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giovedì 5 maggio 2011

Meno requisizioni di terreni e demolizioni di case, più tasse ai ricchi e meno ai poveri,salari medi più alti. In Cina, nuove norme rivelano il tentativo delle autorità di incamminarsi sulla via dell'eguaglianza o, per meglio dire, della "società armoniosa".
Il primo disegno di legge è alla quarta revisione negli ultimi sei anni, segno che il tema è scottante e controverso. Si tratta di rendere meno arbitrarie le requisizioni di case e terreni, un problema annoso che provoca disordini e tensioni sociali.
Nel 2004, un emendamento alla costituzione della Repubblica Popolare introdusse laproprietà privata in Cina. Una legge del 2007 diede concretezza al principio costituzionale.
In teoria, i contadini avrebbero potuto beneficiare della nuova norma diventando proprietari delle proprie terre. Era infatti il principio di proprietà statale del suolo a permettere ai funzionari locali di espropriare la popolazione rurale con la giustificazione dell'interesse superiore dello Stato.
Ma per non rallentare lo "sviluppo" sancendo l'intangibilità dei terreni posseduti dai contadini, si escogitò una scappatoia: lo Stato fu considerato un soggetto privato a tutti gli effetti, con il pieno diritto di possedere dei beni. La legge del 2007 parlava di "uguale protezione della proprietà statale, collettiva e individuale". Ma riaffermava al contempo il supremo interesse dello Stato rispetto a quelli degli altri attori sociali.


La proprietà statale includeva "le risorse naturali e le infrastrutture appartenenti allo Stato, le proprietà dei dipartimenti governativi e delle istituzioni promosse dallo Stato". Inoltre si stabiliva che "il Consiglio di Stato o i governi locali debbano, in accordo con le leggi e in rappresentanza dello Stato, promuovere i diritti e tutelare gli interessi degli imprenditori".
In pratica, lo Stato e i suoi rappresentanti locali continuano a disporre delle terre. Dato che, soprattutto a livello provnciale e cittadino, gli interessi delle amministrazioni e dei palazzinari spesso coincidono, il potere dei funzionari si traduce spesso in arbitrio.
Il nuovo disegno di legge, di cui non sono ancora chiarissimi i contorni, dovrebbe limitare la possibilità da parte delle autorità locali di compiere requisizioni. Dovrebbe anche renderepiù giusti i rimborsi. Giunge quanto mai opportuno, dato che secondo un rapporto del China Construction Management and Property Law Research Centre, il 2010 è stato un anno record per le demolizioni forzose.
Rivela anche un tentativo da parte di Pechino di ricentralizzare gradualmente le leve dello sviluppo economico. La posta in gioco - la pace sociale - è troppo alta per essere lasciata alla mercé degli interessi locali.
Nella stessa direzione sembra andare l'altro disegno di legge in esame. È allo studio unaestesa riforma del sistema fiscale che prevede l'innalzamento del livello minimo di reddito tassabile da 2.000 a 3.000 yuan (da 211 a 317 euro).
Le fasce di reddito dei contribuenti saranno inoltre ridotte da nove a sette, permettendo così di inserire più cinesi nella fascia più bassa - tassata solo al 10 per cento - e di ampliare anche la fascia più alta, quella dei "nuovi ricchi" che saranno tassati al 45 per cento.
Si riconosce quindi la polarizzazione della società in ricchi e poveri, decidendo di conseguenza di aumentare il carico fiscale sui primi.
È una norma di per sé giusta, ma non si sa ancora quanto potrà essere effettiva. Nel 2010, la tassa sul reddito ha contribuito solo per il 6,8 per cento alle entrate del governo centrale e l'evasione fiscale è assai diffusa.
La terza norma, o per meglio dire una buona intenzione, sta nelle promesse fatte qualche giorno fa da Yang Zhiming, viceministro delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale. Yang ha affermato che è intenzione del governo aumentare almeno del 15 per cento annuo nel prossimo lustro i salari dei lavoratori dipendenti di fascia bassa, facendoli quasi raddoppiare entro il 2015.
La leva dovrebbe essere la legge sul contratto di lavoro - in vigore dal 1 gennaio 2008 - all'interno della quale sarà inserito un meccanismo di contrattazione collettiva dei salari che terrà conto della performance delle aziende e della loro crescita. Le retribuzioni dei manager e dei lavoratori "ad alto reddito" resteranno invece legate a meccanismi di mercato.
Il fine dichiarato è quello di mettere i lavoratori al riparo dall'inflazione, soprattutto alimentare, che ha colpito duro in Cina come in tutto il mondo.
L'intenzione c'è e si vede. Rimane aperta la questione se tre norme possano davvero contribuire a una virata in senso egualitario del Dragone turbocapitalista.
In Cina esistono tantissime leggi. Il punto è che nella loro stessa formulazione, di solito, lasciano ampio margine alla discrezionalità di chi le amministra.
Valga l'esempio della legge sulla proprietà privata del 2007: l'interesse collettivo - interpretato dal Partito - e la ragion di Stato, sono più importanti del diritto individuale. E si inserisce nel codice quel tanto di indeterminatezza che permette poi di applicare o disapplicare una norma a seconda delle esigenze politiche. Ma nella Cina degli ultimi anni, dove gli interessi di funzionari locali e imprenditori spesso combaciano (quando non sono addirittura le due figure a coincidere nella stessa persona) è spesso il tornaconto privato a prendere il posto di quello collettivo.

da: Peacereporter





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