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giovedì 11 agosto 2011

Camila-VallejoLo ha riconosciuto lo stesso Presidente Sebastián Piñera (destra) con il cambio di ben otto ministri in caduta libera di consenso. Le proteste di un movimento studentesco ogni giorno più forte (nella foto la presidente della FECH, Camila Vallejo) stanno facendo tremare il governo del più stabile dei paesi che in America meridionale affacciano sul Pacifico e che restano ancorati ai dogmi del neoliberismo.
Avere ogni settimana centinaia di migliaia di persone in piazza per una lotta perfettamente comprensibile quale quella per il diritto allo studio stava minando il consenso del suo governo rendendo un profondo rimpasto ineludibile. Oggi infatti il 53% dei cileni esprimono un giudizio negativo sul governo in rapido aumento dopo i fasti al momento della liberazione dei minatori quando il consenso sfiorava l’80%. Il dissenso si fa poi un’alluvione tra i minori di 35 anni: oggi addirittura il 71% ha un giudizio negativo del governo giunto ad un terzo del suo cammino.
Il profondo rimpasto di lunedì 18 luglio ha dunque visto cambiare o ruotare ben otto ministri. Proprio dal Ministero dell’Educazione viene il cambio più importante: rotola via la testa dell’odiatissimo Joaquín Lavín, ex-enfant prodige della destra post-pinochetista oggi 58enne. Membro dell’Opus Dei e quasi presidente nel 1999, Lavín fu sconfitto di misura al ballottaggio da Ricardo Lagos ma seppe raccogliere quasi il 49% dei voti lanciandolo tra gli uomini forti della destra cilena. Scelto da Piñera per l’Educazione si è subito sottratto a qualunque tipo di dialogo col movimento. Le continue proteste studentesche, che chiedono il ripristino del diritto ad un’educazione pubblica e gratuita smantellata dalla dittatura e mai più ripristinata in 22 anni di democrazia fondomonetarista, ne hanno infine ottenuto la caduta non prima di aver dilapidato ben 23 punti di popolarità personale in appena due mesi.


Tuttavia il movimento studentesco cileno non può dormire sugli allori e la maggior parte dei cambiamenti sostituiscono con personaggi dal profilo analogo i ministri uscenti o che passano ad altri dicasteri. Al posto di Lavín Sebastián Piñera ha designato un suo clone di 16 anni più giovane. E’ Felipe Bulnes (1969), di Renovación Nacional (RN, destra cattolica), altro enfant-prodige con aspirazioni presidenziali, discendente di tre presidenti e innumerevoli senatori, tra i quali suo padre, e ultimo esponente di una delle famiglie più potenti nella storia del paese, ovviamente ultraconservatrice durante tutta la sua storia e fino a ieri ministro della Giustizia. Anche Felipe Bulnes ha studiato al Collegio Tabancura dell’Opus Dei ma non è pubblica l’appartenenza a tale istituzione. Al contrario di Lavín, come ministro della Giustizia, ha dimostrato capacità di dialogo con l’opposizione assenti tra le caratteristiche del suo predecessore. Fin dove avrà avuto da Piñera mandato di trattare lo scopriremo nelle prossime settimane.
Per Piñera il nuovo governo rafforza più che altro le posizione dell’UDI, il più a destra dei due partiti della coalizione. Più di prima si circonda di personaggi a lui fidati, come il cugino Andrés Chadwick o Pablo Longueira, che approda all’Economia, entrambi ex-pinochetisti di provata fede. Per il movimento degli studenti il cambio di ministro con l’arrivo di una figura comunque meno compromessa rispetto a Lavín è una sfida nuova che suppone un cambio di passo al quale l’ormai popolarissima Camila Vallejo e gli altri dirigenti del movimento dovranno essere in grado di far fronte.






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