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mercoledì 12 ottobre 2011

George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair, fu giornalista, scrittore e attivista politico scozzese. Nacque in una colonia britannica indiana nel 1903. Dopo alcuni anni trascorsi a sostenere la causa marxista, dovette prendere atto dei limiti del corrispondente impianto politico assistendo ai risvolti tragici del totalitarismo stalinista.
Nel 1946 scrisse di sé: “Ogni riga che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata pensata contro ogni totalitarismo ed a favore del socialismo democratico.”
Data la irreperibilità di elementi che testimonino il contrario, è probabile che Orwell non abbia mai aderito ad alcuna confraternita e società segreta.
L’aggettivo ‘orwelliano’ è entrato nel lessico comune per indicare situazioni politiche in cui un sistema di potere centralizzato adoperi artifici psicologici, scientifici e tecnologici per controllare e asservire l’uomo comune. L’omonimo genere letterario andò ad arricchire la letteratura distopica, di cui furono esponenti Aldous Huxley (A Brave New World), maestro dello stesso Orwell, e Franz Kafka. Essa si distingue per il profondo pessimismo socio-politico che la colloca sulla faccia opposta della medaglia rispetto alla letteratura utopistica (La Repubblica di Platone, la Utopia di Thomas Moore, oppure – nella Italia contemporanea – il recente Lettere dalla Kirghisia di Agosti).
Le opere più rappresentative di Orwell sono La Fattoria degli Animali (Animal Farm) – sarcastica allegoria in cui le tipologie umane e politiche del sistema stalinista sono assimilate al bestiario comunemente presente in qualsiasi fattoria – e 1984 – scritto nel 1948 – che descrive una ipotetica società del futuro dominata da tre super-stati e da un sistema di controllo sociale alienante ed invasivo incarnato dal fantomatico Grande Fratello.
Oltre che un’opera di portata universale, con il passare dei decenni 1984 è andato rivelandosi come una sorta di ‘oracolo letterario.’ Risultano infatti sempre più numerosi i casi in cui fattispecie della società contemporanea sembrino ricalcare fedelmente le situazioni immaginate da Orwell oltre mezzo secolo fa. Vado a elencare alcune delle più rilevanti, sebbene l’intero romanzo sia in definitiva un unico, incredibile affresco della filosofia e dei metodi che caratterizzano il sistema odierno:
In 1984 il mondo è governato da tre super-stati del tutto indifferenziati dal punto di vista politico e ideologico. La loro funzione è quella di assicurare un continuo stato di guerra.
In 1984 l’unica forma di pensiero ammessa è il bispensiero, fondato sulla esigenza che la mente si adatti mitemente alla realtà definita dalla cultura dominante e cancelli ogni dato divergente e ogni forma di obiezione.
In 1984 la gente si esprime tramite la neolingua, un linguaggio che ha bandito i vocaboli ‘scomodi’ e che ha spogliato ogni termine di qualsiasi accezione multipla.
In 1984 ogni ambiente è dotato di un teleschermo che trasmette 24 ore al giorno, ed i ‘prolet’ (comuni cittadini) quasi mai spengono l’apparecchio.
In 1984 i teleschermi trasmettono senza tregua frasi di questo tipo: I prolet e gli animali sono liberi. La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.
In 1984 tutti i luoghi (sia pubblici che ‘privati’) sono disseminati di trasmettitori che monitorano qualsiasi attività umana, per prevenire qualsiasi crimine.
In 1984 stormi di elicotteri silenziosi sorvegliano le masse allo scopo di tenere alta la percezione di una stretta ed infallibile sorveglianza.
In 1984 le masse sono controllate mediante la psico-polizia, un complesso apparato che analizzando i comportamenti degli individui monitorati attraverso i trasmettitori di cui sopra, riesce a prevedere e punire un crimineprima ancora che sia commesso (oggi si parla di sistemi informatici sperimentali che pretenderebbero di fare qualcosa di molto simile).
In 1984 giochi e lotterie sono organizzate in modo tale che non vinca (quasi)  nessuno. La loro reale funzione consiste nel raccogliere reddito per lo Stato e infondere nelle masse un sentimento di speranza verso una inesistente via d’uscita.
In 1984 i prolet sono continuamente sottoposti e influenzati da miriadi di dati statistici, sondaggi, previsioni economiche presentate come notizie legittime e veritiere, ma che in realtà servono a infondere nei singoli individui la percezione di un diffuso consenso popolare goduto dal sistema vigente.
In 1984 la ‘storia’ è tramandata attraverso la riscrittura degli eventi ad opera del Ministero della Verità, con il fine di convincere le masse ad accettare che lo status quo derivi da una successione di eventi storici logici e conseguenziali.
In 1984 il Ministero della Guerra è stato ribattezzato Ministero della Pace (nella realtà: Ministero della Difesa).
In 1984 non esistono periodi di pace. Quando una guerra si conclude, ne inizia immediatamente una nuova per mantenere attiva la rotazione del meccanismo militare.
Si direbbe che Orwell avesse chiari tutti i principali connotati della mentalità oligarchica, riuscendo così a prevedere buona parte delle situazioni verso cui tale mentalità avrebbe condotto il mondo.
Alcuni vedono nelle sue facoltà precognitive la prova che lo scrittore fosse in qualche modo informato circa i progetti pianificati dalle elite mondiali. Altri le ascrivono ad una elaborazione dei concetti appresi studiando le continue campagne persuasive poste in essere all’epoca dal regime sovietico e dalle dittature europee, grezzi prototipi di un modello che negli anni a venire si sarebbe esteso e perfezionato al punto da diventare quasi invisibile. Entrambe le ipotesi potrebbero essere veritiere.
Concludo condividendo un breve brano tratto da 1984:
“(…) Non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. Capisci cosa intendo dire con queste parole?» O’Brien accennò un sorriso: «… Non ho forse appena finito di dire che siamo diversi dai persecutori del passato? Non ci accontentiamo dell’obbedienza negativa, e meno che mai di una sottomissione avvilente. Quando infine ti arrenderai a noi, ciò dovrà avvenire di tua spontanea volontà. Noi non distruggiamo l’eretico per il fatto che ci resiste. Anzi, finché ci resiste non lo distruggiamo. Noi lo convertiamo, penetriamo nei suoi recessi mentali più nascosti, lo modelliamo da cima a fondo.”
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