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venerdì 25 febbraio 2011
Jean-Claude Trichet
La discussione più importante al recente Forum di Davos è stata quella che i media non vi hanno raccontato. Dedicata al futuro dell’euro, si è tenuta il 28 gennaio nella forma di un confronto tra il presidente della BCE Jean-Claude Trichet e il prof. Wilhelm Hankel, uno dei cinque moschettieri che hanno presentato il ricorso alla Corte Costituzionale tedesca contro il fondo UE “salva-stati”. Di fronte ad un pubblico straripante, Hankel ha riscosso più volte applausi (unico a riceverne) quando ha affermato che l’euro è un “cadavere ambulante” e che i tentativi di salvarlo affosseranno la democrazia in Europa. Trichet e gli altri relatori, tra cui il famoso Nouriel Roubini, non hanno saputo contrapporre argomenti convincenti ad Hankel, nella loro difesa dell’euro.

“Io vengo da un paese”, ha esordito Hankel, “che soffre ancora, dopo 80 anni, degli errori compiuti da un governo che tentò contemporaneamente di pagare i debiti e tagliare il bilancio. Fu il governo che precedette Hitler”. E comunque, ha aggiunto, “la mia non è solo la critica di un tedesco, ma di un democratico”. I meccanismi di sorveglianza e “governance” che si vogliono introdurre nell’UE sono infatti misure di “svuotamento della democrazia”. Esse sono il tentativo sbagliato di rimediare al peccato originale dell’euro, quello di aver separato la moneta dalla gestione del bilancio. La soluzione della crisi dell’eurozona, evidente se consideriamo che “i due terzi dei paesi membri sono in bancarotta”, ha incalzato Hankel, è ovvia: riportare moneta e bilancio sotto una sola autorità. Ma attenti: le sole istituzioni legittimate a fare ciò sono i parlamenti e i governi nazionali. Invece, “abbiamo messo la moneta nelle mani di gente che non è stata eletta”, ha scandito Hankel guardando fisso Trichet, “gente che manca della legittimizzazione democratica. In Europa c’è un grave problema di costituzionalità”.

La soluzione è “molto semplice”: o i paesi deboli escono dall’Euro, o – “e questa è la soluzione che preferisco” – torniamo ad “un sistema monetario in cui l’euro rimane solo come unità di conto, come lo era l’ecu in precedenza. Questa mi sembra essere la formula migliore per un’Europa prospera e democratica”.

Trichet si è difeso con il solito argomento, che usa come una litania, secondo cui l’euro è una success-story grazie alla stabilità dei prezzi garantita dalla nascita fino ad oggi. Tuttavia, pochi giorni dopo, alla conferenza stampa mensile della BCE il 3 febbraio, Trichet ha distrutto il suo solo ed unico argomento annunciando che la BCE prevede un tasso d’inflazione superiore al “target” del 2 per cento per i prossimi 12 mesi!

Il condirettore dello Strategic Alert Claudio Celani ha chiesto a Trichet un commento sulle conclusioni del rapporto Angelides, leggendo un passaggio del rapporto. Sapendo bene che i banchieri centrali sono indicati tra i responsabili della crisi, per non aver saputo prevederla, per non aver saputo impedirla e per aver permesso la condotta criminale di molti operatori del mercato, Trichet ha cercato di sfilare la testa dalla ghigliottina sostenendo che la BCE e le altre banche centrali già nel 2007 avevano lanciato avvertimenti. E da impunito banchiere centrale, ha messo in guardia: tenersi pronti perché c’è ancora “molto duro lavoro da fare” – cioè, altri salvataggi.

Come nel caso della discussione sull’euro a Davos, i media non vi racconteranno questa presa di posizione ufficiale della BCE sulle conclusioni dell’inchiesta del governo USA sulle cause della crisi finanziaria.

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