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venerdì 15 aprile 2011
“Sono rimasta molto sorpresa, oltre che addolorata che sia successa una cosa del genere per l’attività che lui faceva lì: Vittorio non si metteva mai in situazioni di pericolo”. Lo ha detto Egidia Beretta mamma di Vittorio Arrigoni, l’attivista rapito e ucciso a Gaza, e sindaco di Bulciago.
“Mi hanno telefonato dei suoi amici poco fa da Gaza – ha aggiunto – mi hanno detto che Vittorio è ora in un ospedale della zona e che anche molti cittadini di Gaza sono molto scossi per la morte di Vittorio”. Il corpo di Vittorio si trova all’ospedale Shifa, l’ospedale principale di Gaza City. “E’ l’ospedale – ha detto la madre – dove arrivava spesso Vittorio con le ambulanze ai tempi di Piombo Fuso”. “Ora sto aspettando che si faccia viva la Farnesina perché da Gaza un’amica di Vittorio mi ha detto che si possono chiedere alla Farnesina le modalità di rientro di mio figlio – ha aggiunto Egidia Beretta -, io adesso chiamo la Farnesina e dico che vorremmo che Vittorio tornasse attraverso il valico di Rafah, attraverso l’Egitto”.
La mamma di Vittorio ha poi confermato che il figlio sarebbe rientrato molto presto. “Mi aveva appena raccontato – ha spiegato – che era stato invitato in Sicilia per l’anniversario della morte di Peppino Impastato”. I familiari avevano sentito Vittorio per l’ultima volta all’inizio della settimana. “Ci sentivamo regolarmente la domenica – ha detto la madre -. Lui faceva uno squillo e noi lo richiamavamo, era sempre tranquillo”. La mamma di Vittorio ha accettato di uscire a parlare con i giornalisti che attendevano davanti alla villa. E’ stato il vicesindaco Luigi Ripamonti a fare da intermediario con la promessa da parte della stampa che poi sarebbe stato tolto l’assedio.


“Io e Vittorio eravamo molto uniti come idee, obiettivi e ideali, sono molto orgogliosa di lui, è sempre stato cosi”, ha affermato la signora Beretta con un triste sorriso. Alla domanda su che cosa si sentirebbe di dire a tutte le persone che come Vittorio dedicano la loro vita agli altri e alla pace, ha risposto: “Direi loro di non perdere mai il coraggio e di avere come obiettivo non la propria realizzazione personale ma lavorare per gli altri, soprattutto per i più sfortunati come faceva Vittorio”. “Lui non ha mai frequentato i potenti, i palazzi di Hamas – ha detto ancora la madre – ma viveva a contatto con la gente in un due localini di un condominio che guardava sul porto”.
“Ripeteva sempre: restiamo umani anche nei momenti più difficili – ha ricordato ancora Egidia Beretta – e io alle volte gli chiedevo: come si fa a restare umani in certi momenti? E lui rispondeva: “Perchè nonostante tutto l’umanità deve esserci sempre dentro di noi e dobbiamo portarla agli altri”. “E’ sempre stato così, da quando ha finito la maturità ha cominciato ad andare in paesi diversi – ha ricordato ancora la madre -. In Israele e Palestina è arrivato nel 2002 quasi casualmente, mi diceva: ‘Sono entrato dal Damasco Gate, sono arrivato a Gerusalemme Est e sono rimasto quasi folgorato”’. “In quel momento ha capito – ha concluso la madre – che il suo lavoro si sarebbe concentrato nella Palestina”.



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