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mercoledì 12 ottobre 2011
Marc Wells, «Italia: preparativi per un governo di austerity di “sinistra”»


C’è una crescente opposizione popolare in Italia alle politiche di austerità in corso di attuazione da parte del primo ministro Silvio Berlusconi. La recente manovra da 54 miliardi di euro è parte di un programma pluriennale di tagli alla spesa sociale e aumento di tasse regressive. L’attacco contro la classe lavoratrice è stato implementato sia dall’attuale governo di centrodestra di Berlusconi, così come dal precedente governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. Nemmeno approvato il provvedimento, che l’élite finanziaria ed industriale ha subito iniziato a fare progetti per il prossimo attacco. Il “Wall Street Journal” ha subito sottolineato che la misura era insufficiente. «Gli economisti temono che la proporzione del debito pubblico resterà elevata», ha scritto.

Il debito pubblico in Italia ha superato il 120% del Pil, secondo soltanto alla Grecia nell’Eurozona. Vladimir Pillonca, un economista della Société Générale francese, ha dichiarato: «Ci sono rischi concreti che ulteriori misure saranno necessarie». Ciò in un contesto di crescita economica stagnante e di una serie di downgrade del credito al governo italiano, nonché di sette grandi banche e persino di Fiat. Strati della classe dirigente italiana sono sempre più preoccupati che il governo Berlusconi, a causa dei numerosi scandali personali, delle politiche “ad personam” del primo ministro stesso e del tangibile odio popolare nei suoi confronti, si trovi sempre più in difficoltà nell’attuare ciò che è richiesto. Ci sono quindi tentativi di mettere insieme un governo più “di sinistra” per smantellare ciò che resta delle conquiste passate dei lavoratori.


La scorsa settimana Confindustria ha presentato il “Manifesto per salvare l’Italia”. Il documento delinea una strategia in 5 punti: riforma delle pensioni per aumentare l’età pensionabile a 70 anni; riduzione dei contributi ai fondi pensionistici e sanitari; vendita dei beni pubblici per la riduzione del debito pubblico; privatizzazione e liberalizzazione di istruzione e assistenza sanitaria, tra gli altri servizi sociali fondamentali; piano di assegnazione dei maggiori contratti di infrastrutture sociali per gli investitori privati. Una variante di questo piano è stata presentata ai primi di agosto con il pieno appoggio della “sinistra” e i sindacati sotto il titolo di “Patto per la crescita.”
Ancora una volta, la “sinistra” ha colto al volo l’opportunità di dimostrare la sua fedeltà a Confindustria. Il vicesegretario del Partito Democratico, Enrico Letta, ha dichiarato: «Le imprese hanno preso una strada di grande allarme che noi condividiamo: non si può continuare così. Tra l’altro non era mai accaduto nella storia italiana che Confindustria, il sistema delle imprese, chiedesse un cambio di governo e le dimissioni del governo in carica come sta accadendo oggi». Il Partito Democratico è pronto ad agire come agente e per conto di Confindustria nella implementazione di politiche che vanno anche oltre quelle attuate da Berlusconi. Lo scorso agosto, in una intervista a “Il Sole 24 Ore”, Letta ha dichiarato che il Pd vuole perseguire «la flessibilità in uscita [pensionamento] in un range tra i 62 e i 70 anni… Certo poi si potrebbe discutere l’accelerazione del passaggio al contributivo pieno». Una tale riforma ridurrebbe significativamente le prestazioni pensionistiche per i lavoratori.
Più significativa è la posizione del sindacato ex-stalinista Cgil che ha confermato la sua approvazione prima del “patto per la crescita”. Il 24 settembre, ha pubblicato un comunicato stampa dal titolo “Confindustria-Cgil, asse contro la crisi per ‘salvare l’Italia’”. Il documento afferma esplicitamente che il fondamento della coalizione è «un fronte comune tra sindacati e Confindustria». Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha elogiato il manifesto di Confindustria. Ha ripetutamente citato il documento, fornendo supporto completo in ogni suo punto. Tutto questo viene giustificato nella maniera più opportunista: Berlusconi è odiato.
La coalizione tra i sindacati e Confindustria prepara la strada ad enormi concessioni imposte alla classe lavoratrice. Il compito delle organizzazioni sindacali è di subordinare i lavoratori ai dettami di Confindustria e della borghesia. Così come inquietante è l’emergere sulla scena politica di Alessandro Profumo, un rappresentante dell’oligarchia finanziaria parassitaria direttamente responsabile della crisi economica. Profumo ha annunciato la sua possibile candidatura per un governo di tecnocrati. Profumo di carriera è radicato nel sistema finanziario. È stato l’amministratore delegato di Credito Italiano e di Unicredit fino al 2010, ed è attualmente il vicepresidente della Associazione Bancaria Italiana (Abi).
È anche membro del consiglio di sicurezza per Sberbank, la più grande banca in Russia. Il principale azionista di Sberbank, Suleiman Kerimov, controlla anche una quota consistente di Gazprom, compagnia energetica. Profumo è anche una figura chiave nei settori del petrolio e del gas come membro del consiglio di amministrazione del gigante petrolifero Eni. Eni ha svolto un ruolo cruciale nell’intervento italiano in Libia. Il suo rapporto con il Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt) ha portato al primo accordo di sfruttamento del petrolio, raggiunto il 26 settembre. Letta si è subito precipitato ad accogliere la candidatura di Profumo: «Lo candiderei subito, è una persona appassionata e competente. Ci sarebbe bisogno di persone come lui».
Profumo è stato un aperto sostenitore della “sinistra”. Ha sponsorizzato il sindaco Giuliano Pisapia alle elezioni amministrative del maggio scorso. Pisapia è stato deputato e membro del partito ex-stalinista Rifondazione Comunista. Ha vinto le primarie a Milano del Partito Democratico sulla base dell’alleanza Federazione della Sinistra (un rimpasto di ex-stalinisti compresa Rifondazione) e Sinistra Ecologia e Libertà (Sel). Tutte le organizzazioni della pseudo-sinistra hanno celebrato come una vittoria l’elezione di un candidato sostenuto da banchieri come Profumo. Oggi Pisapia commenta con entusiasmo la possibile candidatura di Profumo stesso: «Ne penso solo bene. Sarebbe sicuramente un apporto prezioso per una buona politica».
Profumo ha sintetizzato il suo programma in una recente intervista al “Corriere della Sera”: «Serve uno sforzo da 400 miliardi. Lo può fare solo un governo tecnico». In un recente articolo che ha scritto per “Il Sole 24 Ore”, Profumo sottolinea l’importanza della «qualità delle regole per la competitività… Capire come devono cambiare le norme sul lavoro, le strutture dei mercati, le infrastrutture per mantenere e favorire la competitività risulterà fondamentale, decisivo». Questo è il programma che la “sinistra” sta ora sponsorizzando. Quattrocento miliardi di euro sono un quinto del Pil italiano. Tale programma porterebbe a tutti gli effetti alla distruzione del sistema pensionistico, della pubblica istruzione e dell’assistenza sanitaria. Il supporto per un governo di tecnocrati è un chiaro segnale ai mercati finanziari che la “sinistra” è pronta ad attuare tutte le misure (anche autoritarie) necessarie per la difesa dei rapporti capitalistici e la protezione degli investimenti privati.

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