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giovedì 11 novembre 2010

I diritti dell’uomo in Europa sono la sfera di Jean-Paul Costa. Questo magistrato francese presiede la Corte europea dei diritti umani a Strasburgo. Una Corte a cui oggi può rivolgersi qualsiasi cittadino dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa.
Sessant’anni fa, alla fine della seconda guerra mondiale i dieci governi fondatori firmarono la Convenzione europea dei diritti umani. Da allora il Consiglio d’Europa si è allargato. Cos‘è cambiato nel campo dei diritti umani? Come si può definire la situazione attuale? Jean Paul Costa ne ha parlato a euronews.
Christophe Midol-Monnet, euronews:
Qual è il quadro dei diritti umani in Europa alla fine del 2010?
Jean-Paul Costa, presidente della Corte europea dei diritti dell’Uomo:“C‘è un certo declino dovuto principalmente a due fenomeni: le minacce terroristiche, che obbligano gli Stati europei a reagire nel campo della sicurezza. E poi c‘è la crisi economica e finanziaria a causa della quale molti Stati ora hanno priorità economiche e sociali che sono ben lontane dalla protezione dei diritti e delle libertà. Ma alla fine a livello globale il quadro per fortuna non è troppo negativo. Nei Paesi europei in particolare non esistono più regimi dittatoriali e quasi più guerre interne o civili. E questo si riflette sui diritti umani”.
euronews:
Sempre più spesso si sente dire da varie parti che gli europei attribuiscono troppa importanza ai diritti umani nelle relazioni internazionali. Cosa ne pensa?
Jean-Paul Costa:
“E’ vero che troppo spesso gli Stati europei dicono: bisogna mettere in primo piano i diritti dell’Uomo, occorre che i Paesi al di fuori dell’Europa difendano questi diritti, aboliscano la pena di morte etc. Ma poi nella pratica quando ci sono dei veri negoziati economici, commerciali, finanziari, queste dichiarazioni virtuose finiscono nel dimenticatoio. Per cui credo che questo sia l’eterno problema. Se si vuole fare politica internazionale a breve termine e si fissano dei criteri troppo rigidi in materia di standard europei, i Paesi importanti con cui l’Europa deve negoziare rischiano di imbizzarrirsi e questo è controproducente”.
euronews:
Lei presiede la Corte dal 2007. Quali grandi dossier sono stati trattati da allora? Quali cambiamenti sono avvenuti?
Jean-Paul Costa:
“Trattiamo sempre più casi che riguardano la biologia, la bioetica, la fecondazione assistita, i problemi d’adozione o il matrimonio tra omosessuali. Insomma tutti quei problemi di tipo sociale che gli Stati risolvono più o meno bene a livello nazionale e che vengono sempre più sottoposti alla nostra Corte. Il secondo fenomeno altrettanto interessante è la crescente influenza delle questioni religiose, dei rapporti tra le religioni e lo Stato. Abbiamo emesso ad esempio delle sentenze sul velo islamico. Sicuramente ci sarà il problema del burqa in alcuni Paesi. Abbiamo già ricevuto dei reclami a proposito dei minareti in Svizzera che non sono stati ancora giudicati, ma di cui ci stiamo occupando. E potrei citare molti altri esempi, che riguardano non solo l’Islam, ma diverse grandi religioni praticate in Europa. Uno dei problemi attualmente sul tavolo, l’udienza si è tenuta alla fine di giugno, è la presenza del crocifisso nelle scuole italiane. Vede si tratta di casi che non esistevano quasi o per nulla cinque o dieci anni fa e che evidenziano come oggi si ricorre alla Corte europea dei diritti dell’Uomo un pò su tutti i fronti”.
euronews:
Come si spiega il forte aumento di casi di tipo religioso?
Jean-Paul Costa:“Perché da una parte le relazioni tra religioni e gli Stati sono diventate più problematiche, più difficili, più tese. E dall’altro lato perché spesso gli Stati, i parlamenti nazionali, i governi, non riescono a risolvere questi problemi in modo soddisfacente e dunque si rivolgono alla Corte europea dei diritti dell’Uomo per una specie di orientamento generale. Cosa non facile. E’ molto appassionante, per la nostra Corte è un onore avere questa responsabilità. Ma posso dirvi che nella pratica quotidiana non è sempre facile”.
euronews:
Come analizza la prospettiva dell’adesione dell’Unione Europea alla Convenzione europea dei diritti umani?
Jean-Paul Costa:“Quando entrerà veramente in vigore – visto che il trattato di Lisbona ha deciso il principio di adesione, e il protocollo 14 della Convenzione l’ha confermato, ma occorre ancora stabilire le modalità pratiche, risolvere alcuni problemi giuridici non trascurabili – quando entrerà davvero in vigore credo che sarà una cosa positiva per tutta l’Europa, per i 27 Paesi dell’Unione Europea, per i 47 Paesi del Consiglio d’Europa e alla fine per gli 800 milioni di cittadini europei che avranno uno spazio giudiziario e giuridico consolidato”.
euronews:
Tra la Convenzione europea dei diritti dell’Uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea c‘è rivalità o complementarità?
Jean-Paul Costa:“C‘è piuttosto complementarità, perché la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che è stata elaborata nel 2000 e che è entrata in vigore assieme al Trattato di Lisbona, è una specie di rilettura più moderna e più completa della Convenzione europea dei diritti umani. Questa ha trattato, tratta problemi sconosciuti cinquanta o sessant’anni fa, come la difesa dell’ambiente, l’informatica, internet o anche i progressi della biologia, della biomedicina. Ed è anche più completa perché si occupa di alcuni diritti sociali che non erano sfiorati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 1950. Quindi c‘è una complementarità. Questo non vuol dire necessariamente che la nostra Corte sarà vincolata alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che riguarda solo i 27. Ma già da ora prendiamo ispirazione da questa carta ogni volta che mostra di essere avanti nella protezione dei diritti e delle libertà. E’ una fonte che si può definire “soft law”, perché non è obbligatoria né vincolante per la nostra Corte. Ma è una fonte di ispirazione molto interessante”.
euronews:
In questo periodo si celebra il sessantesimo anniversario della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. Come immagina il ruolo della Corte fra sessant’anni?
Jean-Paul Costa:
“Lo scenario più ragionevole – anche se fra sessant’anni è molto lontano, probabilmente non sarò lì per vedere se avevo ragione o no – è che la Corte conserverà il suo ruolo, ma questo sarà sempre più sussidiario. Ciò vuol dire che deciderà sui grandi problemi e che gli Stati avranno preso le misure legislative e giudiziarie che permettono di risolvere la maggior parte delle questioni più secondarie in materia di diritti e libertà. Ecco lo scenario che mi sembra ragionevolmente ottimista e verosimile”.
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