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giovedì 15 settembre 2011

Sono 500 le bambine straniere a rischio mutilazione genitale in Friuli Venezia Giulia. E' il risultato di un progetto coordinata dall'ospedale Burlo Garofolo di Trieste, in cui due mesi fa e' stato compiuto il primo intervento di deinfibulazione della regione.
"Da quello che abbiamo visto la grande maggioranza delle donne che sono arrivate qui dai paesi 'a rischio' ha purtroppo gia' subito l'intervento di infibulazione - spiega il coordinatore del progetto, finanziato dallo Stato e dalla Regione con 80mila euro, Salvatore Alberico - ora stiamo cercando di evitare che la seconda generazione, quella nata qui, subisca le mutilazioni".
Secondo l'indagine, in cui le donne sono state contattate tramite le associazioni di volontari e che ha mostrato un maggior rischio nella provincia di Pordenone, la spinta all'infibulazione viene dai paesi di origine: "La stragrande maggioranza delle donne che vive qui e' ormai occidentalizzata, e difende le bambine - spiega l'esperto - ma subisce pressioni dai parenti rimasti nel paese di origine, che chiedono 'ma quando fai fare l'infibulazione a tua figlia'. Non abbiamo mai avuto notizia di infibulazioni effettuate qui in regione, ma spesso le donne approfittano delle vacanze per farla praticare dalle 'mammane' nel proprio paese".


Le mutilazioni genitali femminili sono pratiche tradizionali (la piú conosciuta è l'infibulazione) eseguite principalmente in una trentina di Paesi dell'Africa sub-sahariana con propaggini verso il medio oriente, per scopi non terapeutici. Si tratta di interventi che consistono nell'asportazione parziale o totale di alcune parti dell'organo genitale femminile. Le mutilazioni ledono la salute e la vita sessuale delle donne e altissimo è il rischio di emorragie, infezioni, Hiv, aborti, tumori. L'Oms stima che siano già state sottoposte alla pratica 130 milioni di persone nel mondo, e che 3 milioni siano a rischio ogni anno.


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