha deciso acquistare per difendersi. Occorrerebbe capire, cioè, se le armi comprate in questi anni siano coerenti e proporzionali ai pericoli a cui siamo esposti. Non si può sparare a una mosca con un cannone.

Che senso ha, quindi, comprare degli F35 – aerei d’attacco in grado di trasportare armi nucleari – per combattere il terrorismo internazionale? Gli elicotteri da combattimento o i sommergibili servono a scongiurare gli attacchi informatici? A questo tipo di quesiti i governi si sono sempre difesi con le “solite” giustificazioni: le ricadute tecnologiche e occupazionali sono importanti. Ricadute, per altro, su cui non tutti sono d’accordo.

Secondo la Difesa, tanto per fare un esempio, tutto il progetto F-35 creerà 10 mila posti di lavoro; ma fonti sindacali assicurano che le assunzioni non saranno più di mille e 500, in quanto solo lo stabilimento di Càmeri (Novara) ha bisogno di nuovo personale.

I cacciabombardieri, le fregate e altri sistemi d’arma hanno dietro costi che non possono

 essere giustificati solo con la minaccia terroristica, con la creazione di posti di lavoro o ancora con una generica sicurezza del Paese. Lo stesso ministro con l’elmetto, Mario Mauro, ha mostrato qualche difficoltà a giustificare uscite di cassa così elevate, trincerandosi con una frase (“per amare la pace, bisogna armare la pace”) non proprio azzeccata.

Del resto quando si parla di spesa militare in Italia il vero obiettivo mancato è la trasparenza. Lo dice l’archivio Disarmo (istituto italiano di ricerche internazionali) e lo confermano autorevoli istituti internazionali. Ad oggi dunque nessuno sa l’ammontare preciso dei costi degli armamenti.

Il ministero ha sempre sostenuto che rispetto al Pil la spesa militare equivale allo 0.9%. Non la pensa così, però, l’istituto Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) che sostiene invece che il nostro Paese ha speso in media nel periodo che va dal 2005 al 2009, l’1.8% del Pil.

La cosa certa è i vari governi hanno ridotto drasticamente le spese sociali, per la scuola, per l’università, per la ricerca, per i beni culturali. Eppure il Paese desideroso di proiettare la propria azione sugli scenari internazionali, non esita a sostenere ben 26 missioni nel mondo, a volte con risultati per nulla scontati e non per forza positivi.

Tratto da: http://ilnavigatorecurioso.myblog.it

http://ununiverso.altervista.org/blog/shopping-bellico-dopo-gli-f35-litalia-acquistera-12-nuove-navi-per-tre-miliardi/

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