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venerdì 8 aprile 2011
Il processo per la morte di Giuseppe Uva si è aperto ieri, a poco meno di tre anni da quella notte maledetta, ma la notizia è un’altra: perché la procura chiama ora a risponderne per colpa professionale anche un altro medico, il terzo, dopo lo psichiatra Carlo Fraticelli, (contro il quale è intestato il processo), e Matteo Catenazzi (medico operante in pronto soccorso, sul cui non luogo a procedere pronunciato in sede di udienza preliminare pendono ricorsi per cassazione da parte della stessa procura varesina, della procura generale e delle parti civili).
È la dottoressa Enrica Finazzi, psichiatra, già interrogata dai pm Agostino Abate e Sara Arduini, per la quale è stata formulata formale imputazione per cooperazione colposa nella morte di Giuseppe Uva con gli altri due medici dell’ospedale di Circolo che gli somministrarono dosi massicce di calmanti nonostante fosse in stato di alterazione alcolica. L’interazione di quei farmaci con l’alcol, secondo la procura, è la causa che ha condotto alla morte dell’artigiano varesino. avvenuta il 14 giugno 2008.
La notizia non è propriamente un colpo di scena, perché già il giudice per l’udienza preliminare Cristina Marzagalli aveva individuato la presenza di un referto redatto da un terzo medico. Il professionista era stato convocato in procura ancora a gennaio, ed ora i pm Abate e Arduini hanno chiuso le indagini, chiedendone appunto il rinvio a giudizio.
Peraltro, proprio il referto a firma della dottoressa Finazzi, medico specialista, che indicava come necessaria la somministrazione a Uva di farmaci antipsicotici (Talofen e Farganasse IM), è la ragione principale per la quale il dottor Catenazzi (difeso dagli avvocati Gianfranco Orelli e Andrea Orelli), era stato prosciolto: proprio perché quest’ultimo aveva chiesto il consulto dello specialista.
Presieduto dal giudice Orazio Muscato, ieri si è dunque aperto il processo contro lo psichiatra comasco Carlo Fraticelli, contumace, difeso dall’avvocato Renato Piccinelli. Udienza riservata alla formazione del fascicolo (il dibattimento si apre il 30 aprile), con richiesta di ammissioni prove e testi avanzate dalle parti. Si è conclusa quattro ore dopo con la riserva da parte del giudice sull’istanza più importante: una nuova perizia per determinare la causa della morte di Giuseppe Uva, se necessario con la riesumazione del cadavere, come chiesto dagli avvocati di parti civili Fabio Anselmo e Alessandra Pisa.
Sono stati ammessi, su richiesta del pm Abate, la cartelle clinica, tre file audio delle chiamate alle centrali operative di 112, 113 e 118, e 26 fotografie dell’esame autoptico. Ammessi, su richiesta dell’avvocato Piccinelli, il documento che le procedure per la contenzione fisica in ospedale, oltre a due consulenti di parte: con il loro ingresso nel processo sale a 10 il numero di periti. Anche in virtù di questa considerazione, il giudice non se l’è sentita di disporre una nuova perizia (contro la quale, oltre al pm si era espresso anche l’avvocato di Fraticelli). La posizione dei parenti di Uva, che adombrano responsabilità terze, in particolare per quanto avvenuto durante il periodo trascorso da Uva al comando provinciale dei carabinieri di via Saffi, è nota, ed ha contribuito a creare il “caso Uva”. Peraltro, prima dell’avvocato ferrarese Anselmo, noto per la vicenda Aldovrandi, si erano rivolti, in successione, ad altri due legali varesini che, con un propri periti, erano addivenuti alle stesse conclusioni della procura.

fonte: La Provincia via "osservatorio della repressione"

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