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sabato 9 aprile 2011
Per diverse settimane, le fughe radioattive della centrale nucleare di Fukushima hanno paralizzato gran parte del Giappone. Le informazioni provenienti dal governo giapponese e dalla TEPCO, la società elettrica che gestisce il sito, sono state frammentarie, spesso incomplete e talvolta contraddittorie. Una valutazione confidenziale della Nuclear Regulatory Commission ottenuta dal New York Times, suggerisce che l’impianto danneggiato di Fukushima Daiichi è tutt’altro che stabile. La relazione conclude che l’impianto di Fukushima si trova ad affrontare una vasta gamma di nuove minacce che potrebbero persistere indefinitamente.
Il disastro di Fukushima è diventato qualcosa più di un evento locale, regionale o nazionale. Le implicazioni dell’evento, a livello mondiale, stanno diventando evidenti: sebbene una perdita importante in un canale di manutenzione, sia stata sistemata, sussiste ancora un forte rischio che notevoli quantità di acqua radioattiva continueranno ad essere rilasciata nell’Oceano Pacifico. È stato rilevato un aumento delle radiazioni nelle coste dell’America Orientale. Anche se la quantità di radiazioni che raggiunge gli Stati Uniti è ridotta e non rappresenta alcun pericolo attuale, la sua presenza dimostra che l’evento di Fukushima ha avuto un impatto globale.
Le circostanze si evolvono troppo in fretta e assolutamente prive di controllo perché si riescano a calcolare tutte le conseguenze del caso in tempo reale. Ogni giorno si assiste ad un fallimento e la frustrazione è crescente sia in Giappone che nel resto del mondo. È diventato evidente che non tutti i fatti riguardanti la tragedia di Fukushima saranno resi noti nell’immediato futuro, la catastrofe dovrà essere già storia.
In Giappone, continua ad esserci incertezza circa l’entità del rischio dell’esposizione alle radiazioni e la mancanza di informazioni su quante persone siano già state esposte a livelli di radiazioni pericolosi per la salute. Non sappiamo quante sostanze contaminanti siano state rilasciate nei territori e nelle acque circostanti o quando e come tali fughe potranno essere riparate.
Il governo giapponese ha annunciato una zona di evacuazione di 19 miglia dalla centrale di Fukushima, la stessa distanza della zona di esclusione attorno a Chernobyl in Ucraina. Ma il Giappone non è né grande né scarsamente popolato, come lo era l’Ucraina. Per circa il 73 per cento del suo territorio, il Giappone non è adatto all’agricoltura, alle zone industriali o residenziali. Milioni di persone potrebbero essere dislocate in aggiunta a quelle già senza casa a causa del sisma. Queste persone dovranno essere trasferite in nuovi alloggi edificati ex novo.
Con la sfida internazionale delle guerre in Iraq, Afghanistan e in Libia, e le preoccupazioni del Congresso nazionale circa l’essere in grado di finanziare il Governo Federale, i riflettori delle notizie sono stati spostati altrove. Tuttavia, gli investitori intelligenti e gli osservatori sociali continuano a monitorare le risposte alla tragedia di Fukushima e valutarne l’impatto potenziale sui mercati mondiali.
Ci vorranno miliardi di dollari perché il Giappone resusciti da questa catastrofe e l’economia statunitense è strettamente legata alla sua. Il governo giapponese e gli investitori giapponesi costituiscono il secondo più grande detentore di buoni del Tesoro degli Stati Uniti, con 885 miliardi dollari. La Banca del Giappone inoltre possiede 493 miliardi dollari nei suoi fondi di riserva per problemi creditari. Alcuni osservatori finanziari hanno ipotizzato che il terremoto e lo tsunami potrebbero costringere il governo del Giappone e gli investitori a liquidare gran parte del debito degli Stati Uniti in loro possesso. Questa possibilità non prende nemmeno in considerazione che non vi sia trasparenza su quali fossero i piani per l’utilizzo di questi fondi.
La salubrità di gran parte delle forniture alimentari del Giappone è stata oggetto di discussione. Gli agricoltori sono stati costretti a distruggere le colture e a smaltire i prodotti caseari e latticini. A causa della continua contaminazione dell’acqua di mare, la salubrità dei frutti di mare dell’Oceano Pacifico è in discussione. In risposta ad una carenza endemica di cibo autoctono giapponese, il governo giapponese potrebbe favorire l’importazione di ancora più prodotti alimentari stranieri, che aumenteranno il prezzo del cibo in una nazione dove lo stesso è già un bene estremamente costoso. A livello mondiale, l’aumento della concorrenza per il cibo rischia di influire sui prezzi, facendo soffrire la fame ad alcune economie marginali.
I produttori giapponesi sono sempre più in concorrenza con gli altri paesi asiatici. Con l’industria nazionale base, gravemente danneggiata dal terremoto, la consegna dei prodotti alimentari prodotti in Giappone negli Stati Uniti è stata interrotta. Alcune fabbriche giapponesi negli Stati Uniti hanno rallentato o fermato la produzione. Probabilmente torneranno a pieno regime quando le esportazioni si saranno normalizzate, il che impiegherà mesi con una economia già danneggiata. Se la cosa dovesse essere grave i continui rinvii potrebbero azzerare la domanda.
Alcuni settori in cui il Giappone detiene una posizione predominante sono già minacciati. Il Giappone pre-Fukushima produceva una percentuale significativa della fornitura mondiale di wafer di silicio, la base su cui sono fatti i circuiti integrati e i chip di memoria. Si è stimato, che a causa del terremoto, la fornitura di wafer è diminuita del 25 per cento.
Una carenza di wafer di silicio porterà i prezzi ad alzarsi, aumentando così il prezzo dei chip a livello mondiale, il quale avrebbe un impatto sul prezzo di tutti i tipi di merci dai jet alle macchine per il caffè programmabili. I costruttori coreani dicono di voler riempire il vuoto creatosi. Se i clienti stabilissero accordi di fornitura con i nuovi produttori coreani, il ritorno ai loro ex fornitori giapponesi, sarebbe ancora più difficile.
Il Giappone è una nazione culturalmente unificata, con oltre il 98 per cento della popolazione che condivide la stessa etnia. È anche una nazione in cui la norma sociale è quella di raggiungere il consenso e la conformità agli standard. I giapponesi sono attenti ad esprimere il dissenso o a partecipare alle polemiche. Tuttavia, stiamo assistendo ad un aumento, quasi senza precedenti delle critiche alla TEPCO e al governo. Per quanto questo sia possibile in una società così gentile e contenuta, immaginate la risposta ad un simile disastro altrove.
Anche se le conseguenze di Fukushima si faranno sentire per decenni, se non per generazioni, è necessaria una attenzione immediata sul problema in modo da salvare il maggior numero di vite possibile, fornire le conoscenze per evitare il ripetersi di un simile disastro e limitarne l’impatto sull’economia.
Dopo quasi un mese, continuano ad esserci più domande che risposte. Vi è stato un marginale successo nel raffreddamento dei reattori e il tentativo di arginare il flusso di acqua radioattiva, che ha avuto anch’esso un esito poco confortante. Non abbiamo alcuna stima credibile sull’impatto che questo disastro avrà sull’economia giapponese, in particolare, o sull’economia mondiale in generale.
Fonte originale: abcnews.go.com
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Il disastro di Fukushima è diventato qualcosa più di un evento locale, regionale o nazionale. Le implicazioni dell’evento, a livello mondiale, stanno diventando evidenti: sebbene una perdita importante in un canale di manutenzione, sia stata sistemata, sussiste ancora un forte rischio che notevoli quantità di acqua radioattiva continueranno ad essere rilasciata nell’Oceano Pacifico. È stato rilevato un aumento delle radiazioni nelle coste dell’America Orientale. Anche se la quantità di radiazioni che raggiunge gli Stati Uniti è ridotta e non rappresenta alcun pericolo attuale, la sua presenza dimostra che l’evento di Fukushima ha avuto un impatto globale.
Le circostanze si evolvono troppo in fretta e assolutamente prive di controllo perché si riescano a calcolare tutte le conseguenze del caso in tempo reale. Ogni giorno si assiste ad un fallimento e la frustrazione è crescente sia in Giappone che nel resto del mondo. È diventato evidente che non tutti i fatti riguardanti la tragedia di Fukushima saranno resi noti nell’immediato futuro, la catastrofe dovrà essere già storia.
In Giappone, continua ad esserci incertezza circa l’entità del rischio dell’esposizione alle radiazioni e la mancanza di informazioni su quante persone siano già state esposte a livelli di radiazioni pericolosi per la salute. Non sappiamo quante sostanze contaminanti siano state rilasciate nei territori e nelle acque circostanti o quando e come tali fughe potranno essere riparate.
Il governo giapponese ha annunciato una zona di evacuazione di 19 miglia dalla centrale di Fukushima, la stessa distanza della zona di esclusione attorno a Chernobyl in Ucraina. Ma il Giappone non è né grande né scarsamente popolato, come lo era l’Ucraina. Per circa il 73 per cento del suo territorio, il Giappone non è adatto all’agricoltura, alle zone industriali o residenziali. Milioni di persone potrebbero essere dislocate in aggiunta a quelle già senza casa a causa del sisma. Queste persone dovranno essere trasferite in nuovi alloggi edificati ex novo.
Con la sfida internazionale delle guerre in Iraq, Afghanistan e in Libia, e le preoccupazioni del Congresso nazionale circa l’essere in grado di finanziare il Governo Federale, i riflettori delle notizie sono stati spostati altrove. Tuttavia, gli investitori intelligenti e gli osservatori sociali continuano a monitorare le risposte alla tragedia di Fukushima e valutarne l’impatto potenziale sui mercati mondiali.
Ci vorranno miliardi di dollari perché il Giappone resusciti da questa catastrofe e l’economia statunitense è strettamente legata alla sua. Il governo giapponese e gli investitori giapponesi costituiscono il secondo più grande detentore di buoni del Tesoro degli Stati Uniti, con 885 miliardi dollari. La Banca del Giappone inoltre possiede 493 miliardi dollari nei suoi fondi di riserva per problemi creditari. Alcuni osservatori finanziari hanno ipotizzato che il terremoto e lo tsunami potrebbero costringere il governo del Giappone e gli investitori a liquidare gran parte del debito degli Stati Uniti in loro possesso. Questa possibilità non prende nemmeno in considerazione che non vi sia trasparenza su quali fossero i piani per l’utilizzo di questi fondi.
La salubrità di gran parte delle forniture alimentari del Giappone è stata oggetto di discussione. Gli agricoltori sono stati costretti a distruggere le colture e a smaltire i prodotti caseari e latticini. A causa della continua contaminazione dell’acqua di mare, la salubrità dei frutti di mare dell’Oceano Pacifico è in discussione. In risposta ad una carenza endemica di cibo autoctono giapponese, il governo giapponese potrebbe favorire l’importazione di ancora più prodotti alimentari stranieri, che aumenteranno il prezzo del cibo in una nazione dove lo stesso è già un bene estremamente costoso. A livello mondiale, l’aumento della concorrenza per il cibo rischia di influire sui prezzi, facendo soffrire la fame ad alcune economie marginali.
I produttori giapponesi sono sempre più in concorrenza con gli altri paesi asiatici. Con l’industria nazionale base, gravemente danneggiata dal terremoto, la consegna dei prodotti alimentari prodotti in Giappone negli Stati Uniti è stata interrotta. Alcune fabbriche giapponesi negli Stati Uniti hanno rallentato o fermato la produzione. Probabilmente torneranno a pieno regime quando le esportazioni si saranno normalizzate, il che impiegherà mesi con una economia già danneggiata. Se la cosa dovesse essere grave i continui rinvii potrebbero azzerare la domanda.
Alcuni settori in cui il Giappone detiene una posizione predominante sono già minacciati. Il Giappone pre-Fukushima produceva una percentuale significativa della fornitura mondiale di wafer di silicio, la base su cui sono fatti i circuiti integrati e i chip di memoria. Si è stimato, che a causa del terremoto, la fornitura di wafer è diminuita del 25 per cento.
Una carenza di wafer di silicio porterà i prezzi ad alzarsi, aumentando così il prezzo dei chip a livello mondiale, il quale avrebbe un impatto sul prezzo di tutti i tipi di merci dai jet alle macchine per il caffè programmabili. I costruttori coreani dicono di voler riempire il vuoto creatosi. Se i clienti stabilissero accordi di fornitura con i nuovi produttori coreani, il ritorno ai loro ex fornitori giapponesi, sarebbe ancora più difficile.
Il Giappone è una nazione culturalmente unificata, con oltre il 98 per cento della popolazione che condivide la stessa etnia. È anche una nazione in cui la norma sociale è quella di raggiungere il consenso e la conformità agli standard. I giapponesi sono attenti ad esprimere il dissenso o a partecipare alle polemiche. Tuttavia, stiamo assistendo ad un aumento, quasi senza precedenti delle critiche alla TEPCO e al governo. Per quanto questo sia possibile in una società così gentile e contenuta, immaginate la risposta ad un simile disastro altrove.
Anche se le conseguenze di Fukushima si faranno sentire per decenni, se non per generazioni, è necessaria una attenzione immediata sul problema in modo da salvare il maggior numero di vite possibile, fornire le conoscenze per evitare il ripetersi di un simile disastro e limitarne l’impatto sull’economia.
Dopo quasi un mese, continuano ad esserci più domande che risposte. Vi è stato un marginale successo nel raffreddamento dei reattori e il tentativo di arginare il flusso di acqua radioattiva, che ha avuto anch’esso un esito poco confortante. Non abbiamo alcuna stima credibile sull’impatto che questo disastro avrà sull’economia giapponese, in particolare, o sull’economia mondiale in generale.
Fonte originale: abcnews.go.com
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