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sabato 9 aprile 2011

L’Istat ha diffuso dati molto preoccupanti sullo stato del lavoro e dell’occupazione in Italia.

Le tinte utilizzate dall’Istituto centrale di statistica restano decisamente fosche, con l’occupazione che continua a calare su base annuale, visto che nel mese di febbraio gli occupati sono 22.814 mila unità, 65mila unità meno dello stesso mese dello scorso anno ma 17mila più dello scorso mese. Ed è bastato questo più 17mila per far lanciare il Governo in proclami che disegnano luminosi e radiosi futuri.
Oggetto della querelle anche la lettura da dare al numero dei disoccupati che, pari a 2.088mila, registra una diminuzione del 2% (-43 mila unità) rispetto a gennaio, dato positivo se letto ad occhi bendati e soprattutto senza leggere il dato riportato un rigo dopo nel rapporto Istat, dove si legge che gli inattivi tra i 15 e i 64 anni sono ancora aumentati, stavolta dello 0,1%, ovvero di 21 mila unità rispetto al mese precedente. Il tasso di
inattività, dopo la crescita dei tre mesi precedenti, resta quindi stabile al 38%. In sintesi i disoccupati sono calati di 43mila unità ma per la metà questa variazione è da ascrivere ai 21mila che hanno smesso di cercare lavoro divenendo quindi inattivi.
Un successone. Particolarmente fiero ne è il Ministro Brunetta che in un comunicato al calor bianco afferma: "Il responsabile economico del Pd Stefano Fassina sostiene che la diminuzione del tasso di disoccupazione sia un'illusione statistica” Brunetta inoltre afferma:"I dati resi noti oggi dall'Istat sull'andamento dell'occupazione e della disoccupazione a febbraio 2011 ci dicono innanzitutto che i disoccupati si sono ridotti (-43.000) piu' di quanto si siano ridotte le forze di lavoro (26.000) e che il tasso di disoccupazione si e' ridotto quindi dello 0,1% (passando dall'8,5% all'8,4%) e soprattutto che vi e' stato un aumento di occupati di 17.000 unita'.”
Sul fatto che si sia invertita la tendenza del mercato del lavoro e ci si sia avviati verso una fase di ampliamento dell’occupazione i dubbi restano fortissimi ad esprimerli con fermezza ci pensano il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi che in una nota ha dichiarato: "Sui dati della disoccupazione, diffusi oggi dall'Istat, Sacconi ci regala un pesce d'aprile andato a male. La disoccupazione reale, che comprende gli inoccupati e i cassaintegrati in deroga che difficilmente vedranno il ritorno al lavoro, attestano l'Italia all'11% con picchi clamorosi per le donne nel Mezzogiorno, quasi il 50%, e i giovani, mediamente al 30%".

Anche Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil con delega ai problemi dell'occupazione, è amaro nelle sue riflessioni:"Tre notizie emergono dai nuovi dati Istat: la prima e' che finalmente la crescita della disoccupazione si arresta pur restando ai livelli massimi dal 2004; la seconda, che rispetto a febbraio 2010, mese in cui la disoccupazione aveva toccato livelli altissimi siamo ancora con 65.000 unita' di lavoro in meno. Terza notizia: si conferma l'anomalia vera del mercato del lavoro italiano, che il calo dei disoccupati si accompagna alla crescita del numero degli inattivi adesso prevalentemente maschile e quindi il saldo e' meno positivo di quanto il governo lo vuol far apparire, mentre il dato dell'inattivita' femminile e' disastroso".

Ma le conclusioni cui giunge Fammoni sono ancor più aspre, il segretario ricorda infatti come il Governo abbia “dato dei dati una lettura unicamente trionfalistica, nascondendo questi problemi e soprattutto nascondendo il fatto che rispetto ai dati Istat del II° trimestre 2008, cioe' prima della crisi, sono ancora oggi oltre 650.000 le unita' di lavoro in meno.”
Il dato colpisce ancor di più in quanto coincide proprio con l’inizio dell’avventura dell’attuale Governo, Fammoni conclude infine: “Di questo passo ritorneremo ai livelli pre-crisi non prima di molti anni. Questa e' la realta' del lavoro italiano su cui occorre intervenire e che sara' al centro dello sciopero generale del 6 maggio".

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