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sabato 10 settembre 2011

Il 7 settembre a Roma il blitz delle associazioni dei disabili: «Nei prossimi tre anni il governo ridurrà le prestazioni di oltre il 35 per cento. Senza contare la riduzione dei fondi destinati agli enti locali. Il problema è di uguaglianza e di libertà. Le persone con disabilità sono cittadini come tutti gli altri. Possono rappresentare una risorsa se messe in condizione di potersi formare e lavorare. Per farlo però hanno bisogno di un aiuto che la società in cui viviamo dovrebbe garantirgli se si basasse realmente su un principio di solidarietà». A parlare è Silvia Cutrera, presidente dell’Agenzia per la Vita indipendente onlus di Roma che ieri mattina, insieme a un nutrito gruppo di persone con disabilità, ha partecipato al blitz a sorpresa organizzato dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish) a Piazza del Popolo a Roma per protestare contro i tagli all’assistenza previsti dalla manovra. Sfidando le molte barriere architettoniche di cui la Capitale è piena, i manifestanti, sulle loro carrozzine, hanno srotolato dalla terrazza del Pincio un’enorme striscione con su scritto “Stop al massacro dei disabili”.

 I tagli in cantiere – 4 miliardi di euro nel 2012, 16 nel 2013, 20 nel 2014 – per un totale di 40 miliardi di euro, non possono che mettere in seria difficoltà oltre 10 milioni di famiglie a cui già spetta poco. «Il governo vuole fare cassa sulla pelle dei disabili» dice Pietro Barbieri, presidente della Fish. «Ai tagli previsti dalla manovra all’assistenza si sommano quelli agli enti locali che ridurranno drasticamente i servizi sociali. Di questo passo tutta l’assistenza dei disabili ricadrà sulle famiglie e, se queste non saranno in grado di sostenerla, ritorneremo inevitabilmente agli anni Cinquanta e agli istituti». Per Silvia Cutrera l’attacco non è solo economico ma culturale. «Per manifestare al Pincio non avevamo alcuna autorizzazione – racconta -. Quando abbiamo visto arrivare le forze dell’ordine abbiamo pensato che sarebbe sorta una qualche questione, invece siamo stati ignorati. Nessuno ci ha detto niente. Neanche le forze di polizia ci riconoscono come interlocutori».
 Tra invalidità civili, pensioni di reversibilità e agevolazioni fiscali il governo spende ogni anno circa 55 miliardi di euro. «Chi intende comprimere ancora l’assistenza sociale, piegandola alle esigenze di cassa, sarà responsabile dell’impoverimento, dell’esclusione, del confinamento e della segregazione di centinaia di migliaia di persone» dice Pietro Barbieri. «In queste ore si gettano le basi per il definitivo smantellamento di quel po’ di sistema dei servizi che ancora esiste in Italia e per la negazione dei diritti costituzionali».

La mattina dell’ 8 settembre in un flash mob organizzato da persone in sedia a rotelle ed esponenti politi romani, dalla terrazza del Pincio, è stato calato uno striscione di protesta per sensibilizzare i cittadini e gli autori della stessa manovra su una riforma che, come scritto sullo striscione esposto, porterebbe con sé  40 miliardi di tagli al massacro delle persone con disabilità. Al flash mob hanno partecipato anche esponenti del centrosinistra romano il consigliere regionale del Pd Enzo Foschi, il capogruppo regionale di Sel Luigi Nieri e il consigliere provinciale Sel Gianluca Peciola.
Il flash mob dell’8 però, non è un’iniziativa isolata: il Coordinamento Nazionale Famiglie di Disabili Gravi e Gravissimi, ha organizzato, per sabato 10 e domenica 11, manifestazioni che si svincoleranno per la capitale, da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni.
Tutto questo fa ancora più rabbia se si considera quanto costa ai contribuenti l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati italiani. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio.
Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1’109 loro familiari compresi (per volontà dell’ex presidente della Camera PierFerdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. 3 milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre 3 milioni per ricoveri e interventi (eseguiti in cliniche private). Quasi 1 milione di euro (976mila euro, per la precisione) per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. 488mila euro per occhiali. 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce “sclerosante”) 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro.
I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.
Riassumendo: oltre 10 milioni di euro ( in un anno) per preservare 630 fannulloni dallo stipendio di 20000 euro al mese e relative famiglie sono accettabili, 40 miliardi di assistenza (in 3 anni) a favore di 10 milioni di famiglie allo stremo invece sono troppi. Non fa una piega.






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