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sabato 16 aprile 2011

Gli scatoloni sono arrivati e l'ordine è tassativo: distribuire un calendario ad ogni bambino, dalla prima elementare alla quinta, e poi anche alle medie. Una bella iniziativa nelle nostre scuole. Tutte le scuole del Trentino. Peccato che il calendario sia quello della Nato, con un bel blindato armato di mitragliatrice che sfreccia nel deserto sabbioso dell'Afghanistan. E a corredo della foto di copertina, la scritta (solo in inglese) «Isaf - Regional Command West - Afghanistan».

«Non potevo credere ai miei occhi - ci dice una maestra trentina indignata - quando è entrato il bidello con uno scatolone ed ha cominciato a mettere sui banchi questo materiale. Ho chiesto cosa fosse, e la generica risposta è stata che bisognava distribuirne uno a testa».

La maestra ha voluto vederci chiaro: «È materiale di propaganda di guerra. Qualcuno la chiama operazione di pace, qualcuno la definisce missione, per me è guerra e i numerosi soldati italiani morti in missione in Afghanistan secondo me lo dimostrano chiaramente. Se persino i nostri ministri dicono che sarebbe ora di riportare i nostri soldati a casa, di chi è la decisione di distribuire questa propaganda bellica ai bambini, magari di sei o sette anni?». La maestra è naturalmente preoccupata: «All'interno ci sono fotografie scattate in Afghanistan di nostri soldati insieme a bambini del posto. Ai miei alunni il calendario è piaciuto, presenta soldati con il mitra e la mimetica da combattimento in mezzo a bambini della loro età. In un clima idilliaco, ci sono blindati e giocattoli, mitragliatori e medici caritatevoli, ma nessuno viene a spiegare ai nostri alunni che cosa sia la guerra e che cosa ci stiamo a fare in quei paesi, da anni, con mezzi di combattimento, aerei e elicotteri da attacco».

Da "L'Adige.it"



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Per anni è stato detto e ripetuto che fra la destra e la cultu­ra c’era uno iato, un’ im­potentia coeundi oppure generandi , e da lì non po­teva venire altro che roba volgare, dozzinale, ma poiché la natura ha paura del vuoto ci ha pensato la sinistra a recitare anche quella parte in comme­dia.


Se negli anni Settan­ta del Novecento «uccidere un fasci­sta » non era «un re­ato », può anche darsi che negli anni Duemila del XXI secolo c’è chi possa pensare che gambizzare «un estremista di destra», secondo la definizione del quotidiano Europa , «un neofascista», secon­do Il Riformista , «un fasci­sta del terzo millennio», secondo Il Corriere della Sera , possa essere consi­derata un’attività sporti­va e quindi un passo avan­ti sulla via della concor­dia nazionale. L’Italia è davvero uno strano Paese e se la classe politica non dà il meglio di sé, non è che quella giornalistica, la classe dei colti, degli opinionisti e dei maître- à­penser , de­gli intellet­tuali sem­pre in catte­d­ra e dei pro­fessori più o meno emeri­ti, brilli per compostez­za. Per anni è stato detto e ripetuto che fra la destra e la cultu­ra c’era uno iato, un’ im­potentia coeundi oppure generandi , e da lì non po­teva venire altro che roba volgare, dozzinale, ma poiché la natura ha paura del vuoto ci ha pensato la sinistra a recitare anche quella parte in comme­dia. Prendete le loro fir­me migliori: è tutto un in­veire sui difetti fisici, veri e supposti, sull’indegnità del corpo che si rispec­chia naturalmente in un’indegnità dell’anima, sul minus habens che è un poveraccio e quindi una vergogna per la de­mocrazia, sul paragone zoologico: verme, lombri­co, larva. È un giornali­smo di sinistra lombrosia­no, con il sopracciò e con l’indice puntato: come è volgare l’avversario, e non si permetta di ridere, non c’è niente da ridere, dovrebbe vergognarsi di ridere, bisognerebbe che qualcuno gli spaccasse la faccia, così imparerebbe a non ridere. C’è sempre una statuetta o un trep­piedi da tirare, che sarà mai, quello sì che fa ride­re, è goliardia, uno scher­zo.
Sono gli impianti per la produzione di elettricità i più contestati dai cittadini che protestano sempre di più contro le installazioni sul proprio territorio. Ed in cima alle contestazioni, nell'85% dei casi, ci sono gli impianti alimentati con fonti rinnovabili, specie le centrali a biomasse con un +20% di proteste rispetto al 2009. Ma non solo. Ai cittadini italiani non piace avere vicino casa anche impianti eolici, fotovoltaici e centrali idroelettriche.
E' questo il risultato di punta del Nimby Forum 2010 presentato oggi a Roma dall'Osservatorio Media Permanente, l'unico archivio nazionale che dal 2004 ha il polso delle contestazioni ambientali in Italia rispetto ad opere in progetto o già in costruzione. "Nonostante un consenso formale, anche le fonti rinnovabili sono oggetto di forti contestazioni, spesso motivate da timori per gli effetti sul paesaggio e sull'avifauna" sottolinea l'Osservatorio Nimby Forum che ha presentato il rapporto alla presenza del presidente dell'Authority per l'Energia, Guido Bortoni, del presidente della Commissione Territorio e ambiente del Senato, Antonio D'Alì, del senatore del Pd Roberto della Seta e del presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.
Ma la sindrome di Nimby, acronimo di 'not in my back yard' (non nel mio giardino), secondo i dati del Forum, non coinvolge solo il settore elettrico (58%). In seconda posizione per contestazioni dei cittadini, infatti, c'è il comparto rifiuti (32,5%), seguito da infrastrutture (5,3%) e impianti industriali (4,1%). Il Rapporto 2010 sottolinea anche una crescita generalizzata del 13,1%, rispetto al 2009, pari a 320 casi rilevati lo scorso anno, di proteste dei cittadini rispetto a infrastrutture che dovrebbero sorgere sui loro territori.

Una psicologa lancia l’allarme: colpito un ragazzo su tre. La colpa? Culto dell’immagine e Internet

Il narciso della specie umana sboccia tutto l’anno, ed è un peccato che non abbia una fioritura breve e intensa, come il suo omonimo vegetale. Invece è destagionalizzato, tipo i pomodorini in serra, e cresce ovunque, specialmente nel mondo giovanile, suscitando una pericolosa ammirazione. Proprio quello che vuole.

L’allarme narcisismo questa volta arriva da Jean Twenge, psicologa della San Diego State University, che ha condotto una ricerca su sedicimila studenti e li ha trovati malatissimi. I sintomi: arroganza, egocentrismo, scarsa empatia, materialismo spinto. Ed ecco i dati: negli ultimi trent’anni i narcisisti sono diventati un esercito, il 30 per cento, mentre nel 1982 erano soltanto il 15. Un altro studio su 35mila persone di varie età ha dimostrato che oggi i giovani sono molto più narcisisti degli anziani (il 10 per cento contro il 3) mentre prima era il contrario.

Era l’esperienza ad alimentare questo disordine della personalità, mentre adesso narcisisti (quasi) si nasce. E lo si diventa facilmente, alla luce dei riflettori. Jean Twenge punta il dito contro genitori troppo permissivi, cultura delle celebrità e Internet. Un cocktail micidiale. Gli studenti intervistati hanno ammesso sereni che il narcisismo è una necessità: guai a esserne sprovvisti in una società così competitiva. Autostima, fiducia in se stessi, «io sono il migliore», «ho sempre ragione» e via di seguito, aiutano. Ma il narcisismo, spiega Twenge, non c’entra con la competizione: «Questi ragazzi che sognano fortuna e gloria, ricchezza, perfezione fisica ossessiva sono talmente convinti di essere dei fuoriclasse che nemmeno studiano». E fuori dalla classe ci finiscono sul serio.
Sì, il Bel Paese è ogni anno di più il paese del cemento. L'ultimo rapporto sul consumo del suolo in Italia presentato pochi giorni fa dal Centro di Ricerca sui Consumi del Suolo (CRCS) - un progetto costituito da Legambiente e l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), con la collaborazione del Dipartimento di Archiettura e Pianificazione del Politecnico di Milano - ci mette, infatti, davanti agli occhi un quadro allarmante che mostra un pesante sovraccarico urbanistico e un livello di crescita preoccupante soprattutto a discapito degli ambienti naturali.

“Nelle regioni Lombardia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Sardegna - sulle quali si incentra il rapporto basato su dati e metodi di misura prodotti da diversi istituzioni regionali - ogni anno assistiamo complessivamente alla cementificazione di circa 10 mila ettari di territorio, una superficie grande due volte la città di Brescia. Di questo suolo cancellato - ha spiegato il presidente INU, Federico Oliva - ben 5 mila ettari sono ambienti naturali, coperti da vegetazione spontanea”. Un dato, questo, che riguarda soprattutto la Sardegna, dove gran parte dei nuovi edifici sorge su aree coperte da vegetazione mediterranea, e in misura minore le province della Lombardia, che subiscono la perdita di preziose foreste collinari e di pianura agricola.

“Il rapporto restituisce un quadro del consumo di suolo agricolo e naturale che è avvenuto a velocità differenti, ma in modo sempre più disperso e pervasivo sul territorio - ha dichiarato Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori dello studio -. Un dato è però molto chiaro, ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità che costituiscono uno dei beni comuni più importanti, oltre ad essere un fattore competitivo nel rapporto con altri Paesi europei nei quali sono in atto da tempo politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo”.
Mentre esce in questi giorni il libro di un giornalista di Panorama il quale insiste sulle presunte vicende che vorrebbero non solo il nostro premier invischiato in festini ad alto contenuto erotico ma, addirittura, insigni esponenti del clero cattolico (motivo per cui, forse, la Chiesa si mostra tanto indulgente col Presidente del Consiglio), vengono rimbalzate dalle agenzie nuove impressionanti dichiarazioni dal Belgio di alcuni Vescovi, in particolare da mons. Roger Vangheluwe, ex vescovo di Bruges che nel corso di un'intervista televisiva rilasciata ad un'emittente belga ha ammesso di essere autore di abusi su minori ma ha detto di non sentirsi un ''pedofilo''.
L'opinione pubblica belga e il governo hanno già più volte preso posizioni nettissime nei confronti della Chiesa Cattolica senza remore di sorta, non solo per quel che riguarda la pedofilia tra le fila del clero ma anche per quel che riguarda le dichiarazioni del Papa sull'uso del preservativo in Africa o l'atteggiamento verso i gay (per capirci, in Belgio uno come il vice Presidente del Cnr - il Consiglio Nazionale delle Ricerche, nrd - Roberto de Mattei, che parla dei gay come di "invertiti" e dello tsunami giapponese come "castigo divino", non vincerebbe un concorso da netturbino).
Quello della pedofilia, però, è un tema particolarmente critico per tutti ma in Belgio vi è una consapevolezza e una risposta della società civile e dei giovani veramente impressionante (o normale, vedete voi...). Chi scrive è stato testimone di una specie di festa della birra organizzata a Bruxelles dai giovani delle università cattolica e laica. Nei camion che distribuivano la birra erano raffigurati sdegnosamente solo preti e prelati in atteggiamenti "immorali" (e criminali) con bambini. Segno di una grande coscienza e di una ancor più grande reazione d'indignazione.
Per inciso, in un camion era raffigurato anche il nostro Presidente, Silvio Berlusconi, che insidiava una giovane ragazza mentre questa gli faceva notare di avere solo quattordici anni. A proposito di segni dei tempi, immoralità e immagine all'estero (faccio notare che Bruxelles è sede del Parlamento e della Commissione europea).


Sono 18.185 dall’inizio dell’anno i nuovi siti pedofili (oltre il 15% rispetto all’anno precedente) e più di 12.000 al mese i consumatori di pedopornografia: la quasi totalità della pedofilia on line si concentra in Europa (51%) e Nord America (47%), con un coinvolgimento sempre maggiore dei paesi di origine anglosassone (USA, Canada; Cipro, Regno Unito) e, parlando dell’ Italia, dal nostro paese partirebbe una notevole percentuale delle richieste di materiale pedopornografico sul web. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, corrisponde a circa il 6% il numero dei fruitori di nazionalità italiana, percentuale che colloca l’Italia al 4° posto della triste classifica.


È il risultato emerso dal report di Marzo pubblicato dall’Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno,un’Organizzazione indipendente impegnata dal 1996 nel contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei bambini. I numeri testimoniano una aumento del fenomeno pedofilia on line e, in riferimento all' Italia, parlano di dati ambivalenti che possono esser letti da varie prospettive; pur essendo il nostro un paese che non ospita molti siti pedofili (anzi si parla di quantità minime), tuttavia dall' Italia partirebbe una sostanziosa percentuale di richieste di materiale pedopornografico sul web.


In che ottica devono esser letti questi dati? Per orientarci meglio ci siamo rivolti direttamente all’ Organizzazione che li ha forniti, Telefono Arcobaleno: a rispondere alle nostre domande è la dott.ssa Marika La Rosa.
“In questo report abbiamo voluto mettere in evidenza anche la presenza dell’ Italia tra i paesi con il maggior numero di fruitori di pedopornografia, perché siamo abituati a pensare che si tratti di un problema che non ci riguarda completamente e questo non è del tutto vero. Questa falsa credenza nasce dal fatto che, se andiamo a guardare i siti che sono ospitati da server italiani, effettivamente non ne troviamo moltissimi; tuttavia nella realtà ci sono molti italiani che vanno in rete a cercare queste tipologie di siti.”

La depressione è un male le cui concause sono molteplici; si suddividono infatti tra fattori biochimici, psicologici, ambientali, emotivi. Non sempre tali cause sono ben individuabili. L’individuazione delle cause reali può non essere semplice, sia per il medico che per il paziente che cerca di autoanalizzarsi. La depressione colpisce maggiormente le fasce di popolazione comprese tra i 14 e 40 anni, dunque, prevalentemente, adolescenti, giovani uomini e donne.
Nei casi più gravi si è obbligati a ricorrere a farmaci. Un piccolo aiuto in più, sia per chi soffre realmente di depressione, sia per chi attraversa semplicemente un periodo nero, può arrivare da qualche semplice, ma non scontato, suggerimento riguardante una maggiore attenzione alla propria alimentazione, l’importanza di trascorrere una parte della giornata all’aria aperta, il prendersi cura del proprio universo interiore. Il tutto condensato in dieci rimedi da sperimentare, non dimenticando di chiedere un parere al proprio medico.
1. Provate ad individuare i motivi per cui vi sentite depressi.

contaminazione_nucleare
Fukushima come Chernobyl? Se non è il caso, per i Paesi europei, di gridare all'allarme nucleare (lo fa capire l'ISPRA, come vedremo), resta tuttavia alto lo stato di attenzione nei confronti degli effetti che la nube radioattiva potrà portare con sé anche nel nostro continente.
A 33 giorni dal terremoto – tsunami che ha devastato l'intera regione nord est del Giappone, ecco che le conseguenze degli incidenti ai reattori che si sono verificati alla centrale di Fukushima vengono tenuti sotto stretto controllo dalle organizzazioni europee. In questi giorni, un rapporto pubblicato dalla Ong francese CRIIRAD (Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la Radioactivité) indica come, fra le possibilità di rischio contaminazione, non sia da sottovalutare l'eventualità di contagio da acqua piovana.

Le rilevazioni effettuate dai ricercatori in collaborazione con l'IRSN -Institut de Radioprotection et de Sureté Nucléaire, infatti, hanno registrato nei giorni scorsi delle concentrazioni “sospette”di iodio-131 nell'acqua piovana raccolta a campione nel sud est della Francia (dunque a poca distanza dai confini con l'Italia) e nel latte fresco prelevato a fine marzo. Questo significa che già da almeno due settimane il rischio contaminazione è potenzialmente attivo, almeno in Europa centro – occidentale e meridionale.
Di conseguenza, i ricercatori della CRIIRAD invitano le popolazioni europee a evitare, se possibile, di bere acqua piovana e di sottoporla a controlli più rigorosi se se ne prevede l'utilizzo agricolo e industriale.

Gianfranco Lehner attacca il presidente della Repubblica per il cordoglio espresso nei confronti del cooperante ucciso a Gaza

L’ex deputato del Pdl, ora nei Responsabili, Gianfranco Lehner, attacca il presidente della Repubblica per aver espresso solidarietà e cordoglio nei confronti di Vittorio Arrigoni, morto due giorni fa a Gaza.

Gianfranco Lehner ha detto a Napolitano che non si può esprimere solidarietà per chi era vicino ad Hamas, anche se è stato ucciso in modo barbaro.

Sorprende che il presidente della Repubblica abbia potuto spendere parole di solidarieta’ per Arrigoni, un povero ragazzo, certo, confuso e sfortunato, eppur complice di Hamas, conclamato militante antisemita e antisionista, ammazzato da chi lo ha voluto superare a sinistra nell’antisemitismo’. Lo scrive in una nota Giancarlo Lehner, deputato di Iniziativa responsabile

Gianfranco Lehner è un ex socialista, in passato direttore de L’Avanti, che è poi diventato un ultrà di Berlusconi dopo la caduta di Craxi per via di Mani Pulite. Da due anni in Parlamento, dopo aver sempre difeso come giornalista e polemista Berlusconi, in particolare per le sue vicende giudiziarie, negli ultimi anni Lehner ha prima fondato un movimento “Nuova ForzaItalia for President”, per poi transitare nei Responsabili, a caccia di parlamentari per formare un gruppo autonomo alla Camera dei Deputati.



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Poco più di 8.200 euro a famiglia. Questo il risarcimento che la Tepco, il gestore della centrale nucleare giapponese danneggiata dal terremoto lo scorso marzo, verserà a tutte le famiglie costrette a lasciare la propria casa (o ciò che ne rimane) e la propria terra, ormai contaminata da troppa radioattività, per mettersi in salvo altrove e ricominciare una nuova vita.

Dopo il disastro nucleare di Fukushima, che ha rovinato l’esistenza di migliaia di famiglie giapponesi residenti vicino al luogo dell'incidente, il presidente Masataka Shimizu ha annunciato che – in accordo con la Tepco - ogni nucleo familiare che abita (o abitava) nella zona d’evacuazione, a causa dell’alta radioattività, riceverà un milione di yen (8.200 euro), mentre per i single la cifra si fermerà a 750.000 yen (circa 6.200 euro).

Una sorta di indennizzo provvisorio per le 48.000 famiglie che vivevano nel raggio di 30 chilometri dal luogo in cui si trovano i reattori della maledetta centrale Fukushima Daiichi.

"Abbiamo deciso di pagare rapidamente - ha detto il Presidente di Tepco, Masataka Shimizu, in una conferenza stampa - daremo un acconto ai residenti, il cui importo è stato fissato dal governo. È di un milione di yen a famiglia e di 750.000 yen per le persone che vivono sole".

Meglio di niente, sicuro, ma come possono bastare 8.200 euro per dire per sempre addio alla casa e la terra di una vita?



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Intestino, polmoni, cuore, lingua, occhi, scarti di macelleria, ossa, sale e grasso animale. Non, no è la ricetta della zuppa di una strega ma gli ingredienti della “carne” di un Doner Kebab.
Una moda spopolata in tutta Europa, il kebab è diventato il fast food più diffuso, da Londra a Barcellona, Roma, Berlino, Parigi, milioni di persone lo mangiano ogni giorno, senza sapere che cos’è e quanto pericoloso è per la salute.
Mahmut Aygun, emigrato in Germania dalla Turchia negli anni Settanta è stato uno dei primi fautori della diffusione di questo alimento nel nostro continente. Pare che, originariamente, nei paesi arabi dove è nato, il kebab fosse un piatto artigianale e rustico di carne, anche abbastanza fresco e nutriente, servito con verdure e salse speziate. Il Doner Kebab (ovvero la versione “da passeggio”, diffusa dalla Germania in tutta Europa, ndr), invece, non ha niente di nutriente, né di buono, purtroppo.
Quel sapore anche “non male” e a volte appetitoso, che chiunque abbia mangiato un kebab conosce, non è nient’altro il risultato della lavorazione della carne con quantità spropositate di grasso animale e spezie: questo è quello che inganna il palato.
Chi è abituato a mangiare hamburger da McDonald od altre schifezze del genere, sa bene che il panino sembra buono: questo è solo un sapore indotto dal grasso utilizzato nel processo di lavorazione della carne.
Vi propongo i risultati di un’analisi condotta in Inghilterra da un equipe di scienziati e nutrizionisti (il testo integrale della ricerca è pubblicato di seguito in formato .pdf, ndr) e spero che vi facciano cambiare idea al momento di decidere se entrare in un “ristorante” che offre kebab.
venerdì 15 aprile 2011
Sarà il Presidente della Repubblica ad avere l'ultima parola, o meglio l'ultima firma, in merito al ddl sul processo breve. Silvio Berlusconi non sembra troppo preoccupato, tanto che starebbe già pensando e ritirando fuori dal cassetto il ddl sulle intercettazioni.
Sarà il Presidente della Repubblica ad avere l'ultima parola, o meglio l'ultima firma, in merito al ddl sul processo breve. E da Praga Giorgio Napolitano precisa che valuterà "i termini di questa questione quando saremo vicini al momento dell'approvazione definitiva in Parlamento". Una frase che, seppur con le dovute precisazioni arrivate poi dal Colle, che sottolinea che con tale affermazione si è inteso dire che "il Capo dello Stato comincerà a esaminare il testo alla vigilia della decisione che gli toccherà prendere a proposito della promulgazione", ha fatto ben sperare alcuni e preoccupare altri. Pare che il Guardasigilli Angelino Alfano sarà mandato al Quirinale per chiarire "le notizie false sugli effetti della prescrizione breve su alcune stragi, a cominciare da quella di Viareggio", come riporta l'Adnkronos, anche perché sembra che Silvio Berlusconi abbia spiegato ai vertici del Pdl che Napolitano "bisogna convincerlo".

La morte di Vittorio Arrigoni ha sconvolto il mondo. Le testate straniere commentano l'esecuzione del pacifista italiano filopalestinese ucciso barbaramente nella Striscia di Gaza. Nicole Johnston, inviata di Al Jazira a Gaza, parla di un uomo che "ha perso la vita per difendere i diritti dei palestinesi". La giornalista lo ricorda come un capitano con la pipa in bocca. "Lunedì sarebbe dovuto tornare a casa, in Italia" dice la Johnston, mentre scorrono le immagini di Vittorio che grida: "Free Palestine". Parlano della sua morte E Pais, Der Spiegel, il Guardian (che lo definisce "un pacifista e un blogger"). il New York Times cita una frase di Vittorio: “non credo nei confini, nelle barriere. Penso che tutti apparteniamo alla stessa famiglia, la famiglia umana.”

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Un commento amaro quanto contrariato, quello del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, che non ha certo apprezzato i manifesti, negli spazi riservati alla propaganda elettorale, contro i magistrati, che recitano «Via le BR dalle procure». «Rammento che a Milano le Br in procura ci sono state per davvero: per assassinare magistrati», ha detto Bruti, che è intervenuto con un comunicato in cui ricorda che si tratta di «Vistosi manifesti su fondo rosso a firma 'Associazione dalla parte della democrazia'» che già nei giorni scorsi riportavano «espressioni critiche nei confronti della procura». Invece «Oggi, sempre negli spazi riservati alla propaganda elettorale, è stato affisso, ancora a firma 'Associazione dalla parte della democrazia', questo manifesto 'Via le Br dalle procure'». Al comunicato il procuratore ha allegato la fotografia del manifesto contestato.

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“Sono rimasta molto sorpresa, oltre che addolorata che sia successa una cosa del genere per l’attività che lui faceva lì: Vittorio non si metteva mai in situazioni di pericolo”. Lo ha detto Egidia Beretta mamma di Vittorio Arrigoni, l’attivista rapito e ucciso a Gaza, e sindaco di Bulciago.
“Mi hanno telefonato dei suoi amici poco fa da Gaza – ha aggiunto – mi hanno detto che Vittorio è ora in un ospedale della zona e che anche molti cittadini di Gaza sono molto scossi per la morte di Vittorio”. Il corpo di Vittorio si trova all’ospedale Shifa, l’ospedale principale di Gaza City. “E’ l’ospedale – ha detto la madre – dove arrivava spesso Vittorio con le ambulanze ai tempi di Piombo Fuso”. “Ora sto aspettando che si faccia viva la Farnesina perché da Gaza un’amica di Vittorio mi ha detto che si possono chiedere alla Farnesina le modalità di rientro di mio figlio – ha aggiunto Egidia Beretta -, io adesso chiamo la Farnesina e dico che vorremmo che Vittorio tornasse attraverso il valico di Rafah, attraverso l’Egitto”.
La mamma di Vittorio ha poi confermato che il figlio sarebbe rientrato molto presto. “Mi aveva appena raccontato – ha spiegato – che era stato invitato in Sicilia per l’anniversario della morte di Peppino Impastato”. I familiari avevano sentito Vittorio per l’ultima volta all’inizio della settimana. “Ci sentivamo regolarmente la domenica – ha detto la madre -. Lui faceva uno squillo e noi lo richiamavamo, era sempre tranquillo”. La mamma di Vittorio ha accettato di uscire a parlare con i giornalisti che attendevano davanti alla villa. E’ stato il vicesindaco Luigi Ripamonti a fare da intermediario con la promessa da parte della stampa che poi sarebbe stato tolto l’assedio.


Questa vicenda suona incredibile. I terroristi avevano dato come scadenza oggi pomeriggio, e invece Vittorio Arrigoni è stato strangolato con un filo di ferro, in anticipo.
Inoltre, perché rapire un militante italiano, uno stretto collaboratore di Hamas d'accordo, ma non rappresentativo di quella organizzazione quanto un leader palestinese?
Lavorava per i nostri servizi di intelligence?
Confesso che è questa la prima cosa cui ho pensato ieri. Il blog di Vittorio era molto "hipster" (sembrava fatto da uno di Hamas), molto anti israeliano. Quasi  troppo.
Per me non cambia nulla: quale che fosse la sua parte e il suo lavoro, credeva in ciò che faceva e conosceva i rischi di operare in quelle zone. Onore alla sua tragica morte.
Vedo che l'ipotesi su Arrigoni nostro agente in quell'area è stata ripresa da Debka (sito considerato vicino ai servizi segreti israeliani). Il rapimento e l'assassinio sarebbe stato opera del gruppo più forte di Al Qaida-Gaza, cioéAl-Tahwir Al-Jihad.


"E' il segnale di una crescita dei gruppi jihadisti nei confronti di Hamas", scrive Debka, aggiungendo che "l'anno scorso la jihad è stata rafforzata dall'arrivo di centinaia di terroristi formatisi in Iraq e nello Yemen, i quali hanno raggiunto la Striscia di Gaza attraverso il Sinai egiziano".
Vittorio Arrigoni si trovava a Gaza da tre anni, ed era diventato un collaboratore dei vertici di Hamas, per conto dei quali ha compiuto diverse missioni in Egitto e in Occidente.


Per festeggiare degnamente il terzo compleanno del terzo governo Berlusconi, caduto proprio il 13 aprile, la maggioranza ha approvato alla Camera l’urgentissimo testo sulla prescrizione breve: con 314 voti a favore il Governo è finalmente riuscito nell’impresa di sbilanciare la giustizia a favore del primus habens, ovvero il premier. Un regalo confezionato ad arte e che ha visto l’intera squadra di governo prodigarsi, unita e compatta, per non perdere nemmeno uno dei preziosissimi voti utili a fare numero.
In quella che a rigor di logica dovrebbe essere la sua ora più buia, con scandali sessuali in pieno svolgimento e prestigio internazionale se è possibile ancor più in caduta libera, Berlusconi, come Freddie Krueger, riesce comunque a tornare illeso dagli inferi e a imporci nuovi incubi. In questo caso giudiziari. Per lui e molti altri - come i dirigenti Tyssenkrupp imputati a Torino o i colletti bianchi del Crac Parmalat - la riduzione dei tempi della prescrizione é letteralmente manna dal cielo e nel caso venisse confermata anche al Senato riuscirebbe ad obliterare processi in cui la colpevolezza degli imputati è palese (come nel processo Mills) o quasi.
Le “Disposizioni in materia di spese di giustizia, danno erariale, prescrizione e durata del processo”, questo il nome dato al provvedimento all'ultimo minuto grazie a un emendamento del peon Maurizio Paniz, non sono infatti altro che il testo riveduto e corretto del decreto sul processo breve archiviato nello scorso settembre. Se nella bozza portata avanti dal 2009 la strategia puntava ad uno spartiacque cronologico fin troppo ad personam - ne beneficiavano solo gli imputati per reati commessi prima del maggio 2006 - nel testo in visione al Senato tutti gli incensurati che si sottoporranno a giudizio per reati che esulino dalla “pericolosità sociale”, potranno automaticamente avere uno sconto da un quinto a un sesto di tempi di prescrizione.

Intervista esclusiva al Prof. Lucio Piccirillo, direttore del Jodrell Bank Observatory (UK), uno degli osservatori astronomici più rinomati al mondo. Ci parla della sua carriera universitaria, del Virtual Italian Academy (V.I.A), ma anche del Sardinia Radio Telescope e di un’ equazione per calcolare il numero di civilta’ extra-terrestri (UFO) potenzialmente in grado di entrare in contatto con noi nella nostra galassia.



Professor Piccirillo, com’è riuscito a diventare professore ordinario di fisica e astronomia in una università importante e rinomata a livello mondiale come la Manchester University?
Ho lasciato l’Italia nel 1989 per una posizione temporanea presso la European Space Agency in Olanda. Nel 1991 andai negli Stati Uniti e nel 2000 a Cardiff (UK) e quindi nel 2006 a Manchester sempre in UK. L’Universita’ di Manchester stava cercando un professore ordinario in grado di rivitalizzare il programma di sviluppo tecnologico nell’Osservatorio di Jodrell Bank. Alcuni miei colleghi ad Oxford segnalarono il mio nome a Manchester e la posizione mi fu offerta.
Si sente un cervello in fuga? Lei è anche vice presidente di un’associazione di italiani all’estero denominata V.I.A, potrebbe spiegarci il significato dell’acronimo e la vostra attività?
Non mi piace la denominazione di “cervello in fuga” perche’ in qualche modo sembra implicare che coloro i quali rimangono in Italia sono meno “cervelli”. Io faccio parte di quella classe di ricercatori italiani che hanno fatto la scelta di emigrare. Nel mio caso specifico, mi risulto’ chiaro quasi subito dopo la laurea che avrei avuto problemi ad inserirmi nel mondo della ricerca senza fare la classica trafila di precario a completa disposizione del barone di turno. Erano gli anni ’80.
Per quanto riguarda la VIA Academy (http://www.via-academy.org/), a Manchester, insieme ad un paio di colleghi molto piu’ attivi di me, abbiamo fondato la Virtual Italian Academy. In poche parole, stiamo cercando di portare la nostra testimonianza di ricercatori europei in Italia. L’idea e’ di aiutare, per quanto e’ possibile, il nostro paese di origine. Siamo consci del fatto che l’Italia ci ha formato culturalmente e scientificamente a spese del contribuente italiano. Personalmente sento il dovere verso la mia patria di origine di cercare di portare la mia esperienza in Italia a beneficio di coloro i quali non hanno voluto/potuto emigrare.

Questo articolo  fornisce testimonianze di alcuni cubani in merito all’assistenza sanitaria


I racconti forniti appartengono a cubani appartenenti a diverse categorie: dipendenti interni, vicini delle periferie dell’Avana, impiegati con contratto locale nazionale, fornitori di servizi quali manicuriste, massaggiatrici, parrucchieri, autisti, musicisti, artisti, insegnanti di yoga, così come studenti di HIV/AIDS e pazienti affetti da cancro, medici, e studenti di medicina stranieri.
Una donna cubana sulla trentina confida: “E’ solo una questione di conoscenze. Io non ho problemi perchè sono sana e e ho degli amici in campo medico. Se non avessi tali collegamenti, come la maggior parte dei cubani, sarebbe terribile”. Racconta che i cubani sono sempre più insoddisfatti del sistema sanitario, della mancanza di rifornimenti e medicine, ma anche del fatto che molti medici sono stati mandati all’estero e quei pochi medici di famiglia che ci sono sono sovraccarichi di lavoro.
Una donna sui 40, in stato interessante, ha avuto un aborto spontaneo. All’ospedale di ginecologia hanno  usato un aspiratore manuale primitivo, per aspirare il contenuto del ventre, senza alcuna anestesia o antidolorifico. Nessuno le ha mai offerto supporto psicologico per la sua perdita né medicinali, né visite di follow-up.
Un bambino cubano di 6 anni, affetto da osteosarcoma (cancro alle ossa) viene ammesso all’ospedale oncologico. Possono visitarlo solo i suoi genitori, e solo per alcune ore. Non ha una televisione, né giocattoli e l’ospedale non offre alcun tipo di sostegno sociale. I genitori non sanno quasi nulla sul decorso della malattia del loro figlio. Secondo l’FSHP (foreign service health practitioner), i malati di cancro non ricevono una cura continuativa utilizzando quelle procedure base per monitorare la cura del cancro, come raggi X, ecografie e scansionatori. Ai pazienti viene data una sommaria descrizione della loro malattia, senza per altro indicare se il tumore si trova in una fase iniziale o in fase metastatica, o anche la prognosi della malattia. Possono essere sottoposti a chirurgia o chemioterapia, ma tale scelta scelta non viene condivisa e discussa e con loro.
Alcuni pazienti affetti da cancro, hanno riferito di aver contratto l’epatite C dopo essere stati sottoposti a interventi chirurgici. Questo significa una totale mancanza di controlli sule trasfusioni di sangue, come normalmente avviene, per evitare il rischio di contagio di epatite B, C , l’HIV e la sifilide. I pazienti non vengono inoltre informati della gravità di tali infezioni.
Ieri ricorreva il settimo anniversario della morte di Fabrizio Quattrocchi, ucciso brutalmente in Iraq il 14 Aprile 2004. Sulla nostra pagina Facebook gli abbiamo dedicato un link per ricordarlo. Abbiamo pubblicato questa sua foto, insieme al commento:

Fabrizio Quattrocchi Genova 9 maggio 1968 - Iraq 14 aprile 2004

« Quando gli assassini gli stavano puntando la pistola contro, questo ragazzo ha cercato di togliersi il cappuccio e ha gridato: adesso vi faccio vedere come muore un italiano. E lo hanno ucciso. È morto così: da coraggioso, da eroe ». PER NON DIMENTICARE FABRIZIO QUATTROCCHI .

La maggioranza dei nostri utenti, hanno apprezzato questa nota, (il link, pubblicato ieri ha ottenuto 560 "mi piace" ed è stato ripreso da numerose altre pagine Facebook) tuttavia, qualcuno ha insultato la sua memoria, offendendo questo giovane, sostenendo che si tratta di un "mercenario" tacciandolo di essere un "assassino che in Iraq uccideva" e in alcuni casi di un "fascista". Ebbene, ci tengo a dirlo, non è così!!!


Fabrizio Quattrocchi NON era un politico: destra e sinistra, non c'entrano, o non dovrebbero entrarci niente.

Fabrizio non era andato in Iraq per combattere: non ha ucciso nessuno, probabilmente (quasi sicuramente) non ha mai avuto occasione di utilizzare le armi, è stato rapito e il tragico epilogo lo conosciamo tutti...


Fabrizio, che fino a pochi anni prima lavorava nel panificio di famiglia, era un addetto alla sicurezza: addestrato da un'agenzia, era specializzato nella protezione di persone e proprietà, ed è in questo ambito che era impiegato. Riceveva uno stipendio dai 6.000 ai 9.000 dollari americani, per svolgere un compito che metteva in pericolo la sua stessa vita, e Fabrizio ne era consapevole.


Non voglio innalzarlo a "benefattore" ne tantomeno a "stinco di santo", ma sentire definire Fabrizio, con disprezzo, un "mercenario" - come se fosse andato in Iraq a "uccidere per soldi", mi da troppo fastidio per restarmene zitto.


Fabrizio Quattrocchi non era un "contractors" ingaggiato per torturare o seviziare terroristi o presunti tali, era stato assunto come guardia del corpo, ed è ben diverso. Rischiava la sua vita, molto probabilmente, per guadagnarsi un futuro migliore, magari per comprarsi una casa al suo rientro in Italia. Non era un assassino, non era un "pezzo di merda".


Chi nutre dubbi, può effettuare una ricerca: su Wikipedia, o dove preferite: (ovviamente fonti attendibili)


Quando penso a Quattrocchi, personalmente, penso a un grande italiano. Certo, non dico che tutti devono pensarla in questo modo: ma nemmeno sputare veleno su questo giovane connazionale ucciso così barbaramente. Non sarà un eroe, ma sicuramente dobbiamo riconoscergli una grandissima forza d'animo, un grandissimo coraggio... a chi non piace, chiedo per lo meno di rispettare la sua morte: tutti i morti meritano rispetto, la morte è uguale per tutti, non esistono colori politici!

Nella sua situazione, personalmente credo che mi sarei messo a piangere, a disperarmi: lo hanno condotto a fianco di una buca già preparata, aveva capito benissimo cosa stava per capitargli, e ha affrontato la sua sorte con dignità e un coraggio non comune.... "vi faccio vedere come muore un italiano"....


Non ti dimenticherò Fabrizio, riposa in pace!!!


Dal blog di Alessandro Raffa - collaboratore di nocensura.com





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Vittorio Arrigoni, l’italiano attivista per i diritti umani dell’International Solidarity Movementrapito ieri a Gaza, è stato ucciso. Il suo corpo è stato rinvenuto in una casa abbandonata nel corso di un blitz delle forze di Hamas. Non è la prima volta che attivisti, volontari e giornalisti italiani impegnati in missioni all’estero vengono rapiti: in alcuni casi il sequestro ha avuto un lieto fine, in altri si è concluso tragicamente. Ecco i casi più famosi.

-16 MAGGIO 2005:
Clementina Cantoni, cooperante di Care International, viene sequestrata in Afghanistan. Resta per 24 giorni nelle mani dei rapitori, poi viene liberata.

-4 FEBBRAIO 2005:
in Iraq viene rapita la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena che si trova a Bagdhad per realizzare una serie di reportage. Dopo un mese viene liberata dai servizi segreti italiani al termine di una lunga trattativa. Durante la liberazione viene ucciso Nicola Calipari, uno degli agenti dei servizi di sicurezza che la sta portando in salvo.

-7 SETTEMBRE 2004:
Simona Torretta e Simona Pari, operatrici di Ong, vengono rapite a Bagdad. Dopo tre settimane di prigionia vengono liberate.

-21 AGOSTO 2004:
Enzo Baldoni, in Iraq come giornalista freelance, viene rapito a Najaf dall’Esercito islamico. Dopo un ultimatum all’Italia in cui si chiede il ritiro delle truppe entro 48 ore viene ucciso.

-13 APRILE 2004:
Fabrizio Quattrocchi, componente italiano di una compagnia militare privata in Iraq, viene rapito insieme a tre suoi colleghi: Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio da miliziani che si autodefiniscono ‘Falangi Verdi di Maometto’. Il giorno dopo Quattrocchi viene ucciso. I suoi colleghi vengono invece liberati dopo 58 giorni di prigionia.



da "Il Fatto Quotidiano"





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