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giovedì 10 marzo 2011

sede fao roma1 Rapporto FAO: i diritti delle donne per battere la fameSiamo nel pieno di una crisi alimentare mondiale. A rischio 80 paesi che sono già in una situazione di deficit alimentare. Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, già a gennaio pronosticava “una crisi alimentare simile a quella del 2008”. Il problema della fame per milioni di persone, dunque, è attuale e ha già dimostrato di esser fonte di destabilizzazione politica in molti paesi.
I prezzi delle materie prime sono in salita, con la FAO che continua a registrare impennate - l’ultima a fine febbraio - al suo indice, composto da alimenti come grano, riso, carne e zucchero. Tra le principali cause c’è il cambiamento climatico, che ha comportato carestie in paesi tradizionalmente importatori - come Cina, Brasile, Australia e Russia - tanto drammatiche da ridurre significativamente il loro output. Neanche vanno sottovalutate lacrescita demografica e quella della ricchezza, la svalutazione del dollaro e la crescita del prezzo del petrolio, la speculazione sui beni agricoli e la produzione di carburante derivante dalla lavorazione di materie agricole - il biofuel, accolto in passato come la soluzione energetica a tutti i problemi del pianeta, se non fosse per lo spiacevole effetto collaterale che si porta appresso: minaccia l’accesso al cibo di molti tra i paesi più poveri del mondo.

Adesso la Fao vuole insistere sui diritti di genere. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite e le parole del suo direttore generale Jacques Diouf, le pari opportunità per le donne non rappresentano soltanto un “nobile ideale” a cui tendere, ma soprattutto un fattore economico “cruciale allo sviluppo dell’agricoltura e della sicurezza alimentare” di molte popolazioni del Sud del mondo.
Se le donne nelle zone rurali avessero le stesse opportunità degli uomini per quanto riguarda l’accesso alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari, alla scolarizzazione e ai mercati la produzione agricola potrebbe aumentare, e il numero di affamati ridursi di 100-150 milioni di persone. E’ il succo del nuovo rapporto sullo “State of Food and Agriculture” (SOFA 2011), diffuso dalla Fao proprio alla vigilia della Festa Internazionale della Donna, a rimarcare l’importanza del fattore femminile all’interno del sistema alimentare.
Il ragionamento è molto semplice: le coltivazioni gestite dalle donne producono meno di quelle coltivate da uomini. La causa non è la scarsa efficienza delle lavoratrici femminili, ma la disuguaglianza di accesso alle risorse agricole. Dunque, qualora si riuscisse a garantire pari dignità la produzione totale dei paesi in via di sviluppo crescerebbe sino al 4%. Un aumento di questa portata comporterebbe una riduzione del numero degli affamati altamente significativa, intorno al 12-17%. 100-150 milioni di persone tra le popolazioni dei paesi in via di sviluppo che, in sostanza, supererebbe il problema della mancanza di cibo.
Uno studio da prendere in considerazione, anche in virtù del raggiungimento degli otto obiettivi stabiliti nel 2000 dall'Onu, in accordo con 192 stati membri, per ridurre la fame nel mondo entro il 2015.
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