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venerdì 25 febbraio 2011
La maggior parte delle famiglie italiane smaltisce l’olio di frittura usato gettandolo nel lavandino. Questo arreca un grave danno all’ambiente ed è un grande spreco, infatti l’olio può essere trasformato in biodiesel.
Cosè il Biodiesel?
Il Biodiesel è una sostanza liquida in grado di offrire caratteristiche similari a quelle del gasolio tradizionale. Il comune gasolio infatti rientra nella famiglia delle nafte leggere, aventi numero di cetano compreso tra 40 e 75 ed è il principale combustibile impiegato nei motori Diesel.Il motore Diesel però,fin dalle origini è stato progettato per funzionare con una vasta varietà di sostanze, tra cui gli olii vegetali. In seguito indicheremo con la sigla SVO (straight vegetable oil) l’olio tale e quale , senza aver subito nessun trattamento. Anche se potenzialmete i motori diesel possono funzionare con l’olio comune, tale soluzione è fortemente sconsigliata. Infatti se agli albori era possibile usare senza problemi qualsiasi tipo di olio, i motori odierni sono molto delicati e sofisticati. Per poter usare SVO nelle automobili, è necessario apportare delle modifiche al mezzo. Questa costosa limitazione ha permesso negli anni ottanta di guardare il problema sotto un altra luce, ovvero , invece di modificare il motore, modificare il combustibile.
Il 5 Ottobre del 1980 Nanni De Angelis si "suicida" in carcere, dopo che degli agenti lo colpiscono alla testa con le pistole ed in seguito lo ammanettano ad un lampione e continuano a picchiarlo con ferocia dandogli dei calci. Ma questo non bastava, in seguito all'arrivo in Questura lo ammanettano a una sedia e continuano a sbattergli la testa al muro, solo successivamente lo portano in ospedale, ma nonostante il referto medico indichi come sia necessario un suo ricovero, un magistrato lo fa riportare in cella, dove in isolamento secondo le fonti ufficiali viene trovato impiccato. Sono passati ventisette anni dalla morte di Nanni De Angelis. Anni in cui molte cose sono cambiate, in cui molte storie sono state scritte e molte strade sono state percorse. La storia di Nanni è fatta di scelte difficili, compiute in un periodo in cui decidere di fare politica significava mettere in gioco tutto, essere pronti a qualunque sacrificio. Insieme ad altri camerati aveva dato vita, alla fine degli anni ’70, a Terza Posizione, un’organizzazione extraparlamentare, una comunità di ragazzi che hanno vissuto, per dirla con le loro parole, “un periodo di militanza pura dettata dal sentimento più autentico e forgiata nella dignità”. Una storia fatta di gruppi di studio tenuti in umide cantine a lume di candela, di volantini, di giornali scritti e diffusi con impegno, di manifestazioni per il diritto alla casa, di lotte studentesche.
Jean-Claude Trichet
La discussione più importante al recente Forum di Davos è stata quella che i media non vi hanno raccontato. Dedicata al futuro dell’euro, si è tenuta il 28 gennaio nella forma di un confronto tra il presidente della BCE Jean-Claude Trichet e il prof. Wilhelm Hankel, uno dei cinque moschettieri che hanno presentato il ricorso alla Corte Costituzionale tedesca contro il fondo UE “salva-stati”. Di fronte ad un pubblico straripante, Hankel ha riscosso più volte applausi (unico a riceverne) quando ha affermato che l’euro è un “cadavere ambulante” e che i tentativi di salvarlo affosseranno la democrazia in Europa. Trichet e gli altri relatori, tra cui il famoso Nouriel Roubini, non hanno saputo contrapporre argomenti convincenti ad Hankel, nella loro difesa dell’euro.

“Io vengo da un paese”, ha esordito Hankel, “che soffre ancora, dopo 80 anni, degli errori compiuti da un governo che tentò contemporaneamente di pagare i debiti e tagliare il bilancio. Fu il governo che precedette Hitler”. E comunque, ha aggiunto, “la mia non è solo la critica di un tedesco, ma di un democratico”. I meccanismi di sorveglianza e “governance” che si vogliono introdurre nell’UE sono infatti misure di “svuotamento della democrazia”. Esse sono il tentativo sbagliato di rimediare al peccato originale dell’euro, quello di aver separato la moneta dalla gestione del bilancio. La soluzione della crisi dell’eurozona, evidente se consideriamo che “i due terzi dei paesi membri sono in bancarotta”, ha incalzato Hankel, è ovvia: riportare moneta e bilancio sotto una sola autorità. Ma attenti: le sole istituzioni legittimate a fare ciò sono i parlamenti e i governi nazionali. Invece, “abbiamo messo la moneta nelle mani di gente che non è stata eletta”, ha scandito Hankel guardando fisso Trichet, “gente che manca della legittimizzazione democratica. In Europa c’è un grave problema di costituzionalità”.

rigon bagnasco  Lomosessualità è curabile. Parola di monsignor Rigon“Il problema dell’ omosessualità è indotto perché non si nasce omosessuali: la nascita dell’omosessuale, nel senso di disfunzione ormonale o fisica, è rarissima”.  Con queste parole il vicario giudiziale, monsignor Paolo Rigon, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Ligure, riapre l’annoso problema della visione cattolica dell’omosessualità. E ignorando, ancora una volta, che ormai dal 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità ha depennato l’omosessualità dalle malattie mentali e l’ha descritta come una variante naturale dell’orientamento naturale, si riaffaccia dal mondo cattolico la tesi della curabilità dell’omosessualità.
Alla presenza dell’arcivescovo di Genova, e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, monsignor Rigon ha spiegato infatti che ”bisogna dunque prenderla dall’inizio, perché se presa dall’inizio, attraverso la psicoterapia, si può superare”. ”Se la psicoterapia viene affrontata nella prima adolescenza, se il problema si pone, è un problema che si risolve”,  ha detto citando i risultati ottenuti in questo modo dal consultorio familiare della diocesi, mentre ”quando purtroppo l’omosessualità è incancrenita – ha concluso – è difficile”.
Le associazioni ArcigayArcilesbica Genova e Gaylib Liguria stanno preparando due esposti, da presentare agli ordini dei medici e degli psicologi, sulle ”gravi affermazioni” di monsignor Paolo Rigon. Il vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico della Liguria è accusato dalle associazioni di avere espresso ”posizioni antiscientifiche secondo cui l’omosessualità va affrontata come una patologia e curata con la psicoterapia”.  “Nel caso si trattasse delle cosiddette Terapie Riparative – e’ la reazione di Arcigay – si tratterebbe di un caso gravissimo, essendo queste rigettate dalle organizzazioni scientifiche, secondo le quali l’omosessualità è una variante naturale normale e positiva della sessualità umana e tali ‘terapie’ sono dannose per chi le subisce, oltre che prive di ogni risultato”.

cobas latte e1298486123328 Quote latte: supermulta in arrivo per lItalia. Grazie alla LegaPer difendere una delle lobby che sostengono il Carroccio, il governo proroga la scadenza del pagamento delle multe. E lo fa con i soldi della ricerca

Essere furbi conviene. Soprattutto quando il governo fa di tutto per non punire chi “ci prova”. Nel decreto Milleproroghe si ritorna a parlare di quote latte. Quando sembrava che fosse una questione sepolta dal tempo, ecco che la Lega la rispolvera. Sfruttando il suo accresciuto peso specifico nella maggioranza ha inserito un emendamento al decreto che prevede una ulteriore proroga, per il pagamento delle multe da parte di chi aveva violato il tetto massimo, al 30 giugno 2011, per un valore complessivo di 280 milioni di euro. E a pagare per pochi furbi saranno tutti i cittadini.
Un po’ di storia. Le quote latte vengono stabilite nel 1984 a livello europeo. Si tratta di una soglia oltre la quale gli allevatori possono continuare a produrre latte ma a costo di un tributo molto elevato che di fatto disincentiva una produzione eccedente. Le quote latte si sono rese necessarie per tenere alto il prezzo del latte in modo da favorire gli stessi produttori europei. Ad ogni paese è stata assegnata una quota in base alla produzione dell’anno precedente calcolata sulla cessione di latte dagli allevatori ai trasformatori. All’Italia è stata fissata una quota pari a 8.823 migliaia di tonnellate di latte. Mentre per gli allevatori questo limite appariva troppo stringente, i vari ministri dell’Agricoltura che si sono succeduti negli anni seguenti hanno di fatto incentivato il superamento della quota, spiegando che sarebbe stato il Paese ad accollarsi il costo delle “multe”. Questa politica che strizzava un occhio a chi violava la normativa europea, è proseguita fino al 1995, quando la Finlandia, nuovo membro della Ue, ha sollevato la questione di fronte alla Corte di Giustizia. Gli allevatori che avevano sforato, quindi, sono stati costretti a versare il dovuto. Dopo anni di proteste e di rinvii, nel 2003 si giunse ad un compromesso tra Roma, Bruxelles e gli allevatori: le “multe” sarebbero state pagate con una rateizzazione trentennale, senza interessi. Molti allevatori, legati alle principali associazioni di categoria, hanno accettato, mentre una parte minoritaria (541 produttori di latte) ma non ininfluente (i cosiddetti Cobas del Latte) tutt’oggi si rifiuta di versare il dovuto.

A pochi chilometri dall'Italia si sta assistendo ad un'ecatombe. Si parla di almeno 10.000 morti e 50.000 persone ferite da un dittatore che si difende con razzi e bombe. Quel che è certo è che ormai in Libia è emergenza umanitaria. Una vera e propria ecatombe. Non ci sono parole per descrivere il massacro di civili in Libia raccontato dall'emittente Al Arabiya. Si parla di almeno 10.000 morti e 50.000 feriti ma le stime, dicono altre fonti, sono basse. Gheddafi ha ordinato di bombardare il suo popolo, mentre racconti di razzi sparati da RPG continuano ad arrivare da Tripoli. Le notizie sono frammentarie e parlano ad esempio di un pilota di caccia che si sarebbe rifiutato di sganciare bombe sui pozzi di petrolio e si sarebbe unito ai manifestanti, disubbidendo agli ordini del Rais. Al Jazira riporta che migliaia di persone stanno fuggendo dalla Libia verso l'Egitto. Quel che è certo è che ormai in Libia è emergenza umanitaria. Intanto fanno il giro del mondo le foto e i video che testimoniano la costruzione di tombe improvvisate nella spiaggia di Tripoli e di fosse comuni. Sembra anche che una parte della famiglia Gheddafi sia in fuga, ad esempio Aisha Gheddafi, una delle figlie, pare che fosse su un aereo diretto a Malta a cui è stata negata l'autorizzazione di atterrare. L'aereo sarebbe tornato a Tripoli.

fonte

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Pubblichiamo il testo di Silvia, postato nella bacheca della nostra pagina Facebook

Stasera io e mia mamma guardavamo le immagini che arrivano dalla Libia e c'è venuto in mente di esporre in terrazza la bandiera della pace.
La comprammo quando si prospettava la partecipazione italiana alla "guerra" in Iraq e in molti l'avevano esposta in tutta Italia. Quella volta ha sortito un buon effetto. Anche se i...n questo frangente non avrà sicuramente la stessa riuscita potremmo TUTTI appenderle fuori lo stesso.
Ci sembrava un modo per far vedere che non voltiamo la testa e che non ci interessano solo "gas e petrolio" ma, soprattutto, la vita delle persone, anche se vivono a centinaia o migliaia di kilometri da noi. Per questo chiediamo a questo gruppo ed a tutti quelli che lo seguono di diffondere la nostra proposta:
ESPORRE DI NUOVO LE BANDIERE DELLA PACE.
In tanti ce l'hanno perché in tanti ce l'avevano. Forse è arrivato il momento di esprimere la propria opinione su quello che succede intorno a questo nostro sciagurato Paese.


Grazie Chiarelli Silvia (Montevarchi - AR)
E' successo in Italia, al Policlinico San Matteo di Pavia. Dopo un test genenetico predittivo che "prevedeva" che prima o poi si sarebbe ammalata di cancro al seno, una donna ha deciso per una mastectomia bilaterale.
La madre era morta di cancro, la sorella si era ammalata due anni prima (ma poi era guarita), lei invece si è sottoposta ad un "test genetico" ed è risultata "positiva". Significa che, dagli esami, secondo la scienza attuale e i medici, prima o poi si sarebbe potuta ammalare. Ha fatto una scelta. Per non rischiare di ammalarsi di cancro al seno si è sottoposta alla asportazione dei due seni. Da sana, ovviamente. Raccontano le cronache che l'11 febbraio questa donna ha deciso di rinunciare ai suoi seni sani sostituendoli con una ricostruzione che ne conserva cute e capezzoli, grazie ad una tecnica chirurgica particolare e "mini invasiva". L'intervento è stato eseguito al Policlinico San Matteo di Pavia.
Ascoltare dalla sgradevole voce di Vittorio Sgarbi la parola libertà, ripetuta come in un loop grottesco e irritante, mi procura un tale disagio che, solo una lunga serie di calci bene assestati al centro del suo culo, potrebbe placare la mia frustrazione.
A questo fenomeno da baraccone, la libertà è stata servita su un piatto d’argento, frutto del sacrificio di tutti quegli italiani che, alla farsa delle parole gridate e alla sceneggiata, hanno anteposto l’azione, la dignità e un decoroso silenzio. Una libertà, oggi, trasfigurata in licenza, diffamazione e improperio, adottata a proprio uso e consumo e assunta a quotidiana pratica relazionale. Questo personaggio inaffidabile, finto, abusivo, invalido e scadente, viene illegittimamente spacciato per un intellettuale, da tutto quel branco di caproni, incapaci e incompetenti che, nel brutalità dei suoi attacchi, intravedono il coronamento virtuale al loro stato di ignavia cronica, e una rivalsa ad una codardia, conclamata e connaturata.
Una astratta cerebralità e l’ostentazione urlata di una superiorità infondata, (non ascrivibile ad alcunché di tangibile e di ufficiale), sono le armi dello Sgarbi, a difesa di una insicurezza psicotica di fondo che, se sollecitata, rischia di degenerare in isteria compulsiva per poi, accanirsi sui nervi scoperti di una precaria autostima.


Piogge anticipate, controllo degli uragani, neve per mitigare la siccità, riduzione della dimensione della grandine, tutto questo è tecnicamente possibile, grazie alla geoingegneria. Intervento tecnologico e scientifico su scala globale per cercare di contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Un gioco pericoloso con conseguenze imprevedibili.
Primavera tutto l’anno
In un primo momento un gruppo di scienziati autorevoli, sostenuti dagli Stati Uniti, nega categoricamente gli effetti del cambiamento climatico. In seguito non solo lo accetta, ma propone misure tecnologiche per salvare il pianeta dalla crisi climatica. Lo stesso percorso seguono la maggior parte degli stati del nord del pianeta, responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2. Il settore privato, in cui rientrano le multinazionali chimiche, silvicole, petrolifere e agro-alimentari, lo stesso che aveva contribuito e beneficiato di questo caos, dà il benvenuto a questa specie di piano B provvidenziale che pretende di   ignorare il cambiamento climatico.
giovedì 24 febbraio 2011
Financial Times. La maggior parte finisce sul mercato delle adozioni, il resto viene sfruttato dal racket dell’elemosina o del lavoro forzato. Una campagna lanciata 2 anni fa ha portato all’arresto di 17 mila persone e la liberazione di circa 9300 bambini

Ogni anno in Cina, secondo il governo, vengono rapiti oltre 20 mila bambini, la maggior parte di quali finisce sul mercato delle adozioni, mentre il resto viene sfruttato dal racket dell’elemosina o del lavoro forzato. Lo riporta il Financial Times in un articolo pubblicato il 15 febbraio 2010.

“I rapimenti di bambini hanno raggiunto una fase particolarmente acuta”, ha affermato in un’intervista televisiva Chen Shigu, capo dell’ufficio responsabile per la lotta alla tratta di esseri umani del ministero di Pubblica sicurezza cinese. A organizzare questo traffico sono piccole organizzazioni che spesso rubano i bambini dalle braccia stesse dei genitori. Si pensa che questo fenomeno trovi le sua radici negli anni Ottanta del secolo scorso, quando un uomo proveniente dalla provincia orientale dell’Anhui ha messo il figlio malato a mendicare per le strade di Pechino per raccogliere i soldi necessari alle cure, accorgendosi presto che poteva essere un’attività più  lucrativa che lavorare i campi.
Ma per le autorità di Pechino il racket dell’elemosina è un problema minore se comparato al mercato delle adozioni illegali, con ramificazioni e clienti anche all’estero. Queste sono un effetto collaterale della politica del figlio unico adottata dalla Cina per ridurre le nascite: molti genitori infatti non vogliono correre il rischio di non mettere al mondo un figlio maschio, il quale assicurerà la discendenza famigliare e potrà occuparsi di loro una volta divenuti anziani. Come riportano i media statali, il prezzo di un bimbo è di poco superiore ai 6 mila dollari, il doppio di quello per una bambina. Tra i clienti si trovano anche gli orfanotrofi, che immettono i bambini rapiti nel meccanismo delle assunzioni legali.

Frontex, l’Agenzia Europea per la Gestione della Cooperazione Operativa alle Frontiere,lancia la sua guerra ai migranti nordafricani nel Canale di Sicilia. Quattro aerei, due navi e due elicotteri militari messi a disposizione da sei paesi membri opereranno sin dai prossimi giorni per presidiare le coste di Lampedusa. “A seguito di una richiesta formale da parte del ministro degli Interni italiano, ricevuta lo scorso 15 febbraio, Frontex e l’Italia hanno avviato l’operazione congiunta Hermes 2011che interesserà l’area centrale del Mediterraneo”, recita il comunicato emesso dal quartier generale Frontex di Varsavia. “Originariamente Hermes 2011 era stata programmata per il mese di giugno, ma è stato deciso di anticiparla a febbraio. La missione dovrebbe concludersi il 31 marzo ma potrebbe essere estesa oltre il termine previsto”. Il costo preventivato per le operazioni è di due milioni di euro e sarà interamente coperto dalla Commissione europea.
Una partita sleale. Il Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria boccia lo spot del Forum Nucleare Italiano, giudicando ingannevole il messaggio informativo della campagna per il rilancio del dibattito sull’energia nucleare in Italia e bloccando di fatto la messa in onda della pubblicità entro sette giorni.

Secondo quanto emesso dall’istituto che veglia sulla correttezza dei messaggi pubblicitari, nella pronuncia n.12/2011 del 18 febbraio, il video “non comunica al telespettatore gli obiettivi sociali che l’associazione inserzionista intende raggiungere”, violando gli art.2 e 46 del Codice di Autodisciplina, relativi rispettivamente alle comunicazioni commerciali ingannevoli e alle regole dei messaggi contenenti appelli al pubblico.

Incentrato su una partita a scacchi fra promotori e oppositori del ritorno all’atomo, lo spot è da dicembre al centro di un’imponente campagna mediatica per promuovere, a colpi di passaggi tv, radio, internet e proiezioni nelle sale cinematografiche, la partecipazione dei cittadini alla discussione sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia, principale attività del Forum, secondo le finalità dichiarate nello statuto.

Nel 2006 Vittorio Emanuele parlava di manipolazione . Eccolo confessare in cella a POtenza l'omicidio del ragazzo tedesco in Corsica: "Ho sparato così"


Dopo 33 anni Vittorio Emanuele di Savoia ammette di aver ucciso Dirk Hamer, sparandogli col suo fucile nella notte sull’isola di Cavallo, in Corsica. C’è un video, che il Fatto Quotidiano ha potuto visionare e che pubblichiamo sul nostro sito web, in cui il principe si vanta dell’omicidio e di essere riuscito a farla franca nel processo-farsa in Francia.
Nei cablogrammi della diplomazia americana emerge un ritratto impietoso dei figli del Rais. Ostentazione della ricchezza, lotte intestine e sgambetti reciproci, un mix che condanna il regime alla sconfitta ben prima dell'inizio della rivolta “Una soap opera libica”. Non usa mezzi termini Wikileaks per descrivere i retroscena della famiglia Gheddafi che negli ultimi anni, secondo il sito di Assange, è stata più impegnata a coprire gli scandali e a combattere una sorta di guerra fratricida che a governare il Paese.

Nei cable c’è veramente di tutto. Dai malcelati tentativi per coprire l’ostentata ricchezza del clan del colonnello, alle lotte intestine fra i vari rampolli, fino al reale patrimonio detenuto dal rais che ammonterebbe a 32 miliardi di dollari.

Un’opulenza che unita alla sensazione di totale impunità davanti all’opinione pubblica libica può dare alla testa. Gli esempi non mancano. Da ferventi antiamericani, i figli di Gheddafi ad esempio hanno pagato un milione di dollari la cantante americana Mariah Carey per interpretare quattro canzoni durante la festa di Capodanno del 2009 sull’isola caraibica di St. Bart. Ai tempi la notizia viene riportata da alcuni giornali occidentali ma viene subito smentita dai figli di Gheddafi. Il secondogenito Seif al Islam nega in maniera sdegnata l’indiscrezione sostenendo che in famiglia quello che spende somme da capogiro è il fratello Muatassim, consigliere per la sicurezza nazionale. Dal canto suo il fratello risponde “all’affronto” organizzando un altro party ai Caraibi ingaggiando le star Beyonce e Usher.


Rifiuti in CampaniaDa allora poco o nulla sembra cambiato. In realtà lo stato di crisi, a dire di Berlusconi, è finito nel 2009. In realtà il governatore Caldoro, appena pochi giorni fa, ha nominato nuovi commissari per le nuove discariche da realizzare
L’emergenza rifiuti in Campania compie 17 anni. Allora il governo decise di commissariarne la gestione. La camorra, nonostante le promesse gestiva il trasporto e la localizzazione dei terreni, le istituzioni locali non riuscivano a trovare una soluzione per uscire dalla crisi, al governo arrivò, dopo Ciampi, Berlusconi con ministro dell’Interno Roberto Maroni. Un quadro sostanzialmente immutato.
Il primo commissario fu Umberto Improta fino al 1996, dopo di lui altri 9 commissari, tra politici, uomini dello stato e presunti salvatori della patria come Guido Bertolaso, che non sono riusciti a risolvere il problema. Ancora a processo per la mala-gestione gli ex vertici di Impregilo e gli uomini del commissariato, su tutti Antonio Bassolino. Per l’ex governatore, il prossimo 28 aprile nuovo processo per peculato, sotto accusa le consulenze d’oro durante il periodo di gestione commissariale.
mercoledì 23 febbraio 2011


DeforestazioneL'alto tasso di deforestazione, il degrado e la perdita di foreste primarie minacciano la biodiversità forestale, anche se cresce il numero di aree protette. Questa è una delle conclusioni del rapporto Fao Global Forest Resources Assessment 2010(Valutazione delle Risorse Forestali Mondiali 2010) lo studio più attendibile ed esaustivo finora realizzato sullo stato delle risorse forestali del pianeta.
Il rapporto è stato pubblicato in occasione dell'apertura dei lavori della Commissione Foreste della Fao e della Settimana mondiale delle foreste, che si è svolta a Roma l'anno scorso. A livello globale, tra il 2000 ed il 2010, sono stati convertiti ad altro uso (incluso quello agricolo) o sono andati perduti per cause naturali, circa 13 milioni di ettari di foreste l'anno, soprattutto in America del Sud, Africa e Asia.

Ormai nell’ambiente lo sanno tutti, la vera forza di un’organizzazione criminale non si misura a Palermo, a Reggio Calabria, Napoli o Milano, ma dai carichi che si vanno a recuperare e si fanno arrivare a dall’altra parte dell’oceano.

Non è un caso infatti che prima di sequestrare 1.130 chili di cocaina, i carabinieri abbiano registrato una telefonata in lingua spagnola tra colombiani e italiani. La conversazione intercettata avveniva tra i venditori colombiani e la persona che faceva da trait d’union tra Bogotà e Milano. Perchè, l’intercettato Marcello Sgroi sapeva bene che “Milano è in mano ai calabresi”. Non usa troppi giri di parole con i narcotrafficanti colombiani il pregiudicato di 58 anni, che con le sue telefonate ha messo sulla strada giusta il Nucleo investigativo. Insieme a Sgroi, 58 anni ci sono altre 16 persone coinvolte a vario titolo nel traffico internazionale di stupefacenti venuto alla luce con l’operazione denominata “Marcos”.
Oltre ai 16 arresti ci sono state 17 perquisizioni tra Milano, Parma e Reggio Calabria. Oltre a Marcello Sgroi sono arrivate le notifiche delle ordinanze di custodia cautelare in carcere anche per Massimiliano De Curtis, 38, Domenico Vottari, 42 e Moreno Fuscaldo, 33 oltre a zio e nipote della famiglia calabrese dei Paviglianiti e due vecchie conoscenze delle forze dell’ordine: Samantha Lottici, 35 con precedenti per truffa e Francesco Granato 34,, compagno della Lottici.
L’INCHIESTA - Siamo nel 2007 quando in Italia devono arrivare cinque tonnellate di cocaina. Ad organizzare la transazione è Marcello Sgroi, vecchia conoscenza delle carceri colombiane e italiane sempre per traffico di stupefacenti. Sgroi è l’intermediario tra i cartelli colombiani e Antonino Paviglianiti, legato alla cosca omonima. Insomma, i colombiani vendono a Paviglianiti e Sgroi fa da mediatore, tranquillizzando i narcos d’oltreoceano: “In Italia è tutto comandato dai siciliani e dai calabresi. Milano, ad esempio, è in mano ai calabresi, e noi siamo molto legati ai calabresi. Quando verrai qui, vedrai che li conosceremo tutti e andremo in Calabria”.

Il cimitero sull’isola che raccoglie i corpi dei clandestini annegati
Rafik è uno dei duemila tunisini ancora costretti nell’enorme campo profughi che è diventata l’isola di Lampedusa
.

Come la maggior parte dei suoi connazionali è giovane e vaga senza sosta da un bar all’altro, dice ciao e sorride a tutti, si ferma davanti alle vetrine di souvenir e a quelle che pretenziosamente si chiamano boutique.
Ormai, come gli altri, le ha viste tutte, una, due, tre volte, e con i pochi dinari portati dal suo paese ha comprato quello che poteva: felpe firmate (rigorosamente made in China) e jeans. È nei pressi dell’aeroporto quando si imbatte nel cronista. Parla un po’ di italiano e timidamente chiede di indicargli la strada per il cimitero. È più su, poco meno di un chilometro, nel punto più alto dell’isola. Di fronte solo il mare. “Voglio vedere la terra dove dormono i miei fratelli”, racconta. Qualcuno gli ha detto dei tanti immigrati morti nel Canale di Sicilia, il grande cimitero d’acqua che divide le sponde della Tunisia e della Libia dalla porta d’Europa. “Mi hanno raccontato che i pescatori spesso trovavano dei corpi impigliati nelle reti, li portavano a terra e gli italiani li seppellivano qui, nel vostro cimitero”.
Andiamo, percorriamo pochi metri fra vecchie tombe con le foto ingrigite dei morti e nuove che i defunti li rappresentano in strane gigantografie a colori. Facce sempre sorridenti e sullo sfondo l’azzurro mare che circonda Lampedusa. Un muratore che sta sistemando dei loculi ci capisce al volo. “Le tombe dei clandestini? La sono, in fondo, dove c’è il muro”. Pochi passi e arriviamo di fronte a un fazzoletto di terra coperto da erbacce e immondizia, fiori di plastica anneriti dal tempo, bottigliette piegate dal sole e lattine. L’erba è alta e quasi copre le dodici croci che contiamo. Croci per morti di un’altra religione che impone il rispetto di un altro dio e offre altri simboli per la preghiera e il riposo eterno. Croci di morti restituiti dal mare. Non c’è un nome, non c’è una data. Solo numeri. Cinque, otto, sette… Rafik guarda e ammutolisce, osserva quella desolazione in silenzio. Il rumore dello scalpello del muratore e lo stridio dei gabbiani sono l’unica colonna sonora di questo luogo di tristezza e di abbandono.
Analizziamo la "teoria" del Ministro Gelmini, che a Ballarò, qualche settimana fa, ha sostenuto proprio questo: Con meno soldi la scuola è più efficiente

Ballarò: Sulla destra del conduttore, oltre al governatore piemontese Cota, siede la ministra della pubblica istruzione Mariastella Gelmini. Si parla di scuola e di istruzione pubblica. Ad un certo punto, la ministra dice: “Noi abbiamo un modello completamente alternativo alla sinistra di conduzione dell’istruzione pubblica, basato su minori investimenti. In altri termini, per far funzionare la scuola ci vogliono meno soldi”. Ecco, siete di fonte ad una nuova teoria economica messa a punto da Mariastella Gelmini: diminuendo gli investimenti aumenta l’efficienza e la produttività di un comparto. Mai nessun ministro berlusconiano – e tantomeno il furbissimo e provveduto Giulio Tremonti – era riuscito a dire una cosa del genere, cioè a giustificare i selvaggi tagli operati in un comparto della pubblica amministrazione asserendo che grazie ad essi la scuola migliorerà e sarà più efficiente. Di Pietro, presente anche lui nella puntata, se n’è accorto ed ha commentato da par suo: “Al mio paese si dice che se non c’è l’arrosto non si mangia”.
Ma la dichiarazione della ministra è fondamentale anche per un altro motivo: essa può dimostrare anche alle teste dure, quelle che ritengono che l’attuale maggioranza sia composta da persone probe e virtuose, come la specialità della casa sia la menzogna. Che cosa può mai essere, infatti, una gestione dell’istruzione pubblica che spaccia per “maggiore efficienza” il semplice fatto che ci sono meno insegnanti, meno ore di lezione, meno manutenzione dell’edilizia scolastica, più alunni per ogni classe, meno fotocopiatrici, meno laboratori? È come se la Fiat producesse la metà delle automobili, in modo peggiore e annunciasse che è diventata una azienda più produttiva ed efficiente.

Dunque, oggi il sito di Le Monde lancia un bel sunto di come la stampa italiana ha raccontato l'atteggiamento a dir poco meschino del governo italiano, all'indomani di quel "genocidio" che le autorità libiche stanno tuttora perpetrando.
La domanda cardine è questa: "Questi legami (Italia-Libia) giustificano il silenzio delle autorità italiane di fronte al bagno di sangue di Bengasi e Tripoli?" Dal dibattito, descritto dal quotidiano francese,  emergerà chiaramente l'ulteriore prevedibile downgrade  della considerazione del nostro Paese all'estero.

L'analisi degli interessi italiani in Libia -firma Philippe Ridet- comprende alcuni passi dalle maggiori testate italiane: "La nostra discrezione ci allontana dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Germania, che hanno condannato il Colonnello" ( Corriere della Sera) , Repubblica: "L'Europa è restata fedele  ai suoi principi condannando la repressione e pronunciandosi in favore delle opposizioni in rivolta. Solo l'Italia di Berlusconi ha mancato all'appuntamento per un paese democratico. Se l'insurrezione libica affogherà nel sangue, il governo italiano avrà la sua parte di vergogna." Altre le testate citate, c'è anche Il Giornale di Berlusconi: "Se il regime dovesse cadere, la Libia tornerebbe ad essere il porto di partenza verso le nostre coste per decine di migliaia di immigrati. Se dovesse resistere, per noi sarebbe imbarazzante mantenere buoni rapporti con un leader sanguinario. E in entrambi i casi ballerebbero contratti milionari per le nostre aziende. Eni in testa. L’esplosione controllata rischia di essere comunque devastante per gli interessi del nostro Paese".

“Vigliacchi, siete dei vigliacchi ad andare in piazza con la faccia nascosta”. Ignazio La Russa non è riuscito a trattenersi. Durante Annozero lo studente della Sapienza Luca Cafagna non ha espressamente condannato gli episodi di violenza andati in scena a Roma martedì e il ministro lo ha interrotto bruscamente, gridando con rabbia tutto il suo disappunto (Guarda il video). Questa è “apologia di reato”, ha urlato saltando in piedi e raggiungendo Michele Santoro al centro dello studio. E rivolto allo studente: “Zitto, vigliacco, andate contro ragazzi che fanno il loro dovere (gli agenti delle forze dell’ordine,ndr) e andate in piazza con la faccia nascosta”. Cafagna è troppo giovane per ricordarsi di Ignazio Benito Maria La Russa che, segretario regionale del Fronte della gioventù, andava insieme ai suoi camerata fuori dalle scuole e nelle piazze milanesi armati di catene e coltelli. C’è una foto in cui La Russa è al fianco di Ciccio Franco, caporione della rivolta di Reggio, e con i leader del Msi milanese: è una immagine del 12 aprile 1973, nella manifestazione indetta dal Movimento sociale “contro la violenza rossa” furono lanciate due bombe a mano Srcm che uccisero il poliziotto Antonio Marino di 22 anni. La Russa e compagni si conquistarono la prima pagina de La Stampa di domenica del 22 aprile 1973 (Leggi il pdf 1)l’attuale ministro era indicato tra i “responsabili morali” del lancio della bomba che costò la vita all’agente (Leggi il pdf 2).

gheddafi 13 I Perché della rivolta libica. E perché lOccidente non intervieneNé l'Italia né gli Usa sono disposti ad intervenire: troppi gli interessi in campo. Ma il petrolio basterà a salvare Gheddafi?

Le rivolte nel mondo arabo sono iniziate in paesi che versano in situazioni economiche disperate. Perché ora si stanno estendendo anche a Paesi più ricchi come il Bahrein e la Libia? La ricchezza del Paese di Gheddafi è superiore a quella della Turchia, della Romania o del Brasile. La Libia è due volte più ricca della Tunisia. Come spiegare allora quello che sta accadendo?
Perché un Paese ricco come la Libia? Nell’ex colonia italiana le cause della rivolta vanno cercate nello sfasamento, divenuto insopportabile, tra lo sviluppo economico (che ha condotto alla “modernità”) e il mantenimento di un regime politico ormai vecchio, incredibilmente immobile e plasmato intorno ad un vecchio leader. La Libia è governata da più di quarant’anni dal Colonnello Gheddafi. Diversamente dai suoi due vicini (Egitto e Tunisia), il regime politico libico non ha mai neanche tentato di presentarsi come democratico. Non ci sono elezioni, non ci sono partiti. Non servono. La legge 71 punisce con la pena di morte tutti coloro che si vogliono riunire in associazioni od organizzazioni impedite dalla legge.
Perché il regime ritiene che il petrolio lo proteggerà? Non sono solo la forza e la violenza a guidare la Libia. Soldi, alloggi, accesso ai servizi pubblici. Come in altri stati, il regime si basa su un patto sociale. La popolazione beneficia delle ricchezze provenienti dal petrolio che hanno permesso incontestabili progressi sociali. In cambio il potere rimane nelle mani del Colonnello. Il petrolio ha permesso l’educazione, alloggi e sanità gratuita per tutti. Anche la condizione delle donne è nettamente migliorata, essendo riconosciuti stessi diritti de jure e di fatto. Qui la poligamia è stata vietata. L’accesso ad internet è limitato ma c’è grande apertura al mondo e soprattutto mobilità del lavoro in particolare con i vicini più prossimi. Tuttavia anche qui, la rivoluzione tecnologica, i grandi cambiamenti demografici, l’aumento della disoccupazione, in passato quasi inesistente, sono alla base di una profonda insoddisfazione popolare.
martedì 22 febbraio 2011


Una associazione ambientalista denunciata e condannata per aver rivelato i legami della cartiera alla deforestazione. Possibile? Sembra di sì. È successo a Terra!, che a maggio aveva rivelato come Cartiere Pigna avesse rapporti commerciali col colosso cartario asiatico Asia Pulp & Paper (APP), responsabile della distruzione di un milione di ettari di preziosa foresta pluviale in Indonesia, per farne piantagioni di acacia da utilizzare nella produzione di carta. Nel rapporto Le tigri di carta Terra! spiegava che tali relazioni commerciali “favoriscono l'espansione sul mercato italiano dei prodotti della APP e, di conseguenza, si rischia di mettere fuori gioco la produzione cartaria nazionale proprio in un momento di crisi e si incentivano le pratiche distruttive in Indonesia, ai danni delle residue foreste pluviali e delle comunità che vi abitano”.
Chiunque può sbagliare. Ma cosa ha fatto Cartiere Paolo Pigna? Invece di affrontare e risolvere il problema, ha citato Terra! per danni e diffamazione, chiedendo una cifra che supera di decine di volte il budget annuale dell'associazione. Quindi si è affrettata a dichiarare alla stampa che “Cartiere Pigna non tiene rapporti commerciali con la società indonesiana Asian Pulp and Paper e non si approvvigiona di prodotti derivanti dalle foreste indonesiane”.
Ma se il diavolo fa le pentole, spesso si scorda dei coperchi. Terra! ha però presentato in sede processuale, gli estremi di diverse fatture e le analisi scientifiche sui quaderni che risultano pieni di fibre provenienti da foreste pluviali, per cui Pigna ha dovuto ammettere di aver acquistato carta dalla APP, dimostrando di aver detto il falso alla stampa.


Impossibile rimuovere i corpi o portare soccorso ai feriti: i militari aprono il fuoco su chiunque si trovi per le strade.

Dalla Libia arriva la notizia che le strade di Tripoli sono ormai ricoperte di cadaveri. Gli abitanti della capitale si sono barricati nelle loro case, mentre le forze di sicurezza fedeli a Gheddafi continuano nell'operazione di repressione che sta stroncando le dimostrazioni antigovernative.
I militari aprono il fuoco indiscriminatamente su chiunque si trovi per le strade: per questo motivo diventa impossibile sia rimuovere i morti dalle strade, sia soccorrere i feriti o trasportarli in ospedale. "I corpi sono sulle strade - ha dichiarato un testimone che ha scelto di restare anonimo - coloro che sono stati feriti o che sanguinano non trovano un ospedale o un'ambulanza che possa salvarli."
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha dichiarato ai giornalisti che gli attacchi contro le folle dei dimostranti libici sono "una grave violazione della normativa umanitaria internazionale".

fonte

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Gheddafi prospetta il fantasma della guerra civile, ma di fatto la dichiara con il suo discorso. Mettendo libici contro libici, civili contro civili: "Indossate una fascia verde come riconoscimento, a partire da domani andate e combattete"

Di seguito, vi proponiamo una serie di documenti di Peace Link




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Una nomade alla stazione Termini vendeva le prestazioni sessuali di una bambina di dieci anni«Vuoi fare qualcosa con la mia bambina?»: con questa frase, secondo un articolo pubblicato oggi sull’Unità, una nomade vendeva sessualmente il corpo della figlia di dieci anni alla stazione Termini di Roma, scegliendo i possibili acquirenti tra le comparse che passano ogni giorno per lo scalo ferroviario e suoi dintorni.

LA PROTAGONISTA – A farlo era una donna rom di origine napoletana con precedenti penali, che ha avvicinato l’altra sera un uomo che, però, era uncarabiniere in borghese di un reparto speciale che si trovava alla stazione non per motivi di servizio. Il militare, che si era imbattuto nella donna in testa a un binario della stazione, ha contattato immediatamente i poliziotti della polizia Ferroviaria, che è intervenuta arrestandola. La donna si chiama Mafalda Bevilacqua, ha 34anni e alcuni precedenti penali alle spalle. Appartiene all’omonimo clan di rom stanziali famosi a Napoli per le loro attività connesse alla ricettazione, al traffico di stupefacenti, al furto, alle estorsioni e all’usura e per essere legati alla camorra. Stando ha quanto ha raccontato il carabiniere alla polizia, quella donna lo aveva avvicinato con un’aria disinvolta, come se gli stesse chiedendo una cosa normale.
lunedì 21 febbraio 2011
Il libro-inchiesta “Voi li chiamate clandestini” di Laura Galesi e Antonello Mangano denuncia i “festini agricoli”, serate in cui le lavoratrici, nelle campagne di Vittoria (Ragusa), arrotondano la paga con prestazioni sessuali. Aumentano gli aborti.

Roma – Donne migranti costrette a prostituirsi dai datori di lavoro nelle campagne del ragusano per 10 euro a prestazione sessuale, dopo aver passato la giornata nei campi per la solita paga di 20 euro. Raccoglitrici di pomodorini soprattutto rumene che in seguito agli abusi subiti restano incinta e abortiscono. È uno spaccato feroce e un volto sconosciuto dello sfruttamento dei migranti nella produzione agricola del made in Italy quello raccontato da Laura Galesi e Antonello Mangano nel libro “Voi li chiamate clandestini” , edito da Manifestolibri. Un’inchiesta tra caporalato e sfruttamento svolta in tutto il meridione. Il saggio denuncia la consuetudine di ‘festini agricoli’ nelle campagne di Vittoria (RG) e cita la testimonianza di don Beniamino Sacco, che gestisce un centro di accoglienza per 70 migranti. “Sono serate – spiega il sacerdote agli autori -  in cui il datore di lavoro , insieme ai suoi amici aiuta ad arrotondare il cachet delle lavoratrici che, per otto ore di lavoro, guadagnano fino a venti euro. Con la serata arrotondano a 30”. Don Sacco li definisce “veri e propri fenomeni di abuso” difficili da quantificare e sostiene che “quello visibile è circa il 15%”. A Vittoria, si legge nel saggio di Galesi e Mangano entrambi siciliani, fino a giugno 2010 sono state registrate 15 interruzioni volontarie di gravidanza. Una crescita esponenziale degli aborti denunciata come preoccupante dai medici del presidio ospedaliero Guizzardi perché a fare richiesta di aborto è stato un unico gruppo, quello delle lavoratrici dell’Est impegnate nei campi. A Vittoria, che conta oltre 60 mila abitanti, i migranti sono 12 mila di cui 8 mila impegnati come lavoratori agricoli. Di questi, 2.500 sono le donne rumene.
Riceviamo da Marcello Meraviglia e pubblichiamo:

La Legge Basaglia ha sancito, oltre il superamento degli ospedali psichiatrici, anche un cambiamento culturale nel senso di un riconoscimento dei diritti del paziente a partire della qualità della vita. Il fronte del dibattito attuale, che si sta svolgendo all’interno della Commissione Affari Sociali, dove proprio in questi giorni si susseguono le audizioni delle principali associazioni, è rappresentato dalla convinzione che a 20 anni dalla sua emanazione, la legge 180 non sia riuscita nel proprio intento, lasciando il carico maggiore di peso e responsabilità sulle famiglie.


Le famiglie denunciano a gran voce la loro incapacità di aiutare i familiari e chiedono una revisione della normativa vigente soprattutto in materia di Trattamento sanitario obbligatorio;quattro associazioni rappresentano due schieramenti ideologici,Arap e Diapsi da un lato più propensi all’obbligo della cura e Unasam e Diapsigra, dall’altro, che non ritengono necessaria la revisione della legge, ma chiedono regolamenti che sanino subito i vuoti attuali.


Siete convinti che avere un contatto fisico col vostro partner non comporti rischi per la vostra salute? Secondo alcuni esperti dovete ricredervi. Stando a quanto sostengono alcuni scienziati della Ohio State Unviersity, infatti, il sesso orale sarebbe la principale causa del cancro alla gola, la pratica sarebbe addirittura più pericolosa del tabacco. Le conclusioni sono state presentate in occasione del meeting dell’American Association for the Advancement of Science in corso a Washington. Gli scienziati sono convinti che il sesso orale sia rischioso quanto quello vaginale, soprattutto nella diffusione del virus dell’HPV. Proprio questa pratica avrebbe aumentato negli ultimi decenni i casi di tumore al cavo orale. Della serie: quando anche una pratica salutare diventa pericolo.

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