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venerdì 18 marzo 2011
I costi del Progetto C.A.S.E. che ha prodotto le 19 new town a L’Aquila vengono spesso analizzati, ma raramente comparati e valutati. Per il fatto che l’onere sostenuto dalla Protezione civile è costantemente aumentato nel tempo, mentre sta regolarmente calando il numero di sfollati ivi ricoverati, in comodato d’uso. Tutte le case di questi C.A.S.E. furono fatte come provvisorie, ma durature, per dare un tetto a coloro che nel capoluogo ebbero (ed hanno tuttora) la casa inagibile o distrutta.
Tutte progettate dall’ing. Gian Michele Calviipotizzando un costo di 560milioni e tutte terminate a febbraio 2010. Indi, passarono in gestione alComune. Ciononostante, solo ora, il successore diBertolaso ha reso accessibile l’ultimo resoconto di spesa che, con una sorprendente maggiorazione del 45,7%, ora sfiora gli 816milioni d’Euro. Avvenuta assai prima dell’incremento dei costi delle escort e della benzina. In un periodo di grande preoccupazione per la “stagflation” (combinazione d’inflazione e recessione), - ma senza l’intervento dell’uomo ragno o della mafia -. Semplicemente, in corso d’opera superando il quinto d'obbligo della base d’asta dei contratti d’appalto già stipulati. Quindi, applicando una sostanziale revisione dei prezzi base per le nuove forniture e per le lavorazioni aggiunte, in variante del progetto iniziale. A tutto vantaggio delle ditte aggiudicatarie, direbbe chi volesse mettere il naso come San Tommaso o la lente come San Clemente su questo documento della Protezione Civile.
E scoprire che, per realizzare 150 edifici residenziali da appoggiare su 150 piastre antisismiche, fecero un appalto sia in modalità aperta (per gli edifici, gli ascensori, gli arredi ed il verde) sia a trattativa negoziata
 (per le piastre e le opere d’urbanizzazione). Poi, decisero d’incrementare l’entità del Piano C.A.S.E. con altri 14 edifici-piastre. Ed assegnarono i nuovi lavori, di quantità inferiore al quinto d’obbligo(150:5=30, e 14<30), alle stesse ditte esecutrici dei precedenti e senza alcuna revisione degli importi appaltati. D’altronde, come l’appetito vien mangiando, costruendo i 164 edifici-piastre già cantierizzati vollero fare altri 20 edifici–piastre. Con nuovi costi, per via del superamento del quinto d’obbligo (150+14+20=184–150=34>30), di sole 4 unità. Senza riserva alcuna da parte della Conferenza dei Servizi aquilana. Con il beneplacito del Tesoro. Con il silenzio della Corte dei Conti che non verificò questi conti della sovrana corte operante in deroga ed in stato di perenne emergenza. Solo quattro gatti (e neppure al bar, ma sui blog) valutarono tutte le carenze dei C.A.S.E. sollecitando la realizzazione alternativa di M.A.P., più adeguati ai bisogni degli sfollati, di minor impatto ambientale, con tempi di realizzazione inferiore e, soprattutto di minor costo. Così, la struttura diretta dall’ideatore delle c.a.s.e., nonché direttore dei lavori e gestore delle risorse disponibili, proseguì imperterrita nella realizzazione del più grande cantiere del mondo. Con ritmi di lavoro stratosferici, in tempi da record epocale, dato che ben 17mila sfollati (400 a settimana) dovevano lasciare le tende per occupare i 4.600 alloggi completamente arredati (con televisore al plasma) delle 184 case dei 19 C.A.S.E., immersi nel verde e costituenti lastrordinaria “new town”, mirabilmente diffusa in tutta la conca aquilana. 
Tuttavia, anche sotto l’occhio vigile del padrone, qualcosa non andò per il verso giusto se inaugurarono prima (ad Onna) le casette in legno fatte dalla Croce Rossa e dalla Provincia Autonoma di Trento e poi (a Bazzano ed a Cese di Preturo) la prima parte di c.a.s.e. della Protezione civile. Diedero la consolazione d’un C.A.S. e d’un affitto concordato. Imposero la permanenza forzata nelle caserme e nelle strutture ricettive abruzzesi. Poscia, ad emittenti unificate, diffusero la certezza della miracolosa ricostruzione aquilana. Perciò, ora appare assai arduo far capire alla casalinga di Voghera (e forse, anche a Floris ed a Santoro) che le case dei C.A.S.E., furono realizzate per 17mila sfollati ma, man mano che il tempo passa, vengono a costare sempre di più.
Oggi, costano 58.712 euro a persona. Giacché, ora, ci stanno solo 13.896 persone. Mentre i 1.273 M.A.P. di due piani, poi realizzati con 100milioni e adesso abitati da 2.881 sfollati, costano 34.710 euro/persona. Ed allora, conviene approfondire la questione della lievitazione dei costi delle c.a.s.e..
Magari con un esempio concreto: a chi stava facendo 25 edifici per 52.700.000 euro, ne fecero fare un altro per 2.067.800 euro e poi ancora altri due per 8.462.518 euro, anziché per 4.134.600. Sebbene, i 3 nuovi edifici non superassero il quinto d'obbligo dei 25 iniziali (25:5=5), gli ultimi due furono assegnati con la stipula d’un atto aggiuntivo di cui non si conosce il contenuto ma solo il nuovo importo incrementato rispetto a quello della gara d'appalto. Perciò, pur immaginando che in corso d'opera sia stato necessario realizzare delle opere di completamento, resta difficile credere che la seconda variante aggiuntiva fosse fatta solo per assegnare alla ditta già impegnata nei lavori almeno un quinto in più dell'importo a base d'asta, a compenso dello straordinario impegno lavorativo, dello spirito d’abnegazione e della fede incrollabile nel miracolo del sovrano. Dacché, 2.067.800+8.462.518=10.529.318 corrispondente a circa il quinto di 52.700.000 euro.
In altri casi esaminati, invece, gli aumenti di costo risultano assai difficilmente comprensibili. Cosicché, la “regola” del quinto d’obbligo potrebbe configurarsi come un rapporto aureo, in senso valutario, non certo estetico. Come, forse, nel caso della fornitura del calcestruzzo beton da gettare colare nei doppi solettoni delle piastre antisismiche delle c.a.s.e., al costo di 90 euro a metro cubo. Siccome, per fare 150 piastre abbisognavano 200mila metri cubi, suddivisero l’appalto in tre lotti: uno da 9milioni e due da 4.500.000 euro. Al 29 maggio 2009, Colabeton spa s’aggiudicò la facoltà di colare tutto il betonoccorrente, praticando ribassi d’asta variabili, dall’8% nel 1°, all’8,3% nel 2° ed all’8,8% nel 3° lotto. Così, con economie conseguenti totali pari a 1.489.500 euro, l’importo contrattuale (con gli oneri di sicurezza inclusi) risultò pari a 17.140.339 euro. Tanto, ma appena 1.000 euro per ogni abitante insediabile. Poi, anche in questo caso, si utilizzò un atto aggiuntivo di 7milioni d’euro assegnando a Colabeton spa la facoltà di colare altri 80mila metri cubi di beton, ma per soli 87,5 euro al metro cubo. Bene, quantunque, qualcosa non quadri. Anzi, proprio non cubi. Poiché, in proporzione 33:150=X:200.000, nelle 33 nuove piastre, del tutto simili alle 150 precedenti, potevano colare al massimo 44mila metri cubi, giammai 80mila. E allora? Dove sono finiti questi benedetti 36mila metri cubi di calcestruzzo autocompattante che certamente non aveva la possibilità di lievitare né di prezzo né di quantità a seconda delle ore o delle stagioni in cui veniva gettato? Probabilmente in altre opere diverse da quelle appaltate. Senza bandire una nuova gara d’appalto? Anche, permettendo a Colabeton spa di dare in subappalto ad una ditta in odor di mafia, fino al 50% della fornitura di questa dose di calcestruzzo (pari a cinquemila metri cubi al giorno): un po’ straordinaria per un solo utilizzatore finale. 
Finché non avremo risposte convincenti, continueremo a fare altre domande. Sperando, come altri, almeno in una replica. Auspicando di non incappare nella medesima reazione dell’ing. Calvi verso chi, forse in modo più autorevole, ha posto semplici osservazioni di costo reale delle c.a.s.e.. Confidando nella speranza di non dover, alla fine, sottoscrivere tutte le interessanti valutazioni qui fatte sul Progetto C.A.S.E del direttore di Eucentre. In verità, non intendiamo confutare alcuna irregolarità e neppure rinviare a giudizio immediato chicchessia. Quindi, solo per non dubitare minimamente sulla portata dell’ennesimo miracolofatto dal g.c.c.f., gradiremmo sapere come sia stato possibile incrementare i costi iniziali di queste c.a.s.e. del ragguardevole – ripetiamo - quarantacinque,sette per cento senza gravare sulle spalle dei senzatetto aquilani e senza mettere le mani nelle tasche di tutti i contribuenti (padani compresi).
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