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venerdì 6 maggio 2011
Dopo mesi di annunci il “rimpastino”, come lo ha definito Silvio Berlusconi, è arrivato con nove nuovi sottosegretari per rinsaldare la maggioranza e “premiare” quanti si sono spesi il 14 dicembre per sostenere l’esecutivo in occasione del voto di sfiducia alla Camera. Sono stati nominati sottosegretari gli ex finiani Catia Polidori, Roberto Rosso e Giampiero Catone, i Responsabili Bruno Cesario e Riccardo Villari. Alla tranche di nomine di aggiunge quella di Massimo Calearo, nominato consigliere personale del Presidente del Consiglio. Dall’infornata governativa sono rimasti fuori molti che attendevano invece di poter essere inseriti nell’esecutivo. E i malumori non sono tardati a farsi sentire. Mario Baccini e Giuseppe Galati dei Cristiano popolari, che avevano sostenuto il premier e a cui erano stati promessi degli incarichi, si sono fatti sentire: “Prendiamo atto che gli impegni assunti dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non sono stati mantenuti”. Ma certo i posti erano quelli, i pretendenti tanti. Ecco chi sono i nove che hanno conquistato la poltrona.

Roberto Rosso, sottosegretario all’agricoltura. Entra in politica giovanissimo, ad appena 19 anni si iscrive alla Democrazia Cristiana. Nel 1994 aderisce a Forza Italia e viene eletto alla Camera per la prima volta, poi confermato fino a oggi. E’ stato anche coordinatore regionale di Forza Italia in piemonte e nel 2001 si candida sindaco di Torino contro Sergio Chiamparino, perdendo al ballottaggio. Poi entra nel Pdl, nel 2008. Ma quando Fini decide di uscire dalla maggioranza, Roberto Rosso lo segue iscrivendosi al gruppo di Futuro e Libertà. Votando anche la mozione di sfiducia al governo del 14 dicembre scorso. Poi, il 17 febbraio 2011, lascia Fli e torna nel Pdl, dopo aver incontrato Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli.



Luca Bellotti, sottosegretario al welfare. Imprenditore prestato alla politica, viene eletto con Alleanza Nazionale poi con il Pdl alla Camera nel 2008. Nel luglio 2010 esce dal partito di Berlusconi e si iscrive a Futuro e Libertà. Ma torna nel Pdl a metà febbraio.


Daniela Melchiorre, sottosegretario allo sviluppo economico. Nata nella Margherita, poi passata nei Liberal Democratici con Lamberto Dini, si allea con il Pdl, poi si iscrive al gruppo misto, trasloca nel Terzo Polo e, infine, ritorna nel Pdl. Giravolta dopo giravolta arriva finalmente a un posto di sottosegretario. Già nel 2006 con il governo Prodi era stata nominata tecnico sottosegretario alla giustizia, ma l’esecutivo durò poco. Così la poltrona. La 40enne magistrato militare, a Verona poi a Torino, nonché eletta “parlamentare più sexy” dai camionisti italiani, non si è mai preoccupata molto delle critiche ricevute dai colleghi a Montecitorio che la vedono traslocare da una parte all’altra dell’emiciclo. Il ritorno nelle braccia di Berlusconi è avvenuto ad aprile, con il voto in aula a favore del conflitto di attribuzione nel caso Ruby.


Catia Polidori, sottosegretario all’economia. “Non tornerò mai nel Pdl”. Non ha fatto neanche in tempo a dirlo, il dieci dicembre al termine di una cena con Gianfranco Fini, che Catia Polidori aveva già salutato Futuro e Libertà per votare insieme alla maggioranza il 14 dicembre la fiducia al governo. Polidori, uscita poi rientrata nel Pdl, da mesi aspettava una nomina. Che ora è arrivata. Anche a risarcimento degli “attacchi” subito dalla stampa quando i giornali hanno scoperto il suo legame con il fondatore e padrone del Cepu, Polidori, fino a immaginare una parentela fra i due. L’onorevole Angela Napoli denunciò: “Catia Polidori ha votato con il governo la riforma universitaria che parifica le università private alle statali solo per aiutare il suo parente proprietario del Cepu”. Lo stesso premier, del resto, il 19 luglio, parteciò a Novedrate a un’iniziativa all’Ecampus, l’ateneo del Cepu, pochi giorni dopo la riforma voluta dalla Gelmini.


Bruno Cesario, sottosegretario all’economia. Nato politicamente nella Democrazia Cristiana, poi passato ai Popolari e nella Margherita, Bruno Cesario è stato tra i fondatori del Pd, poi dell’Api di Francesco Rutelli e infine dei Responsabili insieme a Domenico Scilipoti e Massimo Calearo.


Aurelio Misiti, sottosegretario alle infrastrutture. Eletto alla Camera nella lista dell’Italia dei Valori Salvatore Aurelio Misiti è poi passato prima al Movimento per l’autonomia poi si è iscritto al gruppo misto e ora sostiene la maggioranza. Fu tra i firmatari della mozione di sfiducia al governo Berlusconi il 14 dicembre, per poi invece sostenere l’esecutivo.


Riccardo Villari, sottosegretario ai beni culturali. Eletto nel Partito Democratico Villari nel 2009 venne arrivò alla presidenza della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai grazie ai voti del centrodestra. Espulso dal Pd, fu sostituito da Sergio Zavoli in commissione, ma solo dopo giorni di tira e molla sulle dimissioni dall’incarico. Doveva rassegnarle ma proprio non voleva. Le aveva invocate Veltroni, imitato poi dai presidenti di Camera e Senato. Persino Berlusconi è intervenuto a suggerirgli che conveniva se ne andasse. Lui ha resistito settimane prima di cedere. Poi, non potendo tornare nel Pd, si è iscritto al gruppo Misto per poi entrare nel Movimento per l’autonomia, lasciandolo per approdare al gruppo dei Responsabili di cui oggi è presidente al Senato.


Antonio Gentile, sottosegretario all’ambiente. Nato politicamente in Forza Italia e poi eletto nel Pdl non ha mai cambiato casacca.


Giampiero Catone, sottosegretario allo sviluppo economico. Da politico è passato dal Ccd al Pdl per poi aderire a Fli e ritornare da Berlusconi per il voto di fiducia del 14 dicembre. Più note le sue vicende giudiziarie. E’ stato arrestato nel 2001 per associazione a delinquire finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata: due bancarotte da 25 miliardi di lire l’una e 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto ottenuti, secondo l’accusa, dal ministero dell’Industria con carte e perizie false. E’ stato rinviato a giudizio. Lo è stato anche a l’Aquila, sempre per bancarotta fraudolenta. La stessa procura, inoltre, ha chiuso un’altra indagine che vede Catone indagato per estorsione, con il fratello Mario, dipendente di banca Intesa, per aver spillato 118 mila euro al alcuni dirigenti della società Merkel, millantando interventi politici per risolvere i guai finanziari dell’azienda.


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