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mercoledì 14 settembre 2011

Crimini di guerra non solo dei gheddafiani. I rivoluzionari presi di mira nel rapporto dell'organizzazione

Tra le denunce: torture e arresti arbitrari, soprattutto nei confronti di neri presunti mercenari
 Le milizie degli insorti in Libia hanno commesso «serie violazioni dei diritti umani» e «probabilmente anche crimini di guerra», ma il Consiglio nazionale transitorio (Cnt) «ha mostrato riluttanza a ritenerle responsabili». È la pesante denuncia che l'organizzazione per la difesa dei diritti umani Amnesty International fa nel suo rapporto sulla situazione in Libia, nel quale chiede al governo provvisorio dei ribelli libici di intraprendere azioni affinché venga messa fine all'abuso dei diritti umani contro gli uomini dell'ex leader Muammar Gheddafi.

Nel suo ultimo rapporto, Amnesty sottolinea come la maggior parte degli abusi durante il conflitto sia stata compiuta dalle forze lealiste, ma anche come le milizie ribelli siano coinvolte nel commettere torture e omicidi. Se i combattenti di Gheddafi sono accusati di «attacchi indiscriminati, uccisioni di massa di prigionieri, torture, sparizioni forzate e arresti arbitrari», i miliziani dell'opposizione e i loro sostenitori dal canto loro «hanno rapito, arrestato in modo arbitrario e ucciso ex membri delle forze di sicurezza (di Gheddafi, ndr), sospetti lealisti di Gheddafi, catturato soldati e cittadini stranieri erroneamente sospettati di essere mercenari che combattevano al soldo delle forze di Gheddafi». Tutto questo si legge nel rapporto intitolato «La battaglia per la Libia - Uccisioni, sparizioni e torture».

Nel documento di cento pagine - frutto di una ricerca sul campo compiuta nelle ultime settimane - si fa riferimento al linciaggio di africani sospettati di essere mercenari che combattevano dalla parte di Gheddafi, così come agli omicidi per vendetta e alle torture compiute nei confronti di alcuni soldati di Tripoli catturati. Un quadro completo della situazione deve ancora emergere, precisa Amnesty, che però ha chiesto alla leadership dell'opposizione di indagare sugli abusi commessi, combattere la xenofobia e il razzismo. «Il Cnt sta affrontando un difficile compito nel dominare i combattenti dell'opposizione e dei gruppi di vigilantes responsabili di seri abusi dei diritti umani, compresi possibili crimini di guerra, ma ha mostrato riluttanza nel ritenerli responsabili», prosegue il documento.

Il Cnt sta avendo una certa difficoltà nel gestire la transizione e il difficile compito di controllare Tripoli - città piena di combattenti armati. L'altroieri sera c'è stato il primo comizio pubblico del presidente (provvisorio) del Consiglio nazionale transitorio, Mustafa Abdel Jalil. Parlando nella Piazza dei Martiri, Adbul Jalil ha chiesto di non cercare vendetta nei confronti degli ex ufficiali del regime di Muammar Gheddafi. Le famiglie degli ex funzionari di governo, ha proseguito, «non sono responsabili dei crimini» commessi dai loro parenti. «Siamo per uno stato di diritto, uno stato di prosperità», ha detto, invitando a non cercare «di farsi giustizia da soli e di non opprimere». Soffermandosi sul futuro, il leader del Cnt ha detto che il governo provvisorio governerà senza una «ideologia estremista». «Siamo musulmani che vogliamo un Islam moderato e resteremo su questa strada», ha detto l'ex ministro della giustizia di Gheddafi diventato capo dei ribelli dalla ex Piazza verde diventata Piazza dei martiri.

Le sue parole, trasmesse in diretta in televisione, sono state accolte da applausi fragorosi da parte delle circa 10mila persone che erano in piazza e il suo intervento si è poi concluso con fuochi d'artficio che hanno illuminato tutto il lungomare di fronte alla Piazza dei martiri.

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