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venerdì 15 aprile 2011
Sarà il Presidente della Repubblica ad avere l'ultima parola, o meglio l'ultima firma, in merito al ddl sul processo breve. Silvio Berlusconi non sembra troppo preoccupato, tanto che starebbe già pensando e ritirando fuori dal cassetto il ddl sulle intercettazioni.
Sarà il Presidente della Repubblica ad avere l'ultima parola, o meglio l'ultima firma, in merito al ddl sul processo breve. E da Praga Giorgio Napolitano precisa che valuterà "i termini di questa questione quando saremo vicini al momento dell'approvazione definitiva in Parlamento". Una frase che, seppur con le dovute precisazioni arrivate poi dal Colle, che sottolinea che con tale affermazione si è inteso dire che "il Capo dello Stato comincerà a esaminare il testo alla vigilia della decisione che gli toccherà prendere a proposito della promulgazione", ha fatto ben sperare alcuni e preoccupare altri. Pare che il Guardasigilli Angelino Alfano sarà mandato al Quirinale per chiarire "le notizie false sugli effetti della prescrizione breve su alcune stragi, a cominciare da quella di Viareggio", come riporta l'Adnkronos, anche perché sembra che Silvio Berlusconi abbia spiegato ai vertici del Pdl che Napolitano "bisogna convincerlo".
E che sarà alla fine "convinto" perché il processo breve, in realtà non influenzerebbe minimamente i grandi processi. Anna Finocchiaro, comunque, precisa che le opposizioni faranno di tutto pur di "non calendarizzare" il processo breve in Senato, anche perché davanti vi sarebbero altri provvedimenti ben più importanti. Il Pdl sembra comunque tranquillo, anche grazie ai suoi numeri, tanto che Silvio Berlusconi starebbe già pensando ad una legge sulle intercettazioni. Secondo il Cavaliere intorno a questo nuovo provvedimento vi sarebbe un "grande consenso popolare" perché la gente sarebbe "stanca" e "non vuole sentirsi spiata al telefono". "Abbiamo la maggioranza, usiamola" avrebbe anche aggiunto durante un vertice a Palazzo Grazioli, stando a quanto riporta l'Ansa.






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