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mercoledì 7 settembre 2011

Una recente svolta nelle notizie mi ha stimolato a dare una fine a questo post per lungo tempo trascurato. Almeno altre cinquantatre persone sono state rinvenute nel massacro di Tripoli, bruciate fino a farne rimanere solo lo scheletro. Sono stati trovati, ancora crepitanti, il 26 e il 27 agosto (i racconti variano) in un magazzino nei pressi della base della tanto demonizzata brigata di Khamis, che da tempo si dice sia coinvolta in gravi crimini contro l’umanità. Quindi la colpa del crimine è chiaramente attribuibile, per l’ubicazione e per il racconto di alcuni sedicenti fuggiaschi dal massacro, alle pratiche del regime di Gheddafi contro le persone in rivolta.
Questo incidente è, per la mente dello scrivente, estremamente dubbio. Aspetterò fino a che avrò ricontrollato le prove da vicino per vedere se le cose siano andate a quel modo. La gran parte di quelli che ascoltano questi reportpresumeranno, comunque, che si tratti della verità e che non è possibile che sia stato provocato dalle forze ribelli o dagli stranamente numerosi testimoni oculari.
La tentazione di crederci è comprensibile. Dopo tutto, questa efferata cenerizzazione di famiglie, di aspiranti alla libertà e di pochi soldati che hanno disertato, corrisponde a un sistema già “noto”: le truppe di Gheddafi carbonizzano così le persone, specialmente i disertori, nei momenti di estremo pericolo. Appena prima o forse poco dopo che i combattenti ribelli sopraffanno alcune famose posizioni in mano ai soldati del governo uccidendoli o lasciandoli fuggire, i furfanti di Gheddafi si ritiene che abbiano preso la decisione di fare un rogo di quelle nobili persone che semplicemente volevano difendere i propri diritti.
Davvero?
Oramai mi sono abituato a sorvolare questo sistema quasi completamente, persino gli epici video dei ribelli sulle atrocità. Avevo l’intenzione di controllarli e di evidenziare i presunti roghi dei propri soldati da parte del governo, assieme ai miei sospetti che ci sia sotto qualcos’altro.
Visto che le denunce sono uscite in febbraio, questa morte terribile veniva di solito comminata a quegli eroici soldati che si rifiutavano di attaccare i manifestanti in base agli ordini ricevuti. Comunque, questa stessa ragione è stata presa in considerazione per la morte certa di 22 soldati (su un totale di 130!), ammassati e giustiziati con un colpo in testa nei pressi di al Baida. Non avrebbero mai sparato ai manifestanti e così sono stati gli ufficiali a farlo, prima di farli sparire.


Ma nel caso del massacro di al-Baida le affermazioni dei ribelli cadono a pezzi dopo un primo controllo. Un altro video (postato dai ribelli, ritirato in un secondo momento e nel frattempo rintracciato e mandato in onda dalla TV libica) mostra almeno uno degli uomini uccisi, tra i nove che hanno alcune somiglianze con gli eroi morti, ancora vivo e condannato a morte da quelli che li avevano catturato, barbuti, in borghese, “contestatori” ovviamente. Il loro crimine è stato quello di rispondere al fuoco quando i terroristi hanno attaccato le loro posizioni e avevano il diritto di farlo “per difendersi”. (A proposito, i corpi di questi eroici martiri sono stati maledetti dai ribelli il giorno seguente come dei cani che si erano meritati il proprio destino. Molto strano, considerando quello che avevano detto al mondo intero.)
E quindi, se la vittima è stata carbonizzata, la stessa storia dei ribelli sul chi li abbia uccisi e perché è ancora credibile?
Appiccatori di incendi
Per gli inesperti i ribelli/”manifestanti” sono stati i veri piromani di questi primi giorni, che hanno distrutto le centrali di polizia col fuoco in molte città già dal 15 febbraio. Sono state bruciati tre edifici delle forze dell’ordine solamente a Benghazi il 16 dello stesso mese, nei raid che hanno portato alle prime morti dei “contestatori” di basso profilo.
In secondo luogo, bruciare corpi fatti principalmente di acqua non è il modo più efficiente per assicurarsi la morte dei disertori. Qui c’è un video di un tentativo di un “manifestante” su un uomo già ucciso, che è fallito. È comunque un sistema sufficientemente crudele e può essere utile per demonizzare qualcuno, se uno volesse farlo. Forse questi fatti spiegano perché i ribelli, tanto intenzionati a demonizzare il proprio nemico, abbiano deciso di effettuare questi attacchi arrostitori, informando così il mondo di quello che stava realmente avvenendo.
Io credo che ci siano molti video, in posti diversi, di “soldati bruciati vivi” nei primi due giorni della rivolta. Ma ora mi concentrerò su uno molto conosciuto, che viene dal fronte di Bengasi postato il 21 febbraio (il video è sotto). Un articolo di “informazione” del giorno successivo che si riferiva a questa scoperta ci ha fornito la seguente notizia, che ci è utile indirettamente:
Cinque corpi carbonizzati sono stati trovati lunedì nelle caserme militari di Bengasi, la seconda città della Libia e roccaforte dei manifestanti anti-Gheddafi. Secondo uno dei nostri Osservatori, i corpi erano quelli di soldati selvaggiamente massacrati per aver rifiutato l’ordine di sparare contro i cittadini libici che stavano protestando in questa nazione africana.
La Jamahiriya News Agency (JANA) gestita dal governo ha riportato che la base di Al-Fudhail bin Omar, sede delle caserme dove sono stati rinvenuti i corpi, era un importante obbiettivo delle proteste anti-Gheddafi.
Bengasi è caduta in mano ai contestatori il 18 febbraio. Due giorni dopo, i dimostranti si sono diretti al complesso militare per demolire l’edificio che loro consideravano un simbolo del governo autoritario di Gheddafi. JANA ha riportato che l’edificio è stato depredato dai “rivoltosi” ma non ha menzionato il ritrovamento dei cinque soldati bruciati.
In realtà, Bengasi probabilmente non è caduta prima del 20, quando le vaste caserme fortificate nel centro della città, chiamate anche la Katiba, sono cadute dopo giorni di assalti dei “contestatori”. Era un forte simbolo, e molto odiato, ma non sono sicuro che si tratti della stessa “base Al-Fudhail bin Omar” dove sono stati ritrovati quei corpi. Se si trattasse di luoghi differenti, entrambe basi conquistate a Bengasi, possiamo presumere che il loro destino sia stato analogo e anche le analisi siano simili.
Il 20 febbraio gli attacchi alle mura di Katiba, sferrati in modo continuo dal 17, hanno avuto una svolta drastica. Si sono create delle larghe brecce e un numero non definito, probabilmente almeno varie decine, di soldati del governo sono stati uccisi dentro il complesso, e almeno uno è stato decapitato dalla folla infuriata. Un “eroico” attentatore suicida, Mahdi Ziu, gli ha permesso di entrare. Le armerie sono stati saccheggiate, i carri armati e altri armamenti pesanti sono stati trafugati per condurre attacchi più incisivi in altre città.
I rimanenti soldati di Katiba, centinaia, sono stati costretti a entrare in alcuni edifici. Molti di questi sono stati dati alle fiamme dai ribelli, devastati e macchiati dal fumo, come mostra il video successivo. Solo il Ministro degli Interni Abdel Fateh Younis è riuscito ad assicurare il rilascio di quelli rimasti vivi, in seguito all’accordo per la sua defezione nella notte del 20.
Altri martiri in mostra
Comunque, qui abbiamo il video filmato in alcune caserme di Bengasi il giorno seguente, degli stessi cinque soldati carbonizzati:
L’utente Ibnomar, colui che lo ha postato, ha spiegato:
Ripresa dei soldati bruciati che Gheddafi ha ucciso perché non volevano commettere le brutalità che gli erano state ordinate.
Verso il paradiso, insieme alle più grandi stelle E fino al Giorno Promesso (il Giorno della Resurrezione); [yadda yadda]
In verità, quando si vedono cose del genere, ritenerle con forte probabilità un’altra atrocità dei ribelli. Se il racconto precedente non è per voi ancora abbastanza, qui c’è ancora cibo per la mente.
Le vere vittime: martiri per cosa?
Un lettore mi ha dato una dritta un po’ di tempo prima per leggere il report dell’Human Rights Council sugli abusi, di entrambi i fronti, nel periodo iniziale della guerra civile [link per il PDF, che ha accompagnato il comunicato stampa]. Tra le loro scoperte c’era l’abuso generalizzato dei neri africani, uomini e donne, specialmente quelli del Ciad. Uno dei più sconvolgenti tra quelli che hanno ritenuto abbastanza credibili da essere testimoniati era questo:
4. Violazioni commesse dai gruppi dell’opposizione
206. La Commissione ha ascoltato vari racconti degli attacchi sui lavoratori emigrati portati via dai gruppi armati dell’opposizione. […] Un altro caso riportato alla Commissione in relazione all’omicidio extra-giudiziale di cinque ciadiani che erano stati arrestati a causa della loro nazionalità e portati nelle caserme militaridi Bengasi. È stato riferito che decine di uomini armati sia in divisa che in borghese abbiano versato kerosene sui loro corpi e che li abbiamo bruciati a morte il 21 febbraio.
Ehi, non è lo stesso giorno esatto della pubblicazione di questo video? È questo il video dei “crimini di Gheddafi” che invece conferma questo orribile crimine di guerra dei ribelli? (O si tratta di un crimine “di protesta”? Esiste un tribunale per una cosa del genere?) Spesso i morti di pelle nera vengono orgogliosamente mostrati nei video, con i segni lasciati dalle orribili torture, e vengono definiti mercenari africani, e vengono definiti mercenari africani (quando non lo erano). Ma c’è una potenza ben diversa nel definire gli scheletri, di razza e veste indeterminata, come audaci soldati del governo, come quelli di al Baida, uccisi per essere rimasti eroicamente “con la gente”.
Può darsi che alle teppe di Katiba siano state lasciate, dopo l’affare di Younes, meno soldati da massacrare e con cui poter fare giochi di pubbliche relazioni di quanto avessero sperato. Così hanno dovuto rastrellare cinque lavoratori ciadiani, arrestandoli come “mercenari”. Ma una volta bruciati vivi, erano diventanti dei bravi soldati, presumibilmente arabi, da ammirare e che erano stati ridotti a quel modo nella base che era in mano al perfido governo.
Fermare i bagni di sangue?
Grazie a Dio l’Occidente è intervenuto a fermare questa sorta di regime brutale. E ora i “combattenti per la libertà” stanno scoprendo altre decine di corpi carbonizzati nella stessa Tripoli, nelle zone che erano in mano al governo perfido. E ancora una volta hanno la spiegazione pronta. Di nuovo, è avvenuto un orrendo bagno di sangue poco prima che sfondassero i combattenti per la libertà. Hanno salvato un’infinita di altre vite, ma troppo tardi per salvare almeno 400 vittime del regime fino a questo momento nei quartieri della resistenza di Tripoli.
E in questo caso, c’è mancato davvero poco, dato che il video che ritrae i resti li mostra che ancora bruciano.
Cerchiamo di essere scettici, tanto quanto sarà necessario. Gli aspetti etici in ballo sono notevoli e i più grandi poteri del mondo ci vogliono dire che hanno appoggiato i bravi ragazzi che a loro volta sono riusciti a fermare i massacri, senza iniziarli e facendoli finire.





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