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venerdì 15 aprile 2011

Intervista esclusiva al Prof. Lucio Piccirillo, direttore del Jodrell Bank Observatory (UK), uno degli osservatori astronomici più rinomati al mondo. Ci parla della sua carriera universitaria, del Virtual Italian Academy (V.I.A), ma anche del Sardinia Radio Telescope e di un’ equazione per calcolare il numero di civilta’ extra-terrestri (UFO) potenzialmente in grado di entrare in contatto con noi nella nostra galassia.



Professor Piccirillo, com’è riuscito a diventare professore ordinario di fisica e astronomia in una università importante e rinomata a livello mondiale come la Manchester University?
Ho lasciato l’Italia nel 1989 per una posizione temporanea presso la European Space Agency in Olanda. Nel 1991 andai negli Stati Uniti e nel 2000 a Cardiff (UK) e quindi nel 2006 a Manchester sempre in UK. L’Universita’ di Manchester stava cercando un professore ordinario in grado di rivitalizzare il programma di sviluppo tecnologico nell’Osservatorio di Jodrell Bank. Alcuni miei colleghi ad Oxford segnalarono il mio nome a Manchester e la posizione mi fu offerta.
Si sente un cervello in fuga? Lei è anche vice presidente di un’associazione di italiani all’estero denominata V.I.A, potrebbe spiegarci il significato dell’acronimo e la vostra attività?
Non mi piace la denominazione di “cervello in fuga” perche’ in qualche modo sembra implicare che coloro i quali rimangono in Italia sono meno “cervelli”. Io faccio parte di quella classe di ricercatori italiani che hanno fatto la scelta di emigrare. Nel mio caso specifico, mi risulto’ chiaro quasi subito dopo la laurea che avrei avuto problemi ad inserirmi nel mondo della ricerca senza fare la classica trafila di precario a completa disposizione del barone di turno. Erano gli anni ’80.
Per quanto riguarda la VIA Academy (http://www.via-academy.org/), a Manchester, insieme ad un paio di colleghi molto piu’ attivi di me, abbiamo fondato la Virtual Italian Academy. In poche parole, stiamo cercando di portare la nostra testimonianza di ricercatori europei in Italia. L’idea e’ di aiutare, per quanto e’ possibile, il nostro paese di origine. Siamo consci del fatto che l’Italia ci ha formato culturalmente e scientificamente a spese del contribuente italiano. Personalmente sento il dovere verso la mia patria di origine di cercare di portare la mia esperienza in Italia a beneficio di coloro i quali non hanno voluto/potuto emigrare.
Lei pensa che in Italia avrebbe fatto la stessa carriera oppure il nostro sistema universitario non premiai capaci e i meritevoli, ma solo i raccomandati dei baroni universitari?
E’ impossibile rispondere a questa domanda senza essere indovini. Negli anni ’80, quando lasciai l’Universita’ italiana i cosiddetti baroni erano molto influenti nel determinare la carriera dei ricercatori. Posso pertanto estrapolare che difficilmente avrei fatto una carriera simile in Italia. In Italia essere bravi e’ condizione necessaria ma non sufficiente per fare carriera.
Qual’è la differenza fondamentale tra il sistema di carriera universitaria italiana e quello anglosassone?
In UK essere bravi e’ condizione necessaria e sufficiente per fare carriera.
I suoi studi di fisica teorica e pratica hanno portato a svariate importanti invenzioni, tali da rivoluzionare il nostro modo di vivere di tutti i giorni, potrebbe citarmi le più importanti?
I miei studi non rivoluzionano affatto il nostro modo di vivere di tutti i giorni. Io penso che la ricerca di base porti benefici tangibili soprattutto alle generazioni future. Mi piace pensare che il mio lavoro di oggi migliorera’ la vita dei miei pronipoti.
Queste invenzioni arricchiscono l’Italia o il Regno Unito?
Quando un ricercatore in UK firma un contratto con una universita’, cede a questa il suo “Intellectual Property”. Cio’ significa che l’Universita’ possiede i diritti di tutte le invenzioni create dal suo staff. In questo senso, il mio lavoro arricchisce senz’altro il Regno Unito: dopotutto vivo e lavoro nel Regno Unito.
Come vive questa “strana” doppia nazionalità?
Sono italiano e amo il mio paese. Lo amo cosi’ tanto che provo una pena enorme nel vedere lo scempio descritto dai nostri giornali. La nostra reputazione internazionale e’ ben misera per cui vivo la mia italianita’ con orgoglio ma con qualche imbarazzo.
In questi mesi Lei è diventato direttore del Jodrell Bank Observatory, il quale è stato uno dei due radio telescopi che ha captato nel 1969 il primo segnale dalla luna. Secondo alcuni scettici lo sbarco dell’uomo sulla luna non sarebbe mai avvenuto e si tratterebbe solo di un filmato girato dal grande regista Stanley Kubrik! Mi spiega scientificamente perchè Lei è certo che l’annulaggio non sia stato un bluff della NASA?
E’ molto semplice: i segnali captati dal radio telescopio a Jodrell Bank erano compatibili solo con una sorgente posizionata in prossimita’ della Luna. Qualcuno percio’ era sulla Luna e trasmetteva verso la Terra. E’ pressoche’ impossibile simulare queste condizioni.
Il visitor centre del Jodrell Bank Observatory accoglie, ogni anno, quasi novantamila turisti, trainando in parte l’economia e l’occupazione della zona che ospita il radio telescopio.
Con delle strutture ricettive eco sostenibili e non impattanti, questo modello di sviluppo basato sul turismo scientifico può essere importato anche nel territorio che ospita il Sardinia Radio Telescope?
Penso di si’. Ovviamente la realta’ del Cheshire, dove e’ posizionato Jodrell Bank, e’ diversa da quella del territorio sardo dove l’SRT verra’ posizionato. E’ assolutamente necessario considerare molti fattori, incluso per esempio strade e trasporti da e per l’SRT, buoni ristoranti per tutte le tasche, attivita’ per grandi e piccini, accesso per portatori di handicap, e cosi’ via.
Il Sardinia Radio Telescope, definito il gioiello dell’astronomia italiana, sta per essere ultimato, nonostante vi siano numerose polemiche su presunti sprechi e i ritardi nei lavori di costruzione, pensa possa essere utile, oltre che per le scoperte scientifiche, anche come volano per l’economia del territorio?
Assolutamente si’. L’SRT sara’ sicuramente piu’ che importante per l’economia locale e non solo per il turismo, ma anche per tutti i servizi tecnici e di supporto logistico.
Se l’ INAF quando verrà ultimato il Sardinia Radio Telescope, vista la Sua esperienza al prestigioso Jodrell Bank Observatory, Le proponesse di dirigerlo, accetterebbe l’incarico? Sarebbe un modo che le permetterebbe di rientrare in Italia svolgendo lo stesso lavoro, arricchendo con la Sua esperienza il nostro Paese e non uno Stato straniero, pensa sia possibile o è più probabile che andrà a dirigerlo il solito “Barone universitario raccomandato”?
Questa domanda mi fa sorridere e mi intristisce allo stesso tempo. Sono sicuro che in Italia esistono scienziati/managers di elevatissimo livello in grado di svolgere egregiamente il ruolo di Direttore dell’SRT. Comunque, in via puramente ipotetica, supponendo che un’offerta del genere mi venga fatta la prenderei in seria considerazione. Piu’ in generale, e’ mia esperienza che la maggioranza degli italiani che incontro all’estero sarebbe interessata ad un eventuale rientro in Italia purche’ le condizioni siano accettabili. Dopo tutto siamo italiani e le nostre radici sono e rimarranno italiane anche dopo decenni di permanenza estera.
Facciamo finta che Lei sia il futuro direttore del SRT, quali sarebbero i punti nodali della Sua gestione?
Vedi la mia risposta precedente come premessa. In ogni caso, cercherei prima di tutto un motto che sia in grado di ispirare tutto il personale scientifico e non che lavora all’SRT. Qualcosa come “per aspera ad astra” significando, per me, che la qualita’ e’ sempre associata all’entusiasmo e al duro lavoro.
La gestione di un osservatorio non e’ facile: si tratta di coordinare il lavoro di molte persone di talento facendo in modo che il tutto sia maggiore della somma delle parti. Comunque ecco un elenco sparso di pochi punti fermi:
- Infrastrutture competitive. Non solo il telescopio, ma i laboratori di supporto ed il personale devono sempre essere di livello mondiale;
- Coinvolgimento industriale. Molte delle tecnologie usate in radio-astronomia hanno applicazioni civili.
- Realta’ locale e territorio. Visitor centre deve essere di primissima qualita’ cosi’ da attirare l’attenzione di un grande pubblico. Deve ispirare i giovani ed i meni giovani. L’osservatorio deve essere l’orgoglio della Sardegna e dell’Italia intera.
- Contatti con le scuole locali e non. Esperimenti scientifici ed osservazioni dedicate agli alunni insieme agli insegnanti. Premi agli studenti piu’ ingegnosi e meritevoli. L’obiettivo di diventare astronomo deve scaturire naturalmente nei giovani e deve essere considerato un traguardo di qualita’.
- Contatti stretti con gli amministratori locali mostrando come il supporto di un centro di ricerca di eccellenza mondiale come il SRT sia una grandissima opportunita’ per la Sardegna e per l’Italia.
Ho molti altri suggerimenti ma mi fermerei qui.
Pensa sia utile un coinvolgimento più attivo della popolazione locale oppure è meglio che rimanga una cattedrale nel deserto, a solo uso e consumo degli scienziati, così da isolarlo ed evitare disturbi elettromagnetici nell’area?
Per il coinvolgimento della popolazione locale vedi sopra. I disturbi elettromagnetici sono un problema molto grande per un radiotelescopio. Il problema deve essere studiato in grande dettaglio prima dell’inizio delle operazioni – direi in fase di progetto. Normalmente si effettua una survey elettromagnetica dei vari siti proposti per un osservatorio e percio’ assumo che il sito dell’SRT sia stato studiato. Esistono tecnologie per limitare i disturbi causati da fonti irrinunciabili come i telefoni cellulari. Se i problemi di interferenza sono affrontati e risolti parlerei di un’oasi di bellezza e tecnologia piu’ che di una cattedrale nel deserto. Io trovo il connubio di tecnologia e rispetto per la natura molto elegante e probabilmente la sola via per la salvezza del nostro pianeta: e’ un equilibrio molto delicato e, come tutte le cose delicate, intrinsecamente bello.
Perchè a Manchester è stato possibile questo connubbio tra scienza ed economia del territorio, mentre in Italia pare sia um modello impossibile da seguire? Di chi è la colpa?
A Manchester siamo riusciti ad interessare la realta’ locale e nazionale tramite un coinvolgimento diretto della politica. I politici locali difendono il territorio e se non fanno un buon lavoro non vengono rieletti. I politici nel governo sono molto sensibili alle realta’ locali e Jodrell Bank e’ un’icona locale e nazionale fonte di orgoglio e percio’ supporto. In tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo ora, le risorse sono limitate e bisogna combattere: qui si combatte ad armi pari.
Cosa pensa dell’ idea dell’astrofisica Margherita Hack e del Comitato pro SRT di realizzare un Campus turistico per sopperire alla poca lungimiranza dei politici locali, utile sia ad ospitare i ricercatori che ci lavoreranno, ma anche a contenere e coordinare il flusso dei turisti attratti dal SRT?
Penso sia un’idea eccellente. Direi che e’ pressoche’ fondamentale prevedere ed incoraggiare i flussi turistici: non dimentichiamoci che generano ricchezza materiale e culturale non solo a livello locale. Io proporrei di prevedere l’installazione di un planetario dove i ricercatori dell’SRT possono interagire direttamente con il pubblico.
L’ astronauta Umberto Guidoni e l’astrofisica Margherita Hack sono concordi nel ritenere fondate le aspettative riposte dai cittadini e dai comitati per il rilancio occupazionale del territorio, grazie in particolare all’indotto turistico scientifico che si verrà a creare grazie al SRT . Pensa sia possibile la creazione di una facilities di enti pubblici e privati, sul modello del Jodrell Bank Observatory?
Difficile rispondere a questa domanda non conoscendo i fatti specifici. Posso dire che in linea di principio e’ senz’altro possibile generare una massa critica di persone ed enti che prendano a cuore l’Osservatorio. C’e’ bisogno di un management dinamico e creativo capace di percepire in profondita’ le realta’ locali e agire di conseguenza.
Un’ultima domanda. E’ possibile che esistano delle civiltà extraterrestri?
Non lo so. Frank Drake, professore di astrofisica a Santa Cruz in California, ha proposto un’equazione per calcolare il numero di civilta’ extra-terrestri potenzialmente in grado di entrare in contatto con noi nella nostra galassia. La stima e’ molto difficile e molti parametri di questa equazione sono piu’ o meno arbitrari. Se le interessa, il risultato calcolato da Drake e’ di 10, ovvero ci sono potenzialmente 10 civilta’ da qualche parte nella nostra galassia da cui oggi potremmo captare i segnali intelligenti. Una tale scoperta sarebbe la piu’ grande scoperta di tutti i tempi ma richiede molto tempo e molto denaro per poter avere qualche chance di successo. I fondi dedicati a questo tipo di ricerca sono molto scarsi. Ovviamente e’ altrettanto possibile che non ci sia nessuno la’ fuori.


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