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sabato 9 aprile 2011


Alessandro Calvani è una delle persone che meglio conosce la realtà sommersa del traffico di esseri umani per averla combattuta per anni come direttore dell’Unicri, l’ufficio Onu che contrasta il crimine internazionale. Oggi vive a Bangkok dove dirige il Centro Asean per lo sviluppo. Secondo le Nazioni Unite, sono 12 milioni le vittime del lavoro forzato. Ogni anno sono tra 700.000 e 900.000 le nuove vittime del traffico internazionale che si aggiungono a 2,5 milioni di persone già nel giro. Circa il 20% sono minorenni; quasi l’80% di sesso femminile. Il 79% è stato vittima di sfruttamento a fini sessuali. 
Quali sono i volumi di affari dei nuovi mercanti di schiavi e i trend per i prossimi anni?Abbiamo stime incomplete. Ad esempio oltre 70.000 persone all’anno sono vittime della tratta tra l’Europa orientale e la Russia verso l’Europa occidentale, che crea un guadagno per i trafficanti di quasi tre miliardi di euro l’anno. Il valore della tratta di esseri umani a livello globale corrisponde a circa 32 miliardi di dollari all’anno, di cui 9,7 appartengono al mercato asiatico, dove sono trafficate circa 1,4 milioni di persone all’anno. E solo in Messico la tratta procura ai trafficanti tra i 15 e i 20 miliardi di dollari annui. Se nulla cambia, il trend sarà di crescita, pari almeno alla crescita dell’economia lecita.

Quali sono le caratteristiche del traffico in Asia?Le vittime potenziali aumentano in fretta ovunque c’è distruzione dei tessuti sociali, delle famiglie soprattutto, causati da conflitti e disperazione economica. Il governo thailandese continua il suo impegno per ridurre il fenomeno delle vittime nell’area dei paesi del Mekong. Ma in Myanmar la miseria è cronica soprattutto tra le minoranze etniche, che sono il 40% della popolazione. A volte sono le famiglie a vendere una bambina ai trafficanti per avere il riso per altri tre mesi. In Cambogia è diminuita la povertà ma è cresciuta la disuguaglianza. Il Laos rimane uno dei paesi più poveri della regione. C’è una forte crescita del traffico verso il Sud-Est Asiatico da altre aree del mondo.
Come sono strutturate le reti dei trafficanti? C’è una regia unica?Non c’è una Spectre globale di tipo piramidale come le mafie. C’è però una forte rete diffusa di collaborazioni e collusioni che rende efficienti i traffici in termini di collegamenti tra domanda e offerta, sistemi finanziari, impunità, corruzione di ogni forma di resistenza. Ogni anello della catena del traffico conosce solo l’anello precedente e quello seguente e ottimizza solo quelle due relazioni. Questo metodo minimizza anche l’impatto, peraltro scarso, delle investigazioni e della repressione.
Nella vicenda degli eritrei rapiti nel Sinai si sospetta vi sia la regia di Hamas e di Al Qaeda. I proventi del traffico di esseri umani vanno a finanziare le attività terroristiche?Il prodotto criminale mondiale è una specie di borsa mondiale dei titoli delle imprese di saccheggio globale. Il capitale va dove è più remunerato, dove le azioni crescono più in fretta e con meno rischi. Ovvio che tutte le sinergie sono cercate dovunque possibile. Se un trafficante di persone paga per garantirsi che un camion passi un posto di frontiera o perché un peschereccio entri ed esca da un porto senza che nessuno ci guardi dentro, vuole che non venga massimizzata l’opportunità mettendoci dentro anche soldi, e armi, oltre che esseri umani? In trent’anni in prima linea nelle crisi umanitarie più gravi e nei conflitti più sanguinosi, non ne ho mai visto uno dove capitali illeciti, conflitti e crimini non fossero associati. Il terrorismo ha bisogno di armi, soldi, risorse umane. Il crimine organizzato può fornire soldi e armi in cambio di copertura dei suoi traffici, compresi i rifiuti tossici e i beni forestali. Le risorse umane le forniscono invece l’assenza di dialogo negli scenari di crisi e gli stati falliti laddove l’economia illecita funziona meglio di quella lecita.
È migliorata la collaborazione tra polizie per stroncare il traffico ci persone?Le forze di polizia collaborano molto meglio di dieci anni fa. Ma non si può fermare un fenomeno sociale, economico e in qualche modo un’omissione politica solo usando le manette.
Che tipo di protezione va assicurata alle vittime della tratta?Le vittime della tratta hanno diritto alla protezione come vittime, come testimoni del modus operandi di uno dei crimini più mostruosi del nostro tempo e, in molti casi, anche come rifugiati, visto che la loro vita sarebbe minacciata se tornassero nel paese di origine.
Secondo lei l’opinione pubblica è adeguatamente informata?Mi pare di no. Se tutti sapessero quello che c’è dietro a queste rapine di dignità umana parecchi si ribellerebbero all’ignavia delle autorità o sfonderebbero le porte di certi postriboli per liberare le vittime.


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