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sabato 19 marzo 2011

Prima "cascasse il mondo ma le centrali nucleari le facciamo a tutti i costi". Poi il mondo è cascato e i sondaggi sono diventati preoccupanti. Decisa l'amara "ritirata strategica" del governo nuclearista. Ma sarà solo il tentativo di calmare la acque per poi tornare alla carica?

Il governo, anche dopo le esplosioni di Fukushima, continuava fino alla mattina del 17 marzo nella sua lunga marcia atomica, e tutti gli "esperti nucleari" chiamati in televisione si prodigavano per spiegare al pubblico che tutto in Giappone era sotto controllo. Dal Forum Nucleare di Chicco Testa alcuni post erano talmente "asincroni" con la realtà percepita da risultare imbarazzanti soprattutto per chi vedeva in diretta i telegiornali "all news". La strategia del governo incominciava ad apparire sempre più "dissociata" dalle fusioni giapponesi. Ma ecco che da un momento all'altro, dopo aver chiamato "sciacalli" e "macabri" ecologisti e cittadini informati e aver bollato l'opposizione al nucleare come una mera "scelta emozionale" e una "scelta di pancia" (come se la razionalità e la ragione appartenesse esclusivamente ai "nuclearisti") ecco venire il dietro front. Complici i sondaggi che davano al 70% gli italiani contro le centrali nucleari tricolori, mortali sottoprodotti militari del Progetto Manhattan che portò alle bombe di Hiroshima e Nagasaki. E così nell'aula di Montecitorio, alla fine della celebrazione del 150esimo dell'Unità d'Italia, ecco che, come riportano i quotidiani (noi ci riferiamo ad una breve del Corriere della Sera ) una "Stefania Prestigiacomo, si sfoga, lontana da occhi indiscreti, con Paolo Bonaiuti e Giulio Tremonti" a cui poi si aggiunge "anche il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani". La Prestigiacomo, la "Ministra del Disastro Ambientale" come la chiama Greenpeace, avrebbe detto: "E' finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate. Bisogna uscirne - dice rivolta a Bonaiuti e soprattutto a Tremonti - ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare nulla, si decide tra un mese". Ed ecco le dichiarazioni poi di Romani che di fatto fermano la locomotiva nucleare italiana: "Mi auguro per tutti che i giapponesi con l'aiuto degli altri Stati sappiano risolvere il problema però devo dire che anche per quello che viene detto in Europa il problema sembra essere di non facile soluzione. Tutti devono fermarsi un attimo, capire quello che sta accadendo e cosa è meglio fare" e ancora di Umberto Veronesi: "Quanto accaduto impone inevitabilmente a chi, come me, ha deciso di occuparsi di sicurezza degli impianti nucleari e di salvaguardia della popolazione, di mettere da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda". Dichiarazioni inimmaginabili sino a poche ore fa.
Certo nessuna scusa pubblica, e nessun "sincero pentimento". Molti pensano già che i "nuclearisti" faranno la "pausa di riflessione" per poi continuare a battere l'"uranio finché è caldo" quando la acque giapponesi si saranno calmate. Chicco Testa, presidente del Forum Nucleare Italiano, uno dei più "aggressivi" sostenitori del nucleare in Italia docet. In un intervento sul Corriere della Sera anche lui scrive: "Penso che anche il governo italiano debba porsi l'obiettivo di una seria riflessione. Insistere nel dire che nulla cambia nei programmi decisi è un errore, che non si colloca all'altezza delle richieste che oggi, giustamente, vengono dall'opinione pubblica". Ma come alla fine dei film che prevedono un sequel (per esempio quelli dell'orrore) Chicco Testa dice: "Ma per ridisegnare la nostra politica energetica, stretta fra colonne d'Ercole che sembrano insuperabili, c'è bisogno di un largo consenso e di lasciarci aperta, con senso di responsabilità, ogni strada per il futuro". Come dire, a volte ritornano.

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