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sabato 28 luglio 2012
La scritta significa:
NON CONCEDETE
ALCUNA POSSIBILITA' AL MES
 
Mentre in Italia nessun politico e/o mass media ha informato i cittadini di cosa comporterà l'adesione al MES, e conosce il trattato solo la minoranza che si informa tramite internet, in Germania, dove il dibattito sull'organo sovranazionale è stato più approfondito c'è maggiore consapevolezza, e la natura del trattato ha suscitato grandi perplessità, che si sono concretizzate in numerosi ricorsi alla Corte Costituzionale tedesca. Dover far fronte, per l'adesione al MES ad un pagamento di 190 miliardi di euro (la quota tedesca, la nostra è di 125 miliardi) non convince i tedeschi, che temono inoltre (paura fondatissima, visto il testo del trattato) che la somma possa lievitare ulteriormente.


I tedeschi sono poco convinti, nonostante per loro l'adesione sia molto più vantaggiosa di quanto lo sia per l'Italia: vediamo perché:


Il MES presterà i soldi ad un tasso del 3% che per molti paesi (Italia compresa) risulta 'agevolato' rispetto ai tassi corrisposti normalmente come interessi sui titoli di stato. Prestare i soldi tramite il MES per la Germania significherà realizzare un guadagno del 2% su tali somme, visto che i tedeschi ottengono liquidità corrispondendo un tasso di interesse sui titoli dell'1%, La situazione è molto diversa per noi italiani, che otteniamo liquidità pagando un tasso superiore al 6% e come i tedeschi, tramite il MES, presteremo soldi al 3%. questo è esattamente ciò che si è verificato con il prestito stabilito in favore della Spagna, di cui 20 miliardi sono a carico dell'Italia: dovremo rastrellare quella somma sui mercati pagando un interesse di oltre il 6% per poi girarli alla Spagna al 3%; mentre la Germania ci guadagna, per noi è una rimessa: una bella differenza! 


Per chi non avesse compreso il meccanismo, facciamo un esempio:


La Spagna è costretta, a causa dello spread troppo elevato (oltre quota 600) a corrispondere un tasso di interesse altissimo sui titoli che emette per ottenere liquidità: e questo aggrava pesantemente la crisi: pertanto la UE interviene e stabilisce di prestare a questa nazione 100 miliardi a tasso agevolato del 3%, il tasso che dovrebbe corrispondere se avesse lo spread a quota 200 circa. Questi 100 miliardi vengono rastrellati tra i vari paesi UE, ripartiti in base alla forza delle varie economie nazionali. La quota della Germania è di 30 miliardi di euro, quella dell'Italia di 20 miliardi.


La Germania emette sul mercato titoli per 30 miliardi: titoli sul quale pagherà un tasso dell'1% agli investitori. L'Italia emette titoli per 20 miliardi, su quale - se lo spread è a quota 400 - pagherà circa il 5% di interessi, (se lo spread è a quota 500 ne pagherà oltre il 6%) etc.


Germania e Italia prestano la somma alla Spagna. Sull'operazione, i tedeschi guadagnano, gli italiani invece ci rimettono! Questo non è un esempio inventato, ma esattamente ciò che si è verificato con il prestito stabilito in favore della Spagna e altre nazioni!


Per questo motivo per l'Italia sarebbe conveniente uscire dall'euro: anche perché lo spread elevatissimo è immotivato!



Staff nocensura.com
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di seguito l'articolo di dadietroilsipario.blogspot.de:


La Germania al centro della resistenza con l’ESM

L'europa delle banche e degli utili idioti al seguito si lancia in invettive anti tedesche ed ora anche anti finlandesi e olandesi. La colpa? Olanda e Finlandia sono contrarie allo scudo-anti spread e la Germania non digerisce il fatto che qualora le altre nazioni non siano in grado di pagare la loro quota al Mes, tale parte debba essere addebitata ai cittadini tedeschi. Non importa che lo scudo anti-spread sia una farsa che non limita proprio un bel niente e semmai FINANZIA LA SPECULAZIONE. Un aspetto del tutto trascurabile a quanto pare, aspetto che molti occultano tacciando finlandesi ed olandesi come arpie che negano il benessere dei popoli del sud. Un artificio vigliacco, ma questa è una "qualità" tutta italica.
Stesso discorso vale per la Germania, rea di "imporre" l'austerità ai greci come se tale austerità ingrassasse i cittadini tedeschi e non le banche strapiene di asset tossici. I cittadini tedeschi, finlandesi ed olandesi non sono responsabili nei confronti della finanza casinò, così come  non lo sono i cittadini greci, spagnoli e così via. Ma invece di riflettere su questo, per salvare la finanza che manovra l'Europa tutta, ecco che la stampa mainstream ed altri al seguito si lasciano andare ad accuse xenofobe gli uni contro gli altri popoli, non contro l'élite ( e pensare che spesso queste voci si definiscono anti-razziste, come al solito anche l'ipocrisia è servita).
Forse brucia talmente tanto che in Italia nessuno si sia mai sognato di chiedere un referendum sui trattati, brucia che si sia fatta tanta campagna pro Europa per poi "accorgersi" (sempre a scoppio ritardato) di quale mostruosità l'Europa fosse, per avere il coraggio di procedere ad un mea culpa. Ci vuole troppa onestà intellettuale ed umiltà (sicuramente vendute alla stessa finanza) per ammetterlo, allora serve un mostro, uno spauracchio e la Germania e gli altri paesi del nord sono il migliore capro espiatorio. Ironia della sorte, proprio la Germania accusata di "nazistizzare" l'Europa tramite il Mes è l'unica che sta combattendo contro questo meccanismo.


Barbara

La Germania al centro della resistenza con l’ESM 

Il “meccanismo mostruoso” che ha un capitale 140 volte maggiore di quello della Banca centrale europea

Lyndon LaRouche*

Come previsto, sono numerosi i ricorsi contro l’ESM ed il patto fiscale presentati alla Corte Costituzionale tedesca. La prima udienza sulla parte urgente, e cioè sulle richieste di ingiunzione sospensiva, si terrà il 10 luglio, e la sentenza è attesa dopo poche ore. Per una sentenza sul merito dei ricorsi sull’anticostituzionalità dei trattati bisognerà attendere parecchie settimane, se non mesi, durante i quali il sistema Euro continuerà a disintegrarsi a tasso accelerato, aggravando la crisi e il malessere sociale.
Il 2 luglio Wilhelm Hankel e Karl Albrecht Schactschneider, due dei quattro “professori anti Euro”, hanno dato una conferenza stampa a Berlino illustrando il ricorso che hanno presentato insieme al partito dei Liberi Elettori, ed hanno attaccato in termini durissimi la politica dei salvataggi bancari. Hankel ha definito l’ESM (il meccanismo europeo di stabilità) un “mostro” senza precedenti al mondo, il cui capitale di base è 140 volte maggiore di quello della BCE, 80 volte maggiore di quello della Bundesbank e 50 volte quello della più grossa banca in Europa, la Deutsche Bank. Esso assorbirà tutto il capitale disponibile per i salvataggi bancari, non lasciando nulla per gli enti locali, la creazione di posti di lavoro per i giovani o le imprese. Oltre a dissanguare l’economia reale europea, si tratta anche di un attacco contro la democrazia, in quanto l’ESM è esplicitamente al di sopra delle istituzioni democratiche in Europa.
Hankel ha citato la direttrice del FMI Christine Lagarde come un esempio di palese violazione della Costituzione: ad un recente incontro a Washington Lagarde ha dichiarato che se qualcuno avesse citato ancora una volta la Costituzione tedesca, avrebbe lasciato la sala.
Il 5 giugno 172 economisti tedeschi hanno pubblicato una dichiarazione che denuncia l’ESM e invita i cittadini a mobilitarsi contro di esso. Lanciato su iniziativa del Prof. Hans-Werner Sinn, presidente dell’Ifo-Institut di Monaco, l’appello è stato sottoscritto da numerosi “pesi massimi” dell’economia, come il Prof. Klaus Zimmermann, ex capo dell’Istituto Tedesco di Ricerca Economica (DIW), l’economista di Friburgo Prof. Bernd Raffelhuebschen, ed il Prof. Walter Kraemer, dell’Istituto di Statistica di Dortmund.
Formulato in termini non accademici per avere un impatto sul vasto pubblico, l’appello afferma che l’unione bancaria europea aiuterà “solo Wall Street, la City di Londra, qualche investitore in Germania ed una pletora di banche nazionali e straniere, che continueranno a fare affari a spese dei cittadini in altri paesi, che hanno poco a che vedere con questo”. Un’unione bancaria, sottolineano giustamente gli economisti tedeschi, significa “responsabilità collettiva per i debiti del sistema euro” aggiungendo che “i debiti bancari sono tre volte il debito sovrano e, nei cinque paesi in crisi, raggiungono svariati trilioni di euro”.
I contribuenti, i pensionati ed i risparmiatori dei paesi ancora solidi “non possono essere considerati responsabili di coprire queste perdite”, continua l’appello, chiedendo che “venga consentito il fallimento delle banche. Se i debitori non possono ripagare, c’è solo un gruppo che dovrebbe assumersi il fardello ed è in grado di farlo: i creditori stessi, in quanto hanno corso il rischio di investimento coscientemente e sono gli unici che dispongono della ricchezza necessaria”.
L’appello non chiede la separazione bancaria, ma potenzialmente la sostiene.

Lyndon LaRouche
Us Labour Party
12 Luglio 2012 12:00:00 - Rinascita

Estratto da Voci dalla Germania:
Focus: Che cosa succede alla quota tedesca del fondo ESM se un altro paese non paga piu'?

Homburg: La quota tedesca può crescere oltre i 190 miliardi a 3 condizioni. Primo, se altri paesi lasciano la zona Euro - come Finlandia o Italia. Secondo, se gli altri paesi non contribuiscono, perchè sono in bancarotta. In questo caso la quota tedesca cresce automaticamente. Terzo, vi è una norma nascosta nel trattato ESM, secondo cui si potrà richiedere un aumento illimitato nel caso in cui il fondo emetta obbligazioni. A tale proposito la garanzia tedesca non è limitata a 190 miliardi né a 700 miliardi di Euro: la verità è che per la nostra garanzia non esiste nessun limite superiore.
Bene, a quanto pare in molti si sono risentiti. I cittadini tedeschi vorrebbero rifiutarsi di pagare loro la quota al Mes delle nazioni eventualmente impossibilitate a farlo? Ma come osano chiedere di scegliere, dubitare che forse non sarebbe opportuno? Ai cittadini tedeschi non deve essere concesso, come non è stato concesso agli altri, di decidere in merito. Altrimenti si dimostrerebbero "razzisti".Così la pensano molti.

Un ripassino da tenere a mente quando si parla di scudo anti spread (eh che cattivi gli olandesi e finlandesi ad opporvisi eh?):

foto dalla protesta contro il Fiscal Compact
 I Paesi dell’euro finanzieranno la speculazione 

 Crisi Comprare i titoli di Stato dei Paesi sotto attacco per calmierare lo spread con i Bund tedeschi è un regalo agli anglofoni 
 Filippo Ghira

 Con la speculazione anglofona che attacca i titoli di Stato dei Paesi dell’Euro, cercando di fare collassare l’edificio della moneta unica, l’Eurogruppo continua a giocare in difesa. Invece di imporre a Washington e Londra nuove e stringenti regole per bloccare la speculazione che si muove da Wall Street e dalla City, e dai paradisi fiscali della Manica e dei Caraibi sotto il controllo anglo-americano, i capi di governo del sistema euro sanno soltanto cercare la maniera di ridurre al minimo i danni.
 Questo è stato il risultato più palpabile e più scontato dell’ultimo vertice dell’Eurogruppo, conclusosi ieri mattina a Bruxelles e che è riuscito soltanto a partorire un comunicato nel quale si conferma “il forte impegno per la stabilità finanziaria dell'area euro” e si ribadisce la volontà di andare avanti con la realizzazione dello scudo anti-spread secondo quanto deciso al summit dei leader Ue del 29 giugno scorso.
 Le eccessive oscillazioni al rialzo del differenziale di rendimento (appunto lo spread) tra titoli di Stato  come i nostri Btp, gli spagnoli Bonos, rispetto ai più che stabili Bund tedeschi, è la questione che più preoccupa i governi europei dell’euro perché se questo andazzo non venisse fermato potrebbe essere inferto un colpo irrimediabile all’intero sistema della moneta unica. Ma nessuno tra i vari capi di governo sembra voler essere conseguente con le buone intenzioni manifestate visto che nessuno si è levato in piedi per indicare i nomi delle banche (tipo Goldman Sachs) che speculano contro Italia e Spagna e i nomi delle società di rating (tipo Moody’s e Standard&Poor’s) che perseguono scientemente lo sputtanamento dei Btp e dei Bonos per indebolire a loro volta l’euro.
 Poi, se ci si ricorda che Mario Monti, tanto per fare un nome, è stato consulente di Goldman Sachs e di Moody’s e che Mario Draghi è stato per tre anni vicepresidente per l’Europa della stessa Goldman Sachs, allora sorgono dei seri dubbi sull’identità delle persone alle quali è stata affidata la difesa dell’euro. Oltretutto, lo stesso scudo anti-spread, che le gazzette italiane di regime ci hanno ricordato con compiacimento essere stato voluto con forza da Monti, si risolverà alla fine come un regalo fatto alla speculazione anglo-americana. Se infatti i fondi europei salva Stati interverranno sul mercato secondario a comprare titoli pubblici sottoposti ad attacco (non solo i Btp e i Bonos) gli speculatori avranno la certezza che ci sarà sempre qualcuno che interverrà a comprare quei titoli per calmierare lo spread ed si muoveranno di conseguenza, raddoppiando pure i propri attacchi e aumentando i guadagni. Ieri lo spread Btp-Bund è sceso dai 477 punti di apertura a 460. Un po’ poco per certificare un’inversione di tendenza.

 Il comunicato finale dell’Eurogruppo ha ribadito così l’impegno a fare quanto è necessario per assicurare la stabilità finanziaria dell'area euro. Questo verrà realizzato attraverso un uso efficiente e flessibile dei due fondi salva Stati, il provvisorio Efsf e il permanente Esm (che entrerà operativo entro fine mese), per sostenere i Paesi membri. Ma soltanto quelli che rispetteranno le raccomandazioni specifiche dell’Unione di abbattere il debito e il disavanzo e di tenere sotto controllo la dinamica della spesa pubblica. In tale attività i due fondi potranno avvalersi degli “strumenti” della Bce, quindi anche del suo intervento mirato. L'Eurogruppo ha accolto con favore l'intenzione della Commissione europea di presentare in settembre proposte, utilizzando l'articolo 127 dei Trattati europei, per un meccanismo unico di supervisione bancaria da affidare alla Bce, proposte che dovranno essere affrontate con urgenza entro la fine dell'anno. Tutto il potere a Draghi, tutto il potere alla Goldman Sachs.




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