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sabato 16 aprile 2011

Pedo-pornografia on line: un fenomeno in crescita



Sono 18.185 dall’inizio dell’anno i nuovi siti pedofili (oltre il 15% rispetto all’anno precedente) e più di 12.000 al mese i consumatori di pedopornografia: la quasi totalità della pedofilia on line si concentra in Europa (51%) e Nord America (47%), con un coinvolgimento sempre maggiore dei paesi di origine anglosassone (USA, Canada; Cipro, Regno Unito) e, parlando dell’ Italia, dal nostro paese partirebbe una notevole percentuale delle richieste di materiale pedopornografico sul web. Nel primo trimestre dell’anno, infatti, corrisponde a circa il 6% il numero dei fruitori di nazionalità italiana, percentuale che colloca l’Italia al 4° posto della triste classifica.


È il risultato emerso dal report di Marzo pubblicato dall’Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno,un’Organizzazione indipendente impegnata dal 1996 nel contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei bambini. I numeri testimoniano una aumento del fenomeno pedofilia on line e, in riferimento all' Italia, parlano di dati ambivalenti che possono esser letti da varie prospettive; pur essendo il nostro un paese che non ospita molti siti pedofili (anzi si parla di quantità minime), tuttavia dall' Italia partirebbe una sostanziosa percentuale di richieste di materiale pedopornografico sul web.


In che ottica devono esser letti questi dati? Per orientarci meglio ci siamo rivolti direttamente all’ Organizzazione che li ha forniti, Telefono Arcobaleno: a rispondere alle nostre domande è la dott.ssa Marika La Rosa.
“In questo report abbiamo voluto mettere in evidenza anche la presenza dell’ Italia tra i paesi con il maggior numero di fruitori di pedopornografia, perché siamo abituati a pensare che si tratti di un problema che non ci riguarda completamente e questo non è del tutto vero. Questa falsa credenza nasce dal fatto che, se andiamo a guardare i siti che sono ospitati da server italiani, effettivamente non ne troviamo moltissimi; tuttavia nella realtà ci sono molti italiani che vanno in rete a cercare queste tipologie di siti.”


Come fate a risalire alla nazionalità dei fruitori di questi siti?
“Noi facciamo attività quotidiana che contrasta la pedofilia, attività di monitoraggio attraverso un sistema particolare di regole e protocolli operativi; per cui siamo in condizione di individuare la maggior parte dei nuovi siti che compaiono in rete. Attraverso una serie di altre operazioni che non possiamo dire per motivi di sicurezza, inoltre, siamo in grado di risalire alle nazionalità delle persone che contattano questi siti.”
Come devono esser letti i numeri che avete fornito in riferimento alla situazione italiana?
“Sicuramente rappresentano un dato inquietante; gli italiani sono al quarto posto in classifica per frequentazione di questi siti, il 6% del totale; prima di noi ci sono Usa, Germania e Russia. Il dato è assolutamente preoccupante rispetto anche alla dimensione del nostro paese.”


Perché non si riesce ad arginare il problema della pedo pornografia on line?
“Il contrasto di questo problema non è semplice; talvolta si cerca di bloccare la visibilità di questi siti da un determinato paese, ed è quello che avviene in Italia. I siti pedo pornografici che la polizia postale individua vanno a finire in una black list ed i provider italiani li oscurano in modo che non siano più raggiungibili dall’Italia. Ma in realtà è una falsa soluzione perché quei siti, nella pratica, sono ancora presenti in rete, ci sono ancora immagini di bambini reali che vengono abusati e ci sono gli utenti che poi, con opportune tecnologie, riescono ad accedere a questi siti per visualizzare il materiale” 


Come bisognerebbe agire per limitare il fenomeno?
“Bisognerebbe avviare interventi che presuppongano una coordinazione tra le varie agenzie investigative dei diversi paesi; il problema pedo pornografia, infatti, non è nazionale. Viaggiando sulla rete internet non ha confini e non si può di conseguenza contrastarlo ognuno per proprio conto; non è utile, quindi agire separatamente per tentare di contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono questo traffico. Perché, alla fine, di questo si tratta: non si parla di un singolo pedofilo che mette 4 o 5 foto on line sul proprio sito, ma parliamo di centinaia di foto che poi vengono rivendute, utilizzando anche i principali metodi di pagamento come carte di credito ecc… in sostanza vere e proprie organizzazioni criminali, che possono essere sgominate con azioni di polizia congiunte.”   






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