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venerdì 23 settembre 2011

L'oncologo Umberto Veronesi, incaricato dal governo italiano di presiedere l'Agenzia per il Nucleare, ha rassegnato le proprie, irrevocabili dimissioni. «Un organismo nato asfittico che non ha mai preso forma», ha scritto l'oncologo in una stringata lettera inviata all'esecutivo Berlusconi, sostenendo: «Avevo accettato solo perché confidavo in un progetto italiano di grande respiro. Così non me la sento. Non voglio certo occuparmi, nella migliore delle ipotesi, solo di scorie». Infine si è augurato che «il Paese possa rimanere almeno nei programmi di partecipazione alla sicurezza
nucleare».
IL MANCATO RITORNO ALL'ATOMO. Veronesi era stato chiamato in prima battuta per gestire il ritorno italiano all'atomo e poi, dopo la svolta antinucleare sancita con il referendum di giugno, gli è stato riconfermato l'incarico per svolgere missioni parallele non meno importanti e impegnative: accellerare la dismissione delle nostre vecchie centrali, realizzare un deposito nazionale italiano delle scorie e soprattutto promuovere e coordinare la ricerca italiana verso il nucleare del futuro. Ma Veronesi ha detto no. Per un motivo che, dopo mesi di attesa, da formale è diventato sostanziale: a quasi un anno dalla sua nomina, il governo non ha ancora formalizzato il decreto di nomina, né ha trovato una sede.


La notizia delle dimissioni di Veronesi è arrivata insieme a un altro siluro per il futuro del nucleare: secondo una norma inserita nella manovra, l'Agenzia per il Nucleare è previsto che venga accorpata all'Authority. Una vera e propria campana a morto per l'Ente, che doveva aiutare gli italiani a riacquistare fiducia nei confronti dell'atomo.
GREENPEACE: «RIMANE LA QUESTIONE DELLE SCORIE». «Finalmente si risolve un imbarazzante equivoco: quello di aver nominato una persona non competente in materia di sicurezza nucleare» ha afermato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. «Chiusa la partita del nucleare con il referendum rimane quella della gestione delle scorie che Veronesi, a riprova della sua assoluta incompetenza, riteneva talmente sicure da tenerle nella sua camera da letto». «Attendiamo di sapere» ha concluso «quali competenze verranno attivate per garantire ai cittadini un controllo serio ed efficace su questo delicato tema».





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